Alla ricerca di nuovi equilibri

Net neutrality, nuovi venti sulle reti mobili

di

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Julius Genachowski, presidente della Federal Communications Commission

25

set

2009

La nicchia degli utenti evoluti di connessioni in mobilità cresce velocemente e il mercato richiede più trasparenza. Ma la vera battaglia tra interessi degli operatori e aspettative dei clienti è appena alle porte

Vodafone comunica politiche per limitare VoIP e peer to peer su rete mobile. L’Authority tlc Usa (Fcc) mette nero su bianco i principi per la network neutrality e avvia l’iter per trasformarli in legge. Le due notizie, in questi stessi giorni, non sono una coincidenza. Il motivo di fondo è che siamo prossimi al punto di rottura: il dibattito, che finora è proseguito tra addetti ai lavori e solo nelle aule delle authority tlc più lungimiranti, si appresta a trasformarsi in legge. In altre parole, il re è nudo e non può più tornare vestito. Già questa è una piccola vittoria per i consumatori: leggi e operatori non possono più ignorare la questione.

Le nuove policy Vodafone (che valgono non solo in Italia, ma su tutti gli operatori del gruppo) potrebbero apparire una cattiva notizia, ma, se lette in quest’ottica, rientrano in quel processo di trasparenza e di emersione del problema della neutralità di rete. E quindi sono una buona notizia. Che cosa dice, infatti, Vodafone? Primo, che in alcune ore e circostanze, può limitare il peer to peer. Una cosa che fa già da tempo, ma adesso sente la necessità di metterlo nero su bianco in modo più esplicito. Secondo, dal 20 novembre ci saranno nuove tariffe dati e quelle più economiche non includeranno più il traffico VoIP. Fino a qualche tempo fa un operatore mobile avrebbe potuto fare a meno di comunicare questa novità. Non è un mistero che era consuetudine tra i mobili limitare il VoIP degradandone la qualità; senza bisogno di fare manifeste differenziazioni tariffarie. Del resto, l’odio dei mobili per il VoIP è storia antica: per anni hanno cercato di rallentare la diffusione di cellulari WiFi. Rifiutandosi di distribuirli (come nel caso nel Nokia N97) o chiedendone ai produttori versioni ad hoc senza WiFi (è capitato al Nokia N95 per i canali Vodafone).

Vodafone quindi è stato investita dal vento della trasparenza in tema di gestione della rete. Un vento a cui nessun operatore – a partire dai maggiori – d’ora in poi potrà sottrarsi. È cresciuta infatti la consapevolezza del pubblico e delle istituzioni sulla network neutrality. Complice, la maggiore diffusione degli accessi internet su rete mobile e degli smartphone. La frontiera più infuocata del dibattito è appunto la rete mobile, dove gli operatori finora hanno agito senza preoccuparsi della neutralità: perché il pubblico che navigava in mobilità è stato una nicchia, poco rappresentativa e quindi poco tutelata.

Adesso che il mercato sta cambiando, i nodi vengono al pettine e quindi gli operatori sono costretti a prendere posizioni esplicite, laddove prima potevano agire sotto banco con poco scandalo. T-Mobile in Germania a giugno aveva bloccato Skype e poi l’ha riattivato solo a chi pagava un canone extra. Un altro caso che è scoppiato di recente è il bando di Google Voice, pare per un patto tra AT&T e Apple. Per lo stesso motivo, l’iPhone non supporta il VoIP su 3G, con scorno di Skype. Che ora, visto il nuovo vento che spira, trova la forza di protestare. Tra tutte le applicazioni limitate e limitabili su rete mobili, è proprio il caso del VoIP a scoperchiare le strategie degli operatori. Limiti al peer to peer e al video streaming possono essere giustificati con l’esigenza di gestire la banda in modo più equo ed efficiente. Il VoIP invece viene limitato solo a tutela dei ricavi telefonici tradizionali, come la stessa Vodafone ha detto, spiegando le nuove policy.

Il che è utile, perché rivela il senso profondo della questione network neutrality. Non è un dibattito su come gestire o non gestire una rete. Ma è uno scontro di interessi contrapposti e di divergenti modelli di business, innovativi o tradizionalisti. Così si spiega perché nel discorso del presidente di Fcc si legge, per la prima volta, che i principi di neutralità della rete si applicano anche alla rete mobile. È qui che lo scontro tra opposti interessi sarà più furibondo. Proprio qui, quindi, i confini della questione si staglieranno più netti. Far passare la neutralità della rete anche sul mobile diventa, di conseguenza, necessario per vincere l’intera partita. I campi di battaglia principali sono gli Stati Uniti e l’Europa. Negli Usa gioca il fatto che il governo Obama si è dichiarato, fin dalla campagna elettorale, a favore della neutralità della rete. E quindi ora è possibile che il disegno di Fcc vada in porto e si arrivi alla prima legge, al mondo, sulla network neutrality. Adesso c’è una coincidenza tra il lavoro di Fcc e il movimento di opinione (prima isolato) trainato dalle organizzazioni pro-neutralità. Lo dimostra il fatto che i principi enunciati da Fcc siano gli stessi da tempo proposti da NNSquad.org.

In Europa la situazione è più complessa. Per ora si parla di neutralità della rete solo nella bozza del nuovo pacchetto Telecom, che sarà discusso ancora una volta il 28 settembre, nella seduta di conciliazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri. Ci potrebbe volere un anno per un’eventuale direttiva europea e poi altro tempo perché le Authority nazionali recepiscano l’aspetto della network neutrality. Tutto sommato secondario, nel pacchetto Telecom. Per altro, è un tema su cui la nostra Agcom finora non ha preso posizioni, anche se l’ha citato nell’ultima relazione annuale. Qui ha scritto che ormai il tema deve essere affrontato, non solo per la rete fissa ma anche su quella mobile. Anche Agcom percepisce che non si possa più ignorare. Un buon segno è anche che la bozza del pacchetto Telecom e i principi di Fcc siano nello spirito piuttosto vicini: cercano un equilibrio. Da una parte vietano agli operatori di discriminare il traffico; dall’altra permettono loro di avere politiche di gestione del network al solo scopo di evitare disservizi all’utente. L’utente al centro, quindi; non gli interessi economici degli operatori.




Alessandro Longo scrive da anni di tecnologia, su una dozzina di riviste a tiratura nazionale, tra cui L’espresso, Repubblica, Il Sole 24 Ore-Nova24 e Corriere delle Comunicazioni. I suoi interessi ruotano in particolare intorno alla telefonia e al mercato delle connessioni a Internet.

In Rete: www.alongo.it

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