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	<title>Apogeonline &#187; Luca Barbareschi</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
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		<title>Spinoza, il sito serissimo che fa ridere l&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 08:31:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maurizio Boscarol</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nato nel 2005 per sorridere sulla contemporaneità, oggi il progetto collettivo di satira politica e di costume gestito da Alessandro Bonino e Stefano Andreoli è una rivelazione dentro e fuori dalla rete]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.spinoza.it">Spinoza</a> è uno di quei rari siti che non ha grande bisogno di presentazioni. Letteralmente esploso nell’ultimo anno (ha anche vinto il premio come miglior blog in assoluto alla <a href="http://www.blogfest.it/">Blogfest</a> del 2009), è un sito di battute satiriche sull’attualità. Il pool di autori originali oggi coordina l’intenso lavoro di una comunità che propone le battute sul forum e che vengono poi filtrate, assemblate e confezionate nei post del blog. I due “papà” di Spinoza sono <a href="http://eiochemipensavo.diludovico.it/">Alessandro Bonino</a>, suo primo iniziatore, e <a href="http://stark.diludovico.it/">Stefano Andreoli</a>, curatore effettivo del sito da un paio d’anni.<span id="more-2036"></span></p>
<p>«Io e Stefano ci siamo conosciuti in rete. Io sono di Cuneo, lui è di Cesena, ci siamo incontrati dal vivo solo dopo aver già fatto mezzo libro insieme», spiega Alessandro Bonino, confermando la spiccata tendenza della rete a mettere assieme interessi al di là di un vincolo geografico che un tempo sarebbe risultato insormontabile. Il libro fatto assieme è <em>Sempre cara mi fu quest’ernia al colon</em> (Mondadori, 2007), il primo libro di <a href="http://www.fincipit.it">fincipit</a>, cioè romanzi raccontati con una frase d’inizio (l’incipit) che però chiude seccamente l’intero romanzo con una virata umoristica. Quasi una variante comica di un gioco enigmistico. E Andreoli difatti è un enigmista, mentre Bonino, oltre ad aver vinto il premio per il miglior blog letterario nel 2008, scrive su più fronti (Agenda Comix, L&#8217;Accalappiacani e altri). Con Alessandro chiacchieriamo del progetto Spinoza.</p>
<p><strong>Quando è nato Spinoza e perché?</strong></p>
<p>Spinoza è nato nel 2005, l’ho creato senza avere nessuna direzione particolare, se non quella di occuparsi di contemporaneità. Nel mio blog ho sempre avuto remore a occuparmi di contemporaneità, perché finisce sempre che mi chiedo: ma se uno arriva qui tra cinque anni, lo capisce questo post? Quindi ho creato Spinoza, che aveva quel fine lì preciso. Poi ho invitato diversi amici, e a un certo punto era chiaro che il fine di Spinoza era la satira, politica e di costume. Stefano ha cominciato a occuparsene sempre di più ed è diventato lui il vero, diciamo, direttore artistico di Spinoza. Quando i commentatori hanno cominciato a inondare il sito di battute papabili di pubblicazione abbiamo lanciato il forum, con dentro il <em>Laboratorio permanente di satira</em>: è da lì che nasce Spinoza.</p>
<p><strong>Spinoza ha avuto subito una buona accoglienza o per un periodo è stato in &#8220;incubazione&#8221;?</strong></p>
<p>L’ascesa di Spinoza è stata un lungo percorso, ma la scintilla vera è propria è stata la vittoria del centrodestra nelle elezioni del 2008. Poi ci sono stati alcuni post che sono esplosi, come quelli sull’elezione di Obama o sulle morti eccellenti <a href="http://www.spinoza.it/2009/riposi-in-ace">di Michael Jackson</a> e <a href="http://www.spinoza.it/2009/gira-la-ruota">di Mike Bongiorno</a>, per esempio.</p>
