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	<title>Apogeonline &#187; WiMax</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>L&#8217;occasione mancata del pluralismo digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 06:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le frequenze date gratis a Rai e Mediaset e l'asta in corso per gli operatori mobili raccontano la solita storia italiana del potere concentrato nelle mani dei soliti noti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che record, l’Italia: è riuscita a trasformare il passaggio al digitale terrestre in un&#8217;occasione di accentramento di potere nelle mani dei soliti noti, invece che in opportunità di pluralismo. Che sarebbe stato l’esito più naturale, visto che il digitale moltiplica i canali disponibili a parità di frequenze. È un bilancio che si può già fare, su due fronti ora incandescenti: quello delle emittenti tv e quello della banda larga mobile. Partirà il 6 settembre, tra le polemiche, il beauty contest che darà gratis frequenze tv alle emittenti, mentre è in pieno svolgimento l’asta che assegnerà agli operatori mobili frequenze di vario tipo, tra cui le più pregiate sono quelle dello spettro 800 MHz, finora usato solo dalle tv.<span id="more-6577"></span></p>
<h5>Beauty contest televisivo</h5>
<p>Quanto deciso dal governo ha scontentato tutti eccetto Rai e Mediaset. Tutte le minoranze, quindi. Contro alcuni aspetti del beauty contest Telecom Italia e Sky <a href="http://www.newslinet.it/notizie/dtt-beauty-contest-al-tar-lazio-dopo-sky-anche-telecom-italia-ricorre-ai-giudici-amministrat">sono andati al Tar del Lazio</a>. Le emittenti locali sono da tempo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/07/per-azzoppare-le-tv-locali-il-governo-elimina-il-tar/143607/">sul piede di guerra</a> temendo di scomparire con il passaggio al digitale. L’opposizione (PD, con appoggio di Idv e Terzo Polo) ha contestato l’opportunità di regalare le frequenze alle emittenti, in questa contingenza economica, e ha chiesto di trasformare il beauty contest in un’asta. Il PD stima che lo Stato ne avrebbe ricavato 1-2 miliardi di euro, dalle emittenti. La richiesta era contenuta in un emendamento alla manovra finanziaria, bocciato però sabato scorso per un solo voto di scarto.</p>
<p>In questo, il governo (nella persona di Paolo Romani, ministro allo Sviluppo Economico) ha buon gioco a ricordarci che nessun Paese europeo ha fatto aste competitive per le frequenze tv. Secondo il PD, l’Italia poteva fare eccezione visto che si chiedono ora sacrifici straordinari per rintuzzare il debito pubblico. Ma in fondo la questione non era tanto se assegnare le frequenze gratis o a pagamento. Non si dice che la cosa grave è un’altra, segnalata da esperti come Antonio Sassano, docente alla Sapienza e consulente dell’Autorità garante delle comunicazioni per i temi delle frequenze: il governo ha fatto in modo che a Rai e Mediaset andassero un surplus di frequenze e anche <a href="http://www.digiterrestre.com/digitale-terrestre-a-sky-le-frequenze-piu-sfortunate/811/">quelle più pregiate</a>.</p>
<h5>Banda larga mobile</h5>
<p>Sassano aveva proposto, con Paolo Gentiloni (PD), invece di evitare di assegnare due canali (55 e 58) al beauty contest e così avere uno spettro più libero, per risolvere interferenze e contenziosi con le emittenti locali. Risultato delle scelte del governo: sfavorite le emittenti nazionali diverse da Rai e Mediaset, perché finiranno su frequenze più soggette a interferenze; esigenza di risarcire le emittenti locali con 240 milioni di euro sottratti alle già sofferenti casse dello Stato. C’è il rischio infine che alcune locali scompaiano, con danno per il pluralismo, come denunciato nei giorni scorsi da numerosi consigli regionali (Puglia, Toscana, Liguria, tra gli altri). Le locali che perderanno le frequenze saranno costrette a liberarle entro dicembre 2012; possono poi trasformarsi in fornitori di contenuti (su reti altrui), come stabilito dal governo. Ma molte di loro affermano che i tempi sono troppo stretti per riuscirci.</p>
<p>Come Sassano ha detto più volte, il governo non sarebbe stato costretto a togliere tante frequenze alle locali &#8211; per assegnarle agli operatori mobili con l’asta &#8211; se avesse evitato di dare quel surplus di frequenze alle tv nazionali. Il potere si concentra, quindi. Lo si vede anche nell’asta degli operatori mobili. Le frequenze liberate con il passaggio al digitale terrestre (800 MHz) finiranno certo a Telecom Italia, Wind e Vodafone. È incerto persino che 3 Italia si riesca ad aggiudicare qualcosa. È il solo operatore infatti che sta gareggiando solo per un lotto a 800 MHz, dei sei disponibili, come risulta dalle offerte e dai rilanci che ha fatto finora. Gli altri tre mirano invece a ottenere due lotti ciascuno. Serve avere infatti avere due lotti contigui a 800 MHz per ottimizzare la copertura. Se quei tre riusciranno nell’intento, però, non resterà più nessun lotto per 3 Italia.</p>
<h5>Concorrenza vs. qualità</h5>
<p>Peggio ancora per i nuovi entranti: hanno dato forfait. Poste Mobile (operatore mobile virtuale) e Linkem (Wi-Fi e Wimax) erano considerati possibili partecipanti all’asta, ma poi non l’hanno fatto, probabilmente scoraggiati dagli alti prezzi: siamo già intorno ai 2,5 miliardi di euro, calcolate le offerte per tutti i tipi di frequenze. Niente da fare, le reti mobili voce e internet continueranno a svilupparsi intorno ai vecchi nomi. Quale scenario ci aspetta? Per gli utenti di banda larga mobile, le notizie sono tutto sommato positive. Non ci sarà un boom di pluralismo e concorrenza, ma almeno la qualità del servizio migliorerà. Le nuove frequenze consentiranno di migliorare la copertura e la velocità banda larga; daranno risorse opportune a a sviluppare la tecnologia 4G.</p>
<p>Andiamo verso reti mobili multilayer, in cui gli operatori useranno tipi di frequenze diverse a seconda delle varie esigenze del territorio e dei singoli utenti. Sfrutteranno anche quelle a 2.6 GHz, per cui all’asta stanno dimostrando grande interesse: probabilmente intendono utilizzarle per reti indoor (case, uffici) con apparati <em>femtocell</em>. In verità le nuove frequenze avrebbero potuto dare alle reti una qualità anche maggiore, ma pesa di nuovo la scelta del governo di intasare lo spettro per dare tante risorse alle emittenti nazionali. Il risultato è così che il lotto a 800 MHz su canale 61 è a grosso rischio di interferenze (sul 60 ci sarà la tv di Telecom Italia Media, a livello nazionale). Ecco perché è il solo lotto per cui, quando scriviamo, nessun operatore ha ancora fatto offerte, aspettando che il suo prezzo scenda.</p>
<h5>Occasione perduta</h5>
<p>Infine, perché i servizi siano veloci davvero e non solo in teoria, non servono solo frequenze ma anche collegamenti di backhauling tra le antenne e il resto della rete. E il backhauling migliore è in fibra ottica. Peccato allora che ristagnino i progetti per dare all’Italia una rete in fibra estesa a livello nazionale: la società del tavolo Romani <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">non è più partita</a> e ora restano solo i piani di Telecom Italia per una rete di nuova generazione. Ennesimo esempio di occasione perduta per vivacizzare il mercato.</p>
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		<title>Banda larga, ci aspetta un altro anno di passione</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il broadband italiano procede a strappi, tra sporadiche buone notizie, scarse certezze (soprattutto sul fronte governativo) e qualche novità. Il 2011, intanto, cominicia con la riapertura dei termini per gli operatori WiMax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo anno si apre con qualche buona prospettiva e anche varie incognite, per chi vive nel digital divide (nel settore ormai s’intende, con questo termine, coloro che non sono coperti da banda larga almeno a 2 Megabit). Le buone notizie sono che le tecnologie wireless intensificheranno le coperture, grazie soprattutto all’iniziativa <a href="http://www.1000comuni.vodafone.it">1000Comuni</a> di Vodafone e al rilancio del WiMax. Nel frattempo, le connessioni satellitari diventeranno un’alternativa più valida. Le cattive sono che la banda larga tradizionale e più veloce &#8211; basata su fibra ottica fino alla centrale Adsl o alle antenne degli operatori mobili &#8211; farà solo piccoli passi avanti. Perché è stata semi-dimenticata dai finanziamenti pubblici. Facciamo un quadro di quello che ci aspetta nel 2011, in base agli indizi che già abbiamo in mano.<span id="more-4576"></span></p>
<h5>Wimax</h5>
