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	<title>Apogeonline &#187; Tim</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Google svuota il portafoglio con il Wallet</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Sep 2011 09:08:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Venturini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[L’alba dell’era dei pagamenti wireless di prossimità tramite il cellulare si sta rapidamente avvicinando]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tecnologia Nfc (Near Field Communication), il sistema che permette a un telefonino (o meglio uno smartphone) di interagire con sensori e apparati posti nelle sue immediate vicinanze è uno di quegli sviluppi che promettono non solo applicazioni glamorous-markettare ma anche decisamente concrete. Di NFC abbiamo <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/01/14/meglio-di-qr-code-e-rfid-scambiare-dati-con-nfc">già parlato</a> un po’ di tempo fa e ora ci torniamo sopra perché dalla teoria si è passati alla seria pratica, con l’annunciata entrata in campo di Google. E quando Google si mette a fare una cosa, bisogna tenerne conto (anche se non sempre le sperimentazioni &#8211; vogliamo parlare <a href="http://www.quora.com/Why-did-Google-Buzz-fail">di Buzz</a>? &#8211; vanno a buon fine). <span id="more-6711"></span></p>
<h5>Al posto del portafoglio</h5>
<p>Con <a href="http://www.google.com/wallet/">Google Wallet</a> e un cellulare dotato di Nfc (come il <a href="http://www.google.it/nexus/">Nexus S</a>), si può ora pagare semplicemente avvicinando il telefono a un sensore di prossimità. Sarà probabimente un dispositivo integrato in una di quelle macchinette sempre più usate per la carta di credito e bancomat: invece di infilare la card e digitare un pin,  ci si appoggia sopra il telefono. Per ora niente Google Wallet in Italia (negli Stati Uniti solo con Spint), per quanto sistemi analoghi siano <a href="http://www.atm-mi.it/it/AtmNews/Comunicati/Pagine/ATM%E2%80%93TelecomItaliaalvia%E2%80%9CMobilePass%E2%80%9D,l%E2%80%99abbonamentoATMsultelefonino.aspx">in fase di test</a> nella Metropolitana Milanese (solo con cellulari Tim) e per le <a href="http://www.mastercard.com/it/personal/it/paypass/index.html">carte di credito</a> che basta avvicinare a un sensore, senza necessità di strisciarle in un lettore. Tuttavia non sarebbe male se, al posto di tente soluzioni proprietarie, Google riuscisse a imporre uno standard in un settore, quello delle transazioni mobili, particolarmente appetibile per gli operatori telefonici e per le <a href="http://www.banca-internet.com/carte-di-credito-online/visa-dominare-mercato-pagamenti-mobili-portafoglio-elettronico/">grandi manovre</a> dei circuiti di credito. Il sistema di Google per ora è basato su Mastercard, ma si sta lavorando per aprire il sistema anche alle altre carte di credito.</p>
<p><strong></strong>Con Wallet si pagherà, ma non solo: la strategia è che arrivi a sostituire qualsiasi tipo di tessera e biglietto. Nei piani di Google il sistema dovrebbe trasformarsi in un portafoglio a tutti gli effetti, comprendendo carte di pagamento, <a href="http://www.loyalty.it/mondo/cartefedelta.asp">fidelity card</a> dei supermercati e, suppongo, un giorno anche la foto di moglie e figlio o il quadrifoglio seccato trovato anni fa in montagna. In effetti i nostri portafogli (il mio di sicuro) sono resi ipertrofici dal proliferare di tessere e tesserine per la raccolta di punti con cui ottenere sconti, accumulare crediti o ricevere in regalo oggetti che spesso non ci saremmo mai sognati di comprare.</p>
<h5>Oltre la comodità</h5>
<p>Per noi utenti avere tutte le card dentro il telefono sarebbe una bella comodità e a noi maschietti sgonfierebbe la protuberanza nella tasca dei pantaloni e della giacca (evitando la fastidiosa pressione sul nervo sciatico, che può causare la sciatica <a href="http://www.news-medical.net/health/What-Causes-Sciatica-(Italian).aspx">auto-inflitta</a>). Per le aziende potrebbe essere un problema, specie per le catene distributive: avere tutte le tessere punti nel telefono potrebbe portarci a avere tutte le tessere possibili e usarle in ogni negozio. Potrebbe da un punto di vista psicologico attenuare la molla ad andare in una specifica stazione di servizio piuttosto che in un&#8217;altra qualsiasi &#8211; tanto di entrambe, qualunque si scelga, si hanno i punti (per raccolte che comunque molti di noi non riescono mai a finire).</p>
<p>Come al solito, anche sul fronte dei nostri soldi &#8211; sempre più smaterializzati (soprattutto dalla crisi) &#8211; sono in agguato novità potenzialmente interessanti. Anche perché Google non è certo il solo operatore interessato a diventare il re dei pagamenti via Nfc e operatori come Isis si sono già portati un <a href="http://www.nfcworld.com/2011/07/19/38662/isis-signs-up-visa-mastercard-discover-and-amex-for-nfc-mobile-payments/">bel pezzo avanti</a> nell&#8217;organizzare un proprio sistema di pagamento sul cellulare. Resterà da vedere se la gente si fiderà di questo modo così virtuale di pagare, se non esiterà di fronte al timore che vengano “sniffati” i dati dall’etere radioelettrico, se in paesi come l’Italia, dove già la carta di credito <a href="http://www.corriere.it/economia/11_luglio_27/decesare-blogger-niente-soldi_4cf853e0-b891-11e0-a142-4db684210d8b.shtml">non è molto usata</a>, il passo dal contante al cellulare non sia culturalmente troppo vasto.  Magari anche per giovani generazioni molto <em>geek</em>, ma con un’anima tradizionalista rispetto ai biglietti di banca.</p>
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		<title>Che cosa è in gioco con la neutralità della rete</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/25/che-cosa-e-in-gioco-con-la-neutralita-della-rete</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
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		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'annuncio di Telecom Italia, che da marzo limiterà in determinate circostanze la disponibilità di banda sui sistemi peer to peer, riapre un dibattito spesso condizionato da incomprensioni, ma così importante per lo sviluppo futuro della rete]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendete una notizia in cui c’è qualcuno <a href="http://www.telecomitalia.it/assistenza/info-consumatori/news-187/novit%C3%A0-gestione-servizi-adsl">che limita dall’alto</a> un servizio molto popolare come il peer to peer; aggiungete al minestrone che a farlo è Telecom Italia e il risultato sarà quasi di certo esplosivo. La polemica è assicurata. Potrà colpire, a suon di equivoci, anche due personaggi che hanno sempre sostenuto i diritti degli utenti <a href="http://eraclito.telecomitaliahub.it/2011/02/neutrali-come-la-svizzera/">contro gli arbitri degli operatori</a>. Questa storia ci insegna due cose. Primo, che il tema della neutralità della rete (o del modo cui con gli operatori gestiscono il proprio traffico) sta diventando sempre più centrale. Secondo, che soffre ancora di incomprensioni ed è di difficile divulgazione.<span id="more-5058"></span></p>
