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	<title>Apogeonline &#187; Telecom Italia</title>
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		<title>Italia 2012, banda larga senza futuro?</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Occhi puntati sulla conferenza stampa di fine anno del governo Monti, sperando che venga annunciata una visione strategica per il comparto digitale. Perché fin qui i segnali sono stati a dir poco timidi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia entra nel 2012 senza ancora un programma per la banda larga del futuro. Sebbene tra esperti e studiosi ci sia consenso che da qui verrebbe la crescita economica. E sebbene altri Paesi europei si stiano mostrando più coraggiosi su questa strada. È sì, certo, anche una questione di coraggio. Perché non si sa se e quando la banda larghissima potrà ripagare gli enormi investimenti necessari (pari a mille euro per casa cablata in fibra). Ma di contro si sa con sufficiente certezza che l’intera economia di un Paese se ne avvantaggerà. A questa mattina, in attesa della conferenza stampa di fine anno del presidente del Consiglio Mario Monti, non è ancora chiaro se il nuovo governo investirà di più del precedente in banda larga (di meno sarebbe del resto impossibile). Ma il problema &#8211; magari non ce ne siamo accorti &#8211; è che anche i privati hanno ridotto a livelli letargici l’entusiasmo per le nuove reti, in Italia. Vediamo il quadro della situazione.<span id="more-7726"></span></p>
<h5>Banda larga</h5>
<p>Dice uno studio Ocse: per ogni euro investito in banda larga, ne vengono 1,3-1,5 euro in più in Pil (Prodotto interno lordo). Per l’Italia il valore ipotizzato è 1,45. Altri studi a conferma del concetto sono riassunti da un <a href="http://www.firstonline.info/a/2011/06/28/calabro-litalia-si-gioca-il-futuro-nelle-reti-di-t/947c12b7-5f8f-4bee-bdbc-04dd35e11f01">recente discorso</a> del presidente dell’Autorità Garante delle Comunicazioni. Che cosa c’è, invece, in Italia ad oggi? Cinquecento milioni. A tanto ammontano i fondi che Infratel ha a disposizione per portare banda larga di prima generazione (almeno 2 Megabit). E ne servirebbero un miliardo &#8211; stima la stessa Infratel &#8211; per eliminare il digital divide entro il 2013, come richiesto dall’Agenda digitale europea. Per l’esattezza, Infratel è una società di scopo che utilizza fondi pubblici (stanziati da vecchie legislature, dalle regioni e soprattutto dall’Unione europea) per portare la fibra ottica vicino a centrali telefoniche e, in futuro, ad antenne radio mobile (poi spetta all’operatore fare l’ultimo pezzetto di collegamento).</p>
<p>Se per la banda larga c’è un’incognita, stagnante e senza futuro sembra invece la situazione per la banda larghissima. Cominciamo da una buona notizia: è partita la società della rete per portare la fibra <a href="http://tariffe.digital.it/trento-ngn-fibra-ottica-per-tutti-in-provincia-di-trento-entro-il-2018-7386.html">nelle case della Provincia di Trento</a>. Poca roba, appena 160 milioni di euro spalmati su sei anni. Da una parte è il primo esempio di accordo possibile tra pubblico e privato per la banda larghissima. Dall’altra, meglio non entusiasmarsi troppo: «Difficilmente sarà replicabile altrove, così com’è. La società pubblico-privata è figlia delle particolari condizioni politiche ed economiche della Provincia di Trento», dice Alessandro Zorer, amministratore delegato di Trentino Network, che porterà la banda larghissima nelle case della provincia non coperte dalla nuova società.</p>
<h5>In Italia e in Europa</h5>
<p>Bisogna quindi vedere oltre Trento. Siamo impantanati <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">nella situazione di febbraio 2011</a>, con qualche piccolo aggiornamento: la Regione Lombardia ancora tentenna a investire nel progetto fibra ottica poiché manca un accordo con i privati; lo Stato centrale non ha previsto niente a riguardo, ma si è limitato a sbloccare, a dicembre, un miliardo di fondi europei per la banda larghissima al Sud. Poiché sono largamente insufficienti per la fibra ottica nelle case (ci fai solo un milione di appartamenti), forse saranno usati solo a supporto di altri progetti. Che ancora però non si vedono. I privati, da parte loro, vanno avanti con il freno a mano tirato. Gli operatori alternativi a Telecom Italia non hanno fatto più nulla, nonostante gli annunci del passato, complice il fallimento del tavolo aperto con il precedente ministero allo Sviluppo Economico.</p>
<p>Telecom Italia per ora ha lanciato un’offerta 100 Megabit in solo 40.000 appartamenti, per altro a prezzi molto cari (75 euro al mese). Fastweb non intende aumentare la propria copertura storica in fibra (2,2 milioni di unità immobiliari). In Europa invece qualcosa si muove, come dice l’ultimo rapporto Idate, di cui qui forniamo un paio di grafici. Metroweb ha fatto annunci generici di copertura, comunque limitata <a href="http://blog.wired.it/bandastretta/2011/10/10/il-nuovo-piano-banda-larghissima-chiarimenti.html">a poche città del Nord</a>. L’Europa dell’Est, la Russia e la Francia continuano ad ampliare le reti. BT e Virgin nel Regno Unito e le municipalità tedesche hanno piani di sviluppo nel 2012. La sola BT pensa di coprire il 66% del Regno Unito <a href="http://www.itpro.co.uk/634174/the-great-fibre-debate">entro il 2015</a>. Il vecchio piano di Telecom Italia &#8211; per altro in ritardo sulla tabella di marcia, come ammesso dallo stesso operatore &#8211; prevedeva il 50% dell’Italia entro il 2018.<strong> </strong></p>
<h5>Il nuovo governo</h5>
<p>L’Italia rischia insomma di essere il solo Paese del G8 a restare esclusa dal futuro della banda larga. Insomma, le carte sono chiare: serve proprio una spinta del nuovo governo per sbloccare la situazione. Potrebbe essere in termini di nuovi investimenti e/o di incentivo ai progetti. Purché non faccia l’errore del precedente governo, che ha fatto scappare Telecom Italia dal tavolo per eccessivo dirigismo (come <a href="http://punto-informatico.it/3188006/PI/News/ngn-bernabe-contro-tavolo-romani.aspx">dice</a> la stessa Telecom). Fino a qui i segnali sono stati troppo timidi. Alcuni davvero negativi: nel primo via libera Cipe dopo tanto tempo <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Economia%20e%20Lavoro/2009/11/cipe-infrastrutture.shtml?uuid=0d5a8cbe-cade-11de-aaae-8b008265c0a7&amp;DocRulesView=Libero">non ci sono</a> i soldi promessi alla banda larga. Nella formazione del governo non c’è nessuna delega all’Innovazione, alle Comunicazioni e tantomeno all’Agenda digitale (il precedente almeno aveva le prime due).</p>
<p>La migliore buona notizia che arriva da quella parte è quindi l’impegno <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/12/18/news/passera_manovra-26829379/">a fermare</a> il regalo delle frequenze alle tv. Un impegno ancora da verificare nella sostanza e nelle conseguenze (si vocifera che potrebbe dare quelle frequenze alla banda larga, come del resto la Commissione europea spinge a fare entro il 2015). Ma comunque è il primo segnale di discontinuità rispetto al precedente “televisivo” governo. Adesso bisognerà scoprire se la strategia statale dell’innovazione si limita alla possibilità di fare cassa (con l’asta delle frequenze). O porterà anche a investimenti in banda larga, a vantaggio del Paese.</p>
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		<title>L&#8217;occasione mancata del pluralismo digitale</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 06:30:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Le frequenze date gratis a Rai e Mediaset e l'asta in corso per gli operatori mobili raccontano la solita storia italiana del potere concentrato nelle mani dei soliti noti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che record, l’Italia: è riuscita a trasformare il passaggio al digitale terrestre in un&#8217;occasione di accentramento di potere nelle mani dei soliti noti, invece che in opportunità di pluralismo. Che sarebbe stato l’esito più naturale, visto che il digitale moltiplica i canali disponibili a parità di frequenze. È un bilancio che si può già fare, su due fronti ora incandescenti: quello delle emittenti tv e quello della banda larga mobile. Partirà il 6 settembre, tra le polemiche, il beauty contest che darà gratis frequenze tv alle emittenti, mentre è in pieno svolgimento l’asta che assegnerà agli operatori mobili frequenze di vario tipo, tra cui le più pregiate sono quelle dello spettro 800 MHz, finora usato solo dalle tv.<span id="more-6577"></span></p>
<h5>Beauty contest televisivo</h5>
