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Cimeli digitali, si apre al web l’Archivio della Scala

di

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21

mag

2010

Il Teatro alla Scala di Milano apre al mondo parte del suo archivio digitale e lo pubblica online. Significativo per il valore dei contenuti e significativo per il cambio di marcia dell’istituzione culturale

L’Archivio digitale della Scala è un tesoro, sinora nascosto,di incredibile valore. Nelle scorse settimane una parte significativa di quel materiale ha trovato la strada del web. Sono disponibili circa 50.000 fotografie di spettacoli e artisti, cronologie, libretti delle opere rappresentate a partire dal 1950, cast, le mitiche locandine, libretti, trame, discografie, introduzioni alle opere. Molto altro rimane per ora archiviato nell’archivio interno del teatro (il DAM, Digital Asset Management), accessibile solo al personale del teatro, ma con un progetto di portarlo alla luce progressivamente. Lo sforzo per fare emergere almeno questa prima parte è stato notevole e è stato possibile solo grazie a robuste sponsorizzazioni (anche “tecniche”: dietro al questo database ci sono nomi come Fastweb, Oracle, Bosch e il supporto della fondazione Milano per la Scala).
Di certo c’è ancora molto altro lavoro da fare, se si considera che il DAM, che gestisce l’intero patrimonio artistico del teatro, contiene ad oggi oltre 45.000 costumi, 24.000 bozzetti e figurini, 80.000 attrezzi di scena, 10.000 ore di musica registrata, 17.000 locandine e più di un milione di fotografie. Si tratta di un work-in-progress per entrambi gli archivi, essendo entrati entrambi nell’infernale, ma benefico, loop dell’”hai lanciato l’archivio, adesso devi tenerlo aggiornato”. Quello che in fondo più dispiace è la mancanza, nell’archivio pubblicato, di una vasta sezione dedicata a registrazioni audio e video degli spettacoli da consultare per interesse storico, ricerca o per puro piacere. Purtroppo il tema dei diritti in questo campo è estremamente complesso. Basta ad esempio che uno qualsiasi degli aventi diritto si metta di traverso per impedire la pubblicazione. E avendo poi a che fare con stelle della musica, la faccenda ha tutte le possibilità di diventare estremamente intricata.

Ragione, più che emozione

L’archivio della Scala è stato per ora pensato come uno strumento di lavoro per il pubblico, presentato come un vero e proprio database. Non ci dobbiamo aspettare un luogo di emozioni o un’interfaccia come Flickr, dove rifarsi gli occhi e scoprire con una certa dose di serendipità immagini storiche o emozionanti. Qui l’approccio è serio e razionale, efficiente e pratico, mettendo a disposizione dei ricercatori i materiali rispondenti alle complete maschere di ricerca disponibili. Poca poesia, in fondo, e molta pragmaticità. Poco wow factor e molta ingegnierizzazione. Nonché una certa chiusura, in quanto i materiali sono raggiungibili solo dal sito del teatro e non dovrebbero essere visibili ai comuni motori di ricerca. C’è da sperare che presto il Teatro riesca a emozionarci di più, che questo sarà parte del nuovo corso – e un segnale significativo mi sembra l’operazione intrapresa con Under 30, il sito dedicato ai giovani. Sentir parlare di Opera e di Musica classica nel modo in cui se ne parla in quel sito potrà aver scandalizzato puristi e tradizionalisti, ma mette giù una bella pietra miliare nel modo di comunicare la musica nei confronti di nuove generazioni, che rischiavano di abbandonare questo tipo di cultura.

No streaming, no cry

Per quanto riguarda lo streaming possiamo per ora scordarcelo: da quanto emerso in conferenza stampa, nonostante quanto sperimentato da altri teatri l’idea non sembra essere in programma qui a Milano. Non foss’altro per i limiti tecnologici e per l’user experience parecchio più scarsa rispetto alla realtà dell’assistere a uno spettacolo. E quindi una scelta di allargare sì, il godimento degli spettacoli, ma non volgarizzarli a scapito della qualità (non resta che sperare che con un futuro arrivo di bande larghe davvero corpose e della possibilità di fare streaming di qualità elevata il Teatro cambi idea). Insomma, a quanto pare anche in Piazza della Scala internet sembra essere finalmente arrivata in modo serio. Dall’Archivio al rifacimento in corso della biglietteria online, dagli accenni a un possibile ripensamento del sito principale al lancio degli altri siti del sistema (Accademia, Shop online) qualcosa si sta muovendo. E meno male. Già noi italiani abbiamo poche cose di cui essere fieri in questo momento. Quelle poche, almeno, giochiamocele al meglio.




Roberto Venturini è Strategic Planner e consulente di marketing digitale, giornalista e blogger. Tra i pionieri dell'Internet Marketing Italiano, padre di due figli, un blog e cinque gatti.

In Rete: robertoventurini.blogspot.com

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Un commento

  1. Neo-Machiavelli

    Immagino che la Scala è il divertimento per pochi ricchi più caro pagato da tutti più onesti contribuenti. Mi sembra un dovere morale per tutti contribuenti mostrare grande parte in TV e Web. Concordo con “Quello che in fondo più dispiace è la mancanza, nell’archivio pubblicato, di una vasta sezione dedicata a registrazioni audio e video degli spettacoli da consultare per interesse storico, ricerca o per puro piacere. Purtroppo il tema dei diritti in questo campo è estremamente complesso. Basta ad esempio che uno qualsiasi degli aventi diritto si metta di traverso per impedire la pubblicazione. E avendo poi a che fare con stelle della musica, la faccenda ha tutte le possibilità di diventare estremamente intricata”.
    Penso che se deve fare nuova legislazione o nuovi contrati: tutto quello che è pagato dei contribuenti deve essere al meno in parte gratis online e TV.

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