<h5>La punta dell&#8217;iceberg</h5>
<p>Vediamo di fare chiarezza, ma val la pena premettere che probabilmente il caso Telecom Italia è solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Certo, è emblematico. Se anche il principale operatore italiano, proprietario della rete, vuole gestire il peer to peer allora significa che il problema è davvero a una svolta. Dall’altra, bisogna riconoscere che sono ben altri i pericoli che, nella gestione degli operatori, minacciano la libertà di internet. E a oggi emergono abbaglianti in un campo specifico: non sulla rete Telecom, ma su quella mobile. Fare chiarezza, si diceva. Per quanto riguarda Telecom, sono tre i punti cardine della questione.</p>
<ul>
<li>Telecom non ha ancora definito quando farà partire le nuove pratiche né esattamente dove. Si sa solo che sarà dopo il primo marzo e che riguarderà un numero «molto limitato» di centrali, in ore del giorno in cui saranno sature. È probabile si tratti solo di parte di quelle non collegate in fibra ottica (circa il 10 % della popolazione).</li>
<li>I limiti comunque non renderanno mai impossibile utilizzare i servizi colpiti. Promessa da verificare, ovvio. Ricevo molte lettere di utenti che possono fare peer to peer solo di notte, con alcuni operatori che dichiaratamente lo limitano.</li>
<li>Telecom mi dice che non userà tecniche di ispezione profonda dei pacchetti, ma si limiterà a «guardarne il vestito» per capire se si tratta di peer to peer. Punto importante che analizzeremo più avanti.</li>
</ul>
<h5>Trasparenza</h5>
<p>Tutto considerato, la questione della neutralità della rete sta prendendo <a href="../webzine/autore/alessandrolongo">una piega prevista</a>, il che ci porta ad alcuni obiettivi per cui bisognerebbe combattere se si ha a cuore la libertà di internet. Il primo obiettivo è di livello minimo eppure ha ancora ampi margini di miglioramento: la trasparenza. Ad oggi, solo pochi operatori fissi dicono di fare traffic shaping/limitazione della velocità di alcune applicazioni. Lo scrivono nelle caratteristiche delle proprie offerte, ma in modo poco trasparente e con scarsa evidenza. Non dicono in modo esplicito come e quanto limitano il peer to peer.</p>
<p>Per esempio, fa una bella differenza sapere che il peer to peer sarà ridotto a 32 Kbps (pressoché significa bloccarlo) o 128 Kbps (molto lento o non impossibile). Non scrivono inoltre l’elenco completo dei protocolli limitati (solo il peer to peer?). Né specificano se il blocco è in base al protocollo usato o al tipo di applicazione (questa seconda tecnica potrebbe essere discriminatoria nei confronti di specifici servizi). Sono convinto che se tutti i potenziali acquirenti di una connessione fossero messi a parte di questi limiti (qualunque sia il canale di acquisto, online o via call center), le polemiche si ridurrebbero di molto.</p>
<h5>Rispetto dei servizi</h5>
<p>Il secondo obiettivo è ottenere che nessuna applicazione o tipo di servizio sia reso inutilizzabile dal traffic shaping, in nessun momento del giorno. Non solo il blocco, ma anche un drastico taglio della velocità può impedirne l’uso. Ci si può chiedere se anche la discriminazione tariffaria &#8211; fatta da Tim, Wind e Vodafone a danno di VoIP e peer to peer &#8211; non sia comunque dannosa per la libertà di internet. A mio avviso sì e non è altro che un escamotage per discriminare indirettamente alcuni servizi sgraditi senza incorrere nell’accusa di censura. Se accettiamo l’idea che per fare certe cose su internet bisogna pagare di più, a seconda del tornaconto dell’operatore, ci apriamo sotto i piedi una voragine. Di questa stregua, nessuno potrà vietare un giorno all’operatore di includere nell’abbonamento il traffico fatto su YouTube e non sulla web tv della Rai (o viceversa), per esempio.</p>
<p>Chi si accorda con l’operatore per essere incluso anche nelle tariffe economiche sarà molto avvantaggiato, perché costerà meno all’utente. Questo problema di discriminazione tariffaria potrebbe essere ridotto se almeno ci fosse una regola: nessun servizio deve essere reso così costoso al punto da essere di fatto inutilizzabile. Ad oggi il VoIP non ha questa fortuna con le offerte (internet su cellulare) di quegli operatori mobili italiani.</p>
<h5>Non si guarda nei pacchetti</h5>
<p>Il terzo obiettivo è vietare la deep packet inspection. Non c’è una reale necessità <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/circa-la-deep-packet-insp.html">di questa tecnica</a>, che d’altro canto impatta sulla privacy e sugli equilibri della rete. Questi tre obiettivi vanno ottenuti grazie a regole, nero su bianco, imposte da istituzioni nazionali ed europee. Al momento c’è soltanto un pacchetto europee di regole tlc che sta per essere recepito, che impone agli operatori trasparenza sulle loro pratiche di gestione traffico e vieta di bloccare i servizi. Ma sono paletti troppo generici e quindi facili da aggirare. Sono inutili, cioè, se non specificano esattamente che cosa l’operatore deve comunicare agli utenti e quali pratiche sono equiparabili a un blocco del servizio (vedi discriminazione tariffaria o forte riduzione della velocità). È la stessa tesi del Beuc, l&#8217;organizzazione dei consumatori europei, che qualche giorno fa ha chiesto appunto alla Commissione europea di specificare meglio questi aspetti.</p>
<p>C’è una tesi sostenuta dai maggiori operatori mondiali, <a href="http://www.primaonline.it/2011/02/15/89358/tlc-bernabe-rete-costa-serve-tavolo-con-over-the-top/">con forza crescente</a>: i fornitori di servizi devono pagarci l’utilizzo della rete, altrimenti non potremo investire nelle nuove infrastrutture. Anche ammesso che non ci siano alternative, bisognerà comunque evitare che gli operatori avvantaggino i servizi delle aziende leader (quelli che possono pagare di più) rispetto a quelli delle start up. È soprattutto questo il pericolo da evitare. Ma chi l’ha detto che non ci sia un’alternativa? C’è ed è un impegno di investitori pubblico-privati <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">per investimenti comuni</a>. A questo punto vediamo come si collegano i due temi: l’attuale esigenza di gestire il peer to peer laddove non c’è la fibra e il bisogno di finanziare le reti di nuova generazione. Sono entrambi problemi risolvibili al meglio tramite investimenti comuni, anche dello Stato.</p>
<h5>I nuovi esclusi</h5>
