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	<title>Commenti a: Internet, «un vero dono per l&#8217;umanità»</title>
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	<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb</link>
	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Di: Antonio Spadaro</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-213</link>
		<dc:creator>Antonio Spadaro</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Feb 2009 17:59:21 +0000</pubDate>
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		<description>È possibile pensare a internet come a una metafora per comprendere la Chiesa, naturalmente senza credere che essa possa esser esaustiva? La Rete può essere compresa come una sorta di grande testo autoreferenziale e dunque puramente «orizzontale»: essa non ha radici né rami e dunque rappresenta un modello di struttura chiusa in se stessa, per quanto ampia sia. La Chiesa invece non è una rete di relazioni immanenti, ma ha sempre un principio e un fondamento «esterno». Se le relazioni in Rete dipendono dalla presenza e dall’efficace funzionamento degli strumenti di comunicazione, la comunione ecclesiale comprende se stessa radicalmente come un «dono» dello Spirito. L’agire comunicativo della Chiesa ha in questo dono il suo fondamento e la sua origine. D’altra parte però possono risultare illuminanti le parole di K. Rahner, quando afferma che ogni realizzazione, anche germinale, della socialità umana è una attuazione, seppure ampia e diffusa, della Chiesa. Infatti «l’uomo non è l’essere dell’intercomunicazione solo in maniera marginale, bensì questa sua qualità condetermina in lungo e in largo tutta la sua esistenza». Posto ciò, «se la salvezza riguarda tutto l’uomo, lo pone in rapporto con Dio nella sua totalità e in tutte le dimensioni della sua esistenza», allora «con ciò è già detto che questa interumanità caratterizza anche la religione del cristianesimo», che va concepita come una «religione ecclesiale» [K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo, Roma, Ed. Paoline, 1978, 414 s.].
Un problema che pone un modello «reticolare» di Chiesa è più concreto ed è quello prodotto da una pratica religiosa individuale, la quale conferma l’esasperata privatizzazione degli scopi della vita e l’individualismo estremo della società dei consumi capitalistica («ciascuno per sé e Dio per tutti»). Queste tensioni ovviamente hanno una ricaduta sul significato dell’«appartenenza» ecclesiale. Essa sarebbe frutto di un «consenso» e dunque «prodotto» della comunicazione. In questo contesto i passi dell’iniziazione cristiana rischiano di risolversi in una sorta di «procedura di accesso» (login) all’informazione, forse anche sulla base di un «contratto», che permette anche una rapida disconnessione (logoff). Il radicamento in una comunità si risolverebbe in una sorta di «installazione» (install) di un programma (software) in una macchina (hardware), che si può dunque facilmente anche «disinstallare» (uninstall). 
D’altra parte la fede non è fatta soltanto di informazioni, né la Chiesa è luogo di mera «trasmissione», cioè non è una pura «emittente». Essa è luogo di «comunicazione» e «testimonianza» vissuta del messaggio che si «annuncia».</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>È possibile pensare a internet come a una metafora per comprendere la Chiesa, naturalmente senza credere che essa possa esser esaustiva? La Rete può essere compresa come una sorta di grande testo autoreferenziale e dunque puramente «orizzontale»: essa non ha radici né rami e dunque rappresenta un modello di struttura chiusa in se stessa, per quanto ampia sia. La Chiesa invece non è una rete di relazioni immanenti, ma ha sempre un principio e un fondamento «esterno». Se le relazioni in Rete dipendono dalla presenza e dall’efficace funzionamento degli strumenti di comunicazione, la comunione ecclesiale comprende se stessa radicalmente come un «dono» dello Spirito. L’agire comunicativo della Chiesa ha in questo dono il suo fondamento e la sua origine. D’altra parte però possono risultare illuminanti le parole di K. Rahner, quando afferma che ogni realizzazione, anche germinale, della socialità umana è una attuazione, seppure ampia e diffusa, della Chiesa. Infatti «l’uomo non è l’essere dell’intercomunicazione solo in maniera marginale, bensì questa sua qualità condetermina in lungo e in largo tutta la sua esistenza». Posto ciò, «se la salvezza riguarda tutto l’uomo, lo pone in rapporto con Dio nella sua totalità e in tutte le dimensioni della sua esistenza», allora «con ciò è già detto che questa interumanità caratterizza anche la religione del cristianesimo», che va concepita come una «religione ecclesiale» [K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo, Roma, Ed. Paoline, 1978, 414 s.].<br />
Un problema che pone un modello «reticolare» di Chiesa è più concreto ed è quello prodotto da una pratica religiosa individuale, la quale conferma l’esasperata privatizzazione degli scopi della vita e l’individualismo estremo della società dei consumi capitalistica («ciascuno per sé e Dio per tutti»). Queste tensioni ovviamente hanno una ricaduta sul significato dell’«appartenenza» ecclesiale. Essa sarebbe frutto di un «consenso» e dunque «prodotto» della comunicazione. In questo contesto i passi dell’iniziazione cristiana rischiano di risolversi in una sorta di «procedura di accesso» (login) all’informazione, forse anche sulla base di un «contratto», che permette anche una rapida disconnessione (logoff). Il radicamento in una comunità si risolverebbe in una sorta di «installazione» (install) di un programma (software) in una macchina (hardware), che si può dunque facilmente anche «disinstallare» (uninstall).<br />
D’altra parte la fede non è fatta soltanto di informazioni, né la Chiesa è luogo di mera «trasmissione», cioè non è una pura «emittente». Essa è luogo di «comunicazione» e «testimonianza» vissuta del messaggio che si «annuncia».</p>
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		<title>Di: Roberto Mancin</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-199</link>
		<dc:creator>Roberto Mancin</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Feb 2009 00:54:23 +0000</pubDate>
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		<description>Caro padre Antonio, hai ragione; il target della mia &quot;arringa&quot; sei tu ma non perche&#039; ultimo balardo del Copyright contro le rudi e barbare licenze &quot;open&quot;, ma in quanto difensore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La Compagnia di Gesu&#039;, com è noto, e&#039; nata proprio per difendere la Chiesa e tu, essendo il massimo esperto di Chiesa 2.0 nonche&#039; membro della redazione de La Civiltà Cattolica sei il Bellarmino 2.0. Devi sapere che io, chiamandomi Roberto, sono un fan del Bellarmino; pensa che ho letto due volte la biografia scritta da padre J. Brodrick S.J.. Pare che da giovane fosse la punta di diamante della controriforma tanto che era l&#039;unico prete cattolico con cui i protestanti amavano dialogare. Lui si&#039; che era 2.0 dato che amava e cercava il confronto.