<p>Quanto deciso dal governo ha scontentato tutti eccetto Rai e Mediaset. Tutte le minoranze, quindi. Contro alcuni aspetti del beauty contest Telecom Italia e Sky <a href="http://www.newslinet.it/notizie/dtt-beauty-contest-al-tar-lazio-dopo-sky-anche-telecom-italia-ricorre-ai-giudici-amministrat">sono andati al Tar del Lazio</a>. Le emittenti locali sono da tempo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/07/per-azzoppare-le-tv-locali-il-governo-elimina-il-tar/143607/">sul piede di guerra</a> temendo di scomparire con il passaggio al digitale. L’opposizione (PD, con appoggio di Idv e Terzo Polo) ha contestato l’opportunità di regalare le frequenze alle emittenti, in questa contingenza economica, e ha chiesto di trasformare il beauty contest in un’asta. Il PD stima che lo Stato ne avrebbe ricavato 1-2 miliardi di euro, dalle emittenti. La richiesta era contenuta in un emendamento alla manovra finanziaria, bocciato però sabato scorso per un solo voto di scarto.</p>
<p>In questo, il governo (nella persona di Paolo Romani, ministro allo Sviluppo Economico) ha buon gioco a ricordarci che nessun Paese europeo ha fatto aste competitive per le frequenze tv. Secondo il PD, l’Italia poteva fare eccezione visto che si chiedono ora sacrifici straordinari per rintuzzare il debito pubblico. Ma in fondo la questione non era tanto se assegnare le frequenze gratis o a pagamento. Non si dice che la cosa grave è un’altra, segnalata da esperti come Antonio Sassano, docente alla Sapienza e consulente dell’Autorità garante delle comunicazioni per i temi delle frequenze: il governo ha fatto in modo che a Rai e Mediaset andassero un surplus di frequenze e anche <a href="http://www.digiterrestre.com/digitale-terrestre-a-sky-le-frequenze-piu-sfortunate/811/">quelle più pregiate</a>.</p>
<h5>Banda larga mobile</h5>
<p>Sassano aveva proposto, con Paolo Gentiloni (PD), invece di evitare di assegnare due canali (55 e 58) al beauty contest e così avere uno spettro più libero, per risolvere interferenze e contenziosi con le emittenti locali. Risultato delle scelte del governo: sfavorite le emittenti nazionali diverse da Rai e Mediaset, perché finiranno su frequenze più soggette a interferenze; esigenza di risarcire le emittenti locali con 240 milioni di euro sottratti alle già sofferenti casse dello Stato. C’è il rischio infine che alcune locali scompaiano, con danno per il pluralismo, come denunciato nei giorni scorsi da numerosi consigli regionali (Puglia, Toscana, Liguria, tra gli altri). Le locali che perderanno le frequenze saranno costrette a liberarle entro dicembre 2012; possono poi trasformarsi in fornitori di contenuti (su reti altrui), come stabilito dal governo. Ma molte di loro affermano che i tempi sono troppo stretti per riuscirci.</p>
<p>Come Sassano ha detto più volte, il governo non sarebbe stato costretto a togliere tante frequenze alle locali &#8211; per assegnarle agli operatori mobili con l’asta &#8211; se avesse evitato di dare quel surplus di frequenze alle tv nazionali. Il potere si concentra, quindi. Lo si vede anche nell’asta degli operatori mobili. Le frequenze liberate con il passaggio al digitale terrestre (800 MHz) finiranno certo a Telecom Italia, Wind e Vodafone. È incerto persino che 3 Italia si riesca ad aggiudicare qualcosa. È il solo operatore infatti che sta gareggiando solo per un lotto a 800 MHz, dei sei disponibili, come risulta dalle offerte e dai rilanci che ha fatto finora. Gli altri tre mirano invece a ottenere due lotti ciascuno. Serve avere infatti avere due lotti contigui a 800 MHz per ottimizzare la copertura. Se quei tre riusciranno nell’intento, però, non resterà più nessun lotto per 3 Italia.</p>
<h5>Concorrenza vs. qualità</h5>
<p>Peggio ancora per i nuovi entranti: hanno dato forfait. Poste Mobile (operatore mobile virtuale) e Linkem (Wi-Fi e Wimax) erano considerati possibili partecipanti all’asta, ma poi non l’hanno fatto, probabilmente scoraggiati dagli alti prezzi: siamo già intorno ai 2,5 miliardi di euro, calcolate le offerte per tutti i tipi di frequenze. Niente da fare, le reti mobili voce e internet continueranno a svilupparsi intorno ai vecchi nomi. Quale scenario ci aspetta? Per gli utenti di banda larga mobile, le notizie sono tutto sommato positive. Non ci sarà un boom di pluralismo e concorrenza, ma almeno la qualità del servizio migliorerà. Le nuove frequenze consentiranno di migliorare la copertura e la velocità banda larga; daranno risorse opportune a a sviluppare la tecnologia 4G.</p>
<p>Andiamo verso reti mobili multilayer, in cui gli operatori useranno tipi di frequenze diverse a seconda delle varie esigenze del territorio e dei singoli utenti. Sfrutteranno anche quelle a 2.6 GHz, per cui all’asta stanno dimostrando grande interesse: probabilmente intendono utilizzarle per reti indoor (case, uffici) con apparati <em>femtocell</em>. In verità le nuove frequenze avrebbero potuto dare alle reti una qualità anche maggiore, ma pesa di nuovo la scelta del governo di intasare lo spettro per dare tante risorse alle emittenti nazionali. Il risultato è così che il lotto a 800 MHz su canale 61 è a grosso rischio di interferenze (sul 60 ci sarà la tv di Telecom Italia Media, a livello nazionale). Ecco perché è il solo lotto per cui, quando scriviamo, nessun operatore ha ancora fatto offerte, aspettando che il suo prezzo scenda.</p>
<h5>Occasione perduta</h5>
<p>Infine, perché i servizi siano veloci davvero e non solo in teoria, non servono solo frequenze ma anche collegamenti di backhauling tra le antenne e il resto della rete. E il backhauling migliore è in fibra ottica. Peccato allora che ristagnino i progetti per dare all’Italia una rete in fibra estesa a livello nazionale: la società del tavolo Romani <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">non è più partita</a> e ora restano solo i piani di Telecom Italia per una rete di nuova generazione. Ennesimo esempio di occasione perduta per vivacizzare il mercato.</p>
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		<title>Telecoms Package, cosa cambia per gli utenti</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 06:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Più garanzie per chi usa internet o deve cambiare operatore, ma l'applicazione già viene rimandata dal Parlamento italiano.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I diritti degli utenti internet e telefonici italiani sono nel bel mezzo di un guado. Lento e faticoso. Se tutto va bene nel 2012 le cose saranno migliori: saremo più tutelati contro l’arbitrio degli operatori telefonici, che tradizionalmente è stato assoluto soprattutto in materia di banda larga. Lo sanno bene coloro che hanno navigato come lumache con la propria Adsl, sentendosi rispondere dal call center che “non ha diritto a protestare, la sua offerta non ha una banda minima garantita”. Oppure coloro che hanno aspettato settimane per un cambio operatore e magari nel passaggio hanno anche perso il proprio numero di telefono. E infine quelli la cui Adsl funzionava a sprazzi e oltre il danno si sono beccati la beffa: non solo non hanno avuto rimborsi ma anche hanno dovuto pagare un costo di disdetta, quando esasperati hanno troncato il contratto.<span id="more-5738"></span></p>
<h5>Già in ritardo</h5>
<p>Ho riassunto qui tre disavventure tipiche dell’utente internet italiano. I suoi nuovi e futuri diritti le consegneranno, probabilmente, a un passato di cui il mercato non deve essere troppo fiero. Ma è ancora presto per dichiarar vittoria. È bene anzi conoscere a fondo i neo-diritti che si stanno formando, perché il loro iter sembra travagliato. In particolare c’è da seguire la vicenda del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Telecoms_Package">Telecoms Package</a>, che contiene una ridda di nuovi diritti. Quasi tutti i Paesi europei hanno mancato la scadenza del 25 maggio, ma il governo italiano <a href="http://www.telecompaper.com/news/eu-countries-miss-deadline-for-new-telecoms-law">rischia di fare peggio degli altri</a>, poiché ancora non ha una data chiara di recepimento. «Per prima cosa il Parlamento deve fare una legge di delega al governo, con i criteri da seguire nel recepimento. Il governo poi deve emettere un decreto in base a quei criteri», spiega Nicola D’Angelo, consigliere dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni. «Infine la palla passa ad Agcom, che deve fissare le regole per applicare i nuovi diritti», continua.</p>
<p>L’iter è laborioso; al momento, la legge di delega è in terza lettura alla camera. Con in più un’incognita: «secondo la Commissione europea alcuni aspetti del Package sono immediatamente esecutivi, cioè non richiederebbero il decreto, ma solo che l’Autorità li applich», continua D’Angelo. Si tratta probabilmente di quelle parti già abbastanza dettagliate e che non modificano il codice delle comunicazioni elettroniche. Gli Stati membri pensano però che il recepimento serva per tutto il Package». Nelle prossime settimane l’Italia dovrà sciogliere anche questo nodo. Speriamo presto, perché i nuovi diritti sono preziosi. Vediamo quali sono, concentrandoci su quelli riguardanti il rapporto tra utente e operatore telefonico (il Package infatti è molto vasto).</p>
