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Collaborando per dirci quello che ci piace

di Roberto Venturini

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20

Nov

2008

Se la pubblicità è un serbatoio limitato di risorse per i siti, si aprono nuovi modelli di business. Plista, per esempio, propone un filtraggio collaborativo di prodotti e servizi per capire che cosa potrebbe piacerci

Continuo a pensare a quei temi che ho trattato spesso ultimamente - diciamo ai temi della sopravvivenza degli operatori su Internet, ai modelli di business, ovvero da dove viene la grana. Tema quanto mai d'attualità, specialmente considerando che da più parti si dice da tempo che non ci sono abbastanza soldi da mettere in advertising per sostenere tutte le startup e i siti esistenti. I processi di consolidamento e acquisizione da parte di grandi gruppi come Google e Microsoft, che si sono comprati grandi network di raccolta pubblicitaria, indicano un'evoluzione verso un mercato più tosto dopo anni di boom della raccolta pubblicitaria online. E ancor più di attualità considerando che non pochi investitori, anche nel nostro maltrattato stivale, stanno cercando di trovare forme alternative di advertising che superino i soliti banner. Starà alla creatività di aziende, agenzie e sopratutto publisher, starà alla capacità degli attori del mercato far saltare fuori strumenti di engagement che facciano più effetto dei banner e - per dirci le cose come stanno - facciano comprare di più le persone, anche in tempi di crisi, convincendole a mettere la mano al portafoglio e a portarci fatturati, grazie a cosa e come abbiamo comunicato in Rete.

Di nuovo siamo qui a grattarci la testa domandandoci che cosa esista oltre la pubblicità per finanziare i nostri più amati siti, come discusso tempo fa, proprio qui, parlando di YouTube. Una risposta potrebbe venire, almeno per siti di alto profilo, dal passaggio da free a pay, strada già usata, in modo ormai classico, per le versioni più avanzate (o un minimo usabili) di iniziative come Flickr o di ZoHo, suite di prodotti per la produttività. Altre risposte dovranno per forza venire dall’area della generazione del valore – che siano pubblicità o programmi di affiliazione, il principio è sempre lo stesso: ti do dei soldi se tu ne fai fare (molti di più) a me.

Ho citato l’affiliazione non a caso, proprio perché mi sembra una delle aree dove ci potrebbero essere delle novità. Del resto ha un senso il concetto di poter accedere all’acquisto di prodotti all’interno di contenitori contestuali che non siano necessariamente i siti ufficiali di e-commerce; ha un senso leggere di un tema o di un libro all’interno di un blog e da lì poter accedere con un click all’acquisto di un testo relativo (o proprio del testo recensito) attraverso un bottone di Amazon. In questo modello può giocare un ruolo anche la fiducia, il fatto che la fonte dell’informazione o del consiglio per gli acquisti non sia una presenza istituzionale dell’azienda, ma sia uno di noi, un blogger di cui ci fidiamo, una persona che ci sembra affidabile.

Dunque si apre il capitolo delle raccomandazioni: non quelle all’italiana, ma quelle che a livello one2one o a livello di network sociale spingono all’acquisto grazie a meccanismi di fiducia e similarità nei gusti: se una persona che mi pare avere i miei stessi interessi mi raccomanda un libro che non conosco, è possibile che questo libro mi possa piacere. Se questi meccanismi sono già abbastanza diffusi all’interno di siti, con raccomandazioni, listarelle del tipo “chi ha comprato questo libro ha acquistato anche una lettiera per furetti e mezz’etto di plutonio 232”, la sfida è rendere questi meccanismi trasversali e indipendenti da specifici siti, per emulare una conversazione sociale che avviene alla macchinetta del caffè o la sera al ristorante, non certo all’interno di un negozio.

Ultimo arrivato in questo campo (in realtà deve ancora arrivare) è un’azienda chiamata plista. Alla base del concetto imprenditoriale plistarolo, il collaborative filtering, la raccolta di opinioni su prodotti e servizi, la fornitura di raccomandazioni su misura su qualsiasi cosa (potenzialmente) sia in vendita sul web. Il sistema si basa su una tecnologia da installare sui server delle aziende che intendono promuovere i propri prodotti (ecco il modello di business: mi paghi perché io ti dia la possibilità che la gente parli bene di te e si raccomandi i tuoi prodotti). Lato utente, invece, è disponibile un servizio device-indipendent, usabile da un widget o direttamente dal browser tramite un plug-in. Istallato il software, il servizio si installa come un layer ben mimetizzato, anche graficamente, all’interno del sito (associato) che stiamo visitando. A questo punto, scatta l’ormai intuitivo processo: guardiamo una cosa e ci diamo un voto – in maniera analoga a quello che si fa in tanti posti, il sabato pomeriggio, seduti al tavolino del bar guardando chi passa.

Solo che in questo modo il giudizio non è più riservato ai quattro balenghi seduti a bere spritz, ma viene condiviso con l’universo. E il psistema plista prisponde – come direbbe Eta Beta – ritornando raccomandazioni personalizzate per prodotti e servizi che potrebbero piacerci, basate sui voti di consumatori che ci somigliano, ma solo in termini di gusti – il riconoscimento facciale non credo lo incorporeranno a breve.

Esiste, è chiaro, un ovvio problemino di startup, il fatto che per funzionare il sistema deve raccogliere folle oceaniche per darci raccomandazioni potenti; se non ha una base significativa di utenti non ce ne saranno mai molti simili a noi (per molte persone che conosco probabilmente sarebbe un bene) e quindi dovremmo accontentarci di raccomandazioni un po’ fuori target, nell’area “abbiamo finito la mortadella, va bene lo stesso il budino di rabarbaro?”. Ma sorvoliamo su queste banalità che sicuramente si troverà modo di risolvere, per soffermarci sugli aspetti innovativi della startup berlinese, che sta lavorando per modellizzare i comportamenti degli utenti e rendere particolarmente intelligenti le raccomandazioni, macciandole (dall’inglese to match) al nostro stato d’animo.

E in fondo per me, proprio questa sarebbe la killer feature. Mi sono candidato per la beta, aspetto fremente che il sistema vada a regime, solo per vedere se il giorno in cui sarò imbufalito come un ungulato, plista davvero saprà raccomandarmi un qualche sito dove vendano le bombe al neutrone.