Il digital divide per esse colmato va almeno compreso. Non è una questione di paesi ricchi e poveri, ma di accesso alle informazioni e al sapere. Gli havesnot, ossia le persone digitalmente divise e svantaggiate, non sono solo coloro che hanno connesioni lente o computer vecchi, ma anche e soprattutto le persone che non possono accedere alle informazioni pur avendo gli strumenti. Parlo delle persone con disabilita&#039; sensoriali o prive di accesso  alle banche dati scientifiche. Vittima di divari digitali non e&#039; il ragazzo che non si puo&#039; scaricare i film o gli mp3 che vuole o il pdf dell&#039;ultimo libro di Harry Potter ma chi non puo&#039; percepire le informazioni multimediali presentate a scuola perche&#039; cieco o sordo e chi non puo&#039; sapere come curare una rara malattia pediatrica perche&#039; non puo&#039; fare una query in Pubmed. Casi limite tu dirai... non per un cattolico come me che ogni giorno si scontra con questi nefasti effetti collaterali di una societa&#039; piu&#039; interessata a tutelare i diritti degli &quot;haves&quot; piuttosto che quelli degli &quot;havesnot&quot;.

Scusa il sermone ma mi stupisce che una persona capace come te di andare controcorrente, esaltando Internet e Facebook anche in tempi non sospetti, non capisca che la propria posizione agnostica e prudente sulle licenze CC e&#039;.. troppo Ignaziana (numquam nega raro adfirma)! A volte dimentico che sei un Gesuita con la G maiuscola (sorriso)

Affermi che la Chiesa e&#039; un network verticale e orrizontale. Per te, ogni singolo Host si connete solo orrizontalmente o tutti hanno un gateway con la Lan celestiale. Il Bridge principale fra la rete terrestre e quella celestiale e&#039; in Vaticano e si chiama PONTEfice? Chi definisce standard e protocolli di questa internet (i minuscola)? Alle RFC puo&#039; rispondere chiunque o solo chi ha connessioni verticali? Perdona la raffica di domande ma e&#039; toppo interessante dialogare con Bellarmino 2.0 (senza offesa, eh).

Roberto

P.S. Il gatto, ogni tanto puo&#039; pure frequentare i cani ed informare i cani riguardo i valori dei gatti, puo&#039; persino tentare di inculturarsi fra i cani imparando ad abbaiare. Anche i cani pero&#039; dovrebbero poter scrivere sugli autobus slogan del tipo: &quot;Una cattiva notizia: il gatto Tom non esite; quella buona è che Jerry non ne ha bisogno essendo vegetariano&quot;. A me hanno insegnato che un gatto eucaristico non va nei canili per miagolare ma per testimoniare con i fatti e non con le fusa i racconti scritti dai 4 evagattisti: il gatto Silvestro, il gatto Isidoro e il gatto Tom insieme con  il gatto Garfield.