<p>L’assenza della fibra nelle centrali sarà forse un problema del passato, ben presto. Secondo il ministero allo Sviluppo Economico, Infratel ha portato la fibra vicino alle centrali per l’equivalente di 3 milioni di utenti, dal 2008 a oggi, con fondi pubblici; e coprirà i restanti 5 milioni, in digital divide, entro il 2013. Ma si affaccerà subito un problema più grosso: la discriminazione degli utenti non raggiunti da fibra nelle case. Altro che limiti di velocità peer to peer: i nuovi esclusi non potranno accedere affatto a quei futuri servizi che richiedano la fibra. È una situazione inedita: ad oggi, la stragrande maggioranza degli italiani (circa 90%) è coperta da banda larga. Non ci sono servizi “consumer” di punta impossibili con le comuni Adsl 7 Megabit. In futuro, per la prima volta, ci troveremo a fare i conti con una fetta della popolazione esclusa per forza dalle vette innovative di internet. Sarà pari al 50% della popolazione nel 2020, se non migliorano i piani; cioè se Stato ed enti locali non investiranno di più in infrastrutture di nuova generazione. Come si vede, il bisogno di investimenti condivisi e la tutela di una rete neutrale (cioè non discriminatoria di utenti o servizi) vanno di pari passo, necessariamente.</p>
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		<title>Internet mobile, c&#8217;è vita intorno agli smartphone</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/28/internet-mobile-ce-vita-intorno-agli-smartphone</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Apr 2010 07:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuove offerte spingono la diffusione di telefonini evoluti e la possibilità di connettersi in rete a tariffe ragionevoli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gli smartphone e il mobile internet per salvare l’industria del mobile europea: è la sfida che hanno abbracciato gli operatori e i produttori. Sono uniti in una strategia che ha l’obiettivo di evangelizzare l’uso dell’internet in mobilità tramite cellulari sofisticati. Gli utenti quindi non hanno mai avuto un momento migliore di questo per dotarsi degli strumenti e delle tariffe giuste con cui navigare. Il fenomeno è al boom anche in Italia e ha lasciato numerosi segni anche recenti: tra l’altro, l’offerta <a href="https://offerte.vodafone.it/smartphone/">Più Smart con Vodafone</a> uscita la settimana scorsa, i nuovi modelli Nokia <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=7503&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=">annunciati a metà aprile</a>, ai quali risponderanno presto Samsung e Lg. Insomma, un polverone di proposte che si spiega alla luce di un contesto di mercato particolare.<span id="more-2720"></span></p>
<h5>Lo scenario</h5>
<p>Ed è un contesto che non lascia molti spazi all’immaginazione. In Europa Occidentale la crisi economica globale ha solo aggravato una tendenza storica: il calo dei ricavi tradizionali del settore, cioè le telefonate. Nel 2009 hanno perso punti anche le vendite di cellulari su scala globale e quindi soprattutto in Europa Occidentale, dove il mercato è più maturo. Ha fatto eccezione il mercato smartphone, notano sia <a href="http://maemo-freak.com/index.php/miscellaneous/1376-gartner-nokia-and-symbian-still-lead-android-and-other-linux-based-mobile-operating-systems-creeping-up-slowly">Gartner</a> sia <a href="http://www.businesswire.com/portal/site/home/permalink/?ndmViewId=news_view&amp;newsId=20100131005063&amp;newsLang=en">Strategy Analytics</a>, che parlano ancora una volta di crescita a due cifre percentuali. Nokia è sempre in testa, ma ha perso un punto nella quota di mercato, mentre sono cresciuti Rim (Blackberry) e Apple. Triste 2009 per gli operatori in Europa Occidentale, nota parallelamente un rapporto uscito <a href="http://www.cellular-news.com/story/42907.php">pochi giorni fa</a> da Arthur D.Little. La crescita del traffico dati non è riuscito ancora a compensare il calo dei ricavi per i servizi voce e così il mercato totale è calato del 2 per cento. I ricavi da telefonate continueranno a diminuire anche dopo la fine della recessione: il trend è inarrestabile, <a href="http://www.analysysmason.com/About-Us/News/Press-releases/No-quick-post-recession-recovery-for-telecoms-operators-in-Western-Europe/">nota anche Analysys</a>. Fortunati gli operatori che hanno divisioni anche nei Paesi in via di sviluppo: potranno bilanciare le perdite europee grazie ai mercati che crescono di più.</p>
<p>Internet invece è una benedizione e una maledizione al tempo stesso, per gli operatori, notano gli analisti: dà ossigeno ai conti ma al tempo stesso mette a dura prova le risorse di banda larga mobile, che <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/01/internet-mobile-in-italia-le-tariffe-piu-care">come sappiamo</a> sono preziose e scarseggianti. Il boom dei social network su cellulare, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/01/internet-mobile-in-italia-le-tariffe-piu-care">anche in Italia</a> è la quadratura del cerchio. Attirano nuovi utenti (i giovani) sull’internet mobile, non consumano tanta banda e sono fruibili anche da cellulari non molto evoluti, purché ottimizzati per i social media. Mossa obbligata quindi per gli operatori e i produttori puntare in questa direzione.</p>
<h5>Che cosa ci attende</h5>
<p>Il solco è segnato. Persino Nokia ha annunciato uno smartphone a 90 euro più Iva: il <a href="http://www.nokia.it/telefoni_accessori/telefoni_cellulari/nokia-c3">C3</a>. Finora la strategia del low cost l’aveva riservata ai mercati emergenti. «Nell’ultimo trimestre 2010 lanceremo veri e propri smartphone a meno di 200 euro, grazie alla piattaforma Bada», aggiunge Carlo Barlocco, vice presidente divisioni IT e telefonia di Samsung Italia. Notevole, visto che Samsung si è sempre distinta per modelli di fascia alta. Certo ha pensato, come Nokia, di non potersi permettere di ignorare questo fenomeno. Altri attori da cui verranno cellulari nell’ambito di questa strategia sono certo Lg e Acer. Attendiamoci anche ulteriori mosse dagli operatori mobili: sempre più mirate a spingere gli utenti verso la prateria degli smartphone. Anche chi non è esperto di cellulari sofisticati e chi non intende acquistarne uno.</p>
<p>La recente offerta di Vodafone è la prima infatti ad avere molteplici elementi in linea con questa strategia. In uno stesso canone include non soltanto uno smartphone a prezzo zero (o scontato nel caso dell’iPhone) e internet mobile (2 GB al mese). Ma anche alcuni servizi a valore aggiunto pensati per condurre per mani gli utenti verso questo nuovo mondo: consulenza per aiutare nella scelta dello smartphone, assistenza tecnica per imparare a usarlo al meglio in tutte le sue funzioni, sostituzione e riparazione in tempi garantiti (massimo dieci giorni). In più, i canoni partono da 9 euro al mese: è una cifra bassa, per gli standard delle offerte mobili a pacchetto. Vodafone ci riesce a contenerlo perché non include le chiamate (sono a consumo oppure flat con un canone aggiuntivo).</p>
<h5>Gli altri</h5>
