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Misure al laser contro l’anoressia

di Roberto Venturini

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16

Feb

2007

In Spagna governo e industria tessile si mettono d’accordo per rifondare il sistema delle taglie e promuovere un’immagine femminile meno pericolosa

Quello dell’anoressia è indubbiamente un bel problema. I media spesso puntano uno scandalizzato dito sulle responsabilità del mondo aziendale e della comunicazione, reo di proporre modelli sociali e canoni di bellezza non solo surreali ma anche pericolosi per la salute. Sul fatto che si tratti spesso degli stessi media che poi danno ampio rilievo alle anoressiche testimonial di uno stile di vita innaturale, stendiamo un velo pietoso.

Che si debba fare qualcosa, lo dicono tutti. Che si faccia poi davvero qualcosa… lo sappiamo bene, nulla è più attraente di una bella apatia. Tra i pochi che stanno cercando di fare qualcosa va menzionato però il governo spagnolo che (probabilmente anche a scopi mediatici e autopromozionali, ma fa parte del gioco) ha raccolto il grido d’allarme.


La certezza del diritto e delle taglie

Dopo aver vietato di impiegare sulle passerelle delle sfilate mannequin dall’indice di massa corporale troppo basso, sta partendo ora un progetto più complesso ed organico, che ripensa il rapporto tra l’industria della moda e il corpo della popolazione. Partendo dal banale, ma fondamentale aspetto delle taglie.

Secondo autorevoli giuristi, esisterebbe un diritto naturale non solo alla certezza delle leggi ma anche alla certezza delle taglie. Che quel numeretto, a seconda delle decisioni dello stilista/azienda, assuma un valore puramente indicativo o, più spesso, non abbia rapporto alcuno con la realtà, è un piccolo fastidio cui il governo Zapatero è ben deciso a dare un bel colpo di forbici.

Così, per il tramite di un accordo tra l’Instituto Nacional del Consumo e alcuni tra i più grandi gruppi del tessile iberico, si è deciso di ripartire da zero. Di rimappare il corpo della spagnola media, di ridefinire il sistema delle taglie e di adottare un sistema unico e condiviso dai produttori; affinché una 42 sia una 42 per tutti – invece di essere una 38 per qualche produttore deciso a giocare la carta del marketing gratificazionale («… ma lo sai che di XX mi va ancora la 40 …?!»).


Misurando le spagnole

È stato dunque lanciato un ambizioso progetto: la normalizzazione della popolazione spagnola. A questo scopo un significativo campione degli indigeni riceverà una cartolina precetto che, invece di obbligare al servizio militare, li inviterá a presentarsi al servizio di misurazione del popolo, con il nobile scopo diridefinire gli stereotipi fisici delle iberiche. 8.500 donne, di età compresa tra i12 e 70 anni saranno dunque (con tutti i crismi della privacy) misurate. Non a mano ma con il supporto della più avanzata tecnologia antropometrica, sviluppata dalla azienda tedesca Human Solutions.

Entrando in una sofisticata cabina stile teletrasporto di Star Trek, signore e signorine avranno la loro immagine captata in tre dimensioni da un laser; digitalizzata, misurata longitudinalmente e perimetralmente. Costruendo di conseguenza un database in cui collocare i vari segmenti antropomorfici della popolazione e permettendo di arrivare a significative medie di misura per fascia che verranno tradotte nelle nuove taglie. Adottate in maniera uniforme dai produttori.

A questo punto scatterá la fase di informazione, che spiegherá agli spagnoli come cambino le taglie e come, a partire dalle loro effettive dimensioni individuali (che dovranno misurarsi a mano per conto proprio) possano estrapolare la loro nuova taglia. Problema anche politico, delicato questo. Probabilmente si giocherà ancora una volta al ribasso: se l’iniziativa governativa dovesse infatti portare a un aumento generalizzato delle taglie (stile "effetto euro") non si possono escludere sommosse popolari ed elezioni anticipate.


Anche il manichino dovrà ingrassare

Collegate a questo processo di ridefinizione dei modelli metrici, scatteranno misure che riguarderanno i processi di comunicazione al pubblico. Al di là dei divieti di far sfilare modelle anoressiche in passerella, è stato concordato tra le parti di evitare tassativamente l’esposizione in vetrina di manichini che non soddisfino le regole etiche ovvero, in parole povere, vietato usare manichini che non portino almeno la (attuale) taglia 38 spagnola. E, ovviamente, anche i manichini dovranno rispondere ai nuovi standard morfologici della popolazione standardizzata (ma con calma: il phasing out dei manichini sottopeso è previsto in un arco di 5 anni).

Infine, di comune accordo, si porrà termine alla comunicazione della 46 cometaglia “speciale”, per non porre ulteriore pressione sociale sulle donne di quella dimensione. Con tutti questi strumenti si intende promuovere la comunicazione di canoni di bellezza che non siano solo estetici, ma anche salutari. Vedremo come la penseranno gli spagnoli e sopratutto le spagnole (e ricordiamo che si tratta di una delle popolazioni che fa maggiormente ricorso alla chirurgia estetica).

Da questo progetto pilota dipenderà infatti anche la possibile estensione del progetto in altre nazioni, in vista di una futura ma complicatissima opera di armonizzazione europea delle misure del corpo (per altro già coperta dalla norma UNE-EN 13402 ), di modo che dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, la taglia sia omogenea e il cliente sia sereno.