Cinque anni e la beffa

La legge? Stanca

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05

feb

2014

Vi racconto una barzelletta di quelle che non fanno neppure troppo ridere, su un politico che si occupa di accessibilità.

Come tante norme & regole italiche (si pensi alla posta certificata) la legge 4/2004 nasce da una esigenza concreta e da una buona intenzione e si trasforma in una legge mal scritta che finisce per fare più male che bene.

Cominciamo dall’inizio. 2004, Lucio Stanca, ministro berlusconico, vara la legge che prevede l’accessibilità dei siti ai portatori di handicap sensoriale. Ma ci han messo le mani in troppi e così la legge dettaglia minuziosamente una serie di richieste; alcune delle quali nascono peggio che morte: nocive. Niente JavaScript, per dirne una. Ma i browser si evolvono e, grazie a standard come ARIA, prestissimo riescono a usare Javascript a vantaggio di chi non ci vede o non ci sente.

Enti pubblici, semipubblici e partecipate si trovano così tra l’incudine e il martello. Tenute per legge a produrre un sito con certe caratteristiche, ma se lo fanno compiutamente rischiano di tagliare fuori proprio i disabili che dovrebbero aiutare. La mia esperienza? Enti pubblici, semipubblici e partecipate, come un sol uomo, si precipitano in massa a ignorare bellamente lettera e spirito della legge.

Alla fine del 2008 il W3C, bontà sua, ci regala lo standard internazionale WCAG 2, improntato a tanto sano buon senso e che, se rispettato, porta allo sviluppo di siti web non solo accessibili ai disabili, ma anche più fruibili da tutti gli altri, scusate se è poco. Alcune richieste WCAG richiedono progettazione, altre sono piccole scocciature (per esempio, la quasi totalità degli autori di HTML che io conosco si sentono liberi di mettere un <h3> senza precederlo con un <h1> e <h2> nell’ordine, ma al WCAG questo non piace), ma tutto è eminentemente fattibile.

Seguendo queste linee guida, sarà possibile creare contenuti accessibili alla più ampia gamma di persone con disabilità, tra cui la cecità e l’ipovisione, la sordità e la perdita di udito, limitazioni cognitive e dell’apprendimento, ridotte capacità di movimento, disabilità della parola, fotosensibilità e combinazioni di queste. Il rispetto di linee guida spesso renderà i vostri contenuti Web più usabili per tutti gli utenti in generale.

Il ministro Stanca e il governo tutto, con polso fermo e sguardo d’aquila procede a nominare immantinente un agile gruppo di lavoro di trentotto persone che passi a rivedere la Legge Stanca, utilizzando allo scopo l’acclarato principio italico di metterci dentro chiunque abbia esperienza in merito e anche chi non ce l’ha ma passava da quelle parti. Con quella rapidità che noi italiani siamo abituati ad aspettarci dai governanti e dai loro cugini che prendono veramente le decisioni, il gruppo procede spedito nei suoi lavori e a settembre scorso la Gazzetta Ufficiale pubblica già il risultato. Che si riassume compiutamente in: usate il sistema WCAG 2. Giuro: cinque anni per poi sentirci dire solo questo. Anzi, c’è la beffa finale. Aggiungono: usate solo tecnologie standard, il che formalmente esclude lo HTML5 e il CSS3, perché non son ancora standard (anche se certamente lo diverranno).

Avete presente quella sul monte e il topolino?




Luca Accomazzi (@misterakko) ha messo le mani su un calcolatore (Apple) nel 1980 e da allora non le ha quasi mai staccate anche se, avendo una moglie e una figlia, viene da sospettare che qualche pur breve pausa l’abbia trovata. Su Internet dal 1992, si dedica a tempo pieno a scrivere siti – circa trecento da fine 1997 – fermandosi solo per scrivere libri per Apogeo (spesso in sodalizio con Lucio Bragagnolo). L’azienda che ha fondato, Accomazzi.net, è specializzata in commercio elettronico e newsletter.

In Rete: www.accomazzi.net

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