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Quinta di Copertina

Il canale che non puoi delegare

di Antonio Sofi

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Lucia De Siervo

27

mar

2009

Venti minuti in podcast tra ritagli di carta e bit, in compagnia di un ospite. Oggi con Lucia De Siervo, assessore all’informatica e responsabile della campagna online di Matteo Renzi a Firenze. Politica e web, tra personalizzazione, ruolo pubblico, informalità, vantaggi e svantaggi degli strumenti social e 2.0

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Continuiamo a parlare di politica e web. Dai blog a Facebook, fino all’idea della necessità del ritorno al territorio – o quantomeno di un cortocircuito più virtuoso tra on- e offline. Dopo le interviste a Giuseppe Civati , Paolo Guarino e Edoardo Colombo, ritorniamo ai politici, per sentire un doppio punto di vista: dell’amministratore pubblico e dello staff di una campagna elettorale in cui gli strumenti online hanno giocato un ruolo molto importante – quella per le primarie Pd a Firenze. Ne parliamo con Lucia De Siervo, assessore all’informatica del Comune di Firenze, che ha partecipato alla campagna elettorale di Matteo Renzi e blogger a sua volta – in primo luogo sulle resistenze della classe politica agli strumenti web: «Il politico tradizionale ha di solito l’ambizione ad andare sui quotidiani, che conosce e riconosce come luoghi dell’opinione pubblica. Poi c’è la questione del tempo: poco tempo e quindi paura di imparare un nuovo strumento che non si conosce. Infine c’è forse un terzo motivo dell’avversione dei politici verso il web, i blog, e gli strumenti di disintermediazione tra politica e cittadino: non lo ama chi non vuole davvero comunicare e informare, ma preferisce solo un ennesimo canale per mandare slogan, o come semplice vetrina».

Gli strumenti del web possono essere utili anche a chi fa l’amministratore pubblico: «Il web è straordinario come luogo in cui approfondire, spiegare, argomentare le cose che si fanno: serve a non far “scomparire” il lavoro fatto e andare alla sostanza delle cose, anche perché gli atti pubblici sono patrimonio di tutti. Altrimenti ci rimangono solo i canali tradizionali: comunicato stampa e conferenza stampa, oppure gli incontri con i cittadini – sempre meno vissuti e partecipati». Sulla campagna online di Matteo Renzi, il valore aggiunto è stata la forte personalizzazione «Renzi non ha delegato ad altri soggetti il suo stare nel Web, ci stava personalmente. Su Internet se non sei tu a rispondere si sente, si avverte – soprattutto su social network come Facebook. Ci vuole personalizzazione vera, esserci come persona: questo da una parte fa capire che il web è un canale di relazione vero e non di vuota comunicazione e dall’altra questo ha un rilievo anche politico».

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7 commenti

  1. Hamlet

    politica e internet: Daniele Capezzone dice che il nuovo partito “sarà anche un partito-Internet e un partito-Facebook”. (ascolta gr1 delle 13 del 28 marzo)

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