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	<title>Apogeonline &#187; sicurezza</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Se cade uno Scada</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:03:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Armando</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hacking]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[hacker]]></category>
		<category><![CDATA[infrastrutture]]></category>
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		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[utility]]></category>

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		<description><![CDATA[Viene naturale dubitare delle voci di violazione della sicurezza dei sistemi di controllo ferroviario. E porsi interrogativi di portata più ampia sulla sicurezza generale delle utility.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Conoscere la storia aiuta a non ripeterla. Titoli che urlano di disastri epocali si sprecano, anche in assenza di disastri. <a href="http://www.nextgov.com/nextgov/ng_20120123_3491.php?oref=search">Leggere quindi su NextGov</a> che</p>
<blockquote><p>Hackers, possibly from abroad, executed an attack on a Northwest rail company’s computers that disrupted railway signals for two days in December, according to a government memo</p></blockquote>
<p>non mi ha mosso più di tanto, se non per una considerazione: tutto quello che mi hanno sempre raccontato e mostrato su come siano progettate le reti di gestione del traffico ferroviario contraddice questa possibilità. La parte vitale è protetta e separata anche fisicamente dal resto della rete (magari pure proprietaria).<span id="more-8983"></span></p>
<p>Quindi le possibilità sono tre: o non è successo nulla e il memo è falso (improbabile: la reazione ufficiale è che è <a href="http://www.wired.com/threatlevel/2012/01/railroad-memo/"><em>inaccurate</em></a>), o l’impatto è avvenuto sulla parte “non vitale” e quindi il massimo rischio è che qualche treno non si sia mosso in tempo, oppure è stata toccata la parte vitale, cosa che rende lo scenario molto più preoccupante. Preoccupante perché si osserva anche in questo settore la tendenza a una interoperabilità che porta molti benefici ma anche qualche evidente rischio.</p>
<p>I sistemi di Supervisory Control and Data Acquisition (<a href="http://www.ncs.gov/library/tech_bulletins/2004/tib_04-1.pdf">Scada</a>) utilizzati per il controllo industriale da parte di molte <em>utility</em> sono sempre più esposti a rischi di questo genere ed è per questo motivo che sono frequentemente inclusi nelle liste dei problemi che incontreremo (probabilmente) sempre più spesso nei prossimi anni.</p>
<p>Sfortunatamente molti sistemi di questo genere sono stati progettati senza pensare ai moderni sistemi di interconnessione e questo li rende vulnerabili. Lo scenario apocalittico è certamente esagerato ma non è fuori luogo preoccuparsi di quello che potrebbe succedere, vista la quantità di sistemi Scada rintracciabili facilmente sui motori di ricerca specializzati (penso soprattutto a <a href="http://www.shodanhq.com/">Shodan</a>).</p>
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		<title>Il mio lavoro è complesso così ora te lo spiego</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/10/19/il-mio-lavoro-e-complesso-cosi-ora-te-lo-spiego</link>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 06:30:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Boccia Artieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[gmp24]]></category>
		<category><![CDATA[Greater Manchester Police]]></category>
		<category><![CDATA[Peter Fahy]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Zigmunt Bauman]]></category>

