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Una filosofia che scoraggia l'innovazione

Illegittima difesa

di

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18

apr

2012

La programmazione che compare su Web tende a essere migliore di quella compiuta in ambito di impresa e questa situazione porta a individuare una responsabilità.

Con l’annuncio dell’acquisizione di Instagram da parte di Facebook per un miliardo di dollari, continua a riecheggiare nella mia testa una frase di Tim Bray:

The community of developers whose work you see on the Web, who probably don’t know what ADO or UML or JPA even stand for, deploy better systems at less cost in less time at lower risk than we see in the Enterprise. This is true even when you factor in the greater flexibility and velocity of startups.

Come dire che con qualche accorgimento è possibile creare o gestire un’azienda di successo, magari con uno staff ridotto, ma di qualità, senza stare troppo a preoccuparsi di quanto enterprise siano i propri strumenti; il centro di tutto è la qualità del servizio/software e la rapidità nel rendere disponibili agli utenti le nuove funzionalità.

Quindi, se un team di sviluppo è più produttivo con Python che con Java Enterprise Edition (come quello di Instagram ad esempio) e se il database Sql che sembra più adatto allo scopo è PostgreSQL e non Oracle o DB2, è lecito usarli entrambi senza troppe remore. Tutti e due sono infatti open source: nel caso di problemi, si può sempre modificare il codice.

È l’esatto opposto del tipico mantra che si recita dalle nostre parti: nessuno è stato mai licenziato per aver comprato X. Ovviamente, a seconda del periodo, si dovrà sostituire a X il vendor che meglio si adatta al contesto o che è più di moda — Ibm, Microsoft, Vmware, Oracle, Redhat, tutte comunque ottime aziende.

La filosofia prevalente nella testa dell’IT manager italiano è dunque difensiva: solo comprando da una grande azienda IT si ha la garanzia che tutto funzionerà e, al peggio, la responsabilità sarà loro. Non bastasse, questo stesso IT manager è capace di condurre una trattativa al ribasso per acquisire i programmatori con inquadramento a progetto o da società di consulenza, riuscendo a pagarli cifre ridicolmente basse. Una strategia che certo non produce innovazione e non contribuisce a creare il substrato giusto per far nascere una prossima Instagram qui da noi.




Andrea C. Granata (@andreacgranata) ha pigiato i primi tasti su un bianco VIC20 quando ancora Internet era in fasce. Un po’ sistemista un po’ sviluppatore, ha una passione per FreeBSD, programmazione in Ruby, metodologie Agile e infrastrutture cloud. Si occupa di Enterprise Architecture e di DevOps per una delle più importanti banche italiane. Nel tempo libero si divide tra la passione per la cucina, il pattinaggio di figura e i viaggi in Oriente.

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  1. Ma scrivere un’app conviene? | Apogeonline

    [...] casi come Instagram, in grado di essere acquistato per un miliardo di dollari da Facebook, sono molto rari ma invitano comunque a provarci e a capire che le idee più semplici sono spesso [...]

  2. L’irresistibile ascesa dell’open source | Apogeonline

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