Idee e opinioni

Contrordine, PowerPoint non è il male

di Andrea Bagatta

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29

Lug

2008

I software per le presentazioni multimediali, e in particolare quello diffusissimo di Microsoft, sono spesso sotto attacco. Banalizzano i discorsi, schematizzano la realtà, instupidiscono le persone. Davvero un banale programma ha tutto questo potere?

PowerPoint rende stupidi: questa è la sentenza senza appello di fronte alla quale mi sono trovato a ragionare prima di scrivere Comunicare con PowerPoint. Naturalmente, il mio primo pensiero è stato quello di poter diventare stupido a mia volta, visto il grande uso che avrei fatto del software durante quei mesi. Poi, ripensandoci meglio, ho capito che chi, come me, si ostina a guardare alla sera i canali analogici terrestri della Tv o è già stupido o ne è in qualche modo immune, peraltro senza mai riuscire a uscire completamente dal dubbio se sia vera la prima o la seconda affermazione. La conclusione alla quale sono arrivato è che la Tv rende stupidi, quello sì, almeno più di quanto non faccia PowerPoint.

Quest’ultimo, infatti, rimane pur sempre uno strumento attivo, al servizio di chi lo utilizza, e in qualche modo permeabile, almeno in parte, alla sensibilità e all’intelligenza trasmessa: se l’utilizzatore è intelligente, quindi, non si vede perché mai lo strumento non debba trasmettere intelligenza. Il fatto semmai è che al mondo ci sono molte più persone stupide che intelligenti, ma quello è un altro problema.

Il pregiudizio su PowerPoint nasce da lontano e non è immune allo spirito di cui sono intrisi certi ambienti deputati alla crociata ideologica anti-Microsoft, altra stupidaggine assai diffusa in ambito telematico e informatico. A dare fuoco alle polveri, nell’autunno del 2003, fu un’azione combinata Wired e New York Times, che è come dire l’opinion maker numero 1 del segmento informatico e l’opinion maker numero 1 al mondo, punto e basta.

Con l’articolo su Wired PowerPoint is evil, il professor Edward R. Tufte metteva una pietra miliare sulla strada della denigrazione di PowerPoint, ironizzando sull’impatto semplificatore, e per questo totalizzante, del software. Poco dopo, Clive Thompson pubblicava sul New York Times Magazine PowerPoint makes you dumb, in cui per la prima volta si dava dignità di notizia compiuta alla leggenda metropolitana già circolante sul Web – e mai del tutto chiarita – secondo cui l’incidente alla navetta spaziale Shuttle Columbia del febbraio 2003, costata la vita ai sette membri dell’equipaggio, fosse in qualche modo imputabile a PowerPoint: dopo un piccolo incidente avvenuto in partenza, i tecnici Nasa preposti all’esame del rischio avrebbero comunicato i loro risultati su slide di PowerPoint così confuse e poco significative che il reale pericolo non sarebbe apparso nella sua gravità, con il risultato di sottostimare le possibili, e poi tragicamente reali, conseguenze.

Aldilà della veridicità o meno della favoletta, l’attacco a PowerPoint era significativo e tale è rimasto negli anni, arrivando a noi attraverso la reinterpretazione di vari autori noti e meno noti (in Italia si veda Il morbo di PowerPoint di Giancarlo Livraghi sul truccare le carte della comunicazione) e un sentiment negativo piuttosto diffuso.

Ritengo che tutte queste prese di posizione contro PowerPoint siano sbagliate. PowerPoint è un eccezionale strumento di comunicazione, un acceleratore di comunicazione in grado di trasmettere in modo diretto, chiaro e pertinente i messaggi. Attenzione, però: PowerPoint è uno strumento, si torna sempre al ragionamento iniziale: come tale, ha bisogno di essere utilizzato in maniera appropriata, cioè con capacità e conoscenza, e secondo le modalità di diffusione che si intendono utilizzare.

Una presentazione in pubblico è qualcosa di più delle semplici slide di PowerPoint: è un mix tra le diapositive (che devono essere realizzate in modo efficace, senza ricorrere agli stupidi – quelli sì, perché immodificabili, sebbene utili anch’essi in determinate condizioni – modelli precostituiti) e la relazione del presentatore. Una presentazione su Slideshare o spedita per posta elettronica invece deve essere autosufficiente nella spiegazione e nella narrazione, e quindi le slide devono essere compiute, anche a costo di sacrificare la loro capacità d’impatto grafico o multimediale a favore di scelte progettuali e contenutistiche più didascaliche.

PowerPoint, e in particolare il recente PowerPoint 2007 è uno strumento potente, flessibile e completo, che si presta in ogni condizione a un uso efficace, pertinente e intelligente. Se anche l’utente che costruisce le diapositive lo è.

5 commenti

  1. Se si fugge dall'equazione Powerpoint = Formazione... siam tutti d'accordo. Powerpoint è _uno_ degli strumenti nella cassetta degli attrezzi del bravo comunicatore.
    Dire che uno strumento rende stupidi... anche la TV è uno strumento, può render stupidi o farci crescere intellettualmente... dipende da che uso se ne fa.
    Powerpoint in mano a chi sa come si comunica, e a supporto di una buona progettazione è uno strumento efficace.

  2. Utilizzo Power Point e lo usa anche la maggior parte dei docenti dell' Istituto Universitario per il quale lavoro. Non saranno certo degli artisti, ma lo usano. E funziona. Bagatta dice che "è uno strumento ... e ha bisogno di essere utilizzato in maniera appropriata". Niente di più vero: e qui sta il nocciolo della questione. Possiamo ingannare i nostri ascoltatori nei modi più subdoli con Power Point, ma attenzione, ne esistono tanti altri anche più potenti senza bisogno di scomodare questo "diabolico" software. Ho conosciuto e conosco Giancarlo Livraghi del quale Bagatta cita l'articolo "Il morbo di Power Point", ma consiglio a tutti di leggere attentamente, sempre di Livraghi, l'iiluminante libro "Il potere della stupidità" (si trova anche sul suo sito www.gandalf.it) e a quel punto ci si potrà rendere conto che non è Power Point l'unico vero colpevole: lui se ne sta lì, buono, buono; la causa del danno, se c'è, è un'altra ...

  3. Concordo sul fatto che sia uno strumento. La prima parte del pezzo. Meno sui consigli di utilizzo. In particolare l'idea di condividere le slide autosufficienti. Questo si chiama slideuments (almeno Garr Reynolds lo nomina a questo modo) ed è il vero male. Ne slide ne documenti. Inutile aggiungere il mio contributo (si trovano vagonate di idee in rete), metto solo nel link il mio articolo a difesa di Powerpoint, se non usato come slideuments ma solo per presentazioni con presentatore. Credo che quello che molti segnalano come male di powerpoint è che invogli a produrre presentazioni a powerpoint in luogo di veri e propri documenti. Non per le presentazioni ovviamente.

  4. Anch'io sono molto negativo sull'uso attuale del Power Point, non solotanto per le presnetazioni tra professionisti, ma anche, e soprattutto, per i danni che sta facendo all'università dove gli allievi non leggono più libri perché hanno le "slides" di power point. Si veda il mio libro "La scrittura tecnico-scientifica", CEA 2008.

  5. Non sono d'accordo sul produrre una presentazione "meno accattivante" graficamente se va spedita via e-mail. Penso che in questo caso sia meglio spedire le "pagine note", quindi slide con sotto il testo descrittivo.