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	<title>Commenti a: L&#8217;evoluzione del giornalismo</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Di: I giornali visti dai libri &#8211; destynova</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-427</link>
		<dc:creator>I giornali visti dai libri &#8211; destynova</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2009 17:31:19 +0000</pubDate>
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		<description>[...] lineare ma continuo e incessante, è un buon paradigma di analisi, come ricorda in un ottimo pezzo Giuseppe. Una popolazione, quella degli editori, attraversa una forte crisi evolutiva per mancanza di cibo e [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] lineare ma continuo e incessante, è un buon paradigma di analisi, come ricorda in un ottimo pezzo Giuseppe. Una popolazione, quella degli editori, attraversa una forte crisi evolutiva per mancanza di cibo e [...]</p>
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		<title>Di: g.g.</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-305</link>
		<dc:creator>g.g.</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 18:34:11 +0000</pubDate>
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		<description>Sono il primo sostenitore delle risorse collettive. Ma non funzionano sempre. Non quando, ad esempio, di dovrebbe chiedere ad un sistema autorganizzato di volare in Ruanda per coprire un genocidio, investendo in una produzione video di qualità (e magari in diretta), nel viaggio, ecc ecc. 
Funziona bene ad alcuni livelli (l&#039;incidente sotto casa, la cronaca locale) ma molto meno su uno scenario internazionale veloce e compelsso, in cui serve un&#039;organizzazione dietro (e possibilmente anche una competizione tra organizzazioni).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Sono il primo sostenitore delle risorse collettive. Ma non funzionano sempre. Non quando, ad esempio, di dovrebbe chiedere ad un sistema autorganizzato di volare in Ruanda per coprire un genocidio, investendo in una produzione video di qualità (e magari in diretta), nel viaggio, ecc ecc.<br />
Funziona bene ad alcuni livelli (l&#8217;incidente sotto casa, la cronaca locale) ma molto meno su uno scenario internazionale veloce e compelsso, in cui serve un&#8217;organizzazione dietro (e possibilmente anche una competizione tra organizzazioni).</p>
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		<title>Di: Antonio Rossano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-304</link>
		<dc:creator>Antonio Rossano</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Feb 2009 17:28:02 +0000</pubDate>
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		<description>Condivido la tua analisi, Giuseppe, sullo stato dei media ed il percorso evolutivo cui lo scenario digitale ha costretto i media trdizionali.
Quello che a mio avviso appare discutibile è l&#039; ipotesi che &quot;il giornalismo non professionale non avrà mai, ahimè, i mezzi per coprire quanto succede nel mondo, non in maniera sistematica nè organizzata. E’ un complemento lussuoso, ma non un sostituto del giornalismo professionale dentro un “news media”..
Ecco, da operatore dell&#039; informatica da circa 25 anni e della comunicazione da poco meno, ho visto accadere &quot;cose che voi umani non potete neanche immaginare..&quot; per dirla con le parole di Blade Runner. Non troppi anni fa, era la metà degli anni &#039;70 il mondo dell&#039; informatica era letteralmente monopolizzato da IBM.
Qualche anno dopo le certezze di &quot;Big Blue&quot; come era affettuosamente chiamata la multinazionale americana, crollarono con l&#039; avvento del Personal Computer e di Microsoft. E ancora pochi anni or sono nessuno, a meno di esser considerato folle, avrebbe immaginato il possibile subentro nel controllo del mondo dell&#039; informatica e del Web da parte di Google.
Poco attinenti questi ricordi? Non credo.
La affidabilità delle risorse collettive è stata da tempo collaudata attraverso strumenti di intelligenza collaborativa come i wiki ed il più grande esempio di ciò è proprio Wikipedia.
Wikipedia ha un numero di voci pari a 10 volte l&#039; Enciclopedia Britannica ed un controllo ed un aggioramento ancora più elevati.
In un possibile scenario di &quot;citizen media&quot; futuribile io vedo proprio l&#039; &quot;intelligenza collaborativa&quot; come il punto di svolta e di certezza.
Il controllo come le notizie verrà svolto dagli stessi &quot;prosumers&quot; che scriveranno e leggeranno e.... corregeranno.
