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	<title>Apogeonline &#187; Storytelling</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Al lavoro per i nostri figli</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Mar 2012 06:01:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ivan Rachieli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Il riassunto – e tanti tweet – delle suggestioni più promettenti emerse dal Toc di Bologna appena concluso e dedicato alla creazione di contenuto digitale per i più giovani.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle prime cose che impari lavorando nell’editoria è che i bambini e i ragazzi dettano il passo e precorrono i tempi. È lì che succedono le cose più interessanti e succedono sempre prima. Dev’essere per questo che il <a href="http://www.tocbologna.com">Toc (Tools of Change for Publishing) di Bologna</a> mi è piaciuto: molte meno chiacchiere del solito, sguardo in avanti.<span id="more-10142"></span></p>
<p>Si parlava di <i>Art, Craft, and Business of Digital Content for Kids</i> e il primo appunto da prendere è qui. Gli ebook sono stati nominati pochissimo e sempre come un’eventualità. I grossi player (come Disney) puntano sulla <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181298994876661760">convergenza</a> (a proposito, rileggere <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850326297/scheda">Jenkins</a>): la narrazione si estende su tutte le piattaforme, segue l’utente, si rimodula: libro, ebook, applicazione, animazione, musical, serie tv. Non tutti se lo possono permettere, ma tutti ci provano.</p>
<p>Secondo appunto: come distribuire i contenuti e gestire la frammentazione di dispositivi, piattaforme, formati proprietari. I punti critici sono molti: nessun workflow è adatto a soddisfare le esigenze di tutti i possibili output (ePub, KF8, app per iOS, Android, Web App); si chiedono <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181331634203795456">standard internazionali aperti</a>, <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181397979117264897">multidispositivo e multipiattaforma</a>, ma nel frattempo nessuno sembra deciso a rinunciare a sviluppare per Apple (l’App store è il marketplace migliore, specialmente per le realtà più piccole).</p>
<p>Terzo appunto: <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181327298488840192">ePub3</a> interattivi e multimediali e in generale prodotti basati su <a href="https://twitter.com/#!/apogeonline/status/181397373577211905">Html5</a> suscitano grande interesse: sono più economici da realizzare, si integrano meglio nei flussi di produzione, scalano meglio. I ragazzi di <a href="http://www.walrus-books.com">Walrus</a> ad esempio stanno lavorando su <a href="http://www.walrus-books.com/tag/kadath/">Kadath</a>, hanno unito la progettazione editoriale con un buon numero di librerie JavaScript e hanno tirato fuori questo splendido ePub completamente standard:</p>
<p><iframe width="480" height="270" src="http://www.youtube.com/embed/IDImz2EveQA? feature=player_embedded" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Quarto appunto: come far trovare i propri prodotti. Affollatissima la sessione di <a href="http://www.tocbologna.com/the-discovery-problem-getting-your-book-app-noticed-in-the-app-store/">Hermés Piqué</a> sulle <i>best practice</i> da utilizzare sull’App Store (con relative <a href="http://www.slideshare.net/robotmedia/the-discovery-problem-getting-your-app-noticed-on-the-app-store-toc-bologna">slide</a>). Esaurito l’entusiasmo per gli algoritmi di suggerimento (quello di Amazon su tutti), ci si chiede (di nuovo) come affrontare il poco spazio sui negozi e la poca attenzione degli utenti e si prova a rispondere puntando sulla qualità dei contenuti (ma evitando comunque macroscopici errori con keyword e metadati).</p>
<p>Proprio dai contenuti vengono le suggestioni più interessanti. Il futuro sperato parla di <em>storytelling</em> interattivo, contenuti che variano a seconda dei desideri degli utenti, un grado di intervento sulla struttura narrativa (o educativa) sempre più profondo, simile a quello consentito dal gaming.</p>
<p>Continuando a ricordarsi che, alla fine, come ha ricordato Jos Carlyle in uno splendido intervento, stiamo lavorando per i nostri figli e non siamo tenuti a insegnarli a vivere in un mondo in cui tutto deve per forza muoversi a un milione di miglia l’ora.</p>
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		<title>Le storie salveranno il mondo?</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Dec 2008 08:31:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Livio Milanesio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Beppe Grillo]]></category>
		<category><![CDATA[Christian Salmon]]></category>
		<category><![CDATA[Enron]]></category>
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		<category><![CDATA[Journal of Statistical Physics]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolas Sarkozy]]></category>
		<category><![CDATA[Storytelling]]></category>

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		<description><![CDATA[La rete è piena di storie. Autorevoli o bizzarre, inutili o fondamentali, vivono nei blog e qualche volta entrano in conflitto con l'informazione "ufficiale" che non sempre è trasparente. Riusciranno i blogger a salvarci?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>«Voi siete quelli che chiamiamo la <em>reality-based community</em>, coloro che credono che le soluzioni emergano dalle ricerche, ma il mondo non funziona più così. Noi siamo un impero e creiamo la nostra realtà. E mentre voi la analizzate con i vostri metodi, noi creiamo nuove realtà». Così un anonimo staff member di Bush Junior raccontava la sua visione del mondo a un reporter della vecchia scuola. La storia riportata da Ron Suskind in un articolo del New York Times è rimbalzata nel recente saggio del sociologo francese <a href="http://mondediplo.com/2008/01/04scheherazade">Christian Salmon</a>, <a href="http://www.anobii.com/books/Storytelling/9788881129614/01a4119a357f4ff5aa/">Storytelling</a>, pubblicato in Italia per i tipi di Fazi Editore. La tesi è che una delle più antiche e diffuse forme di creatività umana, l&#8217;arte di raccontare storie, sia usata in modo massiccio come potente arma politica e di marketing.<span id="more-245"></span></p>
