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No Guru Zone

Pensavo di giocare, invece sto lavorando

di

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23

mag

2011

E se tutto il lavoro che facciamo su Farmville come passatempo diventasse invece il nostro lavoro? Il National Trust ci ha fatto un pensierino, lasciando immaginare evoluzioni interessanti nell’interfaccia con i mestieri

E ci risiamo con le grandi domande. L’arte è lo specchio della vita? La vita digitale, i mondi sintetici, sono una pallida imitazione dei mondi reali? Oppure non è possibile che succeda il contrario? Domande non tanto bizantine quanto potrebbero parere. Certo, in particolar modo sul fronte del videogaming, gli sviluppatori prendono la realtà, la migliorano, la trasformano in un concetto idealizzato e ce la ripropongono in versione imbellettata, infiocchettata e sterilizzata da qualsiasi dolore. Così possiamo battagliare e uccider senza rischiare, prendendo solo il bello della diretta. Ma se fosse possibile fare il contrario? Prendere dal virtuale idee che possiamo poi ribaltare sul reale?

Dal virtuale al reale

Non sto parlando dei fenomeni di nicchia nerd, come le sci-fi convention dove un certo numero di persone si presentano a battagliare con spade laser, travestiti da personaggi delle serie televisive, recitando stereotipi fini a sé stessi. No, sto pensando a qualcosa di più serio, con un maggiore impatto sulla nostra vita. Mi ha fatto pensare, lo ammetto, l’iniziativa di MyFarm, un progetto collettivo supportato dal National Trust inglese. Un progetto in cui si offre a 10.000 persone (con il modico pagamento di un abbonamento di 30 sterline) di entrare a far parte di un grande gioco: prendere il controllo di una fattoria vera. Decidere come è gestita. Partecipare alle scelte. fare quella che insomma è stata immediatamente ribattezzata la «Farmville dal vero».

In primis quindi, va detto che si è trattato di una brillante iniziativa di comunicazione, ben allineata con la missione del National Trust, che è quella di ricostruire la connessione delle persone con il mondo dell’agricoltura, far imparare (o reimparare? O scoprire con sorpresa?) come vengono prodotti i cibi. A pensarci bene, il complesso tema della presa di decisioni potrebbe forse essere addolcito e reso meno controverso abbandonando il classico modello «un uomo, un voto» e sostituendolo con un’interfaccia di gioco, proprio alla Farmville, dove il seminare peperoni invece che soia nella propria versione digitale del giochino equivale a dare una preferenza su quello che il contadino reale, in carne, ossa e fango, seminerà poi davvero nella fattoria collettiva.

Allucinazione collettiva e condivisa

Potremmo farlo ancora più geek, e trasformare il duro lavoro dei campi (o qualsiasi altro lavoro fisico, ripetitivo ma necessitante un’intelligenza umana alle spalle) in un avventura. Pieno modello Avatar, ad esempio. Farci collegare il sistema nervoso a un sacco di roba elettronica – o più semplicemente infilarci in un esoscheletro e farci riempire gli occhi da una realtà aumentata – ed ecco che mentre giochiamo a Farmville in realtà stiamo davvero arando, seminando e raccogliendo messi reali, mentre appositi filtri nasali restituiranno al nostro sistema sensoriale solo il profumo dei fiori e non quello dei fertilizzanti. Oppure a distanza comandiamo oggetti robotici che eseguono i nostri comandi emessi all’interno di un’allucinazione collettiva e condivisa (per citare Gibson) riportandoli in un’agricoltura molto di materia e di tecnologia.

I “droni”, gli aerei senza pilota che sorvegliano e attaccano, non hanno piloti a bordo, ma operatori dall’altra parte del mondo che li telecomandano e hanno una visione distaccata della Guerra, con tutte le possibili conseguenze sul fronte delle decisioni. E la guerra si confonde col videogioco. Non ci sorprenderemo dunque quando un domani vedremo arrivare in azienda i giochi obbligatori. Dietro cui stare 8 ore o più. Lavori ripetitivi o noiosi potranno essere resi più interessanti attraverso la loro trasformazione in un videogioco. L’impiegato potrà allora “fare finta” mentre sta facendo sul serio; e come oggi molti si divertono con le fattorie finte su Farmville, domani potranno innescare azioni e compiere lavori che sembreranno ludici, ma che saranno invece veri, in ufficio, in fabbrica, nei campi (appunto). Gli obiettivi aziendali potranno essere trasformati in punteggi, e nasceranno classifiche degli impiegati, sfide, tornei, in cui i punti fatti corrisponderanno alle pratiche evase o ai clienti conquistati alla causa. E, tornando a casa, soddisfatti dopo la belle giornata passata, ci sorprenderemo a dire «sempre meglio che lavorare».




Roberto Venturini è Strategic Planner e consulente di marketing digitale, giornalista e blogger. Tra i pionieri dell'Internet Marketing Italiano, padre di due figli, un blog e cinque gatti.

In Rete: robertoventurini.blogspot.com

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Un commento

  1. Mattia

    Interessante post, voglio segnalare un gioco/app tipo Farmville che riguarda la costruzione e gestione di un Villaggio dedicato alle adozioni a distanza:
    http://www.prevenzioneresponsabile.it/educazione/il-social-game-solidale-di-sos-italia/

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