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	<title>Apogeonline &#187; Massimo Russo</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>I nostri like della settimana (5/2011)</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Feb 2011 07:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Apogeonline</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gli articoli che ci sarebbe piaciuto pubblicare e le segnalazioni meritevoli di visibilità. Questa settimana: internet e la rivoluzione, il Daily di Murdoch, WikiLeaks in versione open, un'Agenda digitale per l'Italia, la visita di Jeff Bezos, la prova di Google Chrome OS e molto altro]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<ul>
<li><a href="http://larica.uniurb.it/nextmedia/2011/01/«e-una-rivolta»-«no-sire-e-una-rivoluzione»">«È una rivolta?» «No, Sire, è una rivoluzione»</a>. Fabio Giglietto mette insieme diversi studi e spunti recenti per interpretare il rapporto tra internet e i tumulti tra Egitto, Tunisia, Albania e Yemen.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi/2011/02/02/il-daily-prova-su-strada-136-pagine-di-effetti-speciali/">Il Daily, prova su strada: 136 pagine di effetti speciali</a>. A poche ore dalla presentazione da parte di Rupert Murdoch, Massimo Russo ha messo le mani sul nuovo giornale per iPad e ne illustra le caratteristiche.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://svaroschi.blogspot.com/2011/01/open-leaks-e-online.html">Open Leaks è online</a>. Antonella Napolitano condivide alcune risorse essenziali, tra cui un video divulgativo, per conoscere le caratteristiche della nuova alternativa aperta e collaborativa di Wikileaks.<span id="more-4891"></span></li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.agendadigitale.org/">Diamo all&#8217;Italia una strategia digitale</a>. È il proposito di un appello che un centinaio di esponenti del mondo della rete rivolgono alla classe politica italiana per colmare il ritardo nazionale (9.300 sottoscrizioni finora).</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://lucadebiase.nova100.ilsole24ore.com/2011/02/pionieri-sempre-jeff-bezos.html">Pionieri, sempre</a>. Jeff Bezos è stato in visita pastorale in Italia e Luca De Biase l&#8217;ha incontrato, prendendo spunto per uno dei suoi ritratti di ampio respiro</li>
</ul>
<ul>
<li><a rel="nofollow" href="http://www.loiclemeur.com/english/2011/02/google-chrome-os-netbook-first-impressions-video.html">Ho provato un netbook Google Chrome OS, un video</a> [eng]. Loic Le Meur riporta pregi e difetti di un prototipo di portatile dotato di sistema operativo di Google.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.minimarketing.it/2011/02/cosa-fai-adesso.html">Professioni che nascono: part-time temporary online manager</a>. Gianluca Diegoli descrive la sua nuova incarnazione lavorativa, una sorta di social commerce di se stesso</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://radar.oreilly.com/2011/01/books-cloud-access.html">Se il libro fosse soltanto un indirizzo?</a> [eng] Jenn Webb commenta su O&#8217;Reilly Radar l&#8217;esperimento di una libreria australiana che mette i libri elettronici nella nuvola: l&#8217;ebook si apre con il browser.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=88&amp;ID_articolo=200&amp;ID_sezione=&amp;sezione=">Telefonia in Italia, i dati del Politecnico di Milano</a>. Valerio Mariani riporta le principali evidenze della più recente ricarca dell&#8217;Osservatorio della School of Management. Buone e cattive notizie.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://giovannacosenza.wordpress.com/2011/02/01/tu-non-sei-un-figo-sei-solo-un-deficiente/">Tu non sei un figo, sei un deficiente</a>. Giovanna Cosenza analizza uno spot emiliano contro il cyberbullismo che rischia di ottenere l&#8217;effetto opposto a quello voluto.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://daily.wired.it/news/media/life-in-a-day-recensione.html">A life in a day, tre cose da sapere</a>. Gabriele Niola racconta il progetto di Kevin Macdonald e Ridley Scott che ha raccolto video girati in tutto il mondo il 24 luglio scorso.</li>
</ul>
<ul>
<li><a href="http://www.gjc.it/2011/it">La nuova edizione di Global Junior Challenge</a>. Aperte le iscrizioni al concorso internazionale che premia l&#8217;uso innovativo delle tecnologie nella formazione, nella solidarietà e nella cooperazione interculturale.</li>
</ul>
<p><br style="clear: both;" /><br />
<em><strong>A proposito di questa rubrica: </strong>la selezione di link della redazione di Apogeonline viene distillata giorno per giorno nella sezione </em>Idee in Rete<em> (in cima alla colonna centrale del sito), è dotata di un <a href="http://feeds.delicious.com/v2/rss/apogeonline">feed</a>, ha il suo repertorio su <a href="http://www.delicious.com/apogeonline">Delicious</a>, può essere consultata anche su <a href="http://www.facebook.com/apogeonline">Facebook</a> e <a href="http://twitter.com/apogeonline">Twitter</a>.  Questa è la sintesi dell&#8217;intera settimana, per tenere una traccia  strutturata di quanto ha colpito la nostra attenzione nei sette giorni  precedenti. Se pensi che potrebbe esserci sfuggito qualche contenuto  rilevante, contattaci via <a href="mailto:webzine%28AT%29apogeonline.com">email</a>, <a href="http://www.facebook.com/apogeonline">sulla nostra pagina Facebook</a> o <a href="http://twitter.com/apogeonline">via Twitter</a>.</em> <em>L&#8217;immagine in apertura è tratta da un prototipo di <a href="http://www.wearenation.co.uk/">Nation</a>.</em></p>
