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	<title>Apogeonline &#187; Tiscali</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Si riaccende la battaglia su tariffe e servizi VoIP</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 06:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Compresi gli errori del passato e abbracciate politiche di maggior apertura (anche con la telefonia), nuovi attori e nuovi listini si affacciano su un mercato che ora potrebbe finalmente decollare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sorpresa autunnale: gli operatori italiani sono tornati a dare battaglia sui servizi VoIP rivolti ai consumatori. E la ingaggiano sia contro Skype (nemico storico dei provider nostrani) sia contro i normali operatori fissi e mobili. Le armi sono tariffe più economiche e un mix di semplicità d’uso e servizi evoluti. Già, i più nostalgici tra i lettori trattengano le lacrime: sembra essere tornati sei-sette anni indietro nel tempo, quando France Telecom <a href="http://www.dgmag.it/hi-tech/parlait-sfida-telecom-sul-piano-del-voip-3782">lanciava con gran fanfara</a> Parla.it, promessa presto dimenticata del VoIP. In realtà da allora sono cambiate molte cose. Questo ritorno di fiamma per il VoIP avviene sotto altri scenari. Per prima cosa, il volano è il boom degli smartphone: sono 20 milioni gli italiani che ne hanno uno (fonti Nielsen e Ipsos Media). Ormai è un fenomeno di massa. Secondo, gli operatori hanno capito gli errori del passato.<span id="more-6870"></span></p>
<h5>Nuovo slancio</h5>
<p>Non si può vendere il VoIP, in Italia, come servizio per cui devi comprare un router apposito o configurare i parametri sip: è una  condanna alla nicchia. Al contrario, i servizi VoIP di nuova generazione cercano di essere più semplici e immediati persino di Skype, oltre che più economici: ne sono esempio <a href="http://talk.messagenet.com">Messagenet Talk</a> (dell’operatore milanese Messagenet) e <a href="http://www.indoona.com">indoona</a>, appena lanciato da Tiscali. Indoona in particolare credo che sia il VoIP più economico, per le chiamate verso numeri telefonici normali: 0,8 cent verso fissi, 10 cent verso mobili (6 verso cellulari Tiscali), al minuto. È meno della metà rispetto a Skype. Quei due prezzi sono rispettivamente 1,94 e 11,88 cent al minuto, con Messagenet, che fa pagare meno le telefonate verso Usa, Canada e Cina (1,57 cent). Iva inclusa in tutti i casi. Messagenet di contro regala un numero di telefono geografico (con prefisso di una città a scelta), mentre Tiscali chiede 24 euro all’anno.</p>
<p>Qui lo scontro con Skype è vinto a tavolino. Il big del VoIP infatti non permette da mesi di avere numeri italiani e da qualche giorno ha anche subito la disattivazione di quelli già usati dagli utenti (decine di migliaia). Il motivo è <a href="http://www.webmasterpoint.org/news/numeri-telefono-skype-non-funzionano-piu-cosa-fare-per-il-trasferimento_p43172.html">una bega</a> con il Ministero allo Sviluppo Economico: Skype non rispettava le leggi italiane (ma le stesse valgono in altri Paesi europei). La perdita dei numeri è un grosso danno all’immagine dell’azienda in Italia e offrirà certo spazio a servizi minori. Messagenet già giorni prima, quando era nell’aria il disastro Skype, aveva lanciato una campagna agli utenti invitandoli alla portabilità del numero. A quanto risulta, ad oggi non è certo che ancora si possa portare il numero Skype verso un qualsiasi altro operatore. Converrebbe comunque affrettarsi a richiedere il passaggio.</p>
<h5>Innovazioni</h5>
<p>A parte questi problemi contingenti e la guerra tariffaria, i nuovi servizi VoIP italiani si battono con aspetti innovativi. Il software di Messagenet (pc e smartphone) consente di chiamare gratis anche gli utenti che non l’hanno installato e che non si sono iscritti al servizio. L’utente Messagenet può mandare infatti un link-chiamata al destinatario: cliccandovi, parte la conversazione. È una tecnologia basata su Java e funziona su qualsiasi browser. Messagenet è riuscita a renderla poco esigente (va bene anche su processori poco potenti) e ad aggiungervi funzioni di cancellamento eco. È un assaggio di come l’evoluzione delle tecnologie browser può facilitare le chiamate gratuite e altre forme di comunicazione diretta tra gli utenti. Ancora di più lo si vedrà <a href="http://countingfromzero.wordpress.com/2011/08/26/sip-and-the-browser-rtcweb-and-html5/">con l’Html 5</a>. Presto il link-chiamata diventerà permanente (adesso è temporaneo, valido per quella specifica telefonata). Cioè gli utenti potranno usarlo come l’analogo di un numero di telefono e pubblicarlo sul proprio sito o su Facebook, per essere contattabili da qualunque utente internet.</p>
<p>L’innovazione indoona è invece nell’integrazione profonda con la telefonia tradizionale. Fa propria la lezione di Viber e permette di chiamare utenti indoona a partire dal loro numero di cellulare. Il sistema sa insomma che a un certo numero corrisponde un account indoona. Se si chiama quel numero attraverso il programma, parte una chiamata VoIP gratuita (invece che una verso il cellulare). Il vantaggio: non bisogna sapere che quell’utente ha installato indoona. L&#8217;utente chiamato con indoona vede inoltre, come identificativo del chiamante, il numero di cellulare che quest’ultimo ha indicato in fase di registrazione al servizio. Altri servizi VoIP invece mostrano chiamante anonimo o numeri fittizi.</p>
<h5>L&#8217;apertura vince</h5>
<p>Come spiega Andrea Podda, chief technical officer di Tiscali, «l’integrazione tra VoIP e telefonia normale andrà oltre. Permetteremo di video chiamare anche utenti non indoona e dotati di videotelefoni collegati alla linea fissa non internet». Da parte degli operatori italiani è una strategia intelligente: differenziarsi da Skype, che ha intenzionalmente limitato l’integrazione con la telefonia fissa e ha preferito creare una community chiusa. Skype ha certo il vantaggio di avere quella VoIP più numerosa, di gran lunga. È molto più probabile che il nostro contatto si trovi su Skype. Ed è quindi questo lo strumento più ovvio per fare una (video)telefonata gratuita. I provider italiani accarezzano da anni il sogno di rompere la chiusura di Skype costringendola a interoperare sulla scorta di standard.</p>
<p>Significherebbe che un utente Messagenet, per esempio, può comunicare gratis con uno di Skype. Utopia fino a ieri. Oggi è un obiettivo possibile, visto che Microsoft sta per acquisire l’azienda VoIP. Messagenet ha scritto quindi all’Antitrust europeo <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2011/settembre/30/Microsoft_Skype_due_italiani_pronti_co_9_110930029.shtml">per costringerla a interoperare</a>. Altrimenti &#8211; secondo l’operatore italiano &#8211; l’entrata della maggiore community VoIP nell’universo Microsoft, restando chiusa, creerebbe uno squilibrio del mercato. Potrebbe insomma uccidere la concorrenza degli operatori alternativi. Questo timore è segno che l’innovazione e le tariffe non bastano, quando c’è una fusione di giganti chiusi nei propri mondi.</p>
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		<title>La prossima partita si chiama over the top</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 07:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet, IPtv, contenuti, neutralità della rete: ecco il prossimo settore che metterà a dura prova la tenuta degli assetti consolidati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo entrando nell’era compiuta dell’<em>over the top internet</em>, anche in Italia. Una definizione del fenomeno: contenuti e applicazioni di qualità, forniti e/o distribuiti da soggetti di vario tipo (anche leader della vecchia economia dell’audiovisivo), arrivano all’utente attraverso vari strumenti, tra cui troneggia la tv. Con impatto notevole sulla “politica” del web: la neutralità della rete &#8211; così come l’abbiamo intesa finora &#8211; è moribonda. È il risultato adesso più probabile, data la posizione che stanno assumendo le pedine sulla scacchiera, nella fase dell’over the top.<span id="more-5240"></span></p>
<h5>Nuova direzione</h5>
<p>Tocca prendere atto che tutti i leader attorno a questo banchetto stanno ormai marciando uniti in una nuova direzione. Lo dice <a href="http://www.key4biz.it/News/2011/03/03/Policy/Agenda_digitale_Neelie_Kroes_over_the_top.html">una notizia sottovalutata</a>, che però mostrerà effetti probabilmente nei prossimi mesi: i principali operatori telco e fornitori di contenuti over the top hanno detto alla Commissione europea di essere d’accordo, in linea di massima, per cambiare le regole di internet. In modo da favorire la nascita di nuove reti. Queste stanno a cuore a tutti i soggetti in gara. Così si spiega perché alcuni storici fautori della neutralità (Google, l’Authority Usa) sono ultimamente <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc">sempre più propensi a compromessi</a> con gli operatori.</p>
