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Internet, banda larga e uguaglianza digitale, il punto

di Maurizio Boscarol

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23

Giu

2008

Quanto è diffusa Internet in Europa e in Italia? Quali differenze esistono nel modo di utilizzarla? Quale diffusione registra un servizio come la banda larga, che fa la differenza nelle qualità e nelle modalità d’uso della Rete? Le risposte nel report annuale europeo sulla società dell'informazione

Il report annuale 2008 della Commissione europea sulla società dell’informazione contiene interessanti sintesi provenienti da altri studi svolti dall’Unione su tutti i paesi membri e ci consente di mettere a fuoco alcuni dei fattori che costituiscono eventuali elementi di esclusione per parte dei cittadini. Il 2007 è stato un anno importante per Internet in Europa, perché è stata superata la fatidica soglia del 50% (precisamente il 51%) dei cittadini “connessi”, cioè utenti che navigano in Rete con una qualche regolarità. Come dato medio europeo, questo nasconde molte differenze fra i diversi stati membri. Secondo uno studio Eurostat citato nel report, in Italia risulterebbe che circa il 34% della popolazione si connette regolarmente a Internet, con una crescita nel periodo 2005-2007 di circa il 6% (pag. 33).

Il dato italiano è abbastanza congruente con altri disponibili. Giancarlo Livraghi da tempo tiene preziosa traccia di una serie di stime e di statistiche legate all’uso di Internet nel suo Gandalf. Secondo le sue analisi, che tengono conto di diverse fonti, è ragionevole pensare che gli utenti internet in Italia siano circa 18 milioni, qualcosa attorno al 30% della popolazione italiana (che nel 2007 è di poco più di 58 milioni). Un dato che non cresce in maniera così rapida come si vorrebbe, anche per ragioni infrastrutturali. Si è infatti notato che fra i fattori che incoraggiano un uso frequente e maturo, qualitativamente diverso, di Internet, vi è l’utilizzo della banda larga, alla cui diffusione è dedicata buona parte del report europeo.


La penetrazione della banda larga

La penetrazione sulla popolazione della banda larga nei paesi europei è solo del 20% (della popolazione, non degli utenti) in Europa. Il che è un buon risultato, vista la crescita nell’ultimo anno del 23,8%. I paesi con la maggior penetrazione di banda larga sono i paesi nordici, attorno al 30%. L’Italia si colloca sotto la media europea, con solo il 17,3%. Se è vero il dato generale del 30-34% di popolazone connessa a Internet, dovremmo concludere che circa un utente su due usa la banda larga. Questo non ci deve far dimenticare che, specularmente, in Europa il 40% della popolazione non ha mai usato internet. In Italia questo dato è sicuramente più alto dato che la media di naviganti è più bassa. Comunque la si guardi, siamo ben lontani da cifre da piena inclusione. Anzi, ciò che è preoccupante è proprio il fatto che ancora oggi Internet, veloce o lenta che sia, riguardi una pur cospicua minoranza nel paese.

L’aspetto peggiore non è nemmeno questo, ma il fatto che il divario fra paesi europei stia aumentando, invece di diminuire. La forbice fra i paesi con la maggiore e minore penetrazione della banda larga è attualmente addirittura di 28 punti percentuali, mentre era di soli 18,7 punti nel 2005. Il che indica una crescita largamente differente in parti diverse dell’Ue, soprattutto, va detto, dopo l’allargamento a Est. I servizi di banda larga differiscono molto nei diversi paesi, e i prezzi variano anche per servizi tecnicamente comparabili (un abbonamento a 1 MBps costa 49 euro in Slovacchia e solo 14 euro in Olanda).

Perché è importante parlare della banda larga? Perché avere o non avere accesso a Internet veloce influenza significativamente i modi d’uso della Rete e dei suoi servizi. Ad esempio, circa l’80% degli utenti in paesi con alta penetrazione della banda larga si connette regolarmente, contro il solo 51% dei paesi con bassa penetrazione. Le principali ragioni per cui non si usa la banda larga sono tre:

  1. la percezione che non sia necessaria (ragioni di tipo culturale, dunque)
  2. la mancata disponibilità del servizio (ragioni infrastrutturali)
  3. il prezzo eccessivamente alto (ragioni economiche).

Le differenze nell’uso di internet con e senza banda larga non riguardano tanto i servizi più semplici e che richiedono meno banda, come l’email, naturalmente, ma i servizi avanzati come il download di giochi, musica e film, o l’IpTv. In alcuni paesi questi servizi non sono nemmeno disponibili, il che non fa che aumentare il gap fra paesi avanzati e meno avanzati.


La copertura della banda larga

La diffusione della banda larga non è l’unico dato importante. Uno ugualmente signicativo è la copertura. Qualcuno potrebbe confondere i due dati: la penetrazione indica quanta parte della popolazione adotta il servizio, mentre la copertura rappresenta la percentuale di territorio che può connettersi alla banda larga, o meglio, la percentuale di centraline connesse con tecnologia a banda larga. Il dato ha molto ha che fare con la possibilità che le persone scelgano servizi a banda larga, anche se poi non necessariamente lo fanno.

