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Le potenzialità del Web cinese fanno gola

di Federica Masera

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20

Ott

2005

Il boom di Internet in Cina, ennesimo segno della lenta ma inesorabile "invasione" cinese dell’Occidente, risveglia i sopiti istinti guerrieri dei molti addetti del settore

E come potrebbe essere diversamente? Come potrebbero, i grandi big del Web, così come le piccole start-up, non essere attratti dall’idea di conquistare anche solo una piccola parte della seconda popolazione di internauti al mondo dopo gli USA?

La Cina offre prospettive colossali su Internet. Sedotti da questo "eldorado virtuale", i grandi gruppi americani pagano a peso d’oro il loro biglietto d'entrata su questo mercato.

Nel Paese asiatico, ad esempio, il mercato dell’e-commerce ha raggiunto quota 1,2 miliardi di dollari nel 2004 (secondo dati diffusi dal China Daily). Se questa cifra può sembrare irrisoria accanto ai 38,4 miliardi di dollari generati dal commercio elettronico nel vicino mercato giapponese, va però tenuto presente che il potenziale di crescita del mercato cinese è considerevole. Infatti, il paese più popolato del pianeta è soltanto all'inizio dello sviluppo della sua "era Internet", con un tasso di penetrazione del Web pari soltanto al 7%, come si evince dalla tabella che segue.

La popolazione Internet cinese (2004)

Fonte: eMarketer maggio 2005

Paese

Numero di utenti (in milioni)

% di penetrazione Internet

USA

170,1

60,6%

Cina

94,0

7,2%

Giappone

72,8

57,2%

Da questi numeri è facile immaginare quale crescita esponenziale potrà avere il mercato Web cinese, al secondo posto nella classifica mondiale per numero di utenti ma con un tasso di penetrazione così basso da rendere quasi impossibile figurarsi i confini della sua espansione.

Favorendo l’e-commerce, i progressi di Internet a banda larga sono davvero rapidi su questo nuovo mercato: da 4 milioni di famiglie connesse nel 2002, a più di 23 milioni nel 2004. Attualmente, infatti, il 6,5% dei nuclei familiari cinesi sarebbe dotato di un accesso a banda larga, la Cina beneficia inoltre del dinamismo di Hong Kong e Taiwan, suoi vicini decisamente tecnologici.

Già, il 51% delle famiglie taiwanesi è collegato a banda larga, mentre la cifra sale al 59% nel caso di Hong Kong, contro il 30% soltanto nel caso degli Stati Uniti.

Attratta dai potenziali profitti del Web cinese, dunque, la maggior parte dei gruppi Internet americani si sta muovendo per andare a occupare il mercato, a qualunque prezzo.

Il primo a muoversi in questa direzione è stato eBay, noto sito di aste online, che ha acquistato nel 2001 il suo omologo cinese EachNet per 180 milioni di dollari. Nel 2003, è stata la volta di Yahoo!, che ha speso 120 milioni di dollari per accaparrarsi il motore di ricerca cinese 3721.com, ribattezzato poi Yisou. L'anno seguente, il 2004, segna un'accelerazione con l’arrivo di un peso massimo del calibro di Google nel capitale di Baidu.com, l’ingresso di InterActiveCorp nel capitale dell'agenzia di viaggi online eLong, e l’acquisizione di Joyo.com da parte di Amazon.

Ma non finisce qui. Nel 2005, il sito di recruting online americano Monster ha preso posto sul mercato asiatico grazie al controllo del 40% del capitale del suo collega cinese Chinahr.com per 50 milioni di euro. E Yahoo!, non ancora pago, ha chiuso le danze, almeno per ora, con la recente acquisizione del 35% del capitale del gruppo cinese di e-commerce Alibaba.com, per più di un miliardo di dollari.

Ma non solo i re del Web e dell’e-commerce occidentali sono abbagliati da tanto splendore, anche i mercati finanziari tengono il passo. L'estate scorsa, Baidu.com, ribattezzato "il Google cinese", ha infiammato la borsa americana: fissato a 27 dollari, il corso dell'azione del motore di ricerca cinese è cresciuto del 354% in occasione della seduta d'introduzione del titolo sul mercato borsistico USA, per raggiungere la soglia dei 122,54 dollari. Un piccolo assaggio di cosa potrebbe fare questo immenso paese, una volta lanciato davvero alla conquista del Web.