<p>Adesso anche qui in Italia si entra nel vivo della vicenda. Non a caso Agcom ha avviato la <a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5772">consultazione pubblica</a> sulla neutralità della rete, primo passo per una futura eventuale delibera che imponga agli operatori una nuova disciplina. Agcom ha capito infatti che il tema anche da noi è maturo. Quest’idea deve averla avuta anche per la presenza di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, tra i soggetti chiamati al tavolo della Commissione europea a discutere di nuove regole Ue. Quel Confalonieri che alla corte dell’Unione europea prima <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-523458/tv-confalonieri-kroes-procedure/">parlava solo di tv</a>.</p>
<h5>Il mondo cambia</h5>
<p>È che il mondo cambia. La tivù pure e Mediaset l’ha capito. Si sta guadagnando un posto quindi nell’olimpo degli over the top, con il servizio <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo503879.shtml">Premium Net Tv</a> (trasmette, via banda larga e set top box tv, contenuti di cui ha diritti). E’ solo l’inizio. Sky farà una mossa simile- è certo, anche se non ufficiale- quest’anno, abilitando contenuti banda larga on demand sui decoder MySky HD (già posseduti dal 30 per cento della clientela). Sky e Mediaset stanno seguendo un approccio chiuso all’over the top &#8211; niente web tv né piattaforme con applicazioni, servizi internet di terze parti &#8211; com’era prevedibile. Ma potrebbe prevalere una via diversa, adesso battuta dagli operatori italiani (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cubovision">Telecom Italia</a> e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-11/tiscali-internet-tvBox-111539.shtml?uuid=AaywtEFD">Tiscali</a> in testa): più aperta a contenuti web e di terze parti. Notevole, visto che fino a ieri le telco italiane puntavano tutto sulla chiusissima IPTv (che, ricordiamo, non funziona nemmeno su internet, ma su una rete a parte).</p>
<p>Sta andando in questa direzione anche l’operatore che ha introdotto l’IPTv in Italia: Fastweb. Sta diventando un over the top, con una propria piattaforma aperta (<em>Chili Tv</em>), che andrà su vari set top box (già è, in via sperimentale, sul Blobbox di Telesystem). È un modello tipo Google Tv: aggrega contenuti di tante parti e cerca di espandersi su più hardware possibili. Insomma, l’over the top tv comunque è un fenomeno interessante, per il futuro di internet. Il problema è che ha un impatto dirompente sugli equilibri. Abbiamo visto ancora in piccola parte gli effetti del boom di contenuti over the top, sulla politica delle reti. Certo è che gli operatori non possono fare come con il peer to peer: se limitano la velocità dei video over the top, ne ostacolano la fruizione. Impensabile, soprattutto nel caso di streaming di film a pagamento.</p>
<h5>L&#8217;ipotesi fibra</h5>
<p>Una soluzione in teoria sarebbero le reti in fibra ottica, che però nella migliore delle ipotesi copriranno solo il 50% della popolazione <a href="http://www.apogeonline.com/tag/next-generation-network">nel lungo periodo</a>. Comunque, il problema impatta la neutralità della rete. In alcune zone, gli operatori vorranno costruire le nuove reti in fibra con l’aiuto degli over the top. Nelle altre, si porrà la questione di evitare la congestione e al tempo stesso tutelare i contenuti video. È prevedibile che anche in questo caso gli operatori chiederanno un pedaggio agli over the top, per assicurare il funzionamento dei loro servizi. Al momento non ci sono leggi che lo vietino. La Commissione europea se ne sta guardando bene, perché teme di ostacolare il futuro delle reti banda larga e degli stessi contenuti internet.</p>
<p>Ci sono alternative alla distorsione dei rapporti tra reti e contenuti? Sì, ma richiedono interventi di sistema, pubblico-privati, per aiutare gli operatori a fare le nuove reti senza arrivare a chiedere soldi agli over the top. E, laddove la rete resterà quella vecchia, gli over the top dovrebbero puntare su soluzioni meno impattanti: sul downloading e su tecnologie di caching di contenuti nei set top box, invece che sullo streaming. Come si vede, in un senso o nell’altro, la nuova fase di internet si nutrirà di accordi e collaborazioni tra le parti, molto più di quanto si è visto finora.</p>
<h5>Le conseguenze per l&#8217;utente</h5>
<p>L’impatto sull’utente è difficile da stimare, ma è possibile che gli operatori adatteranno le tariffe al boom degli over the top. Potrebbero assicurare una certa velocità solo entro una certa quantità di traffico mensile; oppure far pagare a parte i pacchetti video per chi acquista una connessione low cost. Sono cose che già avvengono, sempre più spesso tra l’altro, sulle offerte di rete mobile. Non è da escludersi che si estendano anche alla banda larga fissa. C’è solo da augurarsi che le istituzioni (Agcom e Commissione europea in primis) vigilino perché non si creino effetti distorsivi per la concorrenza e l’innovazione. Oltre a continuare a fare il tifo per una rete in fibra quanto più estesa possibile, ovviamente. E’ un traguardo da cui dipende, come si è visto, anche la libertà dei nuovi media.</p>
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		<title>Prove tecniche di Ngn, forse ora si parte</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 07:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Con l'autorizzazione di Telecom Italia da parte di Agcom, comincia di fatto l'era delle offerte a 100 Megabit. Ma ci vorranno anni per coprire anche solo le città principali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamoci comodi ad aspettare, perché non ci vorrà molto per scoprire le carte di governo, authority e operatori. Sapremo in primavera, molto probabilmente, se si farà l&#8217;Italia dell&#8217;Ngn, e come. Il Paese infatti ha appena imboccato una direzione che si chiarirà nelle prossime settimane. È quanto si evince da una pioggia di notizie e annunci riguardanti la <em>Next generation network</em>, che hanno investito il mercato banda larga negli ultimi giorni. Agcom <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/09/news/arriva_internet_a_100_megabit_via_libera_all_offerta_telecom-12254559/">ha autorizzato l&#8217;offerta Ngn</a> (fibra ottica nelle case, fino a 100 Megabit) di Telecom Italia, che negli stessi giorni ha stretto <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2011/02/08/visualizza_new.html_1590518064.html">un accordo di massima</a> con la Provincia di Trento per accelerare la copertura delle case di quella zona.<span id="more-4957"></span></p>
<p>Il ministro Paolo Romani, allo Sviluppo Economico, ha fatto nel contempo <a href="http://it.reuters.com/article/italianNews/idITLDE71811620110209">due annunci</a>, riguardanti la società veicolo, pubblico-privata, che dovrebbe diffondere l&#8217;Ngn anche nelle zone a cui gli operatori non sono interessati. Ha detto che la società partirà «entro marzo» (cioè ne saranno definiti il business plan, la governance e gli aspetti finanziari) e che il maggiore azionista sarà la Cassa depositi e prestiti (azienda pubblica). Da un anno, il settore corteggiava la Cassa perché s&#8217;imbarcasse in quest&#8217;avventura e quindi quello di Romani era un annuncio molto atteso. Certo, ancora non si può cantar vittoria, su nessuno di questi tre fronti. L&#8217;offerta Telecom deve ancora partire, l&#8217;accordo con la Provincia deve confermarsi e, soprattutto, la società a cui lavora Romani deve dimostrarsi qualcosa di più concreto di un proclama politico in tempi pre-elettorali.</p>
<h5>Compromesso</h5>
<p>È già un bene però che il settore si sia mosso, visto che per mesi sembrava di essere sprofondati nella nebbia. Già, mentre il resto d&#8217;Europa continuava a sviluppare le reti a banda larghissima, da noi la partita <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/09/banda-larga-in-italia-fa-rima-ancora-con-impasse">era in stallo</a>, a causa delle posizioni divergenti degli operatori. Ed erano in stallo, per lo stesso motivo, sia la rete Ngn di Telecom Italia (su cui nasceranno offerte 100 Megabit di vari operatori) sia i lavori su una società comune. In particolare, si contrapponevano gli interessi di Telecom Italia a quelli degli altri operatori e i soggetti pubblici-istituzionali non riuscivano a raggiungere la giusta mediazione. Adesso la situazione sembra almeno in parte sbloccata.</p>
