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	<title>Apogeonline &#187; Retelit</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Piani di rilancio nazionali per il Wimax</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/19/piani-di-rilancio-nazionali-per-il-wimax</link>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 07:10:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
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		<description><![CDATA[Si ritorna a parlare della principale alternativa wireless alle Adsl. La ricapitalizzazione di Aria e i nuovi finanziamenti per Linkem fanno pensare che il settore stia finalmente per decollare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra la primavera e l’estate 2010 il Wimax italiano avrà la sua seconda chance di costruire una copertura nazionale degna di questo nome. Finora è stata una banda larga per pochi fortunati: funziona e sforna offerte low cost, da 20 euro al mese senza canone Telecom, ma solo in zone limitate dello Stivale, sparse a macchia di leopardo fra 40 province. S’intende che solo alcune di queste sono coperte a lenzuolo; in molti casi lo sono soltanto in parte. E non è facile scoprire quali zone lo sono: per esempio, <a href="www.ariadsl.it">Aria</a> rivela all’utente se è coperto solo dopo che si inserisce l’indirizzo e non offre una mappa delle zone raggiunte. Così gli abbonati Wimax italiani, a due anni <a href="http://punto-informatico.it/2205322/Telefonia/News/mappa-del-wimax-italiano.aspx">dal rilascio delle licenze</a>, sono adesso circa 15.000, come è possibile apprendere dopo un sondaggio tra gli operatori che hanno già lanciato i servizi.<span id="more-2643"></span></p>
<h5>Piani rinviati</h5>
<p>Aria è l’operatore che più ha scommesso sul Wimax: 47,5 milioni di euro in licenze, per coprire l’intero territorio nazionale, e un piano da 300 milioni di euro, per porsi come un’alternativa completa all’Adsl. Anche Linkem ha sbandierato piani battaglieri: 250 milioni di euro di investimenti, per arrivare a 500.000 clienti entro il 2012. Piani che ufficialmente sono ancora validi e che candidavano il Wimax come la prima tecnologia banda larga in grado di porsi in concorrenza con l’Adsl e allo stesso tempo capace di risolvere il digital divide italiano. Adesso appare evidente che su scala nazionale l’obiettivo è piuttosto difficile. Richiede investimenti ingenti. Molti operatori Wimax credevano fosse facile metterli sul piatto, prima che scoppiasse la crisi economica: un po’ con il finanziamento bancario e un po’ grazie al vendor financing, cioè con l’aiuto dei produttori di apparati. Aria soprattutto contava, nel proprio piano industriale, di ottenere gli apparati dai vendor pagandoli a rate. La crisi ha scombussolato tutto, ritardando le coperture nazionali a tappeto.</p>
<p>Colpa della sfortuna, certo, ma anche della politica: lo Stato italiano ha concesso le licenze Wimax in ritardo rispetto agli altri Paesi. Se l’è presa comoda nel liberare le frequenze (3,4-3,6 GHz), che prima erano occupate dalla Difesa. Forse a causa dello scarso interesse per la banda larga, che tuttora <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/04/06/la-banda-lenta-aspetta-gli-investimenti-promessi">non è nelle priorità del governo</a>. O forse &#8211; a pensar male &#8211; non era il caso di affrettarsi visto che il Wimax minacciava di pestare i piedi ai colossi delle telecomunicazioni. Risultato: gli operatori sono potuti partire solo nel 2008 inoltrato, anche perché gli apparati sono arrivati mesi dopo le licenze: proprio il momento peggiore per lanciare una nuova tecnologia, nel pieno della crisi mondiale. Gli operatori con mire nazionali hanno coperto meno del previsto, altri (Assomax, Ribes, Mgm, WiMax) non sono ancora partiti. Sembra funzionare, di contro, un modello molto radicato sul territorio e localizzato: come quello della quindicina di operatori che si appoggiano alla rete di Retelit. O come quello di Mandarin, che copre un milione di siciliani e sta mettendo a segno <a href="http://corporate.mandarin.it/news.aspx">numerosi accordi</a> con le pubbliche amministrazioni locali.</p>