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		<description><![CDATA[Per un giorno la Polizia di Manchester ha twittato tutti i suoi interventi: incidenti, liti, furti, animali, fughe. Un modo diverso e inaspettatamente efficace di elaborare il nostro rapporto con la sicurezza]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La percezione di sicurezza/insicurezza con cui conviviamo quotidianamente dipende da quel complesso di esperienze che il noto sociologo polacco <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zygmunt_Bauman">Zigmunt Bauman</a> ne <a href="http://www.lafeltrinelli.it/products/9788807720536/La_solitudine_del_cittadino_globale/Zygmunt_Bauman.html">La solitudine del cittadino globale</a> descrive con il termine tedesco <em>Unsicherheit</em>, una condizione che è definita da tre fattori. L’<em>uncertainty, </em>lo stato di<em> </em>incertezza cognitiva che ha a che fare con ciò che ci aspettiamo dagli altri per come li conosciamo &#8211; pensate allo “straniero” che si trova fra di noi. L’<em>insecurity, </em>insicurezza esistenziale che ha a che fare con le forme di instabilità del mondo, molte delle quali entrano in contatto con noi attraverso le narrazioni mediali. L’<em>unsafety, </em>l’assenza di garanzie di sicurezza per la nostra persona e per il “mondo vicino” quello delle amicizie e degli affetti.<span id="more-4018"></span></p>
<blockquote><p>In un mondo caratterizzato da una rapida globalizzazione, nel quale una larga fetta di potere, e la fetta più importante, è preda della politica, [le] istituzioni non possono fare granché per offrire sicurezza o certezza. Quello che possono fare e che stanno cercando di fare è convogliare l&#8217;ansia, estesa e diffusa, verso una sola componente della <em>Unsicherheit</em>, quella della sicurezza personale, l&#8217;unico ambito in cui qualcosa può essere fatto e viene effettivamente fatto.</p></blockquote>
<p>In tal senso i media diventano centrali per diffondere immagini e immaginario di sicurezza/insicurezza. E la relazione tra questi e le forze dell’ordine, in particolare quelle locali, che possono cioè agire più concretamente sull’<em>unsafety</em>, diventa un elemento strategico. Pensiamo in tal senso alla funzione che la cronaca locale e le testate locali hanno e alle problematiche di rappresentazione del rapporto tra sicurezza percepita e sicurezza reale di un territorio (reati effettivi, ad esempio). Ma pensiamo anche alle forme di comunicazione che la polizia locale attua nei confronti dei cittadini. Sono possibili forme di disintermediazione mediale? È possibile sfruttare canali informativi diretti con i cittadini? È possibile, insomma, una narrazione diversa sulla sicurezza garantita dalle forze dell’ordine?</p>
<h5>Quotidiana complessità</h5>
<p>A domande come queste deve avere pensato <a href="http://www.gmp.police.uk/">la Polizia di Manchester</a> in Inghilterra che ha deciso di sperimentare una forma di informazione diretta dei cittadini per 24 ore usando la formula del microblogging via Twitter. Così tra la notte di Giovedì 14 ottobre 2010 e quella di Venerdì 15 ottobre ha tenuto una cronaca in diretta dei 3205 incidenti accaduti sul territorio fornendo i dettagli di ciascuno su tre canali Twitter chiamati @<a href="https://twitter.com/#%21/gmp24_2">gmp24</a>. Ha così messo in contatto i cittadini con la complessità del lavoro quotidiano concreto della polizia e ha avuto la funzione di mettere in luce le reali tipologie di reato che, <a href="http://www.bbc.co.uk/news/uk-england-manchester-11537806">come racconta</a>, il Chief Constable Peter Fahy, spesso non sono riconosciute in tabelle e misurazioni relative all’insicurezza. Certo, la minaccia di un taglio di fondi alle forze di polizia ha aiutato a pensare a questa operazione che ha anche la funzione di “bucare” il sistema dei media britannico. Ma di fatto, come <a href="%22We%20think%20it%27s%20very%20important%20for%20the%20public%20to%20have%20an%20understanding%20of%20what%20their%20police%20officers%20are%20doing%20day%20to%20day,%22%20said%20Chief%20Constable%20Peter%20Fahy%20in%20a%20YouTube%20video%20%20on%20the%20police%20department%27s%20website.%20%22The%20reality%20of%20police%20work%20is%20that%20though%20cr">chiarisce</a> Constable:</p>
<blockquote><p>We think it&#8217;s very important for the public to have an understanding of what their police officers are doing day to day. The reality of police work is that though crime is a very important part of what we do, we do much else besides. We&#8217;re very much the agency of last resort and a big part of our workload is related to wider social problems.&#8221;</p></blockquote>
