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	<title>Apogeonline &#187; social network</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 05:01:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Rete non è sinonimo di pesca</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/02/rete-non-e-sinonimo-di-pesca</link>
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		<pubDate>Fri, 02 Mar 2012 13:36:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[don peppers]]></category>
		<category><![CDATA[fastcompany]]></category>
		<category><![CDATA[interazione]]></category>
		<category><![CDATA[reti sociali]]></category>
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		<category><![CDATA[weak ties]]></category>

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		<description><![CDATA[Per cercare lavoro, o trovare soggetti interessanti in cui investire, o trovare la migliore esposizione a idee nuove e ambienti promettenti, la soluzione è coltivare i legami più distanti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se serve una riflessione critica sull’abuso dei social network, non è solamente perché <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2012/03/01/la-corazzata-pinterest">ce ne sono talmente tanti da suscitare irritazione</a>. Per esempio, fuori dal consesso degli addetti al marketing e comunicazioni, quanti sanno andare oltre un condividere un po’ miope e fine a se stesso?<span id="more-9889"></span></p>
<p>Scrive Don Peppers su Fast Company:</p>
<blockquote><p>
The solar system is a network of planets, each of which has its own network of moons, so it provides a picturesque (if inexact) analogy for social networks, which are also networks of networks. […] But rather than counting how many moons you have in your network, what you ought to be doing is figuring out how to get the most benefit from the right ones. And despite the hype, my own informal canvassing has convinced me that most of us aren’t very strategic when it comes to the best way to take advantage of the enormous potential of our own social networks.
</p></blockquote>
<p>Leggendo l’<a href="http://www.fastcompany.com/1818177/the-unexpected-way-to-use-your-social-network-strategically">articolo</a> si può riscoprire la <a href="http://smg.media.mit.edu/library/Granovetter.WeakTies.pdf">teoria dei <i>weak tie</i></a>, i legami deboli: le migliori opportunità di lavoro arriveranno tipicamente dai margini e non dal nucleo della nostra rete di conoscenze.</p>
<p>Sapendo sempre per esempio che</p>
<blockquote><p>
the surest way NOT to have a creative breakthrough is to rely on all the experts you already know, and all the disciplines you’re already familiar with.
</p></blockquote>
<p>viene da (ri)pensare dolorosamente a come scegliamo chi seguire su Twitter, nel numero e nel genere. Probabilmente dovrebbe essere solo l’inizio.</p>
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		<title>Quando ROI significa Realization Of Influence</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/01/20/roi</link>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 10:18:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Brian Solis</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
		<category><![CDATA[Brian Solis]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[ROI]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[Social Media ROI]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[Vincenzo Cosenza]]></category>
		<category><![CDATA[Vincos]]></category>
		<category><![CDATA[Web-Marketing]]></category>

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		<description><![CDATA[«Le opportunità che vi offrono i social media sono più grandi della tecnologia o delle mode» racconta Brian Solis a margine del libro di Vincenzo Cosenza, «più grandi del ROI. Riguardano uno slittamento fondamentale nel comportamento dei consumatori»]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una delle domande che viene posta più di frequente, parlando di social media, è: qual è il ROI? Sorprendentemente, questa domanda è espressa senza una reale comprensione del motivo per cui è necessario farla. Una risposta del tipo «non lo so» conduce quasi immediatamente alla semplice e fondata decisione di minimizzare gli investimenti in attività sui social media o addirittura di non investire su nessuno dei nuovi media. Al contrario una risposta del tipo «questo è il ROI che possiamo aspettarci dalle seguenti attività» trasforma in modo straordinario i dubbi o lo scetticismo in curiosità ed entusiasmo.</p>
<p>Effettivamente i nuovi media sono un cambiamento necessario sulla strada per migliorare le relazioni con il consumatore e la sua esperienza, sviluppare prodotti e servizi di migliore qualità e aumentare la quota di mercato. Ma ricordate, quello che voi sapete e quello che hanno bisogno di sapere i decisori aziendali sono due facce della stessa medaglia. Entrambe sono rilevanti per condurre al successo un’organizzazione, ma solo una tenterà di creare aggregazione attorno a una visione comune del futuro.<span id="more-7947"></span></p>
<p>In questo libro Vincenzo Cosenza vi aiuterà a dare una risposta a una delle domande che più ostacolano l’evoluzione del business verso uno scenario moderno: che cos’è il ROI?</p>
<p>La realtà è che non importa quanto creativa sia l’idea o brillante la strategia, è responsabilità dei decisori aziendali valutare le proposte in base al merito, alla delicatezza e all’impatto per l’organizzazione. Persone, tempo, capitale e tecnologia sono risorse finite. Si tratta di valutare costi e opportunità. Se l’organizzazione investe in nuovi media, inizialmente deve “creare” oppure ottenere in prestito nuove risorse e fondi. Per realizzare la vostra visione e dare vita al vostro piano è necessario legare tutto ciò agli obiettivi e alle priorità di business o comunque dimostrare in che modo la vostra strategia farà evolvere l’organizzazione.</p>