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		<title>Meet the Media Heretics, lunedì sera a Milano</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2010/02/09/meet-the-media-heretics-lunedi-sera-a-milano</link>
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		<pubDate>Tue, 09 Feb 2010 09:45:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione Apogeonline</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Eretici digitali]]></category>
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		<description><![CDATA[Vittorio Zambardino, Massimo Russo e Marco Pratellesi saranno i protagonisti, insieme a Maria Grazia Mattei, di un incontro dedicato alla libertà della rete, degli individui, della conoscenza. Invia la tua domanda in video: le migliori saranno rivolte ai relatori dallo schermo della Mediateca Santa Teresa]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma di incontri intorno alla cultura digitale di Meet the Media Guru riprende con i Focus, la linea di eventi creata per offrire spazio al dibattito sulla transizione al digitale in Italia e per mettere in scena il pensiero, i contributi, il dibattito di autori e personaggi legati al nostro Paese. Protagonisti del primo Focus del 2010, in programma  lunedì 15 febbraio, sono <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/">Vittorio Zambardino</a>, inviato di Repubblica per le culture digitali, <a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/cablogrammi">Massimo Russo</a>, direttore di Kataweb, e <a href="http://mediablog.corriere.it/">Marco Pratellesi</a>, direttore di Corriere.it. Modera Maria Grazia Mattei. L’incontro è dedicato al dibattito sulle tesi contenute nel progetto <em>Eretici digitali</em>, un <a href="http://www.ereticidigitali.it/2009/04/30/il-manifesto-di-eretici-digitali/">manifesto</a>, un <a href="http://www.ereticidigitali.it/">blog</a>, un <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850329076/scheda">libro</a>, un <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310869/scheda">ebook</a>, aperti alla discussione, ai quali hanno dato vita Russo e Zambardino.<span id="more-2097"></span></p>
<p>Un approccio eretico è, secondo gli autori, necessario non solo per supportare la trasformazione dei media ma anche per affrontare i pericoli che corre la rete, per superare il disorientamento della politica e dell’opinione pubblica, per comprendere le ricadute del crescente potere degli intermediari, per affermare i nuovi diritti e doveri del cittadino digitale. Fenomeni sotto gli occhi di tutti ma che non necessariamente devono essere condannati a esiti negativi. Un’eresia duplice, dunque &#8211; dei chierici del giornalismo e dei cittadini della rete &#8211; che demolisca i tre dogmi che Zambardino e Russo mettono al centro degli sviluppi del racconto della rete oggi:</p>
<ul>
<li>i dogmi del potere, che tende a legittimare solo il racconto dei media che sia mimesi e consenso;</li>
<li>i dogmi della corporazione, che scambia il supporto – la carta – con la natura del giornalismo;</li>
<li>i dogmi dell’apologetica del digitale, che preconizza la nascita di una società virtuosa perché tecnologica e si affida alle “piattaforme”, raccontando di uno sviluppo senza conflitti e intrinsecamente “buono”.</li>
</ul>
<p>L&#8217;incontro si terrà alle 19 alla <a href="http://www.mediabrera.it/index/index.php">Mediateca Santa Teresa</a> (via della Moscova 28, Milano &#8211; <a href="http://maps.google.it/maps?hl=it&amp;q=via+della+Moscova+28,+Milano&amp;ie=UTF8&amp;hq=&amp;hnear=Via+della+Moscova,+28,+20121+Milano,+Lombardia&amp;gl=it&amp;ei=nCRxS7XQDoWjsQasmtCJCQ&amp;ved=0CAoQ8gEwAA&amp;z=16">mappa</a>), con ingresso libero fino a esaurimento dei posti. È consigliata la <a href="http://www.meetthemediaguru.org/index.php/prossimo-evento-guru-iscriviti/">prenotazione</a>. Sarà possibile seguire il dibattito in diretta web. Nello spirito del progetto, le eresie saranno dibattute grazie agli interventi del pubblico presente in sala e alle persone connesse in rete.</p>
<p>Vuoi porre fin d&#8217;ora una domanda agli autori sui temi dell&#8217;incontro? <strong>Registra un video della durata massima di 1 minuto e invialo a <a href="mailto:webzine@apogeonline.com">webzine@apogeonline.com</a> entro venerdì 12 febbraio. </strong>Le domande più interessanti saranno proiettate durante la serata e riceveranno la risposta dei relatori.</p>
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		<title>Ebook, in arrivo nuovi titoli da Apogeo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/12/02/ebook-in-arrivo-nuovi-titoli-da-apogeo</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 07:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Letizia Sechi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il catalogo di libri digitali della casa editrice si aggiorna ed è ora disponibile anche in formato ePub. Si comincia con "Eretici digitali" di Russo e Zambardino e con "Content" di Cory Doctorow]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire da oggi, su Apogeonline saranno disponibili due nuovi ebook: <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310869/scheda">Eretici Digitali</a>, di Massimo Russo e Vittorio Zambardino (6,90 €) e <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850310852/scheda">Content</a>, di Cory Doctorow (gratis). Due titoli significativi sul rapporto tra informazione e nuove tecnologie, due titoli per riaffermare la presenza di Apogeo nel campo dei libri digitali. Se ne parla sempre di più, gli strumenti per leggere gli ebook si moltiplicano &#8211; da quelli in grado di far &#8220;semplicemente&#8221; leggere a quelli che permettono <em>anche</em> di leggere &#8211; e il mondo, sulla scia degli Stati Uniti, inizia a guardare ai libri digitali non più come a uno strumento per pochi ma come a una risorsa potenzialmente nelle tasche di tutti, anche sullo schermo di un telefono.<span id="more-1537"></span></p>
