22 Commenti

La Chiesa su YouTube

Internet, «un vero dono per l’umanità»

di

thumbnail

28

gen

2009

Il Vaticano è solo l’ultima tra le grandi organizzazioni mondiali ad aprire un canale di pubblicazione di video sul più importante sito di condivisione internazionale. Un’innovazione che va a consolidare una complessa rete di informazione

«Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia»: è questo il titolo che Benedetto XVI ha voluto dare al suo messaggio per la 43a Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali. Evidentemente il Papa considera come internet stia determinando cambiamenti fondamentali nei modelli di comunicazione e nei rapporti umani: «Questi cambiamenti», scrive, «sono particolarmente evidenti tra i giovani che sono cresciuti in stretto contatto con queste nuove tecniche di comunicazione e si sentono quindi a loro agio in un mondo digitale che spesso sembra invece estraneo a quanti di noi, adulti, hanno dovuto imparare a capire ed apprezzare le opportunità che esso offre per la comunicazione». Il Pontefice chiama questa generazione di giovani la «generazione digitale» che sa approfittare dello «straordinario potenziale delle nuove tecnologie», da lui definite «un vero dono per l’umanità». Qui Benedetto XVI compie una scelta precisa: lascia libera la riflessione e il giudizio sul modo in cui queste tecnologie vengono usate, ma è chiaro nel definire come le tecnologie in se stesse siano un «dono» dallo straordinario potenziale.

Il messaggio del Papa in realtà è il frutto di un progressivo sempre più stretto rapporto tra la Chiesa e la Rete. Giovanni Paolo nel 2002, nella stessa circostanza, aveva inviato un messaggio usando toni ispirati al «senso di avventura che ha caratterizzato altri grandi periodi di cambiamento», al «realismo» e alla «fiducia» fino all’esortazione, rivolta a tutta la Chiesa, a «varcare coraggiosamente questa nuova soglia, per “prendere il largo” nella Rete». Che cosa ha determinato da sempre questo rapporto di attrazione? La Chiesa ha nell’annuncio di un messaggio e nelle relazioni di comunione due pilastri fondanti del suo essere. Dunque si sente chiamata ad essere lì dove l’uomo sviluppa la sua capacità di conoscenza e di relazione: internet non è un semplice «strumento» di comunicazione che si può usare o meno (il Papa non usa mai il verbo «usare» o il sostantivo «uso»), ma un «ambiente» culturale, che determina uno stile di pensiero e crea nuovi territori e nuove forme di educazione, contribuendo a definire anche un modo nuovo di stimolare le intelligenze e di costruire la conoscenza e le relazioni. L’uomo infatti non resta immutato dal modo con cui manipola il mondo: a trasformarsi non sono soltanto i mezzi con i quali comunica, ma l’uomo stesso e la sua cultura. La Chiesa dunque, per attuare sino in fondo la sua missione, sente di aver bisogno di vivere nella Rete.

È quindi naturale che il Centro televisivo Vaticano e la Radio Vaticana da tempo abbiano seguito con attenzione lo sviluppo del mondo delle comunicazioni e si siano resi conto della importanza di immettere nella Rete i loro contributi sulla attività del Papa e gli eventi vaticani. Perciò hanno avviato da circa un anno e mezzo la produzione quotidiana di videonews, pubblicate sul Sito della Radio Vaticana. È una evoluzione del tutto naturale, che corrisponde a quella «attrazione» fondamentale tra Rete e Chiesa. Ora che la produzione è sufficientemente stabile si è pensato a un passo ulteriore: offrire questo servizio non solo a una utenza prevalentemente cattolica, ma a un pubblico assai più largo, praticamente globale. Perciò la scelta di YouTube, la piattaforma più adatta per diventare presenti sulla Rete con regolarità, in modo da poter offrire una fonte di riferimento attendibile e continua. È stato quindi inaugurato il canale Vatican, presentato ufficialmente alla stampa il 23 gennaio scorso. Il canale contiene video sull’attività del Papa e gli eventi vaticani di durata non superiore a 2 minuti. Viene aggiornato quotidianamente con una media di una o due news al giorno. Ha la stessa offerta video in inglese, spagnolo, tedesco, italiano.

È dunque un passo importante perché non si sceglie una nicchia protetta, ma si entra in uno spazio condiviso da tutti e in più lingue per un’ampia accessibilità. Si tratta dunque di un’opportunità per la comunicazione interna alla Chiesa, ma anche per la comunicazione tra la Chiesa e il mondo, la gente, l’opinione pubblica. La Chiesa in questo senso riconosce di aver bisogno dell’opinione pubblica, e grazie alla Rete sente di poter entrare in continuo dibattito con il mondo circostante. Per questo nella homepage del canale si trovano vari link, con cui è possibile raggiungere un’informazione e documentazione più ampia ed esauriente sul Papa e la Santa Sede, lo Stato Vaticano, la Radio Vaticana e il Centro Televisivo Vaticano. Entrando nel vasto mondo di YouTube si allarga naturalmente la possibilità non solo di comunicazione da Roma al mondo, ma anche viceversa.