<p>Per prima cosa, una notizia che ancora non si è diffusa: il ministero dello Sviluppo Economico ha dato altri due anni di tempo agli operatori WiMax italiani per rispettare gli obblighi di copertura minima (pena, la perdita della licenza). Scadevano a novembre 2010 e quindi sono stati prorogati a fine 2012. Il governo ha riconosciuto che la durezza della crisi aveva posto difficoltà oggettive agli operatori. A quanto risulta, solo Linkem e Mandarin erano riusciti a rispettare già a novembre i termini della licenza. L’impatto positivo è che adesso altri possono serenamente ritornare in gioco: la lista dei vincitori dell’asta WiMax <a href="http://www.oneadsl.it/28/02/2008/finita-lasta-per-il-wimax-ecco-i-vincitori">è lunga</a>, infatti, ma tra questi solo Retelit, Linkem (Aft), Mandarin (Tourist Ferry Boat) e Aria si erano mossi con copertura e offerte; da qualche giorno anche Wavemax è entrato nell’arena. Telecom Italia si appoggerà alla rete di Linkem e quindi non dovrà farne una propria. Mancano all’appello molti altri, tra cui uno del calibro di Infracom, ma l’ossigeno dato dalla proroga ministeriale riapre i giochi. Al limite, chi non vuole più investire in WiMax potrebbe vendere ad altri l’uso delle proprie frequenze, il che migliorerebbe copertura e prestazioni del loro servizio.</p>
<p>Non illudiamoci però che il ritardo di copertura sia senza conseguenze per il mercato WiMax. Nel frattempo, infatti, la concorrenza si è irrobustita. Il progetto di Vodafone è appena partito ed è un investimento da un miliardo di euro per coprire mille comuni entro il 2013 tramite banda larga mobile Hspa (standard 14.4 Megabit; ma la promessa dell’operatore è di dare in quelle zone almeno 2 megabit reali). Ad oggi le segnalazioni, di comuni in digital divide mandate a Vodafone dagli utenti, sono quasi 1.400. A conferma che il problema è molto sentito dalla popolazione.</p>
<h5>Hspa e satellite</h5>
<p>Certo, probabilmente le connessioni WiMax danno un servizio più simile all’Adsl, nelle case, rispetto all’Umts/Hspa. La potenza di marketing di Vodafone potrebbe però avere la meglio, in alcune zone coperte sia da Hspa sia da WiMax. Vedremo: sarà una battaglia. Dove si rafforza anche un altro combattente: le connessioni satellitari. Passeranno a 10/2 Mbps, nel 2011, con offerte che partiranno a febbraio e giugno (su satelliti Hylas ed Eutelsat, rispettivamente, appena lanciati). E prezzi da 25 euro al mese. Beninteso, è improbabile che già nel 2011 le connessioni satellitari diano un servizi pari a quello delle altre tecnologie, per costi/qualità. Ma ci sono quasi. L’idea comunque è che l’utente non coperto da Adsl dovrà scegliere tra WiMax e Umts/Hspa. Se non è coperto da nessuna di queste tecnologie, potrà sperare nell’Hiperlan (il cui rapporto canoni/velocità è ora tendenzialmente peggiore rispetto al WiMax, standard di cui è il predecessore). Alla fine, ultima spiaggia, si rivolgerà al satellite.</p>
<p>Insomma, nel giro di pochi mesi si è scaldato il mercato del digital divide. Segno che tecnologia e domanda di offerte banda larga sono maturate, in Italia, al punto da rendere profittevole investire nelle zone che fino a poco tempo prima erano a fallimento di mercato.</p>
<h5>Copertura e strategie</h5>
<p>Questo è vero, ma solo in parte, anche per l’Adsl. Telecom Italia ha progetti di espanderne la copertura nel 2011, ma con interventi mirati e circoscritti. Lo possiamo vedere con un giretto sul <a href="www.wholesale-telecomitalia.it">portale Wholesale di Telecom</a>, nel percorso Accesso/Bitstream/Coperture geografiche. Qui Telecom comunica, agli altri operatori, la situazione e i piani della rete. In una piccola parte di comuni sta ancora mettendo apparecchi miniDslam o Dslam da armadio a 640 Kbps (che non sarebbe a rigore “banda larga”). In altri, posiziona Dslam da armadio a 2, 4 o 7 Megabit. Ci sono poi rari casi in cui fa l’upgrade, da una situazione con Dslam da armadio a quella, più normale, di Dslam in centrale (a 7 o 20 Megabit).</p>
<p>Le scelte non dipendono solo dalla volontà di mettere questo o quell’apparato; ma anche dalla disponibilità di banda sufficiente in backhauling (cioè nel collegamento fino al resto della rete). Il problema si pone dove il backhauling non è in fibra ottica. E qui mettiamo il dito nella piaga: il governo ha di recente dimezzato i fondi previsti contro il digital divide (da 800 a 400 milioni), che servono appunto per estendere la fibra ottica. La società di scopo Infratel continua a farlo con i fondi che le restano, circa 300 milioni, che se li centellinerà fino al 2013. Obiettivo, per allora, portare il digital divide a quota 6% (sulla popolazione), dall’attuale 12%. Il piano Romani (dell’attuale ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani) contava invece di scendere allo 0,5% nel 2012. Forse ci si riuscirà lo stesso, ma grazie soprattutto alle tecnologie wireless. E quello 0,5% rimanente potrà contare su connessioni satellitari migliori delle attuali. Non andrà troppo male. Ma poteva andare meglio e prima.</p>
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		<title>Senza sinergia le reti stentano a crescere</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/10/13/senza-sinergia-le-reti-stentano-a-crescere</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 06:30:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Vodafone movimenta il settore con il suo piano per portare rete in mille comuni in digital divide, ma per il resto il problema è sempre lo stesso: manca una visione di sistema e gli sforzi dei singoli non risolvono il problema strutturale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa hanno in comune la lotta al digital divide e lo sforzo verso una rete di nuova generazione? L’incapacità dell’Italia di fare sistema. Da questo scoglio deriva l’eterno carosello che abbiamo visto negli ultimi anni e ora di nuovo riproposto, con notizie dei giorni scorsi: da una parte, il governo che continua a temporeggiare e non stanzia fondi; dall’altra, gli operatori che proseguono ognuno (o quasi) per conto proprio con iniziative e coperture.<span id="more-3988"></span></p>
<h5>I mille comuni di Vodafone</h5>
<p>Consideriamo qui soprattutto un grande dimenticato: il digital divide. Circa 1.800 comuni e il 12% della popolazione italiana non possono navigare nemmeno a 2 Megabit al secondo con Adsl. La quota percentuale reale è forse anche più alta (secondo Between è pari al 15%, se calcoliamo solo quelli che effettivamente raggiungono i 2 Megabit quando si connettono). Comunque, l’ultima notizia che ha cambiato le carte sul tavolo da gioco è venuta non dal governo ma da un operatore, nei giorni scorsi: il <a href="http://1000comuni.vodafone.it/">piano mille comuni</a> di Vodafone. In breve: un investimento da un miliardo di euro per coprire mille comuni entro il 2013 tramite banda larga mobile Hspa (standard 14.4 Megabit).</p>
<p>La promessa è una velocità media per utente di almeno 2 Megabit. Spesso nelle zone del digital divide le pareti sono più spesse, a danno delle prestazioni di banda larga mobile; d’altro canto, anche i doppini di rame sono più lunghi, il che rende l’Adsl difficile o impossibile anche se si facesse arrivare la fibra ottica fino alla centrale. Di per sé la mossa di Vodafone è una buona notizia e, tra l’altro, la dice lunga su come cambi il concetto di digital divide con il passare degli anni. «Se l’operatore investe lì significa che quelle zone non sono più a fallimento di mercato», spiega Stefano Quintarelli, tra i massimi esperti di tlc in Europa. I costi della tecnologia si riducono: Vodafone sfrutta per quel piano nuovi apparati Huawei- e così cambia la soglia di redditività di un investimento.</p>
<h5>Reazioni sorprese</h5>
<p>Che quello di Vodafone sia stato un annuncio sorprendente lo confermano anche le polemiche che sono seguite. Stefano Mannoni, consigliere di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ha detto che questo piano non deve essere «argomento per rivendicare tariffe di terminazione più alte» (secondo Mannoni, quindi, Vodafone promette copertura nel digital divide per ottenere in cambio regole più favorevoli sul mercato cellulare). Telecom Italia ha ribattuto che <a href="http://www.webnews.it/2010/10/08/bernabe-a-vodafone-noi-investiamo-di-piu/">non sarà da meno</a> rispetto a Vodafone<a href="http://www.webnews.it/2010/10/08/bernabe-a-vodafone-noi-investiamo-di-piu/"></a>. Ha un piano a 27 mesi,  il cui impatto nel digital divide deve essere però ancora dettagliato.</p>
<p>C’è da chiedersi infine quale conseguenza avrà il piano Vodafone sugli investimenti pubblici, dal momento che riduce le aree effettivamente a “fallimento di mercato”. Le norme comunitarie consentono infatti finanziamenti pubblici solo in quelle zone. In realtà, la popolazione in digital divide è già inferiore a quello che dicono le statistiche basate sull’Adsl. L’Hiperlan e, in misura minore, il WiMax coprono già migliaia di comuni (<a href="http://www.ngi.it/eolo/">3.136 quelli di Eolo</a>, uno dei pochi operatori a dichiarare questo dato). Già questo aspetto conferma che l’Italia non fa sistema: basterebbe poco, al ministero dello Sviluppo Economico o alle associazioni provider, fare un censimento delle zone raggiunte da Hiperlan e Wimax.</p>
