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	<title>Apogeonline &#187; Maurizio Decina</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Google-Verizon, perché la proposta fa discutere</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 06:26:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
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		<description><![CDATA[Un progetto innovativo che rompe l'impasse del dibattito sulla neutralità delle reti o un disegno ambizioso per mettere le mani sulla rete del prossimo decennio, che passerà in gran parte per i dispositivi mobili? Dopo la proposta del motore di ricerca e del provider, il dibattito è sempre più acceso]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso si può davvero pensare a internet come a un treno diretto a tutta velocità verso una destinazione ignota. Anche la principale azienda del web, Google, ha pensato infatti che fosse il momento di escogitare nuove regole e così venire incontro alle richieste degli operatori (poco o tanto, si vedrà). L’ormai nota vicenda della <a href="http://googleitalia.blogspot.com/2010/08/una-proposta-congiunta-per-una-rete.html">proposta Google-Verizon</a> al Congresso e all’Federal Communication Commission è una svolta soprattutto per questo motivo. Il primo ponte gettato tra due fazioni (fornitori di contenuti, operatori) fino a ieri opposte.<span id="more-3425"></span></p>
<h5>Un passo importante</h5>
<p>Arriva dopo circa quattro anni di dibattiti sulla <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/tag/net-neutrality">neutralità della rete</a>, quasi soltanto americani (come se il futuro di internet e, più in generale, delle reti intelligenti di comunicazione non riguardasse anche noi). Dibattiti che si erano fermati in un impasse, a causa delle divergenze di opinioni. A maggior ragione, questa proposta è un passo importante, quindi. Adesso il treno potrebbe accelerare di colpo, a meno che la Fcc non decida di mettere un nuovo blocco sui binari, respingendo la proposta al mittente. Se facesse così, però, rischierebbe di cronicizzare l’impasse. Insomma, una situazione difficile, soprattutto perché questa proposta appare problematica alla maggior parte degli esperti e a tutte le aziende concorrenti di Google. Applausi solo da alcuni operatori tlc, quelli maggiori per altro (AT&amp;T negli Usa, da noi Telecom Italia e Vodafone). Un quadro aggiornato sulle proteste è sul blog di <a href="http://blog.quintarelli.it/blog/2010/08/miti-e-fatti-dal-blog-di-google-sulla-viecnda-gogleverizon.html#comments">Stefano Quintarelli</a>.</p>
<p>Due le voci autorevoli a favore della proposta: Maurizio Dècina (ordinario del politecnico di Milano e tra i massimi esperti di reti in Italia) e Jan Dawson (analista di Ovum). L’apprezzano per motivi di “realpolitik”, tecnici, diplomatici e/o economici: Dawson fa notare che la proposta potrebbe essere il solo modo per uscire dall’impasse e che Google ha fatto meno compromessi di Verizon rispetto alle posizioni iniziali; Decina nota come «il network management su rete mobile è ora necessario per sostenere gli investimenti; la tutela della neutralità della rete non deve spingerci a posizioni da fanatici. L’importante è che tutti possano accedere a tutti i servizi, anche se a velocità differenziate. Un po’ come accade ora con gli aerei in Economy o in Business Class. Finora c’è stata solo l’Economy (best effort), adesso gli operatori e i fornitori sentono il bisogno di aggiungere la Business Class per spingere avanti il business della rete».</p>
<h5>Motivazioni</h5>
<p>Le motivazioni &#8211; dichiarate &#8211; di Google sono sulla stessa linea. Possono essere riassunte in quattro punti:</p>
<ul>
<li>bisognava      far avanzare il dibattito tra le due fazioni con una proposta, comunque      da passare al vaglio della Fcc (e ci mancherebbe altro che due aziende si      mettessero a regolamentare internet da sole);</li>
<li>comunque      è apprezzabile che Verizon, per la prima volta, abbia accettato principi      di neutralità (anche se solo sull’attuale internet da rete fissa), i quali      mai sono stati scritti in legge finora;</li>
<li>la      rete mobile va trattata in modo diverso perché è un mercato nascente;</li>
<li>autorizzare      la nascita di servizi a valore aggiunto, dove non valgono le regole della      neutralità e dove gli operatori possono adottare speciali politiche      tariffarie (e di qualità), è un modo per spingere l’innovazione.</li>
</ul>
