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	<title>Apogeonline &#187; Luca Berardi</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Dalla palude al caos, parte la corsa alle Ngn</title>
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		<pubDate>Mon, 17 May 2010 07:10:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Agcom]]></category>
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		<description><![CDATA[Si stanno muovendo Fastweb con Vodafone e Wind, poi Telecom Italia, la Regione Lombardia e la Provincia Autonoma di Trento. Ma i motivi di incertezza abbondano]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il parto delle prime Next Generation Network italiane è una strana vicenda: i progetti sul tavolo sono diventati di colpo numerosi, ce ne sono almeno quattro, dopo mesi di attese e sfibranti discussioni sul chi deve mettere i soldi e come. Il caos può partorire una stella? È proprio questo l’enigma, ma gli esperti su un punto concordano: piani sovrapposti e non coordinati faranno sprecare tempo e denaro e alla fine ridurranno le possibilità di avere una Ngn capillare in Italia.<span id="more-2855"></span></p>
<h5>Telecom avanti</h5>
<p>Riassumendo: c’è l’ormai noto piano da 2,5 miliardi di <a href="http://www.telefonino.net/Vodafone/Notizie/n24022/Fastweb-Vodafone-Wind-Fibra-per-Italia.html">Fastweb-Vodafone-Wind</a>, ma anche quello di <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/06/Tecnologie/telecom_italia_banda_larga_ngn_elio_vito_paolo_romani_antonio_catricala_frenco_bernabe.html">Telecom Italia</a>. Da notare un aspetto poco messo in evidenza finora: il primo piano porterà a una sperimentazione a luglio a Roma, mentre il secondo è più avanti. Telecom sperimenta da anni, a marzo copriva 240.000 unità immobiliari tra Roma e Milano e ci si aspetta quindi un lancio commerciale entro l’anno. C’è poi il piano della <a href="http://www.key4biz.it/News/2010/05/11/Policy/NGN_Open_Workshop_Regione_Lombardia_Raffaele_Tiscar_FTTH_Raffaele_Barberio.html">Regione Lombardia</a> e quello, di cui si parla poco, della Provincia Autonoma di Trento. Non c’è granché in comune tra i progetti.</p>
<p>Tutti, eccetto quello Telecom, sono basati su fibra ottica nelle case, che quindi è ormai considerato il modo principe per fare una rete di nuova generazione. Telecom sembra voler usare invece soprattutto <em>fiber to the building</em>, quindi fermandosi ai piedi del palazzo. Tutti i piani inoltre si avvalgono della collaborazione tra soggetti diversi, eccetto ancora una volta quello di Telecom. È questo uno dei nodi più gravi: non si sa se e fino a che punto l’ex monopolista voglia fare sistema con gli altri attori.</p>
<h5>Spazio di mercato</h5>
<p>Il problema è che questa è considerata da molti una condizione fondamentale per dare all’Italia una Ngn capillare (cioè su almeno il 50% della popolazione). «In Italia non c’è spazio di mercato per più di una Ngn», dice Maurizio Decina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano. Significa certo che nelle stesse zone non si possono avere due Ngn concorrenti. Il che lascerebbe aperta la porta a una Ngn fatta con reti federate, ognuna con una propria zona di riferimento ma non sovrapposte. Sarebbe però preferibile un passo ulteriore: avere una rete unica su scala nazionale, gestita da una società ad hoc (come quella che Fastweb, Vodafone e Wind stanno creando).</p>
<p>Il rischio infatti è che non ci sia un coordinamento sufficiente tra i vari progetti di Ngn, «il che porterebbe a uno spreco di risorse, di tempo e a mancate efficienze», dice Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga. Ogni rete farebbe caso a sé, per gli aspetti tecnici (test, gestione, manutenzione) ed economici (rapporto con i fornitori, tra operatori e proprietari delle infrastrutture). I desiderata non finiscono qui: «Perché l’Ngn sia sostenibile, è necessario anche lo switch off della vecchia rete in rame», spiega <a href="http://quinta.typepad.com/">Stefano Quintarelli</a>. Costruire una Ngn è così costoso che anche la concorrenza di una rete banda larga di vecchio tipo fa paura e toglie preziosi spazi di mercato.</p>