<p>Abbiamo scelto di renderli disponibili in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Epub">ePub</a>, un formato standard aperto per i libri digitali, in grado di adattarsi ai più vari dispositivi grazie alla fluidità del testo. Oltre che dalle relative schede libro, gli ePub saranno scaricabili direttamente da <a href="http://www.lexcycle.com/">Stanza</a> su iPhone e iPod touch, pronti da leggere in pochi secondi: se state leggendo questo articolo da un iPhone con installato Stanza <a href="stanzacatalog://www.apogeonline.com/epub/catalogo">un tocco qui</a> vi farà aggiungere il catalogo di Apogeo al vostro elenco di cataloghi online su Stanza (in alternativa ecco le <a title="vai alle faq" href="http://www.apogeonline.com/info/faqepub#7">istruzioni dettagliate</a>). Sono in arrivo, inoltre, titoli compatibili con Kindle di Amazon.</p>
<h5>A che punto siamo</h5>
<p>Gli ebook, lo sappiamo bene, non sono di per sé una novità. Mai come adesso, però, si è visto tanto fermento a riguardo. Sulla scia di <a href="http://www.amazon.com/Kindle-Amazons-Original-Wireless-generation/dp/B000FI73MA">Kindle</a> di Amazon, del suo successo negli Stati Uniti tale da convincere la società a esportarlo sul mercato internazionale, gli eReader si sono moltiplicati, con una grande varietà di funzionalità, prezzi e formati. La carta vincente di Kindle è quella di potersi connettere direttamente al catalogo di ebook di Amazon: sempre e ovunque, quando si sente l&#8217;<em>impulso irrefrenabile</em> di leggere un libro, ci si connette, si sceglie, si scarica e &#8211; <em>in un minuto</em> &#8211; si legge.</p>
<p>È evidente che il mercato dei dispositivi dedicati alla lettura dei libri digitali è in espansione, ma un altro aspetto non va sottovalutato. Nelle tasche di milioni di persone si trovano già dispositivi in grado di svolgere i compiti più diversi e <em>anche</em> di leggere gli ebook. Parliamo dei telefoni cellulari di ultima generazione, come iPhone, con molte applicazioni dedicate ai libri e alla lettura. La domanda è: tali dispositivi sono &#8220;abbastanza buoni&#8221; per la lettura?</p>
<h5>La rivoluzione del &#8220;good enough&#8221;</h5>
<p>Se dobbiamo pensare a quanto è successo nella storia del libro a stampa, la risposta è sì. I primi libri non erano qualitativamente all&#8217;altezza delle opere degli amanuensi, ma erano accessibili. &#8220;Abbastanza buoni&#8221; da essere ancora qui, dopo più di cinquecento anni. Con lo stesso criterio potremmo guardare all&#8217;evoluzione della musica digitale, e dovremmo guardare agli ebook. (Se l&#8217;idea vi piace, se ne è parlato di recente anche su <a href="http://www.wired.com/gadgets/miscellaneous/magazine/17-09/ff_goodenough">Wired</a>). Per leggere in digitale, un dispositivo che già da tempo ha trovato spazio nelle tasche di ognuno può essere &#8220;buono abbastanza&#8221;: anche se lo schermo sembra troppo piccolo, affatica la vista e le mille funzioni del telefono distraggono dalla lettura. Le applicazioni dedicate ai libri sono tra le più scaricate dell&#8217;App Store: forse in molti ritengono che iPhone e simili siano <em>good enough</em> per leggere.</p>
<p>Lo sa bene Cory Doctorow. Non è casuale la scelta di tradurre e distribuire <em>Content</em>, la sua prima raccolta di saggi sulla tecnologia, la creatività, il copyright e &#8220;il futuro del futuro&#8221;: le sue osservazioni riguardo a ciò che siamo abituati a considerare &#8220;contenuto&#8221;, al libro e al copyright, sono le più efficaci per ripartire con la pubblicazione degli ebook. Romanziere vincitore di alcuni premi letterari, attivista, blogger, e giornalista, Doctorow distribuisce da sempre gratuitamente i suoi libri in formato digitale, e ci tiene a sottolineare di essere più che soddisfatto delle vendite degli stessi libri su carta.</p>
<ul>
<li>Il <a href="http://www.apogeonline.com/ebook/catalogo/epub">catalogo</a> di ePub Apogeo</li>
<li>Le <a href="http://www.apogeonline.com/info/faqepub">risposte</a> ai dubbi più frequenti sugli ePub</li>
<li>Le <a href="http://www.apogeonline.com/info/faqebook">risposte</a> ai dubbi più frequenti sugli ebook in generale</li>
</ul>
]]></content:encoded>
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		<title>«Eretici e laici, in difesa di giornalismo e rete»</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/11/30/%c2%aberetici-e-laici-in-difesa-di-giornalismo-e-rete%c2%bb</link>
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		<pubDate>Mon, 30 Nov 2009 07:30:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Eretici digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Russo]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Zambardino]]></category>