<h5>I nuovi diritti</h5>
<p>Sarà più facile e veloce cambiare operatore con la portabilità del numero: in un solo giorno. Adesso ce ne vogliono tre per la telefonia mobile e cinque per quella fissa. Crescerà la trasparenza dei contratti: gli operatori dovranno indicare i livelli di qualità minima promessi e rimborsare l’utente se non li rispettano. Nella trasparenza rientra anche il concetto di neutralità della rete: gli operatori dovranno specificare meglio in che cosa consistono le proprie politiche di gestione del traffico. Adesso sono tutti diritti che in Italia valgono solo in parte. Gli operatori hanno una certa libertà nel dichiarare le proprie politiche di rete, sui propri siti web. Solo Telecom Italia dice su quali centrali telefoniche, e quando, applica le tecniche per rallentare le applicazioni che consumano più banda. Non le specifica tutte, però, come nota Altroconsumo (che infatti ha mandato una diffida a Telecom, a riguardo). Gli operatori non indicano inoltre la velocità a cui andranno le applicazioni o gli utenti rallentati. Né garantiscono una velocità almeno sufficiente a fruirle (un’eccessiva lentezza equivale a bloccarle allo stato pratico).</p>
<p>Solo per le offerte banda larga fissa, inoltre, vale l’obbligo di indicare <a href="http://www.misurainternet.it/offerte_adsl.php">parametri minimi di qualità</a>. Comunque l’utente, in caso di mancate promesse, ha diritto solo a una disdetta gratuita, al termine tra l’altro di una lunghissima e laboriosa procedura. Deve <a href="http://www.misurainternet.it">testare la propria linea</a> per 24 ore, poi dare un mese di tempo all’operatore per rimediare, poi ancora ripetere il test e solo a questo punto ottiene eventualmente la disdetta gratuita. È un passo avanti rispetto alla semi-totale assenza di diritti, ma ancora molto poco. Quanti preferiranno pagare i 50 euro circa di disdetta piuttosto che sorbirsi il lungo test? Non a caso solo in pochi l’hanno fatto (2.800 utenti) e ora Agcom e la Fondazione Ugo Bordoni stanno cercando di renderlo più snello (per farlo durare “solo” poche ore). Obiettivo 2012 di Agcom è estendere questo meccanismo anche alla banda larga mobile e consentire all’utente di testare il proprio doppino telefonico. Quest’ultimo punto serve a capire i limiti intrinseci della propria linea e quindi è un ulteriore passo verso la trasparenza, che dà forza e libertà di scelta all’utente. Se scopriamo che il nostro doppino supporta al massimo 7 Megabit, è inutile attivare un’Adsl a 20 Megabit. Se invece è proprio sfortunato e va a meno di 1 Megabit, potremo decidere di evitare proprio l’Adsl e abbonarci a un’offerta wireless.</p>
<h5>Rimborsi</h5>
<p>Infine, tutti questi diritti restano debolissimi se l’utente non può contare su un deterrente più forte della disdetta gratuita. Agcom l’ha già previsto: dal primo gennaio 2012, farà applicare un <a href="http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=5863">sistema automatico di rimborsi</a>. In sintesi: gli operatori daranno 7,50 euro di rimborso (sulla prima fattura utile) per ogni giorno di ritardo nell’attivazione di una linea o nella portabilità del numero fisso (2,50 per il numero mobile). Cinque euro al giorno per ingiustificata sospensione del servizio; idem per ogni giorno di ritardo nella riparazione di un numero telefonico fisso. Un euro per ogni giorno di ritardo nel rispondere ai reclami. C’è anche un “indennizzo per malfunzionamento del servizio”: 5 euro al giorno in caso di completa interruzione per motivi tecnici; 2,5 euro al giorno per discontinua erogazione o mancato rispetto degli standard qualitativi stabiliti nella carta dei servizi di ciascun operatore.</p>
<p>È un altro tavolo da seguire con attenzione, perché non è detto che gli operatori si adegueranno subito. Già in passato Agcom ha dovuto faticare per far valere diritti già fissati nelle norme (come quello a cambiare operatore in modo fluido). È possibile, per esempio, che gli operatori neghino la responsabilità del disservizio per cui scatterebbe un rimborso. Se la rimpallino con Telecom Italia o cerchino di scaricarla sull’utente. Insomma, la sfida per il consumatore non è ancora vinta; i suoi nuovi diritti o la loro applicazione non sono consolidati. Anche per questo motivo è bene che l’Italia recepisca senza indugi il Telecoms Package: poi comincerà la battaglia per farlo applicare correttamente.</p>
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		<title>La prossima partita si chiama over the top</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 07:30:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Internet, IPtv, contenuti, neutralità della rete: ecco il prossimo settore che metterà a dura prova la tenuta degli assetti consolidati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo entrando nell’era compiuta dell’<em>over the top internet</em>, anche in Italia. Una definizione del fenomeno: contenuti e applicazioni di qualità, forniti e/o distribuiti da soggetti di vario tipo (anche leader della vecchia economia dell’audiovisivo), arrivano all’utente attraverso vari strumenti, tra cui troneggia la tv. Con impatto notevole sulla “politica” del web: la neutralità della rete &#8211; così come l’abbiamo intesa finora &#8211; è moribonda. È il risultato adesso più probabile, data la posizione che stanno assumendo le pedine sulla scacchiera, nella fase dell’over the top.<span id="more-5240"></span></p>
<h5>Nuova direzione</h5>
<p>Tocca prendere atto che tutti i leader attorno a questo banchetto stanno ormai marciando uniti in una nuova direzione. Lo dice <a href="http://www.key4biz.it/News/2011/03/03/Policy/Agenda_digitale_Neelie_Kroes_over_the_top.html">una notizia sottovalutata</a>, che però mostrerà effetti probabilmente nei prossimi mesi: i principali operatori telco e fornitori di contenuti over the top hanno detto alla Commissione europea di essere d’accordo, in linea di massima, per cambiare le regole di internet. In modo da favorire la nascita di nuove reti. Queste stanno a cuore a tutti i soggetti in gara. Così si spiega perché alcuni storici fautori della neutralità (Google, l’Authority Usa) sono ultimamente <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc">sempre più propensi a compromessi</a> con gli operatori.</p>
<p>Adesso anche qui in Italia si entra nel vivo della vicenda. Non a caso Agcom ha avviato la <a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5772">consultazione pubblica</a> sulla neutralità della rete, primo passo per una futura eventuale delibera che imponga agli operatori una nuova disciplina. Agcom ha capito infatti che il tema anche da noi è maturo. Quest’idea deve averla avuta anche per la presenza di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, tra i soggetti chiamati al tavolo della Commissione europea a discutere di nuove regole Ue. Quel Confalonieri che alla corte dell’Unione europea prima <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-523458/tv-confalonieri-kroes-procedure/">parlava solo di tv</a>.</p>
<h5>Il mondo cambia</h5>
<p>È che il mondo cambia. La tivù pure e Mediaset l’ha capito. Si sta guadagnando un posto quindi nell’olimpo degli over the top, con il servizio <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo503879.shtml">Premium Net Tv</a> (trasmette, via banda larga e set top box tv, contenuti di cui ha diritti). E’ solo l’inizio. Sky farà una mossa simile- è certo, anche se non ufficiale- quest’anno, abilitando contenuti banda larga on demand sui decoder MySky HD (già posseduti dal 30 per cento della clientela). Sky e Mediaset stanno seguendo un approccio chiuso all’over the top &#8211; niente web tv né piattaforme con applicazioni, servizi internet di terze parti &#8211; com’era prevedibile. Ma potrebbe prevalere una via diversa, adesso battuta dagli operatori italiani (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cubovision">Telecom Italia</a> e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-11/tiscali-internet-tvBox-111539.shtml?uuid=AaywtEFD">Tiscali</a> in testa): più aperta a contenuti web e di terze parti. Notevole, visto che fino a ieri le telco italiane puntavano tutto sulla chiusissima IPTv (che, ricordiamo, non funziona nemmeno su internet, ma su una rete a parte).</p>