<p>Non si      può dar per scontato che le regole dell’attuale internet possano valere      sempre e comunque, allo stesso modo, anche per futuri servizi innovativi. Serve «flessibilità» dice Google. Una qualità dedicata e un prezzo extra      potrebbero essere il solo modo per giustificare, dal punto di vista      tecnico e/o economico, servizi come «smart grid, nuove opzioni per il      gioco e l’intrattenimento, assistenza sanitaria» (citando dalla proposta).      L’importante, secondo Google, è che questi futuri servizi siano      distinguibili da quelli che già conosciamo su internet. Niente motori di      ricerca e web tv accelerati, insomma. Ai primi due punti i critici rispondono che il minimo comune denominatore raggiunto, «per far avanzare il dibattito» è insoddisfacente. È troppo poco limitare la neutralità &#8211; cioè il principio fondamentale su cui finora la rete si è sviluppata &#8211; ai servizi tradizionali su rete fissa. Si esclude infatti sia il mobile sia quei fantomatici «servizi a valore aggiunto». Da dove potrebbero arrivare, in futuro, innovazioni che potrebbero rivoluzionare il mondo dell’energia elettrica, così come internet ha fatto con quello telefonico. Il concetto di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Smart_grid">smart grid</a> evocato da Google-Verizon allude proprio a questo.</p>
<h5>Dilemma</h5>
<p>Il problema evidenziato dai critici della proposta è che si rischia di lasciare in mano a oligopoli il futuro delle comunicazioni elettroniche, che nel mobile e in quei «servizi a valore aggiunto» potrebbe avere il cuore. Gli utenti banda larga mobile crescono molto di più di quelli fissi. Nel 2014 i primi saranno quasi il doppio dei secondi (1,8 contro 1 miliardo, nel mondo, secondo Strategy Analytics e Infonetics). I servizi a valore aggiunto, «distinti da internet», potrebbero essere le innovazioni più importanti per la società del futuro, un po’ come in passato è stato per l’arrivo dei video sul web, delle mail o dei motori di ricerca. Queste tre cose sono nate in clima di neutralità: per la prima volta, le future innovazioni (alcune, se non tutte) potrebbero invece farne a meno. È necessario il sacrificio di qualcosa che finora ha garantito la continua rivoluzione dei nuovi media? La risposta a questa domanda è fondamentale, per accettare o respingere la proposta di Google-Verizon. La sola cosa certa è che nei prossimi anni sarà rilanciata ancora, magari in altre forme poco riconoscibili e da soggetti inaspettati. Ma sarà sempre lo stesso dilemma: la contrapposizione tra innovazione dall’alto e innovazione dal basso. Possono convivere, nei nuovi media, senza che questi vengano svuotati della loro capacità rivoluzionaria sociale, tecnica ed economica?</p>
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		<title>Dalla palude al caos, parte la corsa alle Ngn</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/05/17/dalla-palude-al-caos-parte-la-corsa-alle-ngn</link>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
		<category><![CDATA[Cassa depositi e prestiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Si stanno muovendo Fastweb con Vodafone e Wind, poi Telecom Italia, la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento. Ma i motivi di incertezza abbondano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il parto delle prime Next Generation Network italiane è una strana vicenda: i progetti sul tavolo sono diventati di colpo numerosi, ce ne sono almeno quattro, dopo mesi di attese e sfibranti discussioni sul chi deve mettere i soldi e come. Il caos può partorire una stella? È proprio questo l’enigma, ma gli esperti su un punto concordano: piani sovrapposti e non coordinati faranno sprecare tempo e denaro e alla fine ridurranno le possibilità di avere una Ngn capillare in Italia.<span id="more-2855"></span></p>
<h5>Telecom avanti</h5>
<p>Riassumendo: c’è l’ormai noto piano da 2,5 miliardi di <a href="http://www.telefonino.net/Vodafone/Notizie/n24022/Fastweb-Vodafone-Wind-Fibra-per-Italia.html">Fastweb-Vodafone-Wind</a>, ma anche quello di <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/06/Tecnologie/telecom_italia_banda_larga_ngn_elio_vito_paolo_romani_antonio_catricala_frenco_bernabe.html">Telecom Italia</a>. Da notare un aspetto poco messo in evidenza finora: il primo piano porterà a una sperimentazione a luglio a Roma, mentre il secondo è più avanti. Telecom sperimenta da anni, a marzo copriva 240.000 unità immobiliari tra Roma e Milano e ci si aspetta quindi un lancio commerciale entro l’anno. C’è poi il piano della <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/11/Policy/NGN_Open_Workshop_Regione_Lombardia_Raffaele_Tiscar_FTTH_Raffaele_Barberio.html">Regione Lombardia</a> e quello, di cui si parla poco, della Provincia Autonoma di Trento. Non c’è granché in comune tra i progetti.</p>
