<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Apogeonline &#187; net neutrality</title>
	<atom:link href="http://www.apogeonline.com/tag/net-neutrality/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.apogeonline.com</link>
	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 05:01:13 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.3</generator>
		<item>
		<title>Gli scenari riaperti dalla sentenza contro Yahoo!</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2011 07:30:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Acta]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Enzo Mazza]]></category>
		<category><![CDATA[Fulvio Sarzana]]></category>
		<category><![CDATA[Guido Scorza]]></category>
		<category><![CDATA[Marcio Pierani]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[The Pirate Bay]]></category>
		<category><![CDATA[Yahoo!]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=5325</guid>
		<description><![CDATA[Un giudice ha chiesto al motore di ricerca di rimuovere dai risultati i siti attraverso cui scaricare o vedere illegalmente un film. Una sentenza che si insinua all'interno di un dibattito piuttosto complicato tra business industriali e salvaguardia dell'indipendenza degli intermediari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La tutela del copyright su internet sta virando, in Italia come nel resto dell’Occidente, verso la nascita di una macchina da guerra. Sistematica, automatica, inesorabile. Tempestiva nel colpire il nemico alla fonte. Non più attaccando l’utente, quindi, ma l’origine della diffusione dei contenuti illegali. È in questo contesto che si inserisce l’ordinanza del Tribunale di Roma contro Yahoo!. È considerabile il punto estremo in un percorso che già da tempo si muove in una direzione simile, con varie pedine: la delibera Agcom sul copyright online; il patto internazionale di <a href="http://punto-informatico.it/cerca.aspx?s=ACTA&amp;t=4" target="_blank">Anti-Counterfeiting Trade Agreement</a>; il processo di aggiornamento della direttiva europea sull’enforcement. Tutti vogliono fornire armi più potenti, sicure, rapidi ai detentori del diritto d’autore, contro le sorgenti di diffusione della pirateria.<span id="more-5325"></span></p>
<h5>Le regole della rete</h5>
<p>Ci sono esperti che ravvedono rischi in questo processo: di calpestare i diritti costituzionali degli utenti e di annullare il potere filodemocratico che ha sempre caratterizzato internet finora. La tutela del copyright, del resto, potrebbe essere solo il primo passo per una più ampia revisione delle regole di internet. Alcune pratiche repressive si sono fatte le ossa contro la pirateria per poi approdare ad altri scenari (è il caso dell’oscuramento delle pagine web, adesso utilizzato spesso anche per i reati di diffamazione). La vicenda di Yahoo!, comunque vada a finire, è interessante perché nel suo estremismo disegna chiara una direzione. Un po’ come una lente d’ingrandimento. È nota ormai la storia: il giudice ha chiesto a Yahoo! di rimuovere dai risultati della ricerca i siti da cui scaricare o vedere illegalmente il film <em>About Elly</em>. Meno noto è l’aspetto su cui farà leva la difesa di Yahoo!, con buone probabilità di vittoria: il tribunale ha imposto un generico obbligo di rimuovere link a siti illegali.</p>
<p>Non ha detto cioè: rimuovi questo e quest’altro link, come avviene di solito nel caso di contenuti pirata in hosting o di siti web da oscurare. L’ordine generico implica che Yahoo! debba controllare da sé quali sono i risultati che portano a pagine illegali. Impossibile da fare e contro le norme che regolano il ruolo degli intermediari su internet. In realtà sarebbe stata una <em>prima volta</em> anche se il giudice avesse solo chiesto a Yahoo! di rimuovere specifici risultati. Le norme europee impongono quest’obbligo solo agli hosting provider, infatti. Cioè a chi ospita fisicamente il dato dichiarato illegale; e non coloro che offrono solo link. Già la giurisprudenza si è orientata, in Europa, per condannare anche chi fa solo da intermediario verso file pirata ospitati altrove (si pensi a <em>The Pirate Bay</em>). Ma ha sempre colpito gli attori che si dimostravano essere scientemente organizzati per facilitare l’accesso a file pirata. E certo non è il caso dei principali motori di ricerca generalisti (il cinese Baidu a parte). Il giudice ha invece dichiarato Yahoo! «facilitatore della violazione», proprio alla stregua di quelli come The Pirate Bay, per il semplice fatto di essere stato informato da Pfa dell’esistenza di quei link tra i risultati.</p>
<h5>La svolta</h5>
<p>La conoscenza del misfatto genera la responsabilità sullo stesso: abituiamoci a questo principio perché &#8211; eccessi della sentenza di Yahoo! a parte-  ce lo troveremo spesso in varie salse. È lo stesso del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_Millennium_Copyright_Act">Dmca americano</a>, che per ora non si applica in Europa. Ma è una situazione destinata a cambiare. «In questi ultimi mesi si sta assistendo ad un cambio di strategia da parte dei titolari dei diritti di proprietà intellettuale», spiega infatti Fulvio Sarzana, avvocato esperto di diritto d’autore sui nuovi media. «Sino a qualche tempo fa gli stessi titolari dei diritti cercavano di agire contro il singolo soggetto sospettato di aver violato il copyright. Ma era difficile per due motivi: la ricerca del presunto violatore in un campo sterminato e transnazionale quale la rete internet; il dispendio di enormi risorse in termini di tempo e di personale per inviare migliaia di comunicazioni di violazione ai presunti contraffattori».</p>
<p>Ecco quindi la svolta che ci sta portando all’ultimo scenario: «le nuove strategie invece dei titolari dei diritti d’autore consistono nel perseguire chi fornisce informazioni utili a raggiungere i contenuti illegali. Link, file torrent, siti che forniscono informazioni sugli stessi link o sulle modalità “tecniche” di scaricamento dei file protetti da diritto d’autore&#8230;», continua Sarzana. Come si vede, lo spostarsi dagli attori materiali alle fonti d’informazione fa aprire un mondo. Per almeno due motivi. Primo, perché diventa più ampia &#8211; e potenzialmente allargabile all’infinito &#8211; la casistica dei «facilitatori della pirateria». Secondo, perché colpire l’accesso alle informazioni significa creare le prime e sempre più robuste eccezioni a uno dei principi più importanti di internet: la libertà e il potere di diffondere informazioni, appunto. Il rischio è di introdurre un virus in un sistema che ha rivoluzionato il mondo proprio grazie alla sua libertà. È questo il motivo che <a href="http://sitononraggiungibile.e-policy.it/">ha coalizzato</a> alcuni soggetti, su iniziativa dello stesso Sarzana, contro la futura delibera Agcom <a href="http://www.megachip.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/5541-dal-copyright-alla-censura-web-tutti-contro-la-delibera-agcom.html">sul copyright</a>.</p>
<h5>Diritti</h5>
<p>«Si puniscono indirettamente gli utenti impedendo loro di aver accesso a determinate risorse informative &#8211; continua Sarzana. È questa ad esempio la filosofia di base del provvedimento 668/2010 dell’Agcom in via di approvazione dopo la consultazione pubblica, che addirittura prevede l’inibizione a livello di Ip o di Dns dei siti stranieri sospettati di violare il copyright. Ed è questa la filosofia di base dei nuovi provvedimenti della giurisprudenza soprattutto romana». È d’accordo Marcio Pierani, responsabile dei rapporti istituzionali di Altroconsumo: «questa azione contro Yahoo! più che altro mi sembra una provocazione nell’ambito di una strategia di lobby più ampia intesa ad ottenere altro. Noto infatti forti e pericolose analogie con la delibera Agcom». «Chi pretende che con questo approccio non si colpiscono i consumatori mente sapendo di mentire. Si toccano eccome i loro interessi. Ma parlerei, più che di consumatori, di cittadini. E del loro diritto a pretendere che la Rete rimanga libera e democratica. Cosa che un domani non sarà più se prevalesse questo approccio», continua.</p>
<p>Sulla stessa linea Guido Scorza, avvocato esperto di diritto nelle nuove tecnologie: «Credo si stia andando in maniera preoccupante verso una degiurisdizionalizzazione della tutela dei diritti d&#8217;autore e verso un&#8217;allarmante privatizzazione della giustizia in materia». «Rischia di diventare un affare tra privati nel quale uno chiede e l&#8217;altro esegue pur di sottrarsi a ogni responsabile». «È uno scenario inquietante perché ogni qualvolta si discute della rimozione/disindicizzazione di un contenuto si discute non solo di diritto d’autore, ma anche di esercizio della libertà di manifestazione del pensiero». Eppure, a parte alcune autorevoli voci contrarie, sembra che questa sia la direzione dominante. La delibera Agcom <a href="http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=8779&amp;ID_sezione=38&amp;sezione=">sta ricevendo soprattutto applausi</a>, anche se deve ancora completare l’iter. Farà il prossimo passo ad aprile (con la chiusura della consultazione) e poi certo entro fine anno sarà definitiva.</p>