<p>Sta andando in questa direzione anche l’operatore che ha introdotto l’IPTv in Italia: Fastweb. Sta diventando un over the top, con una propria piattaforma aperta (<em>Chili Tv</em>), che andrà su vari set top box (già è, in via sperimentale, sul Blobbox di Telesystem). È un modello tipo Google Tv: aggrega contenuti di tante parti e cerca di espandersi su più hardware possibili. Insomma, l’over the top tv comunque è un fenomeno interessante, per il futuro di internet. Il problema è che ha un impatto dirompente sugli equilibri. Abbiamo visto ancora in piccola parte gli effetti del boom di contenuti over the top, sulla politica delle reti. Certo è che gli operatori non possono fare come con il peer to peer: se limitano la velocità dei video over the top, ne ostacolano la fruizione. Impensabile, soprattutto nel caso di streaming di film a pagamento.</p>
<h5>L&#8217;ipotesi fibra</h5>
<p>Una soluzione in teoria sarebbero le reti in fibra ottica, che però nella migliore delle ipotesi copriranno solo il 50% della popolazione <a href="http://www.apogeonline.com/tag/next-generation-network">nel lungo periodo</a>. Comunque, il problema impatta la neutralità della rete. In alcune zone, gli operatori vorranno costruire le nuove reti in fibra con l’aiuto degli over the top. Nelle altre, si porrà la questione di evitare la congestione e al tempo stesso tutelare i contenuti video. È prevedibile che anche in questo caso gli operatori chiederanno un pedaggio agli over the top, per assicurare il funzionamento dei loro servizi. Al momento non ci sono leggi che lo vietino. La Commissione europea se ne sta guardando bene, perché teme di ostacolare il futuro delle reti banda larga e degli stessi contenuti internet.</p>
<p>Ci sono alternative alla distorsione dei rapporti tra reti e contenuti? Sì, ma richiedono interventi di sistema, pubblico-privati, per aiutare gli operatori a fare le nuove reti senza arrivare a chiedere soldi agli over the top. E, laddove la rete resterà quella vecchia, gli over the top dovrebbero puntare su soluzioni meno impattanti: sul downloading e su tecnologie di caching di contenuti nei set top box, invece che sullo streaming. Come si vede, in un senso o nell’altro, la nuova fase di internet si nutrirà di accordi e collaborazioni tra le parti, molto più di quanto si è visto finora.</p>
<h5>Le conseguenze per l&#8217;utente</h5>
<p>L’impatto sull’utente è difficile da stimare, ma è possibile che gli operatori adatteranno le tariffe al boom degli over the top. Potrebbero assicurare una certa velocità solo entro una certa quantità di traffico mensile; oppure far pagare a parte i pacchetti video per chi acquista una connessione low cost. Sono cose che già avvengono, sempre più spesso tra l’altro, sulle offerte di rete mobile. Non è da escludersi che si estendano anche alla banda larga fissa. C’è solo da augurarsi che le istituzioni (Agcom e Commissione europea in primis) vigilino perché non si creino effetti distorsivi per la concorrenza e l’innovazione. Oltre a continuare a fare il tifo per una rete in fibra quanto più estesa possibile, ovviamente. E’ un traguardo da cui dipende, come si è visto, anche la libertà dei nuovi media.</p>
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		<title>Che cosa è in gioco con la neutralità della rete</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/25/che-cosa-e-in-gioco-con-la-neutralita-della-rete</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
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		<description><![CDATA[L'annuncio di Telecom Italia, che da marzo limiterà in determinate circostanze la disponibilità di banda sui sistemi peer to peer, riapre un dibattito spesso condizionato da incomprensioni, ma così importante per lo sviluppo futuro della rete]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendete una notizia in cui c’è qualcuno <a href="http://www.telecomitalia.it/assistenza/info-consumatori/news-187/novit%C3%A0-gestione-servizi-adsl">che limita dall’alto</a> un servizio molto popolare come il peer to peer; aggiungete al minestrone che a farlo è Telecom Italia e il risultato sarà quasi di certo esplosivo. La polemica è assicurata. Potrà colpire, a suon di equivoci, anche due personaggi che hanno sempre sostenuto i diritti degli utenti <a href="http://eraclito.telecomitaliahub.it/2011/02/neutrali-come-la-svizzera/">contro gli arbitri degli operatori</a>. Questa storia ci insegna due cose. Primo, che il tema della neutralità della rete (o del modo cui con gli operatori gestiscono il proprio traffico) sta diventando sempre più centrale. Secondo, che soffre ancora di incomprensioni ed è di difficile divulgazione.<span id="more-5058"></span></p>
<h5>La punta dell&#8217;iceberg</h5>
<p>Vediamo di fare chiarezza, ma val la pena premettere che probabilmente il caso Telecom Italia è solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Certo, è emblematico. Se anche il principale operatore italiano, proprietario della rete, vuole gestire il peer to peer allora significa che il problema è davvero a una svolta. Dall’altra, bisogna riconoscere che sono ben altri i pericoli che, nella gestione degli operatori, minacciano la libertà di internet. E a oggi emergono abbaglianti in un campo specifico: non sulla rete Telecom, ma su quella mobile. Fare chiarezza, si diceva. Per quanto riguarda Telecom, sono tre i punti cardine della questione.</p>
<ul>
<li>Telecom non ha ancora definito quando farà partire le nuove pratiche né esattamente dove. Si sa solo che sarà dopo il primo marzo e che riguarderà un numero «molto limitato» di centrali, in ore del giorno in cui saranno sature. È probabile si tratti solo di parte di quelle non collegate in fibra ottica (circa il 10 % della popolazione).</li>
<li>I limiti comunque non renderanno mai impossibile utilizzare i servizi colpiti. Promessa da verificare, ovvio. Ricevo molte lettere di utenti che possono fare peer to peer solo di notte, con alcuni operatori che dichiaratamente lo limitano.</li>
<li>Telecom mi dice che non userà tecniche di ispezione profonda dei pacchetti, ma si limiterà a «guardarne il vestito» per capire se si tratta di peer to peer. Punto importante che analizzeremo più avanti.</li>
</ul>
<h5>Trasparenza</h5>
<p>Tutto considerato, la questione della neutralità della rete sta prendendo <a href="../webzine/autore/alessandrolongo">una piega prevista</a>, il che ci porta ad alcuni obiettivi per cui bisognerebbe combattere se si ha a cuore la libertà di internet. Il primo obiettivo è di livello minimo eppure ha ancora ampi margini di miglioramento: la trasparenza. Ad oggi, solo pochi operatori fissi dicono di fare traffic shaping/limitazione della velocità di alcune applicazioni. Lo scrivono nelle caratteristiche delle proprie offerte, ma in modo poco trasparente e con scarsa evidenza. Non dicono in modo esplicito come e quanto limitano il peer to peer.</p>
<p>Per esempio, fa una bella differenza sapere che il peer to peer sarà ridotto a 32 Kbps (pressoché significa bloccarlo) o 128 Kbps (molto lento o non impossibile). Non scrivono inoltre l’elenco completo dei protocolli limitati (solo il peer to peer?). Né specificano se il blocco è in base al protocollo usato o al tipo di applicazione (questa seconda tecnica potrebbe essere discriminatoria nei confronti di specifici servizi). Sono convinto che se tutti i potenziali acquirenti di una connessione fossero messi a parte di questi limiti (qualunque sia il canale di acquisto, online o via call center), le polemiche si ridurrebbero di molto.</p>
<h5>Rispetto dei servizi</h5>
<p>Il secondo obiettivo è ottenere che nessuna applicazione o tipo di servizio sia reso inutilizzabile dal traffic shaping, in nessun momento del giorno. Non solo il blocco, ma anche un drastico taglio della velocità può impedirne l’uso. Ci si può chiedere se anche la discriminazione tariffaria &#8211; fatta da Tim, Wind e Vodafone a danno di VoIP e peer to peer &#8211; non sia comunque dannosa per la libertà di internet. A mio avviso sì e non è altro che un escamotage per discriminare indirettamente alcuni servizi sgraditi senza incorrere nell’accusa di censura. Se accettiamo l’idea che per fare certe cose su internet bisogna pagare di più, a seconda del tornaconto dell’operatore, ci apriamo sotto i piedi una voragine. Di questa stregua, nessuno potrà vietare un giorno all’operatore di includere nell’abbonamento il traffico fatto su YouTube e non sulla web tv della Rai (o viceversa), per esempio.</p>
<p>Chi si accorda con l’operatore per essere incluso anche nelle tariffe economiche sarà molto avvantaggiato, perché costerà meno all’utente. Questo problema di discriminazione tariffaria potrebbe essere ridotto se almeno ci fosse una regola: nessun servizio deve essere reso così costoso al punto da essere di fatto inutilizzabile. Ad oggi il VoIP non ha questa fortuna con le offerte (internet su cellulare) di quegli operatori mobili italiani.</p>