<p>L&#8217;Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha dato un&#8217;autorizzazione con il sapore del compromesso, a Telecom. Doveva cercare di evitare che gli altri operatori ricorressero al Tar del Lazio e potessero bloccare così di nuovo la partita. L&#8217;autorizzazione lancia infatti una fase sperimentale, finché Telecom non creerà una corrispondente offerta all&#8217;ingrosso evoluta (<em>bitstream</em>), utile agli altri operatori per concorrere appieno nel mercato 100 Megabit. Durante la sperimentazione, sono molto limitati sia il numero di utenti attivabili (40.000) sia la copertura dei servizi (solo nelle città dov&#8217;è presente anche Fastweb). Agcom richiede l&#8217;arrivo del bitstream entro un anno. L&#8217;offerta al dettaglio invece potrebbe arrivare in primavera. Agcom ha imposto infatti a Telecom di migliorare l&#8217;offerta all&#8217;ingrosso già disponibile (di pura rivendita e non certo evoluta come il bitstream). L&#8217;ex monopolista può farlo in pochi giorni e poi «deve aspettarne dai 30 ai 60 prima di lanciare l&#8217;offerta al dettaglio corrispondente», spiegano da Agcom. «Questo range di tempo dipende dalla velocità con cui i canali di Telecom riusciranno a fornire l&#8217;offerta all&#8217;ingrosso ai concorrenti».</p>
<h5>Tra i più cari in Europa</h5>
<p>Il prezzo delle prime connessioni banda larga (di Telecom e degli altri) sulla nuova rete Ngn sarà intorno ai 60 euro, com&#8217;è possibile stimare in base all&#8217;offerta all&#8217;ingrosso già disponibile. Si noti che Fastweb ora chiede invece un sovrapprezzo di 10 euro al mese per i 100 megabit (scontato rispetto ai 15 euro di poche settimane fa), sui normali canoni delle sue offerte. Si parte quindi da 45 euro al mese. I nostri 100 megabit si pongono ora tra i più cari in Europa, ma sono pochi i Paesi che li offrono al momento (in Francia e in Svezia si parte da meno di 30 euro). La rete di Telecom sarà il pilastro fondamentale dell&#8217;Ngn italiana, si noti bene. Sarà la sola grande rete 100 Megabit infatti a coprire le città più importanti (nove nel 2011), pari al 50% della popolazione entro il 2018. È improbabile tuttavia che le città raggiunte siano coperte totalmente da fibra ottica nelle case.</p>
<p>La futura società pubblico-privata, a cui lavorano il governo e i principali operatori, ha obiettivi complementari a quelli di Telecom. L&#8217;obiettivo complessivo è dare all&#8217;Italia una Ngn che copra almeno il 50% di popolazione entro il 2020, come richiesto dall&#8217;Unione europa. Alcune zone viaggeranno più veloci con la copertura. È il caso della Provincia di Trento, che entro marzo (ritorna questa data) dovrà finalizzare l&#8217;accordo di massima appena siglato con Telecom. La Provincia vuole coprire il 100% delle case entro dieci anni. Ambizioso è anche il progetto della Regione Lombardia, che però ancora non è riuscita a mettere in tasca un&#8217;alleanza, da tempo cercata, con gli operatori per fare investimenti condivisi. La Regione intende lanciare entro il 2011 la società per realizzare questa rete. Ultima partita, Tiscali progetta di coprire Cagliari in fibra (e poi forse altre parti della Sardegna), in partnership con Zte. Al momento non bolle altro in pentola. Fastweb non intende ampliare la propria rete da sola. Il progetto Fibra per l&#8217;Italia (di Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali) è confluito in quello della società pubblico-privata voluto da Romani, a cui si è unito anche un progetto degli operatori minori.</p>
<h5>Agenda digitale</h5>
<p>Sembra proprio che, per le resistenze di Telecom, non ci sarà mai, su scala nazionale, una Ngn frutto di una società comune. Eventuali alleanze riguarderanno solo regioni limitate o faranno da tappa buchi per le zone non profittevoli. Possiamo accontentarci? Sì, purché si concretizzino davvero le promesse fatte a raffica nei giorni scorsi. Qualche dissidio tra i soggetti è ancora possibile e andrà superato con ulteriori mediazioni da parte dell&#8217;Authority e della politica. Gli ultimi scogli saranno affrontati quest&#8217;anno, sui vari tavoli dove si gioca questa difficilissima partita. Che comunque è solo metà del lavoro necessario per accompagnare l&#8217;Italia verso il futuro, dove stanno andando i principali Paesi mondiali: verso una società compenetrata davvero dal digitale.</p>
<p>Per questo fine, non basta occuparsi di infrastrutture Ngn ma serve anche un progetto di alfabetizzazione informatica della società e di migrazione al digitale di vari settori. Come richiesto da un&#8217;Agenda Digitale che si rispetti. Anche su questo fronte, c&#8217;è attesa: spetta al governo ora fare la propria mossa, come richiesto <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/01/litalia-ritardataria-cerca-la-sua-agenda-digitale">a gran voce da tanti</a>. E si cominciano a vedere <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/CyberNews/Pa-Brunetta-su-agenda-digitale-tra-i-primi-in-Europa_311668442068.html">i primi effetti</a>.</p>
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		<title>Ngn, dove arriveremo con la &#8220;società veicolo&#8221;?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 07:30:36 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dal tavolo del ministro Romani arriva il primo accordo formale tra gli operatori telefonici per la costruzione della rete di nuova generazione. Ma basta andare un po' a fondo nell'annuncio per smorzare quasi tutti gli entusiasmi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là della retorica degli annunci, che cosa ha partorito il 10 novembre il tavolo Romani, riguardo alla ormai già leggendaria “società veicolo” <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/tag/next-generation-network">per l’Ngn italiana</a>? Ben poca cosa, rispetto alle premesse. Per cominciare l’opera di disillusione, vi propongo un esperimento. <a href="http://www.google.it/search?q=accordo+tecnico+infrastrutture+passive&amp;hl=it">Una ricerca su Google</a>. Come parole chiave, il succo della novità: un accordo di (futura, beninteso) condivisione delle infrastrutture passive, cioè scavi, cavidotti con eventuale fibra spenta, canaline verticali nei palazzi. Roba molto tecnica, come vedete. Ebbene, il risultato della ricerca dà indifferentemente notizie sull’accordo recente e di due mesi fa. Com’è possibile? Semplice: l’ultimo annuncio è in fondo solo una formalizzazione in bella copia di un accordo già raggiunto a settembre, piuttosto pacifico perché appunto piuttosto tecnico.<span id="more-4217"></span></p>
<h5>Realismo</h5>
<p>Le parole di Corrado Calabrò, presidente Agcom, sono rivelatrici: «Mettere insieme gli operatori ci incoraggia ad andare avanti e spero ora che le aziende non perdano il passo nei successivi passaggi, perché oggi è stato trovato l&#8217;accordo sul punto più facile, ma i nodi devono ancora venire nei prossimi impegni». «Non basta sottoscrivere accordi, ma bisogna poi condividerli compiutamente», aggiunge. Suona un po’ pessimista o per meglio dire realista: il punto più facile è assodato, ma si sapeva già da tempo; adesso affrontiamo i veri nodi. E i veri nodi sono ancora là, ben attorcigliati: la questione economica, chi investirà dove, la governance della società. La situazione forse è, paradossalmente, più complessa alla luce di quest’annuncio.</p>
<p>Già, sembra un paradosso se si pensa che questo è il primo accordo formale tra gli operatori telefonici (tanti: Telecom Italia, Wind, Fastweb, Vodafone, BT Italia, Tiscali, 3 Italia) per partecipare a una nuova rete. Tuttavia, non è l’annuncio della nascita di una società, ma solo un <em>memorandum of understanding</em>, un protocollo d’intesa per farne una. «Quando si è pronti per fare una società la si fa. Si firmano i contratti. Non si fa un memorandum of understanding», commenta Stefano Quintarelli, tra i massimi esperti del settore. In altre parole, la situazione si rivela più complessa della vigilia perché se gli operatori fanno un annuncio in questa forma preliminare e tecnica significa che in mano non avevano carte migliori nel breve periodo. Altrimenti avrebbero aspettato per annunciare la società fatta e compiuta. Ma forse ha pesato anche il calcolo politico di comunicare un risultato del Tavolo Romani prima di una possibile caduta di governo.</p>
<h5>Addio società completa</h5>
<p>Non solo. L’annuncio ci dice altre due cose, in negativo. Tramonta il sogno di <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/17/dalla-palude-al-caos-parte-la-corsa-alle-ngn">una società della rete completa</a>, comune tra gli operatori negli elementi tecnici attivi e passivi, e diffusa sul territorio. Ha prevalso la posizione di Telecom, che ha sempre detto di voler fare accordi solo nelle zone a fallimento di mercato. Del resto era una conclusione inevitabile. L’ex monopolista ha il coltello, cioè la rete telefonica nazionale, dalla parte del manico e l’Italia non ha né le norme né la forza economica per espropriarla. Chi ha la rete detta legge. Così è avvenuto.</p>
<p>La società futura, quindi, se mai vedrà la luce, interverrà solo nelle zone dove gli operatori non vogliono andare (perché poco remunerativo) e avrà una governance da definire con un altro (ennesimo) tavolo tecnico di 90 giorni. Difficile immaginare qualcosa di più nebuloso. Significa dire che non si sanno gli aspetti fondamentali. Chi guiderà gli investimenti, dove saranno fatti. Non si è fatto un solo passo avanti su questi temi e non ci sono elementi per dire che finalmente gli eterni litiganti si metteranno d’accordo. «A me sembra un annuncio di basso profilo. L’Ngn del digital divide. Un po’ come mettere l’Adsl nei posti sfortunati», dice Franco Morganti, presidente di ITMedia Consulting e una figura storica delle tlc italiane. «No, io insisto: all’Italia serve una società della rete vera e propria».</p>