<p>Si tratta di numeri e valori fondamentali. Le vostre idee sapranno reggere il confronto con le metriche di business e i KPI esistenti? E sapranno allinearsi o migliorare i valori dell’organizzazione nella costruzione delle relazioni con i clienti? Le metriche di performance sono un tassello chiave per la misurazione dei progressi e per la comunicazione degli avanzamenti secondo il piano tracciato. Inoltre, costringono a riflettere sulle strategie all’inizio del processo, in modo che le iniziative si svolgano come previsto.</p>
<p>In molti modi, le metriche di performance sono un sottoinsieme del più ampio concetto di influenza, un obiettivo di business spesso sottovalutato o frainteso. L’influenza è la capacità di provocare effetti o cambiare i comportamenti. E così quando pensate al ROI, pensate al di là dei numeri. Diventate “architetti della rilevanza”, dove causa ed effetto diventano le basi per la costruzione del business del futuro. Sviluppate strategie in cui causa ed effetto siano i catalizzatori di performance che ispirano strategie intrise di significato, mentre le metriche e i KPI documentano le trasformazioni reali. Mi piace pensare al ROI in questo modo: come <em>Realization Of Influence</em>.</p>
<p>Quindi presentare e confezionare numeri grezzi richiede una riflessione profonda volta a dimostrare i progressi verso gli obiettivi di business e le priorità che possono includere:</p>
<ul>
<li> Brand lift/Awareness;</li>
<li> Brand Resonance;</li>
<li> Advocacy;</li>
<li> Sale/Referral;</li>
<li> Endorsement;</li>
<li> Sentiment/Perception Shift;</li>
<li> Thought Leadership;</li>
<li> Demand;</li>
<li> Trend;</li>
<li> Audience/Community;</li>
<li> Behavior;</li>
<li> Influence.</li>
</ul>
<p><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/01/1396_prefazione-1.jpg"><img class="alignnone" title="Social Media ROI" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/01/1396_prefazione-1.jpg" alt="Social Media ROI" width="450" height="338" /></a></p>
<p>Ottenere l’approvazione e il sostengo è una specie di danza. Ma è un processo importante affinché il risultato finale non sia solo l’accettazione, ma anche l’allineamento dell’organizzazione.</p>
<ol>
<li> Iniziate con passione.</li>
<li> Verificate gli obiettivi di business e le priorità.</li>
<li> Indagate su chi sono i vostri consumatori, dove creano legami, cosa cercano, cosa condividono e osservate tendenze e aspettative.</li>
<li> Traducete queste informazioni in insight che possano essere traslati in azioni.</li>
<li> Documentate i casi di successo di competitor o altre organizzazioni le cui attività siano volte a raggiungere segmenti di consumatori simili ai vostri.</li>
<li> Sviluppate le idee. Siate creativi e pensate oltre gli obiettivi e le priorità&#8230; mission e vision centrano il punto? Riescono ad andare oltre l’ovvio?</li>
<li> Definite le aree della vostra influenza: cosa volete cambiare, quali effetti volete provocare?</li>
<li> Guardate ad altri aspetti e prestazioni della vostra azienda per imparare il modo in cui attualmente viene misurato il successo e come si sta cercando di migliorare strategie e modalità di misurazione per il futuro.</li>
<li> Documentate il modo in cui misurerete i progressi e come metterete in relazione le prestazioni agli obiettivi di business, le priorità e la visione globale.</li>
<li> Pensate al di là del marketing. In che modo le vostre idee e il ROI possono avere effetti sulle linee di business e le funzioni aziendali? Formate una squadra di stakeholder che vi aiuti a unire i puntini.</li>
</ol>
<p>Se seguirete questi passi, potrete far seguire la domanda sul ROI a un’altra domanda, del tipo «quanto in fretta potrò ricevere budget e risorse?».</p>
<p>Ricordate, le opportunità che vi offrono i social media e i media mobile sono più grandi della tecnologia o delle mode. Più grandi del ROI. Riguardano uno slittamento fondamentale nel comportamento dei consumatori. Oggi con il vostro lavoro iniziate un lungo e duraturo viaggio verso una trasformazione in cui il ROI, in definitiva, è la rilevanza e la pertinenza per il cliente all’interno del mercato. Senza di questo, l’organizzazione rischia di diventare una vittima del “darwinismo digitale”, un fenomeno già in corso in cui società e tecnologia si evolvono più velocemente della possibilità per l’organizzazione di adattarsi.</p>
<p>Nel momento in cui iniziate a costruire piani e ingranare, non smettete mai di cercare il ROI. Non solo vi permetterà di sopravvivere al darwinismo digitale ma, focalizzando l’attenzione sull’influenza, aiuterà ad avere effetto sul comportamento del consumatore e conquistare la posizione di leader.</p>
<p>Se il vostro management insiste nel vedere casi aziendali prima di considerare le vostre idee, vi consiglio di dare un’occhiata ai 101 esempi di ROI del social business preparati da Peter Kim, all’indirizzo <a title="101 Examples of Social Business ROI" href="http://bit.ly/101ROI" target="_blank">http://bit.ly/101ROI</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a title="Brian Solis" href="http://www.briansolis.com/" target="_blank">Brian Solis</a><br />
principal analyst di Altimeter Group<br />
autore di <em><a title="The End of Business as Usual" href="http://www.endofbusiness.com/" target="_blank">The End of Business as Usual</a></em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Pubblicato originariamente come prefazione a <a title="Social Media ROI - Edizione ebook" href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850313969/scheda" target="_blank">Social Media ROI</a> di Vincenzo Cosenza, in libreria il 22 febbraio, ma già disponibile in edizione ebook.</em></p>
