Se il meglio arriva dalla selezione

Un giornale d’aprile

di

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17

apr

2013

Quando lo snobismo da pubblicazione scientifica raggiunge l’apice, nasce la risposta goliardica e dissacratrice in rete.

Il momento dei pesci d’aprile è passato da un po’; io stesso mi ci sono trovato per la prima volta direttamente coinvolto. È stata un’esperienza divertente e anche utile per fare informazione in un modo alternativo.

Un collega ricercatore mi ha segnalato un sito esistente da qualche anno che non è un vero pesce d’aprile, ma possiede lo stesso spirito goliardico: una rivista scientifica fake, che rifiuta a priori qualsiasi contributo. La cosa è dichiarata apertamente:

Il nostro principio fondativo è il rifiuto. Rifiuto universale. Qualsiasi contributo, di qualsiasi qualità, verrà respinto.

Le pubblicazioni su riviste scientifiche funzionano sulla base di un meccanismo di controllo e filtro per cui l’autore invia una proposta (sotto forma di articolo completo o a volte di semplice abstract). Un comitato di redazione ne valuta la pertinenza e il valore scientifico con criteri più o meno complessi; e infine la pubblicazione viene ammessa o rifiutata. Ovviamente, più la rivista è prestigiosa e più è difficile essere accettati. Dunque le riviste con una percentuale più alta di rifiuti (rejection) diventano le più ambite: in soldoni, 40 percento vuol dire rivista di bassa lega; il 90 di rifiuti indica una rivista rinomata.

Il Journal of Universal Rejection gioca appunto su questo: sostiene di essere la rivista più prestigiosa in assoluto dato che ha una percentuale di rifiuto del 100%. Geniale, come il motto in latino: reprobatio certa, hora incerta, come dire che non si sa quando, ma puoi star tranquillo che verrai respinto. Ma allora perché un ricercatore dovrebbe proporre loro un articolo? Sul sito sono indicati ben sei validi motivi, tra i quali:

  • Si evita l’ansia dell’attesa di una risposta (sarà un no!)
  • Puoi sempre dire di aver proposto il tuo articolo alla rivista più selettiva in assoluto
  • Mantieni pieni diritti sulla tua opera e quindi puoi proporla anche ad altre riviste

Tuttavia la cosa più spassosa sono gli archivi della rivista: tre uscite annue con inizio nel 2009… ovviamente tutte rigorosamente vuote.

Sia chiaro che la rivista vanta un coordinatore scientifico e un fitto comitato di redazione composto da veri accademici di fama internazionale. Insomma, la goliardia accademica esiste ancora; si è solo spostata su Internet.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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