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		<description><![CDATA[È in uscita questa settimana Eretici digitali, il libro di Russo e Zambardino nato da una conversazione in rete sul destino dell’informazione, della politica e di internet. Incontri a Roma, Milano, Firenze e Urbino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In maggio <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/07/eretici-digitali">avevamo lasciato</a> Massimo Russo e Vittorio Zambardino alle prese con la scrittura di <a href="http://www.ereticidigitali.it/">Eretici digitali</a>, un libro che prendeva le mosse da un <a href="http://www.ereticidigitali.it/2009/04/30/il-manifesto-di-eretici-digitali/">manifesto</a> condiviso e discusso in rete. L’eresia del titolo è quella che gli autori chiedono a tutti gli attori nell’ecosistema di internet – giornalisti, politici e cittadini della rete – rispetto ai propri statuti professionali e alle proprie visioni consolidate. Ne va del futuro stesso della rete, stretta tra gli interessi di nuovi e potenti intermediari, l’ottusità degli establishment, le ambizioni censorie della politica e la mistica dell’innovazione che ignora il conflitto – spiegano i due giornalisti. Quel libro ora è pronto e da mercoledì sarà in libreria. <a href="http://www.apogeonline.com/libri/9788850329076/scheda">Eretici digitali</a> sarà acquistabile anche come ebook su Apogeonline (in formato <em>epub</em>, a 6,90 €). Distribuito con licenza Creative Commons (<a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/deed.it">BY-NC-SA 2.5</a>), sarà infine rilasciato progressivamente anche in formato testuale sul sito del libro: già oggi si può leggere in anteprima <a href="http://www.ereticidigitali.it/2009/11/28/primo-capitolo-dogmi-da-demolire-e-media-in-crisi/#more-247">il primo capitolo</a>.<span id="more-1426"></span></p>
<p><strong>Massimo, Vittorio, ben ritrovati. A rileggere <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/05/07/eretici-digitali">quello che dicevate sei mesi fa</a> e a confrontarlo con l’attualità verrebbe da dire che siete stati buoni profeti&#8230;</strong></p>
<p><strong>Massimo Russo:</strong> In effetti alcune delle cose che noi immaginavamo come lontane si sono poi avverate prima del previsto. Il libro avrà perso forse qualcosa in forza profetica, per contro quello che vediamo in questi giorni non è che l’avverarsi del contesto politico di molte delle cose che abbiamo scritto. Penso alle discussioni sul ruolo di Google, al governo tedesco che mette fuori legge Google Analytics, all’acutizzarsi della crisi dei giornali. Una serie di movimenti che noi immaginavamo hanno subito una forte accelerazione, nel bene e nel male, rendendo ancor più necessaria l’eresia.</p>
<p><strong>Vittorio Zambardino:</strong> All’elenco di Massimo aggiungo anche il passaggio definitivo della Hadopi in Francia. Peraltro, se la maggioranza reggerà alle difficoltà contingenti, vedrai che finiranno per fare una Hadopi anche in Italia. Il dibattito sulla banda larga, poi, ha fatto emergere in modo molto chiaro come il freno principale alla diffusione di internet in questo paese sia la necessità di non mettere in crisi la consistenza dell’audience generalista. La dichiarazione di Confalonieri in fondo questo è: considerano internet come una piattaforma trasmissiva. Sono tutte dimostrazioni di un clima pesante che grava sulla “parte abitata” della rete, persone che si servono della rete non certo come piattaforma di trasmissione broadcast o mainstream.</p>
<p><strong>Il libro prendeva spunto da un manifesto e dal confronto in rete che ne sarebbe seguito. Com’è andata quella conversazione?<br />
</strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Finora abbiamo avuto molti consensi, ma meno interlocuzione. Questo libro vorrebbe soprattutto poter discutere e spero proprio che avremo occasione di farlo. Ma una cosa dirò e scriverò in tutte le salse: quello che cerchiamo di fare con Eretici digitali non è a disposizione delle future battaglie politiche. Detta più terra terra: noi non siamo né anti Google né pro Google, non siamo contro i giornali né a favore dei giornali…</p>
<p><strong>Più che eretici, verrebbe da dire laici digitali…</strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Sarebbe stato un titolo perfetto, a pensarci prima. Il punto è che in questo ambiente c’è tanto dogmatismo che il laico diventa eretico. Il possibile accordo fra Murdoch e Microsoft si sta già trasformando in una guerra di religione senza senso. Così come un processo a Google da parte di quell’Europa che sta per approvare il Pacchetto Telecom, tagliando la testa alla neutralità della rete, a me non sta bene: io non mi vado certo a sedere dalla parte dell’accusa. Allora il concetto è che noi, che siamo eretici e laici, non siamo a disposizione per nessuna guerra di religione.</p>
<p><strong>MR:</strong> Questo, se vogliamo, è il destino di ogni eresia: ognuno cerca di appropriarsi della fetta di racconto che gli torna utile. Gli apologeti della rete, per esempio, saranno contenti di vedere che non siamo molto teneri nei confronti della categoria alla quale apparteniamo. Noi, per converso, ci sentiamo in una terra di nessuno, perché da un lato la corporazione giornalistica non ci riconosce più e dall’altro gli apologeti della rete faticano a riconoscere la posizione dominante, abusata o meno che sia fin qui, che le compagnie telefoniche, i motori di ricerca e i grandi social network stanno assumendo. Laddove esiste un fenomeno di massa, e la rete oggi è un fenomeno di massa, dove la gente vive, dove la gente ama, dove ci sono scambi economici, dove ci sono posizioni di potere consolidate o in via di consolidamento, esiste il conflitto, esistono persone che non agiscono nel nome di tutti, ma ognuno per il legittimo interesse personale, ed esiste quindi lo spazio per il giornalismo per raccontare.</p>