Il dato qui è molto alto: 89% di copertura del territorio su media europea. Tuttavia le differenze rimangono molto forti. Di fronte a paesi a copertura totale (come Belgio, Danimarca, Lussemburgo), vi sono paesi estremamente arretrati, come la Grecia (18% nelle zone urbane e addirittura solo il 10% in quelle rurali) e la Slovacchia. Anche tra i Paesi ad alta o buona copertura, però, il dato può non essere omogeneo fra aree diverse. In particolare, in Italia le zone rurali sono coperte solo al 50%, uno dei dati più bassi in assoluto, mentre quelle urbane sono coperte quasi al 90%, dato in linea con i maggiori paesi europei. Le differenze aumentano se si confrontano anche le tipologie di offerte, da noi ancora limitate, mentre in altri paesi esistono pacchetti che uniscono diversi servizi (in stile bundling: dati, voce, IpTv, che stanno per essere introdotti anche in Italia) a costi piuttosto bassi.

Circa il tipo di tecnologia usata per la banda larga, le linee di tipo Dsl sono l’80% del totale. Il cavo in fibra ottica (concentrato soprattutto nelle zone urbane) o tecnologie wireless (ancora piuttosto marginali) coprono il rimanente 20% di connessioni a banda larga. Il report non considera l’Umts e le connessioni mobili, il che naturalmente penalizza l’Italia, che per conformazione geografica, abitudini comunicative e culturali e tipologie d’impresa ha sicuramente un utilizzo importante di queste tecnologie rispetto agli altri paesi europei. In futuro sarà necessario includere questo tipo di scenario in un’analisi complessiva.


Implicazioni per il divario digitale

La fotografia che ne esce è quella di un settore e di un’economia che deve percorrere ancora molta strada per diffondersi in maniera uniforme, con disparità molto alte anche all’interno dei paesi evoluti. Le conclusioni possibili, pur con tutti i limiti e le cautele del caso, sono diverse.

Comunque la si guardi, Internet non è ancora di tutti, anzi. Le differenze riguardano l’accesso, ma anche i modi d’uso all’interno di paesi che hanno livelli d’accesso elevati; la banda larga incoraggia un uso qualitativamente diverso della Rete, anche se questo può non essere percepito da coloro che non la adottano, innescando così un circolo vizioso che tende ad aumentare le disuguaglianze. Le differenze in Europa non si stanno necessariamente livellando: in alcuni settori stanno addirittura aumentando. Anche all’interno di paesi evoluti possono esistere forti disuguaglianze fra territori diversi (e il report generale evidenzia anche che differenze piuttosto forti permangono tra categorie socioeconomiche diverse).

Queste differenze o queste lentezze nella piena adozione di internet riducono il tasso di sviluppo economico della società, perché vi è una componente di produttività che pare associata all’uso delle tecnologie Ict (anche se in Italia questo indicatore è negativo: un tema da approfondire separatamente). Questo rende problematico anche parlare di e-government e ancor più di e-democracy, se non si riesce a garantire a tutti non solo la possibilità dell’accesso, ma la possibilità di usare internet in maniera matura. A incidere sulla diffusione della banda larga vi sono sia ragioni infrastrutturali, che commerciali, che culturali; le politiche (nel senso di policies) adottate anche dai governi in questo settore sono decisive per aumentare la probabilità di diffusione della rete. Le tecnologie sono ancora in evoluzione, e, specialmente quelle mobili, potranno ancora disegnare un impatto della Rete sulla società che non riusciamo a immaginare pienamente, ma che è lecito aspettarsi modificare le nostre abitudini; senza politiche di inclusione, però, il differenziale fra “alfabetizzati” o “abbienti” e non abbienti rischia di aumentare anzichè diminuire.

Le politiche adottate in questo settore – non solo economiche, ma anche di sostegno pubblico e di indirizzo generale –mostrano una doppia faccia. Alcune sembrano funzionare bene: il settore governativo sembra in Italia più avanzato di quello privato (vi sono dati nei report che lo indicano chiaramente). Altre azioni evidenziano un sostanziale fallimento. Si è già detto dell’aumento di differenze fra paesi nell’uso della banda larga. Ricordiamo qui anche il fallimento delle politiche di accessibilità per i cittadini disabili. In Europa solo il 5% dei siti si dichiara accessibile. La carta di Riga fissava il 100% entro il 2008. E questo nonostante il settore pubblico si sia comportato comunque meglio di quello privato. Non è dunque solo un fallimento della nostra Legge 4/2004, ma forse dell’intera impostazione delle politiche sull’accessibilità e sulla riduzione delle differenze in ambito informatico in Europa, sulle quali è necessaria probabilmente una riflessione serena, a bocce ferme, che si inserisca in un più generale contesto di azioni volte a ridurre le disuguaglianze nelle dinamiche della cosiddetta società dell’informazione in Italia e in Europa.