<p>Il vantaggio sarebbe duplice: si scoprirebbero i comuni che davvero richiedono l’intervento dello Stato o di privati operatori; gli utenti sarebbero meglio informati sulle offerte disponibili. In questa nebbia di informazioni, sono certo tanti gli utenti che credono di essere in digital divide mentre sono raggiunti da un operatore wireless. E si noti che le offerte Hiperlan e Wimax sarebbero sì vere e proprie alternative paritarie all’Adsl, a differenza della banda larga degli operatori mobili: <a href="http://www.oneadsl.it/06/07/2009/umts-vs-wimax-il-confronto-di-altroconsumo">hanno più banda reale</a> e sono flat-rate. Il paradosso è acuito dal fatto che la mano destra non sa quello che fa la sinistra: alcune delle prime coperture Hiperlan sono state fatte con fondi pubblici di Regioni o Province (in Toscana, per esempio).</p>
<h5>Il piano Romani</h5>
<p>Non c’è azione di sistema, infine, perché mancano ancora all’appello gli 800 milioni del <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/06/la-banda-lenta-aspetta-gli-investimenti-promessi">piano Romani da 1,47 miliardi</a>. Infratel continua a portare la fibra nei pozzetti comunali (vicino alle centrali telefoniche), con i 383 milioni di euro che le restano in pancia. I quali dureranno fino al 2013 e permetteranno di dimezzare il digital divide (al 6% della popolazione). Peccato che il piano Romani prevedeva di portarlo allo 0,5% entro il 2012; ma per quest’obiettivo servono anche gli 800 milioni, appunto. Ci si dimentica spesso che dal governo è attesa un’altra azione contro il digital divide: bandire l’asta per assegnare alla banda larga <a href="http://mytech.it/web/2010/07/21/nuove-frequenze-alla-banda-larga-mobile-nuove-sper/">le frequenze del dividendo digitale</a>, ora controllate dalla tivù. Consentirebbero di coprire un territorio più vasto con tecnologie Hspa e Lte (fino a 100 Megabit) e di aumentare la banda reale disponibile agli utenti.</p>
<p>Sulla rete di nuova generazione (Ngn), l’incapacità di fare sistema è lampante, come abbiamo ribadito <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/09/27/ngn-a-100-megabit-un-miraggio-ancora-lontano">di recente</a>. Le ultime notizie confermano le previsioni, purtroppo: Corrado Calabrò, presidente di Agcom al convegno <em>Giochiamoci il futuro</em> organizzato da Between ha detto che la “società della rete” non ha al momento i presupposti per partire. Era l’idea di costruire l’Ngn tramite una società partecipata dai principali operatori e da Cassa depositi e prestiti. Le posizioni di Telecom, da una parte, e di Fastweb, Wind, Vodafone e Tiscali sono al momento inconciliabili, sul come e dove investire assieme.</p>
<p>Il problema di fondo è che, senza sinergie, l’Ngn rischia di essere fattibile solo sul 50% degli italiani (come <a href="http://www.sostariffe.it/news/2010/06/12/telecom-italia-ngn-nel-2018-senza-laiuto-di-nessuno/">previsto</a> da Telecom entro il 2018, con il suo piano). Le sinergie riducono infatti i costi di creazione dell’Ngn, aumentano gli attori disposti a investire ed eliminano alcune variabili che ne possono minare la redditività (per esempio, la concorrenza tra rame di Telecom e fibra ottica di altri operatori). L’incognita dei prossimi mesi sarà quindi se gli attori si riusciranno a mettere d’accordo, e in che modo (con o senza società della rete). Per il bene della banda larga futura, che gli utenti e le imprese vorrebbero più veloce e più estesa.</p>
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		<title>Piani di rilancio nazionali per il Wimax</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 07:10:16 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Si ritorna a parlare della principale alternativa wireless alle Adsl. La ricapitalizzazione di Aria e i nuovi finanziamenti per Linkem fanno pensare che il settore stia finalmente per decollare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra la primavera e l’estate 2010 il Wimax italiano avrà la sua seconda chance di costruire una copertura nazionale degna di questo nome. Finora è stata una banda larga per pochi fortunati: funziona e sforna offerte low cost, da 20 euro al mese senza canone Telecom, ma solo in zone limitate dello Stivale, sparse a macchia di leopardo fra 40 province. S’intende che solo alcune di queste sono coperte a lenzuolo; in molti casi lo sono soltanto in parte. E non è facile scoprire quali zone lo sono: per esempio, <a href="www.ariadsl.it">Aria</a> rivela all’utente se è coperto solo dopo che si inserisce l’indirizzo e non offre una mappa delle zone raggiunte. Così gli abbonati Wimax italiani, a due anni <a href="http://punto-informatico.it/2205322/Telefonia/News/mappa-del-wimax-italiano.aspx">dal rilascio delle licenze</a>, sono adesso circa 15.000, come è possibile apprendere dopo un sondaggio tra gli operatori che hanno già lanciato i servizi.<span id="more-2643"></span></p>
<h5>Piani rinviati</h5>
<p>Aria è l’operatore che più ha scommesso sul Wimax: 47,5 milioni di euro in licenze, per coprire l’intero territorio nazionale, e un piano da 300 milioni di euro, per porsi come un’alternativa completa all’Adsl. Anche Linkem ha sbandierato piani battaglieri: 250 milioni di euro di investimenti, per arrivare a 500.000 clienti entro il 2012. Piani che ufficialmente sono ancora validi e che candidavano il Wimax come la prima tecnologia banda larga in grado di porsi in concorrenza con l’Adsl e allo stesso tempo capace di risolvere il digital divide italiano. Adesso appare evidente che su scala nazionale l’obiettivo è piuttosto difficile. Richiede investimenti ingenti. Molti operatori Wimax credevano fosse facile metterli sul piatto, prima che scoppiasse la crisi economica: un po’ con il finanziamento bancario e un po’ grazie al vendor financing, cioè con l’aiuto dei produttori di apparati. Aria soprattutto contava, nel proprio piano industriale, di ottenere gli apparati dai vendor pagandoli a rate. La crisi ha scombussolato tutto, ritardando le coperture nazionali a tappeto.</p>
<p>Colpa della sfortuna, certo, ma anche della politica: lo Stato italiano ha concesso le licenze Wimax in ritardo rispetto agli altri Paesi. Se l’è presa comoda nel liberare le frequenze (3,4-3,6 GHz), che prima erano occupate dalla Difesa. Forse a causa dello scarso interesse per la banda larga, che tuttora <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/06/la-banda-lenta-aspetta-gli-investimenti-promessi">non è nelle priorità del governo</a>. O forse &#8211; a pensar male &#8211; non era il caso di affrettarsi visto che il Wimax minacciava di pestare i piedi ai colossi delle telecomunicazioni. Risultato: gli operatori sono potuti partire solo nel 2008 inoltrato, anche perché gli apparati sono arrivati mesi dopo le licenze: proprio il momento peggiore per lanciare una nuova tecnologia, nel pieno della crisi mondiale. Gli operatori con mire nazionali hanno coperto meno del previsto, altri (Assomax, Ribes, Mgm, WiMax) non sono ancora partiti. Sembra funzionare, di contro, un modello molto radicato sul territorio e localizzato: come quello della quindicina di operatori che si appoggiano alla rete di Retelit. O come quello di Mandarin, che copre un milione di siciliani e sta mettendo a segno <a href="http://corporate.mandarin.it/news.aspx">numerosi accordi</a> con le pubbliche amministrazioni locali.</p>
<h5>Il rilancio</h5>
<p>Da qualche giorno c’è però aria di rilancio per Linkem e Aria, con nuovi fondi e aumenti di capitale, necessari appunto per completare la copertura. A marzo i soci di Linkem hanno raggranellato dalle banche 24 milioni di euro, più 10 milioni di aumento di capitale. Aria qualche giorno fa ha deciso di ricapitalizzare e di rilanciare la copertura da maggio, quando dovrebbe pure insediarsi un nuovo management. Certo non tenterebbero di nuovo e non investirebbero altri soldi, se il modello di business del Wimax si fosse rivelato palesemente fallimentare per loro. L’idea è che si inceppato solo perché non è stato possibile ottenere i finanziamenti nei tempi previsti prima della crisi. Ma anche se i piani di copertura nazionale dovessero alla fine fallire, resterà probabilmente valido il modello su scala locale. Per offrire non solo accesso a internet, ma anche soluzioni e servizi. Tra le ultime notizie: negli Usa General Electric userà il Wimax per una rete di <a href="http://ge.ecomagination.com/smartgrid/#/smart_meters">contatori intelligenti</a>. In Sicilia Mandarin <a href="http://www.wimax-italia.it/2010/03/22/al-nauta-2010-sbarca-il-wimax-di-mandarin/">lo utilizza</a> per servizi di sicurezza e per il turismo.</p>
<h5>Nel mondo</h5>