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		<title>L&#8217;Internet del 2012</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/12/31/linternet-del-2012</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2011 22:30:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Granieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
		<category><![CDATA[social network]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[walled garden]]></category>

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		<description><![CDATA[Fate caso all'elettricità quando accendete l'interruttore della luce? Ecco, con la rete sta accendendo un po' la stessa cosa ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei diversi anni in cui, su queste pagine, ci siamo cimentati con questo tradizionale articolo di scenario, internet è cambiato molto. Il <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/01/03/19/200701031901">primo</a> di questi artcoli raccontava la meraviglia della rete sociale, i temi caldi erano i blog e i social network, che ancora non avevano vissuto il grande boom di massa e che rappresentavano il fronte dell&#8217;innovazione. Da allora abbiamo visto delinearsi tendenze ben precise, che sono diventate sempre più forti ed evidenti. Proviamo a riassumerle.<span id="more-7776"></span></p>
<h5>Trasparenza</h5>
<p>Man mano che internet si diffonde, tende a normalizzarsi. C&#8217;è stato un periodo in cui veniva guardato con sospetto (soprattutto dai media e dall&#8217;industria culturale), ma oggi fa sempre più parte delle nostre vite, della nostra quotidianità, del modo in cui lavoriamo. Sebbene ogni tanto qualche telegiornale faccia dei riferimenti oscuri all&#8217;<em>internèt</em> alludendovi come a un pericoloso girone infernale, si tratta per lo più di qualche caso isolato. In realtà il «racconto del mondo» che ci fanno i grandi media è integrato da internet (se non intriso di internet). Sempre più spesso compaiono le timeline di Twitter o di Facebook e quotidiamente la rete è diventata la grande fonte, primaria o complementare, per tutte le notizie.</p>
<p>Non è più necessario spiegare di cosa si parla, e questo è un segnale importante. Uno dei metri per valutare quanto una società stia accettando le innovazioni è proprio la presenza o l&#8217;assenza di una «piccola glossa» a spiegare termini e faccende non ritenute di uso comune. La trasparenza di internet sarà sempre più evidente. L&#8217;analogia che usano gli studiosi è quella dell&#8217;elettricità. Nessuno di noi la vede, nessuno di noi la percepisce, ma se togliessimo l&#8217;energia elettrica dalle nostre vite il quotidiano si fermerebbe.</p>
<h5>Connettività e dispositivi</h5>
<p>La connettività non basta mai. Appena aumenta la disponibilità si incrementano le esigenze di banda con nuovi servizi e nuove soluzioni, e cresce quindi anche la domanda. Ma anche solo guardando agli ultimi anni, abbiamo compiuto passi molto importanti e molto veloci. La previsione è facile: avremo connettività sempre più ubiqua e sempre più economica. E questo trend è destinato a non rallentare almeno per i prossimi anni. Anche sul versante dei dispositivi l&#8217;innovazione è stata velocissima. Sono sempre più piccoli e performanti, il che spiega la diffusione dell&#8217;accesso mobile alla rete (che va di pari passo con la disponibilità di connessione). Il trend vero, però, a mio parere, non è tanto quello che si riflette sull&#8217;accesso mobile &#8211; pure importantissimo &#8211; ma sul passo avanti che è stato compiuto nell&#8217;interfaccia. Con il <em>touch</em> abbiamo quasi appiattito la curva di apprendimento necessaria per accedere al mondo che ci apre la rete.</p>
<p>Il computer è sempre stato uno dei fattori di rallentamento dell&#8217;adozione delle tecnologie digitali. Richiedeva una comprensione di skill funzionali complesse che spesso allontanavano intere fasce di popolazione da internet e dalle sue possibilità. Con un dispositivo <em>touch</em> questo acceso è molto più semplice e intuitivo. La semplificazione delle interfacce, insieme alla pressione verso il basso dei prezzi, è un altro fattore importantissimo per far entrare nella modernità anche chi ha timore o difficoltà con le competenze tecnologiche.<br />
<strong></strong></p>
<h5>Cultura sempre più digitale</h5>
<p><strong></strong>Da qualche anno ormai l&#8217;innovazione non avviene più «dentro» internet, in senso stretto almeno. Piuttosto, la osserviamo nei settori che adottano le nuove tecnologie e che ne vengono trasformati. Primo tra tutti quello dell&#8217;industria culturale, che si sta digitalizzando in fretta, con cambiamenti enormi. Musica, giornalismo, cinema, fotografia, libri. Ma anche &#8211; e questo in Italia è ancora poco evidente &#8211; <a href="http://thenextweb.com/insider/2011/12/26/in-2011-how-the-internet-revolutionized-education/?awesm=tnw.to_1CNPT">l&#8217;educazione</a>.Se queste tendenze, a livello macro, descrivono abbastanza bene la rapidità con cui stiamo rivoluzionando il modo in cui funziona la nostra cultura, ci sono diversi trend da osservare a livello micro in questo 2012.</p>
<h5>App contro web</h5>
<p><strong></strong>Il lato negativo, almeno secondo alcuni, della facilità delle nuove interfacce è che paghiamo la facilità di utilizzo con l&#8217;accesso al cosiddetto <em>walled garden</em>, un mondo chiuso e completamente governato dal fornitore dei servizi. Tuttavia, con meno clamore, la libertà del web sta trovando una forte reazione con l&#8217;Html5, che può ricostruire in una logica aperta le stesse suggestioni delle app. Io credo che sia finito il tempo pionieristico in cui ci si faceva il web da soli e che la grandi infrastrutture di servizi (dalla mail ai grandi social network, agli ecosistemi culturali come Amazon e Apple) abbiano bisogno degli enormi capitali in grado di garantire la funzionalità per centinaia di milioni di utenti. Un po&#8217; come avviene nel mondo fisico, in cui deleghiamo la sicurezza, la viabilità, la salute a organizzazioni più strutturate.</p>