P.P.S Spero che ti sia facile cogliere la mia ironia ma anche la mia passione per il dialogo telematico. Non mi interessa avere ragione o torto ma confontarmi, relazionarmi con diverse ma chiare sensibilita&#039;... la Verita&#039;, per me, e&#039; un frutto della faticosa relazione con Cristo; Alberto Magno diceva &quot;pro veritatem adversa diligere&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro padre Antonio, hai ragione; il target della mia &#8220;arringa&#8221; sei tu ma non perche&#8217; ultimo balardo del Copyright contro le rudi e barbare licenze &#8220;open&#8221;, ma in quanto difensore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La Compagnia di Gesu&#8217;, com è noto, e&#8217; nata proprio per difendere la Chiesa e tu, essendo il massimo esperto di Chiesa 2.0 nonche&#8217; membro della redazione de La Civiltà Cattolica sei il Bellarmino 2.0. Devi sapere che io, chiamandomi Roberto, sono un fan del Bellarmino; pensa che ho letto due volte la biografia scritta da padre J. Brodrick S.J.. Pare che da giovane fosse la punta di diamante della controriforma tanto che era l&#8217;unico prete cattolico con cui i protestanti amavano dialogare. Lui si&#8217; che era 2.0 dato che amava e cercava il confronto.</p>
<p>Il digital divide per esse colmato va almeno compreso. Non è una questione di paesi ricchi e poveri, ma di accesso alle informazioni e al sapere. Gli havesnot, ossia le persone digitalmente divise e svantaggiate, non sono solo coloro che hanno connesioni lente o computer vecchi, ma anche e soprattutto le persone che non possono accedere alle informazioni pur avendo gli strumenti. Parlo delle persone con disabilita&#8217; sensoriali o prive di accesso  alle banche dati scientifiche. Vittima di divari digitali non e&#8217; il ragazzo che non si puo&#8217; scaricare i film o gli mp3 che vuole o il pdf dell&#8217;ultimo libro di Harry Potter ma chi non puo&#8217; percepire le informazioni multimediali presentate a scuola perche&#8217; cieco o sordo e chi non puo&#8217; sapere come curare una rara malattia pediatrica perche&#8217; non puo&#8217; fare una query in Pubmed. Casi limite tu dirai&#8230; non per un cattolico come me che ogni giorno si scontra con questi nefasti effetti collaterali di una societa&#8217; piu&#8217; interessata a tutelare i diritti degli &#8220;haves&#8221; piuttosto che quelli degli &#8220;havesnot&#8221;.</p>
<p>Scusa il sermone ma mi stupisce che una persona capace come te di andare controcorrente, esaltando Internet e Facebook anche in tempi non sospetti, non capisca che la propria posizione agnostica e prudente sulle licenze CC e&#8217;.. troppo Ignaziana (numquam nega raro adfirma)! A volte dimentico che sei un Gesuita con la G maiuscola (sorriso)</p>
<p>Affermi che la Chiesa e&#8217; un network verticale e orrizontale. Per te, ogni singolo Host si connete solo orrizontalmente o tutti hanno un gateway con la Lan celestiale. Il Bridge principale fra la rete terrestre e quella celestiale e&#8217; in Vaticano e si chiama PONTEfice? Chi definisce standard e protocolli di questa internet (i minuscola)? Alle RFC puo&#8217; rispondere chiunque o solo chi ha connessioni verticali? Perdona la raffica di domande ma e&#8217; toppo interessante dialogare con Bellarmino 2.0 (senza offesa, eh).</p>
<p>Roberto</p>
<p>P.S. Il gatto, ogni tanto puo&#8217; pure frequentare i cani ed informare i cani riguardo i valori dei gatti, puo&#8217; persino tentare di inculturarsi fra i cani imparando ad abbaiare. Anche i cani pero&#8217; dovrebbero poter scrivere sugli autobus slogan del tipo: &#8220;Una cattiva notizia: il gatto Tom non esite; quella buona è che Jerry non ne ha bisogno essendo vegetariano&#8221;. A me hanno insegnato che un gatto eucaristico non va nei canili per miagolare ma per testimoniare con i fatti e non con le fusa i racconti scritti dai 4 evagattisti: il gatto Silvestro, il gatto Isidoro e il gatto Tom insieme con  il gatto Garfield.</p>
<p>P.P.S Spero che ti sia facile cogliere la mia ironia ma anche la mia passione per il dialogo telematico. Non mi interessa avere ragione o torto ma confontarmi, relazionarmi con diverse ma chiare sensibilita&#8217;&#8230; la Verita&#8217;, per me, e&#8217; un frutto della faticosa relazione con Cristo; Alberto Magno diceva &#8220;pro veritatem adversa diligere&#8221;</p>
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	<item>
		<title>Di: Antonio Spadaro</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-194</link>
		<dc:creator>Antonio Spadaro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 06:09:11 +0000</pubDate>
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		<description>Roberto, dire che il copyright non è un tabù non significa giustificarlo sempre. Ho l&#039;impressione che nella tua &quot;arringa&quot; tu prenda me come simbolo. IO non difendo affatto il copyright. Il mio discorso tenta semplicemente di dire che la questione dei diritti non è risolvibile con la bacchetta magica dei bei principi che pur tutti accettiamo (ok, puoi citarmi il Papa a raffica – ti vedo molto preparato sui suoi discorsi! – ma questo non cambia nulla). Il digital divide va colmato senza utopie e il processo, è inutile che lo neghiamo, è lungo.
 