<h5>Non si guarda nei pacchetti</h5>
<p>Il terzo obiettivo è vietare la deep packet inspection. Non c’è una reale necessità <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/circa-la-deep-packet-insp.html">di questa tecnica</a>, che d’altro canto impatta sulla privacy e sugli equilibri della rete. Questi tre obiettivi vanno ottenuti grazie a regole, nero su bianco, imposte da istituzioni nazionali ed europee. Al momento c’è soltanto un pacchetto europee di regole tlc che sta per essere recepito, che impone agli operatori trasparenza sulle loro pratiche di gestione traffico e vieta di bloccare i servizi. Ma sono paletti troppo generici e quindi facili da aggirare. Sono inutili, cioè, se non specificano esattamente che cosa l’operatore deve comunicare agli utenti e quali pratiche sono equiparabili a un blocco del servizio (vedi discriminazione tariffaria o forte riduzione della velocità). È la stessa tesi del Beuc, l&#8217;organizzazione dei consumatori europei, che qualche giorno fa ha chiesto appunto alla Commissione europea di specificare meglio questi aspetti.</p>
<p>C’è una tesi sostenuta dai maggiori operatori mondiali, <a href="http://www.primaonline.it/2011/02/15/89358/tlc-bernabe-rete-costa-serve-tavolo-con-over-the-top/">con forza crescente</a>: i fornitori di servizi devono pagarci l’utilizzo della rete, altrimenti non potremo investire nelle nuove infrastrutture. Anche ammesso che non ci siano alternative, bisognerà comunque evitare che gli operatori avvantaggino i servizi delle aziende leader (quelli che possono pagare di più) rispetto a quelli delle start up. È soprattutto questo il pericolo da evitare. Ma chi l’ha detto che non ci sia un’alternativa? C’è ed è un impegno di investitori pubblico-privati <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">per investimenti comuni</a>. A questo punto vediamo come si collegano i due temi: l’attuale esigenza di gestire il peer to peer laddove non c’è la fibra e il bisogno di finanziare le reti di nuova generazione. Sono entrambi problemi risolvibili al meglio tramite investimenti comuni, anche dello Stato.</p>
<h5>I nuovi esclusi</h5>
<p>L’assenza della fibra nelle centrali sarà forse un problema del passato, ben presto. Secondo il ministero allo Sviluppo Economico, Infratel ha portato la fibra vicino alle centrali per l’equivalente di 3 milioni di utenti, dal 2008 a oggi, con fondi pubblici; e coprirà i restanti 5 milioni, in digital divide, entro il 2013. Ma si affaccerà subito un problema più grosso: la discriminazione degli utenti non raggiunti da fibra nelle case. Altro che limiti di velocità peer to peer: i nuovi esclusi non potranno accedere affatto a quei futuri servizi che richiedano la fibra. È una situazione inedita: ad oggi, la stragrande maggioranza degli italiani (circa 90%) è coperta da banda larga. Non ci sono servizi “consumer” di punta impossibili con le comuni Adsl 7 Megabit. In futuro, per la prima volta, ci troveremo a fare i conti con una fetta della popolazione esclusa per forza dalle vette innovative di internet. Sarà pari al 50% della popolazione nel 2020, se non migliorano i piani; cioè se Stato ed enti locali non investiranno di più in infrastrutture di nuova generazione. Come si vede, il bisogno di investimenti condivisi e la tutela di una rete neutrale (cioè non discriminatoria di utenti o servizi) vanno di pari passo, necessariamente.</p>
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		<title>I nostri like della settimana (8/2011)</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:20:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Apogeonline</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Festival di Sanremo]]></category>
		<category><![CDATA[Gianluca Diegoli]]></category>
		<category><![CDATA[Jordi Rovira]]></category>
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		<category><![CDATA[Nicola Mattina]]></category>
		<category><![CDATA[Open University of Catalonia]]></category>
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		<category><![CDATA[Stefano Quintarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Web-Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[Gli articoli che ci sarebbe piaciuto pubblicare e le segnalazioni meritevoli di visibilità. Questa settimana: le riflessioni di Castells su quanta rete ci sia dietro le sollevazioni popolari di queste settimane, le discussioni sulla neutralità, la socializzazione del Festival di Sanremo, il primato del contenuto sul Seo, l'interfaccia di Firefox 5]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=2&amp;ID_articolo=1135&amp;ID_sezione=3&amp;sezione=">Internet necessaria, ma non sufficiente</a>. Manuel Castells, intervistato da Jordi Rovira per la Open University of Catalonia, analizza il rapporto tra la rete e le sollevazioni popolari che stanno interessando il Nord Africa.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://eraclito.telecomitaliahub.it/2011/02/neutrali-come-la-svizzera/">Neutrali come la Svizzera</a>. Dopo l&#8217;annuncio sul P2P di Telecom Italia, Massimo Mantellini e Stefano Quintarelli dialogano sulla neutralità della rete.<span id="more-5067"></span></li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://blog.nicolamattina.it/2011/02/neutralita-della-rete-e-liberta/">Neutralità non è un concetto poi così vago</a>. Nicola Mattina riprende le posizioni di Mantellini e Quintarelli sulla neutralità della rete, discutendo i dettagli più significativi.</li>
</ul>
<ul>
<li> <a href="http://www.minimarketing.it/2011/02/ci-voleva-sanremo-per-vedere-gli-italiani-su-twitter.html">Ci voleva #Sanremo per vedere gli italiani su Twitter</a>.  Se un hashtag racconta qualcosa, allora durante il festival nella rete  italiana qualcosa è successo, e Gianluca Diegoli prova a spiegarlo.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://mestierediscrivere.splinder.com/post/24182261/seo-odi-et-amo">Il Seo, un po&#8217; lo amo e un po&#8217; lo odio</a>. Luisa Carrada analizza il suo rapporto con le strategie per il posizionamento dei contenuti nei motori di ricerca, enfatizzando il primato della qualità del testo.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.webnews.it/gallerie/firefox-5-le-prime-immagini/">Le prime immagini dell&#8217;interfaccia di Firefox 5</a>. Le immagini delle prime prove di interfaccia lanciate in rete da Alex Faaborg, membro del team di sviluppo User Experience.</li>
</ul>
<p><br style="clear: both;" /><br />
<em><strong>A proposito di questa rubrica: </strong>la selezione di link della redazione di Apogeonline viene distillata giorno per giorno nella sezione </em>Idee in Rete<em> (in cima alla colonna centrale del sito), è dotata di un <a href="http://feeds.delicious.com/v2/rss/apogeonline">feed</a>, ha il suo repertorio su <a href="http://www.delicious.com/apogeonline">Delicious</a>, può essere consultata anche su <a href="http://www.facebook.com/apogeonline">Facebook</a> e <a href="http://twitter.com/apogeonline">Twitter</a>.  Questa è la sintesi dell&#8217;intera settimana, per tenere una traccia  strutturata di quanto ha colpito la nostra attenzione nei sette giorni  precedenti. Se pensi che potrebbe esserci sfuggito qualche contenuto  rilevante, contattaci via <a href="mailto:webzine%28AT%29apogeonline.com">email</a>, <a href="http://www.facebook.com/apogeonline">sulla nostra pagina Facebook</a> o <a href="http://twitter.com/apogeonline">via Twitter</a>.</em> <em>L&#8217;immagine in apertura è tratta da un prototipo di <a href="http://www.wearenation.co.uk/">Nation</a>.</em></p>
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		<title>Prove tecniche di Ngn, forse ora si parte</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 07:30:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[100 Megabit]]></category>
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		<description><![CDATA[Con l'autorizzazione di Telecom Italia da parte di Agcom, comincia di fatto l'era delle offerte a 100 Megabit. Ma ci vorranno anni per coprire anche solo le città principali]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mettiamoci comodi ad aspettare, perché non ci vorrà molto per scoprire le carte di governo, authority e operatori. Sapremo in primavera, molto probabilmente, se si farà l&#8217;Italia dell&#8217;Ngn, e come. Il Paese infatti ha appena imboccato una direzione che si chiarirà nelle prossime settimane. È quanto si evince da una pioggia di notizie e annunci riguardanti la <em>Next generation network</em>, che hanno investito il mercato banda larga negli ultimi giorni. Agcom <a href="http://www.repubblica.it/tecnologia/2011/02/09/news/arriva_internet_a_100_megabit_via_libera_all_offerta_telecom-12254559/">ha autorizzato l&#8217;offerta Ngn</a> (fibra ottica nelle case, fino a 100 Megabit) di Telecom Italia, che negli stessi giorni ha stretto <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/trentino/2011/02/08/visualizza_new.html_1590518064.html">un accordo di massima</a> con la Provincia di Trento per accelerare la copertura delle case di quella zona.<span id="more-4957"></span></p>