<p><strong>È possibile tradurre Spinoza in qualcosa di più di un <em>pet project</em>? Ovvero, si può provare a ricavarne un qualche guadagno, e come?</strong></p>
<p>Chi lo sa. Certo, la popolarità di Spinoza c’è, ed è in aumento, ma l’idea di farne zainetti e agendine è ancora lontana. Per il momento speriamo in alcune collaborazioni crossmediali, come diceva uno, poi si vedrà.</p>
<p><strong>Spinoza si è progressivamente aperto agli aspetti sociali, inserendo un forum, e poi <a href="http://twitter.com/spinozait">Twitter</a>, <a href="http://www.facebook.com/spinoza">Facebook</a> e ora l&#8217;<a href="http://cafe.spinoza.it/">aggregatore</a> dei blog degli autori. Quali sono i pro e i contro (in termini per esempio di selezione dei materiali, di moderazione, di &#8220;rumore&#8221; della conversazione) di questo sviluppo?</strong></p>
<p>L’allargamento alla socialità è venuto spontaneamente: quando i commenti che proponevano battute sono diventati ingestibili per via della quantità, abbiamo creato il forum, che ha avuto un successo strepitoso, ora abbiamo diverse migliaia di utenti, e quasi tutti attivi. Twitter ci è venuto in mente per la sua velocità e stringatezza, ottimo per le breaking news; Facebook per il suo essere radicato e onnipresente; e il Café, un vero caffè filosofico, è per dare visibilità a chi veramente fa Spinoza, e far vedere cosa fa quando non fa Spinoza. Spinoza, adesso come adesso, richiede molto molto più tempo di quanto ne richiedesse un paio d’anni fa, sicuramente. Ma abbiamo scoperto, Stefano in particolare ha scoperto, degli autori che hanno veramente una marcia in più, e che fanno sì che Spinoza sia quel che è. Senza gli autori che sono arrivati dai commenti prima e dal forum dopo non saremmo qui a parlare di Spinoza com’è adesso. La vera anima di Spinoza è nel suo essere sociale: sarò di parte, ma per me è una meraviglia tutte le volte. Questa è la rete, e le menti della rete, ovunque esse abitino, quando si incontrano, possono fare delle cose che da sole non avrebbero potuto. Io amo la rete, e Spinoza simboleggia benissimo il perché la amo. Se ci penso, è inspiegabile. Però se ci penso m’illumino.</p>
<p><strong>La formula della serie di battute, legate a temi di attualità, sembra molto adatta ai tempi, sia di scrittura che di fruizione, della rete. Avete in programma cambi di format?</strong></p>
<p>Per ora no.</p>
<p><strong>Sul forum è nata una piccola polemica quando Luttazzi ha deciso di aprire ai lettori la sua Palestra, che di fatto è anch&#8217;essa una collezione di battute su temi di attualità&#8230;</strong></p>
<p>Ma sì, quando è nata La palestra di Luttazzi, a molti nel forum è sembrato che la nostra formula fosse stata palesemente copiata. Noi abbiamo una visione un po’ diversa, d’altronde è possibile che ce l’avesse in mente da tempo. D’altro canto, se avesse preso spunto da noi non potremmo che esserne orgogliosi, visto che molte cose di Luttazzi sono dei capolavori.</p>
<p><strong>È vero che avete trovato alcune vostre battute riprese da comici televisivi? Come vi ponete nei confronti della protezione dei diritti sul materiale?</strong></p>
<p>Ce ne sono stati alcuni, sì. A noi sembra una cosa di una bassezza intollerabile. È come se io prendessi un racconto, chessò, di Cortazar, e lo pubblicassi come se l’avessi scritto io. Sarebbe un marchio d’infamia. Sai, noi veniamo dalla cultura della rete, e la rete funziona a citazioni, a link, a attribuzioni, lo stesso Google funziona pesando i link secondo la loro importanza, e quindi crediamo che il link sia importantissimo. E il link, nella vita reale, è l’attribuzione, e l’attribuzione non è possibile dimenticarla. Se ci citi, è obbligatorio che tu attribuisca il materiale alla fonte a cui hai attinto. Se non lo fai, sei fuori dai giochi. A parte la licenza Creative Commons, c’è sul sito, in ogni pagina, la scritta <em>Riproduzione riservata</em>. È perché c’è la diffusa opinione, nel mondo dei media tradizionali, che ciò che c’è in rete sia gratis. È una percezione sbagliata. È frutto di anni di identificazione della rete con alcune parti di essa. No ragazzi, sulla rete funzionano le leggi normali, le leggi dello stato, non ve ne siete accorti ma è così.</p>
