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	<title>Apogeonline &#187; libri</title>
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	<description>Notizie e libri tra tecnologia, musica, spiritualità e filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 25 May 2012 05:01:13 +0000</lastBuildDate>
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		<title>La fine dei Betamax</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2012/02/08/la-fine-dei-betamax</link>
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		<pubDate>Wed, 08 Feb 2012 13:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lucio Bragagnolo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[commoditization]]></category>
		<category><![CDATA[ebook]]></category>
		<category><![CDATA[ebookbinder]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mac]]></category>
		<category><![CDATA[xelaton]]></category>

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		<description><![CDATA[Le discussioni sui formati e sulle piattaforme potrebbero risvegliarsi dentro una realtà più sbrigativa e scoprire che nessuno si cura di loro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Betamax, il formato di videoregistrazione Sony che perse la battaglia contro Vhs, inferiore tecnicamente ma ubiquo, oramai abusato come analogia con qualsiasi tecnologia si presenti superiore in quanto tale.</p>
<p>Ci ho pensato leggendo di un nuovo programma per Mac, <a href="http://www.xelaton.com/index.php?section=blog&#038;lang=en&#038;showPost=55">eBookBinder di Xelaton</a>, al momento in beta e prossimamente in vendita per un prezzo non superiore ai dieci dollari.<span id="more-9064"></span> Crea ebook in questo modo:</p>
<blockquote><p>1. Enter book details. Name of the book and its author, add an image for the book-cover, webpage of the publisher and other details can be entered. There is no need to fill all fields, at least you should enter a name for your book.</p></blockquote>
<blockquote><p>2. Add text-files as chapters to your book-project. Every single text-file you add to eBookBinder is treated as a single chapter. Give your chapters a name and order them per drag&#8217;n drop to your desired sequence of chapters.</p></blockquote>
<blockquote><p>3. Create your ebook. Just hit the &#8220;Bind Book&#8221;-Button and eBookBinder will compile the ebook for you. That&#8217;s all!</p></blockquote>
<p>Il mio interesse specifico per eBookBinder, per la sua facilità di utilizzo, per la qualità del suo output (in modalità ebook, una copia ePub e una copia Mobi), è pressoché nullo. </p>
<p>Penso invece a qualche Betamax umano, che parla di ebook come di club esoterici, piattaforme di fruizione in senso così ampio da ambire alla cosmologia, filosofie della lettura e dei lettori da fare impallidire gli Esistenzialisti.</p>
<p>Intanto il libro elettronico si avvicina alla <em>commoditization</em>, al diventare di uso comune. Ancora poco e chiunque si creerà gli ebook che vuole come vuole quando vuole, certamente di pessima qualità, ma a costo zero. Le chiacchiere sui modelli di business diverse dal rimboccarsi le maniche, fare bene il proprio mestiere, curare il livello della propria produzione e sperimentare con coraggio cose nuove, improvvisamente appariranno quasi come incunaboli. <em>Quasi</em>, perché non avranno più alcun valore.</p>
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		<title>Come l&#8217;iPad cambierà i nostri comportamenti</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2011/07/13/come-lipad-cambiera-i-nostri-comportamenti</link>
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		<pubDate>Wed, 13 Jul 2011 06:30:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Calia</dc:creator>
				<category><![CDATA[Culture digitali]]></category>
		<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Mobile]]></category>
		<category><![CDATA[Adobe Nav]]></category>
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		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Garcia]]></category>
		<category><![CDATA[podcast]]></category>
		<category><![CDATA[riviste digitali]]></category>
		<category><![CDATA[tablet]]></category>

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		<description><![CDATA[Il nostro rapporto con le tavolette elettroniche è solo all'inizio, ma già possiamo intravedere un uso e delle potenzialità che ci portano lontano dai modelli oggi più pubblicizzati ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono molti di studi su come le persone utilizzano l&#8217;iPad e come, sulla base di questi comportamenti, bisognerebbe pensare l&#8217;approccio futuro ai tablet. Le ricerche ci dicono che l&#8217;iPad è utilizzato principalmente la sera, nel soggiorno e in camera da letto. È un dispositivo che la gente usa per rilassarsi. Non è apparentemente un dispositivo attivo, come un computer portatile &#8211; eccezion fatta, naturalmente, per i giochi. <a href="http://nordiskemediedager.no/nmd-tv?vid=250">Di recente</a>, Mario Garcia ha detto a proposito che «l&#8217;iPad è un compagno da sera» e che «proprio per questo, i consumatori sposteranno la loro attenzione sulla prima serata».<span id="more-6198"></span></p>
<h5>Ricordate la radio?</h5>
<p>Non sono d&#8217;accordo con Garcia. Non abbiamo ancora visto come le persone useranno davvero l’iPad. Le abitudini non sono ancora cambiate. L’iPad non è ancora sufficientemente &#8220;connesso&#8221;. Gli sviluppatori di App non sono ancora maturi. Dal punto di vista commerciale, l’iPad deve ancora dimostrare davvero quali sono le sue potenzialità. Nessuno degli studi là fuori racconta la vera storia. Raccontano la storia di come le persone utilizzano «l’iPad ora, prima del cambiamento». Quello che stiamo aspettando è proprio il cambiamento. Prendete la radio. Quando è stata introdotta sul mercato di massa, all&#8217;inizio del 1900, era un dispositivo per il consumo. Un dispositivo attorno al quale ci si riuniva la sera (in prima serata) e che permetteva di far divertire tutta la famiglia. Sulla base di tale comportamento degli utenti, qual era il modo migliore per far crescere la radio? Doveva essere qualcosa che le persone potevano consumare, passandoci un’oretta in completo relax. La risposta è stata quella di creare show radiofonici. Non certo come gli orribili reality show che abbiamo oggi, ma show teatrali adattati al formato radiofonico. Qualcosa che assomigliava a una rievocazione radiofonica di una commedia popolare o di un buon libro.</p>