<p><strong>Dunque l’eresia è il giornalismo?</strong></p>
<p><strong>MR:</strong> L’eresia è entrare in questo spazio con il giornalismo. Mettere da parte la corporazione. Mettere da parte gli apologeti della rete. Mettere da parte la politica che utilizza questi fenomeni nella categoria dell’allarme, che li ignora (facendo sparire i fondi per la banda larga), che ne impedisce lo sviluppo a favore di interessi altrui (vedi la discussione sul destino della rete Telecom a cui partecipano dirigenti Mediaset, fatto assai bizzarro e passato pressoché sotto silenzio). Il giornalismo, cercando di svelarne le meccaniche, è per sua natura contro il potere.</p>
<p><strong>Dove andrete ora a propugnare l’eresia?</strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Ci aspetta una lunga serie di incontri. Domani, martedì 1° dicembre, siamo a Roma, alla Libreria Feltrinelli di piazza Colonna, insieme a Stefano Rodotà, Alessandro Gilioli e Giuseppe Smorto e Mario Tedeschini Lalli. Il 2 dicembre saremo ospiti di Angelo Agostini <a href="http://www.iulm.it/default.aspx?idPage=5142">allo Iulm</a>. Il 4 dicembre di nuovo a Roma, con Roberto Cotroneo alla Scuola di giornalismo della Luiss. Il 9 ancora a Milano in uno spazio un po’ off che è lo <a href="http://www.shake.it/">Shake</a> di Gomma Guarneri. Dopo le feste, a gennaio ricominciamo in date da definire con Firenze, insieme a Marco Pratellesi, poi Milano per Meet The Media Guru, poi ancora all’Università di Urbino da Giovanni Boccia Artieri. Seguiranno altre località che comunicheremo appena possibile <a href="http://www.ereticidigitali.it/calendario-presentazioni-del-libro/">sul sito del libro</a>. Stiamo preparando anche un filmato in Flash che pubblicheremo sul sito e che useremo durante le presentazioni, per rendere accessibili i contenuti del sito in una forma più immediata, una sorta di <em>Eretici digitali for dummies</em>.</p>
<p><strong>ZV:</strong> Un’altra iniziativa che ci piacerebbe organizzare, ma che dobbiamo ancora pensare, è una sorta di presentazione online. Se fosse più diffuso e meno ostile, il luogo ideale sarebbe Second Life. Mi piacerebbe riunire un gruppo di persone che dopo aver letto il libro siano particolarmente motivate a discuterne insieme.</p>
<p><strong>Sul risvolto di copertina affermate che coi proventi del libro finanzierete un’iniziativa di giornalismo digitale d’inchiesta al Festival del Giornalismo di Perugia. Di che cosa si tratta?<br />
</strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Domani, contestualmente alla presentazione di Roma, pubblicheremo un bando sul sito di Eretici digitali e su quello del <a href="http://www.ereticidigitali.it/calendario-presentazioni-del-libro/">Festival del Giornalismo</a>. Grazie alla collaborazione di Arianna Ciccone, che ha creduto in questa iniziativa e che ci sta dando una mano a organizzarla, devolveremo tutti i proventi del libro a un’inchiesta di giornalismo digitale pubblicata nel 2009 o a gennaio 2010, in italiano o inglese. Dal 1° dicembre al 28 febbraio 2010 chiunque potrà segnalare la propria inchiesta, mentre il 22 aprile 2010, a Perugia, premieremo quella che sarà giudicata la migliore.</p>
<p><em><span><br />
[Nel rispetto del lettore e della trasparenza, ricordiamo che </span></em><span>Eretici digitali</span><em><span> è un libro pubblicato da Apogeo, editore anche della rivista online che ospita questo articolo. Inoltre l’autore dell’intervista ha avuto un ruolo, seppure marginale, nella produzione del libro stesso.]</span></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>«Al racconto della rete ora servono eresie»</title>
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		<pubDate>Thu, 07 May 2009 08:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<description><![CDATA[Due giornalisti storicamente a cavallo tra industria tradizionale dell'informazione e rete lanciano una conversazione per ripensare la transizione digitale. Un manifesto in dieci tesi che diventerà un libro. Intervista a Massimo Russo e Vittorio Zambardino]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questa è la storia di un libro che parla di eresie e tradimenti. Il libro in realtà non esiste ancora, ma nascerà da una conversazione. La conversazione parte da un blog appena inaugurato, <a href="http://www.ereticidigitali.it/">Eretici digitali</a>, e da un <a href="http://www.ereticidigitali.it/wp-content/uploads/2009/05/eretici_digitali_def.pdf">manifesto a tesi</a>. Il manifesto a tesi racchiude il pensiero di due giornalisti, <a href="http://massimorusso.blog.kataweb.it/">Massimo Russo</a> e <a href="http://vittoriozambardino.repubblica.it/">Vittorio Zambardino</a>, che da quindici anni si sporcano le mani con la rete e con la transizione del giornalismo verso la rete. Non è tuttavia un manifesto sul giornalismo, quanto meno non solo: parla dei media in crisi, della rete in pericolo, di una politica ignorante e ossessionata, di diritti ancora da affermare, di nuove rendite di potere e dei limiti della retorica dell’innovazione. Propone di dare vita a un nuovo racconto dei media, adeguato al passaggio decisivo che rete, giornalismo e politica stanno vivendo. Eretici digitali, aggiungo per trasparenza, è un progetto che la casa editrice Apogeo ha deciso di supportare in tutte le sue fasi, dal blog al libro (che sarà pubblicato con licenza <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.5/it/">Creative Commons</a>). Apogeonline ha il piacere di presentarlo oggi per la prima volta, facendo parlare chi l’ha ideato e lo condurrà.<span id="more-599"></span></p>