<h5>Responsabilità</h5>
<p>Secondo Enzo Mazza, presidente della Federazione musicale italiana e uno dei più profondi conoscitori della materia, «siamo di fronte a una naturale evoluzione: internet si consolida come mercato dei contenuti con piattaforme sempre più sviluppate e rilevanti nel business dei media». «In questo ambito la tutela del copyright è uno degli elementi chiave nel sostenere i nuovi modelli di business e nel contrastare le piattaforme illegali, coinvolgendo sempre di più tutti gli intermediari». Mazza ricorda che si stanno orientando in questa direzione anche l’<a href="http://punto-informatico.it/3109767/PI/News/usa-nuovi-segreti-del-copyright.aspx">Acta</a> e la nuova direttiva europea sull’enforcement, ora in consultazione. Tutti premono per estendere la responsabilità degli intermediari.</p>
<p>In due sensi: maggiori responsabilità a un maggior numero di intermediari. Compresi i motori di ricerca, che la nuova direttiva potrebbe equiparare agli hosting provider. Insomma: per difendere un business che diventa sempre più rilevante- quello digitale- si vuole rimettere in discussione la terzeità degli intermediari. Quella neutralità- nei confronti delle informazioni e dei contenuti veicolati &#8211; che finora ha fatto da pilastro a internet. È in fondo la stessa partita <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top">della neutralità della rete</a>: in nome dello sviluppo del business di internet, si vogliono legare a doppio filo intermediari e contenuti. Con rischi, sull’innovazione e le democrazie digitali, adesso soltanto in parte prevedibili.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/04/04/gli-scenari-riaperti-dalla-sentenza-contro-yahoo/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La prossima partita si chiama over the top</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2011 07:30:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[BlobBox]]></category>
		<category><![CDATA[Chili Tv]]></category>
		<category><![CDATA[Fedele Confalonieri]]></category>
		<category><![CDATA[Google Tv]]></category>
		<category><![CDATA[IPTv]]></category>
		<category><![CDATA[Mediaset]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[neutralità]]></category>
		<category><![CDATA[over the top]]></category>
		<category><![CDATA[Premium Net Tv]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Sky]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[Telesystem]]></category>
		<category><![CDATA[Tiscali]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=5240</guid>
		<description><![CDATA[Internet, IPtv, contenuti, neutralità della rete: ecco il prossimo settore che metterà a dura prova la tenuta degli assetti consolidati]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stiamo entrando nell’era compiuta dell’<em>over the top internet</em>, anche in Italia. Una definizione del fenomeno: contenuti e applicazioni di qualità, forniti e/o distribuiti da soggetti di vario tipo (anche leader della vecchia economia dell’audiovisivo), arrivano all’utente attraverso vari strumenti, tra cui troneggia la tv. Con impatto notevole sulla “politica” del web: la neutralità della rete &#8211; così come l’abbiamo intesa finora &#8211; è moribonda. È il risultato adesso più probabile, data la posizione che stanno assumendo le pedine sulla scacchiera, nella fase dell’over the top.<span id="more-5240"></span></p>
<h5>Nuova direzione</h5>
<p>Tocca prendere atto che tutti i leader attorno a questo banchetto stanno ormai marciando uniti in una nuova direzione. Lo dice <a href="http://www.key4biz.it/News/2011/03/03/Policy/Agenda_digitale_Neelie_Kroes_over_the_top.html">una notizia sottovalutata</a>, che però mostrerà effetti probabilmente nei prossimi mesi: i principali operatori telco e fornitori di contenuti over the top hanno detto alla Commissione europea di essere d’accordo, in linea di massima, per cambiare le regole di internet. In modo da favorire la nascita di nuove reti. Queste stanno a cuore a tutti i soggetti in gara. Così si spiega perché alcuni storici fautori della neutralità (Google, l’Authority Usa) sono ultimamente <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc">sempre più propensi a compromessi</a> con gli operatori.</p>
<p>Adesso anche qui in Italia si entra nel vivo della vicenda. Non a caso Agcom ha avviato la <a href="http://www.agcom.it/Default.aspx?DocID=5772">consultazione pubblica</a> sulla neutralità della rete, primo passo per una futura eventuale delibera che imponga agli operatori una nuova disciplina. Agcom ha capito infatti che il tema anche da noi è maturo. Quest’idea deve averla avuta anche per la presenza di Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, tra i soggetti chiamati al tavolo della Commissione europea a discutere di nuove regole Ue. Quel Confalonieri che alla corte dell’Unione europea prima <a href="http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-523458/tv-confalonieri-kroes-procedure/">parlava solo di tv</a>.</p>
<h5>Il mondo cambia</h5>
<p>È che il mondo cambia. La tivù pure e Mediaset l’ha capito. Si sta guadagnando un posto quindi nell’olimpo degli over the top, con il servizio <a href="http://www.tgcom.mediaset.it/televisione/articoli/articolo503879.shtml">Premium Net Tv</a> (trasmette, via banda larga e set top box tv, contenuti di cui ha diritti). E’ solo l’inizio. Sky farà una mossa simile- è certo, anche se non ufficiale- quest’anno, abilitando contenuti banda larga on demand sui decoder MySky HD (già posseduti dal 30 per cento della clientela). Sky e Mediaset stanno seguendo un approccio chiuso all’over the top &#8211; niente web tv né piattaforme con applicazioni, servizi internet di terze parti &#8211; com’era prevedibile. Ma potrebbe prevalere una via diversa, adesso battuta dagli operatori italiani (<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cubovision">Telecom Italia</a> e <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2011-03-11/tiscali-internet-tvBox-111539.shtml?uuid=AaywtEFD">Tiscali</a> in testa): più aperta a contenuti web e di terze parti. Notevole, visto che fino a ieri le telco italiane puntavano tutto sulla chiusissima IPTv (che, ricordiamo, non funziona nemmeno su internet, ma su una rete a parte).</p>
<p>Sta andando in questa direzione anche l’operatore che ha introdotto l’IPTv in Italia: Fastweb. Sta diventando un over the top, con una propria piattaforma aperta (<em>Chili Tv</em>), che andrà su vari set top box (già è, in via sperimentale, sul Blobbox di Telesystem). È un modello tipo Google Tv: aggrega contenuti di tante parti e cerca di espandersi su più hardware possibili. Insomma, l’over the top tv comunque è un fenomeno interessante, per il futuro di internet. Il problema è che ha un impatto dirompente sugli equilibri. Abbiamo visto ancora in piccola parte gli effetti del boom di contenuti over the top, sulla politica delle reti. Certo è che gli operatori non possono fare come con il peer to peer: se limitano la velocità dei video over the top, ne ostacolano la fruizione. Impensabile, soprattutto nel caso di streaming di film a pagamento.</p>
<h5>L&#8217;ipotesi fibra</h5>
<p>Una soluzione in teoria sarebbero le reti in fibra ottica, che però nella migliore delle ipotesi copriranno solo il 50% della popolazione <a href="http://www.apogeonline.com/tag/next-generation-network">nel lungo periodo</a>. Comunque, il problema impatta la neutralità della rete. In alcune zone, gli operatori vorranno costruire le nuove reti in fibra con l’aiuto degli over the top. Nelle altre, si porrà la questione di evitare la congestione e al tempo stesso tutelare i contenuti video. È prevedibile che anche in questo caso gli operatori chiederanno un pedaggio agli over the top, per assicurare il funzionamento dei loro servizi. Al momento non ci sono leggi che lo vietino. La Commissione europea se ne sta guardando bene, perché teme di ostacolare il futuro delle reti banda larga e degli stessi contenuti internet.</p>
<p>Ci sono alternative alla distorsione dei rapporti tra reti e contenuti? Sì, ma richiedono interventi di sistema, pubblico-privati, per aiutare gli operatori a fare le nuove reti senza arrivare a chiedere soldi agli over the top. E, laddove la rete resterà quella vecchia, gli over the top dovrebbero puntare su soluzioni meno impattanti: sul downloading e su tecnologie di caching di contenuti nei set top box, invece che sullo streaming. Come si vede, in un senso o nell’altro, la nuova fase di internet si nutrirà di accordi e collaborazioni tra le parti, molto più di quanto si è visto finora.</p>
<h5>Le conseguenze per l&#8217;utente</h5>