<p>Ma non passò molto tempo prima che la gente si rendesse conto che non c’era bisogno di sedersi attorno alla radio per ascoltare i propri show. Nel mentre potevano fare altre cose. Così la radio si è fisicamente ridotta, tanto da diventare portatile. È finita così col passare da qualcosa attorno al quale ci si sedeva per rilassarsi, a qualcosa che poteva essere portata in giro e utilizzata in modalità <em>on </em>o <em>off</em>, a piacimento. I grandi show da un&#8217;ora sono stati sostituiti per lo più da un tipo di programmazione che ha incoraggiato palinsesti con molti contenuti di qualità spalmati durante tutto il giorno. Ma non c&#8217;era certo bisogno di ascoltarli tutti continuamente. Il formato del contenuto si era evoluto. Si potevano ascoltare per un po&#8217;, andare via, tornare e scoprire che stava comunque passando qualcosa di interessante. Il comportamento degli utenti radiofonici è cambiato radicalmente. Le modalità di fruizione radiofonica di oggi sono totalmente diverse da quelle degli albori. Riuscireste a immaginare una radio venduta oggi come un «oggetto attorno al quale si riunisce la famiglia»? Senza sottolineare che la radio ha dei format estremamente limitati.</p>
<h5>Consumo start and stop</h5>
<p>Stiamo assistendo esattamente allo stesso fenomeno con l&#8217;iPad. Il comportamento degli utenti per i contenuti legati alla lettura si basa sui vecchi modelli. Leggiamo le riviste digitali come leggiamo quelle cartacee. Qualcosa che facciamo la sera, per rilassarsi nella comodità del nostro salotto o del nostro letto. Ma proprio come con la radio, la gente sta cominciando a rendersi conto che l&#8217;iPad fornisce un livello maggiore di libertà. E rispetto alla radio, l&#8217;iPad è infinitamente più flessibile. Le modalità secondo le quali le persone gestiscono il proprio tempo sono destinate a cambiare. Lo abbiamo già visto con i libri. Quando li avevamo solo in formato cartaceo, i libri erano qualcosa che ti portavi a letto la sera o utilizzavi nel fine settimana. Ma con l&#8217;iPhone e <a href="http://www.Audible.com">Audible.com</a>, molte persone ora leggono libri durante tutta la giornata, in attesa di qualcuno, mentre fanno shopping, mentre sono in palestra, mentre sono in fila, durante la guida verso il lavoro o mentre vanno a una riunione.</p>
<p>Il comportamento degli utenti si sta spostando. Si passa progressivamente dal consumo <em>dedicato</em> a quello <em>frammentato</em>: vi si attinge quando si ha un attimo. La gente, per rilassarsi, legge ancora libri in serate tranquille, ma il punto è che è solo una parte di quello che fanno. Gli editori di oggi non possono progettare libri che vanno consumati in salotto. È necessario concentrarsi sulla creazione di un libro da cui le persone possano attingere quando hanno un momento, indipendentemente dal quel momento. Che siano dieci minuti prima di una riunione o siano due ore di una domenica pomeriggio. Ed è lo stesso con i giornali o le riviste. Non si può pensare di creare un magazine che venga consumato la sera. Questo è quello che la gente fa oggi con l’iPad, ma solo fin tanto che non realizzeranno quello che veramente possono fare con un tablet. Un&#8217;attesa di 5 minuti per scaricare una rivista non è un problema se avete intenzione di trascorrere due ore sul divano con una tazza calda di tè. Ma è un problema enorme se si desidera leggere per un momento mentre si aspetta l&#8217;autobus.</p>
<h5>Produttività da reinventare</h5>
<p>La tendenza è chiara (lo era e lo è sempre di più). Il futuro dei media è dare alla gente quello di cui la gente ha bisogno in quel preciso momento. È lo stesso con un podcast di un’ora. Nonostante possa essere progettato per ottenere un&#8217;ora di intrattenimento mirato, non è quella la modalità con cui la gente ne fruisce. Si ascolta parte di esso sulla strada per il lavoro, un&#8217;altra parte quando si è alla guida verso una riunione e il resto sulla strada di casa. È una mentalità “start and stop”. E questa è solo la parte relativa ai consumi. Il vero trend è quello che ci dice come l&#8217;iPad sta per trasformare il modo di lavorare. Adobe, per esempio, ha creato l&#8217;SDK per la sua suite creativa, che permette ad applicazioni desktop come Photoshop di interagire direttamente con l&#8217;iPad. È possibile ad esempio trasformare l&#8217;iPad in un miscelatore di colori. O è possibile disegnare realisticamente usando il tatto e vedere il tutto direttamente in Photoshop. Oppure date un&#8217;occhiata a <a href="http://www.youtube.com/embed/KJtiYFaDuf0">questo video di Adobe Nav</a>: consente di utilizzare l’iPad come browser e tavolozza degli strumenti. Invece di ingombrare lo schermo principale, l’iPad diventa il centro di comando e il computer desktop si trasforma in schermo in cui visualizzare il proprio lavoro.</p>
<p>Anche il nuovo <a href="http://www.apple.com/it/icloud/">iCloud</a> di Apple cambierà il modo di utilizzare l’iPad. Una volta che le foto e i documenti si sincronizzeranno perfettamente su tutti i nostri dispositivi, tenderemo a usare il dispositivo più prossimo a noi. Si potrebbe iniziare la scrittura delle specifiche di un progetto sul computer di casa, ritoccarle un po’ con l’iPhone in treno, usare l’iPad al lavoro per parlarne e modificarne il piano, finendo poi la sera sul divano. E tutto andrà fondendosi insieme. Lo stesso vale per le immagini: grazie a iCloud, si scatterà l&#8217;immagine dall’ iPhone per poi modificarla sullo schermo più grande dell&#8217;iPad prima di pubblicarla in un articolo. L&#8217;iPad (e i tablet in generale) stanno per rivoluzionare il modo di lavorare. Non sono solo dispositivi dedicati al consumo, anche se questo è l’utilizzo principale che se ne fa. Sono altro che ancora non vediamo perchè non è stato ancora esplorato il reale potenziale di questo strumento.</p>
<h5>La fluidità è il futuro</h5>