Sotto il video principale altri tre link servono a connettersi con le fonti di informazione vaticane di attualità: in ogni sottocanale linguistico vi è il link alla pagina web della Radio Vaticana nella stessa lingua, il link alla pagina del Bollettino della Sala Stampa (che contiene i testi completi in lingua originale), il link alla edizione dell’Osservatore Romano nella lingua rispettiva. Dunque alla breve videonews si può quindi passare, se si desidera, alla contestualizzazione, ai testi completi, ai commenti dei media vaticani.

Certo questo genere di collegamento diretto con il «centro» potrebbe sollevare un problema per la Chiesa stessa: la possibilità di entrare in collegamento col centro delle informazioni, saltando ogni forma di mediazione visibile. In sé ciò è un fatto positivo, perché permette di attingere dati, notizie, commenti alla fonte, saltando ogni forma di passaggio intermedio e il tutto in tempo reale. In termini più generali e fondamentali, per la Chiesa la fede non è fatta soltanto di informazioni, né la Chiesa è luogo di mera «trasmissione», cioè non è una pura «emittente». Essa è luogo di «comunicazione» e «testimonianza» vissuta del messaggio che si «annuncia». Dunque per la Chiesa le mediazioni concrete, locali sono importantissime. Invece il rapporto diretto, che si crea in Rete, tra centro e qualsiasi punto della periferia forma un’abitudine all’inutilità della mediazione incarnata in un certo momento e in un certo luogo. Qualcuno, per fare un esempio, potrebbe chiedersi: perché devo leggere la lettera del parroco se posso realizzare la mia formazione attingendo materiali direttamente dal sito della Santa Sede e dal canale YouTube del Vaticano? Molti, del resto già, grazie alla televisione, ben conoscono il volto del Papa, ma non riconoscerebbero il vescovo della propria diocesi.

In realtà sappiamo che da tempo si vanno diffondendo nel mondo e nelle diocesi iniziative simili, e quindi il servizio offerto compie un processo e lo rilancia, non lo scavalca. Semmai il canale vaticano intende offrire il supporto dell’informazione su scala più globale, senza sostituirsi per nulla alla loro funzione di contatto più capillare e diretto. Inoltre tra i link proposti dal canale vaticano esiste quello al canale H2onews, che riporta in 9 lingue molte altri video sulla vita della Chiesa nel mondo, risultato della collaborazione con quasi 200 emittenti televisive cattoliche di vari Paesi alle quali pure si può accedere direttamente tramite una pagina del sito H2onews. Questo progetto era nato durante il primo congresso di televisioni cattoliche del mondo, tenutosi nell’ottobre 2006 a Madrid, ed è infine sbarcato online all’inizio del 2008.

Dunque è nata una grande rete di informazione, non semplicemente un canale: una grande «rete nella Rete» insieme ai canali, siti e media della Chiesa. E in ogni caso, come Henrique de Castro, Managing Director Media Solutions di Google ha riconosciuto alla presentazione del canale vaticano, la Chiesa ha una lunga storia legata ai media: dalla stampa, alla radio e dalla televisione al web. Punto forte del progetto è proprio questa rete capillare che si va costruendo in sinergia e convergenza dal basso e dall’alto; punto da sviluppare maggiormente è la possibilità di interazione, e il rapporto con quello che oggi viene chiamato il prosumer, cioè il produttore/consumatore dell’informazione, figura caratteristica dei consumer generated media. L’impegno con YouTube è una tappa importante all’interno di un cammino che vedrà la Chiesa sempre più coinvolta non solo nei «luoghi» della Rete, ma anche nelle sue «logiche».




Antonio Spadaro gesuita, una laurea in filosofia, ha conseguito il diploma in comunicazioni sociali e il dottorato di ricerca in teologia presso la Pontificia Università Gregoriana, dove insegna presso il CICS. Fa parte della redazione de La Civiltà Cattolica, dove scrive di letteratura, media e nuove tecnologie. Nel 1997 ha dato vita ai laboratori BombaCarta, una tra le prime iniziative di scrittura creativa in Rete. È autore di vari volumi di teoria letteraria, monografie e curatele. Sui temi della Rete ha pubblicato Connessioni. Nuove forme della cultura al tempo di internet (Pardes, 2006), oltre a vari saggi in rivista.

In Rete: www.antoniospadaro.net

Letto 4.473 volte | Tag: , , , , , , , , , , ,

22 commenti

  1. Fabio

    sul sito del Vaticano su Youtube non si possono fare commenti ne votazioni. Non funziona cosi la rete. La rete sta cambiando i media e poi cambierà pure la società. Il vaticano dovrebbe aprirsi di più al giudizio di tutti, altrimenti sarà travolto.
    Obama l’ha fatto. Il Vaticano lo farà?