<p>Il canale Twitter del dipartimento di polizia di Manchester è passato velocemente da 3.000 <em>followers</em> a 19.000, attraverso un racconto continuato fatto di incidenti stradali, serpenti fuggiti, liti famigliari, piccoli furti, fughe dall’ospedale… che si costruisce di tweet in tweet. Il primo: «Welcome to <a href="http://search.twitter.com/search?q=%23gmp24" target="_blank">#gmp24</a> we have already had 214 incidents before 5am», l’ultimo: «Brick thrown at car in Leigh». In definitiva un’operazione che è a metà fra la strategia di comunicazione pubblica e quella delle P.R. online, ma che mette anche in contatto i cittadini con la realtà della sicurezza del loro territorio e con l’efficacia dell’azione di prevenzione e intervento. L’interesse da parte dei cittadini lo si può osservare dai retweet su alcuni interventi fatti, dal numero di “liste” in cui finisce il canale o da alcune commenti ricevuti via replay:</p>
<blockquote><p>gobbolinothecat: What comes across from these tweets is how much the police are involved in the community and how much they are relied upon.</p></blockquote>
<h5>Sagome connesse</h5>
<p>La sperimentazione finisce dopo 24 ore. Ottiene la copertura mediale desiderate e mostra le potenzialità. Mi chiedo allora: l’interesse degli utenti per i contenuti informativi come aiuta a costruire una <em>Unsicherheit</em> diversa? Sicuramente è capace di parlare in modi nuovi all’<em>unsafety</em>, di fornire un’esperienza diversa alle nostre paure e può creare una sincronizzazione diversa fra sicurezza reale e sicurezza percepita. E ancora: si potrebbe usare forme come questa per parlare a particolari pubblici, penso ad esempio ai giovani, promuovendo una cittadinanza connessa diversa? E spingendoci oltre con la fantasia: potrebbe essere questo un modo efficace di parlare delle stragi del sabato sera e fare prevenzione? È più efficace una sagoma disegnata per strada in un’operazione di marketing ambientale o la messa in connessione sociale con la realtà informativa via Twitter?</p>
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		<title>Apogeonline Bit Comics # 32.3</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/02/apogeonline-bit-comics-323</link>
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		<pubDate>Sat, 02 May 2009 07:14:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gas e Lio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bit Comics]]></category>
		<category><![CDATA[cookies]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2009/04/03-55x150.jpg" alt="" title="" width="55" height="150" class="alignnone size-medium wp-image-578" /></p>
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		<title>Internet non ha bisogno di quelle leggi</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/11/internet-non-ha-bisogno-di-quelle-leggi</link>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 08:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[anonimato]]></category>
		<category><![CDATA[Gabriella Carlucci]]></category>
		<category><![CDATA[Gianpiero D'Alia]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
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		<category><![CDATA[Luca Barbareschi]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Cassinelli]]></category>
		<category><![CDATA[sicurezza]]></category>

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		<description><![CDATA[Bersagliati da proposte di legge improbabili e dannose, stiamo forse perdendo di vista il punto: le norme per la rete esistono già, basta applicarle. Il nostro contributo alla causa: un "filo rosso" per legare i fatti e contestualizzare le novità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parto dalla conclusione, perché vorrei che questa fosse più chiara che mai: internet non ha nessun bisogno di nuove leggi. La rete non è un luogo <em>altro</em>: fa parte della nostra vita sociale, che è già ampiamente regolata da norme e sanzioni. Sbaglia, per ignoranza o per malafede, chi definisce internet un far west senza regole. Disperde energie chi si batte per replicare previsioni che già esistono e che potrebbero semplicemente applicate senza ricorrere alla demagogia e senza moltiplicare l&#8217;entropia legislativa. Perde un&#8217;opportunità di onorare la nostra democrazia chi si intestardisce a sostenere regolamenti destinati per banale evidenza tecnologica a non sortire effetto alcuno, quando non addirittura a far danni.<span id="more-487"></span></p>
