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Se non è aperto, non è pubblico

Si aprono i locali, entra l’aria open

di

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26

lug

2012

Notizie importanti e buone sul fronte del riconoscimento delle tecnologie libere da parte della Pubblica amministrazione.

È notizia di queste settimane: due nuovi enti locali hanno approvato atti normativi specificamente dedicati alle tecnologie open e vanno così ad allinearsi assieme alle altre regioni italiane che già si erano mosse in quella direzione (come ad esempio la Sardegna, la Toscana e il Piemonte).

L’11 luglio scorso la Regione Puglia ha approvato formalmente una legge regionale in cui per la prima volta vengono trattati in modo organico e coordinato sia gli aspetti legati alle tecnologie open, sia gli aspetti legati al riuso dell’informazione pubblica; l’epigrafe del provvedimento, che consta di 21 articoli totali, è infatti Norme sul software libero, accessibilità di dati e documenti ed hardware documentato.

Quasi contemporaneamente (il 17 luglio), anche la Provincia Autonoma di Trento (nota: Trento e Bolzano in quanto province autonome hanno potere legislativo al pari delle regioni ed entrambe si distinguono per la particolare attenzione verso i temi legati all’innovazione tecnologica) ha approvato una legge provinciale rubricata come Norme per la promozione della società dell’informazione e dell’amministrazione digitale, che prevede la diffusione del software libero e dei formati dati aperti, la promozione della società dell’informazione e dell’amministrazione digitale.

Per un commento più dettagliato dei contenuti della legge regionale pugliese rimando all’appassionato articolo di Morena Ragone, uscito qualche giorno fa su LeggiOggi; mentre per un approfondimento della nuova legge trentina rimando all’apposito comunicato sul sito del Consiglio della Provincia di Trento. In entrambe le pagine si trova anche un link per scaricare il testo dei provvedimenti. Solo una frase significativa di Ragone:

Ha visto la luce – e l’espressione è particolarmente felice, perché di una vera e propria ‘nascita’ si è trattato – la prima legge regionale che vede, insieme, software libero e open data.

Salutiamo festosamente questi due nuovi spiragli di luce offerti all’innovazione del nostro paese da due enti locali. Speriamo che anch’essi non finiscano per rimanere lettera morta o semplice dichiarazione di principi, e non si trovino presto impantanati nelle resistenze culturali dei destinatari “operativi” di queste norme, che a mio avviso sono non tanto i cittadini bensì le varie articolazioni delle pubbliche amministrazioni e la rete di aziende e professionisti che interagiscono con esse.

Ricordo infatti che anni fa ci fu già in merito un importante intervento legislativo, uno tra i più completi e innovativi, e per di più di portata nazionale; un intervento che per buona parte rimase disapplicato grazie ai tipici escamotage all’italiana e all’alibi della mancanza di regolamenti attuativi chiari e univoci: si chiamava Codice dell’amministrazione digitale.

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Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

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Un commento

  1. marco

    Dovrebbe essere la norma, utilizzare le tecnologie open source per la pubblica amministrazione, ed invece è l’eccezione.

    Non oso immaginare quanti miliardi di € buttiamo in licenze per mantenere la microsoft, oracle, ecc… Dovrebbero pagarli i “dirigenti” che hanno messo in pratica tali FOLLIE!

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