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Persone e network

Real time web, la rete che insegue la vita

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14

set

2009

Un tempo bastava un’occhiata all’aggregatore per conoscere le ultime notizie e rimanere aggiornati su opinioni e commenti di amici e conoscenti. Ora le abitudini cambiano ancora: si moltiplicano gli spazi nei quali ogni contributo si condivide in tempo reale e il flusso degli aggiornamenti scorre senza tregua

C’è di bello che ancora nessuno ha urlato “internet è cambiato!”, per cui, forse, questa volta siamo davvero davanti ad una piccola rivoluzione. Alcuni lo chiamano Real Time Web, altri usano l’espressione Super Fresh Web, qualcuno preferisce Statusfera. È il web delle conversazioni in tempo reale, che rappresenta una nuova forma di comunicare ed essere online. La recentissima voce Wikipedia definisce il Real Time Web come la pratica di cercare e gestire informazioni nel momento stesso in cui sono prodotte. Dimentichiamo le conversazioni online che conosciamo e a cui siamo abituati, quelle fatte di lunghi commenti e confronti che potevano proseguire per settimane. Sui nuovi spazi della Rete le discussioni avvengono in tempo reale, tanto che, se il direttore di una famoso giornale apre una questione, viene coinvolto e tarda a rispondere, si scatena il putiferio.

Lifestream

In Rete le notizie si sono sempre avvalse della capacità di fare il giro del pianeta in poco tempo, rendendo di fatto inefficienti in termini di freschezza ed aggiornamento i media tradizionali, dalla tv ai giornali; adesso i nuovi servizi del Web offrono nuove modalità di utilizzo delle news e permettono una velocità di interazione mai vista prima. Da Twitter a Facebook, passando per il neo-acquisto di Zuckerberg, FriendFeed. Persino Tumblr, piattaforma nata come blog minimale, sta convergendo verso il real time. Questi servizi condividono il design di base, con una grossa bacheca nella quale scorre il flusso dei contenuti della propria rete di contatti. Alcuni prevedono commenti e discussioni contestuali al contenuto, mentre altri non li prevedono affatto. Tutti hanno abbracciato una nuova forma di comunicazione nella quale gli utenti si esprimono attraverso contributi e commenti ben definiti e concisi. Non potrebbe essere altrimenti, dal momento che con messaggi lunghi e impegnativi da leggere si perderebbe il flusso degli aggiornamenti. E così cambiano le abitudini di consumo delle informazioni, con le persone sempre più attratte dall’idea di consumare piccoli spuntini informativi al posto di pasti principali e regolari. Se possibile si rafforza ancora di più l’idea di “Snack Culture” che proponeva Wired qualche tempo fa. E c’è da dire che i numeri stanno dando ragione a chi adotta il Real Time Web: gran parte dei servizi che hanno abbracciato l’onda del flusso in tempo reale registrano una crescita costante della loro base utenti.

La natura dei contenuti condivisi è molteplice, così come lo spirito delle conversazioni che possono nascere da una notizia, un link o un video pubblicato. Se l’oggetto di discussione e i commenti che ha generato sono meritevoli e degni di attenzione, acquisteranno valore e rilevanza all’interno del network, diventando più visibili e facilmente raggiungibili. A volte il servizio prevede modalità automatiche per fare emergere i contributi più graditi: i like di apprezzamento, così come il numero di commenti, ad esempio, servono a dare rilevanza al contributo; altre volte, quando non sono previste modalità efficaci per facilitare la gestione delle priorità informative, è la stessa comunità a creare ed affermare le pratiche più adatte allo scopo: retweet, hashtag e reblog in genere sono l’esempio di accorgimenti non previsti ma adottati dagli utenti per sopperire una o più mancanze.