<p><strong>Il caso di Barbareschi (che in una sua trasmissione ha usato alcune vostre battute e si è difeso dicendo prima che alcuni suoi autori collaborano con Spinoza e poi che voleva provocare) sarebbe stato risolto semplicemente accreditando il sito in trasmissione, o le battute sono dei relativi autori e la cosa dunque fuori dal controllo di Spinoza?</strong></p>
<p>Barbareschi, a quanto ho visto in un video che mi hanno mandato, ha fatto cinque battute, di cui quattro prese da Spinoza. Avrebbe dovuto citare il sito da cui le ha prese, qualunque esso fosse, anche se le avesse prese da un blog sconosciuto. E invece ha detto “Certe volte i miei autori scrivono delle cose che io non capisco”, attribuendo cose altrui allo staff del suo programma. Per poi rimangiarsi tutto dicendo che quattro dei suoi autori sono dentro Spinoza (se lo sono veramente, non l’abbiamo ancora scoperto, ma senz’altro non sono gli autori di quelle battute), e fare ancora voltafaccia dicendo che la sua era una provocazione. Lasciamo perdere, quelli sono personaggi che valgono davvero poco. Per quanto riguarda gli autori, essi concedono esplicitamente l’assenso all’uso delle battute da parte di Spinoza, quindi se si cita Spinoza quando si citano le battute va bene, è prassi consolidata, anche se ovviamente sarebbe meglio citare anche l’autore: purtroppo non è così immediato arrivarci.</p>
<p><strong>Voi usate una licenza Creative Commons per il web. Che cosa accade invece per i riutilizzi fuori dal web? Quale tutela offrono nel caso di mancata attribuzione o di riutilizzo contrario alla licenza utilizzata, le Creative Commons?</strong></p>
<p>La licenza Creative Commons non dà tutela. Semmai la toglie. Se non usassimo la Creative Commons l’alternativa sarebbe il copyright, che è il default. Noi usiamo la CC per i nostri blog da diversi anni: senza di essa teoricamente sarebbe impossibile citare alcunché. Ben venga. Se non usi i nostri testi a scopo commerciale, puoi farne quello che vuoi, previa attribuzione. Per qualsiasi altro uso, per esempio l’uso offline, basta chiedere. Basta una mail. Non ci vuole poi molto.</p>
<p><strong>Come direbbe un marchettaro: avete in programma attività offline che sfruttino il brand di Spinoza?</strong></p>
<p>Abbiamo diversi contatti, in verità, per ora non c’è niente di definito, ma domani non si sa. Pare che Spinoza piaccia, molto, anche offline. Vedremo.</p>
<p><strong>La rete offre maggiori libertà d&#8217;espressione o le stesse dei media tradizionali?</strong></p>
<p>La libertà di espressione sulla rete è data dalla facilità di accesso ai mezzi di pubblicazione. In realtà, come dicevo, valgono le leggi dello Stato, per cui stiamo molto attenti a ciò che pubblichiamo, perché se ci fossero gli estremi di una denuncia, per esempio per diffamazione, non ci piacerebbe affatto. Ogni tanto facciamo i censori, ma ci sono dei limiti che vanno rispettati.</p>
<p><strong>E in rete, quali sono i vincoli espressivi che gli autori stessi dovrebbero porsi, se ce ne sono?</strong></p>
<p>Il vincolo è il solito, non andare contro la legge. Per il resto si può fare quel che si vuole. Anche scherzare dei morti, se è il caso.</p>
<p><strong>Il vostro è un tipico esempio di sito dal design minimale di grande successo. Secondo voi la confezione ha un qualche ruolo nel successo di Spinoza o sarebbe stato lo stesso con altri &#8220;vestiti&#8221;, menu complicati, navigazione?</strong></p>