<p>Nel mondo la crescita del Wimax è già ben visibile. Le previsioni catastrofiche sul suo conto sembrano venire perlopiù dalle aziende che hanno interesse a parlarne male perché hanno puntato sull’Lte. Più equilibrato è il giudizio degli analisti indipendenti. Abi Research nota che il Wimax sta continuando a crescere <a href="http://www.abiresearch.com/press/1614-Mobile+Networks+Snapshot:+LTE+and+WiMAX+Deployments+Go+Head-to-Head+as+the+4G+Technology+Battle+Begins">a ritmo costante</a> e che coesisterà con l’Lte, nel lungo periodo. Adesso, tra le tecnologie 4G, il Wimax è ancora un passo avanti sull’Lte: ha 242 reti nel mondo, contro le 39 dell’Lte. Idc, il più autorevole osservatorio di ricerca al mondo, dice che il Wimax sarà uno dei <a href="http://www.wimax.com/commentary/news/wimax_industry_news/2010/march-2010/idc-wimax-will-surpass-3g-embedded-pcs-this-year-0309">dieci principali fattori </a>che influenzeranno il mercato Tlc nel 2010. Infonetics aggiunge che il Wimax è forte all’uscita dalla recessione e che nel 2009 i suoi utenti nel mondo sono aumentati del 75%.</p>
<p>I ricavi dei vendor, dopo il declino del 2008, cresceranno a 46 miliardi nel 2014 (sono stati 1,08 miliardi nel 2009).  È opinione comune che l’Lte sarà la tecnologia 4G dominante dopo il 2012, ma il Wimax occuperà una «grande nicchia», <a href="http://www.entrepreneur.com/PRNewswire/release/233885.html">secondo Pyramid Research</a>. L’8 aprile, infine, <a href="http://now.eloqua.com/es.asp?s=1102&amp;e=1486&amp;elq=270253cfb7d640d8b1abcc3fe1ff8b80">Wimax Forum</a> ha annunciato nuove specifiche che miglioreranno del 50 per cento le prestazioni dell’attuale standard (802.16e). Ha presentato inoltre una roadmap verso un nuovo standard, l’802.16m, che secondo Infonetics nel 2011-2012 competerà con l’Lte per prestazioni. Non si può dire certo che sia una tecnologia senza futuro.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Operatore</strong></td>
<td><strong>Offerta</strong></td>
<td><strong>Canone mensile (euro)</strong></td>
<td><strong>Noleggio modem (euro/mese</strong>)</td>
<td><strong>Attivazione (euro)</strong></td>
<td><strong>Velocità</strong></td>
<td><strong>Copertura</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Aria</strong></td>
<td>Casa 4 MB</td>
<td>15</td>
<td>5 (3 per versione senza Wi-Fi)</td>
<td>100, gratis con addebito su c/c</td>
<td>4/0,256 Mbps</td>
<td>Umbria, Puglia, province di Brescia, Cremona, Mantova,<br />
Pavia, Cremona, Treviso, Vicenza, Padova, Venezia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Casa 7 MB</td>
<td>20</td>
<td>“</td>
<td>“</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Aemcom</strong></td>
<td>Colombo</td>
<td>24</td>
<td>Gratis</td>
<td>No</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia di Cremona</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Comeser</strong></td>
<td>Basic</td>
<td>20</td>
<td>No</td>
<td>70 (con apparato indoor incluso), 150 (outdoor)</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia Parma</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Freemax</strong></td>
<td>Internet con te</td>
<td>19,89</td>
<td>5 (o acquisto a 150 euro)</td>
<td>149 (con contratto 24 mesi)</td>
<td>Nd (“Simile all’Adsl”)</td>
<td>Province di Livorno, Massa, Lucca, Arezzo, Bologna, Parma</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Linkem</strong></td>
<td>Max 20</td>
<td>20</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>7/1 Mbps</td>
<td>Brescia, Bari, Crotone, Latina, Avellino, Cremona, Messina,<br />
Lodi e Milano</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Max 30</td>
<td>30</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>“</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Mandarin</strong></td>
<td>Smart Max Casa</td>
<td>20</td>
<td>5</td>
<td>50 (+60 di installazione, non obbligatoria)</td>
<td>7/0,256 Mbps</td>
<td>Catania, Siracusa, Ragusa, Messina, Enna e Caltanissetta.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Speed Max Casa</td>
<td>30</td>
<td>5</td>
<td>50 (+60 di installazione, non obbligatoria)</td>
<td>7/0,512 Mbps, 50 Kbps garantiti</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Politech</strong></td>
<td>Via</td>
<td>19,19</td>
<td>25,19 (apparato indoor), 29,19<br />
(outdoor). Altrimenti acquistabili a 195 o 360 euro</td>
<td>Gratis per i soci, altrimenti 50<br />
euro</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia di Sondrio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/19/piani-di-rilancio-nazionali-per-il-wimax/feed</wfw:commentRss>
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		</item>
		<item>
		<title>Long Term Evolution, così vicino così lontano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/22/long-term-evolution-cosi-vicino-cosi-lontano</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/22/long-term-evolution-cosi-vicino-cosi-lontano#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 08:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[4G]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
		<category><![CDATA[backhaul]]></category>
		<category><![CDATA[Blackberry]]></category>
		<category><![CDATA[dividendo digitale]]></category>
		<category><![CDATA[H3G]]></category>
		<category><![CDATA[Hspa]]></category>
		<category><![CDATA[Huawei]]></category>
		<category><![CDATA[LG]]></category>
		<category><![CDATA[Long Term Evolution]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile World Congress]]></category>
		<category><![CDATA[Ntt DoComo]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Rysavy]]></category>
		<category><![CDATA[refarming]]></category>
		<category><![CDATA[Samsung]]></category>
		<category><![CDATA[Symbian]]></category>
		<category><![CDATA[Telstra]]></category>
		<category><![CDATA[Toshiba]]></category>
		<category><![CDATA[Verizon]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
		<category><![CDATA[WiMax]]></category>

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		<description><![CDATA[Tra investimenti e recessione globale, il punto sulle reti di connettività mobile di quarta generazione. Luci e ombre anche per il WiMax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <a href="http://www.mobileworldcongress.com">Mobile World Congress 2010</a> di Barcellona ha dato qualche assaggio del futuro della <em>Long Term Evolution</em>, cioè della quarta generazione di reti cellulari (100-150 Mbps). Gli annunci che ci sono stati non devono ingannare, però: il realtà l’Lte arriverà in ritardo sul previsto e anzi, durante la fiera, si sono materializzati alcuni spettri che incombono sul mercato.<span id="more-2193"></span></p>
<p>Da una parte, l’esigenza degli operatori mobili di muoversi con i piedi di piombo, in questa fase, centellinando gli investimenti. Dall’altra, il fantasma della congestione della rete è stato mostrato con vivida chiarezza e non viene più nascosto al pubblico. Se da una parte gli annunci parlano di mirabolanti velocità oltre i 100 Megabit, quindi, dall’altra si avvisa di fare attenzione: in futuro la banda reale potrebbe essere addirittura inferiore a quella attuale, se non si trova un rimedio alla congestione.</p>
<h5>Gli annunci</h5>
<p>Gli annunci, in effetti, hanno mostrato per la prima volta i prodotti Lte: un <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hardware/toshiba_sempre_alla_avanguardia_nella_comunicazione_wireless_/s153/c84514">portatile Toshiba</a> e <a href="http://www.hwupgrade.it/news/portatili/samsung-al-mwc-2010-netbook-con-lte_31638.html">Samsung</a>, una <a href="http://www.datamanager.it/cms/view/sezioni_web/hi_tech/ecco_il_primo_modem_lte_al_mondo/s158/c84564">chiavetta Huawei</a>, un <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Long-Term-Evolution/10617_LG-presenta-il-primo-smartphone-4G-LTE.php">cellulare Lg</a>. Verizon negli Stati Uniti, Ntt DoComo in Giappone e Telstra in Svezia dovrebbero lanciare i primi network Lte al mondo, verso fine anno (Verizon aveva detto, prima, «in primavera»). Il grosso dei passaggi al 4G avverrà comunque più tardi, nel 2011-2012: «L’Lte arriverà più tardi del previsto, a causa della crisi economica che ha frenato gli investimenti. Così gli operatori sono ora concentrati soprattutto sull’Hspa Evolution (Hspa+)», dice Carolina Milanesi, analista di Gartner. L’Hspa+ che ora, a Roma e Milano, è a 21 Mbps e sarà poi a 28 Mbps entro fine anno, per poi arrivare a 42 Mbps successivamente. Velocità teoriche e di cella &#8211; ricordiamolo &#8211; che poi vanno suddivise tra gli utenti connessi.</p>