La possibilità che questo tipo di informazione possa venire volontariamente &quot;distorta&quot; sarà pertanto di gran lunga inferiore a quella che accade oggi in un &quot;media tradizionale&quot;, dove un unico individuo, depositario della verità, può in maniera diretta o subliminale, dare un senso, piuttosto che un altro ad una informazione, per motivi commerciali, politici o, addirittura, personali.
Sarà possibile, in un &quot;citizen media&quot; globale, per un ristretto numero di &quot;operatori dedicati&quot; attivare meccanismi automatici di controllo delle informazioni (es. segnalazioni di errori, di falsi, etc..) che richiamano l&#039; attenzione dell&#039; operatore per una rapida verifica.
Attraverso quegli stessi citizen media, di dimensioni variabili dalla singola unità individuale ad intere collettività globali, sistemi di difusione della pubblicità globalizzati, (google, yahoo, microsoft, etc..) saranno in grado di utilizzare la teoria della &quot;coda lunga&quot; di Anderson per il posizionamento dell&#039; advertising, riconoscendo, come già accade, i compensi pubblicitari in base al &quot;pay per click&quot; ed ad altri fattori parametrizzati.
Per quest&#039; ultimo motivo ritengo anche che gorsse multinazionali dell&#039; informazione non potranno prendere il sopravvento nè tecnologicamente nè economicamente. L&#039; interesse, per esempio di Google, è proprio quello di gestire un advertising molto frazionato ed utilizzare la teoria della coda lunga che, su un mercato globale ha già dimostrato di essere vincente, anche per quanto riguarda Amazon ed Itunes.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Condivido la tua analisi, Giuseppe, sullo stato dei media ed il percorso evolutivo cui lo scenario digitale ha costretto i media trdizionali.<br />
Quello che a mio avviso appare discutibile è l&#8217; ipotesi che &#8220;il giornalismo non professionale non avrà mai, ahimè, i mezzi per coprire quanto succede nel mondo, non in maniera sistematica nè organizzata. E’ un complemento lussuoso, ma non un sostituto del giornalismo professionale dentro un “news media”..<br />
Ecco, da operatore dell&#8217; informatica da circa 25 anni e della comunicazione da poco meno, ho visto accadere &#8220;cose che voi umani non potete neanche immaginare..&#8221; per dirla con le parole di Blade Runner. Non troppi anni fa, era la metà degli anni &#8217;70 il mondo dell&#8217; informatica era letteralmente monopolizzato da IBM.<br />
Qualche anno dopo le certezze di &#8220;Big Blue&#8221; come era affettuosamente chiamata la multinazionale americana, crollarono con l&#8217; avvento del Personal Computer e di Microsoft. E ancora pochi anni or sono nessuno, a meno di esser considerato folle, avrebbe immaginato il possibile subentro nel controllo del mondo dell&#8217; informatica e del Web da parte di Google.<br />
Poco attinenti questi ricordi? Non credo.<br />
La affidabilità delle risorse collettive è stata da tempo collaudata attraverso strumenti di intelligenza collaborativa come i wiki ed il più grande esempio di ciò è proprio Wikipedia.<br />
Wikipedia ha un numero di voci pari a 10 volte l&#8217; Enciclopedia Britannica ed un controllo ed un aggioramento ancora più elevati.<br />
In un possibile scenario di &#8220;citizen media&#8221; futuribile io vedo proprio l&#8217; &#8220;intelligenza collaborativa&#8221; come il punto di svolta e di certezza.<br />
Il controllo come le notizie verrà svolto dagli stessi &#8220;prosumers&#8221; che scriveranno e leggeranno e&#8230;. corregeranno.<br />
La possibilità che questo tipo di informazione possa venire volontariamente &#8220;distorta&#8221; sarà pertanto di gran lunga inferiore a quella che accade oggi in un &#8220;media tradizionale&#8221;, dove un unico individuo, depositario della verità, può in maniera diretta o subliminale, dare un senso, piuttosto che un altro ad una informazione, per motivi commerciali, politici o, addirittura, personali.<br />
Sarà possibile, in un &#8220;citizen media&#8221; globale, per un ristretto numero di &#8220;operatori dedicati&#8221; attivare meccanismi automatici di controllo delle informazioni (es. segnalazioni di errori, di falsi, etc..) che richiamano l&#8217; attenzione dell&#8217; operatore per una rapida verifica.<br />
Attraverso quegli stessi citizen media, di dimensioni variabili dalla singola unità individuale ad intere collettività globali, sistemi di difusione della pubblicità globalizzati, (google, yahoo, microsoft, etc..) saranno in grado di utilizzare la teoria della &#8220;coda lunga&#8221; di Anderson per il posizionamento dell&#8217; advertising, riconoscendo, come già accade, i compensi pubblicitari in base al &#8220;pay per click&#8221; ed ad altri fattori parametrizzati.<br />