<h5>Telecom rallenta</h5>
<p>Il problema è che non ci sarà, dal momento che Telecom non vuole e la politica non ha strumenti né la forza di farle cambiare idea. Si dirà: in nessun Paese europeo, nemmeno nella Francia dove l’Ngn va <a href="http://www.fiercetelecom.com/story/frances-ftth-connections-14-5-percent/2010-09-09">con il vento in poppa</a>, c’è stata una società della rete nazionale. Le sole sinergie trovate, lì e in altri Paesi, è con le pubbliche amministrazioni locali. Un po’ come avverrà forse con il progetto <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/11/Policy/NGN_Open_Workshop_Regione_Lombardia_Raffaele_Tiscar_FTTH_Raffaele_Barberio.html">della Regione Lombardia</a>. Il punto però che in Italia questo non basta, per via del pesante debito di Telecom, che ne rallenta i piani, e per l’assenza della concorrenza di una rete in cavo coassiale. La società della rete sarebbe servita per uscire dall’impasse che ci sta facendo perdere posizioni <a href="http://saperi.forumpa.it/story/50995/l-europa-dell-est-domina-nella-fibra-ottica">nella banda larga a 100 Megabit</a>.</p>
<p>Si apre un punto di domanda adesso anche sul futuro di Fibra per l’Italia &#8211; l’<a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/25/Net_economy/paolo_romani_expo_2015_fastweb_vodafone_wind_agcom_corrado_calabro.html">accordo di una società della rete comune</a> tra Tiscali, Wind, Fastweb, Vodafone<a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/25/Net_economy/paolo_romani_expo_2015_fastweb_vodafone_wind_agcom_corrado_calabro.html"></a>. In quel piano era caldeggiato fin dall’inizio, e a gran voce, l’ingresso di Telecom Italia. Senza la quale il progetto <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/banda-larga-gubitosi-wind-non-ha-senso-progetto-senza-telecom-asca-6d77785d1a02.html">potrebbe non avere senso</a>. Ebbene, Telecom non ci sarà. Mettendo in fila tutti questi indizi, bisogna riconoscere che è ancora grosso un rischio: che l’Italia si ritrovi solo con l’Ngn di Telecom Italia (a parte le storiche sette città di Fastweb), con i suoi tempi e modi. Pochino per gareggiare, alla pari con gli altri, nello scenario futuro delle reti ultra veloci.</p>
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		<title>Ngn a 100 Megabit, un miraggio ancora lontano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/09/27/ngn-a-100-megabit-un-miraggio-ancora-lontano</link>
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		<pubDate>Mon, 27 Sep 2010 07:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Telecom Italia intende lanciare l'offerta su rete di nuova generazione in sei città entro l'anno, Fastweb non pianifica nuovi investimenti oltre a quelli storici, ci vorrà un decennio per arrivare alla metà della popolazione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci vorranno circa dieci anni perché la rete di nuova generazione con 100 megabit nelle case  arrivi ad almeno il 50% degli italiani e i servizi saranno forniti &#8211; se tutto va bene &#8211; da una piccola manciata di operatori. Se va male, ci saranno solo Telecom Italia e Fastweb. Dimentichiamoci coperture estese e le grandi guerre di concorrenza che abbiamo conosciuto per l’Adsl. È questo il risultato futuro ad oggi più probabile, se si mettono in fila gli indizi sparsi tra le notizie. Al momento c’è solo Fastweb a dare i 100 Megabit, da inizi settembre, e  in due milioni di unità abitative: quelle raggiunte dalla storica rete  in fibra ottica dell’operatore, che dal 2002 non cabla ulteriori  palazzi. Su questo aspetto l’Italia vive di rendita. Fastweb ha detto  che con le proprie forze non aumenterà più la copertura. Per andare oltre, servono altri progetti, con forze comuni.<span id="more-3803"></span></p>
<h5>Ngn avanti piano</h5>
<p>A proposito, siamo usciti dall’<a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/09/banda-larga-in-italia-fa-rima-ancora-con-impasse">impasse</a> della Next Generation Network? Qualcosa si è mosso, ma è ancora presto per cantare vittoria: Telecom infatti ha accelerato il piano e ora dice che è pronta a lanciare l’offerta Ngn su sei città <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2010-09-23/telecom-reti-hitech-megabit-091328.shtml?uuid=AYb7qhSC">entro fine 2010</a>. Ovviamente coperte in parte (circa il 7% delle loro case). Altre ne seguiranno nel 2011 e poi fino al 2018, quando saranno 138, pari al 50% della popolazione. <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/09/bernab%C3%A8-annuncia-la-fibra-in-6-citt%C3%A0-entro-fine-anno.html">Come nota Stefano Quintarelli</a> siamo ancora nel regno degli annunci e Telecom finora ne ha fatti tanti, sull’Ngn, poi sempre smentiti dai fatti (nel 2002, nel 2006, nel 2007). E ricordiamo che il resto del mondo in questi anni si è messo avanti, sull’Italia, con le offerte 100 megabit: si diffondono negli Usa, Francia, Giappone, Corea del Sud, Hong Kong, Germania, Scandinavia.</p>
<p>I problemi che ci stanno ritardando sono due, gli stessi da molti mesi: irrisolti e anzi forse acutizzatisi di recente. Primo: ancora i soggetti che dovrebbero fare l’Ngn italiana non si sono messi d’accordo su procedure e regole (ci provano da sei mesi con tavoli presso l’Autorità garante delle comunicazioni e il ministero dello Sviluppo economico). Secondo problema: non è chiaro se e perché bisognerebbe investire in Ngn in Italia. Si dirà che questo secondo aspetto è dubbio un po’ ovunque, in Occidente. Sì, ma altrove gli operatori hanno spinto lo stesso sulle nuove reti, perché c’è una concorrenza storica (assente in Italia) tra rame e cavo coassiale. A ben vedere, quei due problemi hanno un fondo comune, da noi: Telecom Italia. Che ha scarsi interessi a trovare accordi e ad accelerare gli investimenti sulle nuove reti.</p>
<h5>Disincentivi</h5>
<p>Bernabé l’ha detto chiaro e tondo: sull’Ngn può andare avanti <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/telecom-italia-minaccia-di-fare-da-sola-la-ngn/27105/1.html">(anche) da sola</a>. Telecom finora ha rifiutato la proposta di Fastweb-Vodafone-Tiscali-Wind di partecipare al progetto <a href="http://www.tomshw.it/cont/news/tiscali-dice-si-a-fibra-per-l-italia-manca-solo-telecom/25584/1.html">Fibra per l’Italia</a> con investimenti comuni. In fin dei conti la situazione va bene così, all’ex monopolista. Come spiega lo stesso responsabile della rete, nella <a href="http://www.telecomitalia.it/content/dam/telecomitalia/en/archive/documents/investors/Presentations/Investor_Relations/2010/4_OC_13apr.pdf">presentazione 2009</a> (slide numero 6), la rete in rame ha ancora valore, anche a causa di una lunghezza dei doppini inferiori rispetto ad altri Paesi. Disincentivano l’Ngn da una parte l’incertezza dei benefici (in termini di profitti, risparmi e richiesta del mercato) e dall’altra l’attesa rivalutazione della rete in rame grazie alla crescita dei prezzi all’ingrosso.</p>
<p>Quest’ultima poi infatti è avvenuta, con scorno dei concorrenti, che appunto sostengono ora che Telecom <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=79501">è meno motivata</a> a costruire una Ngn. Gli ultimi dati di bilancio sembrano dare ragione <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/09/01/gli-operatori-si-allineano-e-il-mercato-si-appiattisce">a questa strategia attendista</a> di Telecom. Se poi faccia comodo o no al progresso dell’Italia, questo è un altro discorso. Al di là degli annunci, insomma, lo stato dei fatti sembra peggiorare, per il futuro della banda larga italiana. Si accumulano all’orizzonte nubi che tramano contro la possibilità di massicci investimenti nella nuova rete. Si vedrà se poi il gioco della politica, <a href="http://www.nannimagazine.it/stampa_articolo.php?idNews=5276">al tavolo di Romani</a>, riuscirà comunque a convincere Telecom a fare squadra con gli altri (a fronte di chissà quale contropartita). Al momento, i fattori visibili sono sfavorevoli ai grandi slanci verso il futuro.</p>
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		<title>Banda larga, in Italia fa rima ancora con impasse</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Aug 2010 06:30:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I tavoli di concertazione al ministero delle Comunicazioni sono in stallo: difficile comporre gli interessi di Telecom Italia da un lato e quelli del blocco Fastweb-Vodafone-Wind-Tiscali dall'altro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bisogna arrendersi all’evidenza. Mettere da parte gli ultimi ottimismi. La banda larga italiana è nel pieno di un&#8217;impasse: è tutta ruotata verso un passato che ammuffisce a vista d’occhio. Il sistema Paese ha mancato anche un ultimo appuntamento: nemmeno prima della pausa estiva riuscirà a mettere un punto fermo sulle grande questioni che impediscono alla nostra banda larga di fare un passo verso il futuro. Il digital divide, la rete di nuova generazione, le risorse degli operatori mobili. I tre nodi sono sempre gli stessi, immobili, da almeno un anno. Anche il motivo di fondo dell’impasse è lo stesso: opposti interessi che si annullano a vicenda.<span id="more-3377"></span></p>