<p>Il problema è che ad oggi c’è un abisso tra questo quadro di condizioni congeniali all’Ngn e lo stato dei fatti. Telecom ha detto che continuerà a camminare da sola con il progetto. No a una <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/08/Economia%20e%20Lavoro/19_C.shtml?uuid=75c008d8-5a67-11df-b686-3d0b738a0b0a&amp;DocRulesView=Libero&amp;fromSearch">società in comune</a>, ma si limiterà a condividere le infrastrutture passive. Come del resto già fa da anni con Fastweb. Eppure sono in tanti a ribadire che bisogna unire gli sforzi su una sola Ngn: l’hanno detto, tra gli altri, anche Corrado Calabrò (presidente di Agcom) e Franco Bassanini della <a href="http://www.bassanini.eu/public/apcom070510.pdf">Cassa Depositi e Prestiti</a>. Lo switch off? Lo sperimenterà a Milano <a href="http://it.finance.yahoo.com/notizie/tlc-bernabe-collaborare-su-ngn-test-a-expo2015-stampa-mfdow-476551fb79da.html">nel 2015</a>. «All’apparenza questo sembra un messaggio di grande apertura, ma in realtà taglia le gambe ai concorrenti», commenta Quintarelli.</p>
<h5>Incertezza</h5>
<p>Dato il contesto di disaccordo, non sorprende che ciascuno dei progetti abbia elementi di incertezza. «Quello dei tre operatori è apparso più una dichiarazione d’intenti che un piano operativo certo», dice Luca Berardi, analista di Idc. Riassume un pensiero condiviso tra gli esperti: i tre dicono che vorrebbero cablare 15 città in cinque anni, ma aggiungono che la condizione è la compartecipazione da parte di Telecom. Ancora più debole il fondamento di un secondo obiettivo espresso dai tre: coprire 500 città in 5-10 anni, pari al 50% della popolazione italiana. Più un desiderio per l’Italia che un piano programmatico, appunto. Telecom ancora invece non ha detto quanto intenda investire in Ngn, per raggiungere le 13 città del proprio piano. Ha dichiarato 7 miliardi di investimento dal 2010 al 2012 in generale per la rete d’accesso, senza distinguere tra rame e fibra. Il piano della Regione deve essere ancora presentato alla nuova giunta (forse entro maggio). Quello di Trento deve ricevere ancora il via con una delibera di giunta e comunque nei prossimi mesi sarà solo «una micro sperimentazione in cinque-sei zone sparse nel Trentino e qualche decina di utenti», dice Sergio Bettotti, dirigente dei sistemi informativi della Provincia di Trento.</p>
<p>In questo caos, sarebbe auspicabile un ruolo forte di coordinamento e di indirizzo, da parte di Agcom e del governo. Da Agcom si aspettano regole chiare sull’Ngn, promesse da tempo e che potrebbero arrivare a luglio. Il governo al momento ha solo tavoli aperti con le Regioni per la banda larga contro il digital divide e non ha mai lavorato sull’Ngn. Date queste premesse, è improbabile che ci sia presto una svolta verso un progetto condiviso su scala nazionale.</p>
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		<title>La faticosa marcia del WiMax italiano</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Jan 2009 09:39:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Telecomunicazione]]></category>
		<category><![CDATA[Adsl]]></category>
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		<description><![CDATA[Comincia a scaldarsi la concorrenza, che prende la via del low cost. Ma tra l’Adsl che preme da un lato e lo sviluppo della banda larga mobile, dall’altro, restano grossi punti di domanda sul futuro di questa tecnologia, snobbata anche dai produttori di pc e di cellulari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’arrivo dei servizi e delle offerte di <a href="http://www.ariadsl.it">Aria</a>, il 2 febbraio, permette di tracciare una linea: ormai è evidente la strada che il WiMax ha attecchito in Italia. Quella di una tecnologia low cost (15-20 euro al mese di canone), che cerca di prendere clienti dove può, in zone di digital divide e non; ma comunque mirando a una fascia bassa di utenza residenziale e aziendale, attenta al risparmio. Oltre questi livelli di prezzo non si può andare e, tenuto conto degli <a href="http://www.hwupgrade.it/news/business/conclusa-l-asta-wimax-superati-i-136-milioni-di-euro_24441.html">alti costi</a> pagati per le licenze WiMax, adesso comincia la vera sfida: raggiungere il pareggio, in piena crisi economica mondiale, e recuperare l’investimento appena possibile.<span id="more-380"></span></p>