<p>Certo, nel digitale senza confini geografici, si tratta sempre di potenti <em>corporation</em> private. Ma una delle caratteristiche dell&#8217;adozione di una piattaforma o dell&#8217;altra è la soddisfazione degli individui che decidono di usarla. E questo potrebbe mitigare l&#8217;enormità di delegare il governo di buona parte delle notre vite immateriali a società private. Non è una questione di facile soluzione nè di facile approccio. Dovremo tutti imparare a vigilare molto sulle nostre scelte e sulle implicazioni che comportano. E che toccano temi molto sensibili, dalla privacy alla gestione dei nostri dati personali, all&#8217;accesso e alla proprietà del valore che creiamo online. Dobbiamo crescere anche noi alla stessa velocità con cui corre l&#8217;innovazione.</p>
<h5>Social media</h5>
<p><strong></strong>I social media non sono più territorio di innovazione da anni, ma sono oggetto di un continuo rinnovamento. Sono però sempre più importanti: sono il luogo dove assembliamo la nostra percezione del mondo (da cui dipendono le nostre decisioni), sono il motore con cui coccoliamo le nostre preferenze, sono uno spazio in cui elaboriamo idee e affetti, sono la porta attraverso cui accediamo a una serie di gratificazioni (dalle amicizie al lavoro) molto importanti. La <a href="http://paidcontent.org/article/419-time-shifting-is-replacing-real-time/">trasformazione</a> in atto nel modo in cui i social network ci ridisegnano il modo di stare in rete è importante. Anche questo è un trend da seguire.</p>
<h5>Potere e libertà</h5>
<p>Alla fine, Internet è un&#8217;infrastruttura potentissima per gestire la conoscenza. Talmente potente da innescare cambiamenti politici e sociali importanti, dalla primavera araba al modo in cui i cittadini decidono di votare. Da questo punto di vista è oggetto di una tensione fortissima tra poteri costituiti e aspirazioni degli individui. Il che porta a una dialettica fortissima tra libertà e restrizioni. Un esempio potrebbe essere quello dei recenti tentativi di arginare il digitale con strumenti legislativi, ultimo caso in ordine di tempo <a href="http://www.technologyreview.com/web/39385/?ref=rss">quello del governo americano</a>. Ed è questo un altro versante su cui nel 2012 sarà bene prestare un po&#8217; di attenzione.</p>
<p>Potrebbe esserci molto altro, in base alle priorità di ciascuno di noi. Ma una sintesi è una sintesi. Però, da lettore affascinato dal modo in cui la letteratura racconta il presente o prevede il domani, chiudo con una lettura bonus: <a href="http://thesocietypages.org/cyborgology/2011/12/01/how-cyberpunk-warned-against-apples-consumer-revolution/">How Cyberpunk Warned against Apple’s Consumer Revolution</a>.<br />
<br style="clear: both;" /></p>
<p><em>Questo articolo di Giuseppe Granieri rispetta una tradizione pluriennale per Apogeonline: rileggi nel nostro archivio i suoi scenari di inizio anno sulla rete pubblicati nel <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/01/10/linternet-del-2011">2011</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/01/04/linternet-del-2010">2010</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/05/linternet-del-2009">2009</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/01/14/19/200801141901">2008</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/01/03/19/200701031901">2007</a></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il potere delle community con le idee</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/12/30/il-potere-delle-community-con-le-idee</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 07:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giampaolo Colletti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Social Media]]></category>
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		<description><![CDATA[La community rappresenta una rivoluzione copernicana per il dialogo sul web tra aziende e clienti e s’inserisce prepotentemente anche nel business delle imprese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Marie Argence e Pauline Dalamèa sono le giovani (e notissime) amministratrici di una community online che aggrega i fan del gruppo pop <a href="http://www.tokiohotel.com/it/">Tokio Hotel</a>. Nel 2006 le ragazze si proposero per gestire e moderare la community, ma alla Universal non vollero dar loro credito, ipotizzando di poter internalizzare la gestione di questa attività. In realtà la forza delle due ragazze americane era dettata proprio dal legame viscerale con il general manager dei Tokio Hotel, che passava loro informazioni in anteprima scavalcando l’ufficio stampa del gruppo. La Universal Music fu presa in contropiede nell’organizzazione di una community così complessa. Oggi Marie e Pauline – che nel frattempo si sono messe in proprio e hanno aperto una loro azienda, la Stern Music – gestiscono in rete decine di brand musicali con blog e forum.<span id="more-7743"></span></p>
<h5>Identikit delle community</h5>