<p>L’impatto sull’utente è difficile da stimare, ma è possibile che gli operatori adatteranno le tariffe al boom degli over the top. Potrebbero assicurare una certa velocità solo entro una certa quantità di traffico mensile; oppure far pagare a parte i pacchetti video per chi acquista una connessione low cost. Sono cose che già avvengono, sempre più spesso tra l’altro, sulle offerte di rete mobile. Non è da escludersi che si estendano anche alla banda larga fissa. C’è solo da augurarsi che le istituzioni (Agcom e Commissione europea in primis) vigilino perché non si creino effetti distorsivi per la concorrenza e l’innovazione. Oltre a continuare a fare il tifo per una rete in fibra quanto più estesa possibile, ovviamente. E’ un traguardo da cui dipende, come si è visto, anche la libertà dei nuovi media.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/03/24/la-prossima-partita-si-chiama-over-the-top/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Che cosa è in gioco con la neutralità della rete</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/25/che-cosa-e-in-gioco-con-la-neutralita-della-rete</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/25/che-cosa-e-in-gioco-con-la-neutralita-della-rete#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Feb 2011 07:30:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Tim]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
		<category><![CDATA[VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[Wind]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=5058</guid>
		<description><![CDATA[L'annuncio di Telecom Italia, che da marzo limiterà in determinate circostanze la disponibilità di banda sui sistemi peer to peer, riapre un dibattito spesso condizionato da incomprensioni, ma così importante per lo sviluppo futuro della rete]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prendete una notizia in cui c’è qualcuno <a href="http://www.telecomitalia.it/assistenza/info-consumatori/news-187/novit%C3%A0-gestione-servizi-adsl">che limita dall’alto</a> un servizio molto popolare come il peer to peer; aggiungete al minestrone che a farlo è Telecom Italia e il risultato sarà quasi di certo esplosivo. La polemica è assicurata. Potrà colpire, a suon di equivoci, anche due personaggi che hanno sempre sostenuto i diritti degli utenti <a href="http://eraclito.telecomitaliahub.it/2011/02/neutrali-come-la-svizzera/">contro gli arbitri degli operatori</a>. Questa storia ci insegna due cose. Primo, che il tema della neutralità della rete (o del modo cui con gli operatori gestiscono il proprio traffico) sta diventando sempre più centrale. Secondo, che soffre ancora di incomprensioni ed è di difficile divulgazione.<span id="more-5058"></span></p>
<h5>La punta dell&#8217;iceberg</h5>
<p>Vediamo di fare chiarezza, ma val la pena premettere che probabilmente il caso Telecom Italia è solo la punta dell’iceberg del fenomeno. Certo, è emblematico. Se anche il principale operatore italiano, proprietario della rete, vuole gestire il peer to peer allora significa che il problema è davvero a una svolta. Dall’altra, bisogna riconoscere che sono ben altri i pericoli che, nella gestione degli operatori, minacciano la libertà di internet. E a oggi emergono abbaglianti in un campo specifico: non sulla rete Telecom, ma su quella mobile. Fare chiarezza, si diceva. Per quanto riguarda Telecom, sono tre i punti cardine della questione.</p>
<ul>
<li>Telecom non ha ancora definito quando farà partire le nuove pratiche né esattamente dove. Si sa solo che sarà dopo il primo marzo e che riguarderà un numero «molto limitato» di centrali, in ore del giorno in cui saranno sature. È probabile si tratti solo di parte di quelle non collegate in fibra ottica (circa il 10 % della popolazione).</li>
<li>I limiti comunque non renderanno mai impossibile utilizzare i servizi colpiti. Promessa da verificare, ovvio. Ricevo molte lettere di utenti che possono fare peer to peer solo di notte, con alcuni operatori che dichiaratamente lo limitano.</li>
<li>Telecom mi dice che non userà tecniche di ispezione profonda dei pacchetti, ma si limiterà a «guardarne il vestito» per capire se si tratta di peer to peer. Punto importante che analizzeremo più avanti.</li>
</ul>
<h5>Trasparenza</h5>
<p>Tutto considerato, la questione della neutralità della rete sta prendendo <a href="../webzine/autore/alessandrolongo">una piega prevista</a>, il che ci porta ad alcuni obiettivi per cui bisognerebbe combattere se si ha a cuore la libertà di internet. Il primo obiettivo è di livello minimo eppure ha ancora ampi margini di miglioramento: la trasparenza. Ad oggi, solo pochi operatori fissi dicono di fare traffic shaping/limitazione della velocità di alcune applicazioni. Lo scrivono nelle caratteristiche delle proprie offerte, ma in modo poco trasparente e con scarsa evidenza. Non dicono in modo esplicito come e quanto limitano il peer to peer.</p>
<p>Per esempio, fa una bella differenza sapere che il peer to peer sarà ridotto a 32 Kbps (pressoché significa bloccarlo) o 128 Kbps (molto lento o non impossibile). Non scrivono inoltre l’elenco completo dei protocolli limitati (solo il peer to peer?). Né specificano se il blocco è in base al protocollo usato o al tipo di applicazione (questa seconda tecnica potrebbe essere discriminatoria nei confronti di specifici servizi). Sono convinto che se tutti i potenziali acquirenti di una connessione fossero messi a parte di questi limiti (qualunque sia il canale di acquisto, online o via call center), le polemiche si ridurrebbero di molto.</p>
<h5>Rispetto dei servizi</h5>
<p>Il secondo obiettivo è ottenere che nessuna applicazione o tipo di servizio sia reso inutilizzabile dal traffic shaping, in nessun momento del giorno. Non solo il blocco, ma anche un drastico taglio della velocità può impedirne l’uso. Ci si può chiedere se anche la discriminazione tariffaria &#8211; fatta da Tim, Wind e Vodafone a danno di VoIP e peer to peer &#8211; non sia comunque dannosa per la libertà di internet. A mio avviso sì e non è altro che un escamotage per discriminare indirettamente alcuni servizi sgraditi senza incorrere nell’accusa di censura. Se accettiamo l’idea che per fare certe cose su internet bisogna pagare di più, a seconda del tornaconto dell’operatore, ci apriamo sotto i piedi una voragine. Di questa stregua, nessuno potrà vietare un giorno all’operatore di includere nell’abbonamento il traffico fatto su YouTube e non sulla web tv della Rai (o viceversa), per esempio.</p>
<p>Chi si accorda con l’operatore per essere incluso anche nelle tariffe economiche sarà molto avvantaggiato, perché costerà meno all’utente. Questo problema di discriminazione tariffaria potrebbe essere ridotto se almeno ci fosse una regola: nessun servizio deve essere reso così costoso al punto da essere di fatto inutilizzabile. Ad oggi il VoIP non ha questa fortuna con le offerte (internet su cellulare) di quegli operatori mobili italiani.</p>
<h5>Non si guarda nei pacchetti</h5>
<p>Il terzo obiettivo è vietare la deep packet inspection. Non c’è una reale necessità <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/circa-la-deep-packet-insp.html">di questa tecnica</a>, che d’altro canto impatta sulla privacy e sugli equilibri della rete. Questi tre obiettivi vanno ottenuti grazie a regole, nero su bianco, imposte da istituzioni nazionali ed europee. Al momento c’è soltanto un pacchetto europee di regole tlc che sta per essere recepito, che impone agli operatori trasparenza sulle loro pratiche di gestione traffico e vieta di bloccare i servizi. Ma sono paletti troppo generici e quindi facili da aggirare. Sono inutili, cioè, se non specificano esattamente che cosa l’operatore deve comunicare agli utenti e quali pratiche sono equiparabili a un blocco del servizio (vedi discriminazione tariffaria o forte riduzione della velocità). È la stessa tesi del Beuc, l&#8217;organizzazione dei consumatori europei, che qualche giorno fa ha chiesto appunto alla Commissione europea di specificare meglio questi aspetti.</p>
<p>C’è una tesi sostenuta dai maggiori operatori mondiali, <a href="http://www.primaonline.it/2011/02/15/89358/tlc-bernabe-rete-costa-serve-tavolo-con-over-the-top/">con forza crescente</a>: i fornitori di servizi devono pagarci l’utilizzo della rete, altrimenti non potremo investire nelle nuove infrastrutture. Anche ammesso che non ci siano alternative, bisognerà comunque evitare che gli operatori avvantaggino i servizi delle aziende leader (quelli che possono pagare di più) rispetto a quelli delle start up. È soprattutto questo il pericolo da evitare. Ma chi l’ha detto che non ci sia un’alternativa? C’è ed è un impegno di investitori pubblico-privati <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/16/prove-tecniche-di-ngn-forse-ora-si-parte">per investimenti comuni</a>. A questo punto vediamo come si collegano i due temi: l’attuale esigenza di gestire il peer to peer laddove non c’è la fibra e il bisogno di finanziare le reti di nuova generazione. Sono entrambi problemi risolvibili al meglio tramite investimenti comuni, anche dello Stato.</p>
<h5>I nuovi esclusi</h5>
