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Dissipiamo un equivoco fondamentale

L’editoria digitale può armarsi con py-clave

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19

lug

2013

E se esistesse uno strumento standard, aperto, che ogni editore può usare per mettere a punto i propri e-book?

Qualche giorno fa Gabriele Alese – che tra le altre cose è responsabile dei prodotti digitali per le case editrici Edizioni E/O e Europa Editions (USA/UK) – ha rilasciato la prima versione di py-clave, un prototipo funzionante e open source di interfaccia di programmazione applicativa (API) per ebook. Dopo averlo provato e averlo trovato ben costruito e molto interessante, ho deciso di fargli qualche domanda per capire meglio le sue motivazioni, gli obiettivi e i potenziali sviluppi. Qui sotto le sue risposte.

Ciao Gabriele: prima di tutto spiegaci perché hai deciso di creare questo prototipo.

Credo che nell’editoria elettronica esista un equivoco fondamentale. I lettori acquistano e apprezzano smartphone e tablet per le caratteristiche di connettività perenne e per le potenzialità che una connessione sempre attiva permette di esprimere: scoperta, comunicazione, condivisione, apertura. Ma noi continuiamo a considerare i libri elettronici come una incarnazione economica e limitata dei libri di carta: abbiamo speso gli ultimi tre anni lavorando (sodo) alla digitalizzazione dei nostri cataloghi e nello sviluppo di competenze editoriali nuove, adeguate alla nuova sensibilità dei lettori, ma abbiamo continuato a guardare ai libri elettronici come contenitori opachi, tenuti artificiosamente fuori dall’ecosistema del web da cui lo standard EPUB trae i suoi elementi fondamentali, distribuiti secondo logiche ricalcate dalla distribuzione del prodotto cartaceo, limitando la diffusione e le possibilità di sfruttamento economico dei contenuti editoriali.

Books as API, il talk di Hugh McGuire allo scorso Digital Book, riassume con lucida chiarezza come l’editore possa continuare a fare il suo lavoro in un paradigma di apertura e diffusione: in fondo le API non sono altro che un meccanismo attraverso cui un editore può rendere pubblici (o meno pubblici) i propri contenuti e offrirli ai propri lettori in modo conveniente.

Book as API di Hugh McGuire

Quello che mancava era una base pubblica da cui cominciare a lavorare per rendere più accessibili e aperti i cataloghi composti da numerosi file in formato ePub, la tipica situazione in cui lavorano gli editori che hanno affiancato al cartaceo il prodotto digitale. Progettare una API RESTful significa formalizzare una sintassi il più possibile intuitiva per porre domande a una macchina utilizzando il protocollo HTTP. Dopo il gran parlare che si è fatto di API in relazione agli ebook, ho reso pubblico un esperimento che propone una sintassi e la implementa in un framework snello e funzionale, dando un possibile contributo a spostare sul piano della concretezza le idee che circolavano in Rete. Quando si sviluppa software, esprimere idee con un post sul proprio blog non è sufficiente: bisogna scrivere codice, e le pratiche open source rendono possibile confrontarsi sensatamente con il pubblico di addetti ai lavori.

Costruire py-clave è stato difficile, dal punto di vista tecnico? Secondo te si tratta di un prodotto che una casa editrice potrebbe sviluppare internamente?

Tecnicamente, si tratta di un applicativo web scritto in Python e fondato sul framework Tornado. Mi sono imposto di non utilizzare librerie estranee alla standard library di Python; le conoscenze richieste sono modeste e rientrano nel bagaglio di qualsiasi sviluppatore. Molto del lavoro era già pronto da quando ho sviluppato automazioni per facilitare la produzione di ebook per Edizioni E/O, una delle case editrici (insieme a Europa Editions US e Europa Editions UK) per cui lavoro; si è trattato di ricomporre i pezzi del puzzle attingendo dalla mia toolbox e dandogli una struttura REST.

