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Con facoltà di prova

Giochi e software libero: evoluzione a tutto vapore

di

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03

ott

2013

Il settore degli apparecchi per videogiocare è sempre stato dominio delle piattaforme proprietarie. Potrebbe cambiare.

Non sono un gamer accanito (per intenderci mi sono fermato ai tempi di Tetris sul primo Game Boy), ma non posso fare a meno di interessarmi all’avvento di una piattaforma di gaming open source e basata su kernel Linux.

Si chiama SteamOS ed è sostanzialmente una nuova distribuzione GNU/Linux (un vero e proprio sistema operativo) appositamente progettata per il videogioco. L’iniziativa è firmata da Valve Corporation, nota azienda produttrice di videogiochi con sede a Bellevue (USA), ed è stata salutata come un indiscusso traguardo del software libero, per la sua capacità di aprire al modello open le porte di un mondo che era sempre stato dominio dei grandi marchi commerciali. Alexjan Carraturo del Free Software User Group Italia ha così dichiarato attraverso i suoi canali social:

Era una mossa prevedibile; adesso dobbiamo solo attendere il passo successivo, cioè la già annunciata realizzazione di una piattaforma hardware low cost di facile diffusione. Un successo per i sistemi GNU/Linux anche se potrebbe essere l’ennesima piattaforma Linux dove i consumatori ignorano il fatto che si stia usando Linux, come ad esempio avviene per Android.

E infatti dall’annuncio del sistema operativo (avvenuto il 23 settembre) e quello dell’imminente arrivo sul mercato di nuove console ad hoc sono passate solo 48 ore: qualcuno le ha chiamate SteamBox, ma il nome ufficiale è Steam Machine.

L’aspetto veramente interessante per i membri della community degli utilizzatori (o anche solo commentatori) è l’opportunità di partecipare al testing di un prototipo, destinato a comparire sul mercato nel 2014.

Una promessa in nome del software libero.

Una promessa in nome del software libero.

I posti disponibili sono solo 300 e la lista si chiuderà il 25 ottobre prossimo; quindi affrettatevi. Avrete la possibilità di partecipare ad una vera e propria rivoluzione nel settore, visto che – trattandosi di software libero – sarà possibile (quantomeno per i tester; e in futuro si spera anche per tutti gli utilizzatori) mettere le mani sul codice e proporre direttamente miglioramenti e modifiche.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

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