Per quest&#8217; ultimo motivo ritengo anche che gorsse multinazionali dell&#8217; informazione non potranno prendere il sopravvento nè tecnologicamente nè economicamente. L&#8217; interesse, per esempio di Google, è proprio quello di gestire un advertising molto frazionato ed utilizzare la teoria della coda lunga che, su un mercato globale ha già dimostrato di essere vincente, anche per quanto riguarda Amazon ed Itunes.</p>
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	<item>
		<title>Di: Puntopanto, bloggers she wrote &#187; Blog Archive &#187; Amatorialismo di massa</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-299</link>
		<dc:creator>Puntopanto, bloggers she wrote &#187; Blog Archive &#187; Amatorialismo di massa</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Feb 2009 21:48:23 +0000</pubDate>
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		<description>[...] Qualche settimana fa, Giuseppe Granieri ha pubblicato su Apogeonline una nota approfondita e dettagliata su come sta cambiando il giornalismo. [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Qualche settimana fa, Giuseppe Granieri ha pubblicato su Apogeonline una nota approfondita e dettagliata su come sta cambiando il giornalismo. [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: LSDI : Lunga vita al giornalismo partecipativo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-275</link>
		<dc:creator>LSDI : Lunga vita al giornalismo partecipativo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Feb 2009 07:29:09 +0000</pubDate>
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		<description>[...] la &#8216;evoluzione dell&#8217;informazione&#8217; ponendola interamente nel contesto dell&#8217;industria giornalistica, &#8220;e, quindi, su quei segmenti &#8216;alti&#8217; della professione che quell’industria [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] la &#8216;evoluzione dell&#8217;informazione&#8217; ponendola interamente nel contesto dell&#8217;industria giornalistica, &#8220;e, quindi, su quei segmenti &#8216;alti&#8217; della professione che quell’industria [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Il ReteGiornale - la Tua Voce in Rete&#187; Libertà d'informazione &#187; Giornalisti in ”drastica riduzione”?</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-267</link>
		<dc:creator>Il ReteGiornale - la Tua Voce in Rete&#187; Libertà d'informazione &#187; Giornalisti in ”drastica riduzione”?</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 14:29:52 +0000</pubDate>
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		<description>[...] previsione &#232; di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato  una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro della crisi generale che sta attraversando l&#8217; editoria [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] previsione &egrave; di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato  una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro della crisi generale che sta attraversando l&rsquo; editoria [...]</p>
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	<item>
		<title>Di: LSDI : Giornalisti in &#8221;drastica riduzione&#8221;?</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-262</link>
		<dc:creator>LSDI : Giornalisti in &#8221;drastica riduzione&#8221;?</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 06:32:28 +0000</pubDate>
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		<description>[...] previsione &#232; di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato qualche giorno fa una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro della crisi generale che sta attraversando l&#8217; editoria [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] previsione &egrave; di Giuseppe Granieri* che, su Apogeonline ha tracciato qualche giorno fa una ampia analisi della possibile evoluzione del giornalismo nel quadro della crisi generale che sta attraversando l&rsquo; editoria [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Partecipazione e condivisione per difendere l&#8217;informazione, davvero &#124; Yurait Social Blog</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-260</link>
		<dc:creator>Partecipazione e condivisione per difendere l&#8217;informazione, davvero &#124; Yurait Social Blog</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Feb 2009 00:25:19 +0000</pubDate>
