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	<title>Apogeonline &#187; web tv</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>La terra mentre brucia, una web tv denuncia</title>
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		<pubDate>Fri, 27 May 2011 06:30:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Angelo Ferrillo]]></category>
		<category><![CDATA[Campania]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[Terra dei fuochi]]></category>
		<category><![CDATA[web tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Da tre anni alcuni cittadini campani dotati di videocamera documentano i roghi abusivi tra Napoli, Casera e Benevento. «Abbiamo cominciato per disperazione», dice Angelo Ferrillo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Ennesimo scempio a Giugliano. I nostri ragazzi sul posto testimoniano: stanno bruciando bidoni sospetti, centinaia di copertoni, Eternit e altro ancora. Tutto questo finirà sulle nostre tavole e nei nostri polmoni. Questi sono fatti di una gravità ineccepibile. Eppure si continua come se nulla fosse». Il grido d&#8217;allarme è postato sulla micro web tv <a href="http://www.laterradeifuochi.it/">Terra dei Fuochi.</a> E mentre leggerete questo pezzo almeno altri dieci focolai saranno accesi. Tutti di origine dolosa. Tutti estremamente pericolosi per l&#8217;ambiente e per l&#8217;uomo. Sono contati con perizia quasi matematica da Angelo Ferrillo, trentaquattrenne informatore medico e videomaker per passione.<span id="more-5706"></span></p>
<p>Angelo &#8211; insieme a migliaia di cittadini &#8211; vive da tempo questa tragedia in prima persona. Tre anni fa ha deciso di imbracciare una telecamera e di denunciare questa pratica criminale che si registra nell&#8217;hinterland napoletano e che si spinge talvolta fino a Caserta e Benevento. Così Angelo, col contributo di tanti vicini, ha acceso Terra dei fuochi<a href="http://www.laterradeifuochi.it/"></a>, portale di videodenuncia degli incendi e roghi abusivi del napoletano. L&#8217;Italia dell&#8217;emergenza continua che non merita più neanche uno spazio nelle notizie brevi dei quotidiani è quella che ogni giorno vede bruciare la sua terra. Un&#8217;Italia illuminata solo dal fuoco degli incendi abusivi appiccati in ogni angolo e ora denunciati da questa coraggiosa micro web tv.</p>
<p><strong>Perché hai deciso di accendere questa micro web tv?</strong></p>
<p>Per disperazione, per far conoscere questo dramma. Qui c&#8217;è una terra che brucia ogni giorno tra l&#8217;indifferenza dei media e uno Stato che non detiene il controllo del territorio. Così con Terradeifuochi.it abbiamo documentato anche venti roghi contemporanei.</p>
<p><strong>Come sta andando l&#8217;esperienza?</strong></p>
<p>Su Terradeifuochi.it è possibile guardare i video realizzati dai cittadini-videomaker: solo nel primo anno il sito ha registrato in media 200.000 utenti unici e un centinaio di filmati uploadati.</p>
<p><strong>Da quando videodenunciate i roghi è cambiato qualcosa?</strong></p>
<p>Direi di sì, il progetto di denuncia è diventato utile anche alle forze dell&#8217;ordine. Ci sono circolari in cui si riporta chiaramente il nome del portale</p>
<p><strong>Ci racconti meglio questo abuso?</strong></p>
<p>La pratica criminale di smaltire i rifiuti speciali bruciandoli va avanti da molti, troppi anni. Lo abbiamo documentato tutti i giorni, con foto e video, denunciando questo scempio a ogni organo incompetente. Da quando abbiamo cominciato sono trascorsi quasi tre anni. Tuttavia, senza che nulla sia cambiato realmente. Oggi inizia un’altra stagione di roghi, fumi tossici e chissà quanti altri veleni. Si continua, come se nulla fosse. Sempre negli stessi luoghi.</p>
<p><strong>Chi sono i carnefici di questa mattanza ambientale, che però crea problemi seri anche alla salute dei cittadini?</strong></p>
<p>Ci sono una pluralità di responsabili e di interessi connaturati al problema. I carnefici hanno nomi differenti: si va dal piccolo contadino all&#8217;imprenditore locale che vuole smaltire abusivamente i materiali industriali</p>
<p><strong>“Documenta anche tu, invia video e foto”, questo è il messaggio che lanci ai tuoi concittadini. Perché?</strong></p>
<p>Molti non immaginano l&#8217;entità del problema, i danni che stiamo subendo e le gravi conseguenze per la salute. Allertiamo le istituzioni e informiamo tutti.</p>