<p>Anche chi sta dietro la sala dei motori sa bene che questa sarà una migrazione lenta. «Abbiamo creato chip <em>multi mode</em> per chiavette e cellulari, contenenti antenne radio per varie tecnologie di reti mobili. Così gli operatori potranno fare un passaggio graduale all’Lte», ha detto Andrew Gilbert, presidente di Qualcomm Europe, il principale produttore di chip per reti cellulari. Del resto, l’Lte non è ancora uno standard definito, l’industria ci sta lavorando <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/02/16/Rete_Mobile/LTE_IMS_Gsma_3gpp.html">in questi giorni</a>. A raffreddare gli entusiasmi non c’è solo la crisi, ma anche un grido d’allarme: Rim (Blackberry) e Vodafone hanno appena avvisato che <a href="http://punto-informatico.it/2814168/PI/News/grande-abbuffata-delle-reti-mobile.aspx">lo spettro sta finendo</a>, a causa del boom degli smartphone (le cui vendite sono cresciute del 13% nel 2009, nonostante la crisi, dice Strategy Analytics). Dalla quantità di spettro disponibile dipende la banda larga per ciascun utente. Allarme anche in un nuovo rapporto, <a href="http://gigaom.com/2010/02/17/analyst-spectrum-shortage-will-strike-in-2013/">dell’esperto Peter Rysavy</a>: le richieste di banda supereranno lo spettro disponibile nel 2013, nei Paesi evoluti.</p>
<h5>Smartphone da 100 dollari</h5>
<p>Il fenomeno probabilmente s’impennerà nei prossimi mesi. Stanno arrivando infatti i primi smartphone “democratici”, per tutti: economici e semplici (persino sotto i 100 dollari, quest’anno, <a href="http://news.softpedia.com/news/Symbian-Smartphone-at-100-to-Come-this-Year-135302.shtml">prevede Symbian</a>). La nuova moda sono terminali con un sistema operativo dove non è possibile installare applicazioni, ma dotati di quelle di base per internet: browser, mail, accesso diretto ai social network. Sono fatti apposta per soddisfare il nuovo pubblico di internet, per il quale Facebook è quasi sinonimo del web e che vuole averlo anche in mobilità. Per esempio, il Samsung Corby, l’Lg Cookie Plus, l’INQ1 di H3G. Più terminali, in mano a più persone, che vogliono vedere video, navigare. Il problema dello spettro è concreto soprattutto in Italia, il solo Paese dove <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/28/internet-mobile-verso-la-quarta-generazione">il dividendo digitale</a> &#8211; salvo sorprese insperate &#8211; finirà tutto alle tv e non alla banda larga mobile.</p>
<p>Nel breve periodo, comunque, anche gli operatori italiani avranno una boccata di ossigeno: grazie al <em>refarming</em>, tuttora in corso e che permetterà loro di usare per la banda larga le frequenze a 900 MHz adibite al Gsm. Non basta: gli operatori dovranno investire anche nel <em>backhaul</em>, che collega le antenne al resto della rete, e anche in questo gli operatori italiani sono in situazioni poco fortunate: solo in un decimo di casi il backhaul è in fibra; negli altri è in rame o con onde radio di vecchia generazione (16-32 Mbps).</p>
<h5>Torna in gioco WiMax</h5>
<p>Da questa situazione, il WiMax potrebbe avere un’opportunità per trovare un proprio ruolo: sia per offrire backhauling agli operatori fissi e mobili sia per portare banda, su altre frequenze, all’utente finale. Una delle sorprese dell’ultimo Mobile World Congress, del resto, sono stati i tanti annunci che <a href="http://www.wimax-italia.it/">hanno riguardato il WiMax</a>, che &#8211; spesso lo si dimentica &#8211; è già una tecnologia 4G (almeno nello standard 802.16e). Nel mondo ci saranno <a href="http://www.wimax-italia.it/2010/02/15/copertura-wimax-le-stime-del-wimax-forum-800-milioni-entro-fine-2010-un-miliardo-nel-2011/">800 milioni di utenti WiMax</a>, concentrati nei Paesi emergenti e negli Usa (dove Clearwire sta per partire, con servizi fissi e mobili su WiMax, via cellulare e pc, su gran parte del Paese). Nel mondo il WiMax riuscirà a ritagliarsi una nicchia interessante, probabilmente, anche se ormai è certo che l’Lte sarà la tecnologia 4G dominante, grazie al supporto dell’industria cellulari.</p>
<p>In Italia invece il destino del WiMax è da vedere: il suo ruolo potrebbe restare più periferico e isolato, in poche località. È arrivato molto tardi, infatti: il governo ha assegnato le licenze proprio alle porte della recessione globale, il che ha rallentato i piani di copertura. Di fatto sono in ritardo. L’operatore WiMax che ha il maggior numero di licenze, Aria, ora è in stallo a causa di dissidi societari. Ancora una volta, l’Italia fa caso a sé, quando si tratta del futuro della banda larga.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Internet mobile verso la quarta generazione</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/28/internet-mobile-verso-la-quarta-generazione</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[3Italia]]></category>
		<category><![CDATA[banda larga]]></category>
		<category><![CDATA[Ericsson]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Caio]]></category>
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		<category><![CDATA[Long Term Evolution]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
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		<category><![CDATA[WiMax]]></category>
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		<description><![CDATA[L'industria procede spedita e mezzo mondo già si prepara al nuovo salto tecnologico. In Italia, tanto per cambiare, si aspetta che le istituzioni si mettano d'accordo sulle frequenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fiato sospeso e tutti pronti per il più grande salto mai fatto dalla telefonia mobile dai tempi dell’arrivo dell’Umts: si va a passo spedito verso la quarta generazione. Nel 2010 è previsto l’ultimo passo di avvicinamento, con l’HSPA+, <a href="http://www.telefonino.net/Tim/Notizie/n21959/Telecom-Milano-prima-citta-mondo-ultra-broadband.html">già inaugurata da Tim a Milano</a> in anteprima mondiale (28 Megabit al secondo). Vodafone e 3 Italia seguiranno l’anno prossimo. È un salto che è anche una scommessa: per dare più banda (reale) agli utenti, non basta fare un upgrade dell’antenna verso nuovi standard. Altri tasselli devono andare al proprio posto. In parte è quanto sta avvenendo adesso, ma per rispettare la roadmap degli annunci il tempo stringe e alla fine, se anche l’industria riuscirà a centrare gli obiettivi, ci arriverà con il fiatone. I tasselli necessari non dipendono, in buona parte, dalla volontà degli operatori: sono politici e si muovono su uno scacchiere nazionale ed europeo. Principalmente, si tratta del refarming e del dividendo digitale.<span id="more-716"></span></p>
<h5>Fame di spettro</h5>
<p>Da una parte, quindi, l’industria va avanti. Già nel 2010 dovrebbero partire i primi network Lte (<em>Long term evolution</em>) in Svezia, dove è stata appena annunciata <a href="http://www.engadget.com/2009/05/26/ericsson-and-teliasonera-reveals-worlds-first-commercial-lte-si/">la prima torre cellulare adatta</a> e negli Usa <a href="http://www.engadget.com/2009/02/18/verizon-launching-lte-trials-this-year-commercial-network-in-20/">con Verizon</a>. Nota bene: Lte è una terminologia ideata da Ericsson, che è riuscita a imporla come sinonimo di quarta generazione di reti cellulari ed evoluzione dell’HSPA. La quarta generazione è però un’arena di standard dove c’è almeno un concorrente (teorico) all’Lte: il WiMax mobile, già disponibile; ha qualche mese di vantaggio sull’Lte, ma sul piano pratico è penalizzato perché non ha dalla sua né gli operatori mobili né le frequenze giuste.</p>
<p>Anche l’Lte, però, nonostante i suoi forti supporter, ha bisogno di una spinta per realizzarsi appieno. Oltre alle antenne e agli apparati Lte, serve che gli operatori abbiano abbastanza spettro a disposizione. La banda offerta è infatti direttamente proporzionale alla quantità di spettro presente nella cella. I 28 Megabit di Tim sono appunto la banda nella cella, da suddividere tra tutti gli utenti connessi al momento; non è la banda per utente: una differenza sostanziale, che il marketing degli operatori spesso non ritiene necessario puntualizzare. Se le risorse spettrali sono insufficienti, è possibile moltiplicare il numero di celle, ma è una soluzione costosa, che gli operatori adotteranno solo se necessario e, tendenzialmente, solo in zone a grande affluenza. È noto che gli operatori stanno <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/02/la-banda-larga-richiede-matrimoni">facendo numerosi accordi di site sharing</a> appunto per ridurre (di molto) i costi di network.  Ecco perché serve che gli operatori abbiano più spettro occupabile per cella: per sostenere il futuro della banda larga mobile. Una conclusione <a href="http://www.wikileaks.com/wiki/Comparing_broadband_in_Italy_with_other_countries:_Francesco_Caio_report:_Portare_l%27Italia_verso_la_leadership_europea_nella_banda_larga:_Considerazioni_sulle_opzioni_di_politica_industriale%2C_12_Mar_2009">a cui è giunto anche il rapporto Caio</a> ed è condivisa da pressoché tutti gli analisti del settore.</p>
<h5>La mappa delle frequenze</h5>