  2. Antonio Spadaro

    L’obiezione di Fabio è corretta. Forse troppo velocemente ne ho trattato alla fine del mio breve articolo. E’ evidente che l’ingresso nel mondo di YouTube significa facilitare scambi, stabilire relazioni, ecc… insomma prevedere una interattività. E dunque? Rispondo con 2 osservazioni:
    1) Padre Lombardi, direttore della Sala Stampa Vaticana, presentando il progetto ha affermato: “Nella dimensione della interattività dobbiamo tutti imparare come muoverci e usare meglio gli strumenti che abbiamo”. Lombardi ha definito la presente una “prima fase” che prevede alcune forme di interattività. Poi ha proseguito: “Diciamo onestamente che non abbiamo previsto la pubblicazione dei commenti e la nostra reazione: attualmente non saremmo in grado di gestire un flusso mondiale di commenti e risposte. In ogni caso, ricevendo commenti e messaggi, studieremo come continuare la strada”. Dunque è chiaro che questa presenza è da sentire come un work in progress, non come un tutto già fatto e concluso. Il lancio di un canale come questo è evidentemente “l’inizio di un cammino” e non il suo traguardo. Se vista così la cosa appare sensata, a mio avviso.

    2) Ma Lombardi ha aggiunto: “Diciamo anche che – poiché non pensiamo affatto di esaurire noi la comunicazione della Chiesa cattolica nel mondo -, riteniamo che la interattività possa svilupparsi forse anche meglio tramite siti monolinguistici e per aree culturali più omogenee e limitate ai quali noi diamo appunto il supporto della informazione su scala più globale, senza sostituirci per nulla alla loro funzione di contatto più capillare e diretto col pubblico”. Dunque occorre entrare anche in questa logica che è molto rilevante. Cioè: noi forniamo i materiali, poi ciascuno li potrà valorizzare in maniera più interattiva secondo le possibilità (non so… inserendo una videonews nel proprio wall Facebook e così via… oppure a livello più ampio e organizzato).

    Poi è chiaro che la logica dell’interattività costituirà sempre una sfida. Lo è stata persino per il sito in cui adesso stiamo scrivendo, del resto…

  3. loris d'emilio

    prima di preoccuparsi di stare al passo con i tempi, utilizzando le piattaforme di social network (come il cardinale Sepe su facebook) o di audio video, come su youtube, la Chiesa farebbe bene a rivedere un po’ le sue “politiche di vendita”. A cosa mi serve avere dei contenuti, delle informazioni online che non posso usare in alcun modo perche’ tutelate da copyright? (per il dettaglio, leggi http://www.ldenews.info/?p=1150 ). perche’ non usare altre forme di tutela, come ad esempio i creative commons?

  4. Antonio Spadaro

    La chiesa non pare preoccupata di stare al passo coi tempi, in realtà, nel senso della moda. Non lo è mai stata, in realtà. E questonon sempre è un bene a livello comunicativo. Ma è anche un bene ad altri livelli. Non credo che la rete sia una cosa “al passo coi tempi”. E’ sempre più semplicemente parte della vita ordinaria. per questo la chiesa ci è “finita dentro”, diciamo così.
    In questo senso non ha “politiche di vendita” di un prodotto. Forse è il caso di distinguere tra la chiesa e alcuni prodotti editoriali. Nel secondo caso, certo, c’è da farci un pensiero. Il problema è che spesso editori o altro facevano gran profitti pubblicando materiali frutto di lavoro d’altri. Però questo è un punto che merita ulteriori approfondimenti e magari qualche confronto. In area religiosa non cattolica anglo-americana le cose sono perfino più rigide, ad esempio. Sì, questo è un punto interessante, dal mio personale punto di vista.

  5. Antonio Spadaro

    Giusto per precisare… sono andato a vedere cosa tu, Loris, dici nel tuo blog. E ti ringrazio per la citazione corretta che ha fatto dle mio articolo. Però noto con un certo sconcerto che ti lamenti per il costo stratosferico della Bibbia che, affermi, costerebbe 130 o 150 euro, costo impossibile per quella che tu chiami “la vecchina della parrocchia sotto casa, fervente cattolica assetata di sapere” che vive di pensione sociale. Ecco. Questa è davvero una balla! Una copia della Bibbia nell’ultima versione CEI (parlo di un volume con rilegatura rigida in similpelle di 2000 pagine in carta india avorio e stampata a 2 colori) è di 16 (SEDICI) euro. La trovi in librerie on line anche a 14.
    Allora vado per scrivere questo commento e vedo che il blog di Loris non prevede commenti se non si è iscritti (!). Pensavo che, visto quel che si era detto… Mi iscrivo e posto il mio feedback. E che succede? Vedo che il mio post non viene pubblicato perchè è in attesa di valutazione (!!!). Dunque i commenti sono filtrati. Ma allora???