<p>Ecco, molto bella questa domanda, visto che ho lavorato tutto ieri al nuovo template, molto meno minimale, ma che si spera che permetterà a Spinoza di sopportare autonomamente i costi (crescenti con il crescere del pubblico) che finora ci siamo sobbarcati noi. Quel template era inalterato dal 2006. Speriamo che il nuovo non infastidisca troppo i lettori.</p>
<p><strong>Qual è il futuro di Spinoza?</strong></p>
<p>Soldi, donne e droghe. E il dominio del mondo.</p>
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		<title>Neutralità della rete, la resa dei conti</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Mar 2009 08:05:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Longo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Contro il fiorire di disegni di legge repressivi, l'opposizione propone un testo in difesa dei pilastri della internet e di stimolo alla diffusione della connettività in Italia. Due schieramenti opposti e spesso inconciliabili, sempre più vicini al confronto decisivo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>È come poco prima dei calci di rigore, in una finale: la tensione dai palchi è al massimo e la contrapposizione tra opposti gruppi che rumoreggiano si fa nettissima. Siamo alla resa dei conti, infatti, su un tema che è balzato di colpo dalle private stanze degli addetti ai lavori ai fari della politica. Anche in Italia. Perché di <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/05/neutralita-della-rete-la-trasparenza-e-fai-da-te">neutralità della rete</a> non si è mai parlato così tanto, da noi, come in questo periodo. Nel giro di pochi giorni abbiamo avuto una <a href="http://unaleggeperlarete.wordpress.com/">proposta di legge</a> dal Partito Democratico, che è la prima in Italia (e forse anche nel mondo, a detta degli esperti) a parlare esplicitamente di difesa della neutralità della rete. Si contrappone esplicitamente alle <a href="http://www.apogeonline.com/filirossi/leggi-internet">tante proposte</a> che sono arrivate dal Popolo delle Libertà, a raffica nei giorni scorsi. E anche il loro rapido succedersi rivela la crescente attenzione della politica (nel bene o nel male) per internet, sebbene senza rinunciare alle solite incomprensioni e agli equivoci (come quello di definire internet luogo di anarchia, senza regole, dove scorazzano liberi pirati e pedofili, come <a href="http://www.key4biz.it/News/2009/03/27/Policy/luca_barbareschi_pedofilia_Domenico_Vulpiani_facebook_Gigi_Tagliaferri_Ernesto_Caffo.html?utm_source=infomail&amp;utm_medium=email&amp;utm_campaign=Dailyletter+n.1381+del+27+marzo+2009">ribadito nei giorni scorsi</a> ancora una volta da Barbareschi.<span id="more-531"></span></p>
<p>Forse hanno ragione <a href="come Massimo Mantellini http://www.mantellini.it/?p=6555">quei commentatori</a> che vedono, nella proposta del PD, il gioco facile di chi scrive belle parole nella certezza che mai si trasformeranno in legge. D’altro canto, però, è una proposta che arriva sull’onda di un fenomeno, e che è quindi figlia del proprio tempo: magari di per sé sarà poco efficace, sul piano pratico, ma risponde all’esigenza di creare una coalizione più netta intorno alla difesa dei principi della rete. E così che nei giorni scorsi è nato anche <a href="http://www.amointernet.it/about">Amointernet.it</a>, che «riassume le idee e le posizioni di un gruppo di persone, professionisti, appassionati, cittadini che ritengono che Internet e l’innovazione in generale facciano parte del futuro dell’Italia». Molti di questi principi sono in linea anche con le posizioni di <a href="http://nnsquad.it/">NNsquad Italia</a>, neo nata organizzazione che sta venendo sempre più allo scoperto e che nei prossimi mesi si presenterà