<p>Possono esserci meccanismi da adeguare, dovuti alla distribuzione geografica, alle caratteristiche tecnologiche del mezzo di comunicazione e alla scala di cui si nutrono gli eventi sociali mediati dalla rete, ma non c&#8217;è reato che non possa essere perseguito qualora il fatto abbia origine in o per mezzo di un network digitale. La dimostrazione più lampante sta nel fatto che questi reati sono già perseguiti con una solerzia che dovrebbe rassicurare anche il più allarmato dei nostri concittadini. Persino la pirateria digitale, che agita i sonni di lobby potenti, è pienamente perseguibile ai termini di legge. Chiedete conferma a un magistrato o a un poliziotto postale: vi racconterà di un sistema di comunicazione in cui i malintenzionati lasciano una quantità di tracce tale da rendere il lavoro investigativo perfino più agevole che in passato. Mentre chi vi parla dell&#8217;impossibilità di ottenere giustizia a seguito di misfatti legati alla rete il più delle volte confonde la legge con i tribunali, dei cui drammatici problemi internet non ha colpa.</p>
<h5>A forza di ripeterlo</h5>
<p>Sta invece succedendo qualcosa di paradossale e spiacevole, in Italia, negli ultimi mesi. A forza di ripetere la storiella della rete anarchica, selvaggia e senza regole, coacervo di criminali, truffatori e depravati (un genere che vende sempre bene sulle pagine di cronaca), i meno informati tra i nostri politici e concittadini si sono convinti dell&#8217;urgenza di intervenire con fermezza. Sulle pagine di Apogeonline ne abbiamo dato conto nei giorni scorsi analizzando per esempio la <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/23/legalita-su-internet-il-ddl-carlucci">proposta Carlucci</a>, l&#8217;<a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/09/reati-dopinione-in-rete-i-limiti-del-50-bis">emendamento D&#8217;Alia</a>, il <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/27/cresce-lallarme-per-il-decreto-antipirateria">disegno Barbareschi</a>. Non serve ripetere qui i (tanti) motivi per cui tutte queste leggi sono viziate in origine da inadeguatezze tecnologiche, quando non arrivano a prevedere inaudite redistribuzioni dei poteri dello Stato. Persino laddove si interviene per scongiurare i rischi peggiori &#8211; è il caso dei <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/03/cassinelli-emenda-dalia-un-passo-avanti">volonterosi interventi</a> e dei <a href="http://robertocassinelli.blogspot.com/">tentativi di dialogo</a> portati avanti da Cassinelli &#8211; si finisce per inserire nell&#8217;ordinamento asprezze che non sarebbero nemmeno auspicabili, se non apparissero a questo punto come la migliore delle ipotesi.</p>
<p>Sta accadendo per la rete qualcosa di simile a quello che nel corso dell&#8217;ultima campagna elettorale nazionale è avvenuto riguardo ai temi della sicurezza: un allarme sociale almeno parzialmente immotivato e creato artificialmente (oggi abbiamo <a href="http://www.centrodiascolto.it/content/lanalisi-del-centro-dascolto-sulle-notizie-di-cronaca-nera-nei-telegiornali">alcuni numeri</a> a dirlo) ha condizionato le sorti dell&#8217;attuale legislatura. Da questo cul-de-sac si potrebbe uscire &#8211; si <em>dovrebbe</em> uscire, converrebbe a tutti &#8211; tornando all&#8217;essenzialità dei fatti e obbligandoci vicendevolmente a confrontare le idee con serenità. Due compiti che oggi sembrano così ardui, ma che un tempo sono stati la ragion d&#8217;essere del giornalismo, della politica e della società civile. Viviamo una realtà costruita il più delle volte su certezze di terza o quarta mano, dove chi parte per la tangente finisce per dettare le regole del gioco e portarsi dietro tutti, invece di essere energicamente richiamato all&#8217;ordine. Abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà, laddove oggi tutte le parti in gioco indugiano in emotività.</p>
