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La T-shirt 2.0 vale 20 milioni di dollari

di Roberto Venturini

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20

Mar

2008

Come fare tanti soldi producendo magliette disegnate dal pubblico e valutate dalla community

Sì, d’accordo, questa faccenda del 2.0 sta un po’ stufando tutti, continuando così mi ritroverò costretto a chiamare i miei figli Venturini 2.0 e 3.0. Però qui c’è sotto qualcosa di davvero nuovo: la maglietta diventa User Generated e collettivamente valutata da una smart mob in un’ottica di crowdsourcing che fa community (se solo riuscissi a introdurre anche peer to peer vincerei di sicuro un premio per la maggiore densità di buzzword in una sola frase).

In realtà il modello di Threadless è veramente ricco, e attinge un po’ a tutti i temi dell’Internet contemporaneo. E per di più fa soldi. L’idea di fondo è semplice. Produrre magliette il cui disegno sia sviluppato dagli utenti. Scegliere i disegni migliori e remunerare gli autori con del denaro sonante – fino a 12.500 dollari, nel caso di un design di grande successo, oltre a un extra nel caso che la maglietta venga ristampata. Chiunque può partecipare, a condizione che abbia doti di originalità. Ci svegliamo di notte con la Grande Idea o ci lavoriamo per settimane, non importa – l’importante è scodellare qualcosa di geniale - e proporre la propria idea alla comunità. I disegni vengono infatti presentati online alla community di Threadless, che costituisce quindi una forma di blando social network. Un network aggregato attorno al sito dell’azienda e a blog indipendenti, focalizzato sulla discussione delle proprie ed altrui proposte. Una comunità che esiste e gira attorno all’azienda, che ha fatto propria l’idea di business e si è relazionata strettamente con la marca e l’azienda, in un caso di engagement davvero interessante.

La comunità dunque, al giungere delle nuove idee, si lancia a commentare e a votare quelle che vorrebbero essere le nuove magliette di Threadless – e sulla base del feedback degli utenti, l’azienda decide poi cosa farne della nostra pensata. Chiaro, solo una piccolissima parte ce la fa: su 700 proposte che arrivano in media ogni settimana, meno di una su cento viene approvata. La selezione è durissima – ma anche grazie a questa selezione, le magliette user generatedfunzionano (ma si vendono bene anche quelle commissionate, in modo più tradizionale, a professionisti del settore che disegnano prodotti con un modello più tradizionale). Tutte le magliette sono tirate in numero limitato, essendo ovviamente degli articoli basati su un approccio di sorpresa e innovazione, che ha vita breve. Con qualche eccezione: se la massa richiede a gran voce la maglietta esaurita, si può decidere una ristampa (non capita di frequente) e l’autore – che tra l’altro mantiene i diritti sulla propria opera – riceve un extra bonus di 500 dollari. Ogni lunedì, tra l’aspettativa incontrollabile del mercato vengono messe in vendita sul sito Threadless le nuove magliette, poste sul mercato tra i 10 e i 26 dollari. E si vendono.

Con una piacevole diversione dal percorso di innumerevoli start-up dell’online, che prima hanno raccolto un’audience e poi si sono fatti venire l’ulcera cercando di capire come farci dei soldi o almeno rientrare delle spese, qui c’è un’azienda che riesce a vendere prodotti, in modo intelligente e divertente (date un occhio a quanto è “fresco” il sito) e a farci dei bei soldi. Partita nel 2000 con 1.000 dollari di investimento, quadruplicano i fatturati ogni anno, con un obiettivo di raggiungere quest’anno il target dei 20 milioni di dollari.

Arrivati a questi livelli gli si porrà presto il problema di come passare da un’azienda funky e gestita in modo elastico a essere un’azienda che deve fare i conti con le proprie dimensioni e le complessità derivanti. Per il momento comunque, Threadless insegna che, con un pizzico di fortuna e molta intelligenza, tutte quelle innovazioni del business dell’era di Internet che molti guardano come delle mere trovate senza fondamento, possono essere davvero la chiave per i business del XXI secolo e, sopratutto, per i target del XXI secolo.

Un commento

  1. Effettivamente threadless ha fatto scuola, siti così in America ce ne sono molti. In Europa, precisamente in Francia si distingue Lafraise. Per non andare troppo lontano però, anche il Bel Paese si sta muovendo in questa direzione, sfruttando quelle che sono opportunità reali (il 2.0), anche se indubbiamente stra-osannate. In italia infatti c’è feeldude che riprende in gran parte il concetto del colosso americano. Sicuramente ha ancora molta strada da fare, anche il target forse non è esattamente lo stesso dei suoi navigati colleghi; gli italiani, si sa, sono diffidenti, stentano ancora a comprare via internet. Di buono va considerato il fatto che almeno c’è qualcosa di simile.. qualcosa che si muove verso il famigerato vortice delle "nuove" tecnologie, secondo i cui dettami non ci si può permettere di rimanere indietro.