ufficialmente al pubblico. Si sa che la gente sente il bisogno di alzare gli scudi solo quando sente scoccare dall’altra parte le frecce. Questo grande movimento di idee e di persone è quindi il risultato del fatto che si stanno consolidando due lobby politiche e di addetti ai lavori. Una a favore di nuove regole per internet, l’altra per la tutela e la riaffermazione delle attuali. Questa seconda fazione mira a mettere le regole nero su bianco, sancite nelle norme dello stato. Finora invece principi fondanti come la neutralità della rete sono stati tutelati soprattutto dalla consuetudine.</p>
<p>L’agitarsi di parole e di proposte in terra italiana fa da sostegno a qualcosa che però sarà probabilmente deciso in sede istituzionale europea. La neutralità della rete è del resto un tema troppo vasto, con ricadute sull’economia internet mondiale, per poter essere affidato a legislatori di un singolo Paese. Il 31 marzo Bruxelles voterà emendamenti che vorrebbero dare agli operatori la possibilità di intervenire sul traffico dei propri utenti con libertà e poteri mai esercitati finora. Anche in Europa si assiste al balletto di opposte fazioni: Google, Yahoo!, Skype e eBay <a href="http://punto-informatico.it/2585021/PI/News/non-lasciare-che-rete-diventi-tv.aspx">hanno scritto</a> a Bruxelles contro questi emendamenti, osteggiati anche da Scambio Etico, come <a href="http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_blog=2">segnala</a> Anna Masera su La Stampa. Guido Scorza <a href="http://www.guidoscorza.it/?p=677">nota invece</a> che il parlamento europeo ha approvato una raccomandazione contro censure e minacce fatte dai governi contro la libertà di espressione in internet. A conferma che la partita si gioca soprattutto a livelli europei. Ciò non toglie che serva anche l’apporto dei gruppi d’opinione dei singoli Paesi per decidere le sorti della battaglia finale. Un po’ come fanno i supporter che seguono la propria squadra, sostenendola, nei derby giocati in stadi internazionali.</p>
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		<title>Internet non ha bisogno di quelle leggi</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Mar 2009 08:51:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Maistrello</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Bersagliati da proposte di legge improbabili e dannose, stiamo forse perdendo di vista il punto: le norme per la rete esistono già, basta applicarle. Il nostro contributo alla causa: un "filo rosso" per legare i fatti e contestualizzare le novità]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Parto dalla conclusione, perché vorrei che questa fosse più chiara che mai: internet non ha nessun bisogno di nuove leggi. La rete non è un luogo <em>altro</em>: fa parte della nostra vita sociale, che è già ampiamente regolata da norme e sanzioni. Sbaglia, per ignoranza o per malafede, chi definisce internet un far west senza regole. Disperde energie chi si batte per replicare previsioni che già esistono e che potrebbero semplicemente applicate senza ricorrere alla demagogia e senza moltiplicare l&#8217;entropia legislativa. Perde un&#8217;opportunità di onorare la nostra democrazia chi si intestardisce a sostenere regolamenti destinati per banale evidenza tecnologica a non sortire effetto alcuno, quando non addirittura a far danni.<span id="more-487"></span></p>