<p>Gli altri operatori mobili hanno invece offerte che comprendono, con internet e il cellulare gratis, anche le chiamate. Anche per questo motivo l’offerta Vodafone si dimostra focalizzata su internet. Lo scopo è tenere bassa la barriera all’ingresso e così appunto attirare il nuovo pubblico dell’internet mobile, soprattutto i giovani che vorrebbero usare Facebook e l’instant messenger anche in mobilità. È un pubblico che, tradizionalmente, ha abitudini di spesa piuttosto discontinue e difficilmente si lega a un solo operatore. Le offerte a pacchetto mirano quindi, con l’amo di internet e degli smartphone gratis o quasi, a tramutare i giovani in clienti fedeli, a spesa costante e orientata a servizi a valore aggiunto. Sarebbe un’impresa riuscire in tutti e tre questi obiettivi. Piani come TimTribù sono serviti invece perlopiù solo a fidelizzare questo pubblico.</p>
<p>Chissà però se non è sperare troppo: la nuova offerta di Vodafone, come tutte quelle che in Italia includono un cellulare, chiede un impegno contrattuale di 24 mesi. Per gli utenti abituati ad avere due o più sim ricaricabili in tasca, significherebbe andare all’estremo opposto, come abitudini di uso del cellulare. Si vede proprio che la fiducia degli operatori in internet e nel fascino degli smartphone è davvero smisurata, in questo periodo.</p>
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		<title>Internet mobile, in Italia le tariffe più care</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 07:45:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre gli operatori alzano la soglia (teorica) di velocità per le connessioni da rete mobile, una ricerca di SosTariffe mette a confronto i costi in Europa. E l'Italia, naturalmente, non ne esce bene]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’internet mobile italiana è tra le più care in Europa. In particolare, le nostre sono le offerte più care per una categoria di utenti: coloro che fanno (o vorrebbero fare) molto traffico dati. Questa che è da tempo una sensazione diffusa adesso viene confermata per la prima volta <a href="http://www.sostariffe.it/news/2010/01/29/studio-sostariffe-tariffe-dati-mobili-troppo-care/">da uno studio di SosTariffe</a>, su tutte le tariffe internet mobile dei 17 principali Paesi europei. Leggerlo fa venire la voglia di varcar la frontiera e attivare in fretta e furia una sim: perché all’estero ci sono sì le vere flat internet mobile, a partire da 10 euro al mese tutto compreso.<span id="more-2020"></span></p>
<p>Questa constatazione arriva proprio nei giorni del tam tam per il grande upgrade annunciato della banda larga Hspa. Tim ha portato a 14.4 Mbps tutta la propria rete Umts/Hspa. Vodafone l’ha fatto su gran parte della rete, pari al 65% della popolazione. Wind lo farà da quest’estate, mentre 3 Italia andrà direttamente ai 21 Mbps entro fine anno (già li offre in alcune zone; in teoria, visto che le chiavette compatibili con quelle velocità <a href="http://www.telefonino.net/Accessori/Notizie/n21018/Huawei-E182E-chiavetta-modem-3G.html ">sono ancora rare</a> e solo ora entrano nei nostri negozi quelle a 14.4 Mbps). I problemi? Due, essenzialmente: le reali velocità raggiungibili e i prezzi.</p>
<h5>I prezzi</h5>
<p>Quanto ai prezzi, lo studio di SosTariffe ci dice che «all’apparenza in Italia ci sono canoni allineati con la media europea, ma il costo reale è superiore. Per vari motivi», spiega Alessandro Bruzzi, autore dello studio. «Primo, da noi non ci sono vere flat. Secondo, l’ammontare di traffico incluso nelle tariffe presenti sul mercato, a parità di prezzo, è molto inferiore alla media europea. Terzo, vengono imposte ulteriori condizioni restrittive <a href="http://www.google.it/search?q=vodafone+voip&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org">per limitare il traffico peer to peer e VoIP</a>. Quarto: da noi c’è una clausola sconosciuta agli altri Paesi europei, lo scatto ogni 15 minuti», continua. Questo scatto non ha un motivo d’essere, né tecnico né dal punto di vista dei costi degli operatori: è un’invenzione che serve solo ad aumentare quelli in capo all’utente, che così spende più di quanto in effetti consuma. Non hanno lo scatto solo le tariffe a volume (poco apprezzate però dall’utente medio non aziendale) e alcune tariffe orarie di 3 Italia, che anche per questo motivo viene indicato da SosTariffe come l’operatore mobile più economico in Italia, per internet mobile.</p>
<p>Lo scatto probabilmente sarà eliminato nei prossimi mesi, su pressioni dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni e del Garante per la sorveglianza dei prezzi. Entrambe le parti, infatti &#8211; dicono ad Apogeonline &#8211; hanno già puntato il dito contro questo scatto. Nel frattempo, un’occhiata all’estero: in Finlandia e Austria le flat illimitate costano 10 euro al mese; 17 euro al mese in Germania e Spagna. Più care, ce ne sono anche in Danimarca (con 3), Francia, Norvegia, Svizzera, Portogallo. Nel Regno Unito e Irlanda non ci sono flat, ma si arriva a 15 GB (a 15,8 e 19,99 euro rispettivamente, contro i 19 euro per 5 GB in Italia).</p>
<p>«Gli operatori italiani sono riusciti a imporre tariffe orarie a loro molto comode: non danneggiano il business principale, telefonate e sms, perché non sono indicate per servizi VoIP o instant messaging», commenta <a href="http://quinta.typepad.com/">Stefano Quintarelli</a>, noto esperto di reti e telecomunicazioni. Uno dei motivi potrebbe essere che in Italia la concorrenza non è così sviluppata, nella telefonia mobile. L’ha dichiarato Soru (Tiscali) <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2010/gennaio/17/Soru_cosi_ricomincio_Tiscali_puntiamo_co_8_100117042.shtml">in una recente intervista</a>. L’aveva rilevato tempo fa <a href="http://punto-informatico.it/2053644/Telefonia/News/antitrust-multa-tim-wind-sul-fisso-mobile.aspx">l’Antitrust</a>. Non è un caso e non è senza conseguenze che in Italia gli operatori mobili virtuali siano arrivati più tardi che nel resto d’Europa, quando ormai i giochi erano fatti. Ma a parte questo, c’è comunque un problema tecnico, che potrebbe spiegare entrambi i problemi, prezzi e velocità: la banda nell’etere delle frequenze non è sufficiente, in Italia. Il che obbliga gli operatori a lesinare la banda, con tariffe ben poco flat. E ha ripercussioni sulla velocità in effetti raggiungibile dagli utenti.</p>
<h5>Le velocità</h5>
<p>«Un’altra caratteristica che c’è all’estero e non in Italia sono le tariffe che vanno a scaglioni di velocità a seconda del traffico fatto dall’utente», nota Bruzzi. Più l’utente scarica, più lento va. «In Italia non sarebbero plausibili, perché gli operatori non possono garantire affatto la velocità», continua. <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/19/banda-larga-problema-politico-e-culturale">I test</a> dicono che in media la velocità reale è un quinto dei 7 Mbps promessi. Sono due i colli di bottiglia della rete mobile. Il <em>backhauling </em>(collegamento dalle torri cellulari al resto della rete) e lo spettro nella cella. Al momento solo una minoranza di torri è collegata in fibra (circa mille su 13 mila, per i principali operatori). Nel caso delle centrali telefoniche il rapporto è inverso, invece: solo una minoranza non ha la fibra (e vi sarà portata <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=75842">con fondi pubblici</a>).</p>