<h5>Un passo avanti</h5>
<p>Un&#8217;emotività che a questo punto non si può permettere né il cittadino digitale, spesso istigato da un generico passaparola a difendere generiche libertà minacciate da generiche leggi, né tantomeno i nostri deputati e senatori, che per ruolo e mandato istituzionale ci si aspetta siano predisposti ad ascoltare, moderare, confrontare, approfondire, fare sintesi, trovare compromessi. Politici che invece riscopriamo <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10317/gabriella-carlucci-e-davide-rossi-e-andata-cosi/">astiosi</a>, <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/02/17/meglio-un-comunicato-che-un-confronto/">arroccati</a>, <a href="http://punto-informatico.it/2558241/PI/Brevi/ddl-barbareschi-solo-inizio.aspx">improvvisati</a> e spesso <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/02/17/risponde-il-sen-dalia-ma-quale-censura/">indifendibili</a>, burattini talvolta ignari nelle mani di interessi più grandi di loro. È tempo di fare un passo avanti: in gioco non c&#8217;è più soltanto il passatempo di qualche milione di italiani, ma un&#8217;opportunità di crescita culturale, civile e produttiva che attende l&#8217;intero paese. Un paese in drammatico ritardo, <a href="http://www.hyperorg.com/blogger/2009/02/19/italian-interior-minister-creates-government-task-force-to-hack-skype/">zimbello</a> <a href="http://www.iht.com/articles/2009/02/03/technology/google.4-421880.php">digitale</a> <a href="http://blogs.law.harvard.edu/idblog/2009/02/15/internet-censorship-arrives-in-italy/">agli</a> <a href="http://www.ejc.net/magazine/article/in_italy_its_arrivederci_facebook/">occhi</a> <a href="http://journalismnetwork.ning.com/profiles/blogs/censorship-when-in-rome">del</a> <a href="http://cyberlaw.org.uk/2009/02/24/index-on-censorship-the-italian-government-is-attempting-to-make-web-based-dissent-a-crime/">mondo</a>.</p>
<p>Secondo la migliore delle lezioni che ci insegna la rete, ognuno può fare la sua parte: l&#8217;impegno di ciascuno conta. Basterebbe cominciare ad abbassare gli inutili polveroni (che fanno sempre comodo a qualcuno) per impegnarsi invece a recuperare un brandello di verità, a confrontare dichiarazioni, a costruire relazioni, a recuperare una memoria storica nel fluire ininterrotto e acritico dell&#8217;attualità. È un esercizio di democrazia diffusa che per certi versi internet può facilitare, ma che non si ferma certo a internet: se questo paese indugiasse nell&#8217;abitudine tutta anglosassone dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fact_checker">fact check</a>, forse oggi respireremmo più dignità e ottimismo. Forse saremmo una nazione migliore.</p>
<h5>Fili rossi</h5>
<p>Apogeonline, nel suo piccolo, sta provando a sostenere questa strada &#8211; a cominciare proprio dalla controversa regolamentazione di internet. Accanto ai tradizionali <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/autore/elviraberlingieri">approfondimenti</a> sulle leggi che più fanno discutere, abbiamo cominciato a sperimentare il formato del <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/11/fact-check-il-50-bis-secondo-dalia">fact check</a> sulle dichiarazioni dei nostri rappresentanti. Nei giorni scorsi, inoltre, abbiamo inaugurato una <a href="http://www.apogeonline.com/filirossi/leggi-internet">pagina riassuntiva</a> per tenere traccia delle proposte di legge destinate a toccare da vicino internet e nella quale contestualizzare giorno per giorno le novità. Abbiamo chiamato questa sezione &#8211; ancora sperimentale e in continua evoluzione &#8211; “fili rossi”, per sottolineare il tentativo di ricostruire una vicenda o un settore secondo una dimensione che sia alternativa tanto all’accumularsi disordinato delle notizie quanto a quella fotografia di un attimo che resta inevitabilmente anche il miglior approfondimento specialistico.</p>
<p>Oggi, idealmente con queste righe, affidiamo <a href="http://www.apogeonline.com/filirossi/leggi-internet">il nostro filo rosso</a> alla rete.</p>
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