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Mutazioni digitali

Giù le mani dal profeta, sensibilità a confronto

di

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03

giu

2010

Dopo la censura di un episodio di South Park irriguardoso verso Maometto, botta e risposta su Facebook tra cristiani e musulmani. Il confronto interreligioso cambia campo di gioco. E forse anche le regole

Molly Norris si è pentita – e pubblicamente – in poco tempo di aver lanciato una falsa campagna dal titolo “Everybody Draw Muhammad Day”. L’idea le era venuta sentendo della decisione della Comedy Central di censurare una episodio di South Park che conteneva immagini satiriche del Profeta Maometto vestito da orso, così ha reagito lanciando una finta iniziativa per il 20 maggio a difesa del primo emendamento in cui ognuno potesse disegnare Maometto. Lo ha fatto producendo un finto manifesto promosso da un gruppo fake, Citizens Against Citizens Against Humor, che alcuni hanno preso per una vera organizzazione. Ha disegnato diversi oggetti (una tazzina di caffè, una tessera del domino, un rocchetto di filo rosa ecc.) che si vantano di essere l’autentica immagine del Profeta. L’illustrazione è dedicata ai creatori di South Park, Matt Stone e Trey Parker. Ora, il confine fra la satira e la blasfemia è sottile:  esistono diverse hadith nella tradizione coranica che proibiscono di creare immagini del Profeta e il richiamo al primo emendamento non sembra essere sufficiente alla comunità musulmana nel mondo per tollerare un uso delle immagini di Maometto, tanto più caricaturali.

Fenomeno virale

L’esplosione del problema, quello che ha portato la quasi anonima artista di Seattle a essere sommersa dalle mail di musulmani indignati, è però emerso nel momento in cui la sua idea, con un inside virale evidente, ha preso realmente corpo approdando su Facebook con la costituzione di un gruppo “Everybody Draw Mohammed Day”, che ha visto moltiplicarsi giorno dopo giorno l’invio di immagini. Come scrive la Norris per prendere le distanze e, probabilmente, con una certa preoccupazione:

I did not ‘declare’ an “Everybody Draw Mohammed Day.” I made a cartoon of a satirical poster with a fake group behind it (Citizens Against Citizens Against Humor). It was solely a concept about Comedy Central’s over reaction to a threat from revolutionmuslim.com, and their consequent decision to censor the television show South Park. My cartoon was taken seriously & hijacked by people who used it to make facebook pages. I never started a facebook page. I never set up any place for people to send drawings to and I never received any drawings. I apologize to people of Muslim faith, and I thank all of the Muslims who have sent me such kind email messages — they mean the world to me! I pray we can all turn this into an opportunity for better understanding.

È il passaggio dall’idea di un fake – per quanto raccontata in un luogo pubblico come un blog, segnalata ad alcuni amici blogger e commentata in radio – alla realizzazione da parte di pubblici connessi su Facebook che rende tangibile l’iniziativa e porta a una scalata esponenziale della sua notorietà: da friend a friend, da segnalazione di adesione sulla propria pagina a lettura dell’EDMD nel flusso dei propri status update. È qui che troviamo la forza di mainstreamizzazione della Rete, in questo percorso sottile che divide l’esposizione in pubblico del contenuto di un singolo, per quanto abbastanza connesso, e le possibilità di diffusione esponenziale dei pubblici connessi su Facebook, dove a ogni connessione aumenta in modo geometrico le possibilità di pubblicizzazione e la grammatica della friendship espande le probabilità di adesione.

Caso diplomatico

Le conseguenze le abbiamo avute sotto gli occhi negli scorsi giorni: prima il Pakistan poi il Bangladesh bloccano Facebook e anche YouTube, dove continuavano a circolare le immagini postate online. Il tema si impone all’agenda mediale e politica in modo forte e le reazioni sono praticamente immediate. La strategia di risposta, come possiamo leggere, è chiara:

La decisione è stata presa dopo che il sito ha “ferito la sensibilità religiosa della maggioranza musulmana della popolazione” pubblicando caricature di Maometto, ha dichiarato il presidente provvisorio del Btrc, Mahmud Delwar. “Alcuni link del sito contenevano anche immagini odiose dei nostri dirigenti, compreso il padre della nazione, Cheikh Mujibur Rahman, l’attuale primo ministro Cheikh Hassina e il leader dell’opposizione”, ha aggiunto il responsabile. Le autorità “non possono tollerare queste immagini offensive”, ha aggiunto Delwar, precisando tuttavia che il blocco sarà “temporaneo”. “Facebook sarà riaperto nel momento in cui saranno cancellate tutte le pagine che contengono queste immagini odiose”.