<p>Tutti, eccetto quello Telecom, sono basati su fibra ottica nelle case, che quindi è ormai considerato il modo principe per fare una rete di nuova generazione. Telecom sembra voler usare invece soprattutto <em>fiber to the building</em>, quindi fermandosi ai piedi del palazzo. Tutti i piani inoltre si avvalgono della collaborazione tra soggetti diversi, eccetto ancora una volta quello di Telecom. È questo uno dei nodi più gravi: non si sa se e fino a che punto l’ex monopolista voglia fare sistema con gli altri attori.</p>
<h5>Spazio di mercato</h5>
<p>Il problema è che questa è considerata da molti una condizione fondamentale per dare all’Italia una Ngn capillare (cioè su almeno il 50% della popolazione). «In Italia non c’è spazio di mercato per più di una Ngn», dice Maurizio Decina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano. Significa certo che nelle stesse zone non si possono avere due Ngn concorrenti. Il che lascerebbe aperta la porta a una Ngn fatta con reti federate, ognuna con una propria zona di riferimento ma non sovrapposte. Sarebbe però preferibile un passo ulteriore: avere una rete unica su scala nazionale, gestita da una società ad hoc (come quella che Fastweb, Vodafone e Wind stanno creando).</p>
<p>Il rischio infatti è che non ci sia un coordinamento sufficiente tra i vari progetti di Ngn, «il che porterebbe a uno spreco di risorse, di tempo e a mancate efficienze», dice Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga. Ogni rete farebbe caso a sé, per gli aspetti tecnici (test, gestione, manutenzione) ed economici (rapporto con i fornitori, tra operatori e proprietari delle infrastrutture). I desiderata non finiscono qui: «Perché l’Ngn sia sostenibile, è necessario anche lo switch off della vecchia rete in rame», spiega <a href="http://quinta.typepad.com/">Stefano Quintarelli</a>. Costruire una Ngn è così costoso che anche la concorrenza di una rete banda larga di vecchio tipo fa paura e toglie preziosi spazi di mercato.</p>
<p>Il problema è che ad oggi c’è un abisso tra questo quadro di condizioni congeniali all’Ngn e lo stato dei fatti. Telecom ha detto che continuerà a camminare da sola con il progetto. No a una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/08/Economia%20e%20Lavoro/19_C.shtml?uuid=75c008d8-5a67-11df-b686-3d0b738a0b0a&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">società in comune</a>, ma si limiterà a condividere le infrastrutture passive. Come del resto già fa da anni con Fastweb. Eppure sono in tanti a ribadire che bisogna unire gli sforzi su una sola Ngn: l’hanno detto, tra gli altri, anche Corrado Calabrò (presidente di Agcom) e Franco Bassanini della <a href="http://www.bassanini.eu/public/apcom070510.pdf">Cassa Depositi e Prestiti</a>. Lo switch off? Lo sperimenterà a Milano <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/tlc-bernabe-collaborare-su-ngn-test-a-expo2015-stampa-mfdow-476551fb79da.html">nel 2015</a>. «All’apparenza questo sembra un messaggio di grande apertura, ma in realtà taglia le gambe ai concorrenti», commenta Quintarelli.</p>
<h5>Incertezza</h5>
<p>Dato il contesto di disaccordo, non sorprende che ciascuno dei progetti abbia elementi di incertezza. «Quello dei tre operatori è apparso più una dichiarazione d’intenti che un piano operativo certo», dice Luca Berardi, analista di Idc. Riassume un pensiero condiviso tra gli esperti: i tre dicono che vorrebbero cablare 15 città in cinque anni, ma aggiungono che la condizione è la compartecipazione da parte di Telecom. Ancora più debole il fondamento di un secondo obiettivo espresso dai tre: coprire 500 città in 5-10 anni, pari al 50% della popolazione italiana. Più un desiderio per l’Italia che un piano programmatico, appunto. Telecom ancora invece non ha detto quanto intenda investire in Ngn, per raggiungere le 13 città del proprio piano. Ha dichiarato 7 miliardi di investimento dal 2010 al 2012 in generale per la rete d’accesso, senza distinguere tra rame e fibra. Il piano della Regione deve essere ancora presentato alla nuova giunta (forse entro maggio). Quello di Trento deve ricevere ancora il via con una delibera di giunta e comunque nei prossimi mesi sarà solo «una micro sperimentazione in cinque-sei zone sparse nel Trentino e qualche decina di utenti», dice Sergio Bettotti, dirigente dei sistemi informativi della Provincia di Trento.</p>
