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Sempre attenti alle date di scadenza

Quando viene a mancare il copyright

di

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14

gen

2013

La scomparsa dei propri artisti preferiti presenta almeno un risvolto positivo, purché sia passato abbastanza tempo.

Forse non tutti sanno che durante la notte di San Silvestro i nerd del diritto d’autore duri e puri non attendono festanti e insonni l’arrivo del nuovo anno, bensì l’ingresso di nuove opere nel pubblico dominio.

Come avrete sentito almeno una volta, i diritti d’autore su un’opera scadono nel momento in cui passano settant’anni solari interi dalla morte del suo autore. Basta dunque tener d’occhio gli anniversari dei decessi dei vostri autori preferiti, calcolare quel lasso di tempo e attendere la mezzanotte del nuovo anno. Da quel momento quelle opere sono tecnicamente in pubblico dominio, non più soggette a diritti di privativa e liberamente diffondibili e ripubblicabili.

Questo primo gennaio è stata la volta degli autori trapassati nel 1942.

Sembra molto semplice, ma per non cadere in goffaggini terribili (come la bufala della fine del monopolio SIAE girata sotto Natale) bisogna tenere presente che oltre ai diritti d’autore in senso stretto esistono i cosiddetti diritti connessi, con campi di applicazione e scadenze differenti.

Se avete un CD con il Nessun dorma cantato da Pavarotti, è chiaro che i diritti d’autore di Puccini siano scaduti; ma di certo non i diritti connessi degli interpreti ed esecutori (Pavarotti, l’orchestra e il direttore) e del produttore fonografico che ha realizzato master e relativi supporti.

Non solo; spesso opere di cui sono scaduti sia i diritti connessi che i diritti d’autore vengono riconfezionate per dar loro nuova vita e allungare ulteriormente i termini di tutela: remix, remaster, compilation, raccolte… per i quali partono nuovamente i termini per i diritti di produzione.

A questo bisogna aggiungere la tendenza dei legislatori ad allungare i termini di durata. Un arguto articolo della Facoltà giuridica della Duke University fa notare quali opere avremmo potuto finalmente avere nel pubblico dominio se nel 1976 il Congresso americano non avesse portato la scadenza dei diritti d’autore da 50 a 70 anni. Qualcuno sbotterà:

Ma insomma! In questo modo non si sa mai se un’opera è davvero libera da vincoli giuridici.

Il gioco sembra essere proprio questo: creare incertezza e confondere le acque a favore dei detentori dei diritti. Incertezza dovuta anche alla natura stessa della materia, davvero complessa e articolata.

Per venire incontro a questa esigenza di maggiore chiarezza, Europeana ha dato vita al progetto Out of copyright. Si tratta in sostanza di un public domain calculator grazie al quale è possibile verificare in autonomia, inserendo le informazioni relative ad una specifica opera, se essa si trovi in pubblico dominio o meno. Un ottimo strumento per gli specialisti del diritto d’autore ma anche un simpatico passatempo per semplici curiosi (provare per credere), nonché un’occasione per aumentare la consapevolezza generale su questi temi.

Out of Copyright

Sarebbe forse più intuitiva una ricerca per nome o titolo. Comunque è possibile scoprire se una certa opera sia ancora sotto tutela del diritto di copia.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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