<p>L’iPad sta per trasformarsi in un dispositivo che useremo in modo fluido durante tutta la giornata, in compagnia dell&#8217;iPhone (o di un dispositivo equipaggiato con Android). E man mano che l&#8217;iPad diventa più connesso e gli sviluppatori e le persone creeranno nuovi modi per lavorare e divertirsi, il consumo si sposterà ulteriormente da un modello da <em>prime-time</em> a un modello <em>start and stop</em>. Sarebbe sbagliato prendere decisioni basata su ciò che la gente fa oggi. Bisognerebbe guardare le tendenze.<br />
Chiedetevi: come si può emergere in un mondo in cui ci si muove in maniera fluida tra dispositivi?</p>
<p>Un mondo in cui si consuma ogni volta che abbiamo un momento. Un mondo in cui si mescola il consumo con la condivisione e la comunicazione con le persone intorno a noi (a livello globale). Un mondo in cui non siamo tenuti a sederci dietro un computer per lavorare. Un mondo in cui una combinazione di dispositivi ci consente di essere più produttivi. Un mondo in cui il &#8220;quando&#8221; e il &#8220;come&#8221; facciamo qualcosa si basa su esigenze individuali e non sul mercato di massa o prime-time. Un mondo in cui il tablet controlla il televisore e ci permette di interagire invece di consumare passivamente. Un mondo che non è basato sulla fabbrica del pensiero dove le serate si passano seduti passivamente sul divano a “consumare” contenuti. La fluidità è il futuro. È il modo con cui la gente utilizzerà l&#8217;iPad e tutti i dispositivi simili. E sta accadendo oggi.</p>
<h5>Il flusso e gli editori</h5>
<p>Questo è anche il motivo per cui oggi è così importante per gli editori abbracciare l&#8217;idea di flusso. Creare un&#8217;applicazione in cui è necessario sfogliare per passare da una pagina all&#8217;altra, significa creare qualcosa costruita sulle vecchie abitudini degli utenti, diventando impossibile da utilizzare quando si ha solo un attimo. La soluzione è invece quella di creare un flusso. I blogger hanno notato questo molto tempo fa progettando la maggior parte dei blog come un flusso di messaggi. E gli utenti li hanno seguiti. Bisogna rendere le app estremamente semplici, così che la gente possa tuffarvici in qualsiasi momento. Questo è il motivo per cui applicazioni come <a href="http://www.flipboard.com/">Flipboard</a> sono diventate popolarissime. È stata progettata interamente attorno al concetto di «offrire quello che serve in qualsiasi momento», concependo il tutto come un flusso di contenuti (e rafforzando il tutto con un layout leggibile).</p>
<p><a href="http://gawker.com/">Gawker</a> sta facendo lo stesso, anche se in modo diverso. Progettandolo più o meno come un blog. Molto può essere detto a proposito delle strategie di creazione dei contenuti di Gawker e della loro realizzazione tecnica. Ma hanno assolutamente ragione sul concetto di flusso. Le riviste e giornali per iPad che si stanno concentrando su uscite giornaliere, settimanali o mensili, con copertine e pagine da sfogliare, sono progettate per un mondo in cui il consumo è qualcosa che necessita di un divano e un po’ di tempo. E quello non è certo un mondo in cui si controlla cosa c&#8217;è di nuovo, quando hai un momento &#8211; per quanto a lungo quel momento possa durare.</p>
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		<title>Editori, siete pronti? L&#8217;onda è in arrivo</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2009/12/21/editori-siete-pronti-londa-e-in-arrivo</link>
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		<pubDate>Mon, 21 Dec 2009 07:45:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giuseppe Granieri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Wal-Mart]]></category>

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		<description><![CDATA[Quel che è stato per la musica molto presto sarà anche per il libro. Dietro alla diffusione degli ebook, giunti alla soglia della maturità, c'è un mercato in rapida e irrimediabile evoluzione]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sin dai primi tempi della diffusione del web siamo sempre stati accompagnati da una certezza, un punto di riferimento solido tra le mille cose destinate a cambiare con l&#8217;arrivo di Internet nelle nostre società. «I libri», ci dicevamo, «non saranno mai attaccati da questa trasformazione dei media». A nostro reciproco conforto vantavamo gli argomenti più vari: dalla comodità del supporto (un amico mi ripeteva sempre che il libro puoi portartelo a letto e persino in bagno, il computer no), all&#8217;affetto romantico per l&#8217;oggetto, alle sue virtà di arredo, alle tante pratiche sociali che un libro accompagna. C&#8217;è tutta una ritualità intorno al libro rilegato, importantissima per ogni bibliofilo. Una ritualità che assomiglia molto a quella che un tempo, con modi e forme diverse, si associava alla lettura del quotidiano di carta. Attività che pure oggi ci pare già un po&#8217; vintage, superata dai tempi di un&#8217;informazione più ricca e veloce.<span id="more-1696"></span></p>
<h5>Evoluzione lenta</h5>
<p>Sono passati quasi tre lustri e oggi cominciamo a vedere segnali molto diversi. Segnali che abbiamo incominciato a riconoscere perchè li abbiamo già visti in passato. Prima li abbiamo decodificati <em>a posteriori</em> con il cambiamento del mercato musicale, travolto da una profonda mutazione che nessuno ha avuto tempo di diagnisticare prima che avvenisse. Poi li abbiamo rivisti, fin troppo simili nel dare indicazioni, con l&#8217;editoria di informazione. Per anni si sono lette, più in rete che fuori (com&#8217;è ovvio), analisi e previsioni che indicavano quanto stava per accadere. Analisi che l&#8217;<em>establishment</em> dei grandi news media considerava incompetenti e <em>naïf</em>, salvo poi cominciare da un annetto a rifare dall&#8217;interno le stesse analisi dopo aver subito i primo duri colpi della crisi.</p>
<p>Oggi tocca all&#8217;editoria libraria. In uno sguardo di breve periodo non sta succedendo nulla di particolarmente allarmante. È la lenta evoluzione delle cose che si combatte come tutte le lente evoluzioni combattute dalle organizzazioni difensive: si cerca di difendere il consolidato senza farsi troppe domande. In quest&#8217;ottica non predittiva ci sono degli aggeggi nuovi, i cosiddetti <em>ebook reader</em>, che hanno una piccola porzione del mercato. Negli Stati Uniti tra il 5 e il 10%, e qui da noi cifre risibili e non pervenute all&#8217;attenzione della cronaca. Ci sono librai online che si fanno la guerra al ribasso dei prezzi, ma nulla che esuli particolarmente dalla norma.</p>