  6. loris d'emilio

    due questioni, la prima sull’esempio della vecchina. cito: “la vecchina della parrocchia sotto casa, fervente cattolica assetata di sapere che, a causa della sua misera pensione sociale da 250 euri, non potendo permettersi l’acquisto dell’agognato testo di papa Ratzinger induce l’adorato nipote a compiere l’ “atto impuro” del fotocopiare (orrore!) in tutto o in parte le pagine desiderate;”. quindi nel mio fantasioso esempio la vecchina non cerca l’acquisto della bibbia a 150 euro, ma dell’ultimo libro del papa a sessanta (ed e’ gia’ una cosa ben diversa).

    la seconda, la moderazione dei commenti. i tuoi commenti, come puoi andare a verificare, sono stati pubblicati senza nessun problema. la moderazione e’ una scelta personale ben precisa per due motivi: primo, lo spam (e come puoi leggere dalle statistiche di akismet, ne ricevo parecchio purtroppo). secondo, i messaggi ingiuriosi o quant’altro. in un sistema legislativo come quello italiano dove puoi essere condannato (e’ successo) al risarcimento dei danni per aver permesso la pubblicazione di commenti ingiuriosi verso terzi, o puoi vederti censurato/bloccato preventivamente il blog (e’ successo) in attesa di decisioni della magistratura, o devi spendere fior di soldi per avvocati (e’ successo) per tutelarti dalle citazioni in giudizio di persone che si sono sentite offese dai commenti lasciati sul tuo blog, se permetti, preferisco tutelarmi un minimo.
    quando ci sara’ finalmente una legge chiara che affermi la non responsabilita’, diretta o indiretta, del gestore di blog/forum/mailinglist o quant’altro per quanto scritto/pubblicato dai suoi utenti, allora (se anche la questione spam risultera’ gestibile diversamente) lascero’ i commenti aperti e non moderati.

  7. loris d'emilio

    che significa “ci e’ finita dentro” ? qualcuno non autorizzato, a sua insaputa, ha creato un account su youtube? ha registrato il dominio “vatican.va”? non credo. ergo, qualcuno che ha voce in capitolo ha valutato pro e contro ed ha deciso che aveva buoni motivi per starci. possiamo parlare per ore sui perche’ ed i percome, non hanno importanza. il fatto e’ che la chiesa “ci sta”. e, per chiarire, per me e’ bene che ci sia.

    Il problema, pero’, e’ COME starci. come diceva gia’ Fabio nel primo intervento con il suo esempio riguardo il canale youtube, seguo la sua linea ed aggiungo: con Obama il sito istituzionale http://www.whitehouse.gov ha cambiato non solo “look”, ma anche i principi di tutela: vedere http://www.whitehouse.gov/copyright/

    Perche’ allora devono esistere gruppi come questo http://it.wikisource.org/wiki/Progetto:Bibbia/Ricerca_di_versioni_libere_della_Bibbia o questo http://www.eleutheros.org/ ?

  8. loris d'emilio

    ps. del resto, vedo che anche qui c’e’ una forma di moderazione :-) visto che ho appena scritto un commento che non e’ stato automaticamente pubblicato. e il motivo lo immagino: ho inserito un numero di link superiore a quello che l’amministratore considera come spam (normalmente, due) e quindi il commento e’ in attesa di moderazione. ma e’ giustissimo cosi’, non ipotizzo mica possibili censure (almeno, per le prossime 24 ore, lol! :-D )

  9. Antonio Spadaro

    Ecco, esatto! Mentre i commenti senza troppi link qui passano. Semmai su Apogeo la “pulizia” avviene dopo, se necessario. Come vedi allora alcuni problemi che sono letti come “censura” sono solo problemi tecnici. E p. Lombardi ne ha parlato chiaramente senza farsi schermo di nulla. Ha ammesso che per adesso è così e non può che essere così. Si spera che in un fututo la situazione possa evolversi. Circa il discorso del costo della Bibbia te lo dicevo prima: se segnali solo il paradosso allora non si può ragionare bene. La Bibbia che tu segnali ha scopi precisi ed è da grosso ambone. Ha costi notevoli. E in ogni caso se un l’editore Vattelappesca stampa una Bibbia per motivi suoi ricoperta d’oro zecchino e tempestata di lapislazzuli e topazi e lustrini allora beh, non mi venire a fare questo esempio. Si capisce che non c’entra. Non è una questione di principio: è una questione pratica. Le questioni di principio spessono ciechi sulla storia e sulla realtà concreta, che spesso è molto più semplice da giudicare… W la vecchina armata di Bibbia da 10 kg! :-)

  10. [...] e amicizie vere. Le regole del Papa per la Rete (Corriere della Sera et al, 14 gennaio 2008); un approfondimento di Antonio Spadaro su [...]

