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Del moderno bloatware danno fastidio persino gli splash screen

Splash evolutivi

di Lucio Bragagnolo

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21

feb

2012

Pamphlet in forma di pagina web contro gli schermi di apertura dei grandi programmi commerciali, che al giorno d’oggi comunicano semplicemente lentezza.

La specialità del rant, lo sfogo anche gratuito su un argomento anche estremamente marginale, conosce diffusione incessante su Internet. Ogni tanto un rant supera il rumore di fondo e comunica qualcosa di più.

Ho scelto questo intervento di Kas Thomas, Technology Evangelist at (well-known Si Valley company):

When I fire up Photoshop (or OpenOffice, or any other pathetically oversized mountain of bloatware), it should just violently start, before I’ve even raised my coffee cup to my mouth. Or appear to start, at least. Show me a screenshot that looks like Photoshop. Trick me into thinking it’s running. Cache my UI gestures until the world has finished bootstrapping. Run my gestures against an image in the cloud. Make my gestures appear to do something interesting. Fool me into thinking the damn thing is running. Better yet, make it so.

Più marginale che mai, nel suo scagliarsi contro gli splash screen dei programmi commerciali che gli rubano secondi (o minuti) preziosi ogni giorno. Un commentatore gli ha consigliato di passare a un più veloce disco Ssd a stato solido.

Mi è venuto da pensare ai tempi che cambiano, alle nuove interfacce dove basta toccare un’icona per fare partire un programma e agli apparecchi che diventano l’applicazione in funzione. Forse lo splash screen è diventato immagine dei dinosauri del software? E chi potrebbe fare la parte del mammifero?




Lucio Bragagnolo (@loox) è giornalista, divulgatore, produttore di contenuti ed esperto di comunicazione e media. Si occupa di mondo Apple, informatica e nuove tecnologie dal 1982. Cofondatore della prima testata cartacea italiana dedicata a Internet, ha fondato e diretto Il Mio Computer, primo mensile italiano di informatica per il grande pubblico. Nel tempo libero gioca di ruolo, legge, naviga e pratica sport di squadra. È sposato felicemente con Stefania. Insieme a Luca Accomazzi è autore per Apogeo dei manuali su Mac OS X.

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4 commenti

  1. Mauri

    Sembra un sintomo di intolleranza… come se dovessimo far eliminare/rimuovere/scomparire tutte le cose che non piacciono. Tra parentesi – io ho sempre odiato i menu personalizzati del vecchio Word e trovavo fossero una perdita di tempo anziche’ un aiuto.

  2. Lucio Bragagnolo

    Condivido e contemporaneamente colgo un segno dei tempi. Quando Photoshop nasceva, lo splash screen aveva un che di trionfale e ogni edizione ne aveva uno ancora più bello e ricco del precedente. Adesso può venire visto, a ragione o a torto, come un orpello.

  3. pippo

    Magari un po’ meno di ignoranza aiuterebbe a non ribaltare completamente la realtà. Lo splash screen non rallenta il caricamento del programma, anzi non influisce proprio. Il caricamento del programma richiede un certo tempo a seconda della macchina (giusto il consiglio dello ssd), lo splash screen è un espediente pensato per tenere occupato l’utente e fargli percepire che il computer sta facendo qualcosa e non ignorando il comando. Chi non vorrebbe che il computer reagisse istantaneamente? Con lo stesso ragionamento io vorrei un’automobile senza ruote, non servono le ruote per farmi stare seduto, un più sono brutte da vedere e fanno rumore quando ci si sposta. Certi ignoranti non dovrebbero scrivere articoli.

  4. Lucio Bragagnolo

    Il pezzo citato si riferiva alla lentezza generale in partenza del bloatware e certamente non avanzava l’ipotesi che il programma partisse lentamente per colpa dello splash screen. Va notato piuttosto che tanto Windows quanto OS X impiegano vari metodi per ridurre il tempo di attesa dell’utente anche quando questo tempo di attesa è semplicemente percepito, metodi che arrivano al porre sullo schermo per brevi istanti l’immagine della scrivania o di elementi di interfaccia. L’utente vede l’elemento e si sente soddisfatto; nel frattempo il sistema operativo rende effettivamente operante l’elemento, nei brevi istanti guadagnati.

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