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Chiudere o rischiare: sembra il 1991

La dolorosa arte del pivotaggio

di

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03

dic

2012

Chi crea l’hardware potrebbe acquisire chi scrive il software, oppure viceversa. Dipende dalla piattaforma considerata.

I consulenti Nokia confermarono il sospetto degli investitori: il business mobile dell’azienda finlandese ha un futuro “dubbio” e l’intera corporation si trova in una posizione “senza speranza”.

Il rapporto, commissionato da un consiglio di amministrazione in lotta contro il dissanguarsi del capitale sociale, profitti elusivi e nessuna rotta chiara per il futuro, raccomandava la chiusura delle attività mobile, anche alla luce della perdita del 90 percento del valore delle azioni nel giro di cinque anni.

Il colosso finlandese si trova in una situazione indubbiamente complicata. Solo che i due paragrafi precedenti sono tratti dal libro Higher Ambition: How Great leaders Create Economic and Social Value e descrivono il 1991. Così riassume il comportamento dell’azienda un articolo di Fast Company:

I consulenti pensavano che investire ancora in telefonia mobile fosse una pessima idea. Non solo il futuro del mercato era incerto, ma Nokia non aveva le risorse di una grande telco. Jorma Ollila, responsabile della divisione telefonia mobile, ammonì i consiglieri: “se credete a quei signori, andatevene, perché hanno torto”.

Nokia ha attraversato in effetti all’inizio degli anni novanta un grande pivotaggio, riposizionamento radicale (alla lettera, rotazione su uno spigolo). Il business degli inizi – carta e gomma – venne accantonato e così quello dell’elettronica di consumo. Si scelse la telefonia mobile, con risultati straordinari.

Nel 2007 Apple e Google ridefinirono il campo di gioco, però, e oggi Nokia si trova in una situazione di transizione ambiziosa quanto difficile, dopo avere perso tutte le proprie supremazie compreso il primato nella produzione di cellulari, che le è stato sottratto da Samsung quest’anno.

Sicuramente Nokia si trova di fronte a un altro pivotaggio; per chiudere in pari, le sue vendite di terminali Windows Phone dovrebbero essere il 448 percento delle attuali, riporta Fast Company.

Certo non sarà come quello passato, dove Nokia puntò tutto sulle proprie risorse; oggi il suo destino è legato a triplo filo a quello di Windows Phone e quindi dell’efficacia del software di Microsoft, senza la quale l’azienda finlandese non avrebbe una offerta propria.

Potrebbe finire in un altro clamoroso ribaltamento e nel ritorno di Nokia alla leadership industriale. Oppure, come insinuano alcuni, in una fusione a senso unico con Microsoft, che Stephen Elop – promosso amministratore di Nokia proprio in arrivo da Redmond – ha la missione di agevolare.

Il 2013 chiarirà. Nel frattempo, un paradosso curioso: in campo Android, chi costruisce l’hardware (Samsung) ha denaro per acquisire chi scrive il software (Google); nel campo Windows Phone la situazione è esattamente opposta.




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti, consulente in comunicazione e media. Si occupa con entusiasmo di mondo Apple e digitalizzazione a scuola e in azienda. Dal 2015 è membro del comitato tecnico-scientifico di LibreItalia. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, balbetta Lisp e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania e padre apprendista di Lidia e Nive. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su OS X, tra i quali OS X Server, OS X 10.11 El Capitan e OS X oltre ogni limite. Con Swift ha fatto tutto da solo.

In Rete: macintelligence.org

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2 commenti

  1. centomila

    Complimenti per la capacità di sintesi. In pochi paragrafi, hai scritto buona parte della storia della telefonia mobile in modo chiarissimo.

    chapeau :)

  2. Lucio Bragagnolo

    Troppo gentile. :-) Di fatto, vivere in tempi estremamente interessanti come questi aiuta. Sempre ricordando che si tratta della vecchia maledizione cinese!

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