<p>L’assenza della fibra nelle centrali sarà forse un problema del passato, ben presto. Secondo il ministero allo Sviluppo Economico, Infratel ha portato la fibra vicino alle centrali per l’equivalente di 3 milioni di utenti, dal 2008 a oggi, con fondi pubblici; e coprirà i restanti 5 milioni, in digital divide, entro il 2013. Ma si affaccerà subito un problema più grosso: la discriminazione degli utenti non raggiunti da fibra nelle case. Altro che limiti di velocità peer to peer: i nuovi esclusi non potranno accedere affatto a quei futuri servizi che richiedano la fibra. È una situazione inedita: ad oggi, la stragrande maggioranza degli italiani (circa 90%) è coperta da banda larga. Non ci sono servizi “consumer” di punta impossibili con le comuni Adsl 7 Megabit. In futuro, per la prima volta, ci troveremo a fare i conti con una fetta della popolazione esclusa per forza dalle vette innovative di internet. Sarà pari al 50% della popolazione nel 2020, se non migliorano i piani; cioè se Stato ed enti locali non investiranno di più in infrastrutture di nuova generazione. Come si vede, il bisogno di investimenti condivisi e la tutela di una rete neutrale (cioè non discriminatoria di utenti o servizi) vanno di pari passo, necessariamente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/02/25/che-cosa-e-in-gioco-con-la-neutralita-della-rete/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Neutralità e pirateria, l&#8217;anno delle regole</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/27/neutralita-e-pirateria-lanno-delle-regole</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/27/neutralita-e-pirateria-lanno-delle-regole#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 27 Dec 2010 07:30:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Corrado Calabrò]]></category>
		<category><![CDATA[Fcc]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Genachowsky]]></category>
		<category><![CDATA[Neelie Kroes]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[pirateria]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=4494</guid>
		<description><![CDATA[Negli Stati Uniti passa la temuta proposta che concede ampi spazi di mercato sulla discriminazione dei bit che transitano attraverso i provider. In Italia si propone di istituzionalizzare gli strumenti già usati nella lotta contro la pirateria]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Le regole stanno affondando in modo più profondo nel tessuto stesso della rete e nel 2011 ne vedremo gli effetti. La tendenza traspare da alcune notizie di questi ultimi giorni, all’apparenza scollegate ma in realtà figlie di un nuovo orientamento che si sta imponendo (perlomeno) in Occidente. A livello mondiale, si distingue la decisione della Federal Communications Commission, l&#8217;authority delle telecomunicazioni americane, di <a href="http://hraunfoss.fcc.gov/edocs_public/attachmatch/DOC-303745A1.pdf">sistematizzare</a> per la prima volta le regole sulla neutralità della rete. Da noi, l&#8217;Autorità garante delle comunicazioni ha pubblicato pochi giorni fa <a href="http://www.agcom.it/default.aspx?DocID=5413">la delibera</a> che inaugura l’iter verso una nuova tutela del diritto d’autore online.<span id="more-4494"></span></p>
<p>C’è un aspetto comune tra i due provvedimenti, pur diversi nel merito: per la prima volta, cercano di rendere ordinato e sistematico, con regole, aspetti della vita di internet finora affidati a consuetudini e ad accordi più o meno trasparenti tra le parti. Entrambi inoltre investono il rapporto tra utenti, operatori e funzionamento della rete. Forse questi due tentativi falliranno, per incidenti del percorso normativo. Ma comunque è probabile che ne seguiranno altri simili, perché la tendenza sembra ormai chiara.</p>
<h5>Neutralità made in Usa</h5>
<p>Per prima cosa, sbaglieremmo a pensare confinate all’America le regole appena stabilite dalla Fcc. Certo, riguardano quel mercato e i loro operatori; ma la filosofia di fondo è perfettamente in linea con quanto detto dalla Commissione Europea, cioè l’organo massimo deputato a guidare il dibattito sulla neutralità nel Vecchio Continente. Il succo, in comune tra Usa ed Europa, è: mettiamo solo le regole necessarie per evitare le distorsioni palesemente più gravi all’innovazione e alla concorrenza su internet; garantiamo in ogni caso almeno la trasparenza: il diritto cioè dell’utente a sapere come il proprio operatore gestisce il traffico. Per il resto, lasciamo fare al mercato (dicono in coro Julius Genachowsky, presidente di Fcc, e la commissaria europea Neelie Kroes), per non ostacolare i futuri investimenti nelle reti di nuova generazione.</p>
<p>Sì quindi, per ora, a esperimenti di reti a più velocità. Prepariamoci a vedere servizi con velocità garantita <em>end to end</em>, per l’intrattenimento, la sicurezza domestica, le smart grid, grazie ad accordi tra i fornitori e gli operatori. «Sono permessi, purché non minaccino l’innovazione e la normale internet», specifica Fcc. Come se fosse facile stabilirlo in anticipo o fermare la macchina, una volta avviata: ma è un rischio che le istituzioni pensano si debba correre. Fcc è stata convinta dagli operatori che il mercato della banda larga mobile necessita di regole più leggere. Aspettiamoci quindi offerte ancora più labirintiche delle attuali, negli Usa ma anche in Europa (dove al momento le authority lasciano fare i mobili senza intervenire).</p>
<p>Un bit non sarà più un semplice bit: come si vede da nuove tecnologie <a href="http://www.wired.com/epicenter/2010/12/carriers-net-neutrality-tiers/">appena presentate</a>, i mobili potranno far pagare il traffico agli utenti a seconda del tipo di applicazione utilizzata. Oppure chiedere un pedaggio ai fornitori di servizi per raggiungere gli utenti. Due cose vietate da Fcc agli operatori fissi. Problema: internet futura sarà sempre più spostata verso l’accesso mobile, già preferito dai ceti sociali più bassi e dagli immigrati. Non sarà più la stessa internet per tutti. Persino l’America, pioniera di internet e baluardo della libertà d’espressione, ha acconsentito a questa svolta. Non illudiamoci che l’Europa ponga freni più forti agli operatori.</p>
<h5>Agcom contro la pirateria</h5>
<p>A Corrado Calabrò, presidente di Agcom, è riuscito il tentativo di mettere d’accordo (quasi) tutti. Il nuovo regolamento &#8211; ora in consultazione pubblica, primo passo per poi diventare norma efficace &#8211; è applaudito bipartizan. Poche le <a href="http://blog.tntvillage.scambioetico.org/?p=7415">voci contrarie</a> e di certo sono favorevoli tutte le associazioni del copyright. Il trucco di Agcom è stato di non introdurre niente di davvero nuovo. Si limita a istituzionalizzare e sistematizzare gli attuali strumenti anti pirateria. Due, in particolare: richiesta al sito/servizio di rimuovere il contenuto pirata (o il suo link); oscuramento del sito e servizio tramite Dns o Ip, con la collaborazione degli operatori e &#8211; promette Calabrò &#8211; le forze dell’ordine. Finora sono state procedure gestite direttamente dai detentori di copyright. Potranno continuare a farlo, ma nel 2011 avranno l’alternativa di affidare il compito “poliziesco” ad Agcom.</p>
<p>Vogliamo essere ottimisti? Forse l’intervento di Agcom eviterà nuovi casi di eccesso di zelo da parte delle forze dell’ordine o dei detentori di copyright. Come l’oscuramento di interi siti o Ip che fanno capo a molteplici contenuti, invece di una rimozione più chirurgica. Verrebbe da auspicarsi la stessa saggezza anche per i reati di diffamazione sul web, per non vedere più sequestrati interi forum o blog per un singolo post o commento contestati. Il pericolo futuro è di natura opposta. Non viene dagli eccessi irrazionali di repressione, tipici di un rapporto ancora immaturo tra internet e le istituzioni. Ma è di ritrovarci immersi in un traffico tutto regolato da normative, che per la prima volta nella storia di internet ne decideranno le direzioni future. A seconda di ciò che permetteranno o vieteranno agli operatori o ai fornitori di servizi.</p>
<p>Bisogna augurarsi che il legislatore sia saggio abbastanza per prevedere oggi quali pratiche si riveleranno domani pro o anti innovative. È la prima volta che accade, quindi è tutto davvero nuovo. Su internet già valgono regole del codice civile e penale e riguardano i comportamenti dei loro utenti. Le nuove regole invece mirano a introdurre prassi nuove nel funzionamento stesso di internet, andando a orientare l’accesso tecnico a contenuti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/27/neutralita-e-pirateria-lanno-delle-regole/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Neutralità della rete, la svolta moderata di Fcc</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 06 Dec 2010 07:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[AT&T]]></category>
		<category><![CDATA[Comcast]]></category>
		<category><![CDATA[Fcc]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Genachowsky]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[Pacchetto Telecom]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Verizon]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=4351</guid>