<p>Già questo la dice lunga su ogni possibile confronto tra la banda larga mobile e quella fissa. Fare il backhauling è costoso, ma dipende solo dalle forze degli operatori, che quindi si stanno affrettando a potenziarlo. Telecom potenzierà i collegamenti in rame laddove non c’è la fibra e nel 2010 utilizzerà, per la prima volta, anche Adsl/Vdsl affasciate per il backhauling. Vodafone porterà più fibra o userà ponti radio a 150 Mbps. Certo è molto più facile passare da 7 a 14 Mbps nell’accesso: è in realtà un’operazione molto semplice, quasi di facciata. «Eseguiamo l’upgrade del firmware di tutte le stazioni radio base a livello Rnc (Radio network controller) e nelle centrali a livello di rete d’accesso», dicono da Telecom Italia.</p>
<h5>Numero di celle</h5>
<p>All’opposto, è difficile aumentare la banda nelle celle, perché non dipende (o dipende solo in parte) dagli operatori. La banda è direttamente proporzionale alla quantità di frequenze disponibili, assegnate dallo Stato. E queste, per internet mobile, tendono già alla saturazione, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/20/la-foto-di-caio-sui-ritardi-delle-tlc">come notava il rapporto Caio</a>, a fronte della crescita degli utenti e delle velocità di picco. La soluzione in teoria sarebbe fare celle più piccole e numerose, così la stessa banda verrebbe suddivisa per un minor numero di utenti. Altro problema: in Italia <a href="http://www.fub.it/it/pubblicazioni/quadernitelema/telefoniamobileeemissionielettromagnetiche">abbiamo i limiti alle emissioni più rigidi d’Europa</a>, il che ostacola la creazione di ulteriori stazioni radio base e la possibilità di attivare altre portanti su quelle esistenti.</p>
<p>In ogni caso, pesano scelte politiche sul futuro della banda larga mobile italiana. Una miniera di frequenze sarebbe in arrivo <a href="http://europa.eu/legislation_summaries/information_society/l24114_it.htm">dal dividendo digitale</a>, e tutto il mondo infatti si sta preparando ad assegnarle (anche e soprattutto) alle tlc. Tutto il mondo eccetto l’Italia: dove andranno alle tivù, <a href="http://www.primaonline.it/2009/12/16/77026/dividendo-digitale-alle-tivu-o-a-internet/">salvo sorprese</a>. Già adesso ci sono circa 10 milioni di utenti banda larga mobile in Italia (stima School of Management-Politecnico di Milano); nel 2008 erano 4 milioni (dice Agcom). Il boom continuerà, prevedono tutti. Sempre che prima non inciampi nella saturazione dello spettro.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Paese</strong></td>
<td><strong>Costo/mese (€)<br />
</strong></td>
<td><strong>Costo a GB incluso</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Finlandia</td>
<td>19,84</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Germania</td>
<td>30,18</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Olanda</td>
<td>32,89</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Norvegia</td>
<td>33,75</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Svizzera</td>
<td>33,90</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Portogallo</td>
<td>35,07</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Francia</td>
<td>36,27</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Spagna</td>
<td>50,65</td>
<td>Piano Flat</td>
</tr>
<tr>
<td>Austria</td>
<td>12,12</td>
<td>1,27</td>
</tr>
<tr>
<td>Irlanda</td>
<td>19,99</td>
<td>1,61</td>
</tr>
<tr>
<td>Lussemburgo</td>
<td>20,16</td>
<td>2,16</td>
</tr>
<tr>
<td>Regno Unito</td>
<td>25,19</td>
<td>2,45</td>
</tr>
<tr>
<td>Svezia</td>
<td>9,25</td>
<td>2,75</td>
</tr>
<tr>
<td>Danimarca</td>
<td>23,74</td>
<td>3,52</td>
</tr>
<tr>
<td>Grecia</td>
<td>28,29</td>
<td>4,32</td>
</tr>
<tr>
<td>Italia</td>
<td>30,95</td>
<td>5,77</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>Classifica dei Paesi per tariffe internet mobile con ampio traffico (oltre 4 GB/300 ore) o flat. Fonte: SosTariffe.</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Internet mobile verso la quarta generazione</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/07/28/internet-mobile-verso-la-quarta-generazione</link>
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		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 08:22:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[3Italia]]></category>
		<category><![CDATA[banda larga]]></category>
		<category><![CDATA[Ericsson]]></category>
		<category><![CDATA[Francesco Caio]]></category>
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		<category><![CDATA[Ipse]]></category>
		<category><![CDATA[Long Term Evolution]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'industria procede spedita e mezzo mondo già si prepara al nuovo salto tecnologico. In Italia, tanto per cambiare, si aspetta che le istituzioni si mettano d'accordo sulle frequenze]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fiato sospeso e tutti pronti per il più grande salto mai fatto dalla telefonia mobile dai tempi dell’arrivo dell’Umts: si va a passo spedito verso la quarta generazione. Nel 2010 è previsto l’ultimo passo di avvicinamento, con l’HSPA+, <a href="http://www.telefonino.net/Tim/Notizie/n21959/Telecom-Milano-prima-citta-mondo-ultra-broadband.html">già inaugurata da Tim a Milano</a> in anteprima mondiale (28 Megabit al secondo). Vodafone e 3 Italia seguiranno l’anno prossimo. È un salto che è anche una scommessa: per dare più banda (reale) agli utenti, non basta fare un upgrade dell’antenna verso nuovi standard. Altri tasselli devono andare al proprio posto. In parte è quanto sta avvenendo adesso, ma per rispettare la roadmap degli annunci il tempo stringe e alla fine, se anche l’industria riuscirà a centrare gli obiettivi, ci arriverà con il fiatone. I tasselli necessari non dipendono, in buona parte, dalla volontà degli operatori: sono politici e si muovono su uno scacchiere nazionale ed europeo. Principalmente, si tratta del refarming e del dividendo digitale.<span id="more-716"></span></p>
<h5>Fame di spettro</h5>
<p>Da una parte, quindi, l’industria va avanti. Già nel 2010 dovrebbero partire i primi network Lte (<em>Long term evolution</em>) in Svezia, dove è stata appena annunciata <a href="http://www.engadget.com/2009/05/26/ericsson-and-teliasonera-reveals-worlds-first-commercial-lte-si/">la prima torre cellulare adatta</a> e negli Usa <a href="http://www.engadget.com/2009/02/18/verizon-launching-lte-trials-this-year-commercial-network-in-20/">con Verizon</a>. Nota bene: Lte è una terminologia ideata da Ericsson, che è riuscita a imporla come sinonimo di quarta generazione di reti cellulari ed evoluzione dell’HSPA. La quarta generazione è però un’arena di standard dove c’è almeno un concorrente (teorico) all’Lte: il WiMax mobile, già disponibile; ha qualche mese di vantaggio sull’Lte, ma sul piano pratico è penalizzato perché non ha dalla sua né gli operatori mobili né le frequenze giuste.</p>