<h5>Il tavolo del ministero</h5>
<p>Vediamo l’ultimo caso: il tavolo dove il sottosegretario alle Comunicazioni Paolo Romani sta cercando di mettere d’accordo Telecom Italia, da una parte, e Fastweb-Vodafone-Wind-Tiscali dall’altra. I due gruppi hanno ancora <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/17/dalla-palude-al-caos-parte-la-corsa-alle-ngn">altrettanti progetti </a>di Next generation network paralleli; il problema è che quasi ovunque in Italia è sostenibile soltanto una rete di nuova generazione (fibra ottica nelle case). Ebbene, una riunione decisiva del tavolo Romani sarebbe dovuta esserci a fine luglio, ma è stata saltata. Era ipotizzata per i primi d’agosto, ma ormai fonti vicine al ministero danno per probabile il rinvio a settembre.</p>
<p>Telecom non accetta di fare fronte comune con i concorrenti nelle zone redditizie della rete italiana, ma solo in quelle a fallimento di mercato. Una posizione inconciliabile con quella dei concorrenti («opposti interessi che si annullano a vicenda») e che contrasta anche con le norme del settore. Al momento, in Italia valgono le stesse regole ovunque, per la rete fissa e la banda larga: l’Autorità garante delle comunicazioni ha individuato un mercato unico, senza differenziazioni geografiche. Telecom Italia le chiede a gran voce da anni, per ottenere un alleggerimento dei propri obblighi nelle zone più redditizie.</p>
<h5>Arrivano i &#8220;medi&#8221;</h5>
<p>Altro tavolo, stesso impasse: Agcom sta dialogando con i vari soggetti per formulare le prime regole dettagliate alla base dell’Ngn. Gli operatori alternativi a Telecom però stanno partecipando poco. Non riconoscono l’imparzialità del Comitato Ngn, l’organismo che sta lavorando a una prima proposta di regole. Se n’è lamentato <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/news/78781/mannoni_basta_melina_ora_si_collabori_sulle_ngn">di recente</a> Stefano Mannoni, commissario Agcom. Il che la dice lunga sul clima di sospetti che regna. Nell’impresa con cui si vorrebbe assicurare un futuro alla banda larga italiana &#8211; e quindi in generale alle nostre infrastrutture &#8211; è necessaria un&#8217;intesa del sistema Paese: l’hanno detto tutti gli esperti, oltre al presidente di Agcom e allo stesso Romani. Ma alla prova dei fatti l’intesa sembra lontanissima.</p>
<p>La sola novità che è arrivata, su questo fronte, è la scesa in campo <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/07/anche-gli-operatori-minori-vogliono-la-one-network.html">degli operatori medi</a>. Un gruppo di provider storici di internet (MC-Link, Kpn-Qwest, Panservice, Enter, Metrolink, Infracom, E4A,Unidata, Clio, Cd Lan, Flynet) a settembre fonderà una società per azioni per partecipare alla nuova rete, al fianco di quelli che ora litigano al tavolo Romani. Altri attori nel mucchio, insomma. E viste le premesse non è detto che trovino un’intesa con almeno i concorrenti maggiori di Telecom.</p>
<h5>Il dividendo</h5>
<p>Un altro esempio di interessi contrapposti, a danno dell’innovazione, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/22/long-term-evolution-cosi-vicino-cosi-lontano">è ormai noto</a>: le frequenze del dividendo digitale sono ancora saldamente in mano alle emittenti tv. All’orizzonte non c’è ancora un’asta per assegnarle alla banda larga. Un’asta invece c’è già stata in Germania ed è stata fissata in Francia, Svizzera e Irlanda (nel 2011). Per ora da noi c’è solo l’ultima promessa di Romani: <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=79018">asta prima del 2015</a>. Secondo esperti come Maurizio Decina e Antonio Sassano, però, bisognerebbe farla entro il 2012, pena gravissimi ritardi dell’Italia sull’avvento del 4G (quarta generazione di rete mobili). Le conseguenze di questo stato dei fatti già però affiorano evidenti, non bisogna attendere il 2012.</p>
<p>Le offerte dei principali operatori italiani sembrano una foto in bianco e nero: nessun reale progresso negli ultimi anni. E anzi alcune offerte hanno anche subito piccoli rincari (di Wind e Tiscali, di recente). Sono lontani i tempi in cui le velocità massime Adsl raddoppiavano di colpo, per tutti gli utenti, nel giro di pochi mesi. Del resto, si è raggiunto il limite: più di 20 Megabit sull’Adsl non si può dare. Ma anche le velocità reali non migliorano, sono sempre bloccate a 3-4 Mbps per le Adsl 7 Megabit. La conferma è ancora in un <a href="http://www.sostariffe.it/news/2010/08/02/test-velocita-adsl-rilevazioni/">recente test</a> basato su 50.000 rilevazioni. La via d’uscita, per superare l’impasse, è forse solo una: Agcom e il ministero dovranno spingere per imporre una posizione comune. Per far prevalere, tra gli opposti, gli interessi che più sono vicini a quelli del sistema Paese.</p>
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		<title>Adsl, il dilemma della qualità garantita</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/06/28/adsl-il-dilemma-della-qualita-garantita</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Jun 2010 07:55:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La rete in rame comincia a perdere colpi. Mentre un progetto di lunga scadenza continua a mancare, i gestori cominciano a fornire ai clienti i loro standard garantiti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’ultimo episodio che denuncia la sofferenza della rete fissa in rame è passato quasi inosservato: Telecom Italia è stata costretta a chiudere a nuove attivazioni Adsl 500 centrali, senza nemmeno avvisare adeguatamente i concorrenti e così suscitando <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=78621">le ire di Agcom</a>. Sono il 4-5% del totale (ma poco meno del 10% di quelle con Adsl). Telecom ha deciso così “per evitare il degrado dei servizi”. La rete in rame è ai limiti della sopportazione, adesso sarà più difficile &#8211; <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/06/rete-occupata.html">dice Stefano Quintarelli</a> &#8211; sostenere che abbia un grande futuro.<span id="more-3087"></span></p>
<h5>Bande minime garantite</h5>
<p>Proprio nel momento peggiore, in cui si manifestano i dubbi sulla qualità reale dell’Adsl, cresce il bisogno di trasparenza e di garanzie sulle prestazioni. È il fenomeno che sta sbocciando in questi giorni. Mentre si moltiplicano <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/31/Tecnologie/SosTariffe_Adsl_Pino_Bruno_Tom%27s_Hardware_Ookla_link_Alberto_Mazzetti.html">i servizi di test</a>, Agcom sta facendo pressioni per ottenere maggiori garanzie sull’Adsl, scritte nella Carta dei Servizi, come previsto <a href="www.agcom.it/default.aspx?message=viewdocument&amp;DocID=2717">da una vecchia delibera</a>. I primi segnali sono arrivati: i principali operatori telefonici, eccetto Wind, hanno pubblicato sui propri siti, per la prima volta, indici di banda minima garantita. Non molto in evidenza, per la verità, ma è solo il primo passo. Il più dettagliato è <a href="www.fastweb.it/offerte/velocita-internet">Fastweb</a>, che presenta la banda minima per vari tagli di velocità massima, in download e upload, e anche la velocità media. Altri (Tiscali, Teletu, Vodafone e Telecom) hanno solo, per ora, la banda minima in download.</p>
<p>Per le Adsl 7 Mega si parte da 2,1 Mbps minimi garantiti e 7,2 Mbps per le 20 Megabit. Eccetto Tiscali che indica 2,8 e 13,4 Mbps, rispettivamente, e Fastweb (10,3 Mbps per la 20 Megabit). Gli operatori hanno fatto analisi statistiche sul proprio network e sono arrivati quindi a potersi impegnare per quelle velocità. Com’è noto, prima d’adesso le bande minima garantite erano prerogative di piccoli provider, che le offrivano a fronte di rincari rispetto ai canoni standard.</p>
<h5>Il futuro della qualità</h5>
<p>Questo è quindi sicuramente un passo avanti, per gli utenti, anche se ancora solo potenziale, in parte. E non tanto perché non è detto che gli operatori mantengano le promesse, ma soprattutto perché 2,1 Mbps è davvero una quota di soglia minima per considerare “banda larga” una connessione; bisognerà aspettare di leggere la media dichiarata prima di esultare. I progressi ci saranno se gli operatori cominceranno a concorrere anche per prestazioni reali dichiarate. Finora si sono appiattiti sulle stesse velocità massime, con piccole differenze di prezzo tra loro. In altre parole le offerte Adsl italiane soffrono del morbo della fotocopia. Il solo parametro per indirizzare la scelta potrebbe essere appunto la qualità, su cui solo ora si comincia a far luce.</p>