Sfere che interagiscono

Facile a questo punto pensare che si tratti di notizie inerenti al mondo della comunicazione o viziate dalle abitudini di chi frequenta questi spazi. In realtà in questi ultimi anni abbiamo imparato quanto sia fuorviante pensare a un social network come un unico spazio, uguale per tutti e utilizzato allo stesso modo. Piuttosto la rappresentazione migliore è quella di tante piccole sfere dove ogni utente ha la sua visione delle cose, in relazione ai contatti che sceglie e alla sua modalità di vivere il network. Capita così che la notizia di qualche giorno fa della morte di Mike Buongiorno faccia più velocemente il giro della Rete su questi spazi, rispetto al lancio di un’agenzia di stampa. O che la copertura mediatica sul terremoto in Abruzzo e sulla protesta verde in Iran sia migliore nell’immediato su spazi come twitter e friendfeed, piuttosto che da fonti ufficiali come CNN.

Si potrebbero evidenziare due filoni principali che spingono gli utenti ad investire attenzione e tempo necessari a seguire in tempo reale i contributi della propria rete di contatti: le notizie relative a emergenze o situazioni di crisi e gli aggiornamenti personali dei contatti più intimi. In quest’ultimo caso, al di là della semplice notizia, diventa rilevante anche il giudizio di valore, l’opinione, la componente emotiva delle persone a cui teniamo. Se un post di un blog è di norma riflessivo, un tweet o un aggiornamento di stato hanno nella maggior parte dei casi una natura istintiva. E grazie a questo offrono una diversa sensazione di intimità: sono quei “mi piace”, “adoro”, “non sopporto”, “non sono d’accordo” a rendere immediata e intima la relazione online.

Le persone al centro

Con questo fenomeno emerge, ancora una volta e in maniera decisa, la centralità delle persone all’interno dei social network: sono gli amici che scegliamo il primo sistema di filtraggio della complessità e della eterogeneità delle informazioni online. Saranno loro a selezionare soggettivamente i contenuti di valore dal rumore, l’interessante dall’irrilevante. Al network spetta solo il lavoro di registrare le scelte e proporre quanto i nostri contatti hanno deciso collettivamente. Per la prima volta l’indicizzazione non parte dal contenuto, ma dall’interpretazione di questo da parte delle persone a noi vicine: il nostro grafo sociale online diventa sempre più rilevante nella vita quotidiana.

Ma oltre ai contenuti proposti dalla nostra rete di contatti il Real Time Web spicca e diventa rilevante anche sul piano della ricerca. Immaginiamo di dover cercare informazioni relative a un evento, un prodotto, una persona: su Google avremo la fotografia di quanto è stato detto fino a ieri, mentre sui nuovi spazi avremo non solo le informazioni nello stesso momento in cui le stiamo cercando, ma anche i giudizi delle persone a riguardo. Non appena avremo un sistema di aggregazione di questo corpo di informazioni semplice e alla portata di tutti, potrebbe cambiare la ricerca online. O per lo meno la ricerca nella grande libreria potrebbe essere integrata dalle chiacchiere da bar. Facile capire, quindi, perché Google sembra essere preoccupata e soffrire il colpo. Almeno fino al lancio di Google Wave previsto per fine mese.

I servizi di social networking si fanno così sempre più potenti e popolati, assieme alle funzioni di incontro e socializzazione, diventano capaci di trasportare un potenziale di informazioni altissimo e fortemente dipendente dalla nostra rete di contatti. Non importa se si tratta di contenuti seri, semiseri o demenziali. In fondo ognuno ha gli “amici” che si sceglie (e merita).




Tommaso Sorchiotti si occupa di formazione e di strategie di comunicazione per progetti basati sui nuovi strumenti della Rete. Precursore e divulgatore del microblogging in Italia, cerca di diffondere la cultura digitale come trainer e come blogger. Parla di microblogging su Microblogging.it e annota spunti più o meno professionali sul suo Tumblr tommaso.tumblr.com.