<p>Anche l’Lte, però, nonostante i suoi forti supporter, ha bisogno di una spinta per realizzarsi appieno. Oltre alle antenne e agli apparati Lte, serve che gli operatori abbiano abbastanza spettro a disposizione. La banda offerta è infatti direttamente proporzionale alla quantità di spettro presente nella cella. I 28 Megabit di Tim sono appunto la banda nella cella, da suddividere tra tutti gli utenti connessi al momento; non è la banda per utente: una differenza sostanziale, che il marketing degli operatori spesso non ritiene necessario puntualizzare. Se le risorse spettrali sono insufficienti, è possibile moltiplicare il numero di celle, ma è una soluzione costosa, che gli operatori adotteranno solo se necessario e, tendenzialmente, solo in zone a grande affluenza. È noto che gli operatori stanno <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/04/02/la-banda-larga-richiede-matrimoni">facendo numerosi accordi di site sharing</a> appunto per ridurre (di molto) i costi di network.  Ecco perché serve che gli operatori abbiano più spettro occupabile per cella: per sostenere il futuro della banda larga mobile. Una conclusione <a href="http://www.wikileaks.com/wiki/Comparing_broadband_in_Italy_with_other_countries:_Francesco_Caio_report:_Portare_l%27Italia_verso_la_leadership_europea_nella_banda_larga:_Considerazioni_sulle_opzioni_di_politica_industriale%2C_12_Mar_2009">a cui è giunto anche il rapporto Caio</a> ed è condivisa da pressoché tutti gli analisti del settore.</p>
<h5>La mappa delle frequenze</h5>
<p>Ma da dove arriverà nuovo ossigeno per la banda larga mobile? Il primo “tesoretto” a portata di mano è il refarming, che gli analisti di Pyramid Research definiscono <a href="http://news.prnewswire.com/DisplayReleaseContent.aspx?ACCT=104&amp;STORY=/www/story/07-14-2009/0005059773&amp;EDATE=">il più grande evento normativo nella telefonia mobile degli ultimi 20 anni</a>. Questa settimana il consiglio della Ue ha dato il via libera ufficiale <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/07/27/Policy/tlc_banda_larga_wireless_900mhz_Umts_direttiva_Gsm_Viviane_Reding.html">al refarming</a>, da cui si prevedono risparmi di 1,6 miliardi per la telefonia mobile. È, in sostanza, la possibilità di usare per la rete banda larga le frequenze che finora sono state destinate al Gsm: i 900 e i 1800 MHz. Frequenze più pregiate di quelle ora in uso (2.100 MHz). Permettono al segnale di coprire più territorio a parità di antenne e di penetrare meglio all’interno dei luoghi chiusi. «Gli operatori risparmieranno il 50-70% sui costi di rete e potranno così coprire con la banda larga mobile anche le zone rurali», dice Catherine Viola, analista di Analysys Mason. Gli operatori dovranno pagare un piccolo costo (da definire) per la ridesignazione d’uso delle frequenze. Il refarming è per loro quindi un bonus che viene a costi ridottissimi. In Italia ci sono sette blocchi di frequenze a 900 MHz, di cui sei già assegnati a Tim, Wind e Vodafone; il terzo, per equilibrare la partita, dovrebbe andare a 3 Italia.</p>
<p>In Italia, altro ossigeno verrà inoltre <a href="http://www.telefonino.net/Vodafone/Notizie/n21413/Telecom-Wind-Vodafone-ammesse-gara-Ipse.html">dalle frequenze ex-Ipse</a>, a 2,1 GHz. Sulla banda degli 1800 MHz si dovrebbero liberare ulteriori frequenze, ora utilizzate dalla Difesa. Basterà? Forse non nel lungo periodo. Forse non per dare a tutti e senza colli di bottiglia la banda larga promessa dalla quarta generazione. Anche gli analisi di Pyramid, che applaudono al refarming, ricordano che alla banda larga mobili occorrono anche le frequenze del dividendo digitale (liberate con lo switch off della tv analogica). L’Italia ad oggi è il solo Paese in Europa dove ancora le istituzioni non si sono pronunciate a favore dell’utilizzo di queste frequenze per la banda larga. Negli Usa, ricordiamo, sono già state assegnate con un’asta agli operatori. Ad oggi, le istituzioni <a href="http://www.telefonino.net/Cellulari/Notizie/n21235/banda-larga-mobile-agcom.html">parlano solo di tv quando trattano di dividendo digitale</a> e bisognerà veder, fino all’ultimo, se ci sarà una svolta, magari su pressione della Commissione Europea (che pure propende perché il dividendo digitale vada anche alla banda larga).</p>
<p>Di certo, serve il dividendo per creare una concorrenza tra tecnologie di quarta generazione. Il refarming (e, da noi, le frequenze ex-Ipse) andranno infatti in pasto solo all’Lte. Il WiMax mobile può sperare solo nell’ossigeno del dividendo digitale. E, nelle meno pregiate frequenze a 2,4-2,6 GHz che in Nord Europa sono già state assegnate e che da noi andranno all’asta, forse, nel 2010. Già: mica è solo una questione di antenne, fibra e router. C’è pure tanta politica nel futuro della banda larga mobile.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Banda larga, tariffe schiave del bundle</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/06/08/banda-larga-tariffe-schiave-del-bundle</link>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2009 05:46:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mentre il mercato delle attivazioni si va saturando, la battaglia tra gli operatori si sposta sempre più dai ritocchi sul prezzo all'abbinamento tra connessioni, servizi e dispositivi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fosse per gli operatori, legherebbero all’offerta banda larga qualsiasi cosa, in uno stesso canone: servizi di voce fissa, mobile, cellulari, chiavette, computer. Anche una barca, se potessero. Ed è proprio quello che stanno facendo, sempre più spesso. Barca a parte, ovviamente. La tendenza prende le mosse da lontano ma si è esasperata negli ultimi mesi, per un mix di fattori. Il risultato è che gli operatori italiani stanno non solo spingendo tantissimo su offerte con “bundle” di vari servizi (rendendo il pacchetto incluso nel canone sempre più abbondante); ma stanno, per la prima volta, anche rendendo meno convenienti rispetto a un tempo le offerte banda larga “stand alone”, prive di bundle. Le classiche Adsl, insomma, che agli albori era il solo tipo di offerta banda larga esistente.<span id="more-645"></span></p>