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		<title>Monti tv, come cambia il cuore di Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Apr 2011 06:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Maria Alessandra Scuderi]]></category>
		<category><![CDATA[Monti Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[web tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Viaggio nelle web tv iperlocali italiane. Prima tappa a Roma, in un rione storico della città, dove dal 2004 una redazione a conduzione familiare racconta il mondo che cambia con gli occhi e la sensibilità del quartiere]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una tv di rione a conduzione familiare, realizzata con professionalità sin dal 2004, quando la banda era (ancora) poco larga anche nel centro della Capitale. Siamo nel cuore di Roma, nel rione Monti, in quella zona tra l&#8217;Esquilino e i Fori Imperiali. La Roma della storia, ma anche delle storie. Quelle quotidiane, di artigiani che stanno per abbandonare la bottega e dei “monticiani” orgogliosi di esser lì da una vita. A raccontare queste storie ci pensa <a href="http://www.montitv.it/">Monti Tv, una piccola web tv</a>. Ad accenderla quasi quotidianamente è Maria Alessandra Scuderi, “monticiana” doc. «È un rione meraviglioso, ogni vicolo ha qualcosa da raccontare. Un tempo era la città vecchia, oggi è la parte più in e un po’ snob di Roma», afferma l&#8217;ideatrice del progetto.<span id="more-5347"></span></p>
<p>Canale di informazione e di denuncia, quello di Maria Alessandra: «Qui si aprono gelaterie e si chiudono le falegnamerie a conduzione familiare. Monti tv documenta gli ultimi artigiani, quelli che hanno la bottega da una vita e ora la stanno per chiudere». Il modello di business è quello delle inserzioni pubblicitarie degli esercenti del territorio, delle piccole e medie imprese che amano Roma e la sua storia. Una web tv a conduzione familiare, scrivevamo: ad aiutare Maria Alessandra ci pensa mamma Angela, che non perde una delle tante presentazioni di mostre e musei, conferenze stampa e iniziative del rione.</p>
<p><strong>Benvenuta Alessandra, innanzitutto partiamo dal rione tanto amato&#8230; </strong></p>
<p>Hai detto bene, si tratta di rione e non di quartiere. Il termine rione è una volgarizzazione del latino regio ed era utilizzato sin dal Medioevo per indicare le zone del centro storico di molte città italiane, fra cui Roma. Monti è il rione più esteso di Roma, che fino al tardo &#8217;800 comprendeva anche una gran parte dell&#8217;attuale Esquilino, Viminale, Celio, Quirinale, Castro Pretorio. Alcune delle zone più note sono la Domus Aurea, i Mercati Traianei, i Fori Imperiali e la Suburra.</p>
<p><strong>Orgoglio romano&#8230;.</strong></p>
<p>Il popolo di Monti ha sempre rivendicato di essere &#8220;più romano&#8221; degli abitanti di qualsiasi altro rione. Qui si parlava addirittura una varietà del dialetto romanesco, il monticiano.</p>
<p><strong>Ci racconti perciò cosa propone la tua micro web tv? Che cosa racconta, quando è nata?</strong></p>
<p>La mia web tv nasce nel 2004 per fotografare i cambiamenti in corso nel rione, da zona della romanità a metà ambita della “Roma bene”. Oggi racconta la storia di Roma, della sua cultura e della sua arte e di quanti la vivono tutti i giorni partendo da diverse angolazioni: dalle curiosità popolari alla voce degli abitanti con i loro ricordi. Monti Tv dà spazio anche agli artigiani e ai commercianti che con le loro attitudini e attività caratterizzano il territorio; portando alla luce l&#8217;opera di giovani artisti emergenti che difficilmente riescono a trovare spazio.</p>
<p><strong>Innovazione ma anche tradizione? Esistono ancora le botteghe artigiane al rione Monti?</strong></p>
<p>Sì, anche se da quando abbiamo cominciato abbiamo visto chiudere una decina di attività senza vederne nascere nessuna&#8230;</p>
<p><strong>Chi la realizza giorno per giorno?</strong></p>
<p>La mia squadra è straordinariamente familiare! Ci sono io, mia madre Angela e un paio di amiche giornaliste</p>
<p><strong>Chi guarda Monti tv?</strong></p>
<p>Soprattutto ex monticiani che si son dovuti trasferire in altre zone di Roma e cercano di mantenere un rapporto con il territorio.</p>
<p><strong>Chi non ti aspettavi proprio che avrebbe visto Monti tv, e invece&#8230;?</strong></p>