<h5>Il rilancio</h5>
<p>Da qualche giorno c’è però aria di rilancio per Linkem e Aria, con nuovi fondi e aumenti di capitale, necessari appunto per completare la copertura. A marzo i soci di Linkem hanno raggranellato dalle banche 24 milioni di euro, più 10 milioni di aumento di capitale. Aria qualche giorno fa ha deciso di ricapitalizzare e di rilanciare la copertura da maggio, quando dovrebbe pure insediarsi un nuovo management. Certo non tenterebbero di nuovo e non investirebbero altri soldi, se il modello di business del Wimax si fosse rivelato palesemente fallimentare per loro. L’idea è che si inceppato solo perché non è stato possibile ottenere i finanziamenti nei tempi previsti prima della crisi. Ma anche se i piani di copertura nazionale dovessero alla fine fallire, resterà probabilmente valido il modello su scala locale. Per offrire non solo accesso a internet, ma anche soluzioni e servizi. Tra le ultime notizie: negli Usa General Electric userà il Wimax per una rete di <a href="http://ge.ecomagination.com/smartgrid/#/smart_meters">contatori intelligenti</a>. In Sicilia Mandarin <a href="http://www.wimax-italia.it/2010/03/22/al-nauta-2010-sbarca-il-wimax-di-mandarin/">lo utilizza</a> per servizi di sicurezza e per il turismo.</p>
<h5>Nel mondo</h5>
<p>Nel mondo la crescita del Wimax è già ben visibile. Le previsioni catastrofiche sul suo conto sembrano venire perlopiù dalle aziende che hanno interesse a parlarne male perché hanno puntato sull’Lte. Più equilibrato è il giudizio degli analisti indipendenti. Abi Research nota che il Wimax sta continuando a crescere <a href="http://www.abiresearch.com/press/1614-Mobile+Networks+Snapshot:+LTE+and+WiMAX+Deployments+Go+Head-to-Head+as+the+4G+Technology+Battle+Begins">a ritmo costante</a> e che coesisterà con l’Lte, nel lungo periodo. Adesso, tra le tecnologie 4G, il Wimax è ancora un passo avanti sull’Lte: ha 242 reti nel mondo, contro le 39 dell’Lte. Idc, il più autorevole osservatorio di ricerca al mondo, dice che il Wimax sarà uno dei <a href="http://www.wimax.com/commentary/news/wimax_industry_news/2010/march-2010/idc-wimax-will-surpass-3g-embedded-pcs-this-year-0309">dieci principali fattori </a>che influenzeranno il mercato Tlc nel 2010. Infonetics aggiunge che il Wimax è forte all’uscita dalla recessione e che nel 2009 i suoi utenti nel mondo sono aumentati del 75%.</p>
<p>I ricavi dei vendor, dopo il declino del 2008, cresceranno a 46 miliardi nel 2014 (sono stati 1,08 miliardi nel 2009).  È opinione comune che l’Lte sarà la tecnologia 4G dominante dopo il 2012, ma il Wimax occuperà una «grande nicchia», <a href="http://www.entrepreneur.com/PRNewswire/release/233885.html">secondo Pyramid Research</a>. L’8 aprile, infine, <a href="http://now.eloqua.com/es.asp?s=1102&amp;e=1486&amp;elq=270253cfb7d640d8b1abcc3fe1ff8b80">Wimax Forum</a> ha annunciato nuove specifiche che miglioreranno del 50 per cento le prestazioni dell’attuale standard (802.16e). Ha presentato inoltre una roadmap verso un nuovo standard, l’802.16m, che secondo Infonetics nel 2011-2012 competerà con l’Lte per prestazioni. Non si può dire certo che sia una tecnologia senza futuro.</p>
<table border="0">
<tbody>
<tr>
<td><strong>Operatore</strong></td>
<td><strong>Offerta</strong></td>
<td><strong>Canone mensile (euro)</strong></td>
<td><strong>Noleggio modem (euro/mese</strong>)</td>
<td><strong>Attivazione (euro)</strong></td>
<td><strong>Velocità</strong></td>
<td><strong>Copertura</strong></td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Aria</strong></td>
<td>Casa 4 MB</td>
<td>15</td>
<td>5 (3 per versione senza Wi-Fi)</td>
<td>100, gratis con addebito su c/c</td>
<td>4/0,256 Mbps</td>
<td>Umbria, Puglia, province di Brescia, Cremona, Mantova,<br />