<p>Uno dei segnali più forti in tal senso è di qualche giorno fa: senza far rumore, Tele2 ha eliminato il canone Adsl da 16,90 euro al mese (per la 7 megabit), portandolo a 19,90 euro al mese: solo 5 cent in meno rispetto alle offerte dei concorrenti per quel taglio di velocità. Di fatto così rinuncia a essere un vero price leader nell’Adsl (5 cent sono un pro forma). Certo, questo aumento di prezzo, del tutto inusuale per il mercato banda larga, forse si spiega anche con il fatto che Tele2 è stata comprata da Vodafone. La quale probabilmente ha acquisito Tele2 più per la sua rete che per fare guerra di prezzi a Telecom (non è nella sua strategia tradizionale). Ma c’è anche dell’altro, dietro questa mossa. C’è il bisogno di spingere gli utenti a prendere un bundle, appunto. Non a caso, la sua offerta Adsl stand alone ora obbliga ad attivare i servizi voce in preselezione di Tele2 (prima, questa era solo opzionale). Di converso, adesso Tele2 non dà nemmeno servizi voce flat stand alone: nel contempo, attiva anche l’Adsl a consumo. In questo modo, ottiene due risultati: incoraggia l’utente a passare poi all’Adsl flat; comunque, nel frattempo, gli impedisce di attivare l’Adsl di un altro operatore su quel doppino. Strategia del mettere il cappello su una sedia per occuparla; un po’ come faceva Telecom agli esordi attivando a destra e a manca Alice Free…</p>
<p>Wind fa la stessa cosa sulle offerte flat voce: attiva l’Adsl senza canone. Fastweb lo fa da tempo, su tutte le offerte: se prendi un servizio flat (voce/banda larga), ti attiva anche l’altro servizio (banda larga/voce), ma a consumo. Fastweb del resto è stata l’antesignana delle offerte bundle, su cui ha puntano sempre molto. La sua strategia è rifuggire dal low cost per posizionarsi come operatore mediamente più costoso ma affidabile. Fastweb ha di recente esasperato questa strategia, in due modi: ha aggiunto anche il bundle dei servizi mobili banda larga (opzionali) e ha eliminato l’IPTv stand alone. Già, per un periodo permetteva di attivare anche solo l’IPTv, a parte da altre flat; anche su un doppino separato.</p>
<p>In generale, tutti i principali operatori hanno ridotto le promozioni sulle Adsl stand alone &#8211; concentrando i canoni scontati su quelle in bundle (Adsl più voce flat o semi flat). L’effetto pratico è che adesso per l’utente medio è più conveniente attivare un bundle Adsl più voce (senza canone Telecom); la soluzione Adsl stand alone soddisfa solo esigenze particolari, per esempio di chi vuole restare con Telecom per la voce e avere l’Adsl di un provider storico con banda garantita. I bundle partono da 29,95 euro al mese (al netto delle promozioni), per Adsl più voce semi flat (telefonate nazionali illimitate su rete fissa al solo scatto alla risposta). E su questo fronte l’offerta più economica è sempre <em>Absolute</em> di Wind (perché fa pagare 12 cent di scatto, contro i 15 di Wind e Tiscali). Si noti che fino a l’anno scorso queste offerte costavano (senza promozioni) 24,95 euro al mese: segno che ora gli operatori sono di manica più corta anche sulle loro offerte di punta.</p>
<p>Analoga situazione si ritrova nelle offerte banda larga mobile, dove gli operatori spingono gli utenti a prendere in bundle la chiavetta (a noleggio) o il pc (a rate). Lo fanno in due modi. Con la forza del marketing (le tariffe banda larga stand alone sono meno pubblicizzate). E con offerte specifiche: alcune formule sono attivabili solo a chi prende in noleggio la chiavetta; è il caso della sola tariffa banda larga mobile tutta flat in Italia, la <em>Senza Limiti</em> di Vodafone. A differenza delle offerte banda larga fissa, questi bundle possono rivelarsi poco interessanti, perché obbligano a contratti di 24 mesi (con forti costi di uscita per chi recede prima). A fronte di un risparmio, sull’acquisto della chiavetta, ormai irrisorio: questi dispositivi costano 69 euro, contro i 199 euro del loro esordio.</p>
<p>Più interessante il bundle cellulare più tariffa banda larga (e/o voce): permette di tagliare i costi di acquisto di modelli molto costosi e di attivare offerte dati abbastanza ampie, per navigare su cellulare, altrimenti non disponibili. È il caso, quest’ultimo, delle offerte banda larga che Tim e Vodafone legano a particolari cellulari molto adatti alla navigazione, come l’iPhone, quelli Android e, recentissimo, <a href="http://www.telefonino.net/Cellulari/Notizie/n21599/presentazione-nokia-n97-considerazioni.html">il Nokia N97</a>. I motivi di questa tendenza sono essenzialmente due. Il primo è il contesto macro economico, che spinge gli operatori a migliorare i propri conti in due modi &#8211; accrescendo l’arpu (<em>average revenue per user</em>) e riducendo i costi di acquisizione (pratica possibile rendendo più fedeli gli utenti e mettendo un freno al loro <em>turn over</em>). Entrambe sono ottenibili con il bundle (due piccioni con una fava). Il secondo motivo è che la banda larga si avvicina alla saturazione, in Italia e in Europa. La crescita rallenta, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/15/il-declino-della-banda-larga">come previsto già tempo fa da Analysys</a>. Sorprende che questo avvenga anche in un Paese dove ad avere la banda larga è <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/05/20/Tecnologie/Banda_larga_Ocse_prezzi_broadband_velocita_di_connessione.html">meno del 20% della popolazione</a>.</p>
<p>Ma anche da noi sta rallentando la crescita delle attivazioni (almeno per l’Adsl, come si vede <a href="http://www.telecomitalia.it/TIPortale/docs/investor/FB_1Q09_Results.pdf">dai risultati Telecom del primo trimestre</a>). Il motivo è che sono agli sgoccioli gli utenti potenziali banda larga, cioè le famiglie con pc, <a href="http://saperi.forumpa.it/story/33266/l-italia-del-digital-divide-banda-larga-pochi-ma-e-il-pc-il-grande-assente">come previsto da Between</a>. Il bundle è l’ancora di salvezza per spremere meglio gli utenti rimasti e metterli in salvo da una concorrenza che sempre più mira <a href="http://www.pmi.it/tlc-e-mobile/articoli/4469/p2/cambiare-operatore-fisso-e-adsl-le-difficolta.html">a conquistare clienti altrui</a>. Visto che la terra vergine si riduce ormai a lumicino.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Enterprise 2.0, un forum a Milano</title>
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		<pubDate>Tue, 12 May 2009 08:21:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Virginio Sala</dc:creator>
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		<category><![CDATA[SocialText]]></category>
		<category><![CDATA[Tim]]></category>

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		<description><![CDATA[Un incontro internazionale per esaminare pratiche e casi di successo nella collaborazione aziendale mediata dagli strumenti del web 2.0]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgerà a Milano, il 3 giugno 2009, presso l’Auditorium di Assolombarda (via Pantano 9), la seconda edizione dell’<a href="http://enterprise2forum.it">International Forum on Enterprise 2.0</a>, centrata sull’applicazione di nuovi paradigmi collaborativi al miglioramento dell’organizzazione.  La segnaliamo con piacere, perché è parente stretta di un libro pubblicato da Apogeo nel 2008, <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850326457/scheda">Community Management</a>, scritto da Rosario Sica e Emanuele Scotti, oggi partner della giovane società, <a href="http://www.open-knowledge.it/cms/">OpenKnowledge</a>, a cui si deve l’iniziativa del Forum.<span id="more-605"></span></p>
