Idee e opinioni

Eriadan e gli altri, disegnatori di se stessi

di Antonio Sofi

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24

Lug

2006

Apogeonline si arricchisce oggi di una nuova serie settimanale a fumetti, Screensaver. Ne è autore uno dei talenti più promettenti emersi in questi anni nel web italiano. È l'occasione per ripercorrere la storia di un genere che in Italia non ha mai goduto del traino dei grandi giornali, e che oggi sembra avere nella Rete un alleato formidabile

L’unico vero difetto di eriadan, giovane fumettista nato e cresciuto sul web e ingegnere per hobby, è essere italiano. Lo scrivevo già quasi tre anni fa. Perché è da quasi tre anni che, ogni giorno, con costanza strabiliante, appena dopo la mezzanotte, mette online una striscia a fumetti dal caratteristico tratto di matita fumè. Racconta e trasfigura la sua vita, eriadan (all’anagrafe Paolo Aldighieri), un buffo quotidiano contornato di piccole stelle, gatti parlanti, consigli cerebrali, sante pazienze, tartarughe dai perfidi poteri psichici. Ci ritorniamo, perché oggi Eriadan inaugura una rubrica settimanale su Apogeonline. A fumetti, ovviamente.

Essere italiano, dicevamo, è un difetto, se hai dimestichezza con matite e pennelli. Perché vuol dire nascere in una nazione in cui il fumetto è ancora generalmente considerato roba per bambini asociali, passatempo per irrimediabili sfaccendati, cultura di serie B (a poco sono valsi gli illustri sdoganamenti che negli anni si sono succeduti, a partire da quello di Umberto Eco nel suo Apocalittici e integrati del 1964). “I fumetti?” – si sente ancora dire – “sì, ne leggevo qualcuno quando ero piccolo, poi ho smesso”: nemmeno fosse uno di quei vizi che rende ciechi (ma spesso diventa, con ciclica antipatica ricorrenza, il capro espiatorio di tutti i mali della gioventù ribelle – ora forse soppiantato, anche in questo, dalla malia perversa e violenta attribuita ai videogiochi).


Il fumetto in Italia, né stelle né strisce

Un altro difetto di eriadan (rimaniamo sui difetti, ché i pregi saltano subito all’occhio) è che disegna principalmente comic strip. Ovvero la forma (quasi) primigenia (e popolare) della nobile arte del fumetto. La bande dessinèe, arte sequenziale per eccellenza. Fumetto seriale (anche se spesso senza una vera continuità temporale) storicamente inteso anche dal punto di vista grafico per essere pubblicato all’interno delle pagine di un quotidiano cartaceo. Sviluppo orizzontale, due-tre vignette e conclusione. La strip (o striscia, se preferite) costringe chi disegna a impegnarsi in una delle prove più difficili in assoluto, per un narratore quale ci si aspetta che sia: essere sintetico, ed essere brillante. Non sempre il salto mortale narrativo riesce; non è sempre facile esaurire nei limiti spazio-temporali di poche vignette tutta la forza centrifuga di una storia compiuta. Quando riesce, però, scatta l’intimo applauso – il sorriso o il pensiero.

Continuiamo a parlare di comic strip. Perché lo sviluppo e la fortuna di un formato narrativo dipende spesso (se non soprattutto) dalla presenza di un mercato ricettivo che permette ai nuovi talenti di emergere e a quelli affermati di sviluppare la propria creatività. Questo è esattamente quello che è successo nell’editoria anglosassone, i cui maggiori quotidiani da tempo dedicano intere pagine alle comic strip – intoccabili come il meteo e gli annunci economici. Una vera e propria scuola stilistica che nel corso degli anni ha prodotto capolavori indiscussi del fumetto mondiale. Qualche titolo? I mitologici Peanuts, il caustico Garfield, il surreale Far Side, l’ancora più surreale Non Sequitur, l’infinito Doonesbury, i teneri Calvin & Hobbes, l’aziendale Dilbert. E la lista potrebbe continuare per molte righe.

In Italia, purtroppo, non c’è mai stata una vera tradizione di strisce a fumetti sui quotidiani (a parte il caso isolato delle Sturmtruppen del compianto Bonvi, che esordì sul Paese Sera). Il giornalismo italiano ha tutt’altra storia rispetto a quella di altri paesi. Una storia che ha visto la presenza di quotidiani (più o meno) d’élite, di una editoria “impura” e non autonoma cresciuta a braccetto con la politica, di un lettorato che si è alfabetizzato con il tubo catodico – e non ha mai conosciuto, fino a oggi, quotidiani veramente popolari. Proprio quelli che altrove hanno fatto la fortuna delle comic strip. Usati come arma per conquistarsi, vignetta dopo vignetta, la fedeltà di (tanti) lettori.