<p>Lo <em>storytelling</em> di cui parla Christian Salmon riguarda l&#8217;utilizzo delle tecniche narrative a fini pratici: si trasforma la realtà in un&#8217;epica e i cittadini diventano protagonisti di una avventura le cui fila, però, sono nelle mani di qualcun&#8217;altro. E così <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Enron">Enron</a>, George Bush, la guerra in Iraq e <a href="http://www.elysee.fr/lepresident/">Nicholas Sarkozy</a> si trasformano nei grandi temi narrativi del ventunesimo secolo, costruendo attorno a sé un&#8217;aura mitica nella quale ogni ragione sembra doversi sottomettere. Storie perfette dal fascino irresistibile se solo qualcuno non avesse il vizio di immaginare finali differenti. La felice e inconsistente favola di Enron, azienda proiettata verso un futuro perennemente radioso comincia a vacillare a causa di un punto interrogativo. È il 5 marzo del 2001 quando Fortune pubblica un articolo intitolato <a href="http://money.cnn.com/2006/01/13/news/companies/enronoriginal_fortune/index.htm">Is Enron Overpriced?</a>.</p>
<p>Enron è &#8220;raccontata&#8221; come una superstar hollywoodiana con qualche lato oscuro di troppo. L&#8217;articolo è una vera a propria contronarrazione, che conduce a immaginare un finale diverso. Il dubbio si insinua. Ci si accorge che, affascinati dalle meravigliose avventure dell&#8217;azienda di Houston, neppure i più prestigiosi analisti avevano considerato problematico il fatto che intere divisioni di Enron fossero un totale mistero finanziario. Il sipario si strappa, l&#8217;azienda vacilla. Nel dicembre dello stesso anno Enron fallisce. Certo non è il singolo articolo di Fortune a fare crollare il castello di carte (o di carta) ma è l&#8217;inizio delle numerose domande e rivelazioni che da quel momento sfuggono dal controllo della leggenda Enron.</p>
<p>La rete è piena di domande e rivelazioni. Sono spesso coloro che stanno ai margini i più attivi: non inquadrati, non autorizzati, assenti dagli albi professionali, spesso maniacalmente specializzati, dribblano le narrazioni ufficiali per proporre storie diverse, rivelando con candore che il re è effettivamente è nudo. Sono contronarratori, non protestano in piazza ma scuciono e ricuciono nuove leggende utilizzando il blog come arma  d&#8217;assalto. Essi sfuggono quasi sempre alla formula &#8220;lei non sa chi sono io&#8221; perché non hanno bisogno di un editore che certifichi la loro competenza per rendere pubbliche le proprie idee. Una particolarità che fin dagli albori del www è stata percepita come un problema: come faccio a essere certo che ciò che sto leggendo proviene da una fonte credibile ed autorevole? Come faccio a fidarmi di qualcuno il cui &#8220;esame di abilitazione&#8221; è stato quello di essersi iscritto a un servizio gratuito come Blogger o WordPress?</p>
<p>Nume tutelare e superstar dei contronarratori italiani è <a href="http://www.beppegrillo.it/">Beppe Grillo</a>. Marginalizzato dal ruolo istituzionale di comico televisivo si reinventa in teatro e sulla rete svelando e nello stesso tempo creando nuove leggende fatte di auto a idrogeno, camicie di canapa e di parole magiche (vaffa) che fanno tremare i potenti. Una storia che sostituisce un&#8217;altra storia. C&#8217;è da chiedersi a questo punto se dietro a tutta questa narrativa esista effettivamente una realtà.</p>
<p>In un ambiente partecipato quale è la rete non si possono considerare attivi soltanto gli autori ma anche (forse soprattutto) i lettori. La rete offre molto materiale ma è necessario sviluppare un senso critico per poterla utilizzare. Cercare, confrontare, criticare, partecipare sono i nuovi verbi che si aggiungono all&#8217;attività del lettore. Il bello è che non è per nulla una novità: come dimostra la tesi di Salmon l&#8217;informazione verticistica è spesso vittima di ingerenze e di obiettivi che poco hanno a che fare con l&#8217;informazione, quanto con la necessità di avallare certe decisioni (su dài, adesso basta, chi ha fregato le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein è ora che le tiri fuori se no Bush questa volta si arrabbia davvero). E quando non ci si mette di mezzo la malafede può capitare che la consistente massa di informazioni che dobbiamo gestire renda difficile la verifica, come accadde all&#8217;autorevolissimo <a href="http://www.springerlink.com/content/v2518788l07586hj/">Journal of Statistical Physics</a> che pubblicò alcuni studi del professor Stronzo Bestiale dell&#8217;Institute for Advanced Studies di Palermo.</p>
<p>Il motto è sempre e comunque quello di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fox_Mulder">Fox Mulder</a>: <em>Trust No One</em>, non fidarti di nessuno, salvo poi dare la facoltà a chiunque di esprimersi e a noi di credergli.</p>
<p>Intanto Enron è fallita per davvero e i morti dell&#8217;Iraq non si rialzano quando si spengono le telecamere e neppure l&#8217;inventore dell&#8217;auto a idrogeno è stato rapito dalla Spectre, e, i cosiddetti potenti, incassato il vaffa hanno continuato tranquillamente per la loro strada, intessendo una nuova storia da raccontarci. E se i blogger continueranno a raccontare le loro personali realtà alternative, allora avremo ancora la possibilità di catturare un po&#8217; di quella complessità che governa il nostro universo. Con un pizzico di autorevole distacco.</p>
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