<p>«La prima edizione, nel 2008, è stata di carattere molto generale, di evangelizzazione», spiega Rosario Sica, «ma questa seconda sarà molto più specifica e verticale. Parleremo di risorse umane, ricerca e sviluppo, marketing e vendite, delle questioni specifiche legate alla piccola e media impresa». Scotti e Sica, come si può vedere anche dal loro libro, si sono interessati da tempo alle cosiddette “comunità di pratica”, ai temi delle relazioni informali e dell’apprendimento informale, al social networking all’interno delle organizzazioni come effettivo strumento di lavoro.</p>
<p>Enterprise 2.0 è espressione coniata da <a href="http://andrewmcafee.org/blog/">Andrew McAfee</a> della Harvard Business School e, al di là del riferimento un po&#8217; di moda al web 2.0, è indice di una nuova attenzione ai processi collaborativi e ai modi in cui si crea e si condivide conoscenza all&#8217;interno delle organizzazioni e nella rete più ampia di cui fanno parte tutti gli stakeholder, i clienti e i fornitori. Uno degli aspetti più interessanti dell&#8217;incontro del 3 giugno sarà vedere come, concretamente, alcune aziende abbiano declinato questa idea generale, con quali strumenti e quali risultati. i relatori internazionali, da <a href="http://ross.typepad.com/">Ross Mayfield</a> di SocialText (Stati Uniti), a George Siemens dell&#8217;Università di Manitoba (Canada) a Lawrence Lock Lee di Optmice (Australia) daranno respiro e contesto globale ai casi di Adidas, Tim, Intesa SanPaolo, Lago, bticino, Gabetti e altri ancora.</p>
<p>La prima edizione del Forum, nel 2008, ha avuto un ottimo successo, con oltre 450 partecipanti di varie nazionalità: anche nel 2009 la partecipazione è gratuita, i temi sono significativi e il momento particolarmente adatto a un ripensamento del modo di lavorare.</p>
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		<title>Internet sì, ma con parsimonia</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2009 09:58:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[3 Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[Nuovi aggiustamenti alle offerte dei maggiori operatori italiani di telefonia mobile. Restano, tuttavia, molte restrizioni: non è facile orientarsi tra le attività ricomprese nelle flat vantaggiose e quelle a prezzo pieno]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è illusione di libertà nelle nuove offerte ritoccate dagli operatori per navigare sul cellulare tramite la loro rete. Da ultima, 3 Italia ha allargato i contenuti associati a X-Series. Il giudizio sulle novità dipende se siamo abituati a vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto: è vero, le offerte migliorano, ma ancora tradiscono l’odore pregnante di staccionata. Di giardino recintato. Le offerte sono economiche, a patto di restare nei confini voluti dall’operatore in termini di cose da fare sul web. Sempre meglio delle carissime offerte di qualche tempo fa, ma ancora non è la vera internet, aperta e neutrale nei confronti delle applicazioni fruibili.<span id="more-466"></span></p>
<p>Vediamo le nuove <a href="http://www.tre.it/public/scheda_opzioni.php?id=22&amp;idOF=92&amp;fil=tvoce">X-Series</a>. Che cosa includono, in un euro al giorno, tre alla settimana o nove al mese (a seconda della tariffa scelta dell’utente)? Un pacchetto di cose (tante, ma solo quelle): tutto il web, a patto che lo navighi con il browser scelto da 3 Italia (Www, di Novarra). L’instant messaging, ma solo quello di Msn (“messaggi illimitati”, ma in una nota in piccolo si legge che sono 300 al giorno e si conferma che gli operatori intendono parole come “illimitato”, “per sempre”, “gratis” in modo diverso rispetto alla gente comune). Ci sono Facebook e MySpace, il portale mobile di Yahoo! (con relative applicazioni). Skype, 200 minuti al giorno.</p>
<p>Scenario simile a casa <a href="http://www.vodafone.it/190/trilogy/jsp/channelView.do?tk=9609%2Cc&amp;channelId=-22242&amp;contentKey=39092&amp;ty_key=promozione_mobile_internet_data_pack&amp;pageTypeId=10444&amp;ty_skip_md=true">Vodafone</a>: 3 euro alla settimana con la ricaricabile (ma 10 euro al mese con l’abbonamento, curiosamente penalizzato) per l’offerta Internet Senza Limiti, che include “tutto il Web che c’è” scrive il sito. Anche in questo caso il concetto di “tutto” è relativo: ci sono i siti web, i messenger di Microsoft e di Yahoo!, YouTube e i social network, ma anche Zyb, che interfaccia la rubrica del cellulare con lo status in social network, in Twitter e Flickr. Caso unico in Italia, la flat include anche la posta via client (con le offerte egli altri operatori, c’è solo la web mail; la posta via client è coperta da eventuali flat a parte). È escluso il traffico fatto con applicazioni non comprese in quest’elenco, espressamente VoIP, altri messenger, ovviamente il peer to peer.</p>
<p>Più ristrette, anche se più economiche, le flat di Wind e di Tim: in 2 euro alla settimana, c’è solo la navigazione sui siti web (ma almeno possiamo scegliere noi il browser). Con Tim, l’instant messaging ha una flat a parte. È evidente che gli operatori intendono aprire il cellulare a internet, nuova promettente fonte di ricavi, andando però con i piedi di piombo, per evitare di danneggiare business tradizionali e sicuri come gli sms. Vogliono inoltre farlo per gradi, per massimizzare i profitti ed evitare di svendere un bene che ritengono prezioso, il traffico dati su rete mobile.</p>
<p>Adesso c’è un braccio di ferro tra i produttori di cellulare, soprattutto Nokia e Samsung, e gli operatori. I primi vorrebbero flat più ampie, lavorano ad accordi per aver tariffe dedicate ai propri servizi; ma ancora l’obiettivo non è raggiunto. Già adesso i servizi che la tecnologia offre sono più avanzati rispetto alle offerte commerciali sottostanti: si pensi ai widget su cellulari Samsung e, con i modelli in arrivo in primavera, di Lg e di Sony Ericsson. Alle varie diramazioni della piattaforma Ovi di Nokia. Dal 2010 ci sarà il primo vero <a href="http://news.google.it/news?pz=1&amp;ned=it&amp;ncl=dEOrqKpkyeHcbBMsAQ91srRe0o8yM">Flash su cellulare</a> ad aprire un mondo di video, di applicazioni. Almeno per allora, gli operatori abbandoneranno davvero il giardino recintato? Per farlo, dovrebbero costringersi a rinunciare a quella internet addomesticata che hanno gestito finora. Lo faranno solo se saranno costretti dai rovesci del business tradizionale e se riusciranno ad ampliare la disponibilità di banda larga in mobilità (adesso risorsa scarsa).</p>
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