<p>In questo caos, sarebbe auspicabile un ruolo forte di coordinamento e di indirizzo, da parte di Agcom e del governo. Da Agcom si aspettano regole chiare sull’Ngn, promesse da tempo e che potrebbero arrivare a luglio. Il governo al momento ha solo tavoli aperti con le Regioni per la banda larga contro il digital divide e non ha mai lavorato sull’Ngn. Date queste premesse, è improbabile che ci sia presto una svolta verso un progetto condiviso su scala nazionale.</p>
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		<title>Banda larga, riparte il piano governativo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/11/16/banda-larga-riparte-il-piano-governativo</link>
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		<pubDate>Mon, 16 Nov 2009 07:45:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Scajola]]></category>
		<category><![CDATA[Cristoforo Morandini]]></category>
		<category><![CDATA[E-government]]></category>
		<category><![CDATA[eGovernment 2012]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Decina]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Romani]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Brunetta]]></category>

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		<description><![CDATA[Prima stralciati come investimento non prioritario in tempi di crisi, poi garantiti nuovamente in quanto risorsa strategica, tornano sul piatto gli 800 milioni di euro del piano Romani]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla fine forse arriveranno, i milioni di fondi pubblici promessi per la banda larga. Domenica il ministro allo sviluppo economico Scajola l&#8217;ha definito <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_15/banda-larga-scajola_51782432-d1e2-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">«un investimento proritario»</a>. Nei giorni precedenti il ministro per l&#8217;innovazione Brunetta aveva addirittura <a href="http://www.corrierecomunicazioni.it/index.php?section=news&amp;idNotizia=75697">indicato una data</a>: entro il 15 dicembre. A fine anno, si prevede, sarà sbloccata una prima tranche, forse 200-300 milioni, degli 800 che questo governo dovrebbe stanziare, nell’ambito degli 1,47 miliardi <a href="http://mytech.it/flash/2009/06/09/tlc-piano-governo-da-147-mld-per-banda-larga/">previsti dal piano Romani</a>. Piano che quindi potrebbe partire nel 2010 e andare avanti con i ritmi già annunciati. Per dare i 20 Megabit al 96% della popolazione e i 2 Megabit (via wireless) al resto entro il 2012.<span id="more-1316"></span></p>
<p>Eppure, tutto questo can can sui fondi promessi, poi spariti, ora ripromessi rischia di farci perdere di vista il quadro d’insieme. Dimentichiamo che il problema dell’Italia non sono quegli 800 milioni che mancano, ma è il ritardo sistematico rispetto all’Europa. «Ci sono tre partite aperte, la lotta al digital divide, all’analfabetismo digitale e la spinta verso il futuro della banda larga», dice Maurizio Decina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano. «E il piano Romani si occupa solo del primo, che è la minor parte, cioè di portare banda larga nelle aree di fallimento di mercato».</p>
<h5>Divide strutturale</h5>
<p>È il 12% della popolazione a non essere coperta dai 2 Megabit. Il 40%, nel caso dei 20 Megabit. Le altre due partite invece riguardano la maggior parte della popolazione. Quel 55% privo di computer, gli “analfabeti digitali”, <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/19/banda-larga-problema-politico-e-culturale">di cui abbiamo già scritto</a>. La banda larghissima a 50-100 Mbps (almeno) nel lungo periodo invece dovrebbe riguardare le principali città italiane, «altrimenti ci ritroveremo un Paese di serie B», ha detto Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni. Se non si affrontano anche le altre due partite, «quegli 800 milioni, anche se com’è probabile arriveranno in tutto o in parte, saranno solo un palliativo», commenta Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga.</p>
<p>Nell’immediato, quindi per i prossimi tre anni circa, le prime due partite daranno risultati e azioni subito visibili. Sono due temi collegati, perché rappresentano lo stimolo alla domanda e all’offerta (rispettivamente) della banda larga. Cioè a un modo più moderno di competere nei mercati (per le aziende) e di vivere nella società (per le famiglie). Dello stimolo alla domanda praticamente non si parla nelle sedi politiche. Gli ultimi incentivi statali all’acquisto di pc risalgono a due legislature fa.<br />
