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	<title>Apogeonline &#187; Opera</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Veto: cinque</title>
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		<pubDate>Wed, 02 May 2012 05:22:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Gigliotti</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il progresso del web dipende dalla disponibilità di valide alternative per la navigazione. E tutti possiamo fare la nostra parte.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso febbraio, <a href="http://gs.statcounter.com/#browser-IT-monthly-201103-201203">Chrome è diventato il browser più diffuso in Italia!</a>. Nessuna rilevazione sul grado di popolarità di un browser si basa su un campione statistico rappresentativo dunque, nella realtà dei fatti, quanto riportiamo potrebbe essere ancora di là da venire se prendessimo in esame un altro osservatore.<span id="more-10689"></span></p>
<p>Tuttavia non sono i numeri assoluti ad avere importanza. Ciò che conta è il trend ed è innegabile l&#8217;ascesa di Google Chrome a dispetto di Internet Explorer e Firefox. Safari ovviamente cresce trainato dal successo inarrestabile dei prodotti della casa di Cupertino. Tralascio qui Opera che, pur essendo un browser ottimo sotto diversi punti di vista, nel Belpaese tende asintotticamente allo zero <em>(sob)</em>.
   </p>
<div id="attachment_10691" class="wp-caption alignleft" style="width: 490px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/04/statcounter1.png"><img src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/04/statcounter1.png" alt="Statcounter" title="statcounter" width="480" height="264" class="size-medium wp-image-10691" /></a><p class="wp-caption-text">La certificazione di un sorpasso: Chrome supera Internet Explorer (fonte StatCounter).</p></div>
<p>Microsoft paga anche <a href="http://paulirish.com/2011/browser-market-pollution-iex-is-the-new-ie6/">il prezzo di un ciclo di vita dei propri browser così lungo</a> da gettare nello sconforto parecchi web developer, tanto da richiedere in alcuni casi una vera e propria epopea <a href="http://www.ie6countdown.com/">per la soppressione di una particolare versione</a> e dall&#8217;altro lato paga dazio per un approccio verso gli standard che in passato poteva essere tacciato di sufficienza (penso che oggi non sia più così e IE10 è una dimostrazione concreta di questo cambiamento).</p>
<p>Tuttavia, più che un&#8217;analisi ragionata di questi trend, mi interessa far notare quanto sia pericoloso slittare da un predominio (Microsoft) ad un altro (Google) e non tanto per la demonizzazione dell&#8217;una o dell&#8217;altra azienda – pratica diffusa quanto sterile – quanto perché il web ha tutto da perdere da questo scenario. Uno dei motivi per cui la specifica HTML5 ha avuto, finora, successo è per la politica <a href="http://wiki.whatwg.org/wiki/Rationale#One_Vendor.2C_One_Veto"><em>One Vendor, One Veto</em></a>:</p>
<blockquote><p>The veto isn&#8217;t a power that we grant browsers, it&#8217;s a right that they earn on their own by virtue of having users. The minimum market share for a veto is somewhere around 1%.</p></blockquote>
<p>Immaginate cosa sarebbe potuto accadere se avessimo avuto due, o peggio solo un attore sopra quella soglia.</p>
<p>I cinque browser che ho citato sopra sono quelli che godono di una fetta di mercato globale, seppur calcolata con i limiti del caso, superiore all&#8217;uno percento. Diamo un contributo affinché Opera non scompaia, almeno in Italia.</p>
<p>Firefox è un software di una bellezza inaudita, l&#8217;etichetta di browser gli sta stretta. Il Chief Technology Officer (CTO) di Opera è <a href="http://people.opera.com/howcome/">Håkon Wium Lie</a>, l&#8217;ideatore dei fogli di stile. L&#8217;analoga posizione in Mozilla Foundation è ricoperta da <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Brendan_Eich">Brendan Eich</a> (creatore di JavaScript). Dietro questi browser ci sono persone che hanno dato tanto al web di oggi. <strong>Iniziamo a restituirgli qualcosa</strong>: installiamo i loro browser e proviamo ad utilizzarli. Non costa nulla!</p>