  11. loris d'emilio

    si, ma continuiamo a girare intorno al problema, eppure la domanda mi pare chiara: secondo te, e’ meglio usare il copyright o altre forme di tutela come i creative commons? ancora non leggo risposta.

  12. donMo

    Personalmente credo sia importante quanto afferma Antonio al punto 2 del secondo commento riportando le precisazioni di P. Lombardi.
    Sarebbe importante, infatti, mettere in campo almeno qualche forma di sperimentazione che vada nella direzione di una maggiore interattività. Qualche giorno fa, per dire, è stata messa online la nuova versione del sito della Congregazione per il clero ed il suo responsabile ha candidamente ammesso che finora prevede solo una comunicazione unidirezionale. Peccato, forse è un’occasione persa.
    Comunque, e non che la cosa consoli, tutt’altro, guardandosi in giro si vede che tutta questa smania di interattività non c’è. I video della tv di Repubblica, per dire, non sono commentabili e embeddabili. E stiamo parlando della corazzata dell’editoria italiana.

  13. Antonio Spadaro

    Il discorso della tutela dei diritti è ampio e dare una risposta secca e univoca su tutto è impossibile. Bisogna distinguere, anche in ambito di Chiesa. Di che parliamo? Bibbia? Encicliche? Libro personale del papa? Sono cose che richiedono trattamenti diversi, a mio avviso. Anche perchè la semplice eliminazione del copyright a volte non fa altro che arricchire alcuni a danno di altri (che hanno lavorato). Io sono molto a favore della licenza “Creative Commons” articolata nelle sue varie forme (per esempio la NC).
    Ma qui (cioè dentro la discussione su questo articolo) il problema resta quello risottolineato anche da donMo: l’interazione. E su quello speriamo bene e confidiamo nella progressività. Al momento gestire il flusso di commenti, come tu stesso Loris hai detto per il tuo blog, non è cosa semplicissima. Non so se e come sarà possibile trovare persone in grado di gestire/verificare i commenti. In ogni caso due cose: 1) i dati che giungono in questi giorni dall’uso del canale Vatican di YouTube sono molto confortanti 2) occorre ricordare che il medesimo canale non intende monopolizzare l’informazione della Chiesa, come ha detto Lombardi, ma lasciare spazio per una maggiore interazione a livello locale.

  14. Roberto Mancin

    Padre Antonio, sulla tutela dei diritti:
    I tuoi articoli sulla Civiltà Cattolica sono CC-by-nc? Il tuo direttore, Padre GianPaolo Salvini s.j., sa che il .pdf del tuo ultimo articolo è liberamente scaribale dal tuo sito? Nell’home page del sito della tua rivista si legge: “Tutti i diritti sono riservati. È vietata la riproduzione dei testi, anche parziale, con qualsiasi mezzo, compresa la memorizzazione elettronica, se non espressamente autorizzata per iscritto”. Io vorrei usare il tuo ottimo articolo per un seminario univesitario su Disabilità e Social Network… devo chiedere l’autorizzazione scritta a qualcuno per linkarlo?
    Sull’interazione fra Chiesa Cattolica e Cyberspazio (che non è evangelizzazione e inculturazione 2.0 ma confronto e spesso scontro) sono alquanto pessimista giacché non può esservi dialogo quando uno degli interlocutori crede di essere infallibile e di conoscere la Verità.

  15. Antonio Spadaro

    Grazie per il tuo interesse e l’uso del mio articolo. Lo trovi linkabile qui: http://www.laciviltacattolica.it/Quaderni/2009/3806/Articolo%20Spadaro.html
    Gli articoli della rivista, come in genere le riviste di questo tipo, sono sotto copyright. L’uno o l’altro caso per caso ricevono (come il mio in questo caso) il permesso di diffusioni alternative. Ovviamente è linkabilissimo! Nessun bisogno di richiesta di autorizzazione. E davvero grazie. Circa la questione generale: non facciamo dei CC e del copyleft un dogma assoluto, però! La ricerca costa fatica e lavoro e il lavoro della gente, anche di quella che lavora alla conoscenza, può legittimamente avere un prezzo. Non costruiamo assoluti dove non ce n’è bisogno. Lasciamo che sia secondo la natura delle cose e delle possibilità.