In Rete: www.tommasosorchiotti.com

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9 commenti

  1. Marco Massarotto

    Ottima analisi, bravo Tommaso. La sharo… :)

  2. Giorgio Jannis

    Lifestreaming, le “sfere conversazionali”, le persone e l’interpretazione, la visione sistemica delle reti relazionali, tutto messo in fila per bene. Avrei giusto “casualmente” scritto le parole reputazione e fiducia nell’ultimo paragrafo, dove sono presenti implicitamente, tanto per chiudere il (mio personale) cerchio dei significati

  3. Fabio Iorio

    Ciao tommaso, sai che condivido molto del tuo articolo, ma non pensi che ancora una volta quando si parla di 2.0 si cada involontariamente in una visione fin troppo ottimistica del fenomeno? Analizzando Facebook ad esempio credo che si possa parlare di un punto di rottura delle amicizie. Oltre un tot numero, il guadagno di informazioni si perde in una sovrabbondanza difficile da gestire. Inoltre, lo stesso social network è stato più volte definito un aspetto superficiale del web, una potenziale interfaccia per la rete forse, ma che corre il rischio di confondersi sempre più con il web stesso, un ambiente per una comunicazione un pò nozionistica e sempre meno approfondita. Gli aspetti da analizzare sono ancora molteplici, come la ridondanza o certi circoli viziosi da cui a volte è difficile uscire (a volte una notizia letta da me un mese fa ritorna dopo tre mesi come nuova su un blog o attraverso giri infiniti di passaparola). Di certo una rivoluzione è in atto, o forse preferirei dire che una rivoluzione è alle porte, ma tutto il sistema dovrà cambiare, il modo di pensare allo stesso attraverso gratuità, copyleft, codice… parole ancora troppo poco riconosciute.

  4. Livio Milanesio

    una volta leonard bernstein, commentando la filosofia di wittgenstein, disse: è come pulire continuamente un paio di occhiali senza però mai utilizzarli per vedere. non è che passiamo un sacco di tempo a raccogliere infromazioni che poi però non utilizziamo perché siamo impegnati a raccogliere informazioni?

  5. Tommaso Sorchiotti

    @Marco ottimo :)

    @Giorgio grazie. E’ che poi mi dicono che finisco sempre a parlare delle stesse cose!

    @Livio vero, il rischio c’è e sto diventando dell’idea che bisogna passarci e scottarsi per imparare a gestire al meglio le informazioni. Bella la citazione :)

  6. Tommaso Sorchiotti

    Fabio, grazie del commento. Io sono inevitabilmente un’ottimista quando parlo di web 2 e media sociali :)

    Son convinto che la fase attuale sui social network, con l’ondata di Facebook e l’esplosione di Twitter, sia un momento di crescita indispensabile. Una volta si acquistavano i pc per “scaricare la mail”, poi per “navigare Internet”, ora per “andare su Facebook”. Discorso generazionale. Serve alle persone a scoprire pian piano il web, la condivisione e le conversazioni. E a noi addicted a convivere con questi nuovi coloni.

    La stessa corsa folle ad avere il numero di contatti più alto, che nessuno ammette ma che spesso leggo tra le righe, dovrebbe essere ridimensionata nel momento in cui si usano questi spazi in maniera “adulta”.
    Il web è ancora giovane e ci sarà modo di crescere assieme. Quello che mi preoccupa non è tanto il divide culturale, che sembra essere una costante in questo paese, quanto i paletti legislativi che certi burocrati cercano di imporre.

  7. VA

    Ottima analisi, bravo Tommaso. La sharo… :)

  8. [...] parlato di Real Time Web qualche tempo fa per Apogeonline. Di recente ho trovato un articolo di Web 2 journal che illustra [...]

  9. [...] sul ristorante avrei evitato di andarci. Il Real Time Web è stato un argomento già affrontato più volte nel 2009 dando anche origine a dibattiti sulla sua effettiva utilità, ma ho [...]

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