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		<title>À la guerre!</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 12:47:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gabriele Gigliotti</dc:creator>
				<category><![CDATA[Web Design]]></category>
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		<description><![CDATA[Chiamata alle armi contro l'uso esclusivo di codici proprietari: ne va del buon consolidamento delle specifiche web di oggi e di domani, libere dal condizionamento dei monopoli di fatto che già tanto danno hanno provocato negli anni novanta.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Html5 is a Geneva convention of browser wars.<br />
— Christian Heilmann, Mozilla Developer Evangelist.</p></blockquote>
<p>Ora abuserò della vostra pazienza per illustrarvi come un dettaglio tecnico possa tramutarsi in una iattura di proporzioni epiche: un’altra guerra! Esaminiamo i prefissi proprietari impiegati in alcune proprietà Css dai principali browser. Una nuova proprietà può essere utilizzata dagli autori di pagine web ben prima che questa possa dirsi parte integrante dello standard. Ciò perché inizialmente ciascun browser offre un supporto sperimentale della proprietà stessa utilizzando allo scopo uno speciale prefisso. (Un clic sulle immagini le mostra a grandezza naturale).</p>
<p><span id="more-9613"></span></p>
<div id="attachment_9617" class="wp-caption alignnone" style="width: 460px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_1.png"><img title="alaguerre_1" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_1.png" alt="Prefissi proprietari / 1" width="450" /></a><p class="wp-caption-text">Quali sono e come si utilizzano i prefissi proprietari.</p></div>
<p>Ecco come bisognerebbe trattare questo scenario:</p>
<div id="attachment_9631" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_2.png"><img title="alaguerre_2" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_2.png" alt="Codice politicamente corretto" width="450" /></a><p class="wp-caption-text">Un codice politicamente corretto :)</p></div>
<p>In realtà spesso si scrive:</p>
<div id="attachment_9634" class="wp-caption alignleft" style="width: 460px"><a href="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_3.png"><img class="size-medium wp-image-9634" title="alaguerre_3" src="http://www.apogeonline.com/wp-content/uploads/2012/02/alaguerre_3.png" alt="Codice discriminatorio" width="450" /></a><p class="wp-caption-text">Codice discriminatorio!</p></div>
<p>Ciò accade perché il browser predefinito sui prodotti Apple e per Android ha lo stesso motore di rendering — il componente che interpreta e mostra il contenuto del documento: Webkit.<br />
Altri browser non potranno mai assolvere il proprio compito e non perché non rispettino lo standard, piuttosto perché non sono basati su Webkit.</p>
<p>Ed ecco la <em>soluzione</em> emersa durante una sessione del gruppo di lavoro del W3C per i fogli di stile: Mozilla, Opera e Microsoft dichiarano di voler adottare il prefisso <code>-webkit</code> in aggiunta ai propri.<br />
Ciò equivale a considerare tali proprietà con prefisso proprietario uno <em>standard di fatto</em>: è il <em>fallimento del processo di standardizzazione</em>.</p>
<p>Per evitare l’inevitabile, Daniel Glazman, codirettore del gruppo di lavoro su Css, ha lanciato una <a href="http://www.glazman.org/weblog/dotclear/index.php?post/2012/02/09/CALL-FOR-ACTION%3A-THE-OPEN-WEB-NEEDS-YOU-NOW">chiamata all’azione</a>:</p>
<blockquote><p>I am asking all the Web Authors community to stop designing web sites for WebKit only, in particular when adding support for other browsers is only a matter of adding a few extra prefixed CSS properties.</p></blockquote>
<p><a href="http://codepo8.github.com/prefix-the-web/">Fioriscono le iniziative a supporto di questa chiamata</a> ma resto pessimista. Non si cambia in breve tempo una cattiva abitudine: un’altra guerra è in vista!</p>