    Circa il rapporto tra Chiesa Cattolica e Cyberspazio io sono invece molto ottimista, a dire il vero, anche guardando alla storia (cfr la radio con Marconi, etc.). In ogni caso sul rapporto chiesa/verità c’è un pregiudizio ermeneutico e “laicamente clericale”. La chiesa possiede la verità come un figlio possiede suo padre, diciamo così. La verità per la chiesa non è un puro contenuto di conoscenza, ma è una persona, Cristo. Quindi si devono applicare categorie relazionali. La Chiesa non è in questo senso e non potrà mai essere “padrona” della verità nè può possederla. Però può dire di conoscerla perchè l’ha conosciuta personalmente nella sua storia: nelle sue azioni, in ciò che ha detto ed è stato tramandato. E ne è depositaria e custode. Non padrona. Il cristianesimo è una religione storica, e molto concreta, basata su testimonianze e comunicazioni orali e scritte di vita e “dottrina”. Non per assiomi astratti. Ma qui andiamo per le lunghe. Chiudiamola qui. Volevo solamente dire che sono ottimista. Certo, la chiesa ha da imparare, questo sì, a muoversi bene. E questo può richiedere tempo, certo. Resto ottimista (sono nato così e spero di continuare ad esserlo, realisticamente…).

  16. Roberto Mancin

    Ciao! Sul dogma laico delle licenze aperte permettimi di farti notare che non è un assoluto ideologico e irrazionale ma una necessità estremamente pratica. Non vedo infatti in quale altro modo si potrebbe ridurre il “Digital Divide”; lotta tanto cara anche a Benedetto XVI. Con google cerca “copyright open access 2008″ usando il pulsante “mi sento fortunato”. (io che difendo un dogma vs un padre gesuita… non ho parole)

    Il mio pessimismo sull’interazione nel Cyberspazio da parte della Chiesa Cattolica che crede di essere depositaria e custode della Verità, nasce dall’evidenza storica che mai la Chiesa ha dialogato alla pari ma sempre in modo assimetrico e gerachico (pastore vs gregge, catechista vs catecumeni, messia vs apostoli, missionario vs “inculturando” profeta/sacerdote/re vs popolo, curia vs parrocchia). Tu sei l’eccezione che conferma la regola giacche’ di membri del clero del tuo livello capaci di dialogare alla pari col popolo ne ho visti pochi. Don Camilo, purtroppo non hai più voglia e tempo per dialogare con Peppone.
    Anch’io sono ottimista con la volonta’… pessimista pero’ con la ragione.

  17. Antonio Spadaro

    in un dibattito sul tema del copyright/copyleft e licenze sarebbe necessario avere una competenza specifica e legale che non ho. Io qui ragiono in termini generali e dico che la gestione dei diritti del lavoro creativo e intellettuale non è risolvibile con l’abolizione del copyright. Sarebbe irrealistico e potrebbe non rispettare i diritti di chi col lavoro intellettuale e creativo ci campa.

    Il discorso sull’interazione della chiesa posto così è senza senso. Cioè rimproveri al gatto di essere gatto e dunque di miagolare invece che abbaiare. Inoltre si considera l’interazione il nuovo dogma, il tabù assoluto. Io amo la cultuar digitale e le sue opportunità. Ci vivo dentro fino al collo, anzi. Tuttavia per me non è un assoluto, nè tutto è orizzontale e reticolare. Nella vita ho gerarchie di valori, affetti, fonti di informazioni. Sento importante la doppia dimensione: verticale e orizzontale. L’asimmetria è una parte della vita ed è talvolta importante anche nel dialogo. Chiesa e cultura digitale sono destinate a rapporti sempre più stretti e lo sono non da adesso. La chiesa vive di networks, e l’annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell’uomo, forse. Insomma: evitiamo gli stereotipi troppo facili ed evidenti per essere del tutto veri. La realtà è molto più ricca e frastagliata di quel che appare.

  18. Roberto Mancin

    Ok non parliamo di questioni piu’ grandi di noi (copyright/copyleft) ma di cose a noi piu’ vicine e attinenti al tuo articolo, ovvero: «È gratificante – afferma il Papa – vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione. (…) Ci si deve tuttavia preoccupare – avverte – di far sì che il mondo digitale, in cui tali reti possono essere stabilite, sia un mondo veramente accessibile a tutti. Sarebbe un grave danno per il futuro dell’umanità se i nuovi strumenti della comunicazione, che permettono di condividere sapere e informazioni in maniera più rapida e efficace, non fossero resi accessibili a coloro che sono già economicamente e socialmente emarginati o se contribuissero solo a incrementare il divario che separa i poveri dalle nuove reti che si stanno sviluppando al servizio dell’informazione e della socializzazione umana»

    Il mondo accessibile a tutti di cui parla il Santo Padre non e’ forse un mondo in cui il pediatra africano puo’ accedere alle stesse riviste scientifiche usate in Europa da colleghi, in cui lo studente cieco di Milano puo’ consultare la stessa banca dati del cugino di Torino?

    Non e’ solo l’inaccesibilita’ materiale dei nuovi strumenti la causa del Digital Divide ma anche la mancanza di “sapere e di informazioni da condividere”. Nel era digitale cio’ che fa la differenza non e’ l’hardware ma l’accesso a informazioni e contenuti.