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		<description>[...] nell&#8217;era di Internet? Perché, da quanto leggo in giro, quasi sempre ciò si riferisce all&#8217;evoluzione dei Big Media, a come noi lettori potremo ancora foraggiare le super-corporations mediatiche, di qualunque colore [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] nell&#8217;era di Internet? Perché, da quanto leggo in giro, quasi sempre ciò si riferisce all&#8217;evoluzione dei Big Media, a come noi lettori potremo ancora foraggiare le super-corporations mediatiche, di qualunque colore [...]</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: bernardo parrella</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-258</link>
		<dc:creator>bernardo parrella</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 17:59:25 +0000</pubDate>
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		<description>non solo il giornalismo partecipativo nelle sue varie forme e localizzazioni diventa sempre piu&#039; centrale nell&#039;informazione globale (o meglio: glocale) della gente,  ma proprio per i news media e&#039; pilastro ormai vitale per riguadagnare credibilita&#039; (e vendite) - basti vedere spazi e opzioni in tal senso di NYT, CNN e via di seguito

il punto non e&#039; sostituirsi ad alcunche&#039;, quanto piuttosto dare voce ai singoli, ai nativi digitali, alla gente comune, alle contro-inchieste, ai social media, ai citizen reporters - tutte situazioni che i big media non possono ne&#039; vogliono affrontare o abbracciare, per scelta corporativo-economica prima di tutto, e ancor piu&#039; in italia

e se parliamo di evoluzione dell&#039;informazione senza dare il dovuto spazio a simili dinamiche e alle molteplici esperienze attive nel mondo, o relegandole sempre come note a pie&#039; di pagina, se ci occupiamo solo delle alte sfere, be&#039; e&#039; chiaro che si perde contatto con la realta&#039; e si ottiene il disinteresse della gente, ulteriori ragioni della crisi del giornalismo e di una &quot;evoluzione&quot; che (almeno per come dipinta qui per la gran parte) ha poco o nulla da dire di nuovo agli ex-lettori - IMNSHO</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>non solo il giornalismo partecipativo nelle sue varie forme e localizzazioni diventa sempre piu&#8217; centrale nell&#8217;informazione globale (o meglio: glocale) della gente,  ma proprio per i news media e&#8217; pilastro ormai vitale per riguadagnare credibilita&#8217; (e vendite) &#8211; basti vedere spazi e opzioni in tal senso di NYT, CNN e via di seguito</p>
<p>il punto non e&#8217; sostituirsi ad alcunche&#8217;, quanto piuttosto dare voce ai singoli, ai nativi digitali, alla gente comune, alle contro-inchieste, ai social media, ai citizen reporters &#8211; tutte situazioni che i big media non possono ne&#8217; vogliono affrontare o abbracciare, per scelta corporativo-economica prima di tutto, e ancor piu&#8217; in italia</p>
<p>e se parliamo di evoluzione dell&#8217;informazione senza dare il dovuto spazio a simili dinamiche e alle molteplici esperienze attive nel mondo, o relegandole sempre come note a pie&#8217; di pagina, se ci occupiamo solo delle alte sfere, be&#8217; e&#8217; chiaro che si perde contatto con la realta&#8217; e si ottiene il disinteresse della gente, ulteriori ragioni della crisi del giornalismo e di una &#8220;evoluzione&#8221; che (almeno per come dipinta qui per la gran parte) ha poco o nulla da dire di nuovo agli ex-lettori &#8211; IMNSHO</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Shock emozionale &#124; Yurait Social Blog</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/10/levoluzione-del-giornalismo/comment-page-1#comment-253</link>
		<dc:creator>Shock emozionale &#124; Yurait Social Blog</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Feb 2009 09:23:32 +0000</pubDate>
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		<description>[...] forse possiamo ancora continuare a discutere se sono le tecnologie digitali o il mercato che stanno cambiando il modo di fare giornalismo, ma forse varrebbe la pena di capire come fare a difendere [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] forse possiamo ancora continuare a discutere se sono le tecnologie digitali o il mercato che stanno cambiando il modo di fare giornalismo, ma forse varrebbe la pena di capire come fare a difendere [...]</p>
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