Lotta per la disintermediazione vera

Inscatolata la libertà

di

thumbnail

07

mag

2012

La tutela della privacy e dei dati personali potrebbe essere affidata domani a un piccolo apparecchio azionato da software libero.

Quando ascoltai una sua conferenza nella piccola sala riunioni della sede centrale di Creative Commons a San Francisco era il marzo del 2011. Eben Moglen, docente presso la facoltà giuridica della Columbia University di New York nonché principale consulente legale della Free Software Foundation, aveva già colto l’occasione per puntare il dito contro il cloud computing, i grandi social network e tutti quei servizi che, con l’esca seducente della gratuità e della comodità (e spesso anche quella più subdola del ce l’hanno tutti; devo averlo anch’io!), portano a rinunciare a buone fette della nostra privacy e del controllo sui nostri dati.

Ora, rileggendo una recente intervista concessa ad Anna Masera de LaStampa.it, ritorno a quella mattina della mia internship californiana e vedo che le questioni teoriche trattate l’anno scorso da Moglen si sono trasformate in un progetto ben più concreto di cui negli USA si discute già da alcuni mesi.

La trovata di questo “avvocato hacker” – provocatoria quanto innovativa – è chiamata Freedombox (scatola della libertà) e consiste in una specie di modem con connettività Wi-Fi ed Ethernet da collegare alla propria rete di casa; attualmente è ancora un prototipo ma dovrebbe entrare in produzione e in commercializzazione entro l’anno. Dal punto di vista software, FreedomBox è anche un sistema Debian-based che evita all’utente di fornire informazioni personali durante il collegamento a Internet.

Eben Moglen

Eben Moglen, "avvocato hacker" ed eroe prossimo venturo della libertà digitale.

Come spiega lo stesso Moglen, si tratta di tecnologia appositamente pensata per disintermediare tutte le comunicazioni, in modo da mettere in contatto solo gli utenti fra di loro.

E nell’intervista concessa alla Masera sottolinea:

Qui negli USA se hai un cellulare e un fornitore di rete, sei certo che un qualsiasi funzionario delle forze dell’ordine in qualsiasi momento può ottenere di sapere la tua esatta località. Così: privacy addio per milioni di persone. Il grande affare della telefonia di oggi è che possiamo tutti essere spiati.

Sì, perché quella di Internet come regno della totale disintermediazione e del contatto diretto tra singoli utenti è una bella favoletta ormai poco credibile (nonostante molti la raccontino tuttora).

È stata costituita anche una FreedomBox Foundation (con base a New York) con un sito per approfondire e dove offrire il proprio contributo sia in termini di sviluppo tecnologico sia in termini di divulgazione.

Il testo di questo articolo è sotto licenza Creative Commons Attribuzione – Condividi allo stesso modo 3.0 Italia.




Simone Aliprandi (@simonealiprandi) ha un dottorato di ricerca in Società dell’Informazione ed è un avvocato che si occupa di consulenza, ricerca e formazione nel campo del diritto d’autore e più in generale del diritto dell’ICT. È responsabile del progetto copyleft-italia.it, è membro del network Array e collabora come docente con alcuni istituti universitari; ha pubblicato articoli e libri sul mondo delle tecnologie open e della cultura libera, rilasciando tutte le sue opere con licenze di tipo copyleft. Maggiori informazioni sul suo blog.

In Rete: www.aliprandi.org

Letto 3.932 volte | Tag: , , , , , , , , , ,

Lascia il tuo commento