Pavia, Cremona, Treviso, Vicenza, Padova, Venezia</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Casa 7 MB</td>
<td>20</td>
<td>“</td>
<td>“</td>
<td>7/0,512 Mbps</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Aemcom</strong></td>
<td>Colombo</td>
<td>24</td>
<td>Gratis</td>
<td>No</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia di Cremona</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Comeser</strong></td>
<td>Basic</td>
<td>20</td>
<td>No</td>
<td>70 (con apparato indoor incluso), 150 (outdoor)</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia Parma</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Freemax</strong></td>
<td>Internet con te</td>
<td>19,89</td>
<td>5 (o acquisto a 150 euro)</td>
<td>149 (con contratto 24 mesi)</td>
<td>Nd (“Simile all’Adsl”)</td>
<td>Province di Livorno, Massa, Lucca, Arezzo, Bologna, Parma</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Linkem</strong></td>
<td>Max 20</td>
<td>20</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>7/1 Mbps</td>
<td>Brescia, Bari, Crotone, Latina, Avellino, Cremona, Messina,<br />
Lodi e Milano</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Max 30</td>
<td>30</td>
<td>Gratis</td>
<td>50</td>
<td>“</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Mandarin</strong></td>
<td>Smart Max Casa</td>
<td>20</td>
<td>5</td>
<td>50 (+60 di installazione, non obbligatoria)</td>
<td>7/0,256 Mbps</td>
<td>Catania, Siracusa, Ragusa, Messina, Enna e Caltanissetta.</td>
</tr>
<tr>
<td></td>
<td>Speed Max Casa</td>
<td>30</td>
<td>5</td>
<td>50 (+60 di installazione, non obbligatoria)</td>
<td>7/0,512 Mbps, 50 Kbps garantiti</td>
<td>“</td>
</tr>
<tr>
<td><strong>Politech</strong></td>
<td>Via</td>
<td>19,19</td>
<td>25,19 (apparato indoor), 29,19<br />
(outdoor). Altrimenti acquistabili a 195 o 360 euro</td>
<td>Gratis per i soci, altrimenti 50<br />
euro</td>
<td>2/0,128 Mbps</td>
<td>Provincia di Sondrio</td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
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		<title>La faticosa marcia del WiMax italiano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/29/la-faticosa-marcia-del-wimax-italiano</link>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 09:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
		<category><![CDATA[Aria]]></category>
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		<description><![CDATA[Comincia a scaldarsi la concorrenza, che prende la via del low cost. Ma tra l’Adsl che preme da un lato e lo sviluppo della banda larga mobile, dall’altro, restano grossi punti di domanda sul futuro di questa tecnologia, snobbata anche dai produttori di pc e di cellulari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’arrivo dei servizi e delle offerte di <a href="http://www.ariadsl.it">Aria</a>, il 2 febbraio, permette di tracciare una linea: ormai è evidente la strada che il WiMax ha attecchito in Italia. Quella di una tecnologia low cost (15-20 euro al mese di canone), che cerca di prendere clienti dove può, in zone di digital divide e non; ma comunque mirando a una fascia bassa di utenza residenziale e aziendale, attenta al risparmio. Oltre questi livelli di prezzo non si può andare e, tenuto conto degli <a href="http://www.hwupgrade.it/news/business/conclusa-l-asta-wimax-superati-i-136-milioni-di-euro_24441.html">alti costi</a> pagati per le licenze WiMax, adesso comincia la vera sfida: raggiungere il pareggio, in piena crisi economica mondiale, e recuperare l’investimento appena possibile.<span id="more-380"></span></p>
<p>Una sfida che sa ancora di regata contro vento e contro il tempo. «Il WiMax è arrivato tardi in Italia e quindi potrà essere sostitutivo della linea fissa tradizionale solo nelle aree di digital divide», dice ad Apogeonline Luca Berardi, analista di Idc esperto in telecomunicazioni. Ci sono stati ritardi sul previsto, peraltro: Aria (il solo operatore ad avere licenze per coprire tutto il territorio nazionale) aveva annunciato il lancio già per luglio, poi slittato a ottobre. E ora, febbraio. Forse si è sottovalutato il tempo necessario a coprire il territorio, ottenere i permessi necessari dai comuni per le antenne.</p>