		<description><![CDATA[La Federal Communications Commission, per voce del suo presidente, apre clamorosamente alle posizioni di Google e Verizon, che l'estate scorsa si epressero in favore della possibilità per i gestori di discriminare il traffico sulle proprie reti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Prepariamoci a un futuro, tra il 2011 e il 2012, in cui i nostri operatori bloccheranno a loro piacimento qualsiasi tipo di traffico illegale. E quelli mobili manipoleranno anche il traffico legale dannoso per il proprio business. Un futuro in cui ci saranno servizi con qualità gestita dall’alto separati dalla normale internet. Facile previsione: gli indizi in questo senso ormai sono chiarissimi. L’ultima più importante conferma è arrivata qualche giorno fa, dagli Stati Uniti, che su questi temi della “neutralità della rete” hanno sempre fatto avanguardia. L’Fcc (l’authority delle telecomunicazioni americane) che finora è stata al mondo <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/tag/net-neutrality">il più strenuo difensore</a> della neutralità della rete ha appena anticipato i punti cardine della sua proposta di normativa, che sarà votata il 21 dicembre. Ricalcano in modo quasi pedissequo la proposta Google-Verizon, che <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere">tanto fece discutere</a> ad agosto<a href="../webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere"></a>.<span id="more-4351"></span></p>
<p>Non aspettiamoci alzate di scudi dall’Europa, contro questo destino. La commissione europea, il principale baluardo contro pratiche scorrette degli operatori, ha detto a novembre che <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/11/12/Policy/net_neutrality_commissione_europea_pacchetto_telecom_neelie_kroes_isp_skype_p2p.html">non c’è bisogno di norme specifiche</a> sulla neutralità della rete. Quindi, il percorso sembra tracciato: si andrà verso una neutralità della rete <em>light</em>, nella migliore delle ipotesi; nessuna neutralità, nella peggiore. Gli operatori e la loro visione di internet futura hanno prevalso nel cuore delle istituzioni internazionali. Come si è arrivati a questo punto? Il motivo di fondo è che a vincere è il mercato, le sue regole. Prevale la necessità di non dissuadere gli operatori dal fare i futuri investimenti miliardari nelle nuove reti a banda larghissima fissa e mobile.</p>
<h5>Valori</h5>
<p>Julius Genachowski, chairman di Fcc, nel suo discorso (<a href="http://hraunfoss.fcc.gov/edocs_public/attachmatch/DOC-303136A1.pdf">qui integralmente</a>) non cita nemmeno una volta la neutralità della rete. Ma parla comunque di valori che la ricordano: il bisogno di mantenere internet «libera e aperta». Affinché resti «una potente piattaforma per l’innovazione e la creazione di posti di lavoro». Lo scopo è anche di «proteggere la libera espressione», «aumentare la certezza (normativa) nel mercato» e «stimolare gli investimenti alle estremità e nel centro dei network banda larga». Genachowski tiene insieme due istanze che finora hanno fatto a pugni. Il nuovo framework normativo che sarà proposto il 21 dicembre serve a «difendere contro i rischi (di perdita di apertura e trasparenza di internet), mentre riconosce i bisogni e gli interessi legittimi dei provider banda larga».</p>
<p>È questo il punto cardine. Si va verso un compromesso. È fallito il piano di imporre agli operatori una neutralità della rete radicale, in cui non avrebbero potuto bloccare nessun tipo di traffico &#8211; a questo miravano le prime richieste di Fcc, anni fa. No, il nuovo framework è più moderato, «riconosce che i provider banda larga devono avere la capacità e gli incentivi a investire per costruire e gestire i propri network. L’accesso internet veloce universale è un obiettivo nazionale necessario che richiederà enormi (<em>very substantial</em>) investimenti privati nella nostra infrastruttura digitale del 21esimo secolo».</p>
<h5>Quattro principi</h5>
<p>Ecco quindi che il framework può essere riassunto in quattro principi, dice Genachowski. Il primo è la trasparenza. Consumatori e innovatori (termine con cui intende aziende fornitrici/ideatrici di servizi internet) hanno il diritto di conoscere «basic information» sul servizio banda larga, su come i network sono gestiti dagli operatori. Secondo, quei due soggetti «hanno il diritto di mandare e ricevere traffico internet legale, di andare dove vogliono e dire quello che vogliono online e di usare i device di propria scelta». La normativa proibirà quindi «il blocco di contenuti, applicazioni, servizi legali e la connessione, al network, di device non dannosi». Si noti che tutta la querelle sulla neutralità della rete è nata perché Fcc aveva proibito a Comcast di bloccare il traffico peer to peer degli utenti. Il quale è illegale, com’è noto, per la stragrande maggioranza dei byte trasmessi. Terzo: gli operatori non devono fare «discriminazioni irragionevoli» sul traffico. Fcc descriverà nei prossimi giorni che cosa sia «irragionevole», ma è probabile si riferisca a pratiche anti competitive quali rallentare i servizi di alcune aziende internet per favorire i propri o quelli dei propri partner. Prima si opponeva a qualsiasi tipo di discriminazione del traffico. Quarto: permette all’operatore il «network management», spiegando che è la possibilità di gestire la propria rete in modo intelligente, per evitarne la congestione e per bloccare il traffico dannoso.</p>
<h5>Servizi mobili</h5>
<p>Non è finita: Fcc aggiunge che la regolamentazione per i servizi mobili sarà più leggera (anche se ancora non dice in che modo), rispetto a quella per la rete fissa. Il motivo è che è a «uno stato meno avanzato di sviluppo». È lo stesso argomento utilizzato da Google e Verizon nella propria proposta a Fcc, quando chiedevano di esentare gli operatori mobili da regole sulla neutralità della rete. Certo, la rete mobile è più giovane di quella fissa, ma &#8211; si potrebbe obiettare &#8211; ha fatturati ormai maggiori e ha più utenti. La banda larga mobile sta rapidamente raggiungendo quella fissa, in numeri e copertura. Comunque, nessuna sorpresa che stavolta Fcc abbia ricevuto gli applausi da AT&amp;T e Verizon.</p>
<p>La Commissione europea invece non farà leggi ad hoc sulla neutralità della rete; bastano quelle presenti nel <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Telecoms_Package">telecoms package</a> di futura applicazione, ha detto il commissario Neelie Kroes. Aggiunge che si limiterà a osservare il mercato, per evitare che gli operatori cadano in pratiche dannose per la concorrenza e l’innovazione. L’effetto pratico di questo osservare senza azioni preventive sarà probabilmente lo stesso del nuovo framework Fcc (se sarà approvato). E cioè consentirà agli operatori di ispezionare il traffico degli utenti &#8211; altrimenti come fanno a sapere quale è legale o dannoso al nework &#8211; e quindi bloccare quello che rientra in queste due categorie. I mobili potranno bloccare anche il VoIP (già lo fanno, in effetti), con tutta probabilità. Infine si apre la porta ai <em>managed services</em> richiesti da Google e Verizon: servizi innovativi, gestiti con qualità garantita end-to-end (dal fornitore all’utente, da un capo all’altro della rete), «distinti da internet» (come si legge nella proposta delle due aziende).</p>
<h5>Dilemma</h5>
<p>Anche i managed services rientrano nel bisogno di giustificare i forti investimenti richiesti dagli operatori. Il dilemma è lo stesso che abbiamo descritto <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere%29">ad agosto</a><a href="../webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere%29"></a>, cioè bisognerà scoprire se e quanto è rischioso questo nuovo modo gestito di fare innovazione. Così diverso da quello caotico, conosciuto (e apprezzato) finora su internet. La differenza, da agosto, è che le aziende come Google e Verizon stanno riuscendo a imporre la propria idea, nei piani delle istituzioni. Forse finirà il 21 dicembre la vecchia internet.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/12/06/neutralita-della-rete-la-svolta-moderata-di-fcc/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Google-Verizon, perché la proposta fa discutere</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 06:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[AT&T]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Communication Commission]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[Jan Dawson]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Decina]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[neutralità]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Stefano Quintarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Telecom Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Verizon]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=3425</guid>