<p>Tutto più o meno come sempre, le solite schermaglie di mercato. Eppure, se in Italia nessuno sembra percepire nulla (se ne parlerà come al solito con due anni di ritardo rispetto agli Stati Uniti), oltreoceno il mercato viene definito nervoso, gli operatori sono tesi e si parla apertamente di guerra anche su testate <em>mainstream</em> come il New York Times. Per capire cosa sta succedendo occorre ampliare lo sguardo e ragionare sul medio periodo.</p>
<h5>Segnali deboli</h5>
<p>Ci sono diversi segnali deboli all&#8217;orizzonte. Un insieme di fattori convergenti che, se individualmente significano poco, messi insieme annunciano un grande problema in arrivo. Il primo di questi filoni di preoccupazione è lo sviluppo dei dispositivi elettronici che consentono di leggere libri. Questi <em>device</em> hanno ormai superato la fase di protostoria e sono diventati competitivi, offrendo un&#8217;esperienza di lettura diversa ma affatto inferiore al libro di carta. Hanno inoltre alcuni vantaggi funzionali non trascurabili: possono immagazzinare centinaia di titoli in pochi grammi, consentono di operare sul testo e di fare ricerche, si arricchiscono di nuovi titoli acquistati in pochissimi secondi. C&#8217;è ancora qualche problema, come in tutte le tecnologie giovani, ma fa parte del gioco: il catalogo non è onnicomprensivo, si lotta per affermare standard diversi. C&#8217;è potanzialmente anche una grande capacità di farli dialogare con il computer e con un altro fronte di dispositivi in forte crescita: gli <em>smartphone</em> (che hanno una crescita media annuale del 200% su diversi mercati nazionali e sono già una realtà negli <em>States</em>). E presto comunicheranno anche con i <em>tablet</em>.</p>
<p>Roba per <em>geek</em>, apparentemente. E in effetti i primi dati disponibili raccontano che sono proprio i lettori forti, in America, i <em>geek</em> che sostengono un costo iniziale alto per dotarsi di questi lettori. Ovvero: i maggiori acquirenti di libri sono quelli che guidano la transizione. L&#8217;esperienza dice che, quando una tecnologia arriva a questo punto, il passo successivo è facile da predire: i prezzi scendono e la diffusione aumenta. C&#8217;è sempre un momento in cui una cosa che abbiamo fatto per tutta la vita in un certo modo ci sembra di colpo vecchia rispetto al modo in cui possiamo farla oggi.</p>
<h5>Prezzi al ribasso</h5>
<p>Il secondo segnale arriva da lontano. Le grandi librerie online, in particolare Amazon e Barnes&amp;Noble, hanno aumentato la spinta verso il basso dei prezzi. Questa competizione al ribasso ha portato anche distribuzioni tradizionali e grande distribuzione (come Wal-Mart) a cercare di essere competitive. Molte novità, che prima erano vendute anche a 30 dollari, oggi sono prezzate a meno di 10. Da questa battaglia non si torna indietro, ed è una battaglia che erode profondamente il sistema di ricavi e quindi tutta la logica tradizionale del business e di sostegno ai costi. A questo, tuttavia, va aggiunto il contributo degli ebook, che si innestano nella concorrenza tra i prezzi a un livello più basso e che per molti lettori rappresentano una scelta già valida. Solo a settembre gli ebook negli Stati Uniti valevano già una quindicina di milioni di dollari di fatturato. E se alcuni editori provano a giocare di rimessa ritardando l&#8217;uscita della versione ebook, il New York Times li bacchetta dicendo che <a href="http://bits.blogs.nytimes.com/2009/12/15/wary-book-publishers-are-fighting-the-future/?src=sch&amp;pagewanted=all" target="_blank">giocano contro il loro futuro</a>.</p>
<p>Ma lo scenario è ancora più complesso, perchè la crescita degli ebook porta con sé significati molto più dirompenti. Se Amazon ha vinto la battaglia per gli ebook reader (<a href="http://www.marketwatch.com/story/still-no-Kindle-killer-on-the-horizon-2009-12-14?reflink=MW_news_stmp" target="_blank">il Kindle non ha rivali</a> e <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1121" target="_blank">tenderà a consolidare la sua posizione</a> perchè da questo dominio deriverà una maggiore offerta di contenuti), gli editori hanno perso quella per il controllo delle piattaforme di distribuzione e di vendita, che per la natura digitale del prodotto possono facilmente diventare piattaforme anche di edizione. Dovranno sempre più venire a patti con Amazon, se vorranno vendere, e corrono anche il rischio di essere saltati allegramente. L&#8217;ultimo dei segnali deboli, infatti, riguarda il primo caso di autore di bestseller che <a href="http://www.bookcafe.net/blog/blog.cfm?id=1118" target="_blank">si accorda direttamente con Amazon</a>. Un precedente assai significativo, che potrebbe aprire una strada molto redditizia<br />
per gli autori. E per Amazon.</p>
<h5>Fattori di cambiamento</h5>
<p>Cosa succederà dunque? Difficile da dire con previsione certa. Le certezze sono poco confortanti. I primi a soffrire probabilmente saranno i librai e i distributori. Gli editori dovranno reagire con molta prontezza, perchè i cambiamenti nelle organizzazioni sono cosa lunga e conviene farli per tempo. I libri, quelli di carta (ma la distinzione sfumerà e anche il ricordo), resisteranno, se è vero che ci sono ancora appassionati musicofili che comprano il vinile. Ma, <a href="http://blog.paperogiallo.net/2009/12/viaggiatore_e_gourmet_del_xxi_secolo.html" target="_blank">come dice Stefano Bonilli</a>, che nel settore ci sta da una vita, difficilmente saranno ancora il business principale. Il vero fattore di cambiamento, infatti, non è il confronto tra libro digitale e libro rilegato, che è persino un finto problema. Il dato con cui bisogna scendere a patti è il cambiamento del sistema, in cui se cambiano le relazioni tra alcuni elementi cambiano le relazioni tra tutti.</p>