<p>L’ex sindaco di Roma Walter Veltroni, che in una conferenza stampa ha recitato il nostro slogan “Monti Tv per saperne di più”!</p>
<p><strong>Mai avuto pressione politiche, nella città più politica per antonomasia?</strong></p>
<p>Hanno provato a utilizzarci, ma senza grandi risultati. Forse è per questo che non abbiamo mai avuto nessun tipo di finanziamento.</p>
<p><strong>La giornata tipo di una videomaker metropolitana?</strong></p>
<p>Una giornata tipo non esiste ci lasciamo guidare dalla vita della città tornando poi sempre in redazione per confezionare il servizio del giorno.</p>
<p><strong>Il servizio di cui sei più orgogliosa?</strong></p>
<p>Quello sulla <a href="http://www.montitv.it/popup_dettaglio_video.asp?id2=1236">morte del “barbone del rione”</a> dove le immagini parlano da sole e testimoniano la differenza di Monti con i quartieri dormitorio che si moltiplica a Roma, da noi il calore umano ancora si sente sia nei momenti di gioia che in quelli tristi.</p>
<p><strong>Quello che avresti voluto cancellare (ma che poi hai mandato online)?</strong></p>
<p>Un servizio a “un’artista” che si è poi lamentato della musica di sottofondo che avevamo inserito nella sua intervista.</p>
<p><strong>Quel servizio di denuncia che poi ha cambiato le sorti del rione?</strong></p>
<p>Abbiamo seguito lo sfratto della “casa delle bambole”, negozio storico di Roma. La famiglia è dovuta andar via dal locale storico ma il Comune le ha assegnato uno nuovo. Non saremo stati decisivi, ma sicuramente abbiamo fatto un po’ di rumore e la signora Cesaretti ancora ci ringrazia.</p>
<p><strong>Quel servizio che hai bucato e invece quello che hai realizzato perchè hai preso la volo la camera e premuto rec?</strong></p>
<p>Poche sere fa tornando a casa dopo uno spettacolo teatrale ho visto un incidente tra un tram e un autobus a vicino al Colosseo il mio primo pensiero è stato ”No! Ho la telecamera nel portabagagli”, ma ormai era già tutto finito. Ho fatto in tempo invece un anno fa quando siamo rimaste bloccate su un <a href="http://www.montitv.it/popup_dettaglio_video.asp?id2=1236">autobus elettrico</a> da una macchina in doppia fila e mentre i passeggeri spostavano di peso l’auto io riprendevo l’ennesimo segno di inciviltà.</p>
<p><strong>Tu vai in onda anche su una tv locale. Meglio guardare Monti tv sul web o sul televisore di casa?</strong></p>
<p>Beh, direi meglio guardare Monti Tv! Il pubblico di Roma Uno è un pubblico più anziano e attento alla città di Roma, mentre il pubblico della web tv è più giovane e interessato ad argomenti specifici come l’artigianato o gli eventi che si svolgono sul territorio.</p>
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		<title>Serve davvero un pc per vivere nelle nuvole?</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/11/27/serve-davvero-un-pc-per-vivere-nelle-nuvole</link>
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		<pubDate>Fri, 27 Nov 2009 07:45:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Venturini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[cloud computing]]></category>
		<category><![CDATA[Gmail]]></category>
		<category><![CDATA[Google Documents]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[Netflix]]></category>
		<category><![CDATA[Sony]]></category>
		<category><![CDATA[Sony Online Service]]></category>
		<category><![CDATA[web tv]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo spostamento in rete di applicazioni e contenuti ci permette di immaginare nuove tipologie di dispositivi mobili. L'esperienza di Sony]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa nuvolaccia nera (se siete fuori dal mondo del &#8220;cloud&#8221;) o questa nuvoletta rosa (se siete Google etc) ci dà da pensare. È un nuovo paradigma (ma alzi la mano chi davvero sa cosa vuol dire paradigma, io lo uso solo perché fa bella impressione): quello di buttare tutto in qualche posto remoto; di svuotare gli hard disk di applicazioni e di dati residenti; di vivere connessi da un invisibile cordone ombelicale ad un tutto &#8220;lassù&#8221;. È un tema su cui le polemiche in termini di sicurezza, di accessibilità, di privacy si sprecano. L&#8217;idea di vivere <a href="http://blogs.zdnet.com/virtualization/?p=686">su questa nuvola</a> ha comunque i suoi meriti, se affrontiamo il tema dal punto di vista consumer e non corporate.<span id="more-1420"></span></p>