		<description><![CDATA[Un progetto innovativo che rompe l'impasse del dibattito sulla neutralità delle reti o un disegno ambizioso per mettere le mani sulla rete del prossimo decennio, che passerà in gran parte per i dispositivi mobili? Dopo la proposta del motore di ricerca e del provider, il dibattito è sempre più acceso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso si può davvero pensare a internet come a un treno diretto a tutta velocità verso una destinazione ignota. Anche la principale azienda del web, Google, ha pensato infatti che fosse il momento di escogitare nuove regole e così venire incontro alle richieste degli operatori (poco o tanto, si vedrà). L’ormai nota vicenda della <a href="http://googleitalia.blogspot.com/2010/08/una-proposta-congiunta-per-una-rete.html">proposta Google-Verizon</a> al Congresso e all’Federal Communication Commission è una svolta soprattutto per questo motivo. Il primo ponte gettato tra due fazioni (fornitori di contenuti, operatori) fino a ieri opposte.<span id="more-3425"></span></p>
<h5>Un passo importante</h5>
<p>Arriva dopo circa quattro anni di dibattiti sulla <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/tag/net-neutrality">neutralità della rete</a>, quasi soltanto americani (come se il futuro di internet e, più in generale, delle reti intelligenti di comunicazione non riguardasse anche noi). Dibattiti che si erano fermati in un impasse, a causa delle divergenze di opinioni. A maggior ragione, questa proposta è un passo importante, quindi. Adesso il treno potrebbe accelerare di colpo, a meno che la Fcc non decida di mettere un nuovo blocco sui binari, respingendo la proposta al mittente. Se facesse così, però, rischierebbe di cronicizzare l’impasse. Insomma, una situazione difficile, soprattutto perché questa proposta appare problematica alla maggior parte degli esperti e a tutte le aziende concorrenti di Google. Applausi solo da alcuni operatori tlc, quelli maggiori per altro (AT&amp;T negli Usa, da noi Telecom Italia e Vodafone). Un quadro aggiornato sulle proteste è sul blog di <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/08/miti-e-fatti-dal-blog-di-google-sulla-viecnda-gogleverizon.html#comments">Stefano Quintarelli</a>.</p>
<p>Due le voci autorevoli a favore della proposta: Maurizio Dècina (ordinario del politecnico di Milano e tra i massimi esperti di reti in Italia) e Jan Dawson (analista di Ovum). L’apprezzano per motivi di “realpolitik”, tecnici, diplomatici e/o economici: Dawson fa notare che la proposta potrebbe essere il solo modo per uscire dall’impasse e che Google ha fatto meno compromessi di Verizon rispetto alle posizioni iniziali; Decina nota come «il network management su rete mobile è ora necessario per sostenere gli investimenti; la tutela della neutralità della rete non deve spingerci a posizioni da fanatici. L’importante è che tutti possano accedere a tutti i servizi, anche se a velocità differenziate. Un po’ come accade ora con gli aerei in Economy o in Business Class. Finora c’è stata solo l’Economy (best effort), adesso gli operatori e i fornitori sentono il bisogno di aggiungere la Business Class per spingere avanti il business della rete».</p>
<h5>Motivazioni</h5>
<p>Le motivazioni &#8211; dichiarate &#8211; di Google sono sulla stessa linea. Possono essere riassunte in quattro punti:</p>
<ul>
<li>bisognava      far avanzare il dibattito tra le due fazioni con una proposta, comunque      da passare al vaglio della Fcc (e ci mancherebbe altro che due aziende si      mettessero a regolamentare internet da sole);</li>
<li>comunque      è apprezzabile che Verizon, per la prima volta, abbia accettato principi      di neutralità (anche se solo sull’attuale internet da rete fissa), i quali      mai sono stati scritti in legge finora;</li>
<li>la      rete mobile va trattata in modo diverso perché è un mercato nascente;</li>
<li>autorizzare      la nascita di servizi a valore aggiunto, dove non valgono le regole della      neutralità e dove gli operatori possono adottare speciali politiche      tariffarie (e di qualità), è un modo per spingere l’innovazione.</li>
</ul>
<p>Non si      può dar per scontato che le regole dell’attuale internet possano valere      sempre e comunque, allo stesso modo, anche per futuri servizi innovativi. Serve «flessibilità» dice Google. Una qualità dedicata e un prezzo extra      potrebbero essere il solo modo per giustificare, dal punto di vista      tecnico e/o economico, servizi come «smart grid, nuove opzioni per il      gioco e l’intrattenimento, assistenza sanitaria» (citando dalla proposta).      L’importante, secondo Google, è che questi futuri servizi siano      distinguibili da quelli che già conosciamo su internet. Niente motori di      ricerca e web tv accelerati, insomma. Ai primi due punti i critici rispondono che il minimo comune denominatore raggiunto, «per far avanzare il dibattito» è insoddisfacente. È troppo poco limitare la neutralità &#8211; cioè il principio fondamentale su cui finora la rete si è sviluppata &#8211; ai servizi tradizionali su rete fissa. Si esclude infatti sia il mobile sia quei fantomatici «servizi a valore aggiunto». Da dove potrebbero arrivare, in futuro, innovazioni che potrebbero rivoluzionare il mondo dell’energia elettrica, così come internet ha fatto con quello telefonico. Il concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Smart_grid">smart grid</a> evocato da Google-Verizon allude proprio a questo.</p>
<h5>Dilemma</h5>
<p>Il problema evidenziato dai critici della proposta è che si rischia di lasciare in mano a oligopoli il futuro delle comunicazioni elettroniche, che nel mobile e in quei «servizi a valore aggiunto» potrebbe avere il cuore. Gli utenti banda larga mobile crescono molto di più di quelli fissi. Nel 2014 i primi saranno quasi il doppio dei secondi (1,8 contro 1 miliardo, nel mondo, secondo Strategy Analytics e Infonetics). I servizi a valore aggiunto, «distinti da internet», potrebbero essere le innovazioni più importanti per la società del futuro, un po’ come in passato è stato per l’arrivo dei video sul web, delle mail o dei motori di ricerca. Queste tre cose sono nate in clima di neutralità: per la prima volta, le future innovazioni (alcune, se non tutte) potrebbero invece farne a meno. È necessario il sacrificio di qualcosa che finora ha garantito la continua rivoluzione dei nuovi media? La risposta a questa domanda è fondamentale, per accettare o respingere la proposta di Google-Verizon. La sola cosa certa è che nei prossimi anni sarà rilanciata ancora, magari in altre forme poco riconoscibili e da soggetti inaspettati. Ma sarà sempre lo stesso dilemma: la contrapposizione tra innovazione dall’alto e innovazione dal basso. Possono convivere, nei nuovi media, senza che questi vengano svuotati della loro capacità rivoluzionaria sociale, tecnica ed economica?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/08/16/google-verizon-perche-la-proposta-fa-discutere/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Net neutrality, nuovi venti sulle reti mobili</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/09/25/net-neutrality-nuovi-venti-sulle-reti-mobili</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/09/25/net-neutrality-nuovi-venti-sulle-reti-mobili#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 07:00:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Apple]]></category>
		<category><![CDATA[AT&T]]></category>
		<category><![CDATA[Fcc]]></category>
		<category><![CDATA[Google Voice]]></category>
		<category><![CDATA[iPhone]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[Nokia N95]]></category>
		<category><![CDATA[Nokia N97]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Skype]]></category>
		<category><![CDATA[T-Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[telefonia]]></category>
		<category><![CDATA[Vodafone]]></category>
		<category><![CDATA[VoIP]]></category>
		<category><![CDATA[wireless]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=931</guid>
		<description><![CDATA[La nicchia degli utenti evoluti di connessioni in mobilità cresce velocemente e il mercato richiede più trasparenza. Ma la vera battaglia tra interessi degli operatori e aspettative dei clienti è appena alle porte]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vodafone comunica politiche per <a href="http://mytech.it/web/2009/09/14/vodafone-limita-voip-e-peer-peer/">limitare</a> VoIP e peer to peer su rete mobile. L’Authority tlc Usa (Fcc) mette nero su bianco <a href="http://punto-informatico.it/2711760/PI/News/fcc-nuovi-principi-neutralita.aspx">i principi</a> per la <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/30/neutralita-della-rete-la-resa-dei-conti">network neutrality</a> e avvia l’iter per trasformarli in legge. Le due notizie, in questi stessi giorni, non sono una coincidenza. Il motivo di fondo è che siamo prossimi al punto di rottura: il dibattito, che finora è proseguito tra addetti ai lavori e solo nelle aule delle authority tlc più lungimiranti, si appresta a trasformarsi in legge. In altre parole, il re è nudo e non può più tornare vestito. Già questa è una piccola vittoria per i consumatori: leggi e operatori non possono più ignorare la questione.<span id="more-931"></span></p>