<p>Quale potrà essere il ruolo dell&#8217;editore se il 90% dei ricavi passerà per le piattaforme digitali che l&#8217;editore non controlla? Gli autori avranno ancora bisogno di un editore se potranno accordarsi direttamente con l&#8217;Amazon di turno per vendere i loro testi? Come si riconfigurerà <a href="http://www.fictionmatters.com/2009/12/09/the-economics-of-ebook-abundance/">l&#8217;economia dell&#8217;abbondanza nel mercato editoriale</a>? Secondo alcuni sarà <a href="http://www.idealog.com/blog/the-big-guys-dont-see-the-fundamental-problem">la fine della professione dell&#8217;editore</a>. Secondo altri questo è <a href="http://www.latimes.com/entertainment/news/arts/la-ca-decade-books20-2009dec20,0,6874483.story">il decennio in cui tutto può venire giù</a>, ma c&#8217;è anche molto spazio per inventare strade nuove. Per il momento, Amazon rischia di diventare per gli editori quello che è Google oggi per i <em>news media</em>: il nemico che ruba loro potere e ricavi. Il Kindle ha vinto la sua battaglia più difficile, grazie <a href="http://www.nytimes.com/2009/12/10/technology/personaltech/10pogue.html">al ritardo del Nook</a> dei rivali di Barnes&amp;Noble. Più il Kindle si diffonderà, più richiamerà contenuti, più continuerà a diffondersi mentre gli altri perderanno terreno. Inoltre l&#8217;azienda di Bezos sta lottando duramente, vendendo gli ebook sottoprezzo (e perdendo circa due dollari a titolo a favore del margine degli editori), per rafforzare la sua forza sul mercato. E la battaglia è anche tecnologica, perchè comprare un lettore di ebook da un fornitore o dall&#8217;altro significa <a href="http://www.pcworld.com/businesscenter/article/184705/stephen_coveys_new_habit_hurts_his_ereaders.html">poter leggere solo i titoli venduti sul sistema di chi te lo ha venduto</a>. Quindi, ancora una volta, se il Kindle avrà maggior offerta, sarà sempre il più appetibile sul mercato. E gli editori (e i lettori) dovranno adeguarsi.</p>
<p>In uno scenario simile, se continua su questa linea, far emergere un nuovo <em>competitor</em> assomiglierà più o meno a cercare di creare l&#8217;anti-Google (cosa che hanno provato in tanti). Non è dunque più una questione di preferenze: possiamo amare i libri quanto vogliamo, ma sono cambiate le regole del gioco. Come è stato per la musica e per i giornali di carta. E, per chi fa del settore un&#8217;attività imprenditoriale, è più urgente che mai correre ai ripari. Anche in Italia, perchè &#8211; sebbene ancora non si vedano i segnali &#8211; l&#8217;onda arriverà.</p>
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		<title>«Cambia la sintassi, la pasta della letteratura»</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Oct 2009 07:46:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Molaschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Beat It]]></category>
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		<category><![CDATA[Lulu.com]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo Carraro]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo B. Bianchi]]></category>
		<category><![CDATA[Michael Jackson]]></category>
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		<description><![CDATA[Viaggio emotivo nel pop contaminato. Col primo ospite, Matteo B. Bianchi, parliamo di letteratura: della forma e della sostanza che cambiano, di autoproduzioni e di autopromozioni. E di autoconfezioni]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://matteobblog.splinder.com/">Matteo Bianchi</a> non ha un nome, o un cognome, d’arte. Ha una lettera. La B. La B come Beat It la canzone di Michael Jackson, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=hI-0Hgu8mUk">coverizzata egregiamente dai Fall Out Boy</a>, dalla quale <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2009/10/14/viaggio-emotivo-nel-pop-contaminato">siamo partiti</a> per capire come la tecnologia abbia cambiato il pop.<span id="more-1062"></span></p>
<p>Matteo l’ho incontrato poco prima della prima messa in onda della nuova serie di <a href="http://www.la7.it/trasmissioni/index.asp?Trasm=victoria">Victor Victoria</a>, per la quale lavora come autore. L’ho incontrato negli uffici di <a href="http://coworkingmilano.com/">Monkey Business</a> dove Massimo Carraro, conoscente di entrambi, ha aperto il proprio punto di coworking.</p>
<p>Prima di conoscere Massimo non sapevo cosa fosse il coworking. Oltre a iniziarmi alla pratica, in uno dei nostri primi incontri, <a href="http://coworkingmilano.com/2009/03/14/imouttahere/">mi ha fatto vedere un libro</a> che era stato pubblicato sull’argomento solo su lulu.com.</p>
<p>Con Matteo abbiamo parlato di questo. Abbiamo provato a ragionare su come sia cambiata la letteratura. Oltre a non essere più presentata solo attraverso i soliti canali di distribuzione <em>(sempre più scrittori avviano un blog dedicato al libro che stanno promuovendo, Matteo ad esempio l’ha fatto per <a href="http://www.esperimentivideo.blogspot.com/">“Esperimenti di Felicità Provvisoria”</a>)</em> è cambiata la pasta con la quale viene realizzata. È cambiata la sintassi.</p>
<p>Ci sono persone che i romanzi se li confezionano. Matteo, ad esempio, ci ha raccontato di aver confezionato un libro ad uso privato realizzato raccogliendo tutte le interviste del suo registra preferito.</p>
<p>Ci sono persone che i romanzi se li autoproducono. Matteo, ad esempio, ci ha raccontato di aver condiviso, grazie alla rete, con il proprio pubblico un <a href="http://matteobblog.splinder.com/post/21087347">libro figlio di tutte le recensioni</a> che negli ultimi anni ha realizzato per Linus.</p>
<p>E ci sono persone che i romanzi li scrivono sfruttando i vincoli dei social network. Anche di questo abbiamo parlato con Matteo.</p>
<p>§</p>
<p><object type="application/x-shockwave-flash" class="youtube" data="http://www.youtube.com/v/3RziV22TVao" width="425" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/3RziV22TVao" /></object></p>
<p>§</p>
<p>È possibile consultare la registrazione integrale dell&#8217;intervista su YouTube in sette filmati: <a href="http://www.youtube.com/watch?v=b7fov83uHKo">presentazione pop</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=sBYMw39eSZ0">Tina</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=IcuDmgnhzL8">internet</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=NC_4vS_0gTw">radio e tv</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=AZGBxznJVD8">metamorfosi</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=upQrEKQ1zHU">una vita da lettore</a>, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=gHafJO8GkS0">Twitter</a>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il libro arriva per email (con la pubblicità)</title>