Non solo. Rispetto a qualche anno fa (eufemismo cronologico per 10, 20, addirittura 30 anni fa) sono quasi del tutto scomparsi luoghi editoriali periodici che raccolgano fumetti di questo formato. Rimane forse solo Linus, ultimo baluardo di una lunga stagione che ha visto nascere e morire tante testate: dalle antesignane Il Mago ed Eureka, a Corto Maltese e Frigidaire (che ancora in qualche modo resiste), ai più recenti Comix, Totem, allo stesso Cuore. Rimane, certo, l’articolata produzione della Bonelli, incontrastato leader degli albi a fumetto da quasi 60 anni (da Tex a Dylan Dog a Nathan Never), alcune ottime e misconosciute produzioni d’autore e qualche pseudo-strip di satira a stento tollerata nei quotidiani, spesso solo per dare aria alle pagine. Il quadro generale non è certo roseo – ed è per questo che per un fumettista di talento non è la scelta migliore, quella di nascere in Italia, oggi.


Arrivano i nostri, a cavallo del web

Ma non tutto è perduto. In piacevole coincidenza con altri settori dell’industria culturale, Internet ha ridato un sussulto di vita al mondo dei fumetti. Non solo con le molte riviste web che sono negli anni riuscite ad attecchire nel fertile humus del lettorato digitale. Ma anche – è storia più recente – con i molti talenti individuali che, senza avere alle spalle un editore, hanno usato nuove tecnologie di pubblicazione come i blog per esprimere i loro talenti artistici. D’altronde è sempre così: la tecnologia (che funziona) permette di esprimere l’esprimibile o l’inespresso. È quella abbastanza duttile da sintonizzarsi con i mille eterogenei bisogni dei singoli individui: uno strumento che è sempre possibile accordare alla propria personale musica. In questo caso, al proprio personale disegno. Grazie a tecnologie di pubblicazione facili da usare, il web personale rompe (le scatole, direbbero alcuni) e innova mercati chiusi o asfittici legati ai tradizionali supporti di distribuzione dei contenuti (carta, ma anche vinile, cd ecc.). Dà nuova linfa alla creatività. Stimola nuovi linguaggi e nuovi formati: prima modulati su quelli precedenti poi, col tempo, più autonomi e indipendenti.

La piccola storia di eriadan ne è un esempio evidente. Così come quella di altri fumettisti che si esibiscono quotidianamente sui loro blog, editori e disegnatori di sé stessi. eriadan e gli altri hanno intuito che era possibile piegare alle più diverse esigenze narrative la logica cronologica inversa dei blog. Ogni giorno una striscia. Ogni striscia una storia. Sul web, invece che sui chiusi e poco recettivi quotidiani. La pratica quotidiana del blog allena talento, immaginazione e intuito grafico. Richiede costanza. Costringe al confronto con pubblici piccoli ma esigenti. Costruisce nel tempo un portfolio creativo utile per eventuali attenzioni professionali degli addetti al settore. eriadan, per esempio, ha già pubblicato tre albetti cartacei che raccolgono le sue strisce web, l’ultimo di fresca uscita e sempre per i tipi di Shockdom. Il fenomeno ha di fatto contribuito, insieme ad altre lodevoli iniziative (segnalo, tra tutte, la striscia.net) a rinverdire un formato, quello della comic strip, che ha il suo fascino leggero nella capacità di raccontare un pezzetto di storia ogni giorno, facendo crescere i personaggi lentamente – con gli inevitabili tormentoni, le manie cui ci si scopre affezionati, i tanti richiami incrociati. Un feulleiton pixelato, un filo rosso narrativo che sulle pagine dei blog si dipana pian piano – per poi ritrovarsi negli archivi storici.


Screensaver, si salvi chi può

Screensaver è il titolo della nuova serie scritta e disegnata da eriadan, che oggi esordisce su Apogeonline, e che avrà cadenza settimanale. È una serie che ha come tema le tecnologie informatiche. Argomento ostico e apparentemente freddo, ma non è forse il computer la meravigliosa diabolica macchina con cui abbiamo sempre di più, quotidianamente, a che fare? Rispetto alla produzione abituale di eriadan, questa serie ha due novità “tecniche”. La prima è il formato, più narrativo e impegnativo: la tavola a sviluppo verticale. La seconda è l’utilizzo del colore. Insieme, e non è certo un caso, fanno il formato settimanale classico delle comic strip anglosassoni nelle elefantiache edizioni domenicali.

Il piglio è lo stesso di sempre, però. eriadan infatti sceglie di raccontare il mondo dei computer prescindendo dagli umani che lo usano. Una tecnica di metonimia fumettistica che l’autore sa usare in maniera sopraffina. Spesso i comportamenti del personaggio “eriadan” sono dettate, nel suo fumetto storico, dai litigiosi conciliaboli del CoCeMa (il Consiglio Cerebrale Massimo), ovvero il cervello; gli arti si muovono tramite meccaniche leve; lo sguardo all’esterno è possibile attraverso una sfera luminosa che basta poco a capire trattarsi del globo oculare. Una parte per il tutto. Allo stesso modo, per raccontare il mondo informatico (e il nostro frustrato e passionale rapporto con esso) eriadan sceglie di dare vita ai pezzi di ferro e silicio che compongono il computer. I vari componenti hardware e software sono raffigurati come nevrotici impiegati di un normale ufficio, alle prese con capi e clienti che danno ordini incomprensibili o richiedono prestazioni inadeguate alle loro potenzialità.

Passioni e frustrazioni in codice binario – in fondo umanissimo.

Un sorriso (disegnato) li seppellirà.