<p>Come dimostra la storia di Marie e Pauline, la community rappresenta una rivoluzione copernicana, che parte da un nuovo dialogo sul web tra aziende e clienti, reali o prospect, ma s’inserisce prepotentemente anche nel business. Perché oggi più che mai una comunità in rete influenza le preferenze e condiziona le politiche. È difficile stabilire il numero esatto di community che oggi si annidano sul web, anche se ogni azienda potenzialmente potrebbe essere dotata di una propria community nascosta tra le pieghe della rete: magari non la conosce ancora, ma c’è! Ciò che si può invece calcolare è il crescente numero di agorà digitali dove si ritrovano: in questo specifico caso i social network, Facebook e Twitter in testa, hanno fornito a queste comunità un acceleratore strategico, e permesso un aumento esponenziale dei lavoratori della rete sempre più specializzati nella gestione di queste comunità.</p>
<p>Le community, a torto o a ragione, sono divenute in questi ultimi tempi l’aspetto del digitale più affascinante ma ancora sconosciuto ai più, potenziale alcova del business ma ancora forziere blindato per i canali di vendita. Le community – da quelle di prodotto o aziendali a quelle puramente valoriali – si sono moltiplicate affermandosi nel sottobosco dei social network. Anche per Don Tapscott, ceo di New Paradigm, «le imprese devono smettere di pensare a siti internet o intranet e costruire comunità». Con il moltiplicarsi delle community le aziende iniziano a comprendere come sia strategico intercettarle e quasi impossibile crearle ex novo assoggettandole al brand. Le community sono comunità online fatte da persone, consumatori, dipendenti, cittadini associati o membri di gruppi di interesse; persone che si autoaggregano, anche se poi l’organizzazione ha una notevole responsabilità nel favorire tali assembramenti digitali.</p>
<h5>Micro-community</h5>
<p>Nel 1959 una nota casa automobilistica tedesca stupì l’universo economico con una inserzione a caratteri cubitali sui principali quotidiani europei: <em>Pensa piccolo</em>, recitava il claim di lancio del Maggiolino Volkswagen. Impercettibili fenomeni generano macro-trend di portata globale, e “pensa piccolo” è un concept adattabile alle community sparse in rete. Non è più un problema di numeri, ma di intensità della relazione, lontano dalla cultura mass market: l’obiettivo fondamentale non si misura in termini di quantità, ma di qualità. Il pubblico è circoscritto, interessato, fuori delle consumate logiche generaliste delle micro-community, perfino con una indicazione di soglia. Ogni tribù di buoni clienti dovrebbe essere contenuta entro un numero di centocinquanta unità: in questo modo si riuscirebbe a soddisfare le singole esigenze, mostrando quell’attenzione che è indispensabile in una relazione di stampo industriale.</p>
<p>Il numero centocinquanta per <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Kevin_Kelly">Kevin Kelly</a> diventa mille. In un articolo pubblicato sul sito <a href="http://technium.com">Technium.com</a>, Kelly ha descritto il mondo dei “mille veri fan”. Secondo Kelly, un vero fan è un membro che ha davvero a cuore il lavoro della community, sarà perciò disposto a fare sacrifici per acquistare nel negozio di fiducia e spingerà amici e parenti verso quel “credo”: «A un artista basta avere una tribù di mille veri fan; sono sufficienti, perché mille veri fan gli dedicheranno abbastanza attenzione, sostegno, affinché possa godere di un buon tenore di vita, contattare altri sostenitori e compiere un lavoro fantastico. Mille fan, mille autentici fan costituiscono una tribù». Ecco perché le micro-community, di contro e per paradosso, implicano delle macro-attenzioni da parte degli animatori: le macro-attenzioni hanno a che fare prepotentemente con quel cambio di paradigma tipico di una cultura mainstream e generalista verso un rapporto one-to-one. In questo la comunicazione diventa essenziale, nevralgica, la vera killer application del successo del business.</p>
<h5>Tutto si intercetta</h5>
<p>Lo ha scritto senza possibilità di equivoci Seth Godin: «La folla non è una tribù, la folla è una tribù senza un leader, è una tribù senza possibilità di comunicazione; la maggior parte delle organizzazioni dedica il proprio tempo a vendere a una folla, mentre le aziende più accorte riuniscono tribù». Prima regola chiave: nelle community nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si intercetta. Il postulato di Lavoisier è stato rivisitato e corretto per trattare la prima regola aurea di una buona community: quella dell&#8217;esistenza a prescindere da un brand (o dai tentativi “magici” di creazione in vitro). Questa regola è il mantra di ogni logica di community. D&#8217;altronde così ha dichiarato il padre delle social community Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook: «Non si crea una comunità. Le comunità esistono già, e fanno ciò che vogliono».  Secondo Henry Jenkins, MIT di Boston, le aziende in rete stanno perdendo il controllo e i consumatori remixano i contenuti digitali in modo più efficace e veloce dei media broadcaster.</p>
<p>Seconda regola chiave: dialoga e dai il feedback. Per chi opera a stretto contatto con le community diventa parte essenziale della propria attività la gestione del feedback. Tale aspetto può essere letto su due piani distinti: da un lato la risposta a un commento o a una domanda che parte dalla propria tribù, dall&#8217;altro il feedback verso il top-management dell&#8217;azienda, ovvero l&#8217;efficia dell&#8217;azione del community manager o specialist. Iniziamo dal primo fronte, quello della risposta, una delle note peculiari della comunicazione 2.0 rispetto alle vecchie modalità interpretative appartenere alla cultura “generalista”. D&#8217;altronde ascolto e servizio al cliente passano per l&#8217;ascolto ma anche per la risposta alle problematiche espresse. Tacere quando si è chiamati in causa non è mai positivo. E la risposta deve essere celere e al contempo ragionata, perchè i tempi della rete non consentono di tergiversare ma al tempo stesso è importante intervenire con precisione e correttezza. Quindi occorre rispondere ai post, ai messaggi, alle e-mail ricevute. Se il numero non lo consente occorre impostare una comunicazione di servizio o un messaggio automatico e “processare” le richieste più delicate nelle ore successive, facendo uno screening dei messaggi con una gradualità dal più complesso (codice rosso) al meno delicato (codice verde).</p>
