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Mutazioni digitali

Se i like diventano voti, un’altra analisi elettorale

di

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17

mag

2011

È un gioco, ma forse non soltanto un gioco. C’è una correlazione tra capacità di mobilitare i cittadini interconnessi e il risultato alle elezioni? Curiosiamo tra i primi risultati di un progetto in corso

Proviamo a giocare con Facebook e le amministrative italiane per le quali abbiamo votato negli scorsi giorni e vediamo che cosa poteva accadere a un osservatore curioso che voleva capire l’andazzo prendendo come indicatore dell’umore degli italiani i like sulle pagine dei principali candidati. Uno studio in fieri del LaRiCA ha sperimentato la costruzione di un sistema automatizzato che rende visibili i dati delle città capoluogo di provincia con oltre 100.000 abitanti monitorando i like e confrontando lo scarto fra percentuale di voto ottenuto e i “mi piace” avuti.

A colpi di like

Se guardiamo la pagina con i dati (io riprendo i dati subito prima della chiusura delle urne, aggiornandosi in tempo reale i valori muteranno nel tempo) e vogliamo giocare in modo metodologicamente scorretto con questo tipo di visualizzazione (scorretto perché non c’è rappresentatività dei votanti in quei like né particolare attinenza con una dichiarazione di scelta di voto), la situazione è senza ombra di dubbio questa:

  • a Milano: Pisapia (centro sinistra) per Milano (29.847) contro una Moratti (centro destra) a 1.956 like, meno di Calise 4.856 (Cinque Stelle);
  • a Bologna: un testa a testa tra Merola (centro sinistra) e Bernardini (centro destra) a Bologna con buona presenza di Bugani (Cinque Stelle);
  • a Napoli: De Magistris (Idv) che vince a Napoli (10.704) seguito da Morcone (candidato del Pd)  6.218 e Lettieri 5.090 (candidato centro destra)
  • a Torino: Fassino (centro sinistra) che, con i suoi 5.125 like, stravince su Coppola (centro destra con 242 like)
  • a Cagliari: Zedda (centro sinistra) batterebbe tranquillamente il candidato del centrodestra Fantola con Zuncheddu (SardignaNatzione) al secondo posto.

Gli altri potete divertirvi a scoprirli da soli.

Un buon indicatore

Questo, certo, se i like fossero voti o dichiarazioni di voto. Ma, ovviamente, la capacità di orientare l’opinione pubblica e di influenzare l’esito elettorale, in particolare per quanto riguarda la zona grigia di indecisi, sta ancora nelle mani dei media generalisti. Come ricorda Stefano Epifani, i dati che emergono dall’analisi di un sito di social network come Facebook sono solo:

un buon indicatore della capacità dei candidati di “essere” online ed aprirsi al dialogo con gli utenti. Non è un caso che candidati meno noti e meno presenti nei canali di comunicazione tradizionale abbiano su Facebook più sostenitori di nomi blasonati della politica italiana.

Eppure qualche umore lo si poteva cogliere leggendo quanto avveniva su Facebook. Ad esempio un titolo come “Sorpresa Idv a Napoli” non lo si sarebbe potuto fare perché De Magistris ha sviluppato un’attrazione su Facebook con un’intensità, anche numerica, che va oltre la presenza dei semplici sostenitori . Oppure si poteva intuire la scarsa capacità del “terzo polo” di suscitare passione. Ma è anche vero che questa campagna di comunicazione per le amministrative ha visto una presenza significativa dei diversi candidati su Facebook, oltre l’80%, come sottolinea la sintesi di Agnese Vardanega di un’analisi dei candidati sul web:

I candidati sono presenti su Facebook secondo varie modalità: con una pagina pubblica (42,6%), o con un profilo personale (37,7%).

Una nuova stagione

Una presenza che è una promessa di apertura conversazionale con i cittadini oltre che una diversificazione delle strategie di comunicazione politica in periodo di campagna elettorale. Siamo solo di fronte all’inizio di una possibile stagione di apertura orizzontale dei candidati ai loro elettori: in questi ultimi giorni la vera comunicazione, “vera” per molta politica nostrana, si è giocata riempendo le nostre buchette della posta “fisica” con i “santini” dei candidati contenenti fantasiosi slogan e imbarazzanti rimandi mnemonici per orientare il voto. La vera novità sul lato cittadino-elettore l’abbiamo avuta però sicuramente nel versante “spoglio elettorale” e analisi dei risultati in tempo reale, grazie alla possibilità di seguire l’umore dei cittadini connessi attraverso il progetto di social media reporting sulle Amministrative 2011, che ha aggregato i tweet come fossero micro commentatori capaci, talvolta, di sintetizzare in 140 caratteri perle di saggezza elettorale.




Giovanni Boccia Artieri è professore straordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino "Carlo Bo", dove insegna Sociologia dei new media e Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali. Dirige il corso di laurea in Scienze della Comunicazione e un dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. Si occupa delle culture pop della Rete e delle mutazioni digitali prestando particolare attenzione ai social media e ai mondi online.

In Rete: mediamondo.wordpress.com

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4 commenti

  1. Notizie globali n.2/2011 | Cittadini Globali

    [...] Se i like diventano voti, un’altra analisi del voto (Apogeonline) [...]

  2. [...] Leggi l’articolo. Vedi lo Screenshot. Ma è anche vero che questa campagna di comunicazione per le amministrative ha visto una presenza significativa dei diversi candidati su Facebook, oltre l’80%, come sottolinea la sintesi di Agnese Vardanega di un’analisi dei candidati sul web: [...]

  3. Vittore

    Bisogna tenere conto che il 30% dell’elettorato italiano ha più di 65 anni e ha un approccio diverso ai social network. Non penso sia facile pesare questo fattore per ottenere delle previsioni. Ovviamente possiamo dedurne dei trend… Comunque un nuovo capitolo per quanto riguarda la campagna elettorale.

  4. Neo-Machiavelli

    Sarà una correlazione tra intelligenza, creatività, efficienza e pragmatismo di poche elite che lavorano circa 18 ore al giorno, non hanno tempo per Facebook e poveri precari che non hanno niente altro da fare che navigare online?
    Il voto di molti del populismo del basso vale più dei pocchi più intelligenti?
    Sarà più intelligente il risultato del dialogo di 8 elite del G8 di Genova o 300.000 manifestanti di piazze che hanno distrutto la città?
    Vale più l’intelligenza di Bill Gates che è venuto al Global Forum di Napoli dire come un lavoratore con nuove tecnologie può fare più di 100 per risolve ore di coda ogni giorno per milioni d’italiani nelle burocrazie o quelli migliaia di manifestanti che hanno distrutto la città?
    Mobilitare i cittadini interconnessi sarà mobilitare più onesti e intelligenti o precari che non hanno altro che fare? O lavoratori della funzione pubblica che possano usare il tempo per il populismo del basso contro elite dell’alto?

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