La chiesa non è un network orizzontale. Dico che crea networks. Chi è credente (ma qui entriamo in un livello diverso di discorso) sa che la chiesa non è un semplice network orizzontale perchè il suo fondamento sta fuori della rete. Ma sul tuo invito al gatto a sonnecchiare ozioso e a farsi le sue ragnatele interne, stordito, e a non influenzare il paese dei cani e le sue leggi... beh... no comment. Lasciamo invece che l&#039;informazione passi, semmai. Interessantissimo invece il discorso di protocolli e standard. E&#039; da riprendere.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Roberto, dire che il copyright non è un tabù non significa giustificarlo sempre. Ho l&#8217;impressione che nella tua &#8220;arringa&#8221; tu prenda me come simbolo. IO non difendo affatto il copyright. Il mio discorso tenta semplicemente di dire che la questione dei diritti non è risolvibile con la bacchetta magica dei bei principi che pur tutti accettiamo (ok, puoi citarmi il Papa a raffica – ti vedo molto preparato sui suoi discorsi! – ma questo non cambia nulla). Il digital divide va colmato senza utopie e il processo, è inutile che lo neghiamo, è lungo.</p>
<p>La chiesa non è un network orizzontale. Dico che crea networks. Chi è credente (ma qui entriamo in un livello diverso di discorso) sa che la chiesa non è un semplice network orizzontale perchè il suo fondamento sta fuori della rete. Ma sul tuo invito al gatto a sonnecchiare ozioso e a farsi le sue ragnatele interne, stordito, e a non influenzare il paese dei cani e le sue leggi&#8230; beh&#8230; no comment. Lasciamo invece che l&#8217;informazione passi, semmai. Interessantissimo invece il discorso di protocolli e standard. E&#8217; da riprendere.</p>
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		<title>Di: Roberto Mancin</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-193</link>
		<dc:creator>Roberto Mancin</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 23:04:41 +0000</pubDate>
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		<description>Ok non parliamo di questioni piu&#039; grandi di noi (copyright/copyleft) ma di cose a noi piu&#039; vicine e attinenti al tuo articolo, ovvero: «È gratificante - afferma il Papa - vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. (...) Ci si deve tuttavia preoccupare - avverte - di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana»

Il mondo accessibile a tutti di cui parla il Santo Padre non e&#039; forse un mondo in cui il pediatra africano puo&#039; accedere alle stesse riviste scientifiche usate in Europa da colleghi, in cui lo studente cieco di Milano puo&#039; consultare la stessa banca dati del cugino di Torino?

Non e&#039; solo l&#039;inaccesibilita&#039; materiale dei nuovi strumenti la causa del Digital Divide ma anche la mancanza di &quot;sapere e di informazioni da condividere&quot;. Nel era digitale cio&#039; che fa la differenza non e&#039; l&#039;hardware ma l&#039;accesso a informazioni e contenuti.

Capisco che tu possa non avere una competenza specifica su queste cose, ma potresti fartela per scrivere qualcosa sulla Civilta&#039; Cattolica di veramente innovativo. A me interessa molto capire se le profetiche (22/2/2002) parole di John P. Foley su Internet e Etica, apparentemente contro il Digital Divide, sono compatibili con il copyright. Attenzione... io non ce l&#039;ho con autori e creativi; dico solo che non si puo&#039; essere contro i Divari Digitali e allo stesso momento difendere a spada tratta il Copyright. Ho letto che tu sei favorevole alle CC-by-nc. Perche&#039; allora non usi questa licenza? Io non me li vedo i padri gesuiti della provicia italiana scambiarsi fotocopie o pdf tramite penne USB ed anche se fosse... meno carta sprecata.

Non rimpovero al gatto di essere gatto ma quando  propone ai mammiferi degli altri stati di miagolare ed  impedisce indirettamente ai cani di abbaiare allora mi arrabbio. Se il gatto ha una sua gerarchia di valori... buon per lui purche&#039; con la scusa del &quot;bene comune&quot; non influenzi il paese di cani e gatti e le sue leggi. 

Scrivi: &quot;La chiesa vive di networks, e l’annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell’uomo, forse.&quot;.

Forse... dipende da cosa intendi dire. Cos&#039;e&#039;, per te, un network? Da un punto di vista gerarchico i nodi sono uguali o cambiano Chi, nel millenario networl ecclesiastico, ha deciso protocolli e strandard?

