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Il tatuaggio antiterrorismo arriva sulla zucchina

di Roberto Venturini

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07

Nov

2005

Non stupitevi se un giorno troverete al supermercato ortaggi tatuati, è  per la nostra sicurezza (e per il bene del marketing)

Non passeranno probabilmente molti anni prima che anche sulle nostre tavole compaiano ortaggi e verdure sottoposti ad un processo di tatuaggio. Ma, almeno per il momento, non aspettiamoci cetrioli con motivi tribali o pompelmi con il logo Harley. Purtroppo o per fortuna l'iniziativa ha motivi ben più seri.


Una questione di soldi e di marketing. E di maledette etichette

Da anni si sta cercando, da parte dei produttori, di trasformare un prodotto tipicamente commodity (come un cetriolo) in un prodotto branded, assegnando una marca che nobiliti e differenzi il prodotto. Caso assolutamente tipico, tanto per citarne uno, le mele Melinda. Che se gli togli il bollino, difficile riconoscerle e soprattutto difficile venderle allo stesso prezzo.

Dato che la natura, pur avendo concepito dei packaging perfetti per i suoi prodotti, non ha però previsto l'invenzione della pubblicità, è risultato finora piuttosto difficile migliorare la confezione naturale. Tutto ciò che si era riusciti a fare era appiccicare uno di quei maledetti bollini autoadesivi, che su certe verdure si rivelano fastidiosissimi da togliere.

Quel che peggio è che l'industria agroalimentare ha sfornato in questi anni migliaia di nuovi prodotti, specie e varietà, ognuna con un costo diverso. E per il supermercato diventa complesso il tema della prezzatura dei prodotti e dello stabilire il costo delle 4 mele che abbiamo comprato, non si può pretendere che la cassiera a lavoro temporaneo sappia riconoscere una mela Esopus Spitzenberg da una della varietà Haralson.

Di qui l'interesse verso una soluzione di etichettatura che faccia a meno delle etichette gommose (che costano), che identifichi (ad es. con un bel codice a barre) la natura e varietà del suo prodotto e che possa permettere una facile lettura alle casse (ed in ogni altro step della catena logistica) delle caratteristiche tecniche del prodotto.


Entra in gioco la sicurezza nazionale

In questi tempi di paranoia, poi, c'è stato chi da tempo ha iniziato a dormire sonni inquieti per colpa di peperoni e melanzane. Prodotti commodity, sono cittadini senza carta d'identità, senza impronte digitali.

Dal punto di vista della sicurezza alimentare è preoccupante avere questi anonimi in circolazione e il tema della tracciabilità della filiera è caldo, specialmente in quelle nazioni dove si teme che le verdure e i frutti dei campi possano essere utilizzati per compiere atti terroristici, criminali o fraudolenti. Tanto che, in una legge del 2002, gli USA prevedono una serie di disposizioni obbligatorie relative all'etichettatura dei prodotti, indicazione della nazione d'origine e così via, legge rimasta in molti campi finora lettera morta per problemi tecnici, quali la difficoltà di inserire un chip RFID in ogni fagiolino venduto all'ipermercato.

L'aspetto della sicurezza alimentare integrato con la difesa nazionale è quindi un motivo in più che sta già portando negli US all'adozione del tatuaggio laser, permettendo finalmente di identificare univocamente natura, tipo e appezzamento di provenienza del prodotto, in maniera difficile da falsificare.

Il processo di tatuaggio è relativamente semplice: un raggio laser incide la parte superiore della buccia, lasciando un codice (numerico o a barre) appena leggibile ma molto resistente. E dato che il processo (con alcune eccezioni) non prevede l'uso di inchiostri o altri materiali consumabili, è ecologico ed economico. Data inoltre l’irrilevante profondità dell'incisione, le caratteristiche del prodotto e della sua conservazione non vengono compromesse.


Si parla della mela, spunta il serpente

La tecnologia si presta però ad una serie di ulteriori sviluppi ed applicazioni, meno serie e più marketing oriented.

Come accennato prima, può essere una buona soluzione per costruire una marca anche su quei prodotti che finora non l'avevano, ad esempio tatuando logo, slogan o testimonial della comunicazione sui nostri sinora monotoni prodotti ortofrutticoli.

Ma con un passettino oltre, ecco che spunta il tormentone del mondo moderno, in cui qualsiasi cosa può essere trasformata in un media (o almeno ci si può provare).

Frutta e verdura potranno dunque diventare dei media atti a contenere messaggi pubblicitari, incisi monocromaticamente con il laser, che si faranno molto vedere nei banchi frigo dei supermercati e nelle fruttiere delle nostre case.

Molto apprezzati saranno meloni e angurie, per le loro dimensioni che li renderanno atti a comunicazioni di grande dimensione e forte impatto. A condizione che il colore ufficiale della corporate image dello sponsor sia il giallo o il verde.

Manghi e papaie diventeranno il media di elezione per società di viaggi e turismo in località esotiche.

E non ci potrebbe essere un media più indicato per una linea telefonica dall'alto contenuto erotico di una bella mela  Delicious, dal colore rosso fuoco.