<p>I prossimi passi: entro ottobre tutti gli operatori dovrebbero allinearsi, dichiarando nelle carte dei servizi le velocità minime, medie, la latenza e il tasso d’insuccesso nella trasmissione dati, come voluto da Agcom. Ora già figurano altri parametri come il tasso di guasti e il tempo per ripararli. A ottobre arriverà inoltre il primo software certificato Agcom, sviluppato dalla Fondazione Ugo Bordoni. È basato su server messi nelle reti di quasi tutti gli operatori e permetterà agli utenti di testare la propria connessione. Non partirà se rileva che la connessione usata è occupata da altri trasferimenti di dati. «Il tutto per poter fornire risultati con valore legale e scientifico. Gli utenti potranno usarli per rivalersi sull’operatore, se non mantiene le promesse dichiarate nelal carta dei servizi, e disdire il contratto senza costi», dice Remigio Del Grosso, dirigente del Consiglio Nazionale degli Utenti presso Agcom. Disdire senza costi è piccola cosa &#8211; si risparmiano 60 euro &#8211; ma questa facoltà potrebbe servire come deterrente nei confronti degli operatori (gli esodi di massa sono dannosi) e per incentivare una concorrenza basata sulla qualità. Ovviamente è tutto da vedere. E resta comunque aperto l’altro grande capitolo della qualità sulle connessioni banda larga mobile. Del Grosso dice che sarà affrontato nel 2010-2011, in modo analogo a quanto fatto per le Adsl.</p>
<h5>Nodi irrisolti</h5>
<p>Ricordiamoci però della chiusura delle centrali, primo sintomo di un problema irrevocabile. Garanzie, test, minacce di disdetta resteranno lettera morta se non si migliora nel concreto la qualità della rete fissa italiana, il che solo in parte dipende dai singoli operatori. È il doppino di rame l’anello debole della catena, in Italia più che negli altri Paesi. Da noi, tutta la banda larga fissa è sul rame, poiché manca una rete su cavo coassiale, ed è quindi come se ci fosse una sola strada da cui tutte le auto devono passare. Ancora meno banda c’è nelle reti mobili, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/01/internet-mobile-in-italia-le-tariffe-piu-care">come già detto</a>. La sola via d’uscita è una nuova rete, per la quale in tanti lavorano, anche se finora <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/17/dalla-palude-al-caos-parte-la-corsa-alle-ngn">in ordine sparso</a>.</p>
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		<title>Ora tocca al cellulare spingere le Adsl</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/09/07/ora-tocca-al-cellulare-spingere-le-adsl</link>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 08:02:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mercato sempre più saturo delle connessioni a banda larga residenziali ora arriva l'integrazione con i servizi di rete mobile. Fastweb in prima linea, Telecom Italia al palo per legge]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nelle offerte Adsl spunta la rete mobile: arriva a questo estremo la strategia convergente degli operatori italiani, sempre più portati a sommare più servizi in uno stesso canone, a caccia di utenti. È una novità che ha aspettato questo settembre per farsi viva in tutta la propria forza. Settembre, com’è noto agli addetti ai lavori, è un mese molto caldo per la banda larga fissa: gli utenti tornano alle vacanze e fanno mente locale alla ricerca di una nuova offerta per la casa. Gli operatori concentrano in questo mese, quindi, le promozioni e i listini rinnovati, che quest’anno sono all’insegna di bundle di telefonia fissa e mobile, voce e/o internet.<span id="more-800"></span></p>
<h5>Fastweb</h5>
<p>In prima linea, nella nuova tendenza, c’è Fastweb, <a href="http://www.fastweb.it/offerte/?WT.mc_id=fastwebmenu1">con un listino rivoluzionato</a>. Adesso mette la banda larga in mobilità in tutte le salse, segno che è passato alla seconda fase della sua avventura come operatore mobile virtuale. Innanzitutto, ha inventato <em>Joy</em>: la prima offerta italiana a integrare banda larga fissa e mobile senza servizi di telefonia voce né canone Telecom, a 29,95 euro al mese (Adsl + 10 ore di Hspa al mese; la chiavetta è inclusa). È interessante appunto per chi vuole navigare anche in mobilità, senza avere telefonate incluse (e se proprio vuole usare la rete fissa per chiamare, può sempre utilizzare il VoIP di un qualsiasi fornitore, su Adsl Fastweb). Altrimenti, per chi non è interessato all’Hspa, ma solo all’Adsl, e vuole le telefonate incluse, allo stesso canone (29,95 euro al mese) ci sono le offerte di Wind, Tele2, Tiscali (tutte senza canone Telecom Italia). Per chi vuole navigare di più, Fastweb ha l’opzione <em>Naviga Mobile</em> (200 ore al mese), abbinabile all’offerta Adsl (Naviga Casa), con o senza telefonate incluse.</p>
<h5>Vodafone</h5>
<p>L’operatore che si è spinto più avanti <a href="https://casa.vodafone.it/vodafonecasa/#?tk=HPPrivati%2CP13&amp;ty_key=hpVodafoneCasa">nell’integrare servizi mobili con l’Adsl</a> è però, forse, Vodafone. Per due motivi. È stato il primo a includere traffico banda larga mobile nel canone Adsl; a settembre ha lanciato <em>Naviga e Ricarica</em>: per la prima volta in Italia, un operatore offre una ricarica cellulare mensile ai propri utenti Adsl. Chi si abbona a una delle due offerte Vodafone Adsl (più chiamate illimitate con o senza scatto alla risposta), riceve infatti 10 o 20 euro di ricarica omaggio, al mese, ogni sei mesi. La cosa notevole non è tanto il valore del bonus (60-120 euro è più o meno l’importo che è possibile risparmiare, sul canone ufficiale, con le normali promozioni che gli operatori Adsl lanciano di volta in volta); quanto l’idea alla base: trainare utenti Adsl con l’amo del traffico cellulare.</p>
<h5>Wind e Tiscali</h5>
<p>Meno recenti, ma sulla stessa linea, le mosse di Wind e Tiscali. Il primo fa il bundle fisso-mobile tramite <a href="http://www.wind.it/it/servizi/scheda80.phtml">SuperInternet</a>, opzione che permette, agli utenti Tutto Incluso e Libero Absolute, di navigare 50 ore in mobilità a un canone scontato (9,95 euro al mese). Per un confronto: 3 Italia, con 9 euro al mese dà 30 ore. Tiscali si limita per ora a offrire una sim Tiscali Mobile pre-caricata con 50 euro di traffico, agli utenti che si abbonano a <em>Tutto Incluso</em>. Quest’operatore ancora non sta sfruttando al massimo, con bundle, l’essere diventato un mobile virtuale.</p>
<h5>Telecom Italia</h5>
<p>Telecom al momento ha le armi spuntate, per reagire su questo fronte. Le regole ancora le impediscono di fare offerte che sommino servizi fissi e mobili in un solo canone. Sta provando però da mesi a vincere questo limite, premendo sull’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) e nelle ultime settimane ha ottenuto il primo traguardo: la bolletta unificata. Adesso è possibile pagare i servizi cellulari (voce e/o internet) sul conto Telecom Italia, cioè la bolletta della rete fissa. Una piccola comodità, che ha  soprattutto il valore di un primo passo strategico verso la convergenza a cui mirano tutti gli operatori.</p>
<h5>La strategia</h5>
<p>Si potrebbero vedere queste formule come un’ulteriore evoluzione di quella strategia del bundle <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/08/banda-larga-tariffe-schiave-del-bundle">già analizzata</a>, la cui conseguenza è che ormai conviene solo a pochi utenti prendere l’Adsl singola, separata da servizi telefonici. In realtà c’è di più: gli operatori si trovano sempre più con le spalle al muro, consapevoli che in Italia, prima del previsto, il mercato Adsl è vicino alla saturazione. Sono pochi ormai gli utenti potenziali: quelli senza banda larga ma con un computer. Di qui lo sforzo degli operatori di convincere le famiglie a comprarne uno (lo includono nell’offerta, facendo leva sui netbook). Si pensano varie strategie per aumentare il mercato potenziale. Un’idea è quella, di Telecom, di lanciare <em>Alice Day</em> (in agosto): la prima Adsl giornaliera, con un canone ridotto (3 euro al mese) e poi un costo per ogni giorno in cui ci si connette almeno una volta (2 euro). Le formule che sommano Adsl e rete mobile sono la nuova mossa sotto questo cappello. L’idea è di usare i servizi più popolari in Italia &#8211; quelli cellulari &#8211; come traino per quelli che stentano ad affermarsi sul grande pubblico (Adsl). Gli operatori giocano insomma sul gap notevole che in Italia c’è tra l’enorme diffusione del cellulare e la scarsa popolarità dell’Adsl, in rapporto con le medie europee. La sensazione è che le offerte finora lanciate siano solo un timido inizio e gli operatori dovranno escogitare mix più attraenti per l’utente per spingere il mercato banda larga fissa verso la tardiva maturità.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Fastweb</strong></td>
<td>Naviga Casa + NavigaMobile</td>
<td>20/1 Mbps</td>