<p>Le nuove policy Vodafone (che valgono non solo in Italia, ma su tutti gli operatori del gruppo) potrebbero apparire una cattiva notizia, ma, se lette in quest’ottica, rientrano in quel processo di trasparenza e di emersione del problema della neutralità di rete. E quindi sono una buona notizia. Che cosa dice, infatti, Vodafone? Primo, che in alcune ore e circostanze, può limitare il peer to peer. Una cosa che fa già da tempo, ma adesso sente la necessità di metterlo nero su bianco in modo più esplicito. Secondo, dal 20 novembre ci saranno nuove tariffe dati e quelle più economiche non includeranno più il traffico VoIP. Fino a qualche tempo fa un operatore mobile avrebbe potuto fare a meno di comunicare questa novità. Non è un mistero che era consuetudine tra i mobili limitare il VoIP degradandone la qualità; senza bisogno di fare manifeste differenziazioni tariffarie. Del resto, l’odio dei mobili per il VoIP è storia antica: per anni hanno cercato di rallentare la diffusione di cellulari WiFi. Rifiutandosi di distribuirli (come nel caso nel Nokia N97) o chiedendone ai produttori versioni ad hoc senza WiFi (è capitato al Nokia N95 per i canali Vodafone).</p>
<p>Vodafone quindi è stato investita dal vento della trasparenza in tema di gestione della rete. Un vento a cui nessun operatore &#8211; a partire dai maggiori &#8211; d’ora in poi potrà sottrarsi. È cresciuta infatti la consapevolezza del pubblico e delle istituzioni sulla network neutrality. Complice, la maggiore diffusione degli accessi internet su rete mobile e degli smartphone. La frontiera più infuocata del dibattito è appunto la rete mobile, dove gli operatori finora hanno agito senza preoccuparsi della neutralità: perché il pubblico che navigava in mobilità è stato una nicchia, poco rappresentativa e quindi poco tutelata.</p>
<p>Adesso che il mercato sta cambiando, i nodi vengono al pettine e quindi gli operatori sono costretti a prendere posizioni esplicite, laddove prima potevano agire sotto banco con poco scandalo. T-Mobile in Germania a giugno aveva bloccato Skype e poi l’ha riattivato solo a chi pagava un canone extra. Un altro caso che è scoppiato di recente è il bando di Google Voice, pare per un patto tra AT&amp;T e Apple. Per lo stesso motivo, l’iPhone non supporta il VoIP su 3G, con scorno di Skype. Che ora, visto il nuovo vento che spira, <a href="http://punto-informatico.it/2711714/PI/News/skype-ceo-vuole-3g.aspx">trova la forza di protestare</a>. Tra tutte le applicazioni limitate e limitabili su rete mobili, è proprio il caso del VoIP a scoperchiare le strategie degli operatori. Limiti al peer to peer e al video streaming possono essere giustificati con l’esigenza di gestire la banda in modo più equo ed efficiente. Il VoIP invece viene limitato solo a tutela dei ricavi telefonici tradizionali, come la stessa Vodafone ha detto, spiegando le nuove policy.</p>
<p>Il che è utile, perché rivela il senso profondo della questione network neutrality. Non è un dibattito su come gestire o non gestire una rete. Ma è uno scontro di interessi contrapposti e di divergenti modelli di business, innovativi o tradizionalisti. Così si spiega perché <a href="http://openinternet.gov/read-speech.html">nel discorso del presidente di Fcc</a> si legge, per la prima volta, che i principi di neutralità della rete si applicano anche alla rete mobile. È qui che lo scontro tra opposti interessi sarà più furibondo. Proprio qui, quindi, i confini della questione si staglieranno più netti. Far passare la neutralità della rete anche sul mobile diventa, di conseguenza, necessario per vincere l’intera partita. I campi di battaglia principali sono gli Stati Uniti e l’Europa. Negli Usa gioca il fatto che il governo Obama si è dichiarato, fin dalla campagna elettorale, a favore della neutralità della rete. E quindi ora è possibile che il disegno di Fcc vada in porto e si arrivi alla prima legge, al mondo, sulla network neutrality. Adesso c’è una coincidenza tra il lavoro di Fcc e il movimento di opinione (prima isolato) trainato dalle organizzazioni pro-neutralità. Lo dimostra il fatto che i principi enunciati da Fcc siano gli stessi da tempo proposti da NNSquad.org.</p>
<p>In Europa la situazione è più complessa. Per ora si parla di neutralità della rete solo <a href="http://www.t-regs.com/content/view/404/86/">nella bozza del nuovo pacchetto Telecom</a>, che sarà discusso ancora una volta il 28 settembre, nella seduta di conciliazione tra il Parlamento europeo e il Consiglio dei ministri. Ci potrebbe volere un anno per un’eventuale direttiva europea e poi altro tempo perché le Authority nazionali recepiscano l’aspetto della network neutrality. Tutto sommato secondario, nel pacchetto Telecom. Per altro, è un tema su cui la nostra Agcom finora non ha preso posizioni, anche se l’ha citato <a href="http://www.agcom.it/default.aspx?message=viewdocument&amp;DocID=3239">nell’ultima relazione annuale</a>. Qui ha scritto che ormai il tema deve essere affrontato, non solo per la rete fissa ma anche su quella mobile. Anche Agcom percepisce che non si possa più ignorare. Un buon segno è anche che la bozza del pacchetto Telecom e i principi di Fcc siano nello spirito piuttosto vicini: cercano un equilibrio. Da una parte vietano agli operatori di discriminare il traffico; dall’altra permettono loro di avere politiche di gestione del network al solo scopo di evitare disservizi all’utente. L’utente al centro, quindi; non gli interessi economici degli operatori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/09/25/net-neutrality-nuovi-venti-sulle-reti-mobili/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Neutralità della rete, la trasparenza è fai da te</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/05/neutralita-della-rete-la-trasparenza-e-fai-da-te</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/05/neutralita-della-rete-la-trasparenza-e-fai-da-te#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Feb 2009 09:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Cox]]></category>
		<category><![CDATA[Fcc]]></category>
		<category><![CDATA[Glasnost]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[internet]]></category>
		<category><![CDATA[Measurement Lab]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[NNSquad]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Tele2]]></category>
		<category><![CDATA[trasparenza]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Wind]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=396</guid>
		<description><![CDATA[Diversi segnali fanno pensare che sia in crescita la consapevolezza dei non addetti ai lavori rispetto alla difesa della "stupidità" della rete e alla necessità di una gestione limpida del transito dei dati. Ma ancora la confusione è grande]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Se incaselliamo nello stesso quadro tante notizie di questo inizio 2009, emerge un’idea: sarà questo l’anno in cui il tema della neutralità della rete uscirà dall’ambito ristretto dei super-addetti ai lavori, per entrare in quello più allargato degli appassionati di internet (e magari per il 2010-2011 si può sperare nella consapevolezza del grande pubblico). La <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/19/quale-neutralita-nell%E2%80%99internet-del-futuro">vicenda</a> che ha coinvolto di recente Google ed è rimbalzata su molti giornali, di recente, è stato solo un primo esempio. Da allora, c’è stato un crescendo: Tele2 è stato il primo operatore <a href="http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/tecnologia/p2p/tele2-limita/tele2-limita.html">multato</a> per filtri al peer to peer. Cox, il terzo provider Usa sente il dovere di <a href="http://punto-informatico.it/2536494/PI/News/cox-traffico-rete-si-puo-rallentare.aspx">dichiarare</a> che da febbraio comincerà a rallentare alcune applicazioni e che questo non viola la neutralità della rete. Sembra un mettere le mani avanti: in precedenza i provider americani avrebbero agito senza prima avvisare gli utenti &#8211; e Comcast così ha fatto (di recente ora forse <a href="http://punto-informatico.it/2529174/Telefonia/News/rubinetti-comcast-anche-sul-voip.aspx">anche con il VoIP</a>, dopo il peer to peer) e quindi è finita nel mirino di Fcc (l’Authority statunitensi delle telecomunicazioni).<span id="more-396"></span></p>
<p>Ma la fame di trasparenza monta da ogni dove e non si può certo affidare al buon cuore degli operatori o dalla solerzia delle norme. Ecco perché stanno crescendo, in numero e qualità, gli strumenti online per controllare se il proprio operatore manomette la connessione, facendo prioritizzazione di traffico, rallentando alcune applicazioni. È sorto così <a href="http://www.measurementlab.net/measurement-lab-tools">Measurement Lab</a>, con una bella collezione di test (dietro c’è, tra gli altri, Google). Ad oggi il test più interessante è Glasnost (“trasparenza”, appunto, in russo; ma è una parola che ha un passato politico, risale alla Perestrojka, ed è quindi doppiamente adatta al tema della neutralità della rete: ne evidenzia la natura prettamente politica, intrisa di poteri e interessi contrapposti). In futuro, annuncia Measurement Lab, arriveranno altri test per la neutralità: significa che è un laboratorio in corso d’opera e che intensificherà i propri sforzi in futuro.</p>