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		<title>Internet su cellulare, a un passo dalla maturità</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/12/29/internet-su-cellulare-a-un-passo-dalla-maturita</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 07:45:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nuovi annunci da parte di sviluppatori e provider fanno pensare a un anno di forte sviluppo per la connettività su dispositivi mobili]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 2010 sarà l’anno della maturità per internet su cellulare. Lo dicono numerosi indizi, a livello internazionale: l’impegno di grandi attori, da ultimo anche di Google; l’innovazione di software internet per il cellulare, come browser e client VoIP. Tutti corrono alla grande festa che prevedono ci sarà. Gli operatori italiani sono pronti a raccogliere i frutti. Sarà da vedere se, con la maturità del mercato, cambieranno anche le loro politiche tariffarie, che al momento peccano di scarsa trasparenza e di una certa miopia di fondo, come dimostrano i ripetuti interventi di Agcom e dell’Antitrust, tuttora in corso, a difesa degli utenti.<span id="more-1750"></span></p>
<h5>Browser</h5>
<p>Certo è che il boom delle connessioni su cellulare è sotto gli occhi di tutti e sta avvenendo in modo molto diverso rispetto alla crescita avvenuta per l’internet via pc. Progredisce infatti da subito anche nei Paesi in via di sviluppo, come dice uno studio di Opera <a href="http://www.opera.com/smw/2009/11/#chart_pages">uscito pochi giorni fa</a> (sono gli autori dei browser più usati su cellulare). Nei Paesi poveri, i cellulari sono più adatti dei computer per navigare, per motivi socio-economici. Viene proprio dai creatori di browser uno dei segnali più forti, che la svolta è vicina: Opera 10 è uscito in beta a novembre per cellulari, a giorni arriverà il primo browser mobile di Mozilla (<a href="https://wiki.mozilla.org/Fennec#Test_Builds">Fennec</a>). E si attende a gennaio, per Symbian, il primo browser in grado di supportare il Flash completo (versione 10) su cellulari: <a href="http://get.skyfire.com/">Skyfire 1.5</a> (già disponibile per piattaforma Windows Mobile).</p>
<p>L’assenza di un Flash degno di questo nome è stato finora, in effetti, uno degli indizi di immaturità dell’internet su cellulare. Adobe ha già annunciato che lo pubblicherà appunto nel 2010, per tutti gli smartphone eccetto iPhone (a quel punto non sarà più necessario navigare con Skyfire per avere Flash completo). Ricordiamo che il Flash completo aprirà la porta a tutte le applicazioni web già realizzate per pc. A questo proposito, l’altra colonna portante dell’internet mobile sono i negozi di applicazioni: Ovi Store, Vodafone 360 e Android hanno appena cominciato a fare concorrenza all’App Store; nel 2010 faranno sul serio.</p>
<h5>Neutralità</h5>
<p>Google sta facendo pressione su questo mercato, in un crescendo di iniziative. Hanno cominciato negli Stati Uniti, facendo lobby presso i regolatori e riuscendo ad aprire i network degli operatori mobili a principi di neutralità tecnologica. Ha fatto poi accordi con gli stessi operatori, negli Usa e in Europa, per sostenere i propri servizi sulle piattaforme mobili. Il lancio di Android e di Google Voice (numero unico VoIP) è stato il passo successivo e nel 2010 sarà la volta del suo primo cellulare (Nexus One). Come si vede, è stata un’avanzata continua da dietro le quinte fino alla prima linea del mercato.</p>
<p>Che questo sia un mercato in cui bisogna finalmente puntare se n’è accorto anche Skype, in questa sua nuova e più agguerrita fase (dopo l’abbandono di eBay). Ha appena lanciato (in beta) la <a href="http://www.pianetacellulare.it/post/Symbian/10299_Skype-arriva-lapplicazione-per-cellulari-Symbian.php">prima versione completa</a> per cellulari Symbian. È noto che Skype ha sempre tentennato sull’uscio del mercato telefonico, preferendo distribuire il proprio servizio attraverso accordi con gli operatori. Una scelta però che l’ha condannato a una nicchia (tra gli utenti di H3G), visto che i principali operatori sono rimasti indifferenti o ostili al VoIP. Ma qualcosa sta cambiando, nelle alte sfere della telefonia: O2 <a href="http://www.itespresso.it/it/news/2009/12/21/o2_compra_jajah">ha appena comprato Jajah</a> per 200 milioni di dollari. O2 è del gruppo Telefonica, uno dei principali operatori mondiali.</p>
<h5>Italia</h5>
