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No Guru-Zone

E allora, questo 3D, sfonda o non sfonda?

di

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07

giu

2011

Il 3D è la tecnologia di entertainment del futuro. O forse no. Insomma, per il momento diciamo così così

Questo, per esempio, è un bel caso di come bisogna saper leggere le notizie, le statistiche, i comunicati. E accettare che la verità, spesso, è un po’ misto frutta e non è la stessa ovunque. Tutto parte da una mia curiosità: come va il 3D? Quanto mi sono avvicinato alla realtà, l’ultima volta che ne ho scritto, all’inizio del 2009? La tecnologia che doveva risollevare le sorti del cinema e dare nuova linfa alle vendite di televisori sfonda o non sfonda? Ha senso investire nel 3D come strumento di comunicazione, a parte le solite trovatine effimere che hanno già bruciacchiato tecnologie promettenti come la realtà virtuale? La risposta è un po’ articolata.

Al cinema

Iniziamo col dire che negli Stati Uniti, lato cinema, si avverte qualche scricchiolio. L’ultima puntata dei Pirati dei Caraibi non ha fatto registrare i risultati attesi sul fronte della versione tridimensionale. Ci si attendeva un 60% degli incassi dalla versione 3D, ma i bei corsari si sono fermati sotto il 50%, così come KungFu Panda 2; e già analisti di peso pontificano che «il pubblico americano rifiuta il 3D (al cinema)». Come minimo c’è da domandarsi se questa tecnologia consegna agli spettatori un’esperienza – è tutta lì la faccenda – tanto superiore al tradizionale rispetto ai minus (fastidio generato dagli occhiali, costo superiore del biglietto). Sembra peraltro profilarsi un comportamento intelligente da parte del pubblico: si sceglie il 3D per quei titoli che sembrano trarre un profitto forte, in termini di godimento, dalla tecnologia, mentre ci si accontenta delle due dimensioni per i film che non sembrano essere tanto spettacolari da giustificare l’effetto speciale.

In altri paesi, invece, la faccenda è diversa e il 3D spacca, portando fiumi di dollari e valute più o meno pregiate alle case cinematografiche. Evidenze in questo senso le troviamo nei dati dell’Osservatorio Europeo dell’Audiovisivo, dove si stima che nel 2010 le entrate lorde dei box office cinematografici abbiano registrato un aumento del 5% attribuibile proprio al successo del 3D nelle sale del vecchio continente. Attenzione, però: un aumento dei fatturati non vuole necessariamente dire che più gente va al cinema, ma anche soltanto che quelli che già ci andavano ora pagano più caro il biglietto.

In televisione

Sul fronte televisivo negli Stati Uniti registriamo una mancanza di buone notizie.Inutile stare a rinvangare i discorsi già fatti alla nausea da altri più competenti di me: costi, occhialini e mancanza di contenuti fanno un bel lavoro di squadra nel far sì che la gente si tenga il vecchio televisore 2D. Magari lo ricompri più bello, più ampio e più piatto, ma ancora privo di terza dimensione. I prezzi sono spinti verso il basso (si parla anche di un 36-37% di calo in un anno), ma comunque le vendite non decollano, al punto che catene come Best Buy, gigante delle vendite di elettronica, ha definito «disappointing» le performance di questi prodotti in termini di fatturati generati. Anche le vendite dei primi modelli “senza occhiali” non hanno dato indicazioni per ora entusiasmanti.

D’altra parte è anche vero che non è vero niente. Anzi, secondo un’analisi recente, la tv 3D a livello mondiale farà riscontrare un 500% di crescita nel 2011, grazie soprattutto ai mercati europei. E ci si aspettano trucchi commerciali: per monetizzare gli investimenti fatti e non lasciarci la scelta di farne a meno, ci si attende che almeno sui grandi formati possa sparire la possibilità di comprare una versione 2D a prezzo inferiore, in una sorta di upgrading obbligatorio. O 3D o niente.

In Italia

Nemmeno in Italia c’è di che stappare lo champagne: secondo i dati di GfK Retail and Technology, le tv stereoscopiche sono un bel prodottino di nicchia, per 50.000 unità vendute rispetto a un totale attorno al milione e mezzo di televisori tradizionali venduti nei primi tre mesi del 2011. Il che non darebbe molti incentivi alla potente industria televisiva italiana a lanciare content in 3D che psosano poi alimentare le vendite di apparati, in un sano circolo virtuoso che spinga all’obsolescenza il 42 pollici “biD” da poco comprato, magari a rate con Sky. Io mi riservo il giudizio, attendendo di vedere che cosa porterà la prossima stagione. Certo è che, per ora, a me questo 3D sembra un po’ piatto.




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Un commento

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