Roberto &quot;Fox&quot;</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ok non parliamo di questioni piu&#8217; grandi di noi (copyright/copyleft) ma di cose a noi piu&#8217; vicine e attinenti al tuo articolo, ovvero: «È gratificante &#8211; afferma il Papa &#8211; vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. (&#8230;) Ci si deve tuttavia preoccupare &#8211; avverte &#8211; di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana»</p>
<p>Il mondo accessibile a tutti di cui parla il Santo Padre non e&#8217; forse un mondo in cui il pediatra africano puo&#8217; accedere alle stesse riviste scientifiche usate in Europa da colleghi, in cui lo studente cieco di Milano puo&#8217; consultare la stessa banca dati del cugino di Torino?</p>
<p>Non e&#8217; solo l&#8217;inaccesibilita&#8217; materiale dei nuovi strumenti la causa del Digital Divide ma anche la mancanza di &#8220;sapere e di informazioni da condividere&#8221;. Nel era digitale cio&#8217; che fa la differenza non e&#8217; l&#8217;hardware ma l&#8217;accesso a informazioni e contenuti.</p>
<p>Capisco che tu possa non avere una competenza specifica su queste cose, ma potresti fartela per scrivere qualcosa sulla Civilta&#8217; Cattolica di veramente innovativo. A me interessa molto capire se le profetiche (22/2/2002) parole di John P. Foley su Internet e Etica, apparentemente contro il Digital Divide, sono compatibili con il copyright. Attenzione&#8230; io non ce l&#8217;ho con autori e creativi; dico solo che non si puo&#8217; essere contro i Divari Digitali e allo stesso momento difendere a spada tratta il Copyright. Ho letto che tu sei favorevole alle CC-by-nc. Perche&#8217; allora non usi questa licenza? Io non me li vedo i padri gesuiti della provicia italiana scambiarsi fotocopie o pdf tramite penne USB ed anche se fosse&#8230; meno carta sprecata.</p>
<p>Non rimpovero al gatto di essere gatto ma quando  propone ai mammiferi degli altri stati di miagolare ed  impedisce indirettamente ai cani di abbaiare allora mi arrabbio. Se il gatto ha una sua gerarchia di valori&#8230; buon per lui purche&#8217; con la scusa del &#8220;bene comune&#8221; non influenzi il paese di cani e gatti e le sue leggi. </p>
<p>Scrivi: &#8220;La chiesa vive di networks, e l’annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell’uomo, forse.&#8221;.</p>
<p>Forse&#8230; dipende da cosa intendi dire. Cos&#8217;e', per te, un network? Da un punto di vista gerarchico i nodi sono uguali o cambiano Chi, nel millenario networl ecclesiastico, ha deciso protocolli e strandard?</p>
<p>Roberto &#8220;Fox&#8221;</p>
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		<title>Di: Antonio Spadaro</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-192</link>
		<dc:creator>Antonio Spadaro</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 17:41:27 +0000</pubDate>
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		<description>in un dibattito sul tema del copyright/copyleft e licenze sarebbe necessario avere una competenza specifica e legale che non ho. Io qui ragiono in termini generali e dico che la gestione dei diritti del lavoro creativo e intellettuale non è risolvibile con l&#039;abolizione del copyright. Sarebbe irrealistico e potrebbe non rispettare i diritti di chi col lavoro intellettuale e creativo ci campa.

Il discorso sull&#039;interazione della chiesa posto così è senza senso. Cioè rimproveri al gatto di essere gatto e dunque di miagolare invece che abbaiare. Inoltre si considera l&#039;interazione il nuovo dogma, il tabù assoluto. Io amo la cultuar digitale e le sue opportunità. Ci vivo dentro fino al collo, anzi. Tuttavia per me non è un assoluto, nè tutto è orizzontale e reticolare. Nella vita ho gerarchie di valori, affetti, fonti di informazioni. Sento importante la doppia dimensione: verticale e orizzontale. L&#039;asimmetria è una parte della vita ed è talvolta importante anche nel dialogo. Chiesa e cultura digitale sono destinate a rapporti sempre più stretti e lo sono non da adesso. La chiesa vive di networks, e l&#039;annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell&#039;uomo, forse. Insomma: evitiamo gli stereotipi troppo facili ed evidenti per essere del tutto veri. La realtà è molto più ricca e frastagliata di quel che appare.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>in un dibattito sul tema del copyright/copyleft e licenze sarebbe necessario avere una competenza specifica e legale che non ho. Io qui ragiono in termini generali e dico che la gestione dei diritti del lavoro creativo e intellettuale non è risolvibile con l&#8217;abolizione del copyright. Sarebbe irrealistico e potrebbe non rispettare i diritti di chi col lavoro intellettuale e creativo ci campa.</p>
<p>Il discorso sull&#8217;interazione della chiesa posto così è senza senso. Cioè rimproveri al gatto di essere gatto e dunque di miagolare invece che abbaiare. Inoltre si considera l&#8217;interazione il nuovo dogma, il tabù assoluto. Io amo la cultuar digitale e le sue opportunità. Ci vivo dentro fino al collo, anzi. Tuttavia per me non è un assoluto, nè tutto è orizzontale e reticolare. Nella vita ho gerarchie di valori, affetti, fonti di informazioni. Sento importante la doppia dimensione: verticale e orizzontale. L&#8217;asimmetria è una parte della vita ed è talvolta importante anche nel dialogo. Chiesa e cultura digitale sono destinate a rapporti sempre più stretti e lo sono non da adesso. La chiesa vive di networks, e l&#8217;annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell&#8217;uomo, forse. Insomma: evitiamo gli stereotipi troppo facili ed evidenti per essere del tutto veri. La realtà è molto più ricca e frastagliata di quel che appare.</p>
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		<title>Di: Roberto Mancin</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-188</link>
		<dc:creator>Roberto Mancin</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Feb 2009 01:18:59 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=376#comment-188</guid>
		<description>Ciao! Sul dogma laico delle licenze aperte  permettimi di farti notare che non è un assoluto ideologico e irrazionale ma una necessità estremamente pratica. Non vedo infatti in quale altro modo si potrebbe ridurre il &quot;Digital Divide&quot;; lotta  tanto cara anche a Benedetto XVI. Con google cerca &quot;copyright open access 2008&quot; usando il pulsante &quot;mi sento fortunato&quot;. (io che difendo un dogma vs un padre gesuita... non ho parole)

