Come dei Linneo dell'open

Ordine nella Babele

di

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20

set

2013

Può darsi che settanta licenze per disciplinare il software libero siano qualcuna più del necessario e occorra semplificare.

Come la vuole la licenza? Liscia, gassata o… copyleft? Questa sembra essere idealmente la domanda posta dal sito ChooseALicense; tre “gusti” principali per rendere facile la scelta di una licenza open source a chi non ha molta dimestichezza con le questioni giuridiche e comunque gestisce un progetto di sviluppo software da diffondere in modalità aperta.

D’altronde, in barba alle raccomandazioni contro l’eccessiva proliferazione, attualmente disponiamo di 70 licenze considerate formalmente open source (fonte: il sito della Open Source Initiative), a cui vanno ad aggiungersi quelle ibride e quelle più vicine ad un regime di public domain; il rischio è davvero trovarsi di fronte ad una babele in cui spesso anche i legali non sanno facilmente orientarsi.

I curatori del sito hanno scelto le licenze più importanti e utilizzate e le hanno raggruppate per caratteristiche comuni. Grazie a questa classificazione, sono riusciti ad isolare i modelli più frequenti e mettere in primo piano i tre principali: la licenza MIT (indicata come semplice e permissiva), la Apache License (contenente apposite cautele sul problema dei brevetti) e la GPL sia in versione 2 che in versione 3 (come capostipite delle licenze con clausole copyleft).

Marco Ciurcina, avvocato attivo da anni nell’ambito del software libero e membro di AsSoLi, dichiara:

Mi sembra un progetto interessante e sicuramente col tempo si arricchirà di altre informazioni, che peraltro sono già ampiamente disponibili online a partire dalla stessa Wikipedia e dal sito del Progetto GNU. Forse un difetto, che penso vada corretto, è quello di non distinguere chiaramente tra licenze di software libero e licenze di altro tipo.

Certo, a chi come me fa della consulenza sulla scelta della licenza più adatta la propria professione, strumenti come questi sembrano sempre un eccesso di semplificazione. Ma non si può negare che siano di grande aiuto per gli utenti… e perché no, anche per noi avvocati.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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