<h5>Social e multicanale</h5>
<p>Un discorso a parte merita la gestione dei commenti sui social network, che – soprattutto nelle fanpage e nei gruppi su Facebook – implica una replica allargata e “plurale”: occorre presidiare il social network, rispondendo in modo personale, asciutto e diretto, con rispetto e determinazione. Nelle situazioni più complesse occorre allertare l&#8217;azienda (la struttura responsabile della comunicazione interna digital o l&#8217;ufficio stampa). Ai membri della community – i veri ambasciatori del brand – occorre dare stimoli e ringraziamenti, senza esagerare però: non deve mai sembrare che l&#8217;azienda voglia ingraziarsi la propria comunità. D&#8217;altronde il rispetto lo si misura sul campo.</p>
<p>E veniamo alla terza regola: moltiplica il valore della community in logica social e multicanale. Ovvero non far vivere la community in ambienti chiusi, ma moltipli l&#8217;efficiacia del confronto grazie ai social network sempre più performanti. La multicanalità implica anche un rapporto più stretto e sinergico con il sito istituzionale dell&#8217;azienda: per un&#8217;organizzazione o un gruppo di interesse che è predisposto nella sua missione verso il servizio al cliente la community può diventare una leva strategica. Le nuove tecnologie – sempre più malleabili e incisive anche rispetto a progetti più performanti – consentono oggi di offrire un servizio completo e quindi realizzare una user experience vincente. D&#8217;altronde per un&#8217;azienda l&#8217;esperienza del prodotto diventa brand solo in una logica di autentico servizio.</p>
<h5>Affetti speciali</h5>
<p>Uno degli esempi di multicanalità maggiormente vincenti nel mercato americano è offerto da Domino&#8217;s Pizza. Negli Stati Uniti questa azienda ha integrato la visione di un film on demand su Tivo con la possibilità di ordinare una pizza direttamente dal divano di casa propria. In questo senso la community si apre verso una diffusione del geotagging e verso la possibilità di integrare l&#8217;offerta con vere e proprie applicazioni pubblicitarie sugli smartphone. Questo ci porta alla regola fuori le regole: dagli “effetti speciali” agli “affetti speciali”. In parole semplici: non ricercare piattaforme ad elevate prestazioni ma distanti dalle capacità comprensive della community. Persegui invece un legame emozionale, puntando al cuore della comunità. Altrimenti rischi la «schizophrenia». L&#8217;ha dichiarato anche Dave Balter di <a href="http://www.bzzagent.com/">BzzAgent</a>: «Keep it simple».</p>
<p>Solo per il fatto che è possibile integrare qualsiasi funzionalità online, non è detto che questa complessità venga percepita come una buona ragione per partecipare alla vita della community. Nello stesso post  Balter così prosegue: «Offering the hodgepodge of polls-messageboards-blogpost-videoplaylist-statusfeeds-avatars can lead to brand – and avocate – schizophrenia». Come scrive Seth Godin, «Le tribù non hanno a che fare con le cose, ma riguardano i legami».</p>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza – 6</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Dec 2011 07:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa sono i social network? Da dove arrivano? Chi c'è dietro? I cantanti non li capiscono e li disprezzano, Apogeonline invece ve li spiega. E dopo sei puntate e mesi di suspense, siamo al dunque: con i loro pregi e con i loro difetti, con le loro aperture e le loro chiusure, c'è solo una cosa che non si può proprio fare oggi. Ed è non capirli]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-7700"></span><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/12/SN6.png"><img class="alignnone size-full wp-image-7702" title="SN6" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/12/SN6.png" alt="" width="485" /></a><br />
<br style="clear: both;" /><br />
Le puntate precedenti: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/19/i-social-network-spiegati-a-caparezza">prima</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/26/i-social-network-spiegati-a-caparezza-2">seconda</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/16/i-social-network-spiegati-a-caparezza-3">terza</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/08/05/i-social-network-spiegati-a-caparezza-4">quarta</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/10/18/i-social-network-spiegati-a-caparezza-%E2%80%93-5">quinta</a></p>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza – 5</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa sono i social network? Da dove arrivano? Chi c'è dietro? I cantanti non li capiscono e li disprezzano, Apogeonline invece ve li spiega. La socializzazione dei contenuti, la libertà maggiore e diversa, le influenze anch'esse un po' consuete e un po' nuove. Uno spaccato della società, nel bene e nel male]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-6935"></span><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/10/SN5.png"><img class="alignnone size-full wp-image-6936" title="SN5" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/10/SN5.png" alt="" width="485" /></a></p>