Il mio pessimismo sull’interazione nel Cyberspazio da parte della Chiesa Cattolica che crede di essere depositaria e custode della Verità, nasce dall&#039;evidenza storica che mai la Chiesa ha dialogato alla pari ma sempre in modo assimetrico e gerachico (pastore vs gregge, catechista vs catecumeni, messia vs apostoli, missionario vs &quot;inculturando&quot; profeta/sacerdote/re vs popolo, curia vs parrocchia).  Tu sei l&#039;eccezione che conferma la regola giacche&#039; di membri del clero del tuo livello capaci di dialogare alla pari col popolo ne ho visti pochi. Don Camilo, purtroppo non hai più voglia e tempo per dialogare con Peppone.
Anch&#039;io sono ottimista con la volonta&#039;... pessimista pero&#039; con la ragione.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao! Sul dogma laico delle licenze aperte  permettimi di farti notare che non è un assoluto ideologico e irrazionale ma una necessità estremamente pratica. Non vedo infatti in quale altro modo si potrebbe ridurre il &#8220;Digital Divide&#8221;; lotta  tanto cara anche a Benedetto XVI. Con google cerca &#8220;copyright open access 2008&#8243; usando il pulsante &#8220;mi sento fortunato&#8221;. (io che difendo un dogma vs un padre gesuita&#8230; non ho parole)</p>
<p>Il mio pessimismo sull’interazione nel Cyberspazio da parte della Chiesa Cattolica che crede di essere depositaria e custode della Verità, nasce dall&#8217;evidenza storica che mai la Chiesa ha dialogato alla pari ma sempre in modo assimetrico e gerachico (pastore vs gregge, catechista vs catecumeni, messia vs apostoli, missionario vs &#8220;inculturando&#8221; profeta/sacerdote/re vs popolo, curia vs parrocchia).  Tu sei l&#8217;eccezione che conferma la regola giacche&#8217; di membri del clero del tuo livello capaci di dialogare alla pari col popolo ne ho visti pochi. Don Camilo, purtroppo non hai più voglia e tempo per dialogare con Peppone.<br />
Anch&#8217;io sono ottimista con la volonta&#8217;&#8230; pessimista pero&#8217; con la ragione.</p>
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		<title>Di: Antonio Spadaro</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-187</link>
		<dc:creator>Antonio Spadaro</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 14:02:24 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=376#comment-187</guid>
		<description>Grazie per il tuo interesse e l&#039;uso del mio articolo. Lo trovi linkabile qui: http://www.laciviltacattolica.it/Quaderni/2009/3806/Articolo%20Spadaro.html
Gli articoli della rivista, come in genere le riviste di questo tipo, sono sotto copyright. L&#039;uno o l&#039;altro caso per caso ricevono (come il mio in questo caso) il permesso di diffusioni alternative. Ovviamente è linkabilissimo! Nessun bisogno di richiesta di autorizzazione. E davvero grazie. Circa la questione generale: non facciamo dei CC e del copyleft un dogma assoluto, però! La ricerca costa fatica e lavoro e il lavoro della gente, anche di quella che lavora alla conoscenza, può legittimamente avere un prezzo. Non costruiamo assoluti dove non ce n&#039;è bisogno. Lasciamo che sia secondo la natura delle cose e delle possibilità.