<p><strong>Massimo, Vittorio, avete scelto parole drammatiche per introdurre le vostre provocazioni: eresia, tradimento, rottura. Perché vi definite eretici digitali?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Massimo Russo:</strong> In questo momento è come se ci fossero alcune rette parallele che non si incontrano mai. Ognuno va per la sua strada e se così continuerà a essere, si avvereranno le peggiori profezie a cui noi facciamo riferimento nel nostro manifesto. Da una parte c’è un <em>establishment</em> dell’informazione che fa grande fatica a capire che deve cambiare registro, strumenti e metodo nel fare il suo lavoro. Dall’altra c’è difficoltà da parte di chi invece è nativo della rete nel comprendere i conflitti e i rapporti di potere che si stanno formando dentro la rete, con rendite di posizione nuove e già molto forti. Sullo sfondo di tutto questo c’è la politica, che non capisce o fa finta di non capire, e che quando interviene sui temi della rete o dell’informazione lo fa in modo censorio e comunque poco tutelante della pluralità e delle libertà. Sopra tutti questi livelli ci sono le piattaforme, ovvero i nuovi mediatori del potere economico in rete. Se tutte queste parallele continuano a non intersecarsi è difficile produrre cambiamento. Il loro incontro, secondo noi, è possibile ed è possibile soltanto attraverso l’eresia.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Il vostro progetto prende spunto dalla crisi che attraversa il giornalismo. Non ne fate però una questione di carta o di contratti, ma di evoluzione antropologica: si è rotto un rapporto di fiducia, è stata ritirata una delega a informare. Sarebbe potuta andare diversamente? I media potevano arrivare al 2009 in posizione di guida nella transizione digitale e nell&#8217;<em>empowerment</em> dei lettori/cittadini della rete?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Vittorio Zambardino:</strong> Ci sono tre ambiti da tenere distinti: gli editori, il giornale come insieme di pratiche industriali e redazionali, e il giornalismo. Anche dove gli editori e l’industria dei giornali sono stati motivati a guidare il processo, e penso ad alcuni giornali americani come il New York Times o Usa Today e a giornali europei come il Guardian o come alcuni giornali scandinavi, comunque si è fallito. Dico fallito assumendo come criterio di misura l’essere sfuggiti alla crisi. Parlo della crisi preesistente a quella dei derivati e di Fanny Mae, quella che attanaglia le aziende giornalistiche, la vendita dei giornali e il mercato pubblicitario dei giornali da almeno cinque anni. Poi, al di là di alcune isole virtuose, c’è il problema della passività della comunità professionale rispetto a questa crisi. Stiamo parlando dell’Italia, ma è altrettanto vero nel mondo anglosassone: la comunità professionale ha vissuto l’avvento del digitale come un pericolo, come una minaccia. È un problema che avvertiamo in modo particolare, perché noi ci siamo sporcati le mani, abbiamo vissuto le bolle, abbiamo sempre scelto di stare in cucina, abbiamo tentato la strada della digitalizzazione del media tradizionale e della creazione di nuove forme e contenuti; crediamo insomma di aver capito come funziona questo campo. Il rischio che noi vediamo è che la crisi e il digitale facciano maturare nuove forme di comunicazione e informazione, travolgendo però la funzione della vigilanza democratica propria del giornalismo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Non è solo questione di avere qualcuno a Bagdad o a Kabul, stiamo parlando della capacità di raccontare gli intrecci del potere economico, di saper interpretare un bilancio, di fare domande e tentare di avere delle risposte in virtù della necessità di ricostruire il senso. Se mi guardo in giro vedo, in Italia ancor meno che altrove, tentativi dal basso di fare informazione che non riescono ad arrivare a compimento. C’è ovviamente una questione di industria, di imprese, di editori, ma io la sento soprattutto come una questione di tipo professionale, rispetto alla quale siamo ancora molto lontani dal veder fiorire qualcosa di nuovo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Riprendo allora la domanda da un’altra angolazione. Forse se giornali e televisione avessero affrontato per tempo i temi della transizione, raccontando ai propri lettori e telespettatori una rete che non fosse soltanto finanza, cronaca nera e gossip, oggi molti più lettori, molti più giornalisti, molti più politici sarebbero in grado di comprendere ciò che sta avvenendo. Lo dico anche e soprattutto in virtù di presenze significative come le vostre nelle redazioni dei maggiori giornali. Come mai è stato ed è ancora così difficile far entrare questi temi nel racconto mainstream?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> La rete è stata percepita a lungo come <em>altro</em>. Per molto tempo si è negato a questa transizione e a tutto ciò che ci girava intorno la dignità di cultura. Poi, anche quando è stata riconosciuta come tale, è stata percepita comunque come uno spazio altro, una <em>second life</em>. Invece è completamente e pienamente <em>first life</em>: questo passaggio manca ancora al nostro mestiere, così come l’appropriarsi di tutto ciò che questa first life potenziata oggi consente.