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		<pubDate>Fri, 23 Jan 2009 06:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Roberto Venturini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[DailyLit]]></category>
		<category><![CDATA[email]]></category>
		<category><![CDATA[feuilleton]]></category>
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		<category><![CDATA[Project Gutenberg]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicazioni a puntate, per mail o sul cellulare, da leggere in pillole quotidiane per non perdere l'abitudine. È DailyLit, un servizio a pagamento i cui costi si possono azzerare se si accetta l'invitabile occupazione dei nostri schermi da parte della comunicazione aziendale]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Che cosa si ottiene combinando il management dei tempi interstiziali, la letteratura, internet (magari mobile) e la pubblicità? Al momento direi che si ottiene <a title="http://dailylit.com/" href="http://dailylit.com/">DailyLit</a>, uno dei pochi servizi via email a cui sto dando ultimamente un po&#8217; retta. L&#8217;assunto di base: le persone leggerebbero di più, se ne avessero il tempo e se avessero qualcuno che le stimola. Tutti noi abbiamo libri che vorremmo leggere, ma la cui mole ci spaventa (nel  mio caso la <em>Summa Zoologica</em> di Alberto Magno, 1.920 pagine).<span id="more-349"></span></p>
<p>Di qui l&#8217;idea di DailyLit: fondare un servizio che via email, quotidianamente, ci invia un breve capitolo dell&#8217;opera che abbiamo scelto (tra le non moltissime nel catalogo, siamo attorno ai mille titoli, un discreto numero dei quali  i soliti grandi classici). Chiaro, potremmo tranquillamente reperire le stesse opere attraverso il <a href="http://www.gutenberg.org">Project Gutemberg</a> o, nel mondo palmare, su uno dei molti siti che mettono a disposizione spesso gratuitamente migliaia di testi. La differenza, qui, sta nel concetto di facilitazione, che è il vero servizio del servizio.</p>
<h5>Tornare alle origini</h5>
<p>Come una specie di mamma, DailyLit non solo ci prepara un leggero snack letterario (garantito dal tempo di lettura non superiore ai 5 minuti), ma ogni giorno ce lo sottopone con regolare puntualità, in modo da impedire che noi lo si dimentichi. Che poi, tutto sommato, è un ritorno all&#8217;antico: moltissimi grandi libri, da Dickens a Sherlock Holmes passando per i <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo_d%27appendice">feuilleton</a> o i Tre Moschettieri, hanno in realtà visto la luce per la prima volta proprio pubblicati a puntate su quotidiani e riviste, serializzati, erogati a pagamento in forma regolare e in piccole dosi, sull&#8217;antica carta.</p>
<p>Non solo, per non lasciarci nessuna scusa, le email che quotidianamente riceviamo possono essere in un qualche modo ottimizzate per una più comoda lettura sul palmare o il telefono. La versione che ho visto per l&#8217;iPhone in effetti non è male, anche se va detto che io sono anni che leggo libri sul palmare, e il passaggio dal Treo all&#8217;iPhone già mi ha cambiato non poco le carte in tavola, con mia grande gioia di lettore. Il tutto, è ovvio ha i suoi costi &#8211; dato che Daily Lit non ha al momento sponsor o generosi donatori privati (tutti noi, in sostanza), molti dei suoi testi sono disponibili solo a pagamento: e siamo tra i 5 e i 10 dollari (mica poco).</p>
<p>Entra qui in gioco, come al solito, la pubblicità, che rende gratuito il costoso e si trova servito in cambio, almeno in teoria, un pubblico attento e soprattutto selezionato; quelli che leggono un libro mica sono degli abbrutiti. E in teoria esiste il potenziale di segmentare e differenziare il pubblico della nostra pubblicità per tipo di libro e per titolo. Di modo che possiamo sintonizzare e contestualizzare il contenitore media ai toni e alla personalità della nostra marca, sponsorizzando a seconda dell&#8217;affinità dello stile con i valori del nostro brand.</p>
<p>Al momento l&#8217;attività è di tipo sperimentale, con un paio d&#8217;aziende che hanno deciso di testare il modello. Un racconto di Natale di Dickens è stato, appropriatamente, sponsorizzato da un&#8217;azienda di biglietti d&#8217;auguri, mentre libri più seri portano il messaggio di una gioielleria. La presenza pubblicitaria è discreta, poco intrusiva, una accettabile tassa da pagare per accedere al servizio. Da capire, poi, quanto funzioni. Ma questo è un problema comune a quasi tutte le attività &#8220;for profit&#8221; della rete.</p>
<p>Ovviamente, all&#8217;attività core del sito si affiancano gli ormai inevitabili servizi di community, di creazione del milionesimo nostro profilo, dell&#8217;ennesimo flusso su Twitter, sull&#8217;obbligatorio spazio per condividere e commentare, leggere le recensioni <em>user generated</em>, partecipare ai forum di discussione, costruire e gestire le liste delle nostre letture (cosa che a me è sempre sembrata leggermente paranoico-ossessiva).</p>
<h5>Sempre più schermo</h5>
<p>Al di là della notizia in sé, ecco che la pubblicità muove un ulteriore passo verso quello che per millenni è stato sostanzialmente un&#8217;area intoccabile, quello dei libri. E un ulteriore passo in avanti verso la dominazione dei display, quei tanti display che in molte forme e device costituiscono sempre più l&#8217;interfaccia attraverso cui fruiamo di notizie, di entertainment, passiamo il nostro tempo -  a scapito dei mezzi tradizionali. E, quindi, delle pubblicità su quei mezzi.</p>
<p>Dato che L&#8217;Aberto Magno su DailyLit non c&#8217;è,  mi sto leggendo <em>Guerra e Pace</em>. Considerando che me lo hanno cortesemente suddiviso in 663 parti, un paio d&#8217;anni e ce la dovrei finalmente fare.</p>
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		<title>LibraryThing e le relazioni tra i libri</title>
		<link>http://www.apogeonline.com/webzine/2008/12/18/librarything-e-le-relazioni-tra-i-libri</link>
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		<pubDate>Thu, 18 Dec 2008 10:55:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Eleonora Pantò</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoria digitale]]></category>
		<category><![CDATA[aNobii]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Italiana Biblioteche]]></category>
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		<category><![CDATA[Wikithing]]></category>