<p>L’Italia probabilmente parteciperà appieno alla festa dell’internet su cellulare, che già da noi <a href="http://hightech.blogosfere.it/2009/08/mobile-surfer-oltre-7-milioni-di-utenti-nellultimo-anno-esplodono-i-social-network.html">vanta circa 7 milioni di utenti</a> in un boom <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/13/il-boom-selvaggio-della-banda-mobile">che abbiamo già definito “selvaggio”</a>. Da una parte, gli operatori accelerano con le offerte per internet, sfruttando fenomeni come Facebook, mostrandosi attenti al nuovo vento che spira- per la prima volta, Wind <a href="http://notebookitalia.it/wind-facebook-sms-gratis-sul-cellulare-7281">l’ha reso gratuito</a> via sms qualche giorno fa. Dall’altra, gli operatori mobili restano gli stessi nel loro intimo: stessa filosofia di sempre, nelle offerte e nelle strategie. Un indizio: non cessa <a href="http://www.google.it/search?q=internet+super+bolletta+mobile&amp;ie=utf-8&amp;oe=utf-8&amp;aq=t&amp;rls=org.mozilla:it:official&amp;client=firefox-a">il fenomeno delle super bollette</a> per chi naviga in internet mobile. Agcom e Antitrust, <a href="http://www.cellularmagazine.it/blog/6104/antitrust-e-agcom-piu-trasparenza-tariffe-telefonia-mobile/">dopo l’inchiesta di quest’estate</a> continuano a monitorare il settore e si apprestano a chiedere tariffe internet mobile più trasparenti. Agcom indaga anche sugli operatori mobili <a href="http://www.agcom.it/default.aspx?message=viewdocument&amp;DocID=3578">che limitano alcune applicazioni</a>: per la prima volta, un’istituzione italiana affronta così <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/30/neutralita-della-rete-la-resa-dei-conti">il tema della neutralità della rete</a>.</p>
<p>Il problema di fondo è che le tariffe internet mobile sono ancora una corsa a ostacoli: bisogna stare attenti a configurare sul cellulare l’apn (punto di accesso) giusto, a seconda dell’offerta sottoscritta, e se si naviga con quello sbagliato si paga salato. Non solo: le offerte hanno limiti bizantini di tempo (con scatti ogni 15 minuti, che sembrano fatti apposta per far spendere più del previsto) e di applicazioni web utilizzabili. Se l’utente sottoscrive un’offerta che include solo il browsing e poi prova a scaricare alla posta, sono di nuovo dolori. Agcom forse non ha il potere di costringere gli operatori a fare offerte più semplici e neutrali, ma può obbligarli a una maggiore trasparenza. Le soluzioni sono numerose: sms che configurano in automatico l’Apn giusto, per l’offerta sottoscritta; possibilità di bloccare le navigazioni non incluse nel canone (così l’utente non rischia di eccedere nelle ore o nel tipo di applicazioni utilizzate). Chissà, magari anche queste cose rientreranno nei buoni propositi del 2010.</p>
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		<title>Il sottosviluppo si combatte col cellulare</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2009 10:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alfredo Morresi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I telefoni cellulari stanno contribuendo a migliorare le condizioni sociali ed economiche in molti paesi in via di sviluppo. Un settore promettente, che vede in prima fila l'Onu e le fondazioni umanitarie dei big della tecnologia]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;introduzione su vasta scala di una tecnologia, aiutata dal tempo, porta inevitabilmente al cambiamento dello scenario sociale su cui opera. Abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni come i cellulari abbiano modificato le nostre abitudini: basti solo pensare a quante persone tornano indietro a riprenderlo se per caso lo dimenticano nell&#8217;uscire o a quanti si sentono &#8220;mancare qualcosa&#8221; se non lo hanno con loro. Strano a dirsi, ma anche nei paesi emergenti, dove il grado di penetrazione tecnologico sulla popolazione è generalmente molto basso, questi dispositivi stanno portando <a href="http://www.commissionforafrica.org/english/report/background/scott_et_al_background.pdf">innovazioni sostanziali</a> negli stili di vita. Lo racconta <a href="http://www.opera.com/smw">State of the Mobile Web</a>, il report mensile prodotto da Opera, la società norvegese produttrice dell&#8217;omonimo browser. In <a href="http://www.opera.com/press/releases/2009/02/25/">gennaio</a> i paesi con il maggior incremento della navigazione Internet in mobilità sono stati l&#8217;Armenia, seguita da Nigeria, Egitto, Filippine e Kazakistan.<span id="more-520"></span></p>