<p>Facendo un riassunto: la difesa della neutralità della rete adesso è affidata al fai da te degli utenti (e nemmeno di tutti: solo di quelli abbastanza esperti da conoscere il tema); negli Usa, può poggiare anche sull’occhio di Fcc. In Italia, al momento, lo spauracchio è al massimo una multa lieve dell’Antitrust, perché l&#8217;Autorità garante delle comunicazioni ancora non ha preso posizione. Troppo poco, per un tema che segnerà, con tutta probabilità, le future trame dell’internet mondiale. Le regole, del resto, sono ancora poco chiare e per ora gli operatori che filtravano il peer to peer sono stati colpiti dalle autorità solo perché l’hanno fatto senza avvisare gli utenti. Un difetto di trasparenza, insomma. Non è stata ancora pronunciata una posizione forte a favore o contro questa pratica: il dibattito è aperto, anche perché il concetto di neutralità della rete è pieno di sfumature.</p>
<p>Non ne esiste nemmeno, ancora, una definizione univoca: a che punto l’intervento di gestione dell’operatore sulla propria rete smette di essere normale pratica di quality of service (così la definiscono Cox e altri, anche Tele2 e Wind) e comincia a violare la neutralità della rete? Se con questo termine vogliamo indicare quei principi fondamentali che hanno permesso a internet, finora, di essere un posto aperto all’innovazione e all’ingresso, anche distruttivo, di nuovi entranti.</p>
<p>Per questo motivo, quello che manca adesso è soprattutto un’attività di divulgazione su questo tema, che impatta su tutti gli utenti internet (anche e soprattutto su chi ignora che cosa sia). Lo sta facendo <a href="http://www.nnsquad.org">NNSquad</a>, iniziativa lanciata negli Usa e che sta ora ampliando il proprio raggio. Si sta formando, infatti, una sua costola italiana: NNSquad Italia. È una premessa perché la politica e le norme prendano posizione. Per noi, è una questione che potrebbe rientrare nel nuovo piano di regolamentazione delle telecomunicazioni a cui ora sta lavorando l’Unione Europea.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/05/neutralita-della-rete-la-trasparenza-e-fai-da-te/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quale neutralità nell’internet del futuro?</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/19/quale-neutralita-nell%e2%80%99internet-del-futuro</link>
		<comments>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/19/quale-neutralita-nell%e2%80%99internet-del-futuro#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 19 Dec 2008 09:05:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Akamai]]></category>
		<category><![CDATA[David Isenberg]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
		<category><![CDATA[edge caching]]></category>
		<category><![CDATA[Facebook]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Bordoni]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[leadership]]></category>
		<category><![CDATA[Level3]]></category>
		<category><![CDATA[net neutrality]]></category>
		<category><![CDATA[News Corporation]]></category>
		<category><![CDATA[reti]]></category>
		<category><![CDATA[Twitter]]></category>
		<category><![CDATA[Wall Street Journal]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.apogeonline.com/?p=254</guid>
		<description><![CDATA[La notizia rilanciata dal Wall Street Journal s'è in qualche modo sgonfiata, a Mountain View non starebbero tramando agguati alla pari dignità di tutti i bit. Ma pratiche come quella in discussione un effetto ce l'hanno comunque: rafforzano la leadership e rallentano la corsa dei possibili sfidanti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>C’è uno spiraglio di futuro in una notizia molto discussa, anche con toni polemici, nei giorni scorsi <a href="http://www.hyperorg.com/blogger/2008/12/15/google-to-wsj-google-net-neutrality-and-get-back-to-us/">negli Stati Uniti</a> e <a href="http://it.blogbabel.com/search/entries/google%20neutralit%C3%A0/">in Italia</a>. La notizia, lanciata dal <a href="http://online.wsj.com/article/SB122929270127905065.html">Wall Street Journal</a>, è che Google vuole fare accordi di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Cache">edge caching</a> con gli operatori così da mettere i propri contenuti più vicino agli utenti finali e quindi migliorare l’accesso. Il dibattito si è incagliato su una domanda: questo viola o no la network neutrality, di cui Google è stato (e continua a dichiararsi) uno dei più strenui difensori?<span id="more-254"></span></p>
<p>Il terreno è scivoloso perché non c’è ancora una chiara definizione di network neutrality. Finora con questi termini si è inteso &#8211; come spiegato anche dalla Fondazione Bordoni, il thinktank del ministero delle Comunicazioni &#8211; il principio secondo il quale non debbano esserci discriminazioni tra i contenuti che viaggiano al suo interno. Discriminazioni che potrebbero essere fatte dagli operatori, a favore dei propri contenuti o di quelli di partner o clienti. La parola chiave è <em>discriminazione</em>. Non vuol dire che la rete debba essere stupida, per non essere discriminante.</p>
<p>La rete non è stupida da almeno dieci anni, sono ormai comuni pratiche di <em>quality of service</em>, <em>traffic shaping</em> e lo stesso edge caching (fatto da soggetti come <a href="http://www.akamai.com/">Akamai</a> e <a href="http://www.level3.com/">Level3</a> presso gli operatori, e poi venduto ai content provider). La rete non è uguale per tutti: per la legge della domanda e dell’offerta, chi ha più soldi, ovviamente, si procura i server migliori, contratta più banda, ottiene sulla rete una posizione privilegiata per fornire i propri contenuti. Discriminare è una cosa in più: è creare una priorità nei pacchetti, cosicché alcuni, quelli dei contenuti privilegiati, arrivano prima. È la differenza che corre tra avere auto più veloci e avere un vigile amico che ti fa passare prima degli altri.</p>
<p>Ora noi non sappiamo con esattezza quello che intende fare Google, se è l’edge caching tradizionale oppure uno più sofisticato e privilegiato. Però piuttosto che chiederci se questo violi o no la neutralità della rete, concetto come si è visto scivoloso ed equivoco, chiediamoci l’impatto che potrebbe avere sull’internet del futuro. Non è banale che Google abbia scelto di trattare direttamente con gli operatori per fare caching, invece di continuare a usare solo Akamai e gli altri. Significa, perlomeno, che la tendenza è sempre più a favore del caching, per la fornitura di contenuti e servizi internet. Content provider e operatori tendono a stringere di più i loro rapporti, a vantaggio di entrambi.</p>
<p>Se ne avvantaggerà anche la rete, che diventerà più efficiente? È possibile. Certo è che i contenuti (legali) più usati, quelli degli attuali big di internet, saranno veicolati meglio. Ma che dire del resto della rete? I contenuti che non sono dei big, i servizi magari di start-up promettenti non rischiano di essere penalizzati? È questa l’incognita. Anche David Isenberg, uno dei primi a correre in difesa di Google dopo l’articolo del Wall Street Journal, adesso esprime <a href="http://www.circleid.com/posts/20081216_what_if_wrong_about_edge_caching">qualche dubbio</a>.</p>
<p>Si dirà: già ora i big sono favoriti, rispetto ai soggetti minori. Sfruttano il proprio potere economico e la posizione acquisita per comprare collegamenti e server migliori e così perpetuano la propria leadership, in un circolo virtuoso. È vero, ma finora questo principio non ha minato più di tanto l’apertura di internet, la sua capacità di fare arrivare al successo start-up che, forti di pochi milioni di euro dei venture capitalist, possono ritagliarsi un ruolo di primo piano nel web. Si pensi a Twitter, a Facebook. Già adesso c’è una barriera all’ingresso, è vero, e infatti non è un caso che le start-up di successo planetario siano quasi tutte americane: lì possono contare di più sui fondi dei venture.</p>
<p>In un futuro in cui la barriera all’ingresso aumenterà, questo sarà sempre meno possibile. Se per essere competitivi bisognerà avere molti soldi di partenza, per permettersi un costoso edge caching presso l’operatore, non ci saranno speranze per possibili concorrenti di Google. Saranno destinati a una nicchia. Gli sfidanti dei big della rete non potranno essere nuovi entranti in senso assoluto, in quello scenario. Ma essere soggetti forti in altri business, magari tradizionali (si pensi a News Corporation). Forse è destino inevitabile per la rete che, maturando, renda sempre più protette le leadership. È presto però per dirlo. Nello specifico, molto dipenderà dall’effettivo livello di apertura e di accessibilità economica di questi accordi con gli operatori.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/19/quale-neutralita-nell%e2%80%99internet-del-futuro/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