<p>«Nel frattempo la copertura Adsl continua ad aumentare e siamo alle porte della banda larga mobile di quarta generazione», dice Berardi. Quest’anno solo il 2% della popolazione non sarà coperto dall’Adsl e la banda larga su rete mobile promette i 20 Megabit al secondo. Velocità molto teorica, ma che comunque gli operatori mobili sapranno ben pubblicizzare, con una forza di marketing impensabile dai provider WiMax. In ogni caso, all’utenza residenziale il WiMax non riesce a offrire i 20 Megabit, per i limiti dello spettro licenziato. Secondo <a href="http://quinta.typepad.com">Stefano Quintarelli</a>, il Wimax sarebbe dovuto arrivare anni fa (come nel Nord Europa) per essere un concorrente di spicco nello scenario banda larga.</p>
<p>La carta del low cost può non bastare. È vero che le offerte permettono di risparmiare molto, se si rinuncia alla linea fissa di Telecom Italia. «Ma l’utente comune preferisce affidarsi all’Adsl, se disponibile: è qualcosa che conosce meglio», aggiunge Berardi. Non da ultimo, in zone di digital divide c’è la concorrenza dell’Hiperlan. Certo, è una tecnologia meno garantita del WiMax e, a differenza del WiMax, obbliga a installare un’antenna. Ma parte con un vantaggio di tre anni, durante i quali ha fatto una buona copertura (migliaia di comuni) delle aree in digital divide.</p>
<p>«Mi sembra quindi una buona scelta quella di <a href="http://www.linkem.com/">Linkem</a>», dice Berardi, «di distinguersi offrendo, con lo stesso canone, accesso WiMax da casa e nomadico WiFi. Sfrutta il fatto di avere presenze strategiche negli aeroporti». Cosa su cui Aria non può contare. Per Aria, che intende fare l’investimento più cospicuo su questa tecnologia (250 milioni di euro), «sarà dura rientrare nella spesa». Forse si dimostrerà vincente la strategia, più prudente, di <a href="http://www.eplanet.it/">Retelit</a>: copre le zone dove può contare sulla propria rete fibra ottica (e dove quindi ha costi inferiore) e lavora all’ingrosso, con partner locali, ben integrati nel territorio. L’investimento previsto è di 35-40 milioni fino al 2012 (oltre ai 23,3 milioni spesi in licenze) e conta di fare profitti dal 2010.</p>
<p>Certo, la vita degli operatori sarebbe più facile se ci fosse già in giro un buon numero di portatili dotati di moduli WiMax. Permetterebbero agli utenti di navigare in modo nomadico anche fuori casa, ovunque ci sia la rete del proprio operatore. Ma la dice lunga che questi computer tardino ad arrivare. Acer l’aveva promesso con il primo netbook, ma <a href="http://digital-lifestyles.info/2009/01/26/acer-serves-up-300-aspire-one-10in-netbook/">ha cambiato idea</a> e dice che integrerà il WiMax solo quando ci sarà una copertura sufficiente. Nokia ha abbandonato il proprio primo e unico <a href="http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=internetNews&amp;storyID=2009-01-08T094846Z_01_MIE507064_RTROPTT_0_OITIN-NOKIA-WIMAX.XML">terminale con WiMax</a>. A crederci è invece ancora Motorola, che ha promesso futuri cellulari WiMax. Ma Motorola naviga in cattive acque e sempre meno scommette sulla propria divisione telefonini.</p>
<p>Per ora ci sono gli <a href="http://www.oneadsl.it/16/01/2009/arrivano-con-il-contagocce-i-primi-prodotti-wimax-ready/">annunci</a> fatti da Asus e da Olidata al Consumer Electronics Show di Las Vegas.<br />
Sta di fatto che, in Occidente, il WiMax stia sviluppando buone coperture solo negli Stati Uniti, grazie a frequenze migliori di quelle messe all’asta in Italia e a un mercato più aperto. Ormai è assodato che da noi il WiMax non sarà una rivoluzione; adesso bisogna sperare che sarà almeno una valida alternativa.</p>
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