<p>Il ministro Paolo Romani, allo Sviluppo Economico, ha fatto nel contempo <a href="http://it.reuters.com/article/italianNews/idITLDE71811620110209">due annunci</a>, riguardanti la società veicolo, pubblico-privata, che dovrebbe diffondere l&#8217;Ngn anche nelle zone a cui gli operatori non sono interessati. Ha detto che la società partirà «entro marzo» (cioè ne saranno definiti il business plan, la governance e gli aspetti finanziari) e che il maggiore azionista sarà la Cassa depositi e prestiti (azienda pubblica). Da un anno, il settore corteggiava la Cassa perché s&#8217;imbarcasse in quest&#8217;avventura e quindi quello di Romani era un annuncio molto atteso. Certo, ancora non si può cantar vittoria, su nessuno di questi tre fronti. L&#8217;offerta Telecom deve ancora partire, l&#8217;accordo con la Provincia deve confermarsi e, soprattutto, la società a cui lavora Romani deve dimostrarsi qualcosa di più concreto di un proclama politico in tempi pre-elettorali.</p>
<h5>Compromesso</h5>
<p>È già un bene però che il settore si sia mosso, visto che per mesi sembrava di essere sprofondati nella nebbia. Già, mentre il resto d&#8217;Europa continuava a sviluppare le reti a banda larghissima, da noi la partita <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/09/banda-larga-in-italia-fa-rima-ancora-con-impasse">era in stallo</a>, a causa delle posizioni divergenti degli operatori. Ed erano in stallo, per lo stesso motivo, sia la rete Ngn di Telecom Italia (su cui nasceranno offerte 100 Megabit di vari operatori) sia i lavori su una società comune. In particolare, si contrapponevano gli interessi di Telecom Italia a quelli degli altri operatori e i soggetti pubblici-istituzionali non riuscivano a raggiungere la giusta mediazione. Adesso la situazione sembra almeno in parte sbloccata.</p>
<p>L&#8217;Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) ha dato un&#8217;autorizzazione con il sapore del compromesso, a Telecom. Doveva cercare di evitare che gli altri operatori ricorressero al Tar del Lazio e potessero bloccare così di nuovo la partita. L&#8217;autorizzazione lancia infatti una fase sperimentale, finché Telecom non creerà una corrispondente offerta all&#8217;ingrosso evoluta (<em>bitstream</em>), utile agli altri operatori per concorrere appieno nel mercato 100 Megabit. Durante la sperimentazione, sono molto limitati sia il numero di utenti attivabili (40.000) sia la copertura dei servizi (solo nelle città dov&#8217;è presente anche Fastweb). Agcom richiede l&#8217;arrivo del bitstream entro un anno. L&#8217;offerta al dettaglio invece potrebbe arrivare in primavera. Agcom ha imposto infatti a Telecom di migliorare l&#8217;offerta all&#8217;ingrosso già disponibile (di pura rivendita e non certo evoluta come il bitstream). L&#8217;ex monopolista può farlo in pochi giorni e poi «deve aspettarne dai 30 ai 60 prima di lanciare l&#8217;offerta al dettaglio corrispondente», spiegano da Agcom. «Questo range di tempo dipende dalla velocità con cui i canali di Telecom riusciranno a fornire l&#8217;offerta all&#8217;ingrosso ai concorrenti».</p>
<h5>Tra i più cari in Europa</h5>
<p>Il prezzo delle prime connessioni banda larga (di Telecom e degli altri) sulla nuova rete Ngn sarà intorno ai 60 euro, com&#8217;è possibile stimare in base all&#8217;offerta all&#8217;ingrosso già disponibile. Si noti che Fastweb ora chiede invece un sovrapprezzo di 10 euro al mese per i 100 megabit (scontato rispetto ai 15 euro di poche settimane fa), sui normali canoni delle sue offerte. Si parte quindi da 45 euro al mese. I nostri 100 megabit si pongono ora tra i più cari in Europa, ma sono pochi i Paesi che li offrono al momento (in Francia e in Svezia si parte da meno di 30 euro). La rete di Telecom sarà il pilastro fondamentale dell&#8217;Ngn italiana, si noti bene. Sarà la sola grande rete 100 Megabit infatti a coprire le città più importanti (nove nel 2011), pari al 50% della popolazione entro il 2018. È improbabile tuttavia che le città raggiunte siano coperte totalmente da fibra ottica nelle case.</p>
<p>La futura società pubblico-privata, a cui lavorano il governo e i principali operatori, ha obiettivi complementari a quelli di Telecom. L&#8217;obiettivo complessivo è dare all&#8217;Italia una Ngn che copra almeno il 50% di popolazione entro il 2020, come richiesto dall&#8217;Unione europa. Alcune zone viaggeranno più veloci con la copertura. È il caso della Provincia di Trento, che entro marzo (ritorna questa data) dovrà finalizzare l&#8217;accordo di massima appena siglato con Telecom. La Provincia vuole coprire il 100% delle case entro dieci anni. Ambizioso è anche il progetto della Regione Lombardia, che però ancora non è riuscita a mettere in tasca un&#8217;alleanza, da tempo cercata, con gli operatori per fare investimenti condivisi. La Regione intende lanciare entro il 2011 la società per realizzare questa rete. Ultima partita, Tiscali progetta di coprire Cagliari in fibra (e poi forse altre parti della Sardegna), in partnership con Zte. Al momento non bolle altro in pentola. Fastweb non intende ampliare la propria rete da sola. Il progetto Fibra per l&#8217;Italia (di Fastweb, Vodafone, Wind e Tiscali) è confluito in quello della società pubblico-privata voluto da Romani, a cui si è unito anche un progetto degli operatori minori.</p>
<h5>Agenda digitale</h5>
<p>Sembra proprio che, per le resistenze di Telecom, non ci sarà mai, su scala nazionale, una Ngn frutto di una società comune. Eventuali alleanze riguarderanno solo regioni limitate o faranno da tappa buchi per le zone non profittevoli. Possiamo accontentarci? Sì, purché si concretizzino davvero le promesse fatte a raffica nei giorni scorsi. Qualche dissidio tra i soggetti è ancora possibile e andrà superato con ulteriori mediazioni da parte dell&#8217;Authority e della politica. Gli ultimi scogli saranno affrontati quest&#8217;anno, sui vari tavoli dove si gioca questa difficilissima partita. Che comunque è solo metà del lavoro necessario per accompagnare l&#8217;Italia verso il futuro, dove stanno andando i principali Paesi mondiali: verso una società compenetrata davvero dal digitale.</p>
<p>Per questo fine, non basta occuparsi di infrastrutture Ngn ma serve anche un progetto di alfabetizzazione informatica della società e di migrazione al digitale di vari settori. Come richiesto da un&#8217;Agenda Digitale che si rispetti. Anche su questo fronte, c&#8217;è attesa: spetta al governo ora fare la propria mossa, come richiesto <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/01/litalia-ritardataria-cerca-la-sua-agenda-digitale">a gran voce da tanti</a>. E si cominciano a vedere <a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/CyberNews/Pa-Brunetta-su-agenda-digitale-tra-i-primi-in-Europa_311668442068.html">i primi effetti</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Italia ritardataria cerca la sua agenda digitale</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Feb 2011 07:30:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'avvio della commercializzazione delle offerte 100 Megabit aspetta un segnale dall'Agcom, ma comunque vada sarà un lancio sofferto. Nel frattempo l'Italia continua a rimandare una visione strategica delle reti ad alta velocità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia si gioca nelle prossime settimane una delle ultimissime chance per prendere il treno, con il resto dell’Europa, verso il futuro della tecnologia. Quello fatto di reti velocissime, da 100 Megabit in su, e molto più affidabili dell’Adsl. Reti basate su fibra ottica nelle case. Ma è anche il futuro dove il digitale sarà pienamente diffuso, penetrerà nella pubblica amministrazione, nelle strade. Nell’agenda della politica e del potere.<span id="more-4846"></span></p>
<h5>Governo e Agcom</h5>
<p>Sono due i tavoli più importanti dove si decidono le sorti di questo scenario, per l’Italia. Quello del governo &#8211; dove c’è un continuo rimpallo tra ministeri per la caccia alle risorse per il digitale (Sviluppo Economico, Economia, Innovazione) &#8211; e quello dell&#8217;Autorità garante delle comunicazioni. Su entrambi è il momento delle decisioni fondamentali. Agcom deciderà nei prossimi giorni (forse già il 3 febbraio) se autorizzare la tanto promessa <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/09/27/ngn-a-100-megabit-un-miraggio-ancora-lontano">offerta 100 Megabit di Telecom</a>. I motivi del ritardo sono complessi e sono uno specchio dei problemi profondi del mercato italiano, cioè la mancanza di sinergie tra concorrenti e tra pubblico e privato.</p>
