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Dal libro al contenitore di contenuto

Editori: benvenuti nell’era post-book

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15

feb

2013

Tools of Changes for Publishing, l’annuale conferenza di tre giorni organizzata da O’Reilly e dedicata all’editoria che cambia, si è appena conclusa. Ecco che cosa ci aspetta e soprattutto perché.

Partecipare a un TOC è sempre un’esperienza stimolante. Circa un migliaio di editori e professionisti dell’editoria accorrono a New York da tutto il mondo e per tre giorni hanno la possibilità di confrontarsi e annusare nuove tendenze, come abbiamo raccontato via Twitter.

L’industria, tradizionalmente restia ai cambiamenti, sta forse attraversando uno dei suoi momenti più duri. In difficoltà prima di tutto sono i segmenti a valle della filiera – distributori e librerie – ma da qui la crisi risale e rimette tutto in discussione.

Sotto osservazione il ruolo dell’editore che fatica a staccarsi da un modello di business basato sul libro come prodotto e stenta a prendere confidenza con le grammatiche della Rete, forzate a proprio favore da Amazon e altri grandi player.

Ci sono tuttavia ragioni per essere ottimisti, a parafrasi di Tim O’Reilly:

Ma prima è necessario mettere un punto fondamentale: non viviamo il tempo degli ebook, siamo nell’era post-book. Libri, ePub, Mobi, app, browser, ereader sono contenitori di contenuto. Indifferentemente.

Il libro è un contenitore basato su una tecnologia ben definita e consolidata nei secoli, messa a punto per offrire un’esperienza di contenuto ricca di significato. Ora la tecnologia sta evolvendo e non a causa di Amazon e Kindle, ma perché sono in transizione i modelli di consumo delle informazioni da parte di lettori sempre più circondati da schermi e connessi alla Rete.

L’editore si trova così davanti alla necessità di capire la tecnologia come non mai e usarla per creare nuove esperienze sul contenuto, il che non significa per forza nuovi contenuti ma nuovi paradigmi e interfacce. In questo può e deve recuperare la sua funzione primaria: pubblicare, rendere pubblico.

Libri come piattaforme

Il TOC indica quindi un futuro possibile dove l’editore segue un workflow basato su (X)HTML(5) (non XML, attenzione), formato standard e aperto, ideale sia per gestire in maniera semanticamente importante il contenuto, sia per rielaborarlo in chiave ePub (2-3), Mobi, PDF, app (eccetera) ma anche e soprattutto Web. Si parla quindi di libri come piattaforme informative aperte e coerenti alle tecnologie web, attorno a cui sviluppare servizi, nuove vie di accesso ai e tra i contenuti tramite interfacce di programmazione (API, Application Programming Interface). E su questi servizi costruire un business diverso.

Il quadro che prende forma mostra un’editoria diversa che si riappropria con forza del suo ruolo di gatekeeper di informazioni, rivendicando una funzione culturale e pedagogica che storicamente le appartiene ma a cui ha troppe volte rinunciato delegando a Google prima e Amazon poi il ruolo di traghettare il catalogo verso nuove interfacce e formati.

In nuce si intravvede qui il motivo per cui essere ottimisti: possiamo chiamarlo open book o platforming book ed è l’antitesi – l’antimateria? – dei walled garden tipici di Amazon. L’editore può vincere la partita spostando l’attenzione da quello che è il punto di forza di Amazon – vendere – a quello che è il suo punto di forza: pubblicare. Non si tratta necessariamente di pensare nuovi prodotti ma nuove architetture, ricordandosi un grande asso nella manica da giocare, ovvero creare quello che Amazon non può (ancora?) dare ai lettori: un’esperienza sui contenuti al 100% aperta e arricchita non di effetti speciali ma di interconnessioni con il cuore di un editore, il catalogo e i suoi autori.

Meno carta, più software

In questo scenario futuribile, affascinante e difficile, dettagli come la scelta tra ePub 2, ePub 3 o app passano in secondo piano (seppure ePub 3 guadagni interesse per il suo nucleo HTML5), mentre l’attenzione si sposta verso la necessità di integrare i quadri produttivi con un know-how proprio di UX (user experience) e interaction designer, visionari che immaginano e sviluppano le nuove esperienze integrandole nella strategia definita a monte.

Ma servono anche designer software. Quindi pratici di metadati in grado di dare forza e coerenza al corpus informativo attraverso analisi di dati e ottimizzazioni SEO (per Google ma anche per gli store come quelli di Amazon e Apple). In tutto questo la cura del prodotto digitale oggi prioritario – il libro in formato ePub – diviene l’ABC del lavoro, con soluzioni tipografiche e fallback ottimali sul lato del markup e fogli di stile sempre più accurati, in grado di garantire buona lettura su ogni device.

È un’impresa sfidante quella che aspetta l’editoria, a cui ben pochi oggi sono realmente pronti. Tim O’Reilly dal palco del TOC sentenzia profetico e sicuro alla platea:

È vero. L’editore ha ancora un sacco di lavoro da fare. La domanda è se sarà capace di cambiare come serve per affrontarlo come deve.




Fabio Brivio laurea in Storia Medievale e master in Informatica e Comunicazione, è in Apogeo dal 2004. Editor per la manualistica informatica, cura la produzione e pubblicazione degli ebook e si interessa alla ricerca e allo sviluppo di soluzioni per l’editoria digitale. Ha coordinato lo sviluppo della intranet utilizzata dagli editori del gruppo Feltrinelli. Per Apogeo ha firmato l'Umanista Informatico, ePub per autori, redattori, grafici, Trovare su Internet, Internet per tutti e l'ebook Il mestiere dell'editor. Quando non ha a che fare con un libro o con qualche frammento di codice che proprio non ne vuole sapere di funzionare, si ricorda di avere un blog, fabiob.eu, oppure lancia sassi nello stagno su Twitter @f4b10b.

In Rete: briv.io

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4 commenti

  1. Stefania

    l’idea di libri come piattaforme mi ha ricordato il modello del “libro piramidale” proposto dallo storico Darnton per dare conto sulla rete del lavoro di ricerca; l’idea è che la rete potrebbe ospitare un libro “a strati” in cui ogni strato dà conto in modo diverso e con diverso approfondimento di un oggetto di ricerca, rivolgendosi a destinatari con un diverso grado di conoscenza dell’argomento. Se gli editori riusciranno a realizzare qualcosa del genere senza tentare di rinchiudere i lettori e gli autori sulle loro piattaforme proprietarie avranno svolto un buon lavoro.

  2. Lucio Bragagnolo

    Precisamente, con una puntualizzazione: al momento le piattaforme proprietarie non sono quelle degli editori, ma dei distributori. Amazon ha avviato una limitata attività di editore, che però non è il suo oggetto sociale.

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