    Capisco che tu possa non avere una competenza specifica su queste cose, ma potresti fartela per scrivere qualcosa sulla Civilta’ Cattolica di veramente innovativo. A me interessa molto capire se le profetiche (22/2/2002) parole di John P. Foley su Internet e Etica, apparentemente contro il Digital Divide, sono compatibili con il copyright. Attenzione… io non ce l’ho con autori e creativi; dico solo che non si puo’ essere contro i Divari Digitali e allo stesso momento difendere a spada tratta il Copyright. Ho letto che tu sei favorevole alle CC-by-nc. Perche’ allora non usi questa licenza? Io non me li vedo i padri gesuiti della provicia italiana scambiarsi fotocopie o pdf tramite penne USB ed anche se fosse… meno carta sprecata.

    Non rimpovero al gatto di essere gatto ma quando propone ai mammiferi degli altri stati di miagolare ed impedisce indirettamente ai cani di abbaiare allora mi arrabbio. Se il gatto ha una sua gerarchia di valori… buon per lui purche’ con la scusa del “bene comune” non influenzi il paese di cani e gatti e le sue leggi.

    Scrivi: “La chiesa vive di networks, e l’annuncio del vangelo ha costruito il più colossale network della storia dell’uomo, forse.”.

    Forse… dipende da cosa intendi dire. Cos’e', per te, un network? Da un punto di vista gerarchico i nodi sono uguali o cambiano Chi, nel millenario networl ecclesiastico, ha deciso protocolli e strandard?

    Roberto “Fox”

  19. Antonio Spadaro

    Roberto, dire che il copyright non è un tabù non significa giustificarlo sempre. Ho l’impressione che nella tua “arringa” tu prenda me come simbolo. IO non difendo affatto il copyright. Il mio discorso tenta semplicemente di dire che la questione dei diritti non è risolvibile con la bacchetta magica dei bei principi che pur tutti accettiamo (ok, puoi citarmi il Papa a raffica – ti vedo molto preparato sui suoi discorsi! – ma questo non cambia nulla). Il digital divide va colmato senza utopie e il processo, è inutile che lo neghiamo, è lungo.

    La chiesa non è un network orizzontale. Dico che crea networks. Chi è credente (ma qui entriamo in un livello diverso di discorso) sa che la chiesa non è un semplice network orizzontale perchè il suo fondamento sta fuori della rete. Ma sul tuo invito al gatto a sonnecchiare ozioso e a farsi le sue ragnatele interne, stordito, e a non influenzare il paese dei cani e le sue leggi… beh… no comment. Lasciamo invece che l’informazione passi, semmai. Interessantissimo invece il discorso di protocolli e standard. E’ da riprendere.

  20. Roberto Mancin

    Caro padre Antonio, hai ragione; il target della mia “arringa” sei tu ma non perche’ ultimo balardo del Copyright contro le rudi e barbare licenze “open”, ma in quanto difensore della Chiesa Cattolica Apostolica Romana. La Compagnia di Gesu’, com è noto, e’ nata proprio per difendere la Chiesa e tu, essendo il massimo esperto di Chiesa 2.0 nonche’ membro della redazione de La Civiltà Cattolica sei il Bellarmino 2.0. Devi sapere che io, chiamandomi Roberto, sono un fan del Bellarmino; pensa che ho letto due volte la biografia scritta da padre J. Brodrick S.J.. Pare che da giovane fosse la punta di diamante della controriforma tanto che era l’unico prete cattolico con cui i protestanti amavano dialogare. Lui si’ che era 2.0 dato che amava e cercava il confronto.

    Il digital divide per esse colmato va almeno compreso. Non è una questione di paesi ricchi e poveri, ma di accesso alle informazioni e al sapere. Gli havesnot, ossia le persone digitalmente divise e svantaggiate, non sono solo coloro che hanno connesioni lente o computer vecchi, ma anche e soprattutto le persone che non possono accedere alle informazioni pur avendo gli strumenti. Parlo delle persone con disabilita’ sensoriali o prive di accesso alle banche dati scientifiche. Vittima di divari digitali non e’ il ragazzo che non si puo’ scaricare i film o gli mp3 che vuole o il pdf dell’ultimo libro di Harry Potter ma chi non puo’ percepire le informazioni multimediali presentate a scuola perche’ cieco o sordo e chi non puo’ sapere come curare una rara malattia pediatrica perche’ non puo’ fare una query in Pubmed. Casi limite tu dirai… non per un cattolico come me che ogni giorno si scontra con questi nefasti effetti collaterali di una societa’ piu’ interessata a tutelare i diritti degli “haves” piuttosto che quelli degli “havesnot”.