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		<description><![CDATA[È meno popolare di aNobii, ma molto rigoroso nelle fonti e nella catalogazione condivisa. Pregi, difetti e potenzialità nell'intervista con il referente italiano, Giovanni Soltoggio, e il bibliofilo Dario De Jaco]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di reti sociali per gli appassionati alla lettura abbiamo già parlato <a href="http://www.apogeonline.com/webzine/2007/05/29/23/200705292301">approfondendo</a> in passato le funzionalità di <a href="http://www.anobii.it/">aNobii</a>, oggi la più popolare in Italia. Tuttavia esistono molti concorrenti del social network intitolato al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Anobium_punctatum">tarlo delle librerie</a>: forse meno diffusi nel panorama italiano, ma ugualmente interessanti e per certi versi più efficaci e potenti. Per esempio <a href="http://www.librarything.it/">LibraryThing</a>, l’antesignano di questo genere di servizi (è nato nel 2005), e forse per questo meno orientato agli aspetti sociali e più efficace come sistema di gestione di un catalogo bibliografico.<span id="more-247"></span></p>
<p>LibraryThing, il cui catalogo tocca i 34 milioni di libri, utilizza come oltre 690 fonti, tra le quali i cataloghi delle biblioteche di tutto il mondo. Se il libro è posseduto da qualche biblioteca, si potrà recuperare la scheda bibliografica professionale, più precisa di quelle offerte da siti come <a href="http://www.amazon.com/">Amazon</a> (che è la fonte prediletta dalla maggior parte di siti come <a href="http://www.anobii.it/">Anobii</a>, <a href="http://www.goodreads.com/">GoodReads</a>, <a href="http://www.shelfari.com/">Shelfari</a> eccettera). Se poi il libro proprio non c’è, magari perché è molto raro oppure recentissimo, lo si può aggiungere sul momento, compilando manualmente i campi identificativi.</p>
<p>LibraryThing è disponibile in versione italiana da maggio di quest’anno e attinge alle informazioni bibliografiche nazionali grazie anche al <a href="http://www.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/informazioni.jsp">Sistema Bibliotecario Nazionale</a>, a cui aderiscono oggi circa 3.200 biblioteche. Questo collegamento è stato possibile grazie alla collaborazione fra il referente italiano del social network, <a href="http://www.soltoggio.net/giovanni/">Giovanni Soltoggio</a>, e l’ostinazione di un bibliofilo informatico specializzato in automazione delle biblioteche, <a href="http://www.librarything.com/profile/ddejaco">Dario De Jaco</a>. Abbiamo intervistato Soltoggio e De Jaco per analizzare LibraryThing sia dal punto di vista di chi lo gestisce, sia da quello di chi lo utilizza.</p>
<p><strong>Quali sono i motivi della minore diffusione in Italia di LibraryThing rispetto ad aNobii, secondo voi?</strong></p>
<p><strong>Giovanni Soltoggio: </strong>Sappiamo che secondo molti utenti la nostra grafica non è accattivante quanto quella di altri siti, ma riceviamo anche molti commenti di utenti che apprezzano LibraryThing per la sua semplicità. Credo che con il termine <em>web 2.0</em> si faccia riferimento alla dimensione partecipativa della rete e non a un certo design che a volte vi è collegato. LibraryThing si concentra sui libri e sugli utenti, permettendo loro di comunicare via forum, scambiare messaggi sul proprio profilo, suggerire libri, contribuire al <a href="http://www.librarything.com/wiki/index.php/Main_Page">Wikithing</a>, con cui è possibile dialogare direttamente con tutto lo staff, tra cui il fondatore <a href="http://www.librarything.com/profile/timspalding">Tim Spalding</a>. In Italia non abbiamo ancora raggiunto una dimensione tale che permetta a LibraryThing di essere così sociale come sulla piattaforma inglese o olandese, per esempio.<strong></strong></p>
<p><strong>Dario De Jaco:</strong> LibraryThing si propone più come uno strumento di descrizione e catalogazione, secondo il modello della catalogazione condivisa: è possibile vedere e sfruttare quella proposta da altri utenti, tra cui fior di professionisti: basta guardare l’elenco delle fonti disponibili. Al contrario è meno incline alla raccolta di commenti e recensioni. Inoltre LibraryThing nasce dagli <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/OPAC">Opac</a> (le funzioni di interrogazione “esterne”) e non dai cataloghi in senso stretto. Il commento, di per sé, è favorito e stimolato, ma non è il centro dell’applicazione. Io mi ci trovo di più rispetto ad altre applicazioni, perché preferisco parlare dei libri piuttosto che di me stesso.</p>
<p><strong>Qual è il profilo degli utilizzatori di LibraryThing?</strong></p>
<p><strong>GS:</strong> Con più di 550.000 utenti è difficile individuare una tipologia specifica: si tratta di lettori di ogni tipo, alcuni sono molto attivi nei forum e nelle discussioni su temi relativi ai libri, o alla ricerca di nuovi spunti di lettura, altri sono più interessati a catalogare e organizzare la propria biblioteca personale. Per esempio, su LibraryThing è presente un gruppo di più di 5.000 bibliotecari da tutto il mondo che scambiano opinioni e discutono di temi relativi alla catalogazione e alle biblioteche. Pur essendo il più grande social network di amanti dei libri (540.000 recensioni e 38 milioni di tag), non è possibile escludere che la richiesta di un piccolo contributo per la gestione di biblioteche con più di 200 titoli, abbia rallentato la nostra crescita. Tuttavia molti apprezzano il fatto che grazie a questo contributo, LibraryThing si sia potuto sviluppare in maniera indipendente e senza pubblicità. I nostri utenti, utilizzando la piattaforma da noi fornita, hanno realizzato la traduzione del sito in dieci lingue diverse nell’arco di una settimana e oggi LibraryThing è disponibile in 25 lingue diverse.</p>
<p><strong>LibraryThing si considera un social network di libri?</strong></p>