<p>Possono esserci meccanismi da adeguare, dovuti alla distribuzione geografica, alle caratteristiche tecnologiche del mezzo di comunicazione e alla scala di cui si nutrono gli eventi sociali mediati dalla rete, ma non c&#8217;è reato che non possa essere perseguito qualora il fatto abbia origine in o per mezzo di un network digitale. La dimostrazione più lampante sta nel fatto che questi reati sono già perseguiti con una solerzia che dovrebbe rassicurare anche il più allarmato dei nostri concittadini. Persino la pirateria digitale, che agita i sonni di lobby potenti, è pienamente perseguibile ai termini di legge. Chiedete conferma a un magistrato o a un poliziotto postale: vi racconterà di un sistema di comunicazione in cui i malintenzionati lasciano una quantità di tracce tale da rendere il lavoro investigativo perfino più agevole che in passato. Mentre chi vi parla dell&#8217;impossibilità di ottenere giustizia a seguito di misfatti legati alla rete il più delle volte confonde la legge con i tribunali, dei cui drammatici problemi internet non ha colpa.</p>
<h5>A forza di ripeterlo</h5>
<p>Sta invece succedendo qualcosa di paradossale e spiacevole, in Italia, negli ultimi mesi. A forza di ripetere la storiella della rete anarchica, selvaggia e senza regole, coacervo di criminali, truffatori e depravati (un genere che vende sempre bene sulle pagine di cronaca), i meno informati tra i nostri politici e concittadini si sono convinti dell&#8217;urgenza di intervenire con fermezza. Sulle pagine di Apogeonline ne abbiamo dato conto nei giorni scorsi analizzando per esempio la <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/23/legalita-su-internet-il-ddl-carlucci">proposta Carlucci</a>, l&#8217;<a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/09/reati-dopinione-in-rete-i-limiti-del-50-bis">emendamento D&#8217;Alia</a>, il <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/01/27/cresce-lallarme-per-il-decreto-antipirateria">disegno Barbareschi</a>. Non serve ripetere qui i (tanti) motivi per cui tutte queste leggi sono viziate in origine da inadeguatezze tecnologiche, quando non arrivano a prevedere inaudite redistribuzioni dei poteri dello Stato. Persino laddove si interviene per scongiurare i rischi peggiori &#8211; è il caso dei <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/03/03/cassinelli-emenda-dalia-un-passo-avanti">volonterosi interventi</a> e dei <a href="http://robertocassinelli.blogspot.com/">tentativi di dialogo</a> portati avanti da Cassinelli &#8211; si finisce per inserire nell&#8217;ordinamento asprezze che non sarebbero nemmeno auspicabili, se non apparissero a questo punto come la migliore delle ipotesi.</p>
<p>Sta accadendo per la rete qualcosa di simile a quello che nel corso dell&#8217;ultima campagna elettorale nazionale è avvenuto riguardo ai temi della sicurezza: un allarme sociale almeno parzialmente immotivato e creato artificialmente (oggi abbiamo <a href="http://www.centrodiascolto.it/content/lanalisi-del-centro-dascolto-sulle-notizie-di-cronaca-nera-nei-telegiornali">alcuni numeri</a> a dirlo) ha condizionato le sorti dell&#8217;attuale legislatura. Da questo cul-de-sac si potrebbe uscire &#8211; si <em>dovrebbe</em> uscire, converrebbe a tutti &#8211; tornando all&#8217;essenzialità dei fatti e obbligandoci vicendevolmente a confrontare le idee con serenità. Due compiti che oggi sembrano così ardui, ma che un tempo sono stati la ragion d&#8217;essere del giornalismo, della politica e della società civile. Viviamo una realtà costruita il più delle volte su certezze di terza o quarta mano, dove chi parte per la tangente finisce per dettare le regole del gioco e portarsi dietro tutti, invece di essere energicamente richiamato all&#8217;ordine. Abbiamo bisogno di ingenti verifiche di corrispondenza con la realtà, laddove oggi tutte le parti in gioco indugiano in emotività.</p>
<h5>Un passo avanti</h5>
