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Tablet e lavagne sono un falso problema

Dieci tesi sulla scuola

di

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29

apr

2013

Mantenere solida la scuola in un mondo che cambia equivale a sapere che la stabilità è un’illusione e contano le domande.

1. Il motore del cambiamento è la consapevolezza di essere membri attivi e importanti di una comunità di persone che muove verso uno scopo comune deciso insieme non senza guida, ma con il contributo di ognuno.

2. Ricordiamoci quali sono gli obiettivi: insegnare a muoversi consapevolmente in questo tempo e nel tempo che verrà, fornire gli strumenti – utili e apparentemente inutili – necessari a essere pronti, preparati, curiosi, coraggiosi.

3. Dimentichiamoci del medium, dei mezzi tecnologici, degli strumenti: il numero di computer, di tablet per classe, di smartphone, di lavagne elettroniche non conta. Contano le persone: studenti, insegnanti, genitori, editori, istituzioni.

4. Allo stesso tempo, teniamo in grande considerazione medium, mezzi tecnologici, strumenti: impariamo a conoscerli e a utilizzarli in base ai nostri fini (non il contrario). Le cose semplici funzionano meglio: ogni casella di posta è un sistema di cloud computing, ogni motore di ricerca apre le porte sui big data. Come disse Marshall McLuhan,

Forgiamo i nostri strumenti dopo di che essi forgiano noi.

5. Cambiare la scuola significa cambiare il modo in cui le cose vengono insegnate – i processi, i flussi – più che la sostanza delle cose stesse: niente dell’esperienza umana è inutile agli esseri umani, niente è superfluo né troppo frivolo.

6. Allo stesso tempo, cambiare la scuola significa tenere il passo con il modo in cui cambia l’esperienza umana: non è vero che tutti devono saper programmare, ma è vero che tutti devono avere gli strumenti per vivere consapevolmente e senza timore nel mondo che stiamo costruendo, per comprenderlo e abitarlo.

7. Le persone conoscono la risposta: spesso per trovare la via d’uscita a un problema – anche di un problema molto complesso – non è necessaria un’azione organica sul territorio, o un decreto ministeriale: basta chiedere la loro opinione, ascoltarla, e – su quella base – costruire. Con gli strumenti che si hanno già in mano, con quello che c’è:

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai.

8. Allo stesso tempo, a volte le persone ignorano le domande. Se arriva qualcuno a interrogarci in termini nuovi, starlo ad ascoltare non costa niente, né lasciarlo provare può produrre grossi danni. La possibilità di quello che tutti quanti potremmo guadagnarne vale sempre la pena.

9. Non si finisce mai di cominciare. La stabilità è un’illusione ottica la cui durata si riduce progressivamente: le cose cambieranno ancora domani, poi oggi, poi tra un minuto. Poi sono cambiate ieri. Lo scopo è diventare bravi a reggere il passo – e magari poi a dettarlo – non domandarsi continuamente quando arriveremo a destinazione.

10. È la storia, non il libro.




Ivan Rachieli 30 anni, laurea in letteratura russa, master in editoria. Prima in GeMS con gli ebook, ora in ZephirWorks con le applicazioni web (sempre per l’editoria, però). Un giorno mollerà tutto e se ne andrà sul lago Bajkal, per dedicarsi finalmente alle cose serie, come ad esempio la caccia col falcone. Per Apogeo è autore degli ebook La pratica dell'ePub ed Ebook metadata. Se avete voglia potete fare due chiacchiere con lui potete cercarlo su Twitter @iscarlets o leggere il suo blog (iscarlets.tumblr.com).

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  1. Dieci tesi sulla scuola | Between technology an...

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