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> È il nocciolo del tema che ci siamo dati. Peraltro noi falliremo il nostro scopo se il libro sarà definito solo “un altro libro sulla crisi del giornalismo”. In effetti l’avevamo pensato così, poi ci siamo resi conto che sarebbe stato un errore. Perché la frattura non è soltanto tra tra il mondo dei giornali e la cultura digitale, è tutta la società che conta, quella che dirige, l’<em>establishment</em> ad aver operato la grande rimozione. Da questo punto di osservazione tutto è illuminato, tutto va al suo posto: i giornali che conoscono solo la categoria dell’allarme, del moralismo, dello “strano ma vero”; la politica che oscilla tra il <em>laissez-faire</em> e il normare come se fosse carta; gli psicologi, la Chiesa… È l’establishment, è la società che non ha voluto riconoscere la crescita di questa alterità. Allora il tentativo che noi stiamo facendo è di descrivere insieme questi processi di rifiuto sociale del digitale.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Non siete teneri nemmeno con i cittadini della rete, mi pare.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Il popolo della rete non ha saputo fare il salto verso una cultura, uso una parolaccia, <em>egemone</em>. Se leggo i blog americani sento che sto leggendo la voce dei vincitori, gente che nella propria società ha determinato l’elezione del nuovo presidente. Da noi, invece, siamo ancora degli sconfitti, dei residuali. Noi questo processo virtuoso che per conto proprio giunge a crescita e maturazione e produce innovazione nella società non lo vediamo, vediamo solo una strada tremendamente accidentata. Nel momento in cui passano i fatidici dieci anni dall’uscita dell’innovazione, si impongono forme di business lontane dall’ideale prateria dove l’erba e la terra e l’acqua erano di tutti. Oggi la terra, l’acqua e l’erba sono di alcuni: di Google, di Facebook, dei grandi aggregatori di conoscenza.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> C’è una specificità tutta italiana in questo. Se tu vedi il panorama della blogosfera americana, tu hai molto spesso l’impressione di trovarti di fronte a un dibattito che nelle nicchie di pertinenza è molto elevato. Puoi non essere d’accordo, ma di qualsiasi cosa si parli hai comunque la percezione di un dibattito elevato da parte di persone che stanno portando valore nelle rispettive nicchie. Questo, leggendo i blog italiani, capita molto molto di rado. Più spesso trovi semplicemente ecolalia dei media tradizionali, ciangottio allo sciocchezzaio dell’agenda setting decisa dai media mainstream in quel giorno. Non è, questo, lo spreco di una grande occasione per portare in primo piano, anche nell’agenda dei media, questioni che solitamente non vengono trattate o vengono trattate soltanto da angolazioni scontate?<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>L’altro nodo cruciale che emerge nella vostra provocazione è il ruolo delle piattaforme, che definite non neutre, non neutrali. Potete spiegarmi meglio questo passaggio?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Tu pensi che oggi sarebbe facile per un motore di ricerca riprodurre lo stesso tipo di innovazione che ha prodotto Google? Pensi che sarebbe possibile per le telecom e gli operatori di connettività entrare nell’arena e produrre innovazione? È possibile per chi fa produzione culturale avere pieno accesso e piena visibilità senza in qualche modo dover fare i conti con gli operatori fissi e mobili, che si trattengono una parte sempre più ampia di ricavi potenziali oppure che decidono in maniera del tutto insindacabile e a volte opinabile se puoi accedere o no alle loro piattaforme? Perché Apple deve decidere che cosa può o non può andare sul mio iPhone? Perché una volta che io ho consegnato i miei dati a Facebook o a un qualsiasi social network ho una vita difficilissima a scaricarli, riprenderli, capire quale uso ne è stato fatto? Queste secondo me sono domande centrali, che bisognerebbe che ci cominciassimo a fare. Laddove c’è una forte asimmetria di potere si rischia di rendere vane le potenzialità della transizione.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Nel 1995, quando Altavista era il miglior motore di ricerca al mondo, ci immaginavamo forse Google e la sua ascesa strepitosa? Allo stesso modo non potrebbero arrivare domani, nonostante le posizioni dominanti consolidate, pratiche che ancora non immaginiamo e che stravolgerebbero non le regole del mercato ma il mercato stesso? È davvero così drammatico il potere delle piattaforme in questo momento?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Secondo me sì, perché c’è stato un salto di qualità. La superiorità di Google non sta più sull’algoritmo e sulla straordinaria capacità di mettere in connessione server farm e potenza di calcolo, ovvero i due fattori all’origine del decollo del motore di ricerca. Google è riuscita, così come stanno riuscendo altri nelle rispettive aree, a consolidare questa superiorità iniziale di prodotto con una superiorità economica in aree da cui è molto più difficile essere scalzati: la metà di tutti gli annunci economici che oggi passano attraverso la rete è intermediata da Google. Inoltre il divario rispetto a ogni possibile concorrente si allarga ogni giorno: Google è stata la prima azienda a capitalizzare il lavoro degli utenti sul proprio prodotto; ogni ricerca fornisce informazioni di navigazione, informazioni sulle preferenze, informazioni sulla conoscenza umana. Google è il primo vero strumento semantico. Per questo si permette di lanciare iniziative come la <em>speech recognition</em>, che non rientreranno assolutamente negli investimenti, ma che servono per immagazzinare il linguaggio umano. A meno di interventi di altro tipo, tipo antitrust, difficilmente altri operatori avranno la possibilità di avere la stessa carica dirompente.