<p>Ma da dove arriverà nuovo ossigeno per la banda larga mobile? Il primo “tesoretto” a portata di mano è il refarming, che gli analisti di Pyramid Research definiscono <a href="http://news.prnewswire.com/DisplayReleaseContent.aspx?ACCT=104&amp;STORY=/www/story/07-14-2009/0005059773&amp;EDATE=">il più grande evento normativo nella telefonia mobile degli ultimi 20 anni</a>. Questa settimana il consiglio della Ue ha dato il via libera ufficiale <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/07/27/Policy/tlc_banda_larga_wireless_900mhz_Umts_direttiva_Gsm_Viviane_Reding.html">al refarming</a>, da cui si prevedono risparmi di 1,6 miliardi per la telefonia mobile. È, in sostanza, la possibilità di usare per la rete banda larga le frequenze che finora sono state destinate al Gsm: i 900 e i 1800 MHz. Frequenze più pregiate di quelle ora in uso (2.100 MHz). Permettono al segnale di coprire più territorio a parità di antenne e di penetrare meglio all’interno dei luoghi chiusi. «Gli operatori risparmieranno il 50-70% sui costi di rete e potranno così coprire con la banda larga mobile anche le zone rurali», dice Catherine Viola, analista di Analysys Mason. Gli operatori dovranno pagare un piccolo costo (da definire) per la ridesignazione d’uso delle frequenze. Il refarming è per loro quindi un bonus che viene a costi ridottissimi. In Italia ci sono sette blocchi di frequenze a 900 MHz, di cui sei già assegnati a Tim, Wind e Vodafone; il terzo, per equilibrare la partita, dovrebbe andare a 3 Italia.</p>
<p>In Italia, altro ossigeno verrà inoltre <a href="http://www.telefonino.net/Vodafone/Notizie/n21413/Telecom-Wind-Vodafone-ammesse-gara-Ipse.html">dalle frequenze ex-Ipse</a>, a 2,1 GHz. Sulla banda degli 1800 MHz si dovrebbero liberare ulteriori frequenze, ora utilizzate dalla Difesa. Basterà? Forse non nel lungo periodo. Forse non per dare a tutti e senza colli di bottiglia la banda larga promessa dalla quarta generazione. Anche gli analisi di Pyramid, che applaudono al refarming, ricordano che alla banda larga mobili occorrono anche le frequenze del dividendo digitale (liberate con lo switch off della tv analogica). L’Italia ad oggi è il solo Paese in Europa dove ancora le istituzioni non si sono pronunciate a favore dell’utilizzo di queste frequenze per la banda larga. Negli Usa, ricordiamo, sono già state assegnate con un’asta agli operatori. Ad oggi, le istituzioni <a href="http://www.telefonino.net/Cellulari/Notizie/n21235/banda-larga-mobile-agcom.html">parlano solo di tv quando trattano di dividendo digitale</a> e bisognerà veder, fino all’ultimo, se ci sarà una svolta, magari su pressione della Commissione Europea (che pure propende perché il dividendo digitale vada anche alla banda larga).</p>
<p>Di certo, serve il dividendo per creare una concorrenza tra tecnologie di quarta generazione. Il refarming (e, da noi, le frequenze ex-Ipse) andranno infatti in pasto solo all’Lte. Il WiMax mobile può sperare solo nell’ossigeno del dividendo digitale. E, nelle meno pregiate frequenze a 2,4-2,6 GHz che in Nord Europa sono già state assegnate e che da noi andranno all’asta, forse, nel 2010. Già: mica è solo una questione di antenne, fibra e router. C’è pure tanta politica nel futuro della banda larga mobile.</p>
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		<title>Banda larga, l’Italia sceglie il passato</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/06/banda-larga-l%e2%80%99italia-sceglie-il-passato</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 08:23:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le linee d'azione del viceministro per le comunicazioni si accontentano di abbattere il digital divide sui 2 Mbps, appiattendosi sui limiti e sulle potenzialità dell'ex monopolista. Un'altra occasione persa per rilanciare la rete italiana e favorire l'apertura del mercato]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta per partire il piano banda larga del viceministro per le comunicazioni Paolo Romani e, per chi non se ne fosse accorto, è ancora più prudente di quello che ci si aspettava. Il <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/20/la-foto-di-caio-sui-ritardi-delle-tlc">rapporto Caio</a> presentava tre alternative per portare la rete di nuova generazione nelle case delle italiani? Ebbene, il governo ha scelto una quarta via: nessuna rete di nuova generazione, per ora. Con un piano presentato comunque con i toni della grande impresa: 1,47 miliardi di euro di fondi promessi per la banda larga in Italia. Quale banda larga? Quella del passato: 2 megabit a (quasi) tutta la popolazione, quando ora è il 13% a non poter raggiungere questa velocità, su rete Telecom. Vediamo nei dettagli.<span id="more-680"></span></p>
<p>Negli anni scorsi, Telecom Italia ha continuato ad aumentare le stime della popolazione coperta da Adsl &#8211; ora al 97% &#8211; sebbene da più parti (associazioni dei consumatori e associazione antidigital divide) si denunciava che il valore vero è più basso. Adesso, per la prima volta, la verità. Da questo 97% dobbiamo togliere un 3% che non può avere l’Adsl a causa di apparati Mux e Ucr presenti sulla linea. Un altro 2% è causato da linee troppo lunghe per supportare la banda larga. Un 4% può inoltre avere l’Adsl solo in versione “lite”, a 640 Kbps o, più di rado, 1 Mbps. L’8% degli italiani non può quindi avere affatto un’Adsl; mentre il 4% può arrivare a una velocità giudicata inadeguata per le attuali applicazioni internet. A dire che servano almeno 2 Mbps non è solo Caio ma anche il rapporto del governo britannico <a href="http://www.culture.gov.uk/reference_library/media_releases/5548.aspx/">Digital Britain</a>. Come risolvere? Il 6% della popolazione è in digital divide di lungo periodo e necessita di nuove infrastrutture in fibra che raggiungano le centrali Telecom. Contro i Mux e gli Ucr ora Telecom installa apparati zainetto, che comunque hanno capacità limitate e quindi la soluzione definitiva sarebbe fare interventi consistenti in centrale. Nel caso di doppini troppo lunghi, non c’è che il wireless: Telecom Italia userà a tal proposito l’<a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2009/06/telecom-aria.shtml?uuid=39983526-51e7-11de-b058-2b08ce28b1b8&amp;DocRulesView=Libero">offerta all’ingrosso WiMax di Aria</a>. Peccato che quest’ultima sarà disponibile solo da fine 2010.</p>
<p>Il piano di Romani, a vederlo nel dettaglio, è la falsariga dei limiti dell’attuale rete Telecom. Da qui i timori che questi soldi possano diventare un aiuto al business di Telecom (quello al dettaglio e quello all’ingrosso: è vero che se la rete migliora se ne avvantaggiano tutti gli operatori, che però accedono a quella di Telecom non certo gratis…).   Il nocciolo duro di quegli 1,47 miliardi è anch’esso un fantasma del passato: 800 milioni di fondi Cipe, pre-stanziati nel 2008 contro il digital divide <a href="http://mytech.it/flash/2009/04/16/banda-larga-vimercati-pd-a-rischio-gli-800-mln-nel/">e poi persi per strada</a>. A giorni dovrebbe esserci lo stanziamento definitivo. Vi si sommano 264 milioni di fondi ministeriali, che serviranno a completare la rete in fibra nelle centrali (<em>backhauling</em>). Altri 188 milioni sono fondi pubblici per lo sviluppo di aree rurali. I restanti 219 milioni &#8211; scommette il governo &#8211; verranno da privati con il progetto di project financing, spronati da gare pubbliche a livello territoriale. Il 95,6% avrà così i 2 Mbps tramite dsl, dice Romani. Il 3,9% con il wireless. Già: anche se Romani ha annunciato banda larga a tutti, tecnicamente non sarà così, perché resterà fuori comunque lo 0,5% della popolazione italiana.</p>
<p>Un primo appunto: il piano sembra ritagliato apposta per coprire i buchi della rete Telecom senza porsi il problema delle aree già raggiunte da banda larga alternativa. Quel 13% di popolazione dichiarata in digital divide è infatti solo la quota di persone che si trovano in zone dove la rete Telecom non può dare i 2 Megabit. Migliaia di utenti sono però <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/29/il-wimax-arriva-destate-nuove-offerte">già abbonati a servizi Hiperlan e WiMax</a> nelle zone del cosiddetto digital divide; e bisogna tener conto anche di progetti Umts/Hspa come quello di Vodafone, che <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/07/02/Tecnologie/Vodafone_Italia_Calabria_Hsdpa_broadband_mobile.html">continua a espandersi</a>. Il piano Romani non si pone il problema di fare un censimento delle reti alternative. Il rischio è di sprechi di denaro pubblico e sovrapposizioni, a danno di quei provider, spesso piccoli, che hanno investito con il wireless in aree di territorio dimenticate da Telecom.</p>
<p>Il piano, peraltro, rimanda a giorni migliori l’investimento sulla vera innovazione: la fibra nelle case, per avere banda larga da 100 Mbps. Per questa non ci sono programmi: Romani si limita a dire che per ora fanno un primo passo combattendo il digital divide. Anche il Regno Unito (dove a non avere i 2 Mbps è solo il 7% della popolazione) si è trovato costretto, nella congiuntura economica, a ridimensionare il piano per la rete di nuova generazione: nel rapporto Digital Britain si parla così di una nuova tassa per diffondere i 50 Mbps entro il 2017. «Povertà di ambizione», si lamentano <a href="http://www.ovum.com/news/euronews.asp?id=7960">gli analisti di Ovum</a>.</p>