<p>Le puntate precedenti: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/19/i-social-network-spiegati-a-caparezza">prima</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/26/i-social-network-spiegati-a-caparezza-2">seconda</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/06/16/i-social-network-spiegati-a-caparezza-3">terza</a> e <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/08/05/i-social-network-spiegati-a-caparezza-4">quarta</a></p>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza &#8211; 3</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jun 2011 06:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa sono i social network? Da dove arrivano? Chi c'è dietro? I cantanti non li capiscono e li disprezzano, Apogeonline invece ve li spiega. Oggi torniamo indietro fino alla new economy, quando ci si aspettava che la pietra angolare del web potessero essere i contenuti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5939"></span><br />
<a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/06/social3.png"><img class="alignnone size-full wp-image-5940" title="social3" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/06/social3.png" alt="" width="485" /></a></p>
<p>Le puntate precedenti: <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/19/i-social-network-spiegati-a-caparezza">prima</a>, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/26/i-social-network-spiegati-a-caparezza-2">seconda</a></p>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza &#8211; 2</title>
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		<pubDate>Thu, 26 May 2011 06:30:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che cosa sono i social network? Come sono nati? A che cosa servono?  Resta molta confusione, confusione nella quale soprattutto le celebrità del mondo analogico non mancano di sguazzare. E allora Apogeonline, in un nuovo afflato da servizio pubblico, prova a rispiegare tutto da capo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5686"></span><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/05/social2.png"><img class="alignnone size-full wp-image-5688" title="social2" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/05/social2.png" alt="" width="485" /></a></p>
<p>La <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/19/i-social-network-spiegati-a-caparezza">prima parte</a>, pubblicata il 19 maggio 2011</p>
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		<title>I social network spiegati a Caparezza</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 06:29:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Qualche giorno fa il cantante, ultima celebrità in ordine di tempo, si è espresso in modo molto critico riguardo alle reti sociali come Facebook. Sfugge ancora troppo spesso il senso dello strumento. E allora Apogeonline, in un afflato da servizio pubblico, prova a rispiegare tutto da capo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span id="more-5657"></span><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/05/social-1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-5658" title="social-1" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2011/05/social-1.png" alt="" width="485" /></a></p>
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		<title>Le rivolte africane, tra Facebook e cellulare</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/05/06/facebook-i-cellulari-e-le-rivoluzioni-africane</link>
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		<pubDate>Fri, 06 May 2011 06:30:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come ha fatto il popolarissimo social network a crescere così rapidamente in Africa? Sfruttando un'altra rivoluzione parallela e ancora più prorompente, la rete mobile]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le ultime rilevazioni di <a href="http://www.alexa.com/">Alexa</a>, Facebook risulta essere diventato il social network di riferimento in molti paesi del continente africano. C’è da stupirsi? Probabilmente no. È una rivoluzione in atto da molti anni che non parte dal web. In molte parti del continente, il numero di utenti Facebook è raddoppiato negli ultimi sette mesi. L&#8217;Egitto è attualmente primo paese africano per numero di utenti di Facebook, con circa 6,8 milioni di utenti e un tasso di penetrazione del 8,5%. Il paese è seguito dal Sud Africa, dal Marocco e dalla Nigeria che hanno rispettivamente 3,7 milioni, 3,3 milioni e 3,0 milioni di utenti.<span id="more-5542"></span></p>
<h5>Spazio di crescita</h5>
<p>Nonostante i tassi di crescita rapida, il continente ha un tasso di penetrazione Facebook di circa 3,06%, il più basso di tutte le regioni del mondo. Per questo motivo c&#8217;è notevole spazio di crescita per gli utenti africani e molte aziende stanno investendo proprio per arrivare per primi su un mercato ancora tutto da conquistare. Ma come ha fatto Facebook a crescere così rapidamente in queste regioni del mondo? Zuckerberg ha sfruttato un&#8217;altra rivoluzione africana in corso da ormai una decina di anni: la telefonia cellulare. Negli ultimi anni l’Africa è stato il mercato di telefonia mobile più in crescita al mondo e la Nigeria, in particolare,  cresce del 100%.</p>
<p>La prima telefonata al cellulare in Africa è stata fatta in Congo (allora Zaire) nel 1987; oggi in 19 Paesi africani tre quarti di tutti i telefoni sono Gsm e gli utenti nel Continente sono oltre 100 milioni (su una popolazione di 700 milioni). L’invasione dei cellulari può essere giudicata come l’ennesima, definitiva violenza dell’Occidente all’identità del Continente nero, ma uno studio della London Business School indica che, in un Paese sottosviluppato, un aumento di 10 telefonini per ogni 100 persone equivale a una crescita dello 0,6 per cento del prodotto interno lordo.  La mania per i cellulari, che in Occidente significa anche fastidio e maleducazione, in Africa potrebbe essere considerata come motore di sviluppo.</p>