<p>Gli operatori alternativi stanno protestando con forza, in questi giorni, perché dicono di non essere in grado di replicare alla futura offerta Telecom. E la colpa, sostengono, è l’assenza di un’offerta all’ingrosso adeguata (quella con cui poter utilizzare la nuova rete in fibra Telecom per lanciare i propri servizi ai clienti). Un’offerta all’ingrosso già c’è, ma secondo i concorrenti, a causa delle sue caratteristiche porterebbe a connessioni in fibra molto costose (circa 67 euro al mese all’utente) e lente (con banda garantita di appena 200 Kbps).</p>
<h5>Corsi e ricorsi</h5>
<p>Bel dilemma per Agcom. Se autorizza subito, di certo i concorrenti farebbero ricorso al Tar del Lazio e probabilmente otterrebbero lo stop dell’offerta Telecom (come già accaduto, in circostanze analoghe, con Alice 20 Megabit nel 2006). Se chiede a Telecom di fare un’offerta all’ingrosso adeguata, rimanderebbe di altri mesi il lancio di quella al dettaglio (se ne riparlerebbe probabilmente in estate o in autunno). Ma il problema è anche più profondo rispetto a questa bega. Il disaccordo tra le parti è sintomatico perché dimostra la loro incapacità di fare sinergia, che è <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/10/13/senza-sinergia-le-reti-stentano-a-crescere">la sola condizione</a> per dotare l’Italia di una rete di nuova generazione estesa. Il piano di Telecom è limitato: coprire il 50% della popolazione nel 2018 (sempre che mantengano la promessa: non sarebbe la prima che mancano, riguardo alla nuova rete). Già l’Italia sta perdendo posizioni nel mondo, da pioniera che era, per le connessioni in fibra, come rilevato di recente <a href="http://www.ftthcouncil.eu/home/latest_news/europe%E2%80%99s_new_member_states_continue_to_dominate_the_ftth_rankings/?cid=37&amp;nid=756&amp;catid=8">da Ftth Council</a>.</p>
<p>Il salto tra essere coperti da fibra o solo da Adsl nei prossimi anni si rivelerà enorme, nella misura in cui i nuovi servizi banda larghissima penetreranno nella società. Ma come sarà possibile che ciò avvenga in Italia, se solo il 50% della popolazione (nella migliore delle ipotesi) sarà coperto dai 100 megabit, nel medio-lungo periodo? Quello che sconta l’Italia è appunto un problema di penetrazione del digitale nella società. Un <a href="http://www.itu.int/ITU-D/cyb/estrat/estrat2010.html">recente rapporto</a> dell’ITU (cioè dell’Onu)<a href="http://www.itu.int/ITU-D/cyb/estrat/estrat2010.html"></a> rivela che l’Italia è uno dei rari esempi di Paese dove il governo non ha predisposto un’agenda digitale. Cioè un piano programmatico, e finanziato (sul serio), per migrare al digitale. Ci fanno compagnia pochissimi: Libia, Corea del Nord, Ghana. Difficile stabilire se la politica italiana sia motivata più dall’indifferenza o più dal timore per internet (e per la sua capacità di distruggere vecchi business e consolidati sistemi di consenso). Fatto sta che questa è la situazione. Ricordiamo che l’Italia è stata pioniera della fibra proprio grazie a un forte ruolo del pubblico (da ripassare <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fastweb">la storia</a> dei rapporti tra Fastweb e Metroweb).</p>
<h5>L&#8217;appello</h5>
<p>La sensazione è che siamo sempre più vicini a un punto di non ritorno. Per questo motivo, è partita il 31 gennaio una <a href="http://www.agendadigitale.org/">campagna nazionale</a> in cui cento firmatari chiedono al governo di fare un’agenda digitale. Si trovano i nomi di tutti i top manager italiani delle principali aziende hi-tech, accademici e massimi esperti del settore. È un appello a guardarsi intorno: al resto del mondo che ha già capito l’importanza del digitale. Solo in Italia tocca doverlo ricordare alla politica, con così grande coro di voci.</p>
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		<title>Banda larga, ci aspetta un altro anno di passione</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jan 2011 07:30:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il broadband italiano procede a strappi, tra sporadiche buone notizie, scarse certezze (soprattutto sul fronte governativo) e qualche novità. Il 2011, intanto, cominicia con la riapertura dei termini per gli operatori WiMax]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo anno si apre con qualche buona prospettiva e anche varie incognite, per chi vive nel digital divide (nel settore ormai s’intende, con questo termine, coloro che non sono coperti da banda larga almeno a 2 Megabit). Le buone notizie sono che le tecnologie wireless intensificheranno le coperture, grazie soprattutto all’iniziativa <a href="http://www.1000comuni.vodafone.it">1000Comuni</a> di Vodafone e al rilancio del WiMax. Nel frattempo, le connessioni satellitari diventeranno un’alternativa più valida. Le cattive sono che la banda larga tradizionale e più veloce &#8211; basata su fibra ottica fino alla centrale Adsl o alle antenne degli operatori mobili &#8211; farà solo piccoli passi avanti. Perché è stata semi-dimenticata dai finanziamenti pubblici. Facciamo un quadro di quello che ci aspetta nel 2011, in base agli indizi che già abbiamo in mano.<span id="more-4576"></span></p>
<h5>Wimax</h5>
<p>Per prima cosa, una notizia che ancora non si è diffusa: il ministero dello Sviluppo Economico ha dato altri due anni di tempo agli operatori WiMax italiani per rispettare gli obblighi di copertura minima (pena, la perdita della licenza). Scadevano a novembre 2010 e quindi sono stati prorogati a fine 2012. Il governo ha riconosciuto che la durezza della crisi aveva posto difficoltà oggettive agli operatori. A quanto risulta, solo Linkem e Mandarin erano riusciti a rispettare già a novembre i termini della licenza. L’impatto positivo è che adesso altri possono serenamente ritornare in gioco: la lista dei vincitori dell’asta WiMax <a href="http://www.oneadsl.it/28/02/2008/finita-lasta-per-il-wimax-ecco-i-vincitori">è lunga</a>, infatti, ma tra questi solo Retelit, Linkem (Aft), Mandarin (Tourist Ferry Boat) e Aria si erano mossi con copertura e offerte; da qualche giorno anche Wavemax è entrato nell’arena. Telecom Italia si appoggerà alla rete di Linkem e quindi non dovrà farne una propria. Mancano all’appello molti altri, tra cui uno del calibro di Infracom, ma l’ossigeno dato dalla proroga ministeriale riapre i giochi. Al limite, chi non vuole più investire in WiMax potrebbe vendere ad altri l’uso delle proprie frequenze, il che migliorerebbe copertura e prestazioni del loro servizio.</p>
<p>Non illudiamoci però che il ritardo di copertura sia senza conseguenze per il mercato WiMax. Nel frattempo, infatti, la concorrenza si è irrobustita. Il progetto di Vodafone è appena partito ed è un investimento da un miliardo di euro per coprire mille comuni entro il 2013 tramite banda larga mobile Hspa (standard 14.4 Megabit; ma la promessa dell’operatore è di dare in quelle zone almeno 2 megabit reali). Ad oggi le segnalazioni, di comuni in digital divide mandate a Vodafone dagli utenti, sono quasi 1.400. A conferma che il problema è molto sentito dalla popolazione.</p>
<h5>Hspa e satellite</h5>
<p>Certo, probabilmente le connessioni WiMax danno un servizio più simile all’Adsl, nelle case, rispetto all’Umts/Hspa. La potenza di marketing di Vodafone potrebbe però avere la meglio, in alcune zone coperte sia da Hspa sia da WiMax. Vedremo: sarà una battaglia. Dove si rafforza anche un altro combattente: le connessioni satellitari. Passeranno a 10/2 Mbps, nel 2011, con offerte che partiranno a febbraio e giugno (su satelliti Hylas ed Eutelsat, rispettivamente, appena lanciati). E prezzi da 25 euro al mese. Beninteso, è improbabile che già nel 2011 le connessioni satellitari diano un servizi pari a quello delle altre tecnologie, per costi/qualità. Ma ci sono quasi. L’idea comunque è che l’utente non coperto da Adsl dovrà scegliere tra WiMax e Umts/Hspa. Se non è coperto da nessuna di queste tecnologie, potrà sperare nell’Hiperlan (il cui rapporto canoni/velocità è ora tendenzialmente peggiore rispetto al WiMax, standard di cui è il predecessore). Alla fine, ultima spiaggia, si rivolgerà al satellite.</p>
<p>Insomma, nel giro di pochi mesi si è scaldato il mercato del digital divide. Segno che tecnologia e domanda di offerte banda larga sono maturate, in Italia, al punto da rendere profittevole investire nelle zone che fino a poco tempo prima erano a fallimento di mercato.</p>
<h5>Copertura e strategie</h5>