<p>Eppure, sul tappeto verde del futuro resterebbe ancora qualche carta da giocare. A giugno uno studio Anfov (associazione di aziende del settore, tra cui i principali operatori)  ha evidenziato che tecniche di posa, scavo e cablaggio alternative a quelle tradizionali permetterebbero di ridurre del 50% i costi per fare nuove infrastrutture in fibra ottica. Non sono ancora diffuse a causa di limiti normativi che solo di recente (e solo in parte) sono stati alleviati. Per esempio, un decreto di fine maggio ha dato il via libera a fare scavi, per la fibra ottica, a una profondità inferiore a un metro. Abilita così l’uso delle minitrincee, finora utilizzate solo in via sperimentale. «Per ridurre ancora i costi, l’ideale sarebbe posare la fibra in infrastrutture esistenti e il soggetto che può meglio farlo è la pubblica amministrazione», dice Franco Morganti, presidente di IT Media consulting. «Propongo quindi di istituire società del cavo locali, in partenza pubbliche, che creino la rete sfruttando quanto più possibile le infrastrutture che già hanno. E poi affittino la rete a provider privati», continua. Un’idea simile a quella che Caio indicava come la terza soluzione per la Ngn.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Wimax arriva d&#8217;estate: nuove offerte</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Apr 2009 10:44:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Entro giugno la connettività wireless farà sensibili passi avanti Lombardia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Calabria e Sicilia. Tutti i dettagli e le novità in una tabella]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come funghi sotto le prime pioggerelle, stanno sbucando a frotte le offerte Wimax italiane e la sensazione è che siamo sull’orlo di un qualcosa di più importante. Andando a chiedere ai vari operatori in gara, si scopre che sarà quest’estate (maggio-giugno) il periodo di boom delle coperture. L’inizio cioè della vera sfida sul Wimax, il banco di prova per questa tecnologia, finora restata in poche province italiane. Si pensi che persino Aria &#8211; l’operatore che più ha investito e il solo ad avere le licenze per coprire tutta l’Italia &#8211; per ora si è limitato a restare nella natia Umbria. E ad oggi gli utenti WiMax attivi in Italia sono appena 4-5.000 (di cui 3.800 tra Aria e Linkem). Gli stessi operatori non fanno difficoltà a riconoscere che i piani sono in ritardo rispetto alle previsioni di qualche mese fa: costruire la rete e, soprattutto, richiedere le autorizzazioni ai comuni per le antenne ha richiesto più tempo di quanto si aspettavano.<span id="more-587"></span></p>
<p>Il WiMax italiano è un quadro appena abbozzato, insomma, ma si sta delineando. Ed è un quadro a macchie di leopardo. Qualche giorno fa c’è stato l’annuncio del primo operatore Wimax a Segrate (Milano): Wi+, che partirà il 3 maggio. Wi+ sfrutta l’infrastruttura di Retelit (servizi all’ingrosso). Wi+ ha descritto ad Apogeonline i particolari dell’offerta (li trovate nella tabella in fondo all&#8217;articolo), aggiungendo che «la velocità media di download/upload è di 2/0,256 Mbps. Al momento si paga un canone per il noleggio dei modem Wimax, che ci costano ancora tanto, ma sarà gratis dal prossimo anno», dice Luca Pianosi, titolare di Wi+. Retelit è al momento il protagonista indiscusso del mercato Wimax nel Nord Italia.</p>
<p>Sulla rete di Retelit ci sono anche i servizi di Comeser (Parma), Politech (Sondrio), mentre a Livorno partirà a giugno Freemax: «Siamo in ritardo, ma recupereremo il tempo perduto entro fine anno», promette Eric LeBihan, fondatore di Freemax, che ora ha già servizi banda larga ma su banda non licenziata (5.4 GHz). Al momento Freemax non dice la velocità delle offerte Wimax in arrivo, ma solo i prezzi. «Le pubblicheremo a giugno, ma in piccolo, perché non abbiamo bisogno di puntare sugli aspetti tecnici. Comunque, saranno equivalenti all’Adsl», continua. Dalla rete di Retelit nasceranno offerte di Aemcom a Cremona e di altri provider a Novara, Lodi, Bergamo, Brescia, Como e nel Veneto.</p>
<p>Dalla parte opposta dell’Italia c’è Mandarin, che si è aggiudicata la licenza in Sicilia. È già partita con offerte alle aziende, mentre a maggio le lancerà ai privati. Mandarin è protagonista di una notizia di questi giorni, passata inosservata: si occuperà di portare il Wimax in Iraq. Fa parte di una cordata di aziende etnee, capeggiata da Temix, che ha vinto il contratto con un’agenzia governativa irachena per fare la prima vera rete banda larga del Paese (ad oggi ci sono solo collegamenti satellitari, molto costosi, e per pochi privilegiati). L’idea che ha permesso alla cordata di vincere il contratto è stato di abbinare il Wimax al satellite. Quest’ultimo fornisce la banda larga (laddove manca la fibra, cioè quasi ovunque in Iraq), poi distribuita agli utenti via Wimax. Questa storia depone a favore della sostenibilità del business degli operatori Wimax italiani: è vero che in patria gli spazi di manovra sono ristretti, ma possono sfruttare l’expertise accumulata anche per andare nei Paesi in via di sviluppo, dove di WiMax c’è molto più bisogno che in Italia.</p>
<p>Giugno sarà il mese in cui Aria metterà la testa fuori dall’Umbria, per arrivare in Veneto, Puglia, Lombardia, Toscana e a seguire le altre regioni. Linkem sarà pure in Veneto in estate. Come si vede, gli operatori cominceranno solo a breve a sovrapporsi nelle stesse regioni. In estate è previsto il lancio anche delle offerte di WiMaxer (consorzio Infracom/Acantho), in Emilia Romagna. Mgm opererà in Liguria, Toscana e Trento, ma per ora non può parlare dei progetti in arrivo. Un’altra buona notizia viene dal mondo dei vendor. Acer ha mostrato due settimane fa la <a href="http://www.techgadgets.in/laptop/2009/14/acer-aspire-8935-and-5935-laptops-unveiled/">prima gamma di computer Wimax</a> e qualcosa <a href="http://notebookitalia.it/samsung-nc310-netbook-da-10.1-pollici-con-wimax-5064.html">ha in serbo</a> anche Samsung. I computer Wimax permettono di accedere alla rete senza schede aggiuntive né modem: una comodità, che incentiva un utilizzo innovativo di questa tecnologia banda larga. Cioè la possibilità di collegarsi indifferentemente indoor e outdoor, con lo stesso contratto. Una cosa che non è possibile fare con l’Adsl, ovviamente. Con la banda larga degli operatori cellulari lo si può fare, ma non alle stesse condizioni economiche. Il giudizio negativo di Nokia sul Wimax <a href="http://www.ft.com/cms/s/0/4303ffb4-1f1f-11de-a748-00144feabdc0.html">potrebbe essere insomma affrettato</a>, dettato soprattutto dal desiderio di sposare una tecnologia più mass-market e più gradita agli operatori mobili: l’Hspa e le sue evoluzioni. Secondo Acer c’è spazio anche per il Wimax: «Noi ci puntiamo perché crediamo che decollerà, è solo questione di tempo», ha detto Gianfranco Lanci, numero di uno di Acer al mondo.</p>
<p>Di contro, non è corretto affermare che la strada sia in discesa per questa tecnologia: anzi, comincia ora la resa dei conti. C’è tensione nell’aria, timori per il futuro: è stata palpabile durante il <a href="http://www.wlanforum.eu/">Wlan Business Forum</a> di Milano, qualche settimana fa. L’incognita è se gli operatori WiMax (alcuni, se non tutti) riusciranno a rientrare negli investimenti, cosa che richiede circa 3-5 anni. Un periodo di tempo che può vedere arrivare qualche sorpresa da vari fronti, soprattutto da quello delle regole e della politica. L’ha spiegato, all’evento milanese, l’avvocato Fulvio Sarzana: l&#8217;Autorità garante delle comunicazioni sta lavorando al regolamento per un asta che si terrà probabilmente tra la fine del 2009 e gli inizi del 2010 e che assegnerà nuove frequenze per la banda larga mobile. Frequenze intorno ai 2,5 GHz, che sono migliori delle attuali (3,5 GHz) assegnate per il Wimax. È un possibile pasticcio: l’asta WiMax si è giocata <a href="http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/scienza_e_tecnologia/banda-larga/mercoledi-27/mercoledi-27.html">con forti rialzi</a>, per frequenze che nel giro di pochi mesi potrebbero sfigurare vicino alle nuove a 2,5 GHz. Ora i provider si aspettano tutele, dal regolatore, per gli investimenti fatti. Bisognerà aspettare ancora un semestre per capire come andrà a finire.</p>
<table style="text-align: center; height: 1091px;" border="0" width="440">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Operatore</strong></td>
<td><strong>Offerta</strong></td>
<td><strong>Canone </strong>(€/mese)</td>
<td><strong>Noleggio modem </strong>(€/mese)</td>
<td><strong>Attivazione </strong>(€)</td>
<td><strong>Velocità</strong></td>
<td><strong>Copertura</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.ariadsl.it/">Aria</a></strong></td>
<td>Casa 5 MB</td>
<td>15</td>
<td>5</td>
