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KDE fa il salto ed esce da Linux

di Vincenzo Ciaglia

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05

Feb

2008

Che Linux stesse guadagnando consensi era risaputo, ma che arrivasse a confrontarsi con Windows e Mac sul loro stesso territorio è una novità a modo suo sorprendente

L'ambiente operativo KDE e tutti i suoi programmi core - ovvero la suite per l’ufficio Koffice e il lettore musicale Amarok - funzioneranno presto anche sui sistemi operativi Windows. Quest'evoluzione è stata resa possibile dalla società norvegese Trolltech, che col rilascio sotto licenza Gpl del toolkit di sviluppo Qt ha reso possibile il porting del software KDE (basato appunto sul framework Qt). Versioni Gpl di Qt erano disponibili solo per gli ambienti Mac OS X e Linux/X11, ma ora Trolltech - con il lancio della versione 4 del pacchetto - ha deciso di estendere questa licenza anche alla versione per Windows.

Non sarebbe stato possibile creare una versione di KDE per Windows o Mac OS X se anche altre tecnologie chiave non avessero giocato il loro ruolo. Parliamo ad esempio di Phonon, l’Api multimediale di KDE4, e di Solid, utilizzato per la gestione dei dispositivi. Oltre a questo anche l’adozione di Cmake, il cross-platfom build environment per eccellenza, ha giocato la sua parte. Quest’ultimo infatti ha semplificato di molto la vita agli sviluppatori, in quanto è capace di generare dei makefile per una vasta varietà di compilatori su tutti e tre i sistemi operativi. Il datato Autotools, utilizzato in precedenza, non poteva sicuramente reggere il confronto e è stato abbandonato.

A occuparsi della migrazione da Autotools a Cmake di tutte le librerie KDE è stato Alexander Neundorf, mentre Benjamin Reed si è impegnato a far funzionare il tutto su Mac OS X, con non pochi compressi dovuti alla portabilità (gli interessati possono leggere l’articolo di Neundorf a riguardo). Una volta sistemati i problemi di compilazione, l’altra importante priorità era eliminare ogni riferimento al codice prettamente specifico per l’ambiente Linux. L’operazione è stata porta a termine da Holger Schroder. Il risultato è stato sorprendente, visto il modo con cui funzionano tutte le applicazioni principali dell’ambiente desktop sulle due piatteforme.

I binari di KDE per Windows sono disponibili per il download da uno dei tanti mirror reperibili dal sito windows.kde.org. Si tratta semplicemente di un programma di installazione, ovviamente in formato .exe, che consente all’utente di caricare tutti i pacchetti necessari al funzionamento dell’ambiente desktop. La facilità d’uso è garantita. A differenza di quanto accade su Linux, l’utente non dovrà preoccuparsi di eventuali dipendenze o librerie mancanti. Il programma di installazione, infatti, è in grado di risolvere autonomamente qualsiasi dipendenza. Al momento, però, il supporto è garantito solo per i sistemi operativi Windows 2000, Windows XP e Windows 2003. I lavori per il supporto a Vista, così come ricorda il sito del progetto, sono ancora in corso.

L’installazione di base occupa circa 600 MB e include tutto il necessario: librerie, applicazioni e giochi. Ovviamente, considerata la gioventù del progetto è più che lecito aspettarsi alcuni bug. Lo stesso team di sviluppo, infatti, ne sconsiglia per il momento l’utilizzo come unico ambiente desktop. Un risultato notevole, che col tempo dovrà sicuramente migliorare se l’intenzione è realmente quella di battagliare sul campo con l'avversario numero uno Windows. I problemi si riscontrano soprattutto nel rendering del codice Html in Koqueror, nel file manager Dolphin e in altre applicazioni nevralgiche.

Dall’altro lato, gli utenti Mac OS X hanno a disposizione un port unico di circa 1 GB che include tutte le librerie universali. Ciò significa che le applicazioni potranno funzionare allo stesso modo sia sulle piatteforme Intel che su quelle PowerPc. I binari possono essere scaricati dal sito KDE TechBase, dedicato al porting su Mac OS X.

Aaron Seigo, sviluppatore KDE, crede molto nel neonato progetto. Altri decisamente meno. Secondo i più critici, infatti, portare KDE su Windows e Mac OS X significherebbe infliggere un duro colpo all’adozione di GNU/Linux. Non tutti la pensano così: KDE su Windows e Mac OS X porterebbe infatti un'enorme libertà di scelta a tutti gli utenti dei più diffusi sistemi desktop, aprendo loro le porte per la prima volta a Linux. Funzionerà? Solo il tempo ci darà una risposta.

Un commento

  1. "A differenza di quanto accade su Linux, l’utente non dovrà preoccuparsi di eventuali dipendenze o librerie mancanti. Il programma di installazione, infatti, è in grado di risolvere autonomamente qualsiasi dipendenza."

    Ops! Questo non è esatto: lavoro su Ubuntu da tre anni e non ho mai avuto bisogno di preoccuparmi dalle dipendenze; il sistema (tramite apt-get, aptitude, synaptic o adept) si occupa di tutto. Altre famiglie di distribuzioni GNU/Linux hanno sistemi similari per gestire i pacchetti; restano sempre altre che devono farlo tutto manualmente (Gentoo, Slackware, credo), ma si può dire che queste sono scelte soltanto per gli studenti più duri: i "normali mortali" abbiamo altre vie meno impegnative.

    Interessante, sempre, questo port di Kde su altri sistemi.