<h5>Il mercato dell&#8217;usato</h5>
<p>Gli investimenti in Africa di paesi come la Cina e l’India stanno portando a un’abbassamento ulteriore dei costi di queste tecnologie, incentivando lo sviluppo e la diffusione delle stesse, ma un’altra delle ragioni di questa diffusione è il grande mercato dell’usato. Molti di questi telefoni, scartati dai mercati europei o giapponesi perché ormai fuori moda o perché soppiantati dai modelli di ultima generazione, vengono inviati ai paesi in via di sviluppo. C’è poi un fattore di digital divide dovuto alla assenza di infrastruttura wired. L’abbattimento del digital divide passa dalle tecnologie mobili proprio perchè mancano quasi del tutto infrastrutture di telefonia fissa, e quindi manca l’internet via cavo, ma la rivoluzione, qui, è ormai chiaramente mobile. In Gran Bretagna, ad esempio, ci sono voluti 15 anni perché i telefoni mobili riuscissero a superare quelli fissi, mentre in Tanzania questo ricambio è avvenuto in 5 anni.</p>
<p>Le molte applicazioni sviluppate sui cellulari permetteranno alle economie dei Paesi africani di svilupparsi più rapidamente, come hanno dimostrato in questi ultimi anni progetti delle principali organizzazioni non governative. Servizi di comunicazione via cellulare che hanno contribuito ad accrescere la produttività delle comunità rurali in Uganda o i primi servizi di pagamento tramite cellulare che diventano preziosi strumenti per i piccoli commercianti di Sud Africa, Senegal e Kenya. Non un modo per connettersi a internet, o almeno all’internet come la conosciamo noi, ma un modo per mettersi comunque in comunicazione con gli altri, il che aiuta non solo l’economia, ma la costituzione stessa di una società. E questo, qualcuno, lo ha capito già da un pezzo.</p>
<h5>Rivoluzione tecnologica</h5>
<p>Il capo di Stato del Senegal Abdoulaye Wade, nel settembre 2004 ha introdotto una conferenza stampa al Palazzo di Vetro dell’ONU dicendo: «Ci sono più linee telefoniche a Manhattan che in tutta l’Africa».<br />
Wade e altri rappresentanti sono ben coscienti della necessità di non perdere le occasioni della rivoluzione tecnologica, per questo hanno chiesto già da tempo di unire le forze e dar vita a un Fondo di respiro internazionale che possa dare una mano ai cittadini dei paesi poveri ad acquistare telefoni cellulari e ottenere l’accesso ad Internet. L’uso della telefonia mobile viene ritenuto da questi capi di Stato essenziale in molte aree africane, laddove mancano totalmente le infrastrutture di rete fissa.</p>
<p>Già nel 2005 il <a href="http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/article737130.ece">Times spiegava</a> che «oggi salverebbero più vite i cellulari che le medicine». I telefoni cellulari sono emersi come uno strumento di campagna organizzativa attraverso i tradizionali confini socio-economici e culturali. Ci sono numerosi esempi provenienti da tutto il mondo in cui le campagne sviluppate mediante telefoni cellulari hanno fatto oscillare i risultati elettorali attraverso attività innovative di <em>get-out-the-vote</em>. Sono stati utilizzati telefoni cellulari per garantire le elezioni imparziali attraverso un migliore monitoraggio, hanno dato luogo a massicce azioni collettive per la liberazione dei prigionieri politici e sono utilizzati nelle strategie di salute pubblica. Basti pensare alla recente ondata i profughi arrivata dalla Libia alla Tunisia. Nei campi di accoglienza, subito dopo il confine tunisino, i rifugiati libici ricevono oltre che al cibo, anche dei cellulari.</p>
<h5>Mercato</h5>
<p>Facebook ha un pregio che lo rende molto più vicino alla rivoluzione della telefonia mobile che a quella del web come piattaforma autoriale, predisponendosi infatti alla creazione di relazioni umane in cui il “contenuto” è l’utente stesso. La chiave di questa rivoluzione sta tutta qui ed è la stessa chiave che ha portato (e porta) gli abitanti di paesi come l’Egitto o la Tunisia a fare un uso incredibile di questo strumento per comunicare durante la <em>Rivoluzione del Pane</em> e la guerra tutt’ora in corso in Libia. Visto l&#8217;alto tasso di abbonamenti di telefonia mobile in regioni come l&#8217;Africa, Facebook ha puntato molto sulla telefonia mobile per la sua strategia di penetrazione.</p>
<p>Christian Hernandez, Head of International Business Development in Facebook, ha recentemente dichiarato: «Sappiamo che il mercato mobile è uno strumento importante per guidare l&#8217;impegno nei paesi in via di sviluppo, dove si parte con iniziative rivolte al mercato mobile». Per venire incontro a questo nuovo mercato gli operatori telefonici si stanno attrezzando con particolari proposte confezionate sulla base delle necessità degli abitanti di quelle zone. Le principali aziende telefoniche mondiali, infatti, offrono ai propri clienti la possibilità di ricevere denaro contante anche nelle zone più remote del continente, grazie a un semplice messaggio di testo. Servizi come <em>mobile banking</em> o <em>m-banking</em> consentono infatti di trasferire contanti attraverso un semplice messaggio di testo, facendo affidamento sulla rete di rivenditori locali, che già vendono le carte di ricarica telefonica, per la consegna del denaro.</p>
<h5>Armi</h5>
<p>Non ci sarà da stupirsi quindi se vedremo Facebook continuare a crescere e investire sempre più su modelli di business che integrano perfettamente telefonia mobile e servizi di social networking. E non ci dobbiamo neanche stupire nel vedere diventare il cellulare e i social network come Facebook e Twitter le principali &#8220;armi&#8221; in mano alle popolazioni che stanno portando avanti le rivolte in Africa del Nord e in Medio Oriente.</p>
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