<td>100, gratis con addebito su c/c</td>
<td>4/0,256 Mbps</td>
<td>Umbria</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Casa 7 MB</td>
<td>20</td>
<td>5</td>
<td>100, gratis con addebito su c/c</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>Umbria</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Ufficio</td>
<td>30</td>
<td>5</td>
<td>100, gratis con addebito su c/c</td>
<td>7/0,512 Mbps, con banda garantita 100 Kbps</td>
<td>Umbria</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.comeser.it/">Comeser</a></strong> (su rete Retelit)</td>
<td>Basic</td>
<td>20</td>
<td>No</td>
<td>70 (indoor), 150 (outdoor)</td>
<td>1/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia Parma</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Standard</td>
<td>25</td>
<td>No</td>
<td>70 (indoor), 150 (outdoor)</td>
<td>2/9,256 Mbps</td>
<td>Provincia Parma</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Premium</td>
<td>35</td>
<td>No</td>
<td>70 (indoor), 150 (outdoor)</td>
<td>4/0,256 Mbps</td>
<td>Provincia Parma</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.freemax.net/">Freemax</a></strong> (su rete Retelit)</td>
<td>Internet con te</td>
<td>19,89</td>
<td>4</td>
<td>Gratis (con contratto 24 mesi)</td>
<td>n.d.</td>
<td>Toscana (da giugno, provincia di Livorno)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.linkem.com/max/">Linkem</a></strong></td>
<td>Max 20</td>
<td>20</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>7/1 Mbps</td>
<td>Lombardia, Puglia, Lazio, Calabria (Brescia, Bari, Latina,<br />
Crotone)</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Max 30</td>
<td>30</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>7/1 Mbps</td>
<td>Lombardia, Puglia, Lazio, Calabria (Brescia, Bari, Latina,<br />
Crotone)</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Max 45</td>
<td>45 (comprende VoIp illimitato verso fissi nazionali)</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>7/1 Mbps</td>
<td>Lombardia, Puglia, Lazio, Calabria (Brescia, Bari, Latina,<br />
Crotone)</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.mandarin.it/">Mandarin</a></strong></td>
<td>Smart Max Casa</td>
<td>20</td>
<td>100</td>
<td>5</td>
<td>7/0,256 Mbps</td>
<td>Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Speed Max Casa</td>
<td>30</td>
<td>100</td>
<td>5</td>
<td>4/0,512 Mbps, 50 Kbps garantiti</td>
<td>Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Smart Max Pro</td>
<td>20</td>
<td>120</td>
<td>5</td>
<td>7/0,256 Mbps, 20 Kbps garantiti</td>
<td>Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Snart Max Pro 50</td>
<td>40</td>
<td>120</td>
<td>5</td>
<td>4/256 Mbps, 50 Kbps garantiti</td>
<td>Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Speed Max 2</td>
<td>70</td>
<td>120</td>
<td>5</td>
<td>4/0,768 Mbps, 100 Kbps garantiti</td>
<td>Sicilia</td>
</tr>
<tr>
<td><strong><a href="http://www.wipiu.it">Wi+</a></strong> (su rete Retelit)</td>
<td>Tutto internet</td>
<td>19,90</td>
<td>Gratis</td>
<td>5</td>
<td>5/1 Mbps</td>
<td>Segrate (Milano)</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>La faticosa marcia del WiMax italiano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/29/la-faticosa-marcia-del-wimax-italiano</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 09:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
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		<description><![CDATA[Comincia a scaldarsi la concorrenza, che prende la via del low cost. Ma tra l’Adsl che preme da un lato e lo sviluppo della banda larga mobile, dall’altro, restano grossi punti di domanda sul futuro di questa tecnologia, snobbata anche dai produttori di pc e di cellulari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’arrivo dei servizi e delle offerte di <a href="http://www.ariadsl.it">Aria</a>, il 2 febbraio, permette di tracciare una linea: ormai è evidente la strada che il WiMax ha attecchito in Italia. Quella di una tecnologia low cost (15-20 euro al mese di canone), che cerca di prendere clienti dove può, in zone di digital divide e non; ma comunque mirando a una fascia bassa di utenza residenziale e aziendale, attenta al risparmio. Oltre questi livelli di prezzo non si può andare e, tenuto conto degli <a href="http://www.hwupgrade.it/news/business/conclusa-l-asta-wimax-superati-i-136-milioni-di-euro_24441.html">alti costi</a> pagati per le licenze WiMax, adesso comincia la vera sfida: raggiungere il pareggio, in piena crisi economica mondiale, e recuperare l’investimento appena possibile.<span id="more-380"></span></p>
<p>Una sfida che sa ancora di regata contro vento e contro il tempo. «Il WiMax è arrivato tardi in Italia e quindi potrà essere sostitutivo della linea fissa tradizionale solo nelle aree di digital divide», dice ad Apogeonline Luca Berardi, analista di Idc esperto in telecomunicazioni. Ci sono stati ritardi sul previsto, peraltro: Aria (il solo operatore ad avere licenze per coprire tutto il territorio nazionale) aveva annunciato il lancio già per luglio, poi slittato a ottobre. E ora, febbraio. Forse si è sottovalutato il tempo necessario a coprire il territorio, ottenere i permessi necessari dai comuni per le antenne.</p>
<p>«Nel frattempo la copertura Adsl continua ad aumentare e siamo alle porte della banda larga mobile di quarta generazione», dice Berardi. Quest’anno solo il 2% della popolazione non sarà coperto dall’Adsl e la banda larga su rete mobile promette i 20 Megabit al secondo. Velocità molto teorica, ma che comunque gli operatori mobili sapranno ben pubblicizzare, con una forza di marketing impensabile dai provider WiMax. In ogni caso, all’utenza residenziale il WiMax non riesce a offrire i 20 Megabit, per i limiti dello spettro licenziato. Secondo <a href="http://quinta.typepad.com">Stefano Quintarelli</a>, il Wimax sarebbe dovuto arrivare anni fa (come nel Nord Europa) per essere un concorrente di spicco nello scenario banda larga.</p>
<p>La carta del low cost può non bastare. È vero che le offerte permettono di risparmiare molto, se si rinuncia alla linea fissa di Telecom Italia. «Ma l’utente comune preferisce affidarsi all’Adsl, se disponibile: è qualcosa che conosce meglio», aggiunge Berardi. Non da ultimo, in zone di digital divide c’è la concorrenza dell’Hiperlan. Certo, è una tecnologia meno garantita del WiMax e, a differenza del WiMax, obbliga a installare un’antenna. Ma parte con un vantaggio di tre anni, durante i quali ha fatto una buona copertura (migliaia di comuni) delle aree in digital divide.</p>
<p>«Mi sembra quindi una buona scelta quella di <a href="http://www.linkem.com/">Linkem</a>», dice Berardi, «di distinguersi offrendo, con lo stesso canone, accesso WiMax da casa e nomadico WiFi. Sfrutta il fatto di avere presenze strategiche negli aeroporti». Cosa su cui Aria non può contare. Per Aria, che intende fare l’investimento più cospicuo su questa tecnologia (250 milioni di euro), «sarà dura rientrare nella spesa». Forse si dimostrerà vincente la strategia, più prudente, di <a href="http://www.eplanet.it/">Retelit</a>: copre le zone dove può contare sulla propria rete fibra ottica (e dove quindi ha costi inferiore) e lavora all’ingrosso, con partner locali, ben integrati nel territorio. L’investimento previsto è di 35-40 milioni fino al 2012 (oltre ai 23,3 milioni spesi in licenze) e conta di fare profitti dal 2010.</p>
<p>Certo, la vita degli operatori sarebbe più facile se ci fosse già in giro un buon numero di portatili dotati di moduli WiMax. Permetterebbero agli utenti di navigare in modo nomadico anche fuori casa, ovunque ci sia la rete del proprio operatore. Ma la dice lunga che questi computer tardino ad arrivare. Acer l’aveva promesso con il primo netbook, ma <a href="http://digital-lifestyles.info/2009/01/26/acer-serves-up-300-aspire-one-10in-netbook/">ha cambiato idea</a> e dice che integrerà il WiMax solo quando ci sarà una copertura sufficiente. Nokia ha abbandonato il proprio primo e unico <a href="http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=internetNews&amp;storyID=2009-01-08T094846Z_01_MIE507064_RTROPTT_0_OITIN-NOKIA-WIMAX.XML">terminale con WiMax</a>. A crederci è invece ancora Motorola, che ha promesso futuri cellulari WiMax. Ma Motorola naviga in cattive acque e sempre meno scommette sulla propria divisione telefonini.</p>
<p>Per ora ci sono gli <a href="http://www.oneadsl.it/16/01/2009/arrivano-con-il-contagocce-i-primi-prodotti-wimax-ready/">annunci</a> fatti da Asus e da Olidata al Consumer Electronics Show di Las Vegas.<br />
Sta di fatto che, in Occidente, il WiMax stia sviluppando buone coperture solo negli Stati Uniti, grazie a frequenze migliori di quelle messe all’asta in Italia e a un mercato più aperto. Ormai è assodato che da noi il WiMax non sarà una rivoluzione; adesso bisogna sperare che sarà almeno una valida alternativa.</p>
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