<p>Un&#8217;emotività che a questo punto non si può permettere né il cittadino digitale, spesso istigato da un generico passaparola a difendere generiche libertà minacciate da generiche leggi, né tantomeno i nostri deputati e senatori, che per ruolo e mandato istituzionale ci si aspetta siano predisposti ad ascoltare, moderare, confrontare, approfondire, fare sintesi, trovare compromessi. Politici che invece riscopriamo <a href="http://www.webnews.it/news/leggi/10317/gabriella-carlucci-e-davide-rossi-e-andata-cosi/">astiosi</a>, <a href="http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/2009/02/17/meglio-un-comunicato-che-un-confronto/">arroccati</a>, <a href="http://punto-informatico.it/2558241/PI/Brevi/ddl-barbareschi-solo-inizio.aspx">improvvisati</a> e spesso <a href="http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/02/17/risponde-il-sen-dalia-ma-quale-censura/">indifendibili</a>, burattini talvolta ignari nelle mani di interessi più grandi di loro. È tempo di fare un passo avanti: in gioco non c&#8217;è più soltanto il passatempo di qualche milione di italiani, ma un&#8217;opportunità di crescita culturale, civile e produttiva che attende l&#8217;intero paese. Un paese in drammatico ritardo, <a href="http://www.hyperorg.com/blogger/2009/02/19/italian-interior-minister-creates-government-task-force-to-hack-skype/">zimbello</a> <a href="http://www.iht.com/articles/2009/02/03/technology/google.4-421880.php">digitale</a> <a href="http://blogs.law.harvard.edu/idblog/2009/02/15/internet-censorship-arrives-in-italy/">agli</a> <a href="http://www.ejc.net/magazine/article/in_italy_its_arrivederci_facebook/">occhi</a> <a href="http://journalismnetwork.ning.com/profiles/blogs/censorship-when-in-rome">del</a> <a href="http://cyberlaw.org.uk/2009/02/24/index-on-censorship-the-italian-government-is-attempting-to-make-web-based-dissent-a-crime/">mondo</a>.</p>
<p>Secondo la migliore delle lezioni che ci insegna la rete, ognuno può fare la sua parte: l&#8217;impegno di ciascuno conta. Basterebbe cominciare ad abbassare gli inutili polveroni (che fanno sempre comodo a qualcuno) per impegnarsi invece a recuperare un brandello di verità, a confrontare dichiarazioni, a costruire relazioni, a recuperare una memoria storica nel fluire ininterrotto e acritico dell&#8217;attualità. È un esercizio di democrazia diffusa che per certi versi internet può facilitare, ma che non si ferma certo a internet: se questo paese indugiasse nell&#8217;abitudine tutta anglosassone dei <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Fact_checker">fact check</a>, forse oggi respireremmo più dignità e ottimismo. Forse saremmo una nazione migliore.</p>
<h5>Fili rossi</h5>
<p>Apogeonline, nel suo piccolo, sta provando a sostenere questa strada &#8211; a cominciare proprio dalla controversa regolamentazione di internet. Accanto ai tradizionali <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/autore/elviraberlingieri">approfondimenti</a> sulle leggi che più fanno discutere, abbiamo cominciato a sperimentare il formato del <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/02/11/fact-check-il-50-bis-secondo-dalia">fact check</a> sulle dichiarazioni dei nostri rappresentanti. Nei giorni scorsi, inoltre, abbiamo inaugurato una <a href="http://www.apogeonline.com/filirossi/leggi-internet">pagina riassuntiva</a> per tenere traccia delle proposte di legge destinate a toccare da vicino internet e nella quale contestualizzare giorno per giorno le novità. Abbiamo chiamato questa sezione &#8211; ancora sperimentale e in continua evoluzione &#8211; “fili rossi”, per sottolineare il tentativo di ricostruire una vicenda o un settore secondo una dimensione che sia alternativa tanto all’accumularsi disordinato delle notizie quanto a quella fotografia di un attimo che resta inevitabilmente anche il miglior approfondimento specialistico.</p>
<p>Oggi, idealmente con queste righe, affidiamo <a href="http://www.apogeonline.com/filirossi/leggi-internet">il nostro filo rosso</a> alla rete.</p>
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