<p>Una sfida che sa ancora di regata contro vento e contro il tempo. «Il WiMax è arrivato tardi in Italia e quindi potrà essere sostitutivo della linea fissa tradizionale solo nelle aree di digital divide», dice ad Apogeonline Luca Berardi, analista di Idc esperto in telecomunicazioni. Ci sono stati ritardi sul previsto, peraltro: Aria (il solo operatore ad avere licenze per coprire tutto il territorio nazionale) aveva annunciato il lancio già per luglio, poi slittato a ottobre. E ora, febbraio. Forse si è sottovalutato il tempo necessario a coprire il territorio, ottenere i permessi necessari dai comuni per le antenne.</p>
<p>«Nel frattempo la copertura Adsl continua ad aumentare e siamo alle porte della banda larga mobile di quarta generazione», dice Berardi. Quest’anno solo il 2% della popolazione non sarà coperto dall’Adsl e la banda larga su rete mobile promette i 20 Megabit al secondo. Velocità molto teorica, ma che comunque gli operatori mobili sapranno ben pubblicizzare, con una forza di marketing impensabile dai provider WiMax. In ogni caso, all’utenza residenziale il WiMax non riesce a offrire i 20 Megabit, per i limiti dello spettro licenziato. Secondo <a href="http://quinta.typepad.com">Stefano Quintarelli</a>, il Wimax sarebbe dovuto arrivare anni fa (come nel Nord Europa) per essere un concorrente di spicco nello scenario banda larga.</p>
<p>La carta del low cost può non bastare. È vero che le offerte permettono di risparmiare molto, se si rinuncia alla linea fissa di Telecom Italia. «Ma l’utente comune preferisce affidarsi all’Adsl, se disponibile: è qualcosa che conosce meglio», aggiunge Berardi. Non da ultimo, in zone di digital divide c’è la concorrenza dell’Hiperlan. Certo, è una tecnologia meno garantita del WiMax e, a differenza del WiMax, obbliga a installare un’antenna. Ma parte con un vantaggio di tre anni, durante i quali ha fatto una buona copertura (migliaia di comuni) delle aree in digital divide.</p>
<p>«Mi sembra quindi una buona scelta quella di <a href="http://www.linkem.com/">Linkem</a>», dice Berardi, «di distinguersi offrendo, con lo stesso canone, accesso WiMax da casa e nomadico WiFi. Sfrutta il fatto di avere presenze strategiche negli aeroporti». Cosa su cui Aria non può contare. Per Aria, che intende fare l’investimento più cospicuo su questa tecnologia (250 milioni di euro), «sarà dura rientrare nella spesa». Forse si dimostrerà vincente la strategia, più prudente, di <a href="http://www.eplanet.it/">Retelit</a>: copre le zone dove può contare sulla propria rete fibra ottica (e dove quindi ha costi inferiore) e lavora all’ingrosso, con partner locali, ben integrati nel territorio. L’investimento previsto è di 35-40 milioni fino al 2012 (oltre ai 23,3 milioni spesi in licenze) e conta di fare profitti dal 2010.</p>
<p>Certo, la vita degli operatori sarebbe più facile se ci fosse già in giro un buon numero di portatili dotati di moduli WiMax. Permetterebbero agli utenti di navigare in modo nomadico anche fuori casa, ovunque ci sia la rete del proprio operatore. Ma la dice lunga che questi computer tardino ad arrivare. Acer l’aveva promesso con il primo netbook, ma <a href="http://digital-lifestyles.info/2009/01/26/acer-serves-up-300-aspire-one-10in-netbook/">ha cambiato idea</a> e dice che integrerà il WiMax solo quando ci sarà una copertura sufficiente. Nokia ha abbandonato il proprio primo e unico <a href="http://www.borsaitaliana.reuters.it/news/newsArticle.aspx?type=internetNews&amp;storyID=2009-01-08T094846Z_01_MIE507064_RTROPTT_0_OITIN-NOKIA-WIMAX.XML">terminale con WiMax</a>. A crederci è invece ancora Motorola, che ha promesso futuri cellulari WiMax. Ma Motorola naviga in cattive acque e sempre meno scommette sulla propria divisione telefonini.</p>
<p>Per ora ci sono gli <a href="http://www.oneadsl.it/16/01/2009/arrivano-con-il-contagocce-i-primi-prodotti-wimax-ready/">annunci</a> fatti da Asus e da Olidata al Consumer Electronics Show di Las Vegas.<br />
Sta di fatto che, in Occidente, il WiMax stia sviluppando buone coperture solo negli Stati Uniti, grazie a frequenze migliori di quelle messe all’asta in Italia e a un mercato più aperto. Ormai è assodato che da noi il WiMax non sarà una rivoluzione; adesso bisogna sperare che sarà almeno una valida alternativa.</p>
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