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Sia chiaro che tutto il nostro discorso non avviene sulla base di una reazione neoluddista. Nasce invece da una passione sfrenata e da straordinaria ammirazione.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Quello che è successo nei giorni scorsi a Vittorio su Facebook &#8211; la <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/04/oggi-denuncio-facebook/">sospensione immotivata</a> del profilo e la <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/05/06/risposte-sul-caso-facebook-ovvero-in-rete-non-esiste-la-liberta/">battaglia di principio</a> che ne è conseguita &#8211; è un buon esempio della vostra tesi sull&#8217;<em>habeas data</em> (l&#8217;habeas corpus esteso alle informazioni personali). Evidentemente la tesi è stata scritta prima di questo episodio, tuttavia ne è una dimostrazione lampante.</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> L’aspetto più interessante di questa vicenda è che ho avuto molti commenti: una buona metà di questi erano ostili. L’argomento principale usato contro le mie posizioni è che se entri in un sistema e ne sottoscrivi i termini d’uso, il padrone fa quello che vuole. Siamo consapevoli dell’abisso antropologico e di civiltà che c’è in questa posizione? Sto parlando di cose vecchie e non digitali, come la politica, la civiltà, la Costituzione, la libertà di espressione. Ce le dobbiamo portare dietro queste cose o no? Quell’episodio mi ha interrotto il piacere della comunicazione con le persone. Tornare su Facebook mi dà la stessa sensazione di quando i figli sono cresciuti e tu passi davanti al luna park dicendoti: come ho potuto passare qui tante domeniche della mia vita? Però l’hai fatto. La mia battaglia culturale certamente continua.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Dovremmo pensare a un codice condiviso da far sottoscrivere ai provider e agli operatori. Non misure cogenti, ma scelte volontarie, una carta dei diritti digitali all’interno della quale si dica che il cittadino ha il diritto di sapere in qualsiasi momento che cosa viene fatto dei propri dati, come fare a esportarli, ritirarli, riprendersi il valore che lui stesso ha portato ai social network. Se l’adesione dei provider, dei fornitori di connettività, dei social network, dei motori di ricerca avviene su base spontanea, altrettanto spontanea è poi la possibilità per gli utenti di decidere se va loro bene utilizzare chi aderisce a un set di regole condivise, chi riconosce questi diritti minimi di base, oppure se a proprio rischio e pericolo desiderano avventurarsi in zone che non li riconoscono. È un rapporto adulto, ognuno fa le proprie scelte. L’aspetto insopportabile in questo momento è l’asimmetria tra chi detiene tutta la conoscenza e chi è totalmente al buio.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Ora che avete presentato il manifesto e aperto il blog, come intendete proseguire? </strong></p>
<p><strong>MR:</strong> L’idea su cui si basa tutta l’iniziativa è far nascere una conversazione attorno a questi argomenti, prima ancora che nasca il libro. Il libro è un pretesto per riportare al centro questa discussione. Abbiamo intenzione di usare tutta la strumentazione metodologica della conversazione digitale: in qualsiasi manifestazione il libro sarà disponibile e riproducibile secondo licenze Creative Commons. Vogliamo rendere il pesce pienamente compatibile con l’acquario di cui parla, nella speranza di trovare altri pesci che vogliano partecipare a questa conversazione.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Siamo poi intenzionati a destinare ogni eventuale utile che deriverà dal libro a un’iniziativa di sviluppo del giornalismo e della cultura digitale in Italia. Non abbiamo ancora deciso forma e destinatari, potrebbe essere una borsa di studio per studenti, ma questa è la direzione che seguiremo.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>Onestamente, che cosa vi aspettate da questa esperienza?</strong><br />
<strong></strong></p>
<p><strong>VZ:</strong> Vorremmo contribuire a un cambiamento del discorso, portare la conversazione su un terreno sul quale ancora non è arrivata, con spirito sereno. Non dobbiamo regolare conti in sospeso: Massimo non ce l’ha con nessuno, io i miei me li tolgo cammin facendo quando mi pare. Il libro è uno sforzo in positivo: dopo aver lavorato tanto negli ultimi quindici anni, un racconto che parta dal <em>been there done that</em> è già una buona cosa.<br />
<strong></strong></p>
<p><strong>MR:</strong> Io mi aspetto molto, anche se temo che alla fine si finisca per accostarsi a questi argomenti secondo paradigmi prefissati. Noi in qualche modo siamo in una terra di nessuno, lo diciamo nella parte dedicata all’<a href="http://www.ereticidigitali.it/about/">io narrante</a>: la nostra corporazione non ci riconosce più; la rete tende a espungere il conflitto e qualsiasi ragionamento sul senso, nel migliore ci dice che siamo dinosauri morenti. La nostra speranza è che si possa fare come una volta nei saloon, lasciare le pistole fuori ed entrare disposti a discutere e a mettersi in gioco. La grande eresia che noi chiediamo è proprio questa: mettersi in gioco.</p>
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