<p>Tendenzialmente sono uno di quelli che usano (o provano) qualsiasi prodotto Google appena esce. Adoro la loro applicazione di posta elettronica. Trovo fantastico Google Documents, che uso spesso come text editor per potermi poi ritrovare i documenti consultabili anche dall&#8217;iPhone (lo so, ci sono alternative anche migliori: dite pure la vostra nei commenti). E qui ho detto forse una parola magica: iPhone. Ovvero un device che non è un computer, un pc nel senso stretto del termine.</p>
<h5>Tutta la nuvola, niente PC</h5>
<p>Ecco un&#8217;idea balzana, ma affascinante: se palmari, Pda e smartphone sono la prima naturale evoluzione del concetto del disaccoppiamento tra rete e il solito pc, ben più radicale potrebbe essere l&#8217;ulteriore semplificazione  dell&#8217;idea. In fondo che ci serve? Uno schermo e una connessione. E allora dal cloud computing potrebbe ritornarci fra capo e collo quella web tv che non è mai  decollata e che anzi si è schiantata al suolo come le più miserevoli macchine volanti degli inizi di un paio di secoli fa. Pensateci, forse ora i pezzi ci sarebbero tutti. E c&#8217;è anche chi ci sta provando, anche se si guarda bene dal riesumare questo termine che puzza di fallimento. Sony, per esempio, offre servizi online per i propri televisori: è <a href="http://news.cnet.com/8301-17938_105-9672957-1.html">dal 2007</a> che ne parlano, ma nel frattempo hanno fatto tanta strada, tanto da portare il <a href="http://www.pcmag.com/article2/0,2817,2356110,00.asp">download in streaming</a> di film sulla tv e sul lettore Blue-Ray, ad esempio in collaborazione con Netflix.</p>
<p>Ma questo sarebbe ancora poco, troppo poco. Come poco (ma già interessante) è lo <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/firefox-su-playstation-3-mozilla-e-sony-si-parlano/22884/1.html">sbarco</a> probabile di Firefox sulla Playstation. Il disegno di Sony è però più grande: offrire un ecosistema di <a href="http://www.sonyinsider.com/2009/11/21/the-sony-online-service-is-not-an-itunes-competitor-it-aspires-to-be-far-bigger/">contenuti online</a> fruibili non soltanto dalla tv o dalla Playstation, ma da tutti i prodotti digitali. Videocamere, apparecchi fotografici, lettori di ebook, e chissà un giorno anche frullatori e spazzolini. Un mondo in cui da qualunque dispositivo potremo fare upload in questa nuvolona dei nostri contenuti digitali, condividere, frullarceli socialmente. E, ovviamente avere accesso a contenuti premium cacciando la solita lira e bypassando tutti i possibili modelli di &#8220;free content&#8221;.</p>
<p>Il nome dato al progetto (<em>Sony Online Service</em>) è francamente quanto di meno immaginifico si possa immaginare, ma l&#8217;idea di avere con noi la potenza della rete, dei social media e di tutto l&#8217;ambaradan prescindendo da net-, note- o vari <em>book</em> o <em>desktop </em>è intrigante. Per lo meno fintanto che qualcuno non troverà il modo di trasformarci in esseri bionici col WiMax incorporato con un chip sottocutaneo e con Facebook <a href="http://robertoventurini.blogspot.com/2008/11/e-se-facebook-convergesse-con-gli.html">integrato</a> nelle lenti a contatto. Ovviamente non c&#8217;è solo Sony a guardare &#8211; e sopratutto a sperimentare &#8211; il divorzio tra rete e computer.</p>
<h5>Piedi in terra, ma…</h5>
<p>Stiamo allora andando verso un mondo sempre più connesso, sempre più nella nuvola, ma con sempre meno pc? Autorevoli opinionisti l&#8217;hanno detto da tempo. Altrettanto autorevoli istituti prevedono che nel 2020 (dopodomani) la maggior parte delle persone useranno <a href="http://gadgets.softpedia.com/news/Mobile-Multimedia-Devices-Will-Replace-PCs-430-01.html">esclusivamente</a> dispositivi mobili per accedere alla rete. Già si straparla dei Mid (<a href="http://www.techradar.com/news/internet/the-future-of-mobile-internet-devices-472205">Mobile Internet Devices</a>), ebook reader che faranno il botto diventando libri multimediali, multimodali, passando da contenitori di contenuto testuale a contenitori di contenuto e basta. Ce ne aspettano delle belle, e possiamo sognare. In fondo, non è proprio scritto da nessuna parte che per stare con la testa fra le nuvole ci serva un personal computer.</p>
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