<td>33,45 euro al mese per un anno (dopo: 50,90 euro). 59,90<br />
euro di attivazione</td>
<td>Illimitate chiamate nazionali fisse al solo scatto alla<br />
risposta (15 cent)sopra, più 200 ore al mese in Hspa (banda larga mobile</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Joy</td>
<td>20/1 Mbps</td>
<td>29,9 euro al mese</td>
<td>10 ore al mese in HSPA (banda larga fuori casa), con<br />
chiavetta modem inclusa</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Tiscali</strong></td>
<td>Tutto Incluso</td>
<td>10/0,512 Mbps (solo in unbundling)</td>
<td>38,95 euro. 14,95 al<br />
mese fino al 1/1/2010</td>
<td>Illimitate chiamate a numeri fissi nazionali senza scatto<br />
alla risposta. e 30 minuti verso cellulari. Più la sim Tiscali Mobile con 50<br />
euro precaricati per telefonare</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Vodafone</strong></td>
<td>Tutto Flat</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>39 euro. 49 euro di<br />
attivazione (ma gratis con portabilità numero fisso)</td>
<td>Internet key inclusa con 10 ore al mese fino al 31/12.<br />
Illimitate chiamate da casa senza scatto verso fissi nazionali e, per un<br />
anno, verso Vodafone. No canone Telecom e 20 euro al mese di ricarica<br />
cellulare per sei mesi</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Flat</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>29 euro al mese.  49 euro di<br />
attivazione (ma gratis con portabilità numero fisso)</td>
<td>Come sopra, ma per le chiamate si paga il solo scatto alla<br />
risposta (16 cent) e la ricarica è di 10 euro al mese</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Wind</strong></td>
<td>SuperInternet + Libero Absolute</td>
<td>8/0,512 Mbps</td>
<td>9,95 euro al mese + 29,95<br />
euro al mese. Fino al 31 marzo 9,95 euro al mese</td>
<td>Illimitate chiamate fisse nazionali al solo scatto alla<br />
risposta (12 cent) + 50 ore in Hspa (banda larga mobile), con chiavetta modem<br />
inclusa</td>
</tr>
</tbody>
</table>
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		<title>Banda larga, tariffe schiave del bundle</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/08/banda-larga-tariffe-schiave-del-bundle</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 05:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
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		<description><![CDATA[Mentre il mercato delle attivazioni si va saturando, la battaglia tra gli operatori si sposta sempre più dai ritocchi sul prezzo all'abbinamento tra connessioni, servizi e dispositivi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fosse per gli operatori, legherebbero all’offerta banda larga qualsiasi cosa, in uno stesso canone: servizi di voce fissa, mobile, cellulari, chiavette, computer. Anche una barca, se potessero. Ed è proprio quello che stanno facendo, sempre più spesso. Barca a parte, ovviamente. La tendenza prende le mosse da lontano ma si è esasperata negli ultimi mesi, per un mix di fattori. Il risultato è che gli operatori italiani stanno non solo spingendo tantissimo su offerte con “bundle” di vari servizi (rendendo il pacchetto incluso nel canone sempre più abbondante); ma stanno, per la prima volta, anche rendendo meno convenienti rispetto a un tempo le offerte banda larga “stand alone”, prive di bundle. Le classiche Adsl, insomma, che agli albori era il solo tipo di offerta banda larga esistente.<span id="more-645"></span></p>
<p>Uno dei segnali più forti in tal senso è di qualche giorno fa: senza far rumore, Tele2 ha eliminato il canone Adsl da 16,90 euro al mese (per la 7 megabit), portandolo a 19,90 euro al mese: solo 5 cent in meno rispetto alle offerte dei concorrenti per quel taglio di velocità. Di fatto così rinuncia a essere un vero price leader nell’Adsl (5 cent sono un pro forma). Certo, questo aumento di prezzo, del tutto inusuale per il mercato banda larga, forse si spiega anche con il fatto che Tele2 è stata comprata da Vodafone. La quale probabilmente ha acquisito Tele2 più per la sua rete che per fare guerra di prezzi a Telecom (non è nella sua strategia tradizionale). Ma c’è anche dell’altro, dietro questa mossa. C’è il bisogno di spingere gli utenti a prendere un bundle, appunto. Non a caso, la sua offerta Adsl stand alone ora obbliga ad attivare i servizi voce in preselezione di Tele2 (prima, questa era solo opzionale). Di converso, adesso Tele2 non dà nemmeno servizi voce flat stand alone: nel contempo, attiva anche l’Adsl a consumo. In questo modo, ottiene due risultati: incoraggia l’utente a passare poi all’Adsl flat; comunque, nel frattempo, gli impedisce di attivare l’Adsl di un altro operatore su quel doppino. Strategia del mettere il cappello su una sedia per occuparla; un po’ come faceva Telecom agli esordi attivando a destra e a manca Alice Free…</p>
<p>Wind fa la stessa cosa sulle offerte flat voce: attiva l’Adsl senza canone. Fastweb lo fa da tempo, su tutte le offerte: se prendi un servizio flat (voce/banda larga), ti attiva anche l’altro servizio (banda larga/voce), ma a consumo. Fastweb del resto è stata l’antesignana delle offerte bundle, su cui ha puntano sempre molto. La sua strategia è rifuggire dal low cost per posizionarsi come operatore mediamente più costoso ma affidabile. Fastweb ha di recente esasperato questa strategia, in due modi: ha aggiunto anche il bundle dei servizi mobili banda larga (opzionali) e ha eliminato l’IPTv stand alone. Già, per un periodo permetteva di attivare anche solo l’IPTv, a parte da altre flat; anche su un doppino separato.</p>
<p>In generale, tutti i principali operatori hanno ridotto le promozioni sulle Adsl stand alone &#8211; concentrando i canoni scontati su quelle in bundle (Adsl più voce flat o semi flat). L’effetto pratico è che adesso per l’utente medio è più conveniente attivare un bundle Adsl più voce (senza canone Telecom); la soluzione Adsl stand alone soddisfa solo esigenze particolari, per esempio di chi vuole restare con Telecom per la voce e avere l’Adsl di un provider storico con banda garantita. I bundle partono da 29,95 euro al mese (al netto delle promozioni), per Adsl più voce semi flat (telefonate nazionali illimitate su rete fissa al solo scatto alla risposta). E su questo fronte l’offerta più economica è sempre <em>Absolute</em> di Wind (perché fa pagare 12 cent di scatto, contro i 15 di Wind e Tiscali). Si noti che fino a l’anno scorso queste offerte costavano (senza promozioni) 24,95 euro al mese: segno che ora gli operatori sono di manica più corta anche sulle loro offerte di punta.</p>
<p>Analoga situazione si ritrova nelle offerte banda larga mobile, dove gli operatori spingono gli utenti a prendere in bundle la chiavetta (a noleggio) o il pc (a rate). Lo fanno in due modi. Con la forza del marketing (le tariffe banda larga stand alone sono meno pubblicizzate). E con offerte specifiche: alcune formule sono attivabili solo a chi prende in noleggio la chiavetta; è il caso della sola tariffa banda larga mobile tutta flat in Italia, la <em>Senza Limiti</em> di Vodafone. A differenza delle offerte banda larga fissa, questi bundle possono rivelarsi poco interessanti, perché obbligano a contratti di 24 mesi (con forti costi di uscita per chi recede prima). A fronte di un risparmio, sull’acquisto della chiavetta, ormai irrisorio: questi dispositivi costano 69 euro, contro i 199 euro del loro esordio.</p>
<p>Più interessante il bundle cellulare più tariffa banda larga (e/o voce): permette di tagliare i costi di acquisto di modelli molto costosi e di attivare offerte dati abbastanza ampie, per navigare su cellulare, altrimenti non disponibili. È il caso, quest’ultimo, delle offerte banda larga che Tim e Vodafone legano a particolari cellulari molto adatti alla navigazione, come l’iPhone, quelli Android e, recentissimo, <a href="http://www.telefonino.net/Cellulari/Notizie/n21599/presentazione-nokia-n97-considerazioni.html">il Nokia N97</a>. I motivi di questa tendenza sono essenzialmente due. Il primo è il contesto macro economico, che spinge gli operatori a migliorare i propri conti in due modi &#8211; accrescendo l’arpu (<em>average revenue per user</em>) e riducendo i costi di acquisizione (pratica possibile rendendo più fedeli gli utenti e mettendo un freno al loro <em>turn over</em>). Entrambe sono ottenibili con il bundle (due piccioni con una fava). Il secondo motivo è che la banda larga si avvicina alla saturazione, in Italia e in Europa. La crescita rallenta, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/15/il-declino-della-banda-larga">come previsto già tempo fa da Analysys</a>. Sorprende che questo avvenga anche in un Paese dove ad avere la banda larga è <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/05/20/Tecnologie/Banda_larga_Ocse_prezzi_broadband_velocita_di_connessione.html">meno del 20% della popolazione</a>.</p>