<p>Questo è vero, ma solo in parte, anche per l’Adsl. Telecom Italia ha progetti di espanderne la copertura nel 2011, ma con interventi mirati e circoscritti. Lo possiamo vedere con un giretto sul <a href="www.wholesale-telecomitalia.it">portale Wholesale di Telecom</a>, nel percorso Accesso/Bitstream/Coperture geografiche. Qui Telecom comunica, agli altri operatori, la situazione e i piani della rete. In una piccola parte di comuni sta ancora mettendo apparecchi miniDslam o Dslam da armadio a 640 Kbps (che non sarebbe a rigore “banda larga”). In altri, posiziona Dslam da armadio a 2, 4 o 7 Megabit. Ci sono poi rari casi in cui fa l’upgrade, da una situazione con Dslam da armadio a quella, più normale, di Dslam in centrale (a 7 o 20 Megabit).</p>
<p>Le scelte non dipendono solo dalla volontà di mettere questo o quell’apparato; ma anche dalla disponibilità di banda sufficiente in backhauling (cioè nel collegamento fino al resto della rete). Il problema si pone dove il backhauling non è in fibra ottica. E qui mettiamo il dito nella piaga: il governo ha di recente dimezzato i fondi previsti contro il digital divide (da 800 a 400 milioni), che servono appunto per estendere la fibra ottica. La società di scopo Infratel continua a farlo con i fondi che le restano, circa 300 milioni, che se li centellinerà fino al 2013. Obiettivo, per allora, portare il digital divide a quota 6% (sulla popolazione), dall’attuale 12%. Il piano Romani (dell’attuale ministro allo Sviluppo Economico, Paolo Romani) contava invece di scendere allo 0,5% nel 2012. Forse ci si riuscirà lo stesso, ma grazie soprattutto alle tecnologie wireless. E quello 0,5% rimanente potrà contare su connessioni satellitari migliori delle attuali. Non andrà troppo male. Ma poteva andare meglio e prima.</p>
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		<title>Ngn, dove arriveremo con la &#8220;società veicolo&#8221;?</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Nov 2010 07:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal tavolo del ministro Romani arriva il primo accordo formale tra gli operatori telefonici per la costruzione della rete di nuova generazione. Ma basta andare un po' a fondo nell'annuncio per smorzare quasi tutti gli entusiasmi]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Al di là della retorica degli annunci, che cosa ha partorito il 10 novembre il tavolo Romani, riguardo alla ormai già leggendaria “società veicolo” <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/tag/next-generation-network">per l’Ngn italiana</a>? Ben poca cosa, rispetto alle premesse. Per cominciare l’opera di disillusione, vi propongo un esperimento. <a href="http://www.google.it/search?q=accordo+tecnico+infrastrutture+passive&amp;hl=it">Una ricerca su Google</a>. Come parole chiave, il succo della novità: un accordo di (futura, beninteso) condivisione delle infrastrutture passive, cioè scavi, cavidotti con eventuale fibra spenta, canaline verticali nei palazzi. Roba molto tecnica, come vedete. Ebbene, il risultato della ricerca dà indifferentemente notizie sull’accordo recente e di due mesi fa. Com’è possibile? Semplice: l’ultimo annuncio è in fondo solo una formalizzazione in bella copia di un accordo già raggiunto a settembre, piuttosto pacifico perché appunto piuttosto tecnico.<span id="more-4217"></span></p>
<h5>Realismo</h5>
<p>Le parole di Corrado Calabrò, presidente Agcom, sono rivelatrici: «Mettere insieme gli operatori ci incoraggia ad andare avanti e spero ora che le aziende non perdano il passo nei successivi passaggi, perché oggi è stato trovato l&#8217;accordo sul punto più facile, ma i nodi devono ancora venire nei prossimi impegni». «Non basta sottoscrivere accordi, ma bisogna poi condividerli compiutamente», aggiunge. Suona un po’ pessimista o per meglio dire realista: il punto più facile è assodato, ma si sapeva già da tempo; adesso affrontiamo i veri nodi. E i veri nodi sono ancora là, ben attorcigliati: la questione economica, chi investirà dove, la governance della società. La situazione forse è, paradossalmente, più complessa alla luce di quest’annuncio.</p>
<p>Già, sembra un paradosso se si pensa che questo è il primo accordo formale tra gli operatori telefonici (tanti: Telecom Italia, Wind, Fastweb, Vodafone, BT Italia, Tiscali, 3 Italia) per partecipare a una nuova rete. Tuttavia, non è l’annuncio della nascita di una società, ma solo un <em>memorandum of understanding</em>, un protocollo d’intesa per farne una. «Quando si è pronti per fare una società la si fa. Si firmano i contratti. Non si fa un memorandum of understanding», commenta Stefano Quintarelli, tra i massimi esperti del settore. In altre parole, la situazione si rivela più complessa della vigilia perché se gli operatori fanno un annuncio in questa forma preliminare e tecnica significa che in mano non avevano carte migliori nel breve periodo. Altrimenti avrebbero aspettato per annunciare la società fatta e compiuta. Ma forse ha pesato anche il calcolo politico di comunicare un risultato del Tavolo Romani prima di una possibile caduta di governo.</p>
<h5>Addio società completa</h5>
<p>Non solo. L’annuncio ci dice altre due cose, in negativo. Tramonta il sogno di <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/17/dalla-palude-al-caos-parte-la-corsa-alle-ngn">una società della rete completa</a>, comune tra gli operatori negli elementi tecnici attivi e passivi, e diffusa sul territorio. Ha prevalso la posizione di Telecom, che ha sempre detto di voler fare accordi solo nelle zone a fallimento di mercato. Del resto era una conclusione inevitabile. L’ex monopolista ha il coltello, cioè la rete telefonica nazionale, dalla parte del manico e l’Italia non ha né le norme né la forza economica per espropriarla. Chi ha la rete detta legge. Così è avvenuto.</p>
<p>La società futura, quindi, se mai vedrà la luce, interverrà solo nelle zone dove gli operatori non vogliono andare (perché poco remunerativo) e avrà una governance da definire con un altro (ennesimo) tavolo tecnico di 90 giorni. Difficile immaginare qualcosa di più nebuloso. Significa dire che non si sanno gli aspetti fondamentali. Chi guiderà gli investimenti, dove saranno fatti. Non si è fatto un solo passo avanti su questi temi e non ci sono elementi per dire che finalmente gli eterni litiganti si metteranno d’accordo. «A me sembra un annuncio di basso profilo. L’Ngn del digital divide. Un po’ come mettere l’Adsl nei posti sfortunati», dice Franco Morganti, presidente di ITMedia Consulting e una figura storica delle tlc italiane. «No, io insisto: all’Italia serve una società della rete vera e propria».</p>
<h5>Telecom rallenta</h5>
<p>Il problema è che non ci sarà, dal momento che Telecom non vuole e la politica non ha strumenti né la forza di farle cambiare idea. Si dirà: in nessun Paese europeo, nemmeno nella Francia dove l’Ngn va <a href="http://www.fiercetelecom.com/story/frances-ftth-connections-14-5-percent/2010-09-09">con il vento in poppa</a>, c’è stata una società della rete nazionale. Le sole sinergie trovate, lì e in altri Paesi, è con le pubbliche amministrazioni locali. Un po’ come avverrà forse con il progetto <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/11/Policy/NGN_Open_Workshop_Regione_Lombardia_Raffaele_Tiscar_FTTH_Raffaele_Barberio.html">della Regione Lombardia</a>. Il punto però che in Italia questo non basta, per via del pesante debito di Telecom, che ne rallenta i piani, e per l’assenza della concorrenza di una rete in cavo coassiale. La società della rete sarebbe servita per uscire dall’impasse che ci sta facendo perdere posizioni <a href="http://saperi.forumpa.it/story/50995/l-europa-dell-est-domina-nella-fibra-ottica">nella banda larga a 100 Megabit</a>.</p>
<p>Si apre un punto di domanda adesso anche sul futuro di Fibra per l’Italia &#8211; l’<a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/25/Net_economy/paolo_romani_expo_2015_fastweb_vodafone_wind_agcom_corrado_calabro.html">accordo di una società della rete comune</a> tra Tiscali, Wind, Fastweb, Vodafone<a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/25/Net_economy/paolo_romani_expo_2015_fastweb_vodafone_wind_agcom_corrado_calabro.html"></a>. In quel piano era caldeggiato fin dall’inizio, e a gran voce, l’ingresso di Telecom Italia. Senza la quale il progetto <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/banda-larga-gubitosi-wind-non-ha-senso-progetto-senza-telecom-asca-6d77785d1a02.html">potrebbe non avere senso</a>. Ebbene, Telecom non ci sarà. Mettendo in fila tutti questi indizi, bisogna riconoscere che è ancora grosso un rischio: che l’Italia si ritrovi solo con l’Ngn di Telecom Italia (a parte le storiche sette città di Fastweb), con i suoi tempi e modi. Pochino per gareggiare, alla pari con gli altri, nello scenario futuro delle reti ultra veloci.</p>
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