    Scusa il sermone ma mi stupisce che una persona capace come te di andare controcorrente, esaltando Internet e Facebook anche in tempi non sospetti, non capisca che la propria posizione agnostica e prudente sulle licenze CC e’.. troppo Ignaziana (numquam nega raro adfirma)! A volte dimentico che sei un Gesuita con la G maiuscola (sorriso)

    Affermi che la Chiesa e’ un network verticale e orrizontale. Per te, ogni singolo Host si connete solo orrizontalmente o tutti hanno un gateway con la Lan celestiale. Il Bridge principale fra la rete terrestre e quella celestiale e’ in Vaticano e si chiama PONTEfice? Chi definisce standard e protocolli di questa internet (i minuscola)? Alle RFC puo’ rispondere chiunque o solo chi ha connessioni verticali? Perdona la raffica di domande ma e’ toppo interessante dialogare con Bellarmino 2.0 (senza offesa, eh).

    Roberto

    P.S. Il gatto, ogni tanto puo’ pure frequentare i cani ed informare i cani riguardo i valori dei gatti, puo’ persino tentare di inculturarsi fra i cani imparando ad abbaiare. Anche i cani pero’ dovrebbero poter scrivere sugli autobus slogan del tipo: “Una cattiva notizia: il gatto Tom non esite; quella buona è che Jerry non ne ha bisogno essendo vegetariano”. A me hanno insegnato che un gatto eucaristico non va nei canili per miagolare ma per testimoniare con i fatti e non con le fusa i racconti scritti dai 4 evagattisti: il gatto Silvestro, il gatto Isidoro e il gatto Tom insieme con il gatto Garfield.

    P.P.S Spero che ti sia facile cogliere la mia ironia ma anche la mia passione per il dialogo telematico. Non mi interessa avere ragione o torto ma confontarmi, relazionarmi con diverse ma chiare sensibilita’… la Verita’, per me, e’ un frutto della faticosa relazione con Cristo; Alberto Magno diceva “pro veritatem adversa diligere”

  21. Antonio Spadaro

    È possibile pensare a internet come a una metafora per comprendere la Chiesa, naturalmente senza credere che essa possa esser esaustiva? La Rete può essere compresa come una sorta di grande testo autoreferenziale e dunque puramente «orizzontale»: essa non ha radici né rami e dunque rappresenta un modello di struttura chiusa in se stessa, per quanto ampia sia. La Chiesa invece non è una rete di relazioni immanenti, ma ha sempre un principio e un fondamento «esterno». Se le relazioni in Rete dipendono dalla presenza e dall’efficace funzionamento degli strumenti di comunicazione, la comunione ecclesiale comprende se stessa radicalmente come un «dono» dello Spirito. L’agire comunicativo della Chiesa ha in questo dono il suo fondamento e la sua origine. D’altra parte però possono risultare illuminanti le parole di K. Rahner, quando afferma che ogni realizzazione, anche germinale, della socialità umana è una attuazione, seppure ampia e diffusa, della Chiesa. Infatti «l’uomo non è l’essere dell’intercomunicazione solo in maniera marginale, bensì questa sua qualità condetermina in lungo e in largo tutta la sua esistenza». Posto ciò, «se la salvezza riguarda tutto l’uomo, lo pone in rapporto con Dio nella sua totalità e in tutte le dimensioni della sua esistenza», allora «con ciò è già detto che questa interumanità caratterizza anche la religione del cristianesimo», che va concepita come una «religione ecclesiale» [K. Rahner, Corso fondamentale sulla fede. Introduzione al concetto di cristianesimo, Roma, Ed. Paoline, 1978, 414 s.].
    Un problema che pone un modello «reticolare» di Chiesa è più concreto ed è quello prodotto da una pratica religiosa individuale, la quale conferma l’esasperata privatizzazione degli scopi della vita e l’individualismo estremo della società dei consumi capitalistica («ciascuno per sé e Dio per tutti»). Queste tensioni ovviamente hanno una ricaduta sul significato dell’«appartenenza» ecclesiale. Essa sarebbe frutto di un «consenso» e dunque «prodotto» della comunicazione. In questo contesto i passi dell’iniziazione cristiana rischiano di risolversi in una sorta di «procedura di accesso» (login) all’informazione, forse anche sulla base di un «contratto», che permette anche una rapida disconnessione (logoff). Il radicamento in una comunità si risolverebbe in una sorta di «installazione» (install) di un programma (software) in una macchina (hardware), che si può dunque facilmente anche «disinstallare» (uninstall).
    D’altra parte la fede non è fatta soltanto di informazioni, né la Chiesa è luogo di mera «trasmissione», cioè non è una pura «emittente». Essa è luogo di «comunicazione» e «testimonianza» vissuta del messaggio che si «annuncia».

  22. [...] Click on: Internet «un vero dono per lumanità Apogeonline [...]

Lascia il tuo commento