Circa il rapporto tra Chiesa Cattolica e Cyberspazio io sono invece molto ottimista, a dire il vero, anche guardando alla storia (cfr la radio con Marconi, etc.). In ogni caso sul rapporto chiesa/verità c&#039;è un pregiudizio ermeneutico e &quot;laicamente clericale&quot;. La chiesa possiede la verità come un figlio possiede suo padre, diciamo così. La verità per la chiesa non è un puro contenuto di conoscenza, ma è una persona, Cristo. Quindi si devono applicare categorie relazionali. La Chiesa non è in questo senso e non potrà mai essere &quot;padrona&quot; della verità nè può possederla. Però può dire di conoscerla perchè l&#039;ha conosciuta personalmente nella sua storia: nelle sue azioni, in ciò che ha detto ed è stato tramandato. E ne è depositaria e custode. Non padrona. Il cristianesimo è una religione storica, e molto concreta, basata su testimonianze e comunicazioni orali e scritte di vita e &quot;dottrina&quot;. Non per assiomi astratti. Ma qui andiamo per le lunghe. Chiudiamola qui. Volevo solamente dire che sono ottimista. Certo, la chiesa ha da imparare, questo sì, a muoversi bene. E questo può richiedere tempo, certo. Resto ottimista (sono nato così e spero di continuare ad esserlo, realisticamente...).</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie per il tuo interesse e l&#8217;uso del mio articolo. Lo trovi linkabile qui: <a href="http://www.laciviltacattolica.it/Quaderni/2009/3806/Articolo%20Spadaro.html" rel="nofollow">http://www.laciviltacattolica.it/Quaderni/2009/3806/Articolo%20Spadaro.html</a><br />
Gli articoli della rivista, come in genere le riviste di questo tipo, sono sotto copyright. L&#8217;uno o l&#8217;altro caso per caso ricevono (come il mio in questo caso) il permesso di diffusioni alternative. Ovviamente è linkabilissimo! Nessun bisogno di richiesta di autorizzazione. E davvero grazie. Circa la questione generale: non facciamo dei CC e del copyleft un dogma assoluto, però! La ricerca costa fatica e lavoro e il lavoro della gente, anche di quella che lavora alla conoscenza, può legittimamente avere un prezzo. Non costruiamo assoluti dove non ce n&#8217;è bisogno. Lasciamo che sia secondo la natura delle cose e delle possibilità.</p>
<p>Circa il rapporto tra Chiesa Cattolica e Cyberspazio io sono invece molto ottimista, a dire il vero, anche guardando alla storia (cfr la radio con Marconi, etc.). In ogni caso sul rapporto chiesa/verità c&#8217;è un pregiudizio ermeneutico e &#8220;laicamente clericale&#8221;. La chiesa possiede la verità come un figlio possiede suo padre, diciamo così. La verità per la chiesa non è un puro contenuto di conoscenza, ma è una persona, Cristo. Quindi si devono applicare categorie relazionali. La Chiesa non è in questo senso e non potrà mai essere &#8220;padrona&#8221; della verità nè può possederla. Però può dire di conoscerla perchè l&#8217;ha conosciuta personalmente nella sua storia: nelle sue azioni, in ciò che ha detto ed è stato tramandato. E ne è depositaria e custode. Non padrona. Il cristianesimo è una religione storica, e molto concreta, basata su testimonianze e comunicazioni orali e scritte di vita e &#8220;dottrina&#8221;. Non per assiomi astratti. Ma qui andiamo per le lunghe. Chiudiamola qui. Volevo solamente dire che sono ottimista. Certo, la chiesa ha da imparare, questo sì, a muoversi bene. E questo può richiedere tempo, certo. Resto ottimista (sono nato così e spero di continuare ad esserlo, realisticamente&#8230;).</p>
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	<item>
		<title>Di: Roberto Mancin</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-185</link>
		<dc:creator>Roberto Mancin</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Feb 2009 10:22:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=376#comment-185</guid>
		<description>Padre Antonio, sulla tutela dei diritti:
I tuoi articoli sulla Civiltà Cattolica sono CC-by-nc? Il tuo direttore, Padre GianPaolo Salvini s.j., sa che il .pdf del tuo ultimo articolo è liberamente scaribale dal tuo sito? Nell&#039;home page del sito della tua rivista si legge: &quot;Tutti i diritti sono riservati. È  vietata la riproduzione dei testi, anche parziale, con qualsiasi mezzo, compresa la memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata per iscritto&quot;. Io vorrei usare il tuo ottimo articolo per un seminario univesitario su Disabilità e Social Network... devo chiedere l&#039;autorizzazione scritta a qualcuno per linkarlo? 
Sull&#039;interazione fra Chiesa Cattolica e Cyberspazio (che non è evangelizzazione e inculturazione 2.0 ma confronto e spesso scontro) sono alquanto pessimista giacché non può esservi dialogo quando uno degli interlocutori crede di essere infallibile e di conoscere la Verità.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Padre Antonio, sulla tutela dei diritti:<br />
I tuoi articoli sulla Civiltà Cattolica sono CC-by-nc? Il tuo direttore, Padre GianPaolo Salvini s.j., sa che il .pdf del tuo ultimo articolo è liberamente scaribale dal tuo sito? Nell&#8217;home page del sito della tua rivista si legge: &#8220;Tutti i diritti sono riservati. È  vietata la riproduzione dei testi, anche parziale, con qualsiasi mezzo, compresa la memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata per iscritto&#8221;. Io vorrei usare il tuo ottimo articolo per un seminario univesitario su Disabilità e Social Network&#8230; devo chiedere l&#8217;autorizzazione scritta a qualcuno per linkarlo?<br />