<p><strong>GS:</strong> LibraryThing è un social network per amanti dei libri che catalogano la propria biblioteca. Aggregando i dati delle biblioteche dei nostri utenti è possibile individuare relazioni tra i libri a prescindere dai loro lettori. Per ognuno dei libri catalogati, il sistema è in grado di offrire, oltre a informazioni di vario tipo quali la <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Classificazione_decimale_Dewey">classificazione Dewey</a>, la combinazione dello stesso libro in diverse lingue ed edizioni, i tag associati, le biblioteche private e pubbliche che lo possiedono, oltre a una serie di raccomandazioni: i consigli dello chef, i libri con gli stessi tag, chi ha questo libro possiede anche quest’altro eccetera. Tutte queste relazioni possono essere viste come relazioni sociali tra libri. Per esempio, se cerco <a href="http://www.librarything.it/work/4053418/recommendations">Il giovane Holden</a>, LibraryThing mi consiglierà anche <em>Il Grande Gatsby</em> di Fitzgerald e <em>Uomini e topi</em> di Steinbeck, ovvero gli “amici” del libro di Salinger. La linea editoriale del servizio è ben riassunta dall’indicazione che si può leggere in ogni scheda libro: ogni libro fa parte di un&#8217;opera, un concetto che va al di là dei singoli utenti e delle singole edizioni per migliorare i contatti sociali, i consigli e la qualità dei cataloghi.</p>
<p><strong>Quali sono invece le caratteristiche più interessanti di LibraryThing in quanto social network di lettori?</strong></p>
<p><strong>DDJ: </strong>L’interazione e l’interscambio fra i partecipanti a LibraryThing spesso parte da segnalazioni sulla correttezza della descrizione bibliografica. LibraryThing spinge all’arricchimento delle parti collettive sollecitando i partecipanti a descrivere in modo sempre più approfondito le singole opere, le collane, gli autori stessi, le biblioteche, le librerie, gli eventi collegati. La forza del coinvolgimento dell’utente, proprio come avviene con i wiki, rafforza il sistema che diventa sempre più affidabile e coinvolge nuovi utenti.</p>
<p><strong>Quella degli <em>Early Reviewers</em> è una delle peculiarità di LibraryThing. Di che cosa si tratta?</strong></p>
<p><strong>GS: </strong><a href="http://www.librarything.com/er/signup">Early Reviewers</a> è un servizio che permette agli editori di distribuire copie gratuite di libri non ancora pubblicati ai nostri utenti in cambio di recensioni. È necessario iscriversi al servizio, e poi si viene prescelti sulla base delle richieste e anche in base alla biblioteca e al numero di recensioni già inserite. In questo modo LibraryThing riesce a spedire libri nuovi a utenti che sono interessati proprio a quel genere di libri. Da maggio 2007 abbiamo distribuito decine di migliaia di libri grazie alla collaborazione con molti editori come Random House, DK publishing, National Geographic e Harper Collins. Ogni tanto riceviamo libri anche da editori europei o di altri paesi. Al momento, e fino alla fine dell’anno, il servizio é gratuito per gli editori, che beneficiano della possibilità di avere recensioni dei libri e discussioni in rete prima ancora che il libro sia pubblicato, generando così aspettative e interesse.</p>
<p><strong>DDJ: </strong>Purtroppo <em>Early Reviewers</em> non è ancora disponibile per i lettori italiani, nonostante dalla metà di dicembre 2008 il sistema sia stato esteso ai lettori residenti oltre che negli Stati Uniti, Canada, Gran Bretagna anche in Australia, Francia, Germania e Israele. Temo che ciò sia dovuto alla distanza siderale fra il concetto di innovazione e il nostro sistema editoriale. Non me ne vogliano, ma l’Associazione Italiana degli Editori (e la stragrande maggioranza degli editori italiani) pensano più alla difesa accanita del copyright e alla guerra alle fotocopie che alla diffusione dei loro prodotti, ignorando la forza della recensione volontaria e ritenendo sconveniente la capacità del passaparola. Preferiscono il passaggio in televisione (meritorio, sia chiaro) al rischio della novità. La rete è vista ancora come una pericolosa novità, non è ancora considerata un mezzo di comunicazione. Ovviamente la <em>reputation</em> del recensore è mediata dalla collettività: un’opinione (o una recensione) rappresenta il pensiero di chi l’ha scritta. Se condivido altre sue recensioni, magari su cose che ho letto anch’io, accetterò con maggiore predisposizione quello che sostiene. Ma se sullo stesso libro le opinioni sono tante, cioè la recensione è costruita collettivamente, questa diventa più forte e più convincente di qualunque critico letterario. Anche una stroncatura sarà più facilmente accettabile, poiché sarà il collettivo a diluirla, dove è il caso.</p>
<p><strong>Oltre che agli editori, LibraryThing pensa anche alla biblioteche, per le quali ha predisposto un servizio software apposito. In che cosa consiste?</strong></p>
<p><strong>GC</strong>: <a href="http://www.librarything.com/forlibraries/">LibraryThing for Libraries</a> è un servizio che permette di aggiungere ai siti delle biblioteche i dati e le potenzialità di LT. Implementando questo software sul sito della propria biblioteca è possibile mostrare sulla pagina con la scheda del libro le recensioni degli utenti di LibraryThing, i tag e i libri simili, facilitando la navigazione e rendendo il sito più interessante. Al momento <a href="http://www.librarything.com/wiki/index.php/LTFL:Libraries_using_LibraryThing_for_Libraries">un centinaio di biblioteche in tutto il mondo</a> usano questo servizio.</p>
<p><strong>In qualità di lettore, come potrebbe cambiare il modo di fruire della propria biblioteca, una volta che questa fosse messa in relazione con i servizi offerti da LibraryThing o simili?</strong></p>
<p><strong>DDJ: </strong>Molto sta nelle capacità dei bibliotecari di innovare i propri servizi. L’<a href="http://www.aib.it/">Associazione Italiana Biblioteche</a> discute, spinge, approfondisce. E devo dire che la maggior parte delle biblioteche, soprattutto quelle civiche, si fanno in quattro per la loro utenza, supportando, consigliando, stimolando alla lettura. Ma le biblioteche sono strutture pubbliche che, qualche volta, ricordano ancora <a href="http://www.liberliber.it/biblioteca/e/eco/de_bibliotheca/html/testo.htm">De Bibliotheca</a> di Umberto Eco, malgrado l’affanno volontaristico degli addetti ai lavori. Uno strumento di condivisione di recensioni e di suggerimento come LibraryThing, in aggiunta alle capacità di un bibliotecario volenteroso, con una struttura organizzativa più rivolta agli utenti che al sistema, darebbe frutti spettacolari in poco tempo. Magari accettando anche tag non particolarmente strutturati o controllati.</p>
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