<p>Ma anche da noi sta rallentando la crescita delle attivazioni (almeno per l’Adsl, come si vede <a href="http://www.telecomitalia.it/TIPortale/docs/investor/FB_1Q09_Results.pdf">dai risultati Telecom del primo trimestre</a>). Il motivo è che sono agli sgoccioli gli utenti potenziali banda larga, cioè le famiglie con pc, <a href="http://saperi.forumpa.it/story/33266/l-italia-del-digital-divide-banda-larga-pochi-ma-e-il-pc-il-grande-assente">come previsto da Between</a>. Il bundle è l’ancora di salvezza per spremere meglio gli utenti rimasti e metterli in salvo da una concorrenza che sempre più mira <a href="http://www.pmi.it/tlc-e-mobile/articoli/4469/p2/cambiare-operatore-fisso-e-adsl-le-difficolta.html">a conquistare clienti altrui</a>. Visto che la terra vergine si riduce ormai a lumicino.</p>
]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Il boom selvaggio della banda mobile</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/13/il-boom-selvaggio-della-banda-mobile</link>
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		<pubDate>Wed, 13 May 2009 09:33:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Agcom e Antitrust pubblicano i numeri di un settore in crescita forsennata (ed è la buona notizia), ma senza le regole intorno alle quali l'Adsl ha trovato un equilibrio da tempo (la cattiva notizia)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’indagine scritta a quattro mani da Agcom e Antitrust (<a href="http://www.agcm.it/agcm_ita/news/news.nsf/4bdc4d49ebe1599dc12568da004b793b/ec3a75f77f30f8cbc12575b3003cc812/$FILE/IC39.pdf">vedi il Pdf</a>) apre uno squarcio sulle anomalie del mercato italiano dei dati in mobilità. È interessante e merita una lettura attenta, perché ci dice molto dei meccanismi che stanno dietro a un mercato che, nel bene o nel male, si conferma molto diverso da quello dell’Adsl. Nel bene, perché è ora soggetto a forte crescita. Nel male, perché perdurano &#8211; a quanto scoperto dalle due autorità &#8211; situazioni anomale e una certa incertezza nei costi. Tutte cose (almeno queste!) che il mercato Adsl si è lasciato da tempo alle spalle.<span id="more-607"></span></p>
<p>Primo aspetto notevole: il nostro Paese batte la media europea per quanto riguarda l’uso della banda larga mobile (lo fa il 13,6% della popolazione, contro il 13%). Tutto l’opposto di quanto avviene per la banda larga fissa. Sta aumentando la percentuale di clienti che si connettono a Internet via rete mobile: è passata dal 2-4%, del 2007 (a seconda degli operatori), al 7-12%, per il 2008 e il 2009. L’indagine rileva che «già nel 2008 oltre 3 milioni di utenti abbiano utilizzato broadband mobile e applicativi e-mail in mobilità, con l’invio di oltre 19.700 terabyte nel 2008 (circa + 220% rispetto ai quasi 6.000 del 2007)».  E «per il 2009, è prevista una crescita se possibile ancora più rilevante».</p>
<p>Di pari passo crescono i ricavi, arrivati a 1,022 miliardi di euro per l’internet in mobilità. Più interessante vedere lo spaccato: domina l’accesso a internet mobile dal computer, con 748 milioni di euro nel 2008 (477 milioni di euro nel 2007). È il boom delle chiavette Usb, fenomeno che è esploso nel 2008. C’è poi il capitolo dell’internet via cellulare, che forse conoscerà analogo boom nel 2009: gli operatori ci credono molto e ora, secondo i dati del primo trimestre 2009 <a href="http://www.nielsen-online.com/pr/pr_090504_IT.pdf">riportati da Nielsen</a>, sono saliti al 13% gli italiani che si connettono con il cellulare almeno una volta al mese. Merito di tariffe più economiche e di cellulari più adatti. I dati Agcom sono relativi al 2008, ma già riflettono questa tendenza: fanno capitolo a parte, infatti, gli accessi da «apn dedicati», come sono definiti nell’indagine. Cioè le connessioni da cellulari iPhone, Blackberry e Google Phone a cui gli operatori dedicano punti di accesso (Apn) e tariffe specifiche. Sono ricavi passati a 42,5 milioni di euro nel 2008, contro i 18 del 2007. Facile prevedere un aumento a tre cifre percentuali nel 2009.<br />
Il classico wap (browsing su siti web) cresce poco, 225 milioni di euro contro 207 milioni del 2007, segno che questo è il passato dell’internet su cellulare. Il presente e il futuro vanno verso una piena convergenza con la stessa internet nota e apprezzata negli accessi via pc.</p>
<p>Qui finiscono le note positive e si entra nel campo dell’anomalia. Già, perché questo è un mercato che cresce come un fiume in piena, calpestando argini che siamo abituati ad avere, a protezione, nel mercato banda larga fissa. I problemi, secondo l’indagine? In primo luogo, scarsa trasparenza delle offerte, irregolarità nella fatturazione, che portano a addebiti imprevisti all’utente. In secondo luogo, «l’eccessiva durata degli abbonamenti ai servizi dati in mobilità e le onerose clausole/penali a carico degli utenti per quanto riguarda il recesso. A questo proposito, la rilevata persistenza di tali pratiche indica la necessità di un elevato livello di vigilanza», si legge. Alcuni esempi, tratti dall’indagine: «Un abbonamento dati di un operatore prevede un impegno contrattuale di 24 mesi con tacito rinnovo di anno in anno, mentre il recesso implica un costo di 100 euro (Iva esclusa), più altri 100 euro (Iva esclusa) di penale per la risoluzione del contratto di fornitura del modem. Analogamente, per un altro operatore è prevista una durata contrattuale di 24<br />
mesi, con un costo per il recesso anticipato che va da 50 a 150 euro (a seconda del piano sottoscritto) più il pagamento delle rate residue del modem (chiavetta)».</p>
<p>Questo secondo punto si somma a un altro ed entrambi concorrono a rendere il mercato banda larga mobile più chiuso alla concorrenza di quanto ci si aspetterebbe: i principali attori sono gli operatori mobili normali; i virtuali sono messi all’angolo, sul fronte banda larga mobile. «Appare ancora in via di sviluppo, salvo alcune eccezioni, una vera e propria offerta di soluzioni competitive da parte degli Mvno (operatori mobili virtuali)». Solo Fastweb, tra i virtuali ha tante offerte di banda larga mobile; Auchan ne ha una. Poi, il deserto: nemmeno Tiscali ne ha lanciata una (anche se promette che lo farà in seguito). Anche Noverca, virtuale appena arrivato, proporrà flat per navigare in internet e per i suoi specifici servizi sul cellulare. Segno che i contratti tra operatori mobili normali e virtuali non sono tali da consentire a questi ultimi margini di manovra per concorrere efficacemente sui servizi a valore aggiunto, come la banda larga.</p>
<p>Per adesso le due autorità si limitano a invitare gli operatori a impegnarsi ad aprire la concorrenza e a migliorare la trasparenza delle tariffe; propongono di adottare un blocco automatico della spesa, oltre una certa soglia, e così impedire che arrivi un super bolletta. Da Agcom fanno sapere che quest’ultimo è un fenomeno nascente e che porta circa 2-3 casi al mese all’attenzione dell’Autorità: utenti con bollette da migliaia di euro a causa di un errato uso (o errata fatturazione) di internet mobile. Gli operatori spesso accettano di annullare la super bolletta: il che lascerebbe pensare che non si tratti tanto di malizia quanto di immaturità delle pratiche di fatturazione. Del resto, questa è solo la punta dell’iceberg, quella che fa più rumore. Ben più dannose per i consumatori sono le strategie per restringere la concorrenza e bloccare il cliente per due anni &#8211; che, a ben vedere, in questo mercato è un’era geologica. Tra due anni saremo probabilmente nella quarta generazione delle reti mobili. Si ricorda che i contratti Adsl un tempo duravano al massimo un anno e ora possono essere disdetti di mese in mese, dopo il decreto Bersani sulle liberalizzazioni. Il quale in realtà si applicherebbe anche sugli operatori mobili, che però hanno trovato il modo per aggirarne i limiti e impegnare l’utente per più tempo: dandogli l’hardware a noleggio e associando a quest’ultimo una penale di recesso. Sfruttano così il fatto che il mercato delle chiavette è meno maturo di quello dei modem. Se ora è possibile prendere un modem con poche decine di euro (e quindi non vale proprio la pena noleggiarlo da un operatore Adsl a 3 euro al mese), le chiavette Umts/Hspa costano invece 200 euro.</p>
<p>Un luogo comune diffuso è che la telefonia mobile è più concorrenziale di quella fissa, perché ci sono quattro operatori con una rete nazionale (invece che solo Telecom Italia). È sulla base di questa considerazione che le regole imposte da Agcom sono più elastiche, nel settore della rete mobile; nessun operatore ha vincoli come quelli in capo, sul fisso, a Telecom Italia. Alla prova dei fatti, a quanto traspare da quest’indagine, la situazione è però più complessa e ricca di chiaroscuri. E quindi forse quest’indagine è solo un primo passo per inaugurare una nuova stagione di regole, anche sulla telefonia mobile, per accompagnare e guidare senza scompensi il boom della banda larga, ormai indubbio.</p>
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