Lavorando proprio per un editore, non posso che rispondere positivamente alla tua domanda: le case editrici più attente hanno affrontato l’emergere della quarta rivoluzione digitale dotandosi di personale e risorse qualificate per adottare un approccio proattivo alle sfide e ai problemi della transizione al digitale. Come da noi, molti altri editori hanno nella propria squadra colleghi capaci e pieni di idee; non dubito che presto avremo notizia dei loro esperimenti. L’uscita dalla crisi del debito dell’Eurozona non sarà indolore per l’industria editoriale, e le imprese che avranno impiegato nello sviluppo una parte non trascurabile delle proprie risorse avranno un vantaggio competitivo essenziale per ripartire.

Quale potrebbe essere un’applicazione pratica di py-clave, per i lettori e per le case editrici?

In realtà non c’è differenza tra i due aspetti: un’applicazione pratica a beneficio dei lettori equivale a un guadagno per l’editore. Un’applicazione molto interessante, ad esempio, me l’ha suggerita su Twitter Raffaele Messuti della Biblioteca Digitale dell’Università di Bologna: generando un feed OPDS si può permettere da un software di e-reading di collegarsi direttamente al catalogo, sfogliare le pubblicazioni disponibili su un server remoto, visualizzarne i metadati e scaricarle direttamente sul proprio dispositivo.

Un feed di questo tipo può essere anche comodamente aggiunto in un aggregatore, ricevendo così gli aggiornamenti delle uscite della propria casa editrice preferita insieme alle notizie del giorno. Un’altra possibilità per l’editore è arricchire il proprio catalogo sul web con informazioni aggiornate, link a estratti del testo e collegamenti puntuali a frammenti di pubblicazione, oppure costruire il proprio e-commerce implementando l’autenticazione dell’accesso alle risorse mostrate da una API. Ciò che vive sul web estende la propria presenza sul web e lavora a vantaggio della visibilità del proprio catalogo.

Pensi che questa sia una direzione strategica per le case editrici, qualcosa su cui investire nel lungo periodo?

È cruciale che l’editore continui a fare il proprio lavoro, selezionando le linee di sviluppo funzionali al proprio progetto culturale e sfruttando quelle tecnologie che possono rendere più efficace e capillare la diffusione dei suoi prodotti. Il cambiamento non è banale: si tratta di affrontare una crescente domanda di contenuti di qualità abbracciando l’apertura e la disponibilità, in contrapposizione a un mercato editoriale fondato sulla scarsità del bene fisico e modellato sui suoi cicli di fornitura, dialogando coi propri lettori e comprendendo le loro esigenze e aspettative. Le strade da seguire sono molteplici: sviluppare interfacce per rendere fruibili le informazioni sul proprio catalogo è la traduzione in termini tecnici di questa disposizione all’ascolto.

Cosa vorresti che succedesse ora? Quali potrebbero essere i prossimi passi?

L'idea è raccogliere idee e contributi, siano essi bug report, ipotesi di funzionalità utili o scenari d'uso che non ho contemplato. La licenza MIT garantisce a chi intende collaborare la massima libertà d'uso e modifica del codice. Ma quello che mi sta davvero a cuore è riportare al centro del dibattito il tema della tecnologia al servizio della funzione editoriale, stimolando proposte e offrendo una base di partenza concreta su cui poter lavorare e reagire alla stagnazione che sta vivendo l'evoluzione dell'editoria digitale. Un progetto open source è un documento programmatico, indica un obiettivo e un metodo di lavoro: il mio obiettivo è tracciare nuove strade che conducano i contenuti dall'editore ai lettori. Il metodo è quello della collaborazione.

 




Ivan Rachieli 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Prima in GeMS con gli ebook, ora in ZephirWorks con le applicazioni web (sempre per l’editoria, però). Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Per Apogeo è autore degli ebook La pratica dell'ePub ed Ebook metadata. Se avete voglia potete fare due chiacchiere con lui potete cercarlo su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog (iscarlets.tumblr.com).

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