«È un tema trascurato da tutti i governi che si sono succeduti in Italia», dice Decina. Non solo dall’attuale maggioranza, <a href="http://punto-informatico.it/2746345/PI/Commenti/contrappunti-un-paese-meraviglioso.aspx">come ricorda anche Massimo Mantellini</a>. La speranza è che il piano Romani possa innescare un circolo virtuoso e creare benefici a cascata anche sulla domanda, direttamente o indirettamente. Anche per questo motivo è fondamentale che non subisca ritardi. Obiettivo comunque ambizioso, con o senza gli 800 milioni, perché richiede un grande sforzo organizzativo. Nel 2010 &#8211; promette Romani &#8211; verranno comunque effettuati interventi contro il digital divide. Saranno coordinati da Infratel, che sarà chiamata a fare in un anno un lavoro equivalente a quanto ha fatto in tutta la sua storia precedente, collegando centrali in fibra ottica. I benefici, secondo il ministro Scajola, sarebbero numerosi: «Dare risposta anticiclica a molte crisi in atto»; «creare 50.000 posti di lavoro e aprire 33.000 cantieri con un impatto positivo sul Pil pari a 0,2 punti percentuali».</p>
<h5>Effetto moltiplicatore</h5>
<p>«È vero che investimenti su infrastrutture di rete hanno un effetto moltiplicatore, quindi i vantaggi economici per il Paese che li fa sono superiori ai costi», dice Morandini, in linea del resto <a href="http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=MEMO/09/35">con uno studio dell’Unione Europea</a>. Per vari motivi, spiega Morandini. Primo, «questi investimenti trainano investimenti aggiuntivi degli operatori e tra l’altro le infrastrutture in questione generano un flusso economico positivo (anche se contenuto) per lo Stato e gli enti locali. Le infrastrutture infatti vengono di norma cedute agli operatori privati a fronte di un corrispettivo». Secondo, «questi investimenti aprono il mercato della banda larga in aree dove oggi non viene erogato il servizio, pur essendoci una domanda latente. A sua volta, questa apertura genera un impatto positivo sui servizi in rete abilitati e il tutto sulla fiscalità proveniente dal settore in quanto servizi ovviamente sottoposti a Iva». Terzo, «le infrastrutture di rete generano rilevanti economie positive (che crescono in modo più che proporzionale all’aumentare del numero di soggetti coinvolti), senza avere ricadute negative (si pensi all’impatto ambientale di grandi opere infrastrutturali)».</p>
<p>Di contro, «senza investimenti pubblici anticiclici mettiamo in fortissima difficoltà tutta la filiera degli apparati e dei sistemi di telecomunicazione, già fortemente provata da anni di calo di ricavi».<br />
C’è un&#8217;altra conseguenza positiva, che potrebbe avere un effetto diretto sulla domanda: il piano anti digital divide sosterrebbe quello di <a href="http://www.governo.it/governoinforma/dossier/piano_e_gov_2012/">eGovernment 2012</a>. I due vanno di pari passo, stima Brunetta. Perché non si può pensare di rivoluzionare il rapporto tra cittadino e pubblica amministrazione quando il 12% della popolazione è escluso dalla novità, e non per propria colpa. I servizi e-government, dal canto loro, potrebbero riuscire a dare ai cittadini un motivo forte per abbonarsi alla banda larga. E per motivi non solo pratici, ma anche psicologici. Gli analfabeti digitali avrebbero dallo Stato il segnale che il mondo sta cambiando. Che internet è una cosa importante, attraverso cui le istituzioni si trasformano. Una metamorfosi alla quale bisogna prendere parte, per continuare a essere cittadini del proprio tempo.</p>
<p>Non così adesso, non in Italia, finché la pubblica amministrazione, cioè lo Stato stesso, <a href="http://punto-informatico.it/2743078/PI/Commenti/pa-digitale-una-strada-ancora-lunga.aspx">resta in gran parte analogico</a>. Il tutto, però, senza dimenticare il futuro: il salto verso la banda larga che servirà per accompagnare i servizi più evoluti, oltre i 20 megabit, nei prossimi anni. «Non  dimentichiamoci che ora stiamo parlando di come colmare il gap sull’accesso alle generazioni ormai passate di banda larga», dice Morandini. «Se non riusciamo a dare una risposta al problema di ieri, quanto ci metteremo a trovare un strada per avviare la realizzazione delle infrastrutture del futuro prossimo?». Un futuro di cui già ora bisogna posare le prime pietre, perché gli altri Paesi, con cui l’Italia compete, hanno piani agguerriti per la banda larga di nuova generazione, <a href="http://siteresources.worldbank.org/EXTINFORMATIONANDCOMMUNICATIONANDTECHNOLOGIES/Resources/282822-1208273252769/Broadband_Investment_in_Stimulus_Packages.pdf">come ben descritto in uno studio di World Bank</a> .</p>
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