Sull&#8217;interazione fra Chiesa Cattolica e Cyberspazio (che non è evangelizzazione e inculturazione 2.0 ma confronto e spesso scontro) sono alquanto pessimista giacché non può esservi dialogo quando uno degli interlocutori crede di essere infallibile e di conoscere la Verità.</p>
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		<title>Di: Antonio Spadaro</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-175</link>
		<dc:creator>Antonio Spadaro</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 21:35:50 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=376#comment-175</guid>
		<description>Il discorso della tutela dei diritti è ampio e dare una risposta secca e univoca su tutto è impossibile. Bisogna distinguere, anche in ambito di Chiesa. Di che parliamo? Bibbia? Encicliche? Libro personale del papa? Sono cose che richiedono trattamenti diversi, a mio avviso. Anche perchè la semplice eliminazione del copyright a volte non fa altro che arricchire alcuni a danno di altri (che hanno lavorato). Io sono molto a favore della licenza &quot;Creative Commons&quot; articolata nelle sue varie forme (per esempio la NC).
Ma qui (cioè dentro la discussione su questo articolo) il problema resta quello risottolineato anche da donMo: l&#039;interazione. E su quello speriamo bene e confidiamo nella progressività. Al momento gestire il flusso di commenti, come tu stesso Loris hai detto per il tuo blog, non è cosa semplicissima. Non so se e come sarà possibile trovare persone in grado di gestire/verificare i commenti. In ogni caso due cose: 1) i dati che giungono in questi giorni dall&#039;uso del canale Vatican di YouTube sono molto confortanti 2) occorre ricordare che il medesimo canale non intende monopolizzare l&#039;informazione della Chiesa, come ha detto Lombardi, ma lasciare spazio per una maggiore interazione a livello locale.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il discorso della tutela dei diritti è ampio e dare una risposta secca e univoca su tutto è impossibile. Bisogna distinguere, anche in ambito di Chiesa. Di che parliamo? Bibbia? Encicliche? Libro personale del papa? Sono cose che richiedono trattamenti diversi, a mio avviso. Anche perchè la semplice eliminazione del copyright a volte non fa altro che arricchire alcuni a danno di altri (che hanno lavorato). Io sono molto a favore della licenza &#8220;Creative Commons&#8221; articolata nelle sue varie forme (per esempio la NC).<br />
Ma qui (cioè dentro la discussione su questo articolo) il problema resta quello risottolineato anche da donMo: l&#8217;interazione. E su quello speriamo bene e confidiamo nella progressività. Al momento gestire il flusso di commenti, come tu stesso Loris hai detto per il tuo blog, non è cosa semplicissima. Non so se e come sarà possibile trovare persone in grado di gestire/verificare i commenti. In ogni caso due cose: 1) i dati che giungono in questi giorni dall&#8217;uso del canale Vatican di YouTube sono molto confortanti 2) occorre ricordare che il medesimo canale non intende monopolizzare l&#8217;informazione della Chiesa, come ha detto Lombardi, ma lasciare spazio per una maggiore interazione a livello locale.</p>
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	<item>
		<title>Di: donMo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/28/internet-%c2%abun-vero-dono-per-lumanita%c2%bb/comment-page-1#comment-172</link>
		<dc:creator>donMo</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Jan 2009 10:35:30 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=376#comment-172</guid>
		<description>Personalmente credo sia importante quanto afferma Antonio al punto 2 del secondo  commento riportando le precisazioni di P. Lombardi. 
Sarebbe importante, infatti, mettere in campo almeno qualche forma di sperimentazione che vada nella direzione di una maggiore interattività. Qualche giorno fa, per dire, è stata messa online la nuova versione del sito della Congregazione per il clero ed il suo responsabile ha candidamente ammesso che finora prevede solo una comunicazione unidirezionale. Peccato, forse è un&#039;occasione persa.
Comunque, e non che la cosa consoli, tutt&#039;altro, guardandosi in giro si vede che tutta questa smania di interattività non c&#039;è. I video della tv di Repubblica, per dire, non sono commentabili e embeddabili. E stiamo parlando della corazzata dell&#039;editoria italiana.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Personalmente credo sia importante quanto afferma Antonio al punto 2 del secondo  commento riportando le precisazioni di P. Lombardi.<br />
Sarebbe importante, infatti, mettere in campo almeno qualche forma di sperimentazione che vada nella direzione di una maggiore interattività. Qualche giorno fa, per dire, è stata messa online la nuova versione del sito della Congregazione per il clero ed il suo responsabile ha candidamente ammesso che finora prevede solo una comunicazione unidirezionale. Peccato, forse è un&#8217;occasione persa.<br />
Comunque, e non che la cosa consoli, tutt&#8217;altro, guardandosi in giro si vede che tutta questa smania di interattività non c&#8217;è. I video della tv di Repubblica, per dire, non sono commentabili e embeddabili. E stiamo parlando della corazzata dell&#8217;editoria italiana.</p>
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