È come se il mezzo fosse il messaggio: chiudendo il mezzo il messaggio è come se non esistesse. Come se avessimo preso letteralmente McLuhan quando, intervistato nel 1978 in Italia a proposito del terrorismo, suggerì di “staccare la spina”.  Ma questa gestione di potere degli Stati nei confronti della piattaforma di social network è fondata su soglie bassissime di tolleranza, su un atteggiamento censorio regolato da una logica on/off dettato dall’impossibilità di controllare il mezzo o, più verosimilmente, si tratta di una strategia che mira a far sì che il gestore della piattaforma “interiorizzi” il controllo, in modo che diventi auto-controllo, auto-disciplinamento? In fondo il vero potere sulla comunicazione oggi si esercita al di là di ogni forma di coercizione, quando il controllato si controlla da solo, quando la disciplina diventa auto-disciplina: Foucault insegna.

Reazioni creative

Infatti la pagina di EDMD viene cancellata. Ma in un social network come Facebook le forme di regolazione dall’alto si miscelano con quelle dal basso. Mentre la fan page veniva chiusa altre venivano aperte e il messaggio principale riemerge in poche ore, in una tensione continua fra volontà “centrale” e “mente alveare”. Ma anche quest’ultima lettura dello stato delle cose rischia di cadere nella facile contrapposizione tra una strategia esercitata dal potere e delle tattiche sviluppate dagli individui nel loro potere connesso. Questo stesso “potere connesso” va invece visto anche dall’altro punto di vista, quello di quelle persone in interconnessione che non sono d’accordo con il messaggio che viene lanciato dall’ EDMD. Infatti la risposta più interessante la troviamo proprio dentro le maglie del social network, là dove la cultura musulmana è connessa e usa lo stesso linguaggio per contrastare l’offesa che risiede in Rete.

Andatevi a vedere la pagina “AGAINST “Everybody Draw Mohammed Day!” con oltre 200.000 adesioni oppure “help me in removing the page”EVERYBODY DRAW MUHAMMAD’S DAY” che ne ha quasi 50.000. Adesioni di molti musulmani, ma non solo, che si sentono offesi: “WE ALL MUSLIMS STRONGLY REJECT THAT PAGES & WE HATE THAT PEOPLE WHO DID THIS & PLACED ON FACEBOOK.” La loro arma di contrasto è stata una campagna che invitava a segnalare a Facebook la pagina incriminata come una pagina razzista e di odio: «If everyone could please report this page that would be great […] Go to the bottom left and click report, then for reason choose “Racist/HateSpeech”…». Sarà stato l’oscuramento della piattaforma in alcuni paesi o le migliaia di segnalazioni a portare a rimuovere la pagina dell’EDMD? Spesso però il contrasto culturale o l’odio religioso ne richiama altro. Così troviamo anche la pagina DRAW CHRISTIANS DAY, che prende pesantemente in giro la cultura cristiana con immagini forti, anche se non ha quasi nessun iscritto e molti musulmani si dissociano. Eppure anche questa è online.

Ci troviamo di fronte alla complessità di un ecosistema mediale in cui media mainstream e conversazioni dal basso si miscelano oggi in modi inediti e in cui le forme di potere e di regolazione sviluppano modi nuovi per affermarsi e, dall’altra parte, si esplicitano logiche complementari per sottrarsi al controllo. La sensazione è che dietro a battaglie culturali e di dominio come quelle che si giocano a partire da un cartoon ci sia un terreno di gioco che sta mutando le proprie regole.




Giovanni Boccia Artieri è professore straordinario presso la Facoltà di Sociologia dell’Università di Urbino "Carlo Bo", dove insegna Sociologia dei new media e Comunicazione pubblicitaria e linguaggi mediali. Dirige il corso di laurea in Scienze della Comunicazione e un dottorato in Sociologia della comunicazione e scienze dello spettacolo. Si occupa delle culture pop della Rete e delle mutazioni digitali prestando particolare attenzione ai social media e ai mondi online.

In Rete: mediamondo.wordpress.com

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