<p>Nei contesti dove l&#8217;impermeabilità informativa è molto alta a causa del territorio, della cultura o di altri fattori contingenti, sfruttando gli Sms possono per esempio essere diffuse informazioni in grado di fare la differenza tra la vita e la morte, laddove l&#8217;ignoranza su prassi e prevenzione è spesso la principale nemica della sopravvivenza. È quello che sta facendo l&#8217;Unicef in <a href="http://petercasier.newsvine.com/_news/2009/02/11/2423580-malawi-unicef-using-sms-to-fight-malnutrition">Malawi</a>, parte di un <a href="http://www.unfoundation.org/global-issues/technology/mhealth-report.html">più ampio impegno</a> delle Nazioni Unite. La popolazione può così conoscere i sintomi delle malattie più diffuse, le norme di comportamento da seguire e se e quando occorre portare immediatamente il malato all&#8217;ospedale più vicino. In questi scenari, analizzare fenomeni come la diffusione di un virus o delle condizioni di vita può essere estremamente difficile, a causa dell&#8217;impossibilità di raccogliere dati in territori vasti e dai difficili collegamenti. L&#8217;uso di appositi <a href="http://mobileactive.org/wiki/Mobile_Applications_for_Data_Collection">software per dispositivi mobili</a> possono facilitare il compito, semplificando la logistica e l&#8217;autonomia delle persone incaricate di raccogliere dati e somministrare questionari.</p>
<p>Andando oltre il campo medico, ma secondo modelli analoghi, l&#8217;Sms diventa spesso l&#8217;unico canale informativo diffuso e capillare per veicolare informazioni in tempo reale su calamità naturali o sull&#8217;andamento dei mercati delle derrate alimentari. Che è poi quello che si propone di fare, combinando reti sociali e social media, <a href="http://instedd.org/">InSTEDD</a>, un <a href="http://www.visionpost.it/dlife/google-twitter-e-facebook-per-gli-aiuti-umanitari.htm">peculiare progetto</a> finanziato dal fondo umanitario di Google.<br />
Per non parlare di servizi come <a href="http://www.babajob.com/">Babajob</a>, che cercano di mettere in comunicazione domanda e offerta nelle metropoli densamente popolate, dove non esistono uffici di collocamento e le possibilità di lavoro si basano prevalentemente sulla rete di conoscenze ed opportunità che il singolo riesce a costruire intorno a se. Oppure ancora <a href="http://txteagle.com/">txteagle</a>, una startup americana che cerca e retribuisce collaboratori per lo svolgimento di semplici compiti come la traduzione o la trascrizione di testi (diffusi sempre tramite Sms), iniziativa rivolta espressamente ai paesi emergenti.</p>
<p>La rete mobile è un prezioso, e spesso unico, alleato del cittadino-giornalista laddove la libertà di stampa e di espressione è sotto il giogo di governi autoritari, oltre che nelle vaste zone rurali dove è difficile avere una copertura informativa. Diverse orecchie indipendenti sono ormai pronte a recepire e rilanciare informazioni di prima mano provenienti dalle aree del mondo snobbate dall&#8217;informazione mainstream, come dimostrano progetti come <a href="http://misna.org/">Misna</a>, <a href="http://www.peacereporter.net/">PeaceReporter</a> e <a href="http://globalvoicesonline.org/">Global Voices</a>. Ma il campo <a href="http://blog.foreignpolicy.com/posts/2007/01/17/how_banking_on_a_mobile_phone_can_help_the_poor">forse più promettente</a>, a giudicare anche dal <a href="http://www.crunchgear.com/2009/02/17/bill-gates-wants-to-help-the-third-world-with-cellphone-banking/">recente interesse</a> di Bill Gates, è quello del mobile banking: per la prima volta molti lavoratori dei paesi emergenti hanno accesso a servizi finanziari e possono proteggere i loro risparmi o spedire denaro ai parenti lontani in modo più sicuro ed economico. Certo non è il periodo migliore per parlare di fiducia nel sistema bancario, ma in questo caso ci si aspetta una spinta multimiliardaria alla crescita delle economie del Sud Africa, dell&#8217;Asia e dell&#8217;America Latina.</p>
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