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Social networking nella città digitale

di Pietro Izzo

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18

Mag

2006

Che cos'è e come può evolvere il web 2.0? È possibile progettare la collaborazione? Sono alcune delle domande a cui un progetto del CSP di Torino tenta di dare una risposta

Blog, wiki, tagging, social network: sono alcuni dei termini che – da circa due anni – si vanno imponendo nelle discussioni relative ad Internet. Molto spesso si tende a riassumere il tutto sotto la comoda etichetta di Web 2.0, un modo di dire che alla fine incorpora tutto quanto c´è di nuovo e interessante nelle esperienze di navigazione quotidiana. A ben guardare, siamo in mezzo al guado: è molto difficile definire il Web 2.0 e delinearne le possibili evoluzioni senza il necessario distacco. C´è comunque chi prova a farlo, come il team dello Smart Lab (Social Media Applications Research & Tagging Laboratory) del CSP – la struttura di innovazione e ricerca in campo Ict dell´amministrazione piemontese.

Contrariamente ad altri laboratori della struttura torinese, lo Smart Lab non è un laboratorio informatico in senso stretto. Si tratta più di un gruppo di studio a carattere sociologico che annovera nel suo comitato scientifico Luca Console (docente della Facoltà di Scienze della Comunicazione di Torino ed esperto di usabilità e Human Computer Interfaces), Franco Carcillo (direttore responsabile dei siti Internet della Città di Torino) e Giuseppe Granieri (studioso di blog e reti sociali). Il supervisore del progetto, curato per il CSP da Andrea Toso ed Eleonora Pantò, è Derrick de Kerkhove, non nuovo ad esperimenti di questo tipo e interessato a trovare applicazioni pratiche sempre nuove alla sua teoria dell´intelligenza connettiva.

In questa ricerca teorica (che avrà nell´immediato futuro anche alcune applicazioni pratiche, come vedremo) lo Smart Lab ha identificato quattro principali argomenti di interesse. Da un lato si parla di Osservatorio sul Web 2.0. Si prova cioè a catalogare tutte le applicazioni che possono in qualche modo fregiarsi di questo titolo (un progetto già contenuto in forma sintetica nel puntuale articolo di Tim O´Reilly What is Web 2.0). Una volta realizzato un catalogo si potrà verosimilmente stilare una lista di quelle che sono le condizioni necessarie e sufficienti per definire una risorsa, un´applicazione o un ambiente “Web 2.0”. Tipicamente, la legge principale del web odierno è quella cui ci si riferisce come architettura della partecipazione, per cui ogni singolo utente aggiunge valore all´esperienza di navigazione.

Ma quali sono i meccanismi per cui una community “Web 1.0” tende a durare poco e a essere dimenticata presto mentre una community “Web 2.0” riesce a essere quasi sempre viva e anzi a crescere in modo esponenziale? E quali regole si può dare una community “Web 2.0”? Di questo e di altro si occupa specificamente Giuseppe Granieri, che all´interno dello Smart Lab porta avanti la ricerca Progettare la collaborazione: attraverso uno studio delle community di net gaming (tra le più attive ed articolate) si proverà a seguire l´evoluzione di un gruppo di utenti dall´aggregazione disordinata alla rete sociale definita. Un esempio concreto di collaborazione progettata sta in un blog collettivo che parla di un territorio (o forse, con un neologismo azzardato, si potrebbe dire che “è parlato” da un territorio). Il SanPaBlog (la sigla sta per il quartiere San Paolo di Torino) è un urban blog sperimentale sponsorizzato dalla Città di Torino nell´ambito del Progetto Periferie il cui obiettivo – secondo i curatori – è quello di «creare, supportare e stimolare la partecipazione della cittadinanza attiva sul territorio, fornendo alla comunità che vive e anima il quartiere uno strumento pubblico di espressione». Mettere l´utente in grado di confrontarsi con altri utenti che hanno la sua stessa esperienza o esperienze diverse. Permettergli, grazie allo strumento informatico, di conoscere meglio un territorio, che può essere un quartiere come un condominio, un ufficio, un circolo o un locale.

Dinamiche di relazione che confluiscono in un terzo punto focale dello Smart Lab, quello più concreto: il progetto iCity. In collaborazione con la Città di Torino si cercherà di realizzare una guida per conoscere il territorio cittadino gestita secondo un modello di social networking e fruibile in modalità multicanale. Un Digital Semantic Assistant (come lo definiscono i tecnici del CSP) che aiuterà i turisti e gli abitanti a orientarsi e a conoscere più a fondo la città. Infine Smart Lab si occupa anche del progetto Smart Life, che studia la possibilità di integrare tutte le diverse tipologie di servizio che stanno sotto l´ombrello del Web 2.0 in modo da realizzare un sistema semplice ed efficace di gestire la propria identità digitale (ad esempio un´interfaccia unica per postare sul proprio blog, inviare immagini su Flickr, gestire i contatti di lavoro con LinkedIn, condividere i propri bookmark con del.icio.us, mettere in comune le proprie opinioni con quelle di altri networker tramite Technorati, magari personalizzata secondo la lingua, l´età e le esigenze dell´utente).

Insomma, il Web 2.0 sarà anche un neologismo privo di reale significato, ma il programma di ricerca dello Smart Lab si impegna seriamente a riempire questo vuoto.